Letteratura italiana contemporanea
Leonardo Sciascia: letteratura, realtà e verità nel ventesimo secolo
Leonardo Sciascia (1921-1989) è uno scrittore molto importante del Novecento sul quale si è discusso molto e si discute ancora. Alberto Asor Rosa ha ritenuto che egli non sia stato un grande scrittore, molti altri lo considerano un classico. Sciascia è un modello a cui molti autori viventi guardano. La forma poliziesca e l’inchiesta sono generi la cui strada è stata aperta da questo autore.
Roberto Saviano e l'influenza di Sciascia
Roberto Saviano, Gomorra (2006): il primo libro di Saviano, il quale ha avviato la sua carriera, ma che gli ha cambiato la vita. Vive sotto scorta. Propone con questo testo un’opera di narrativa con una forte componente di documentazione. Docufiction è il termine con il quale si è soliti definire questo genere. Questo genere negli anni Sessanta era scomparso dal panorama italiano, ma con il romanzo di Saviano è rinato l’interesse per la realtà contemporanea. Gomorra è un libro impegnato. Saviano alla fine della sua opera si chiede se la scrittura può ancora servire a operare in una realtà complessa ed evoca una serie di autori precedenti che si sono precedentemente misurati con un impegno simile al suo e non fa mai il nome di Sciascia. Saviano fa il nome di Sciascia nella sua carriera una sola volta in un programma tv accennando ad un episodio in cui ha contestato una scelta di Borsellino (vedeva la scelta come una scelta mediatica).
Il primo nome che fa Saviano è quello di Pasolini (Gomorra pp. 232-233). Nel passo in cui parla di Pasolini fa un riferimento al Bianciardi della Vita agra (quando parla di palazzi da far saltare). Dalla visita ai luoghi di Pasolini, Saviano ritorna all’idea che la parola possa ancora essere uno strumento per commentare la verità. Saviano nel suo passo fa riferimento a Il romanzo delle stragi di Pasolini (Corriere della Sera, 14 novembre 1974, ora in Scritti corsari). Saviano dice di sapere e di avere le prove mentre Pasolini sa, ma non ha le prove. Pasolini ci dice nel suo passo che lui sa perché, in quanto scrittore e intellettuale, ha la capacità di comprendere le cose e ha una dote di sintesi che gli permette di comprendere l’essenza delle cose. Saviano non parla di mafia, ma di camorra.
Sciascia e la forza della letteratura
Sciascia scrive Nero su Nero (1979), una sorta di diario. In un brano anche Sciascia si interroga sull’istinto del letterato. Il nucleo fondamentale dell’importanza di Leonardo Sciascia è la forza conoscitiva che egli ritiene appartenga alla letteratura.
Nuclei tematici per le tesine
- Sciascia e la scuola (1 dicembre 2016)
- Romanzo storico
- Poliziesco
- Verità / giustizia
- Cinema
- Sciascia, Pasolini e Calvino
- Aspetti linguistici e stilistici
- Biografia
Biografia di Leonardo Sciascia
Leonardo Sciascia è nato nel 1921 a Racalmuto. Il nonno era un caruso impegnato nell’estrazione dello zolfo. Sciascia aveva un fratello (morto suicida) e una sorella. Compie i primi studi nel suo paese e da piccolo inizia a leggere con grande passione. È stato un lettore onnivoro. Durante l’adolescenza si trasferisce a Caltanissetta dove frequenta la scuola magistrale che a quell’epoca aveva tra i docenti nomi illustri (Brancati). Crescendo lo scrittore assume posizioni politiche di sinistra liberale. Finita la scuola magistrale si iscrive all’università senza mai finirla. Lavora dapprima come impiegato poi come maestro. Lascerà anche il lavoro di maestro quando inizierà ad avere successo come scrittore. Nel 1947 si sposa con Maria Andronico e avrà due figlie (ancora vive).
Nel 1950 pubblica Favole della Dittatura. In questo libro parla in forma allegorica del fascismo. La prima favola è un rifacimento di una favola di Fedro, tanto che inizia con una citazione. Abbiamo in queste favole tutta una serie di comportamenti violenti, degli animali, degli umani o della natura. La scrittura di Sciascia è essenziale. Sciascia scrive bene, ma ha più volte dichiarato di non voler sacrificare i contenuti a una bella forma. Il libro di esordio presenta dei caratteri che saranno tipici poi della produzione successiva. Di qualche anno successiva è la pubblicazione di una raccolta di poesie.
