Lezione 1. Introduzione
Gli elementi principali per un’architettura sono: che stia in piedi e che funzioni. L’architettura è ogni trasformazione sulla superficie terrestre avvenuta da parte dell’intervento umano, con un allargamento del panorama è, dunque, la testimonianza di tale presenza. Le analisi condotte sono soprattutto sui portati più importanti che quella presenza ha realizzato e sulla formula del costruire. Dunque che stia in piedi, che funzioni ma che sia anche bella.
Il programma di questo corso va dal Medioevo al Barocco analizzando per sezioni storiche le formule del costruire, le macchine e le invenzioni che hanno cambiato la storia del costruire.
Architettura del Medioevo
XI - XIV sec con avanzamenti nel XVI in Inghilterra. Primo grande ambito temporale-tematico. Fu un tempo ricco di innovazioni in cui sono avvenute articolazioni artificiose e sovrapposizioni dalle informazioni che abbiamo sappiamo che per l’Europa occidentale è stata la più lunga sequenza di forme del costruire comuni.
All’interno di questo periodo vi sono altri segmenti, tante specifiche che hanno condotto la struttura insediativa dell’Europa occidentale; ci riferiamo a: architettura romanica, gotica, di pellegrinaggio, degli ordini mendicanti.
Architettura romanica
Dal IX all’XI sec. abbiamo la riscoperta di alcune formule costruttive che conducono a nuovi tipi-formule di edifici. Certamente quello che vediamo è solo ciò che resta e l’analisi non può essere generalizzata. È un’analisi condotta su ciò che ha resistito, altri edifici sono andati persi (per materiali effimeri- incendi- distrutti), la nostra è quindi un’analisi parziale. I cantieri medievali sono prettamente quelli ecclesiastici perché hanno visto la concentrazione di tecniche, saperi, materiali, finanziamenti che erano il meglio del tempo.
Buona parte di questi edifici ha resistito anche nella forma, nonostante le variazioni, il corpo di fabbrica è rimasto uguale. Ciò è molto diverso dagli edifici civili. L’architettura romanica in Europa ed in Italia, là dove c’è stata la regionalizzazione, è riconoscibile, vede diverse specializzazioni entro temi generali (molto evidente in Italia per la sua particolare frammentazione politica).
Un segmento particolare è l’architettura di pellegrinaggio che si localizza in certi luoghi toccati da pellegrinaggi, ha segni riconoscibili per il pellegrino ed in questi edifici accadono molte cose (camminare, pregare…), l’architettura deve rispondere a queste necessità.
Architettura gotica
(XI sec- proseguimento con esiti temporali diversi a seconda del luogo e delle aree fino al XVI sec. Mentre in Italia vi è il rinascimento che ritagliamo sul XV sec, tutta l’Europa costruisce in gotico). È un’esperienza costruttiva esaltante che supera i limiti e i vincoli, si costruisce in tutte le dimensioni ed altezza grazie a nuove macchine e formule.
Entro questa grande esperienza abbiamo delle scelte che sono scelte di spazio: si tratta di manipolare le tre dimensioni. Entro l’esperienza del gotico internazionale cresce un diverso concetto di spazio che sarà quello che trasporta l’esperienza gotica in Italia e che vede uno spazio fatto di continuità (non di spazi gerarchici) e di spazi della stessa dimensione: unitarietà che serve a determinate cose. Questa è un’esperienza altra: diverse capacità costruttive e concezioni spaziali. Ciò avrà conseguenze note come un’esperienza quasi a sé.
Rinascimento
In Italia si sviluppa tra XIV- XV puntiformemente (limitata geograficamente e temporalmente*) nasce un’altra esperienza del costruire e dello spazio. Affiorante nei primi decenni del ‘400 che arriva con fatica ad affermarsi lasciando in voga alcune cose e innovandone delle altre. I primi architetti (Brunelleschi e Leon Battista Alberti) costruiscono non tipi, ma prototipi. Ci vorranno anni per trasformare quei prototipi in tipi e solo alcune caratteristiche verranno conservate. Questo passaggio implica varianza e cambiamenti.
* Gli inglesi pensano alla loro architettura rinascimentale che è il classicismo (secondo 500), i francesi che pensano ad una architettura rinascimentale la concepiscono nel 500. I prototipi sono stati dimenticati.
