Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

con cui: piena ed intera esecuzione è data al trattato. Qui abbiamo

un atto legislativo che pone una disposizione in bianco il cui

contenuto si riempie in relazione alle clausole del trattato

internazionale. L’ordine di esecuzione opera quindi un rinvio fisso a

particolari norme internazionali puntualmente indicate. Vi è poi

l’adattamento automatico al diritto internazionale (art. 10

Costituzione). Non all’intero diritto internazionale ma soltanto alle

norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, ossia alle

norme che hanno origine da consuetudini o consistono in principi

fondamentali impliciti nella stessa esistenza e struttura della

comunità internazionale. Stando alla tesi Quadri l’adattamento si

estenderebbe anche al diritto internazionale pattizio vale a dire alle

norme poste da trattati perché tra le norme internazionali

generalmente riconosciute rientra senza dubbio quella che riconosce

i trattati come fonti di norme internazionali e ne sancisce

l’obbligatorietà (pacta sunt servanda).

II. Rinvio: vi rientra il diritto internazionale privato: quelle disposizioni

espresse negli articoli da 17 a 31 delle disposizioni preliminari al

codice civile, nelle quali si demanda la disciplina di certi rapporti al

diritto di Stati esteri.

Il territorio: si è talora contestata l’essenzialità del territorio ad aversi

 Stato, sia con riferimento alle ipotesi di sopravvivenza di uno Stato pur

essendone il territorio integralmente occupato da eserciti nemici, sia con

riferimento alle figure di Stati nomadi offerteci dalla storia e

dall’etnografia giuridica. Il primo esempio non è probante perché la

perdita temporanea del territorio non incide sulla continuità dello Stato, a

condizione che questo riesca a riespandervi l’efficacia del proprio

ordinamento. Con riferimento al secondo esempio occorre distinguere tra

sede fissa, che può mancare e territorio, che invece non può mancare

come dimensione spaziale del gruppo. Un luogo dal quale A) il gruppo

possa respingere ogni estranea ingerenza, sul quale possa

incondizionatamente esercitare il potere di governo di cui è dotato; del

quale anche B) possa liberamente disporre utilizzandolo per soddisfare le

proprie esigenze di conservazione, sopravvivenza e sviluppo. Il territorio

è dunque coessenziale all’ordinamento statale sotto due aspetti: come

oggetto di utilizzazione (spazio vitale) e come sfera, ambito o limite

dell’ordinamento e del potere statale. Essenziale è la funzione cui

adempie il territorio di circoscrivere la sfera di efficacia dell’ordinamento

statale e perciò anche della sovranità dello Stato.

Con l’avvento dello Stato moderno si afferma lo Stato-governo come

organizzazione formalmente differenziata dalla restante organizzazione della

comunità e sovrastante ad ogni autorità particolare in questa esistente. Mentre

prima l’organizzazione governante era soltanto l’organizzazione del monarca

con lo Stato moderno la situazione si capovolge: qui è invece il monarca ad

essere compreso e assorbito nell’organizzazione autoritaria, diventandone uno

degli elementi essenziali. Ma avvento dello Stato moderno non significa solo il

subentrare di un’organizzazione giuridica astratta alla persona fisica del

principe. Non c’è soltanto una nuova forma di governo, ma sorge proprio un

7

nuovo tipo di Stato. Giacché in realtà il senso profondo della trasformazione

consiste nel subentrare della sovranità della nazione o del popolo alla sovranità

personale dl monarca: l’organizzazione governante assumendo carattere

rappresentativo del popolo. Lo Stato moderno implica il postulato del

superamento del dualismo rex e regnum ossia sovrano e popolo.

La parola costituzione ha diversi significati. Primo tra tutti è quello che suol

dirsi sostanziale o materiale, perché ha riguardo all’intrinseca natura del

fenomeno (quel che, appunto, costituisce l’ordinamento nei suoi aspetti

essenziali), prescindendo così dai modi e dalle forme in cui esteriormente si

manifesta (rilevanti invece quando si parla di costituzione in senso formale),

come pure dai particolari contenuti politici-ideologici, specificamente proprio di

un certo tipo, storicamente determinato, di costituzioni statali (costituzioni in

senso storico-politico). Una costituzione in senso sostanziale si rinviene

necessariamente in qualsiasi ordinamento. Vi è pure un concetto di

costituzione che sorge e si afferma in un certo momento dell’evoluzione storica

in base al quale si contrappongono forme di Stato costituzionali a forme che

sarebbero invece non costituzionali. Le rivendicazioni del costituzionalismo

liberale e democratico ottocentesco esprimevano la duplice esigenza: a) di

dare allo Stato una certa costituzione, ossia un particolare tipo di ordinamento

diverso da quello assolutistico e feudale e che anzitutto garantisse una serie di

libertà individuali; b) di una costituzione scritta consacrata, cioè in una legge o

