APPUNTI DI TEORIA E STORIA DELLA STOREOGRAFIA 2021/2022
17/11
“Teoria e storia della storiografia” è un libro sulla storia pubblicato nel 1917 da Benedetto Croce, il
maggiore filosofo italiano del XX sec, ed è colui che ha più riflettuto sui problemi della conoscenza
storica: di che cos’è la storia, di come si fa la storia, di cos’è un libro di storia ecc., questioni
complicate, uno dei messaggi è che per coloro che sono al di fuori di queste questioni lo storico è un
raccoglitore di fatti, che ha questa passione per le cose vecchiotte, va in archivio, raccoglie i fatti e
le mette insieme, la storia è questa.
1 punto “Storiografia” Croce usava questa parola per chiarezza, dietro la parola “storia” si
possono intendere tante cose diverse e quindi possiamo fare un po’ di confusione, quando si parla di
storia noi pensiamo a qualcosa che è accaduto “la storia della Rivoluzione Francese” cioè l’insieme
dei fatti che compongono questo evento che si snoda in un certo periodo di tempo e che in genere
viene chiamato fin da subito Rivoluzione Francese. Però poi per storia s’intende anche quando una
serie di personaggi, uomini e anche donne, cominciò a riflettere sulla rivoluzione francese e sui fatti
e a scriverne, quindi per storia nella rivoluzione francese si può intendere anche una narrazione
storica dei fatti della rivoluzione francese. Questa narrazione può essere svolta in modo ingenuo:
miei genitori mi hanno raccontato quando avevo quando ero un bambino e che molti anni, quando
eravamo a tavola quel tempo non c’era la televisione accesa non c’erano gli smartphone sul tavolino
la gente parlava e non dico tutti i giorni ma molto spesso si raccontavano le cose si parlava dei della
guerra, la seconda guerra mondiale che per e per noi era un evento negli anni ‘60 che avevamo
ancora sulle spalle, e i nostri genitori che erano stati ragazzi durante la guerra prima o poi ne
parlavano ancora “quella volta…” “il primo bombardamento…” raccontavano questi fatti tanto era
stato per loro il momento più tragico e apicale in cui avevano vissuto la grande storia, poi dopo si
vive nella quotidianità. Ecco questo modo di raccontare è un modo di raccontare “ingenuo” ma
anche questa è storia, come la vedono loro, come l’avevano loro, la percezione che ne aveva una ma
è un modo di ragionare di raccontarla in modo ingenuo perché loro ovviamente si fidavano della
loro memoria si fidavano delle impressioni che avevano avute, raccontavano le cose e poi io me ne
rendevo che col passare degli anni qualcosa cambiava, alcune cose venivano messe da parte, altre
cose emergevano perché la memoria è traditrice e selettiva. Poi c’è un modo di narrare scientifico.
Dicevano che quando si parla di storia si può ottenere quelle che si chiamano “Res Gestae” cioè “i
fatti” le cose che sono successe, e le “Historia rerum gestarum” “la narrazione” quindi, “i fatti e la
narrazione dei fatti” quindi quando si parla di storia si può intendere di una o dell’altra cosa quindi
per distinguerle si tende a chiamare “storiografia” grafia significa grafo significa scrivere in greco,
quindi la scrittura della storia la storiografia, la narrazione storica. Usiamo la parola storiografia per
distinguerla dai fatti storici che si sono verificati, la usiamo per sfuggire da un’ambiguità che
altrimenti nel termine storia ci sarebbe, quindi la teoria e la storia della storia della storiografia
significa la storia di come è scritta la storia nei secoli, perché come vedremo subito la storiografia è
un’attività scientifica, letteraria e culturale molto antica e ha avuto nei secoli anzi direi nei millenni
molti modi di essere scritta, raccontata e concepita. La storia della storiografia cerca di far vedere
come si evolve questo genere letterario, questa forma di pensiero che è la storia. La teoria però
perché come vedremo non è indifferente nello storico la concezione che lui ha della storia perché
sulla storia, su cos’è la storia e su come si snoda la storia ci sono da subito teorie diverse, riflessioni
diverse, concezioni diverse ed è chiaro che lo storico racconta i fatti e cerca di spiegare le situazioni
1
sulla base della concezione che lui ha della storia. Ci sono filosofi ma anche letterati che conoscono
,
la teoria della storia. Noi parleremo di Jacob Burckhardt è stato collega di università all’università
di Basilea negli anni 70 dell’Ottocento di un giovane filologo classico Friedrich Nietzsche. Fu il
