Estratto del documento

Storia dell'educazione

Lezione 1

Caratteristiche generali del corso

Le registrazioni consentono di seguire tutto il corso. Mette le slide e gli appunti che utilizza a lezione. Verrà messo anche il materiale di approfondimento. 8 CFU (48 ore). 36 ore di corso frontale, 12 ore impiegate nel fare un’esercitazione. Lunedì e Giovedì 11-13.

Esercitazione: intervista disponibili quelle degli anni precedenti su Youtube. Intervistare maestri possibilmente in pensione (darà i link per vederli). Da consegnare 10 giorni prima dell’esame con un link. Serve per costruire un’identità digitale personale. Creazione di un canale Youtube personale (nome e cognome).

Lezione 2

La storia dell'educazione (introduzione)

Per sostenere l’esame è necessario: seguire le lezioni, studiare gli argomenti delle varie lezioni (non sono solo i libri), studiare i volumi e preparare l’esercitazione. Il corso si occupa della storia della scuola dall'unità d’Italia fino ad oggi, in realtà non proprio fino agli ultimi anni per vari motivi (non c’è una riflessione storica dal 2000).

Per la parte istituzionale possiamo scegliere uno dei tre testi:

  • Santamarta: Testo completo: parte dagli atti preunitari e traccia una storia della scuola italiana nei vari gradi scolastici attraverso ‘800-‘900. Diviso in capitoli organizzati con indicazioni specifiche della scuola primaria.
  • Antonio Santonirugio: Affronta la storia dei soli insegnanti elementari. Accenni sul piano generale dei vari gradi scolastici. Testo elegante dal punto di vista narrativo. Testo meno schematico ma più avvincente.
  • Susi: Usato l’anno scorso. Si occupa del ‘900. Testo che si occupa delle varie tesi politiche del ‘900.

Tre possibilità di studiare la storia della scuola. Margini di libertà dati dalla scelta dei tre libri. Si può proporre anche un altro libro a nostra scelta.

Parte politico-normativa nei concorsi di ruolo. Normativa che parte dagli anni ’70. Insieme di regolamenti che descrivono cosa è l’insegnante oggi nella scuola italiana.

Il secondo libro riguarda l’esperienza di Aldo Pettini, un maestro che è stato responsabile del Movimento di cooperazione educativa, principale movimento di riforma didattica dal basso a partire dal 1954. Pettini è un esempio di come si può cambiare la scuola non aspettando il ministro ma proponendo una propria responsabilità. Fare scuola vuol dire essere un professionista culturale.

Il movimento si basa sulle tracce del movimento francese; ha dato maggior contributo al cambiamento rendendo gli insegnanti consapevoli di ciò che volevano fare autonomamente in classe. Con valore professionale fa capire come in passato si siano attivate le energie per cambiare le cose. Una parte del movimento propone, negli anni ’70, di non adottare i libri ancora influenzati dal fascismo e pieni di retorica.

Elementi importanti:

  • Conoscere i principali aspetti della storia dell’educazione in età contemporanea.
  • Conoscere le linee di tendenza dell’istruzione.
  • Comprendere l’importanza e il ruolo dell’approccio biografico nella storia dell’educazione.

Prerequisiti: conoscenza di base della storia contemporanea. Chi non è arrivato alla guerra fredda o a Berlusconi bisogna che sfogli i libri di testo della scuola secondaria. Nel syllabus manca la parte che riguarda l’esercitazione (intervista da fare ad un’insegnante in pensione). Dal canale youtube del Bandini si possono vedere le interviste degli anni scorsi.

Programma

All’interno della disciplina storica dell’educazione il corso si occupa della storia della scuola. Idea delle trasformazioni e dei cambiamenti che sono avvenuti nella scuola primaria. Lo storico si interessa a discontinuità e continuità in relazione a specifici contesti. Lo studio storico non è teorico ed ha un’impronta pragmatica. Lo storico non parlerà in generale della scuola e non darà giudizi sul metodo migliore. La ricerca storica cerca di fare approfondimenti specifici senza domandarsi com’era ieri e com’è oggi ma affronta ogni periodo a sé analizzando i punti di passaggio. Un esempio è il suffragio universale (punto di discontinuità incredibile in quanto fino a quel momento le donne non contavano nella sfera pubblica).

Due elementi:

  • Diacronia: cambiamenti di discontinuità e continuità.
  • Sincronia: si domanda cosa è successo in vari luoghi in uno stesso momento.