Carta fondamentale e solenne, per la maggior garanzia che il fatto stesso

dell’enunciazione formale dei nuovi principi avrebbe agli stessi conferiti nei

confronti di tutti. Difatti il passaggio dallo Stato assoluto allo Stato moderno

coincide ovunque con le prime costituzioni scritte, coincide cioè con il sorgere

dei documenti costituzionali, enuncianti i nuovi principi dell’ordinamento

statale. Più specialmente può dirsi che alle esigenze indicate sub a)

corrisponde il concetto politico di costituzione, come ordinamento supremo

dello stato informato a determinati principi e articolantesi nelle strutture

organizzative ad essi adeguate; mentre all’esigenza di cui sub b) corrisponde il

concetto di costituzione come documento, vale a dire come una particolare

legge tra le altre, differenziantesi per il nome, nel testo della quale quei principi

e quelle strutture sono formalmente consacrati. Non può escludersi che si

abbia una costituzione in senso politico, senza però che essa sia redatta per

iscritto in apposito documento. Così come nulla vieta che un regime

assolutistico si rispecchi in un suo documento costituzionale: che ci sia una

costituzione scritta ove manchino i contenuti storicamente caratteristici delle

forme di governo costituzionali.

Ogni volta che si ha una costituzione scritta si ha una costituzione in senso

formale. Con maggiore rigore si parla a volte di costituzione formale per

indicare una specie più circoscritta di atti costituzionali, ai quali sia riconosciuta

dal diritto positivo, in ragione della loro forma tipica, differenziata da quella

degli altri atti normativi, una particolare forza, vale a dire una posizione di

preminenza, giuridicamente rilevante, rispetto a tutte le altre fonti del diritto

dell’ordinamento considerato. Quando ciò avviene, la costituzione si dice rigida,

ad esprimere che è modificabile soltanto attraverso procedure e in forme

differenziate rispetto a quelle della legislazione ordinaria, previste ad hoc dallo

stesso ordinamento. Al contrario le costituzioni flessibili sono suscettibili di

8

essere modificate e derogate dalle comuni fonti primarie dell’ordinamento

rispettivo. Flessibili per eccellenza sono le costituzioni non scritte, formate in

prevalenza da norme di origine consuetudinaria; ma flessibili possono essere

anche le costituzioni scritte (Statuto albertino). Ovviamente il carattere della

rigidità può riscontrarsi solo nelle costituzioni scritte.

Una costituzione scritta e a maggior ragione anche una costituzione formale,

nel senso di rigida, possono dunque esserci come non esserci. Da qui

l’esigenza di ricercare un concetto sostanziale della costituzione. I vari tentativi

dottrinali di definizione del concetto oscillano tra una nozione più restrittiva

della costituzione, come l’elemento necessario all’esserci dell’ordinamento, e

una nozione più lata, alla stregua della quale è costituzione tutto ciò che

caratterizza il modo d’essere proprio e peculiare del singolo ordinamento.

Un posto particolare occupala concezione che fa capo all’insegnamento del

Kelsen: la sola che riesce a dare della costituzione un concetto che appare

dotato di tutto il rigore logico desiderabile. Per la dottrina pura del diritto,

intanto è possibile affermare che una norma è vigente validamente in un certo

ordinamento, in quanto si rinvenga in questo una norma ulteriore che ne stia a

fondamento. Il grado più alto, dal quale tutti gli altri dipendono è la

costituzione, che consiste allora nelle norme sulle norme: più esattamente,

nelle norme sulla produzione delle norme generali. Ma si pone, per Kelsen, il

problema di ricercare su quale norma ulteriore si fondi la validità della stessa

costituzione positiva e perciò dell’intero ordinamento. Si risalirà, andando a

ritroso nel tempo, ad una costituzione più antica, che sia storicamente la prima

e che sarà stata posta da una qualche assemblea o dall’arbitrio di un singolo

usurpatore; ma non essendo possibile risalire ancor più indietro la validità di

questa prima costituzione dipenderà a sua volta da una norma fondamentale

presupposta a titolo di ipotesi razionale, che ha legittimato quell’assemblea o

quell’usurpatore, prescrivendo che valga come diritto tutto quello che sia da

essi disposto o che sarà successivamente disposto dalle autorità da essi

delegate. Sarebbe questa la norma fondamentale (la Grundnorm) ossia la

costituzione materiale. Kelsen costruisce la Grundnorm come espressione del

principio di effettività che conferisce autorità legale solo a fatti mediante i quali

