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Introduzione alle vie di pace

Una volta neutralizzate le cariche normative dei termini guerra e pace, ci siamo ricollocati nello spirito del tempo che ha la sua origine nell’Illuminismo dove la guerra è un problema e bisogna trovare delle soluzioni ad essa. È chiaro che nel momento in cui si assume che la guerra sia un problema, si presume che essa possa avere delle soluzioni. Ci incarichiamo, dopo aver esplorato tutte le risposte alla domanda “perché la guerra?” in tutte le epoche grazie a Waltz, dove ogni sua immagine ha una sua prasseologica e delle soluzioni alla guerra, di capire le vie della pace. Bisogna cercare delle soluzioni concrete e specifiche per la via della pace, ogni tradizione di pensiero ha un referente storico per questo. L’equilibrio di potenza è sicuramente una delle vie della pace, ovvero configurazioni storiche che secondo gli studiosi e gli uomini politici producono pace.

Vedremo che cos’è la pace per chi teorizza l’equilibrio di potenza e per chi teorizza l’egemonia come una via della pace. Vedremo cosa significa pace per chi teorizza la sicurezza collettiva. A naso si intuisce perché i concetti egemonici hanno a che fare con la prassi realistica, e possiamo immaginare quale tipo di pace si possa teorizzare. Parleremo di questi tre referenti storici e prassi politiche: equilibrio, egemonia e sicurezza collettiva. Sono configurazioni politiche che sono accadute, perché se non fossero accadute non sarebbero state teorizzate. La teoria cerca di capire la storia pratica. Abbiamo avuto fasi di equilibrio di potenza, bipolare, (Guerra fredda con il nucleare, Atene e Sparta). Certe fasi storiche e configurazioni sono, a seconda delle tradizioni di pensiero e prassi, destinate a produrre pace. Ognuna di queste prassi storiche si sono viste all’opera.

Egemonia

Se si pensa all’egemonia ora, si pensa all’egemonia americana ma dagli anni '70 iniziamo a parlare della crisi egemonica americana. Sono concetti attuali e persistenti. Non parliamo solo del presente, ma l’egemonia è vecchia tanto quanto le Relazioni Internazionali (RI), ma che oggi ha un punto di riferimento nella configurazione storica che chiamiamo egemonia degli USA.

Questa ricognizione sull’attualità di oggi ci serve a porci delle domande come cos’è l’egemonia? Come funziona dal punto di vista storico o teorico? Chi sostiene che l’egemonia sia una via della pace, una via per la cooperazione internazionale?

Il termine “egemonia” rivela molto del significato di egemonia internazionale. Quando sentiamo parlare i diplomatici di egemonia americana o gli storici di egemonia britannica, capiamo che “egemone” è il capo militare, il condottiero. È un termine militare che significa comandante, colui che conduce e da cui deriva la terminologia “comandare, essere a capo” per cui egemone è il condottiero. È la guida, il comandante dell’esercito. È una figura non troppo complicata e che domina. L’egemonia è il comando supremo dell’esercito. Si tratta di un termine militare e la politica internazionale rivela il suo substrato sostanziale a partire dalle parole. È un termine militare di tipo benigno, in senso classico. Il termine in senso classico è militare ma non ha una recezione più benigna delle RI anzi, ha una ricezione un po' e un po'. È meglio di impero, l’impero americano è dispregiativo, ad indicare la nostra configurazione storica. L’egemone è considerato un leader globale. Impero ed egemonia sono forme di concentrazione della potenza. Il termine egemone decade perché è un termine militare. Se viene abolita la forma cruciale del rapporto tra Stato e cittadino, che è combattere, non può sopravvivere un termine nelle RI che ha come elemento cardinale un’accezione benigna della dimensione militare. Per questo impero ed egemonia vengono esclusi dal linguaggio internazionale, se non in senso negativo.