Lo storico tiene di conto di entrambi gli elementi. Somiglianze e differenze delle varie educazioni nel mondo. Primo dovere del bambino è l’obbedienza e ciò accomuna posti del mondo lontani del mondo con culture diverse. Lo storico cerca di studiare questi elementi di divergenza e uguaglianza.

Ha un approccio micro quando si occupa della storia locale (nazione o città). Abbiamo bisogno di fare una storia comparata tra nazioni oppure quella che oggi viene storia mondiale. Lo storico è molto sensibile alle generalizzazioni perché è molto sensibile alla storia dei contesti. Estrapola dei dati e generalizza per comparare diversi dati.

Gallerano, un grande storico italiano, aveva ideato una metafora: alcuni storici sono come i cercatori di tartufi, altri sono come i paracadutisti (si buttano dall’alto). Tra queste due visioni, micro e macro, si muove la storia in generale e la storia dell’educazione.

Dentro la storia dell’educazione cosa ci possiamo mettere?

Per gli italiani la pedagogia è stata l’etichetta più grande entro la quale inserire tutte le altre discipline. Oggi facciamo un discorso rovesciato perché il termine pedagogia (storia spesso filosofica delle teorie e delle idee) nel contesto internazionale non è riconosciuto. La storia dell’educazione, nel contesto internazionale, è l’etichetta più grande in quanto ci si concentra di più sulle pratiche sociali e meno nelle teorie; si mettono a confronto i due aspetti. Storia dell’educazione che comprende la storia delle pedagogiche (philosopy education), storia dell’infanzia, storia della scuola, storia della famiglia (poco praticata in Italia), storia della didattica (storia dell’editoria educativa e scolastica), storia delle materie scolastiche (l’insegnamento delle materie per tanto tempo non è stato studiato). Storia politico-istituzionale e politico-amministrativa. Accentuazione sugli aspetti di pratica sociale ha fatto il suo interesse sulle materie: come si è insegnata una certa materia?

Si è scoperto che in tutte le materie sono presenti parti di didattica in classe che non si conoscevano. L’insegnamento della geografia e della storia è stato pieno di razzismo nei confronti degli altri paesi ma prima del fascismo. Con l’avvento del fascismo si insegna qualcosa che ha a che fare con il diritto e il dovere di andare a conquistare (es. Libia). Il modo di vedere con disprezzo gli altri risale all’ ‘800. Questo disprezzo è nato nella scuola. Nei libri si diceva che l’italiano era più forte, intelligente e bello degli altri paesi.

Tutte le volte che andiamo a lavorare sul passato tendiamo a dare dei giudizi. Ciò porta ad una situazione paradossale perché vedo il passato in modo differente da come vedo l’oggi. Questo rapporto va sciolto perché così facendo diamo una visione distorta del passato e diventa difficile capire come mai si comportavano in un certo modo (es. suffragette che facevano conferenze in cui ritenevano che le donne erano inferiori all’uomo).

Cerchiamo di capire quali erano le varie posizioni nel contesto studiato. È chiaro che se in un dato periodo troviamo solo voci a favore di un dato argomento non possiamo esprimere un giudizio negativo. Spesso troviamo voci di minoranza che esprimono un’idea diversa, a volte utopica (es. schiavismo nell’antichità era un dato normale anche se erano presenti delle voce contrarie come quella di Seneca). Nello stesso periodo, quando vengono scritti i primi vangeli, troviamo delle indicazioni sullo schiavismo. S. Paolo non dice che lo schiavismo va eliminato ma che il padrone deve comportarsi come se lo schiavo fosse suo fratello. Quindi ci sono delle voci che rivendicano i diritti della persona ma sono voci isolate che noi leggiamo con grande piacere. Ciò ci permette di capire quali erano le varie posizioni del tempo. Continuamente quando si va nel passato dobbiamo chiederci quali erano le varie posizioni per capire a fondo quali erano le tendenze.

La storia dell’infanzia nasce nella seconda metà del ‘900. La storia ci serve sia per capire il passato ma per capire anche il presente. Nel femminismo degli anni ’60 – ’70 ci sono posizioni dure delle femministe che volevano insegnare solo autrici femminili in letteratura. Esprimevano una volontà di riprendere il passato di cui non c’era traccia. Abbiamo un’idea di storia che spesso deriva dalla storia scolastica (particolare storia a volte lontana dalla storia accademica).