sia creato e applicato un ordinamento in complesso efficace. La costituzione

materiale positiva è dunque per il Kelsen l’insieme delle norme sulla

legislazione. Ed egli vi fa rientrare anche le norme che enunciano diritti di

libertà civile e politica, perché esse si traducono nella prescrizione di limiti

negativi al contenuto delle leggi future, configurandosi in questo caso, esse

pure, come norme sulla legislazione.

In linea di principio le norme costituzionali sono soggette a mutamento

attraverso i congegni predisposti per la produzione e il ricambio del diritto

oggettivo. Si pone a questo punto il problema se vi siano alcune parti della

costituzione materialmente intesa che si sottraggono a qualsiasi mutamento

legale atteggiandosi a limite insuperabile nei confronti della revisione

costituzionale: problema che compenetra in un certo senso nell’altro, della

determinazione di una sorta di supercostituzione che si porrebbe come il

nucleo originario, irreducibile e assolutamente condizionante dell’intero

ordinamento statale, tale da potersi addirittura designare come costituzione

materiale in senso stretto e per antonomasia. Nulla impedisce che certe parti

9

della costituzione siano, dalla costituzione stessa dichiarate immodificabili (art.

139 Costituzione italiana: la forma repubblicana). Ma il problema viene posto

anche in termini generali, con riguardo cioè a limiti che debbano logicamente

essere presenti in qualsiasi ordinamento a prescindere perciò dalle eventuali

clausole espresse di immodificabilità. Si parla allora di limiti logici nel senso di

logicamente necessari, in contrapposto ai limiti taciti che sono pur sempre

positivamente prescritti anche se in forma implicita. Un limite logico assoluto

sarebbe dato, stando alla concezione del Ross, dalle norme sulla revisione

costituzionale: le quali, essendo le vere norme supreme di ogni ordinamento,

ne rappresenterebbero quella che l’Autore chiama la costituzione alla seconda

potenza. Tali norma sarebbero insuscettibili di applicazione al loro stesso

mutamento. Per Kelsen poi il limite alla revisione consisterebbe nella

Grundnorm. Per Kelsen dunque tutto è modificabile purchè nei modi e forme

positivamente prescritti vale a dire a condizione che sia rispettata la

concatenazione logica delle norme, dal vertice alla base e viceversa.

Ammissibili dunque i soli limiti di contenuto che eventualmente siano stabiliti al

diritto positivo, e sicuramente illegali i mutamenti posti in essere in modo non

conforme alle norme costituzionali sulle fonti. Più spesso in dottrina viene

riconosciuto valore supercostituzionale, facendone derivare limiti alla revisione,

a norme e principi che possiamo designare di regime: attinenti cioè a quel che

si ritiene caratterizzi sostanzialmente l’ordinamento statale nella sua più intima

e vera essenza politica, nelle sue strutture fondamentali e determinanti.

Immodificabile sarebbe quindi ad esempio la forma di Stato o il fine politico

fondamentale. Si giustificano questi limiti di regime con il postulato della

superiorità del potere costituente rispetto al potere costituito, tra quest’ultimo

rientrando il potere di revisione costituzionale (sarebbe come sostituire la

costituzione con una nuova). Il problema dei limiti alla revisione si rifletterebbe

a sua volta nel problema della durata dello Stato. I mutamenti costituzionali

illegali, pur legittimandosi ex post alla stregua del criterio di effettività

provocherebbero una frattura nella continuità dello Stato; questo estinguendosi

per far posto, nel medesimo ambito spaziale-personale, ad uno Stato nuovo e

diverso.