La decadenza del termine impero in accezione benigna decade con la configurazione imperiale che cade nel 1919, con le spoglie dell’Impero ottomano. Da questo momento l’impero diventa una configurazione storica maligna, l’impero è “Evil”, il cattivo. Sappiamo che accade per la storia, ma perché il pregiudizio nazionale ha un impatto di lungo periodo, la politica internazionale diventa fra gli Stati. Anche l’URSS veniva denigrata come un impero, veniva chiamato l’impero sovietico. L’impero è un termine squalificato, l’egemonia è un termine mai entrato nel linguaggio diplomatico perché sono le forme più elevate di concentrazione di potenza nelle RI. Nelle Ri, l’impero è l’inclinazione formale di una struttura politica (es: l’impero austroungarico, l’impero ottomano, l’impero romano, l’impero mongolo, persiano), è una configurazione storica particolare. L’impero integra formalmente nella sua struttura politica il territorio che gli è soggetto. La logica imperiale è integrativa ed è anche forse per questo che ai nostri coevi fa schifo perché la logica di ora differenzia, non omologa. (es: problema della cittadinanza)

L’impero Alessandrino, civil-cosmopolitico è l’esempio più lampante, ha una base centrale e crea un’integrazione formale di tutti i popoli dalla Grecia all’Asia Centrale. Chiarito il concetto di impero con gli esempi storici, noi capiamo che l’egemonia non è l’impero. Anzi l’egemonia è proprio un termine altamente sofisticato, proprio delle RI, per identificare quella forma di concentrazione di potenza che non è come quella imperiale perché l’impero concentra in sé la potenza, è una forma di concentrazione di potenza che è rigida, ha un territorio definito, annulla la dimensione esterna delle unità politica che assorbe. L’insistenza sull’impero è perché l’egemonia non ha una base territoriale e non ha una struttura formale, per cui l’impero non è egemonia e l’egemonia non è impero. Gli USA sono o l’impero o l’egemone. Indicano proprio configurazioni storiche diverse, a livello concettuale e prasseologico. È chiaro che l’impero è egemone, perché entrambi esercitano un dominio, sia la forma impero che l’egemonia hanno a che fare con il concetto di dominio.

L’impero ha a che fare con il dominio se ha a che fare con una minaccia costante di distruzione, perché integra formalmente ogni struttura politica. L’egemonia, invece, è una forma di concentrazione di potenza che si distingue sul fatto che il suo impatto sul sistema internazionale è prevalentemente non coercitivo. Non implica subalterni nel rapporto della struttura politica, questo è un elemento decisivo. L’egemonia è una configurazione storica in cui c’è una concentrazione di potenza che fa pensare all’impero, ma si distingue per questa differenza radicale, quella di non integrare nella propria struttura formale nessun altro. ci sono forme di politica diretta e indiretta differenti e prevalentemente non coercitive.

Le differenze tra impero ed egemonia sono:

  • Il diverso grado di libertà d’azione. L’egemone mantiene sistemi di alleanza (molto spesso militare es: Nato, o Atene quando diventa l’impero democratico quando ottiene tributi e integra i suoi alleati nel suo territorio, perché gli alleati dipendono da Atene), che sono vincoli (tutto è rapporto di potere).
  • Il diverso grado di influenza coercitiva. L’egemonia non ha un’influenza coercitiva perché la forma di relazione di dominio ha come elemento sostanziale la minaccia di danni emergenti, danni che possono giungere se un’azione non viene eseguita, mentre l’egemonia si fonda su un tipo di relazione d’influenza in cui sono al centro i vantaggi cessanti che l’egemone fornisce a chi si colloca in una posizione subalterna (es: l’egemone difende gli alleati). L’impero è violenza, semina beni e mali. L’egemonia non è necessariamente violenza, non solo almeno. L’egemonia offre vantaggi ai subordinati. (es: il capo di stato Trump ha detto a Mattarella di pagare i tributi per la loro difesa). L’egemone minaccia vantaggi cessanti, vuoi protezione? Paghi. Non è una minaccia di violenza, un danno che emergerà, è solo un vantaggio che cesserà, questa è la sofisticata differenza. Attraverso ciò passa però un universo di questioni.

Le basi storiche di egemonia offrono un diverso grado di libertà d’azione, se non si vuole pagare per la sicurezza, ritiro i vantaggi e la protezione ma non minaccio la tua morte. La forma di dominio per l’impero e la forma di egemonia hanno a che fare con danni e vantaggi, se l’egemonia ha questa caratterizzazione per cui l’egemone produce vantaggi (protezione fisica, benefici economici) per i subalterni allora l’egemonia è una configurazione fragile di concentrazione di potenza nelle RI.