Negli anni Cinquanta, Sciascia ha un suo spessore come figura letteraria: cerca di inserirsi in una dimensione culturale ampia e di godere di una vita da scrittore provinciale. Sciascia è intraprendente. Scrive con La Cava: sono giovani scrittori che vivono in città di provincia, si confrontano su limiti e svantaggi della loro condizione (Lettere dal centro del mondo, lettera dell’agosto 1951). Scrive un libro al giorno, un articolo ogni mese, è fuori dal trambusto della vita di città, ma ha anche bisogno di viaggiare. Si reca in Spagna, regione che gli piacerà molto, dove ritroverà un po’ di Sicilia, a Parigi, ma anche in regioni meno centrali in Europa, che gli consentiranno il confronto con altri modi di vivere, come la Svizzera.
Incontri e collaborazioni
Negli stessi anni conosce Pasolini: Pasolini e Sciascia si sono conosciuti nel Cinquanta, quando Sciascia pubblica Le favole della dittatura. Pasolini recensisce positivamente quest’opera. Egli si riferirà poi a Sciascia nel testo Confusione degli stili (1958), un saggio in cui l’autore fa un’analisi della letteratura italiana di quegli anni e degli stili più in voga. Il riferimento è fugace, ma ci fa notare quanto a fondo Pasolini avesse compreso Sciascia. Pasolini ci dice che la ricerca documentaria e la denuncia in Sciascia sono molto forti, ma questi elementi si presentano in uno stile che è anche squisito. Pasolini dice anche che nello stile di Sciascia si vede l’influsso della prosa d’arte. Sciascia sarà molto felice di questo apprezzamento tanto da citare il passo in una sua opera successiva. Sciascia ha poi ricambiato questi apprezzamenti nel diario Nero su Nero.
Sciascia era appassionato d’arte: ci sono una serie di testimonianze relative all’arte, la sua casa di Palermo è ricca di oggetti, quadri e libri. Negli anni di Palermo, Sciascia fa lo scrittore e il giornalista: le sue collaborazioni sono a raggio molto ampio → dai giornali siciliani, negli anni successivi al Cinquanta, inizia a collaborare con riviste della Sinistra, del sindacato e dagli anni Settanta collabora con il Corriere, diretto da Spadolini. Quest’ultimo gli chiede di partecipare al giornale, rimarrà legato a questo quotidiano: molti degli articoli verranno riuniti nel diario Nero su nero. Il Corriere è stato il primo quotidiano ad allestire la terza pagina, inventata in occasione, nel 1901, ad un’opera di D’Annunzio. La terza pagina era culturale, ad oggi non esiste più. Quando Spadolini lascia il Corriere, Sciascia scrive per La stampa.
Sciascia e le case editrici
Il primo editore importante di Sciascia sarà Laterza con il libro Le parrocchie di Regalpetra. Il libro, pubblicato nel 1956, ha avuto molto successo perché riprendeva alcune istanze del neorealismo (il neorealismo ormai era declinato). In realtà, leggendo il libro, ci si accorge che la scrittura di Sciascia è diversa da quella dei neorealisti. Il punto di vista di Sciascia è insieme interno ed esterno alla materia e questo fa di lui un autore innovativo che si differenzia dagli autori precedenti.
Nel 1957 vince il premio Libera stampa di Lugano, nel ’58 fa il suo ingresso nel catalogo Einaudi e nel ’65 fa il suo esordio nella scrittura drammaturgica con L’onorevole, storia di un professore siciliano che accetta la candidatura al parlamento. Emerge l’interesse di Sciascia per la drammaturgia.
Sin dalle Parrocchie di Regalpetra, Sciascia ha avuto una componente civile molto forte: è stato protagonista di diversi interventi nei dibattiti del tempo, questa attitudine cresce nel tempo e diventa evidente durante gli anni Settanta. Nel 1974, partecipa alla campagna sul divorzio: la legge non è stata abrogata, anche grazie al fronte degli intellettuali. Sciascia, negli anni Settanta, partecipa alla vita politica: la sua attenzione ai problemi politici è stata sempre forte, ma la sua posizione è sempre stata quella di un intellettuale autonomo (Pasolini e Calvino). Tutti e tre si sono riconosciuti in un’area di sinistra, hanno collaborato con il PCI, ma con grande autonomia.