primo che capì che Nietzsche era impazzito perché le ultime lettere di Nietzsche quando già era già
fuori di testa le indirizzò a Burckhardt. Nietzsche fece la scoperta sul lago a Sils-Maria che fu la
illuminazione dell’ “eterno ritorno”. Che concezione è della storia l’eterno ritorno? La visione
ciclica della storia, è la visone dei greci. La visione opposta a quella ciclica è quella lineare che
possiamo anche chiamare “l’idea del progresso” che domina il pensiero europeo almeno dal ‘500 in
poi. In questa idea di progresso che è stata snodata e giustificata in mille modi, qual è un altro
filosofo degli anni 70 leggevamo tutti? Era Karl Marx, la concezione di Marx è il materialismo
storico, è una visione della storia, una teoria della storia. Il filosofo e scrittore Oswald Spengler
aveva una visione della storia come tramonto, la grande guerra del 1919 è vista come decadenza, e
lui sosteneva che l’occidente stava tramontando. Quindi, gli esseri umani, gli uomini filosofi oltre
che parlare di questioni ermeneutiche per millenni hanno riflettuto sulla storia sulle vicende del
mondo e hanno cercato di capire come fanno, se la storia ha un senso o non lo ha, se la storia ha un
ritmo particolare o non lo ha, se i fatti succedono a caso o c’è una logica nei fatti: queste sono le
riflessioni sulla storia. Era una classica branca della riflessione filosofica. È chiaro che quando lo
storico si mette a raccontare rifatti molto dipende anche dalla sua concezione della storia, in modo
come la racconta, se è uno storico per esempio Marxista era molto attento alle questioni economiche
o ai conflitti sociali, credeva che le istituzioni politiche fossero un riflesso dei conflitti sociali e
delle questioni economiche e allora raccontava la vicenda in un certo modo quando; era il
materialismo storico che cercava di dare uno sfondo sociale e un riferimento di classe alle idee di
una persona perché secondo lui le idee di una persona erano il frutto di un’appartenenza sociale.
È chiaro che lo storico vede tra i fatti delle relazioni in base alla all’idea generale che lui ha della
storia, è chiaro che lo storico marxista ad esempio ha una particolare attenzione quindi quando
comincia un discorso subito presenta un quadro della situazione economica, della composizione per
classi, dei rapporti tra l’economia la politica etc,. quindi lui vede delle relazioni in base alla visione
globale che ha della storia. Con tutto questo non dice delle cose tra sbagliate o infondate cioè da un
quadro interessante anche importante e per molti aspetti vero. Non c’è mai la spiegazione definitiva
a un fatto storico. Se noi abbiamo individuato che cos’è la storiografia, perché fare storia della
storiografia? Se voi giudicate la storiografia in chiave puramente di fatti e spiegazione di fatti, in
genere si potrebbe pensare che gli ingegneri che ci dicono “ma una volta che li avete spiegati sti
fatti basta, sappiamo che la guerra è scoppiata il 28 Luglio 1914, è terminata il 9 Novembre 1918,
sappiamo chi ha vinto, sappiamo chi ha perso, allora cosa c’è in più da dire?” La prima guerra
mondiale per restare a questo esempio è chiaro che gli storici degli anni 20 l’hanno narrata
diversamente dagli storici degli anni ‘50 e secondo voi per quale motivo? Che elementi ha in più
uno storico accademico degli anni ‘50 rispetto agli anni 20? Le fonti sono in più, e quindi ha
un’enormità di documenti in più ma soprattutto che ci sarà la seconda guerra mondiale quindi è
evidente che sa come è andata a finire la vicenda, mentre negli anni ’20 questo fatto non lo sapeva,
poteva ancora sperare che la prima guerra mondiale i suoi esiti avessero una loro definitività, chi
scrive negli anni ‘50 invece sa che la prima guerra mondiale è soltanto il primo capitolo di uno
scontro che dura fino al 1945. E ancora uno storico che scrive ne anni ’90 sempre sulla prima guerra
mondiale che cosa hai in più? C’è la fine della guerra fredda, la fine del comunismo in Europa che è
nato in Europa nel 1917 con la Rivoluzione Russa. Negli anni ‘50 poteva sembrare un dato che
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sarebbe durato per sempre, e quindi ragionando sulla prima guerra mondiale si poteva vederla in un
certo modo perché aveva prodotto questa realtà che sembrava granitica, la Russia Sovietica e il
comunismo realizzato e negli anni ’90 questo non esiste più, è chiaro che il ragionamento cambia.
