Positivismo e letteratura nell'Ottocento
Nella seconda metà dell'Ottocento si sviluppa il Positivismo, corrente letteraria e filosofica che poneva al centro della fede umana la scienza, che può risolvere i problemi dell'umanità; anche la psicologia è sempre più vista come una scienza. Dura circa 20 anni e dà luogo a suggestioni importanti, come il Naturalismo in Francia che vuole mostrare, i movimenti psichici dei personaggi e che influenzerà il Verismo italiano.
La letteratura vuole studiare l’uomo come documento umano: Giovanni Verga usa la tecnica dell’eclissi dell’autore, senza intervenire nel racconto e senza mostrare le sue opinioni personali; si nasconde in modo che l’opera sembri essersi fatta da sé come un esperimento da laboratorio. Va in crisi negli anni 60 in Italia.
Gabriele D’Annunzio
Nasce a Pescara nel 1863 e già da giovane cerca di costruire un mito di sé: suo padre si chiamava Rapagnetta e sua madre era di una ricca famiglia, suo zio si chiamava Antonio D’Annunzio e da lui, che era molto facoltoso, assume il cognome.
Si iscrive al Reale Collegio Regio Cicognini di Prato: si nota la sua tensione alla gloria, vuole diventare famoso e lo scrive nelle lettere che invia al padre in quegli anni e nelle sue memorie.
Odi barbare
Nel 1877 escono le Odi barbare di Giosuè Carducci, che rappresentano un esempio di parnassianesimo italiano, un culto ossessivo della purezza formale; sono definite barbare perché ai romani sarebbero suonate strane. Il parnassianesimo si diffonde dalla Francia e Carducci ne è un esponente: in italiano imita la metrica classica che non si basa sugli accenti ma sulle quantità e lancerà una grande sfida ai poeti successivi.
Primo vere
Nel 1879 esce Primo vere di D’Annunzio, che assume come modello le odi di Carducci. Ha una maestria che stupisce i contemporanei, perché riesce a riprodurre la metrica classica in versi italiani; inventa già altri metri. Nel 1880 pubblica una seconda edizione aumentata e poco prima della pubblicazione manda una lettera al giornale dove dice di essere morto cadendo da cavallo; capisce che nello scandalo, nel far parlare di sé e nella pubblicità risiede la propria persona, vuole fare della propria vita un’opera d’arte. Lui non crede veramente in quello che scrive, a lui interessa la tecnica, la musicalità più del contenuto. Elevare la propria figura di poeta è sempre una manovra pubblicitaria.
Al liceo raccoglie i temi erotici e sensuali tipici dei suoi romanzi e poesie; dopo il liceo si iscrive all’Università di Roma alla facoltà di lettere, ma non si laureerà mai, anche se considera Roma come la sede degli ideali raffinati del momento. Scrive in varie riviste e fa esperimenti di scrittura.
Canto novo e Terra vergine
Nel 1882 pubblica Canto novo e le novelle di Terra vergine; è attentissimo a quanto accade attorno a lui. C’è il Verismo italiano, ma inizieranno le lotte tra i naturalisti e coloro che vedono i limiti del naturalismo e vogliono un romanzo che colga i minimi ondulamenti dell’animo.
A Roma frequenta i salotti, l’aristocrazia, vuole essere un dandy sofisticato e sa tenere discorsi anche sul nulla; conosce la duchessa Maria di Arduin, lei rimane incinta quindi scappano e poi lui sarà costretto a sposarla. È un motivo di grande pubblicità.
Pubblica versi con uno stile aulico e temi licenziosi, a poco reddito ed è sostenuto dai suoi e non vuole lavorare perché vuole scrivere; grazie alla suocera, riesce a trasferirsi a Roma dove scrive per il giornale La Tribuna e scrive articoli di critica pittorica e letteraria. Per scrivere un brano inizia a copiare gli scritti di Oltralpe, e ciò mostra come lui sia sempre aggiornato su ciò che succede in Europa; nelle descrizioni degli eventi mondani descrive i suppellettili, tutti i segni di raffinatezza dell’epoca e tutti questi articoli verranno riciclati nelle descrizioni minuziose del Piacere.
Importante è l’incontro nel 1884 con la giornalista Olga Ossani, con cui ha un flirt di qualche mese (ottobre 1884 – marzo 1885) e termina quando lei si deve sposare; scriverà un racconto chiamato Frammento in cui si parla di un certo Andrea che mentre cammina con la moglie si astrae da essa e si mette a ricordare il momento di incontro con il suo grande amore Elena. È la base del romanzo Il piacere e ne costituisce il primo capitolo.