Brunelleschi e l’Alberti sono la prima generazione di architetti che costruiscono, come detto, i prototipi. La seconda generazione diffonde tali prototipi, sono: Michelozzo e Giuliano da San Gallo. In quegli anni ,60 del 400, cresce un’altra forma progettuale: l’idea innovativa che si possa progettare un’intera città, forse con quei criteri. Quindi nascono dei trattati che sono l’imbasamento teorico per poi condurre l’esperienza, la domanda che si pone è: esiste una città rinascimentale? E fino a che punto è stata realizzata?
Il passaggio che va fra impianto teorico (trattato) e realizzazione vuol dire aggiornare, trasformare l’esistente sotto nuove necessità; (ad es: per polvere da sparo nascono le grandi mura, la difesa verticale diviene totalmente insicura; per mitigare le epidemie è necessaria una città più pulita. Sull’imbasamento teorico bisognerà realizzare o riavvicinarsi alla città rinascimentale.)
Verso la fine del 400 quei prototipi dormienti o parzialmente sviluppati diventano un’esperienza pilota e si rimettono in circolo; ci si riferisce a progettisti come Raffaello, Bramante e Michelangelo che raccolgono quei prototipi (un po’ addormentati, un po’ dimenticati) e vi distillano alcuni elementi. Rimettono in gioco, ad esempio, il rapporto fra architettura e natura, architettura ed antico (rinvenimenti archeologici come il Laocoonte, la domus aurea). Ricompaiono segmenti progettuali di un mondo che può essere nuovissimo ed esportabile, ogni area, infatti, risponde con esperienze uniche (Venezia, Firenze, Roma che costruisce l’inurbamento del 600), questa è regionalizzazione ed esportazione.
Barocco
Nuova dimensione del progetto architettonico: innervarsi su aree urbane di altra scala.
Questioni centrali
- Tipologie planimetriche. I cantieri che sono arrivati fino a noi, come detto, sono quelli ecclesiastici. Naturalmente la tipologia nasce da strutture preesistenti.
- La basilica inizialmente era un edificio con funzioni pubbliche situato nel foro romano, aveva la funzione di amministrazione civica e di tribunale. Era molto ampio e diviso in navate. Con il crollo dell’impero la nuova istituzione che si stava formando (dopo l’editto di Costantino) riutilizzò gli edifici preesistenti o costruì spazi simili. Era una struttura molto funzionale, ha un punto di attenzione lungo l’asse principale (posto dell’oratore), e nello spazio centrale vi sono gli uditori, le navate laterali sono di passaggio in una struttura basilicale longitudinale. Con la mutazione della funzione le navate restarono per rispondere meglio ad altre esigenze (divisione dei percorsi).
- Croce latina. Dalla seconda metà dell’VIII sec. avvenne una mutazione legata alla stessa dottrina con la formazione di un corpo longitudinale (diversamente partito) ripreso dalla basilica, ma ai 2/3 vi è l’innesto di un corpo trasversale riservato a certe categorie di pubblico (es. religiosi). Superato il transetto, in corrispondenza con la stessa dimensione di larghezza della navata centrale, si sviluppa il coro con o senza terminazione absidale formando il presbiterio.
- Croce commissa, bernardina o a T. Il corpo longitudinale è spostato in testa non più ai 2/3 del corpo basilicale. La terminazione tergale non è absidale ma tronca. Nel transetto accanto al coro maggiore compaiono degli ambienti dette cappelle, il transetto non è più riservato perché lo spazio viene utilizzato diversamente, ci sono molte cappelle per la moltiplicazione degli altari in quanto la regola dettava la celebrazione di più messe al giorno.
- Le variazioni tipologiche sono indicatori cronologici. Ad es. la pianta a croce commissa è quella degli ordini mendicanti quindi, in Italia, non viene utilizzata prima del XIII sec.
- Croce greca (bizantina). I quattro bracci della croce sono uguali. In tutte le aree di influenza bizantina questo è il modello di riferimento es. S. Marco a Venezia, Ravenna, Puglia.
Sulle planimetrie si pone il problema della copertura. Anche per le coperture si inizia ad usare la muratura, dal IX sec. Fino ad un certo momento si ricopriva con il legno. Le prime aree ove si accoglie questo tipo di copertura sono quelle dove ci sono le tracce visibili della grande presenza di Roma: la Provenza e la stessa Italia, sebbene si è persa la tecnica del calcestruzzo. I grandi edifici romani usavano l’arco a tutto sesto e anche nel IX - X sec è l’elemento a disposizione. L’arco a tutto sesto era presente in due combinazioni:
- Facendo correre l’arco sull’asse longitudinale → volte a botte.