Con riguardo alla dottrina kelseniana il Ross pone in evidenza l’irrilevanza tra

mutamenti legali e mutamenti illegali: nell’una come nell’altra ipotesi,

verificandosi il mutamento costituzionale sarebbe pur sempre necessario

ipotizzare una diversa Grundnorm capace di fondare la validità del mutato

sistema. Perché se così non fosse vorrebbe dire che niente in realtà è cambiato

e che la vecchia costituzione è tutt’ora in vigore: anche se ad esempio la

concessione di una costituzione da parte di un monarca fosse legale la

Grundnorm dovrebbe essere mutata altrimenti il monarca rimarrebbe sovrano

assoluto come prima. Il vero è che le trasformazioni costituzionali legali o

rivoluzionarie non equivalgono a estinzione dello Stato. Questa estinzione potrà

e dovrà affermarsi limitatamente ai casi in cui vengano meno in fatto gli

elementi essenziali del fenomeno statale: e dunque quando vi sia

disgregazione del vincolo politico unitario che faceva di una collettività umana

il popolo di uno Stato, o la perdita definitiva dell’indipendenza (incorporazione,

fusione, smembramento). 10

CAPITOLO TERZO: FORMAZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Assumiamo a punto di partenza la proclamazione ufficiale del Regno d’Italia

(1861). Con lo statuto di Re Carlo Alberto del 4 marzo 1848 il Piemonte ebbe

la sua costituzione scritta. Costituzione concessa unilateralmente dal sovrano

in contrapposizione a quelle nelle quali si ravvisava sul piano politico, una sorta

di convenzione o patto tra il principe e il popolo; costituzione flessibile ossia

non dotata di forza giuridica prevalente rispetto a quella della legge formale.

L’avvento del fascismo rappresenta il punto di arresto di una tale evoluzione

democratica e il punto di inizio di un opposto processo di involuzione in senso

illiberale e autoritario dello Stato italiano. I caratteri di questo periodo possono

così riassumersi: progressivo esautoramento del Parlamento e correlativa

sempre più accentuata preminenza del Governo e della figura del Capo del

Governo; abolizione del sistema parlamentare e introduzione in suo luogo di

una forma sui generis, concentrandosi la direzione politica nelle mani del Capo

del Governo, responsabile unicamente nei confronti della Corona; graduale

compressione delle libertà politiche, prima in fatto con l’intimidazione e la

violenza e poi anche in diritto attraverso l’istituzione del Tribunale speciale per

la difesa dello Stato e l’emanazione delle leggi penali di eccezionale rigore a

difesa del regime; con la soppressione dell’elettorato amministrativo e

successivamente, nel 1939, di ogni altro vestigio di elettorato politico (Camera

dei fasci e delle corporazioni subentrata alla Camera dei deputati); con

l’eliminazione dei partiti e l’instaurazione formale, nel 1928 del partito unico.

Abolizione delle libertà sindacali e creazione del sistema sindacale corporativo;

pesanti limitazioni in fatto e diritto alle stesse libertà civili elementari, sino

all’introduzione delle discriminazioni di capacità giuridica per motivi razziali.

Dal punto di vista della legalità formale qualche dubbio può aversi solo con

riguardo al primo Governo Mussolini verificatosi sotto la pressione di forza della

cosiddetta marcia su Roma ed in contrasto con i rapporti numerici dei gruppi

parlamentari: resta tuttavia innegabile che Mussolini ricevette l’incarico della

formazione di un Governo dalla Corona, si presentò con il suo Governo alle

Camere, ne ottenne la fiducia così come ottenne poi i pieni poteri, in base ai

quali si procedette alle prime riforme legislative. È dunque soltanto assumendo

a criterio determinati contenuti politici dell’ordinamento costituzionale statuario

che si parla del colpo di stato del 3 gennaio 1925, con chiara allusione ad una

rottura della legalità statuaria.

Il regime fascista entrò in crisi agli inizi del 1943. La crisi politica sbocca sul

piano costituzionale con il 25 luglio dello stesso anno, allorché la Corona

procedette alla revoca (sotto forma di accettazione delle dimissioni) di

Mussolini dalla carica di Capo del Governo, affidando la formazione del nuovo

governo al Maresciallo Pietro Badoglio. Sotto il profilo della legalità formale la

revoca di Mussolini, preceduta dalla deliberazione del Gran Consiglio del

fascismo, deve considerarsi atto di legittimo esercizio da parte della Corona di

una competenza ad essa spettante.