Una serie di questioni che permettono di comprendere la realtà contemporanea non sempre vengono affrontate nella storia scolastica. Alcuni motivi stanno anche nella ritrosia dell’insegnante ad affrontare delle parti storiche: es. fascismo come un periodo tranquillo o periodi complessi come la storia della corruzione. Non sempre si riesce nella storia scolastica a dare il senso del mondo di oggi, non sempre gli argomenti selezionati escono dalla storia politico-istituzionale, politico-economica e questo vuol dire che manca tutta la storia della mentalità quotidiana, delle pratiche sociali. Ecco che alcune di queste storie, come la storia della famiglia, sono trascurate dalla storia scolastica eppure dicono tantissimo del periodo in cui viviamo.

Lezione 3

I tempi lunghi del cambiamento

Questione dei tempi lunghi del cambiamento (caratteristica dell’educazione e della scuola). Non tutti i luoghi della società sono caratterizzati dai tempi lunghi del cambiamento. L’educazione e le relazioni hanno la caratteristica di essere lentamente modificabili. Ogni generazione si porta dietro delle precedenti azioni.

I tempi lunghi del cambiamento in educazione li troviamo in molti luoghi tra cui la famiglia la quale conserva la storia delle generazioni passate, quello che Freud chiama “romanzo familiare” in cui si racconta della vita dei genitori, dei nonni e dei bisnonni. Si cerca di inserire i figli in un percorso che si è sviluppato nel tempo. Ciò avviene non solo per motivi biologici dovuti al DNA e alla genetica: incorporiamo molti comportamenti dei genitori e delle generazioni passate. Per motivi culturali: tendiamo a replicare una serie di atteggiamenti vissuti soprattutto nella prima infanzia (i primi anni di vita sono l’avvio di un adattamento al mondo che in buona parte ci viene dato dall’esterno). Anche da adulti lottiamo con una parte inconsapevole che ci porta in sentieri che non sono i nostri, che ci sono stati imposti dalla condizione di inferiorità infantile che ci è data dall’esterno. Alcuni psicologi hanno studiato il passaggio da una generazione ad un’altra rilevando la forza della continuità.

Se andiamo in ambienti esterni come la scuola ci dovremmo aspettare dei cambiamenti più rapidi. La scuola mantiene una forza d’inerzia della tradizione fortissima (circa 30-40 anni per cambiamento e quindi generazionali). La formazione iniziale è il modo migliore per accelerare il cambiamento. Gli adulti spesso attuano dei cambiamenti solo formali e non reali. Delle leggi stilate per cambiare la scuola ci rendiamo conto che a volte ne restano poche o non ne restano affatto. Il rapporto tra la legislazione e le pratiche sociali è abbastanza complicato; è diverso nel tempo e non è lineare: non è detto che ciò che è scritto in una legge venga eseguito. La scuola tende a cambiare molto poco con ritmi secolari. Oggi dovremmo usare un termine diverso per definire la scuola in quanto ci sono delle differenze incredibili.

(Immagini) presentazione di immagini che sono privilegiate dalla storia e che sono molto esplicative. Immagini tratte dal museo pedagogico di Siviglia, all’interno della facoltà di scienze dell’educazione. Le persone che vediamo sono relatori al convegno. Luogo che serve per far capire una serie di questioni didattiche. Gli oggetti all’interno del museo sono oggetti d’epoca (contenitore per l’inchiostro, scanalatura). Oggetti didattici come il mappamondo. Classe appartenente agli anni ’60.

La bacchetta serviva per indicare le scritte alla lavagna nella quale possiamo trovare un alfabetiere. La bacchetta non serviva solo ad indicare qualcosa alla lavagna ma anche per dare delle bacchettate sulle mani rivolte all’insù (così faceva più male).

Foto che ritrae gli oggetti classici: pennino, lavagnetta portatile, libro, alcune stampe alla lavagna, un particolare della lavagnetta. Cosa interessante: quaderno de rotacion: sorta di diario in cui i bambini scrivevano cose legate all’ideale patriottico. Il maestro doveva essere al servizio della patria. Tradotto in italiano come servitore di Dio e della patria. La scuola si occupa prima di tutto di un’educazione morale e civica: Dio e patria.