Anche Montale è un intellettuale indipendente. Pasolini e Calvino sono stati iscritti al Partito, Sciascia negli anni Settanta si è presentato alle elezioni come indipendente nella lista del PCI ed è stato eletto, nel 1975, come Consigliere regionale. A Sciascia sembrava che i giovani comunisti fossero in grado di agire come forze di rinnovamento anche nell’isola. Egli non riusciva però ad interagire, dunque si è dimesso. Abbiamo i romanzi Il contesto e Todo modo che toccano il tema delle contraddizioni della Sinistra e del potere della Democrazia italiana. Qualche anno dopo, specificamente dopo il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro, ha accettato una proposta di candidatura del Parlamento italiano da parte del Partito radicale, e si è occupato del caso Moro. Nel 1978, ha partecipato alla commissione parlamentare che indagava sul caso Moro, ha pubblicato un pamphlet, L’affaire Moro, su questo tema e non ha accettato la relazione della maggioranza, proponendo una lettura diversa del fatto accaduto. Si è così conclusa la sua attività al parlamento e negli ultimi anni della sua vita ha vissuto tranquillamente come scrittore, senza rinunciare al suo ruolo civile.
Sciascia era un intellettuale libero “Contraddico e mi contraddico”: era d’accordo nel continuare della ricerca del vero, voleva sentirsi libero di esprimere il suo pensiero. Il suo rapporto con gli editori è importante: è stato un operatore culturale in quanto consulente editoriale. Quando pubblica Le parrocchie di Regalpetra, comincia a scrivere il capitolo Cronache scolastiche, che si avvia dalla sua esperienza di maestro. Sciascia invia il primo capitolo a Elio Vittorini, che dirigeva I gettoni, collana che voleva cogliere degli esperimenti nuovi nel campo della narrativa. Vittorini e Calvino scrivevano il risvolto di copertina e valutavano gli scritti ricevuti: ciò permette di seguire il ragionamento e la scelta di un intellettuale che voleva trovare una nuova strada alla narrativa italiana. Calvino giudica lo scritto interessante, ma troppo breve, per questo lo invia all’editore Laterza che pubblica Le cronache scolastiche come articolo a sé nella collana Nuovi argomenti. Da questo momento si avvia una collaborazione tra Sciascia e Laterza che, nel caso dello scrittore, agisce come operano gli editor: revisione del romanzo secondo le esigenze della casa editrice. Sciascia accoglie i consigli di Laterza e costruisce lentamente il libro: nell’opera dell’Adelphi vediamo tutto l’iter tra Sciascia e Laterza; è la casa editrice che lo guida nella scelta dei capitoli e del titolo. Il toponimo Regalpetra riprende Racalmuto e “petra” è un omaggio verso uno scrittore siciliano che scrisse I fatti di Petra. Le “parrocchie” sono le comunità, le classi sociali del paese, che sono molto chiuse in loro stesse. La pubblicazione, nel ’56, avverrà nella collana Libri nel tempo, che aveva già pubblicato Cassola. La collana voleva rappresentare l’Italia uscita dalla guerra, quell’Italia descritta dai neorealisti, che voleva però superare l’immagine neorealista.
Elio Vittorini rimase deluso dalla scelta di Sciascia: lettere piccate, ma il rapporto torna positivo. Sciascia stimava moltissimo Vittorini, per lui era come un maestro. Passato l’esordio con Laterza, Il giorno della civetta viene pubblicato da Einaudi. Sciascia è rimasto presso la casa editrice per una quindicina d’anni, a partire dal ’74 ci sono degli scontri con Einaudi: quando Giulio decide di presentare Il Candido di Sciascia al Premio Campiello, lo scrittore è infastidito. Sciascia invita Einaudi a ritirare il romanzo. Rimane ancora per qualche anno presso Einaudi, ma il rapporto si deteriora. Nei primi anni Ottanta passa a pubblicare con la Sellerio e ne diventa consulente editoriale: la collana La memoria è costituita da titoli suggeriti da Sciascia. Egli ne scrive i risvolti, sono riuniti in un testo che, però, è stato condannato dalla famiglia perché la pubblicazione ha violato la volontà dell’autore, il quale non voleva che, dopo la sua morte, i suoi testi venissero pubblicati. L’ultimo editore di Sciascia è l’Adelphi, ne ha pubblicato l’opera omnia, precedentemente pubblicata nel 1987 da I classici della Bompiani. La curatela dei volumi è curata da Ambroise, i volumi sono divisi per cronologia, non per genere, e a ciascun volume viene associato un saggio critico.
L’itinerario di Sciascia è interessante: il rapporto dell’editore con lo scrittore non si esauriva nelle proposte e nel marketing, ma anche nella collaborazione e nella strategia culturale. Sciascia era molto disponibile nel mettere le sue competenze al servizio della società. Nel 1989 pubblica Una storia semplice e muore, poco dopo aver ricevuto il suo romanzo fresco di stampa.
Opere
Romanzi, racconti e racconti-inchiesta:
- Favole della dittatura (1950)
- Le parrocchie di Regalpetra (1956): è il racconto del periodo in cui Sciascia ha insegnato in una scuola elementare. È l’opera che lo ha portato alla notorietà.