Critiche e dibattiti letterari
Iniziano le critiche di coloro che leggevano le sue opere di plagio, ostentazione e inutilità: l’erudizione di D’Annunzio è vista come superficiale, non era interessato agli approfondimenti filosofici; il superuomo è l’artista eccezionale, cinico e in balia del suo estetismo e privo di volontà, mentre il superuomo di Nietzsche non è così. Il linguaggio del poeta superuomo deve essere unico, aulico e comprensibile solo a lui.
Nel periodo 1886 – 1888, D'Annunzio sta scrivendo Il piacere e il dibattito fra romanzieri naturalisti e non/poeti parnassiani (importanza della tecnica) e simbolisti (gli elementi formali servono se sono simboli di altro) si acuisce. Le sorti dell’economia e la nascita del capitalismo si ripercuotono nella cultura e nell’ideologia artistica: in Italia si avverte il cambiamento profondo nella cultura francese e cambia a sua volta.
Conosce Elvira Fraternali (Barbara Leoni), sposata, con cui ha una relazione fortemente erotica; nelle sue memorie scriverà che l’amore sessuale è il legame della sua arte. Con lei inizia una relazione di doppiezza sentimentale, una con lei e l’altra con Maria, con cui ha un amore platonico e che è la madre di suo figlio: è come Andrea Sperelli, diviso tra l’amore di Elena Muti (amore sessuale, poco colta e senza figli) e Maria Ferres (colta, artista, sposata e con un figlio).
Creazione e pubblicazione de Il piacere
Nel 1888, da Roma va dall’amico Francesco Paolo Michetti a Pescara, dove c’era un cenacolo di artisti frequentato anche da D’Annunzio. In valigia ha tutte le cronache mondane pubblicate sui giornali, le lettere scritte a Barbara Leoni e qui finisce Il piacere.
Il piacere (1889)
Il romanzo è composto da 4 libri divisi in diversi capitoli. Prima che esca il romanzo pubblicherà un’incisione in un giornale e la attribuirà ad Andrea Sperelli, per dargli veridicità e fare pubblicità; inoltre, Andrea citerà due volte il suo poeta preferito D’Annunzio, vuole cercare un collegamento con la realtà.
Dedica: usa il formulario dello scrittore verista, ma introduce il tema della metamorfosi delle cose; a Michetti deve l’analisi, l’applicazione dell’osservazione e del metodo. Il suo studio deve avere metodo, quindi dovrebbe essere impassibile al soggetto (vita), ma in realtà evidenzia il fatto che studia la vita con tristezza, dando un suo giudizio. Dà l’impressione di essere naturalista, ma fa un passo in avanti: è il primo romanzo moderno, post-naturalista, psicologico in cui si avverte fortissima la lezione del nascente Simbolismo in Francia che fa immediatamente sua.
Nel 1886 ha letto il manifesto simbolista e lui stesso nel 1888 ha scritto un articolo contro il Naturalismo: i nuovi romanzieri sono ancora naturalisti, ma quando descrivono la psicologia si perdono; ha una concezione dell’opera d’arte come un organismo vivente.
I dialoghi sono futili, D’Annunzio non crede ad una sola parola che scrive; i fatti sono pochi e abbondano le descrizioni futili.
Il tema del doppio
Coinvolge tutti gli elementi della realtà percepita. Il paesaggio cambia completamente a seconda dello stato d’animo di Andrea; ogni oggetto descritto rinvia alla raffinatezza di chi lo possiede, gli oggetti che Andrea possiede in quella sala, avendo assistito agli episodi d’amore con Elena diventano simboli di lei, perché hanno partecipato al ricordo. Andrea è doppio: è un cherubino e un dongiovanni.
La realtà vale soltanto se già consacrata artisticamente, tutto deve avere un legame necessario dell’opera d’arte. Le figure femminili sono descritte come oggetti, non sono soltanto se stesse ma rinviano a personaggi d’arte: spesso nelle loro descrizioni cita quadri; le possiede come oggetti, ma quando capisce che sono donne vere con un loro passato Andrea cade nel baratro: lui basa la sua vita sul possesso più che sul godimento e quando vede che le donne sono più di oggetti la sua filosofia di vita crolla.
Capisce l’aridità del piacere: vede costoro che rappresentano la società moderna con i loro ideali aristocratici, canoni mondani dissolversi.