Ma non è soltanto questo, abbiamo visto la massa documentaria. Pensate negli anni ’90 quando i
dirigenti russi aprono gli archivi Sovietici cos’è venuto fuori, si sono potute chiudere alcune
questioni proprio anche sul piano fattuale. Io faccio esempio sul con le fosse di Katyn’: Il 21 agosto
1939 La Russia di Stalin e la Germania nazista stipulano un patto di non aggressione che di fatto era
un’alleanza in base alla quale questi due paesi si divisero superficialmente l’est europeo e si
divisero anche la Polonia che nel frattempo la Germania va sconfitto, e si divisero anche l’esercito
polacco fatto tutto prigioniero. I tedeschi presero i soldati perché come fecero poi con tutti i popoli
che sottomisero avevano bisogno di persone che lavoravano per loro perché i tedeschi erano al
fronte e quindi c’era bisogno di gente che lavorasse nei campi e sulla terra, quindi razziavano
sostanzialmente da parte della popolazione sottomessa. I sovietici russi invece presero gli ufficiali
circa 5000, gli ufficiali erano la classe dirigente diligente perché erano laureati e questi ufficiali
furono raccolti in questa foresta di Katyn’ e furono tutti ammazzati, poi i corpi furono seppelliti,
ecco le fosse. Quando nel Giugno del ’41 la Germania attaccò l’Unione Sovietica e quindi anche la
zona di Katyn’ ben presto furono trovati tutti questi corpi e la Germania per motivi propagandistici
dissero che li avevano ammazzati i russi (era vero), i russi ovviamente risposero dicendo altrettanto
che erano stati tedeschi. Questa rimpallo di responsabilità è durato per tutto il ventesimo secolo: gli
storici più o meno dell’Italia comunista ribadivano le accuse dell’Unione Sovietica e gli altri
dicevano che li avevano ammazzati i russi. Negli anni 90 un mio amico e collega che ora è
scomparso che era un russo venuto via dall’Unione Sovietica negli anni ’70, Viktor Zaslavskij,
trovò trovo negli archivi sovietici il verbale della riunione dei massimi vertici del partito in cui si
dicevano (e loro lo sapevano benissimo chi era stato a fare le fosse di Katyn’ ovviamente) di dover
organizzare una campagna di disinformazione manovrata per difendere la tesi che sono stati
tedeschi e questa campagna di disinformazione ha avuto parecchio successo per un periodo negli
anni ’50-’60. Quel documento che Zaslavskij trovò ha chiuso il problema. Quindi abbiamo visto
l’evolversi della situazione storica, come cambia le prospettive, abbiamo visto l’arricchimento
documentario, cambia le prospettive, abbiamo visto l’evolversi del pensiero storico, cambia le
prospettive, ecco per perché è possibile fare storia della storiografia, perché l’evolversi di queste
questioni anche sugli stessi problemi apre prospettive nuove e riflessioni nuove che non fa si che
quello detto prima debba essere buttato nella spazzatura, fa si che è una riflessione molto importante
magari, ma in qualche modo ancora non completa, che magari ha visto genialmente alcune vicende
alcune questioni, ma che poi l’evolversi della storia, dell’accesso ai documenti ha modificato. Ecco
perché non esiste mai un libro definitivo di storia.
Nella storia del passato non vediamo degli errori tra virgolette ma semmai delle verità incomplete
che continuamente si arricchiscono e continuamente assumono prospettive diverse a seconda delle
prospettive che la storia successiva ci presenta e delle nuove opportunità che ci presenta. Noi non
possiamo dire che la visione dei greci era sbagliata, era quella che avevano ed era già un grande
progresso rispetto alla spiegazione puramente mitica, in Omero le vicende vanno avanti perché ci
sono gli dei che diventano uomini e combattono intorno a Troia. Con la nascita della storiografia
nel V secolo si supera questa fase di spiegazione mitica e si cerca di dare una spiegazione razionale
alle cose, è un progresso enorme. Le città perdono e vincono non perché hanno i santi patroni alle
spalle ed il più forte vince e fa vincere la città, ma per altri motivi, non perché c’è Zeus che dice
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“devi vincere te e quindi ti aiuto” ma per altri motivi. Pensate al passaggio di testa che c’è, dare
spiegazioni umane alle cose umane.