(Alcuni particolari nelle foto scaricate. 20 novembre dia del dolor. Giorno di lutto nazionale e di spirito franchista perché in quel giorno si ricordava la morte di josè Antonio I De Rivera, elevato a martire nazionale dal franchismo. Ai bambini si facevano scrivere dei temi sulla morte di De Rivera. Immagini sotto il crocifisso: Francisco Franco e del martire. Immagini della Spagna. Un’altra pagina del quaderno de rotacion. In questo tipo di insegnamento ai bambini non si risparmiano cose oggi considerate problematiche: morti, feriti, battaglie e morti straziati. Il dolore viene usato per una retorica dell’identità nazionale. Nello stesso quaderno è presente la festa di Maria dell’8 dicembre. I due elementi: religioso e patriottico andavano di pari passo. Immagini scattate dai colleghi dell’università di Macerata che hanno un museo della scuola in cui accolgono studiosi e materiali originali del Fascismo.

Viene riprodotta, con materiale d’epoca, un’aula fascista. Proprio questo periodo perché è facile trovare dei materiali; si vedono vari aspetti: intromissione del governo nelle scelte della scuola. La scuola non è solo un luogo di alfabetizzazione anzi, a volte tutt’altro. Scompaiono gli oggetti alle pareti: non c’è la lavagna, non ci sono i banchi. Spesso il luogo era la stalla, la cucina di una casa di un contadino dove si tenevano bambini. Il contadino che sapeva leggere e scrivere chiedeva al sovrano il permesso di fare scuola e la faceva a casa sua con le possibilità che aveva. Solo quando c’è un impegno forte dello Stato, con una mescolanza di interessi, la scuola inizia ad essere strutturata come ce la immaginiamo: con una serie di banchi, la lavagna. Per arrivare a questa configurazione ci volle tanto tempo (varia anche a seconda delle regioni e degli stati).

Partendo dalla prima immagine (cattedra sulla pedana). Il maestro sta più in alto degli allievi (inizialmente era un insegnamento religioso come quello impartito dai Gesuiti). Ruolo ieratico dell’insegnante e il fatto che ogni mancanza di rispetto è una mancanza anche in ambito religioso. La cattedra era rialzata in quanto c’era una concezione di assoluta differenza di alterità tra l’insegnante e gli alunni. Il movimento di cooperazione educativa come una delle prime cose che fa è quella di togliere la pedana e in molti casi anche di togliere la cattedra. Erano maestri che volevano situarsi nella classe con i bambini e non sopra i bambini.

Le posizioni spaziali ci dicono un sacco di cose su come ci si rapportava ai bambini. Si educano i bambini a considerare la guerra come qualcosa di logico e doveroso (guerra di difesa e di conquista). In quegli anni l’Italia torna in Libia e con una guerra molto sanguinosa riesce ad assoggettare il paese. Questo è uno dei periodi in cui la scuola è più vicina alla realtà: es. problemi di matematica in cui si chiedeva ai bambini di indicare quante bombe dovevano essere sganciate in un determinato posto. Sicuramente occorre vicinanza tra la scuola e la società ma non sempre è stato un bene. I bambini erano portati a credere un sacco di cose molto normali e facenti parte dell’italianità.

Foto anno XVI era fascista (1938). Sotto il crocifisso Vittorio Emanuele III e Mussolini. Questa configurazione somiglia a quella spagnola (dittatura franchista). Una delle somiglianze sta proprio nel rapporto tra potere religioso e potere politico. A partire dalla fine dell’‘800 in poi la scuola italiana si popola di sussidi didattici: mappa, alfabetiere e durante il fascismo molti oggetti politici per il rafforzamento di un ideale patriottico e nazionale tra cui scritte come “che t’importa il mio nome, grida al vento fante d’Italia e dormirò contento”. Facevano scrivere dei temi al milite ignoto e spesso portavano i bambini in gita nei luoghi della memoria della I guerra mondiale. Rendevano i bambini partecipi del patriottismo italiano.

Particolare di una borsa; classici strumenti per la geometria solida e il pallottoliere. Teche in cui erano presenti dei fucili giocattolo che erano una fedele riproduzione del moschetto. Lunga tradizione che mette in mano ai bambini le armi che non erano generiche ma erano quelle utilizzate nell’esercito. Servivano a preparare un certo tipo di persone. Nel dopoguerra molti insegnanti si ribellavano.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flavia_395 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bandini Gianfranco.
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