- Combinando due volte a botte → volta a crociera.
Questi impieghi generano delle conseguenze nella planimetria e nell’elevazione.
L’Arco a tutto sesto in muratura tradizionale (pietra e mattoni) è una struttura durevole che necessita di una planimetria regolare. Il sistema di connessione è la malta, fatta di sabbia e calce idraulica, ha un tempo di presa di 12 ore. Come struttura costruttiva ha delle funzioni: deve sopportare il proprio peso ed il peso di ciò che vi è sopra (peso sopportato). La forma geometrica dell’arco distribuisce entrambi i pesi sul punto critico (il punto in cui spicca l’arco) e da qui genera delle forze: una forza orizzontale spingente ed una forza verticale premente. La forza orizzontale spingente viene contrastata (studiando la legge della diagonale dei vettori) con i contrafforti e rafforzando le murature delle pareti, per questo non è possibile però avere molte finestre-aperture. Solo i crolli permetteranno di arrivare a tali soluzioni.
L’impianto planimetrico viene condizionato perché è possibile applicare l’arco solo su piante regolari per il rapporto univoco tra il sistema di aggregazione planimetrica e la soluzione altimetrica; nella chiesa basilicale in una campata della navata centrale abbiamo una copertura con volta a crociera alla quale corrispondono due campate delle navate secondarie in rapporto 1 a 2. In base a questo rapporto l’altezza dell’arco corrisponde alla metà del diametro.
Negli appoggi che corrispondono ai vertici della navata maggiore abbiamo la convergenza di più archi trasversali: quello della volta centrale e quello delle volticciole laterali, per questo abbiamo appoggi alterni: pilastro - colonna. In corrispondenza della navata maggiore c’è un arco molto alto secondo le possibilità della sua ampiezza, lo stesso non accade per le navate minori, più strette della maggiore, questo crea una differenza di quota e per risolvere questo problema e dare più stabilità viene inserito un altro ambiente che è il matroneo con la funzione di contrafforte. Questo ambiente diventa funzionale per l’innalzamento della navata secondaria e l’appianamento del dislivello ma è funzionale anche per l’accesso delle donne alla basilica, era infatti riservato alle “matrone”.
Per risolvere il problema della luce nascono le torri lucifere, poste in corrispondenza dell’altare maggiore, sebbene la navata centrale abbia una luce secondaria dall’abside, l’altare viene illuminato anche simbolicamente.
Dal IX al X sec quanto compare l’esigenza di sostituire le coperture in legno con quelle in murature la planimetria è costretta e con il rapporto 1:2, abbiamo al massimo 2 piani di elevazione; rapporto univoco delle tre dimensioni dello spazio e ciò è un indicatore cronologico (prima di questo momento non abbiamo questo sistema). Questo nuovo modo di costruire in muratura nasce con i normanni. Sono loro le prime esperienze di edifici completamente in muratura, radicati nella Normandia (Francia del nord) la esporteranno poi trapiantando questi esperimenti in tutta Europa. Alla struttura vengono aggregati i costoloni (struttura tipicamente normanna ripresa dalla carena delle navi): filoni di muratura che rafforzano gli incroci delle vele nella copertura.
La materia prima ha un ruolo importante perché nelle zone conquistate dai normanni (sud dell’Inghilterra) vi è pietra calcarea, non adatta. Quando Guglielmo il conquistatore si trasferirà farà costruire la sua dimora importando le pietre dalla Normandia nel 1066.
Lezione 2: Architettura romanica: punti cardine e caratteri originali delle aree europee
In Francia, in l'Inghilterra, e nel Sacro Romano Impero vengono ideati dei punti cardine per la costituzione dei caratteri originali dell'architettura romanica con variazioni per le diverse nazioni. Con questi esempi si delineano le diverse caratteristiche europee con le loro peculiarità che funzionano da indicatori geografici.