Il tentativo di restaurazione della legalità statuaria si fa ben più difficile e

artificioso dopo l’8 settembre 1943: abbandono della capitale e insediamento

del Re e di quel che restava del Governo Badoglio dapprima a Brindisi poi a

11

Salerno; dichiarazione di guerra alla Germania, cobelligeranza con gli anglo

americani; regime di occupazione armistiziale nelle zone dell’Italia meridionale,

e occupazione tedesca di fatto nell’Italia settentrionale, dove si instaura la

cosiddetta Repubblica sociale italiana presieduta da Mussolini. In quello che è

stato designato come il Regno del Sud l’apparato supremo di governo si

ridusse in un primo momento ai minimi termini; fu perciò necessario introdurre

numerose deroghe particolari ai procedimenti di emanazione e pubblicazione

dei decreti reali. La situazione entro quel che restava del Regno d’Italia, era

resa ancor più aggrovigliata e complessa dal contrasto tra la Corona e i partiti

politici raggruppati nei Comitati di liberazione nazionale. Attraverso varie

vicende si pervenne finalmente ad un accordo, la cosiddetta tregua

istituzionale (patto di Salerno) che permise di assorbire il movimento del CNL

nelle strutture dell’organizzazione governativa monarchica evitando l’insorgere

di un vero dualismo di poteri. Il vecchio Re prometteva di ritirarsi a vita privata

in modo definitivo e irrevocabile non appena fosse liberata la capitale,

istituendo in sua vece un luogotenente generale nella persona dell’erede al

trono, Umberto di Savoia; i partiti antifascisti dal canto loro accettavano di

andare al governo con l’impegno di rimettere la soluzione della questione

istituzionale ad un’Assemblea costituente, da eleggersi dopo la liberazione del

territorio nazionale. Il contenuto del patto di Salerno venne formalmente

consacrato nella nomina del luogotenente e nel decreto legge 151 da questi

emanato il 25 giugno 1944 che, al suo articolo 1 prevedeva, dopo la

liberazione del territorio nazionale, la convocazione di un’Assemblea

costituente per deliberare la nuova costituzione dello Stato ed in particolare

per decidere sulle forme istituzionali. Un successivo provvedimento stabilì ce la

scelta della forma di governo dovesse essere effettuata direttamente dal

popolo attraverso referendum da indirsi contemporaneamente alle elezioni per

l’Assemblea costituente anziché indirettamente attraverso la mediazione

rappresentativa della stessa. L’ordinamento provvisorio del Regno venne

integrato con l’istituzione della Consulta nazionale (1945): assemblea

consultiva, ossia incaricata di dar pareri al governo su problemi generali e su

determinati provvedimenti legislativi e composta di membri nominati dal

governo stesso. Il regime luogotenenziale avrebbe dovuto durare immutato

anche dopo il referendum, nell’ipotesi che questo avesse dato risultati

favorevoli alla monarchia. Ma così non fu essendo intervenuta il 9 maggio 1946

l’abdicazione di Vittorio Emanale III. Avendo il referendum sancito la forma

repubblicana di governo, le funzioni di capo dello Stato vennero assunte dal

Presidente del consiglio in carica sino alle elezioni, da parte dell’Assemblea

costituente, del capo provvisorio dello Stato, nella persona del senatore Enrico

de Nicola.

La vicende costituzionali del periodo transitorio corrono lungo due linee

parallele e contrapposte, perché a partire dal settembre 1943, nelle zone

d’Italia controllate della forze armate germaniche, si era costituita la cosiddetta

Repubblica sociale italiana, autoproclamantesi a sua volta come il solo legittimo

governo dello Stato italiano. Dichiarando però decaduta la monarchia, sciolto e

soppresso il senato di nomina regia, sciolto e soppresso il regio esercito per

sostituirvi una nuova organizzazione militare oltre che per la stessa

denominazione assunta, il governo della RSI aveva reciso nettamente fin

12


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

14

PESO

68.32 KB

AUTORE

flaviael

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Diritto costituzionale del Crisafulli. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: gli ordinamenti giuridici, Stato e Costituzione, analisi del fenomeno statale, il popolo, la sovranità, il territorio, formazione della Repubblica italiana.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof D'Atena Antonio.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Diritto costituzionale

Riassunto esame Diritto costituzionale, prof. D'Atena, libro consigliato Lezioni di Diritto costituzionale, Crisafulli
Appunto
Diritto costituzionale - appunti
Appunto
Riassunto esame Diritto, prof. Pirozzi, libro consigliato Lezioni di Diritto costituzionale, D'Atena
Appunto
Riassunto esame Diritto Costituzionale, prof. D'Atena, libro consigliato Lezioni di Diritto Costituzionale, Crisafulli
Appunto