Il lavoro dello storico è un lavoro spesso frainteso, e spesso visto in maniera riduttiva. In realtà è un
lavoro di testa come quello filosofico, un lavoro di pensiero, solo che mentre il filosofo parla di
categorie, concetti e così via, lo storico cerca di applicare il suo pensiero ai fatti , alle vicende degli
uomini e dare ad esse una spiegazione adeguata; quindi almeno metà del lavoro dello storico si
svolge nella testa del ricercatore, non nelle cose e nei documenti. Quindi ci vuole una testa ben fatta
per fare lo storico, ben organizzata e che ragiona bene altrimenti si prendono fischi per fiaschi.
Ora la prima domanda: perché ci si rivolge? Perché un uomo o donna decidono di applicare un loro
pensiero alle vicende del passato? È un problema molto intimo in cui convivono questioni che
hanno rapporti complicati anche di carattere psicologico (idea del prof). Un grande storico italiano
Adolfo Omodeo (siciliano ma vissuto a Napoli) in uno dei suoi ultimi scritti lasciato interrotto si
faceva questo tipo di domanda e ipotizzava che dietro il lavoro dello storico ci fosse spesso quella
che lui chiamava “nostalgia del passato” detta altrimenti un “disadattamento” rispetto al mondo che
ci circonda, una “insoddisfazione” rispetto al mondo che ci circonda; avere in testa delle virtù e
delle qualità che uno non riesce a ritrovare nel mondo che abbiamo intorno e si cerca rifugio nel
passato. Omodeo metteva in chiaro che questo può essere il primo passo ma che certamente uno
storico poi deve distanziare da sé questa nostalgia al passato e deve cominciare a lavorare sul
passato col pensiero con la testa non più sulla base di nostalgia perché non c’è niente da nostalgici
da questo punto di vista. Croce diceva “il mio amore per il passato è nato perché la mia mamma mi
portava per le vecchie chiese di Napoli e mi faceva vedere monumenti antichi che c’erano nelle
chiese di Napoli e io a queste cose poi sono sempre stato rimasto attaccato, e poi mi faceva leggere i
romanzi che lei aveva letto da ragazza ed erano romanzi storici di metà 800. Anche la questione del
rapporti familiari allora, io ho detto che quelli per le della nostra generazione le memorie di guerra
raccontate dai genitori sono state determinanti, ci hanno fatto vivere e rivivere quegli eventi quei
fatti in maniera spesso emotivamente coinvolti perché era la mamma che ne parlava di quella volta
che vide eccetera eccetera… un altro elemento che è stato tipico della nostra generazione e in un
mondo come quello degli anni 60 e 70 in cui una parte degli uomini e delle donne pensavano che si
stessero realizzando (illudendosi) il socialismo. Allora rispetto a questo mondo nuovo che si stava
affermando una spinta che come dire che spingeva di cercare come la strada che era stata percorsa
verso questo scopo che sembrava ineluttabile, quindi era molto diffusa quando ero studente la storia
del socialismo, del movimento operaio peccato la storia del sindacato la storia dei partiti comunisti
e socialisti ecc., era la passione politica che spingeva molti a rivolgersi al passato perché vedevano
nel passato una preparazione di quello che si stava preparando. Quindi non è scontato che uno si
rivolga al passato. Quindi lo storico si rivolgi al passato è un animale strano, quali sono i motivi che
possono spingere verso il passato sono tanti e complicati, spesso molto intimi. Io ho parlato di
questo tema della nostalgia come spinta iniziale, ho parlato dell’impegno politico e della passione
politica ma ce ne possono essere tante altre.
Lo storico da cosa viene spinto a fare una ricerca e quindi a dedicare anni e anni magari della sua
vita ad un tema, ad una questione? Ci deve essere nello storico un problema storico di partenza, un
problema che lui deve avvertire come meritevole di approfondimento storico, di ricerca, e intorno a
cui organizzare il proprio lavoro. Questo problema è un problema che lo storico ha dentro di sé che
ha presente. Può essere un problema di pensiero, può essere un problema che gli viene dalla
contemporaneità: abbiamo visto la pandemia che ha aperto a tanti il problema delle grandi epidemie
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del passato. Ma può essere anche un argomento su una questione propria, un argomento di
riflessione che viene dal proprio intimo di cui si cercano le manifestazioni o la prei
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