Il tema del doppio nelle donne
Si nota in Elena e Maria; le metafore prendono due oggetti e a partire da un’identità parziale si dichiara la totalità. D’Annunzio le usa nelle analogie e nelle sinestesie. Alla fine del romanzo una diventa la metafora dell’altra: Elena si sposa con un altro e lo rifiuta; Maria è diversa ma ha un’espressione e un tono di voce che gli ricordano Elena, quindi Andrea cerca Elena nel corpo di Maria e crea la metafora perfetta. Durante l’atto sessuale Andrea la chiama Elena e da lì crolla tutto.
Fabula e trama
Fabula: narrazione di eventi in ordine cronologico. Il romanzo è continuamente interrotto da flashback, quindi anche il tempo non è mai se stesso e l’autore continuerà a rinfrescare la memoria al lettore, è tutto calcolato: è un’invenzione dannunziana, l’irregolarità del tempo corrisponde alla psicologia dei personaggi, che sono una cosa ma sono anche l’altra.
Trama: Ottobre 1884, Andrea arriva a Roma (vive a Palazzo Barberini) e proviene da una famiglia di artisti molto antichi sempre alla ricerca dell’estetismo. Il padre gli insegna a possedere e non essere posseduto. Nella villa di una sua cugina incontra la duchessa Elena Muti e lui pensa a coloro che l’hanno posseduta e si deprime e desidera possederla a sua volta.
Iniziano una relazione che si conclude a marzo, quando durante una passeggiata lei lo molla: lui è disperato e inizia una vita dissoluta, vuole possedere più donne possibili in modo da possedere Elena. Conosce Ippolita D’Albonico, che è sposata e ha già un altro amante Giannetto: Andrea lo batte ad un’asta e con una scommessa sui cavalli, quindi Giannetto lo sfida a duello e Andre si ferisce. Si ispirava a un episodio successo a D’Annunzio; è un episodio chiave del romanzo, perché nella villa di Schifanoia passa la sua convalescenza e lì entra in armonia con tutto ciò che lo circonda. In questa atmosfera d’arte arriva Maria Ferres con la figlia, che sembra una donna preraffaellita. È un amore spirituale, perché lui la vede come devota alla figlia; suo marito in confronto ad Andrea è volgare e molto inferiore intellettualmente e fisicamente, lo ha sposato per vantaggi economici. Anche Elena si è sposata con un lord che è descritto come un pervertito ed Elena si confonde con lui perché è vista da Andrea come un simbolo sessuale; Maria non si confonde col marito, perché lei è un angelo e lui un animale.
Quando Andrea torna a Roma ritorna alla sua vita dissoluta e manda un mazzo di fiori a Maria; desidera unirsi a lei per riunirsi con Elena e ciò lo porterà al disastro finale. Maria ha problemi economici a causa del marito e vende le sue proprietà.
Subito smentisce i primi propositi naturalistici poiché fa uso di espressioni attenuative come “sembra”, “quasi”, di sinestesie e metafore → non è una descrizione imparziale e oggettiva. Verga, a cui finge di rifarsi nella dedica a Michetti (in cui riprende alcune parole della prefazione ai Malavoglia), non si sarebbe mai espresso in termini così poco oggettivi. D’Annunzio scrive pagine e pagine di travaglio e tumulto dedicate all’attesa di lei e alle sensazioni che ciò suscita nel protagonista, con tutte le conseguenze nel paesaggio circostante (momento di passione → anche il paesaggio diventa rosso).
Comincia il flashback del gran commiato del 25 marzo 1885, data in cui, nella biografia di D’Annunzio, avviene anche il commiato tra l’autore e la giornalista Olga Ossani. La cronologia del romanzo precede di un anno circa il romanzo stesso → unione di arte e vita; le cose non sono mai se stesse ma rimandano sempre ad altro.
La vicenda di queste righe narra della partenza di Elena verso l’Inghilterra dopo essere rimasta vedova ed essersi risposata; Andrea prova a farla rimanere ricordandole i dettagli del loro primo incontro: la donna è rappresentata come un oggetto passivo mentre lui continua questa pura ostentazione ed esibizione di sé anche davanti alla donna che lo sta lasciando: non si vede contemplata, non esiste, non ha nessuna importanza in sé, e risponde brevemente alle sue domande retoriche (“ti ricordi di…?” “sì, sì, segui”).
Primo riferimento: vasi dalla Madonna con bambino, San Giovannino e angeli di Botticelli; Danae del Correggio. Il linguaggio dell’autore è colto, aristocratico, ricco di arcaismi e latinismi (come immagini, imago) e dialoghi molto superficiali. D’Annunzio continuamente elenca e cataloga le cose nel descriverle. Elenca addirittura le donne da lui possedute, come se fossero oggetti.