L’egemonia qualifica un principio di stabilità, è la preponderanza di uno Stato su tutti gli altri. È una piramide basata sulla asimmetria di potenza, è una forma di concentrazione della potenza. Uno Stato assomma a sé tali e tante risorse che tutti gli altri Stati anche combinati non riesco ad assommare. Stiamo vivendo una fase in cui il concetto di egemonia si presenta nella realtà con evidenza plateale, non si è mai vista una forma di concentrazione di potenza come quella degli USA salvo che nelle forme imperiali. L’egemonia non è impero degli USA, perché gli Stati sovrani hanno libertà d’azione e l’egemone minaccia questi Stati di far cessare i vantaggi.

Questa posizione deriva dalla capacità materiale (potenza militare ed economica) ed è questa la base dell’egemonia. Questo si riassume nel concetto di asimmetria di relazioni internazionali in cui uno comanda e gli altri ascoltano e seguono, a forma piramidale. Perché l’egemonia dovrebbe essere difesa dai teorici come una via della pace? perché come il realismo ci ha insegnato, laddove manca la gerarchia e dove c’è anarchia, la pace non può esserci quindi più quella configurazione anarchica tenderà ad assomigliare ad una configurazione gerarchica, più ci sarà cooperazione, stabilità e pace. L’egemone produce beni pubblici, fornisce una valuta internazionale (laddove una moneta non esiste, es: dollaro, sterlina). La valuta internazionale segue il percorso dell’egemone, ma egli offrendo questa valuta, offre una possibilità di cooperare con gli altri, di commerciare con gli altri Stati. È per questo che è sempre esistita una moneta chiamata “forte”, il passaggio dalla moneta nazionale alla moneta internazionale è una questione politica, non economica. L’egemone si fa carico di gestire questa valuta e la offre al mercato e al commercio internazionale. La banca mondiale è la Federal Reserve. L’egemone protegge le rotte commerciali, ha flotte ovunque nel globo. L’egemone mantiene aperto il proprio mercato, permette agli altri mercati di avere uno sbocco (es: problema dei dazi, perché il commercio internazionale sarà sconvolto), l’egemone fornisce la lingua di scambio. È chiaro che tutto questo va a vantaggio dell’egemone, fornisce beni pubblici per la cooperazione internazionale e se ne avvantaggia all’ennesima potenza, in teoria. L’egemone produce (concetto gramsciano: egemonia culturale) la capacità di influenzare il sistema culturale globale, l’egemone è alla frontiera tecnologica e i benefici di ciò ricadono su tutto il sistema internazionale. La rete internet è un prodotto militare dell’egemone, ma dopo 20 anni diventa l’elemento culturale cardinale della vita globale. Questo viene però dall’apparato militare, che diventa un elemento di influenza egemonica. La rete internet è controllata dagli USA. Tecnologia, economia, commercio e sicurezza: questi sono beni pubblici offerti dagli egemoni, tutti possono sfruttarli senza sobbarcarsi i costi. Da questo, trae però vantaggi incomparabilmente maggiori rispetto agli altri, in termini di ricchezza, politici, tecnologici, culturali. Gli altri devono usufruire delle infrastrutture materiali e immateriali che l’egemone costruisce, che è la base della sua concentrazione di potenza. Per questo l’egemonia spiega la cooperazione internazionale perché nessuna delle istituzioni internazionali, liberali, ha un’origine neutrale, hanno tutte un’origine egemonica. È l’egemone che produce la cooperazione non il diritto. Per questo l’egemonia è una via per la stabilità e per la pace, più è concentrata una potenza, più c’è pace. Nella storia moderna, ci sono state configurazioni storiche che si sono alternate: fasi di equilibrio e fasi di egemonia. La storia è un pendolo storico e metaforico. Le fasi di equilibrio sono fasi di diffusione di potenza, quelle egemoniche di concentrazione di potenza. Nell’Europa del 1927-28, si stava per creare un equilibrio. Il concetto di egemonia e di equilibrio da un lato colgono la realtà storica. Per gli storici, la storia d’Europa è un’alternanza di fasi egemoniche, e tutte queste fasi hanno creato stabilità perché quando la configurazione del rapporto di forze è chiaramente asimmetrico allora si crea stabilità perché le sfide per il controllo