- Gli zii di Sicilia (1960): è una raccolta di racconti.
- Il giorno della civetta (1961): è il primo romanzo di mafia non solo di Sciascia, ma è anche il primo in Italia.
- Il consiglio d’Egitto (1963): è un romanzo storico tutto proiettato verso il presente.
- Morte dell’inquisitore (1964): è una via di mezzo tra un romanzo e un’inchiesta.
- A ciascuno il suo (1966): Sciascia torna al libro poliziesco. Tutti i libri fin qui sono ambientati in Sicilia.
- Recitazione della controversia liparitana (1969): Sciascia affronta il problema di uno stato forte che ha attorno a sé una serie di stati satelliti e dei tentativi di emancipazione di questi ultimi. È un romanzo storico con riferimenti al presente.
- Il contesto (1971): non siamo più in Sicilia. Il modello è ancora quello dell’inchiesta e quello del poliziesco. Sciascia è un maestro di questo genere. Gadda lo aveva fatto qualche anno prima col Pasticciaccio.
- Atti relativi alla morte di Raymond Roussel (1971): è la ricostruzione della figura di questo scrittore.
- Il mare colore del vino (1973): è una raccolta di racconti.
- Todo modo (1974)
- La scomparsa di Majorana (1974)
- I pugnalatori (1976)
- Candido (1977)
- L’Affaire Moro (1978)
- Dalle parti degli infedeli (1979)
- Il teatro della memoria (1981)
- Cronachette (1985)
- La strega e il capitano (1986)
- 1912+1 (1986)
- Porte aperte (1987)
- Il cavaliere e la morte (1988)
- Una storia semplice (1989)
Saggi e memorie:
- Nero su Nero (1979)
- Pirandello e la Sicilia (1961)
- La corda pazza (1970)
- Cruciverba (1983)
- Occhio di capra (1984)
- Per un ritratto dello scrittore da giovane (1985)
- Ore di Spagna (1988)
- Alfabeto pirandelliano (1989)
- Fatti diversi di storia letteraria e civile (1989)
- A futura memoria (1989)
- Fine del carabiniere a cavallo (1988)
Le parrocchie di Regalpetra
Le parrocchie di Regalpetra pp. 11-12 (1956, seconda edizione del ’63). Abbiamo una premessa importante, che riprende l’edizione del ’56, sulla condizione del paese in cui vive (intento civile). Sciascia, sapendo le condizioni di Racalmuto, crede nella scrittura come colpo di spada. La scrittura è strumento di verità, conoscenza e azione, ma può anche diventare uno strumento di sopruso e falsificazione. Le possibilità di azione della scrittura sono tante e lui nutre ancora un po’ di fede nella scrittura. A Regalpetra le persone vivono lontane da libertà e giustizia: valori fondanti della ragione, si trovano declinati in tutti i testi.
Il testo è diviso in capitoli:
- Storie di Regalpetra
- Breve cronaca del regime
- Il circolo della concordia
- Sindaci e commissari
- Il prete e l’arciprete
- Cronache scolastiche
- I salinari
- Diario elettorale
- La neve, il Natale
Sciascia è scrittore e personaggio, si trova in bilico tra le due figure. Ambroise, in un articolo sullo scrittore, afferma che Sciascia sia a volte storiografo e altre volte detective. Inoltre, nota che in questo libro si può definire uno storiografo che rappresenta fedelmente la realtà. Sciascia ha un rapporto difficile con la realtà che gli si rappresenta: la sua scrittura, soprattutto nel poliziesco, procede a salti, il suo ragionamento per illuminazioni e il suo ruolo di scrittore si sposta in un’altra dimensione, a partire dal Giorno della civetta in poi, si bilancia tra i due atteggiamenti sopracitati.
Storie di Regalpetra
Nel primo capitolo, abbiamo la descrizione di un sarcofago dove si trova Gerolamo del Carretto, ucciso da un servo nel 1622. Il personaggio è perfido, ha le mani artigliate, nel suo sarcofago erano presenti ori, che sono stati rubati per guadagnare qualche soldo. Una delle note che attraversa il testo è quella dell’ironia, essa controbilancia i punti di maggiore emozione.
Breve cronaca del regime
Nel secondo capitolo, il narratore parla di sé e del suo rapporto con il Fascismo. Il rapporto viene visto con gli occhi di un bambino. → Prospettiva adottata da Calvino che mostra, attraverso gli occhi di un bambino, l’adesione ad una brigata partigiana. Un effetto straniante, ma controbilanciato dallo sguardo infantile. → Sciascia racconta come...
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