Andrea Sperelli
Sperelli è visto come un inetto: non sa dominare le proprie passioni, non è mai protagonista per quanto lui si illuda di essere tale, si rivela essere completamente in balia delle proprie cupidigie.
Le donne sono oggetti, ma presentano sempre un aspetto non posseduto che crea una voragine di turbamento e gelosia in Andrea: è sempre in balia delle donne, quando si innamora di Elena e poi di Maria sarà in balia dei gesti e delle sue supposizioni su ciò che pensano di lui. Sono femmes fatales.
Simbolismo ed estetismo
Con D’Annunzio siamo nel Simbolismo e nell’Estetismo: ha una visione della realtà come uno schermo che nasconde un segreto, l’essenza delle cose della natura (panismo: vedere la natura come un tutto, un universo di corrispondenze e solo al poeta è dato di interpretare e rappresentare -> analogie, metamorfosi, animazione degli oggetti inanimati, spiritualizzazione della natura).
Libro I, capitolo I
Andrea attende Elena, che ha incontrato il giorno prima dopo molto tempo: gli oggetti diventano un simbolo dell’attesa e rimandano ai momenti passati con lei.
Le cose sono in attesa, possono ascoltare. 25 maggio 1885: commiato tra D’Annunzio e Olga Ossiani, la cronologia del romanzo precede la vera e propria stesura del romanzo, quindi collega l’arte con la vita. Le cose e i personaggi non sono mai, ma sembrano sempre lontani.
Nel ricordo del commiato, le emozioni di Andrea si riflettono sul paesaggio. I dialoghi sono molto superficiali; Andrea cerca di non farla andare via ricordandole i momenti passati insieme. Elena risponde in maniera semplice, sembra un oggetto impassibile, quando in realtà è Andrea: lui però si sta esibendo, arricchendo di dettagli i ricordi e rimanendo invischiato nella sua stessa illusione.
Nella descrizione di Sperelli D’Annunzio si descrive. Dopo la partenza di Elena, Andrea si dedica ai piaceri mondani che intorpidivano la realtà.
Andrea vuole costruire un teatro, una rappresentazione per stregare Elena, per farla concedere nuovamente a lui, era un’esibizione falsa e ipocrita; spesso ricorreva alla finzione, si prepara delle frasi. Negli aggettivi che usa D’Annunzio dà un giudizio morale dell’ipocrisia del protagonista.
Gli oggetti sono partecipi ai suoi ricordi e riflettono le sue emozioni: non è un linguaggio scientifico come quello di Verga.
Pagine di descrizioni del luogo, di Andrea che aspetta, del nuovo marito di Elena: Sperelli è splendido e in confronto a lord Humphrey era nettamente superiore. Si chiede se Elena fosse mutata, perché se non fosse più la stessa lei non sarebbe stata ingannata dal suo sortilegio dove lui aveva inserito tutto se stesso.
La donna rivela il suo lato oscuro ed enigmatico, che inquieta Andrea; il suo sorriso è indefinibile, è inclinato verso la tristezza e spesso è paragonato a quello della Gioconda. Quasi, sembrava, pareva: tecnica dello sfumato in arte, ripresa dalle sue critiche artistiche nei giornali.
Elena sente caldo, si nota che è cambiata perché prima era solita sdraiarsi vicino al focolaio; ha un profumo diverso, Andrea è ancora più attratto dalla sua ambiguità ma anche scosso dalla differenza. C’è un contrasto tra gli occhi e la bocca; Andrea continua a immaginarsi lei posseduta dal marito.
Capitolo II
Andrea descrive la propria provenienza, quasi giustifica secondo il principio d’eredità il suo carattere; la borghesia sta seppellendo l’aristocrazia, che ora è definita arcadica. All’aristocrazia appartiene la famiglia Sperelli: elenca gli antenati e tutti ereditano l’estetismo.
Andrea è l’ultimo discendente di una razza intellettuale, è il simbolo dell’aristocratico modello che tutti vorrebbero essere: dal padre ha ereditato la filosofia del piacere, che riempie la sua vita per evitare che provi rimpianti, ma lui non ha morale e ha una volontà molto debole; inoltre ha imparato anche a dire menzogne attraverso l’arte della parola.
A Roma Andrea frequenta spesso sua cugina, la marchesa Francesca, che lo introduce sia a Elena che a Maria. Quando vede Elena per la prima volta la sua descrizione sembra quella di una statua di marmo bianchissima e nel loro primo incontro lui la seduce con questa descrizione, ma lei rimane greve e lui inizia a dubitare: desidera possederla più che mai e cerca di capire se ciò sia possibile. Ogni minimo movimento o parola detta da lei fanno riflettere Andrea.
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