delle risorse decadono, non ha senso sfidare una potenza preponderante. È inutile combattere guerre o conflitti politici se si pensa di perdere, anche per mancanza di risorse. Qui è il perno sulle vie della pace. l’egemonia permette la pace perché gli Stati non hanno attenzioni principali se non quelle di cooperare o di non confliggere. La stabilità richiede l’asimmetria di potenza, secondo questi teorici egemonici. In questo contesto i rapporti di forza sono chiari ed è quindi superfluo combattere. È chiaro che questo concetto di egemonia ha come elemento di crisi la potenza egemonica stessa, il sistema internazionale è stabile fin tanto che la potenza egemonica è forte. Il problema internazionale o crisi nasce con la crisi della potenza egemonica. Se il perno è l’egemone, la politica interna dell’egemone è politica globale, se il perno è in crisi allora ogni elemento di crisi è importante. Se ammazzano il presidente del Sudafrica non è la stessa cosa degli USA perché si tratta di una precisa collocazione nel sistema internazionale, non di potenza e basta. Questa configurazione storica è specifica, non è a caso e prevede che tutto il resto sia subordinato a questo perno centrale di stabilità. Ogni elemento di crisi dell’egemone è un elemento di crisi internazionale. l’egemone controlla tutti gli spazi, decide su tutto, è quello che negozia la pace, quello che decide come risolvere i problemi in tutto il mondo (es: Hong Kong, Libano, Antartide). L’elemento di crisi è il declino di una potenza egemone che di solito avviene all’ascesa di un'altra potenza: la potenza sfidante. (es: l’egemonia britannica con quella USA) Oggi non a caso il dilemma è la potenza sfidante che sarebbe la Cina. Il problema dei teorici dell’egemonia attuale è che la storia è fatta da cicli egemonici, nella migliore tradizione realista la storia è circolare, si ripete sempre. Se noi nel 16 secolo l’egemone era il Portogallo, e la sfida è fatta dalla Spagna, nel 1494 c’è stata una guerra italiana per un cambio egemonico. Al declino dell’egemone, per forza, si contrappone l’ascesa di una potenza sfidante e l’epilogo è una sfida a duello, la guerra egemonica. L’egemonia olandese nel 16 secolo sfida la Francia (es: le guerre di Luigi 14 sono guerre egemoniche). La prima decade del 700 ha a che fare con questo conflitto egemonico. Le guerre napoleoniche sono guerre per l’egemonia (U.K. e FR si duellano). Le guerre mondiali sono guerre egemoniche tra UK, che viene sfidata due volte dalla Germania. L’instabilità del sistema deriva dall’instabilità dell’egemone, la cooperazione deriva dalla stabilità dell’egemone per questo i teorici dell’egemonia temono un crollo definito delle infrastrutture materiali e immateriali che reggono la cooperazione internazionale oggi (crisi egemonica USA). Le crisi non sono neutrali né multilaterali, le istituzioni internazionali sono tutti prodotti di una configurazione storica egemone. L’ONU ha sede ha NY per una configurazione storica, produce cooperazione. Questa stabilità egemonica, per i teorici, è una configurazione storica positiva perché gli egemoni godono dei vantaggi perché forniscono le infrastrutture materiali e immateriali, a tutto questo costa e costa un casino. Costa politicamente, tecnologicamente, militarmente e economicamente. Questo è il punto di rottura con i teorici egemonici. Costi e benefici sono l’elemento cardinale della stabilità egemonica. I costi dell’egemonia vanno sostenuti. Il momento di crisi dell’egemone è quando i vantaggi sono decrescenti, quando i costi dell’egemonia superano i benefici. Copiare è più facile di inventare, gli Usa investono e gli altri copiano. Tutto questo però costa tantissimo. È chiaro che i vantaggi siano decrescenti, i ritorni sono decrescenti se non è in grado di sostenere i costi di mantenimento del sistema internazionale e danneggiano anche la sua crescita. Sono cause internazionali dei costi dell’egemonie, specialmente quando lo sfidante inizia a svalutare la moneta, a corrodere i commerci, bisogna sostenere.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariasolegotter di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Chiaruzzi Michele.
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