Esperienza francese
L'esperienza del romanico in Francia è puntiformemente localizzata nell'area normanna, con l'arrivo degli uomini del nord che sperimentano formule costruttive originali. Un’innovazione tipica riguarda i sistemi di copertura sviluppati area per area. Nell'Ile de France, per esempio compaiono le coperture in botte e semi-botte, la Normandia si specializza in volte carenate e così via. L'esperienza quindi matura nell'area normanna e poi ci sono le varie regionalizzazioni con permanenze, radicamenti e una serie di infinità di peculiarità. Vediamo i prototipi:
ABBAZIA DI JUMIÈGES
In area normanna. In attuale stato di rudere, son cadute solo le coperture e poco altro; è grande cantiere che permette di iniziare a distinguere i caratteri originali normanni. La muratura è molto massiccia con poche aperture, la prima caratteristica significante è che il corpo di la facciata è organizzata con due torri laterali che occupano in planimetria lo spazio delle campate delle navate secondarie. Da ora in avanti le torri saranno una delle caratteristiche dell'esperienza francese, compaiono in facciata ma rispetto al perimetro dell'edificio sono all'interno dello stesso.
Altra caratteristica normanna è la soluzione adottata per il corpo di fabbrica corrispondente alla navata centrale, un corpo di fabbrica molto massiccio organizzato autonomamente con un coronamento a doppio spiovente, il che vuol dire che dal fronte si riconosce la qualità dello spazio interno perché c'è la tripartizione delle navate. Vediamo lo sviluppo del corpo longitudinale: siamo nella prima espressione della esperienza romanica, dunque abbiamo il rapporto 1:2, alternanza degli appoggi e lo sviluppo che per rispondere alla sollecitazione della copertura centrale in volta a botte, si distribuisce in elevazione con i due livelli: piedritti e matroneo ma in questo caso al di sopra del matroneo abbiamo anche il cleristorio.
È un cantiere di straordinaria valenza, allo stato attuale della sua conservazione, ci permette anche di vedere quali sono le tecniche costruttive, possiamo vedere il paramento in pietra calcarea, molto ben lavorata, e dietro il paramento la concrezione muraria con la soluzione della muratura in malta.
All’interno si vede la sequenza pilastro-colonna-pilastro, l'alternanza degli appoggi, e sul fondo vediamo il punto d'innesto posto prima di entrare nel presbiterio, in cui compariva una grandiosa torre lucifera. I pilastroni che corrispondono alla campata della navata maggiore hanno una semicolonna, con una nervatura che sale fino all'imposta di copertura, mentre la colonnetta che divide le campatelle della navata secondaria si ferma. Si propone una soluzione in cui la campata della navata principale si deve sempre riconoscere e dev'essere sempre messa in evidenza, il corpo della navata centrale appare come aggregazione di campate.
Immaginiamo la copertura in volta, in cui in corrispondenza della nervatura della semicolonna che sale fino all'imposta di copertura, c'era un arco netrasverso; dunque la navata centrale compariva come aggregazione di campate quadrate molto definite. La torre lucifera ha due ordini di finestre, quindi un corpo di fabbrica davvero straordinario per la dimensione, e dobbiamo immaginare le coperture cuspidali.
Parliamo dei due grandi cantieri che movimentano la capitale normanna, Caen: Santo Stefano e la Trinità. Il modello è analogo.
Santo Stefano (Caen)
Caratteri originali dell'architettura francese: corpo longitudinale, 3 navate, rapporto 1:2, torri in fronte che si innalzano sullo spazio delle navate laterali e poi vediamo sulla pianta due colorazioni: quella in nero è romanica, quella in grigio è un'aggiunta gotica.
Nell'elevazione notiamo il pilastro con la semicolonna che sale fino all'imposta della copertura, e questo distingue sempre la campata, è un meccanismo di concatenazione pianta-alzato che è caratteristico. Da notare inoltre il matroneo: è un espediente che serve per riuscire a controllare le spinte della copertura della navata centrale; si estende lungo tutto il perimetro e costituisce una cintura forte per riuscire a far stare in piedi la costruzione.
Da considerare le torri e il sistema di contraffortamento robustissimo che occupa tutta l'elevazione del corpo di fabbrica di facciata: sugli angoli sono addirittura definiti in maniera ortogonale. Le torri fiancheggiano il corpo di fabbrica della navata centrale e hanno una prima parte massiccia in cui c'è un trattamento della superficie solo a intaglio, mentre l'alleggerimento avviene in alto. Guardiamo l'esiguità delle aperture: i portali sono in corrispondenza delle 3 navate e sono piuttosto consistenti e massicci, le tre monofore in alto sono praticabili come il resto della facciata.
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