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Appunti di Comunicazione di massa basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Grandi dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, Facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in scienze della comunicazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Comunicazione di massa docente Prof. R. Grandi

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anglosassoni sono un tipo determinato di giornalisti. La maggioranza degli scoop arriva da

un rapporto confidenziale che una persona ha con una fonte: questo ha una fonte che

dovrebbe essere segreta ma che vuole dare; la garanzia della fonte è il segreto

professionale. Le fonti sono poche : magistrati,poliziotti,operai di un’impresa. La fonte

contratta con il giornalista il fatto che nei prossimi 2 o 3 anni farà alcuni servizi basati su

questa fonte e che possa favorirlo. Il problema è che questa rimarrà segreta e questo non

è giusto perché può dare una notizia falsa che danneggia qualcuno(libertà di stampa). La

competizione crea aspettative reciproche e pone degli standard di qualità. Si

trasmettono le stesse notizie per non bucare la notizia.

Costruzione della realtà

Noi accettiamo la parzialità dei vari punti di vista degli attori sociali,l’informazione dovrebbe dare la

pluralità di queste perché noi non abbiamo i mezzi per sapere cosa accade nel mondo: per questo

nasce l’informazione.

Molte ricerche hanno dimostrato che l’influenza dei media è più sul livello cognitivo che non

comportamentale,sono più efficaci nello strutturare la percezione e la rilevanza degli eventi che

non nel convincere a compiere determinate azioni; è accresciuta l’attenzione verso i “media

events”,ovvero quegli eventi che posseggono una dimensione di simbolicità collettiva in quanto

prevedono la presenza dei MM. Solo negli ultimi 15-20 anni alla teoria del “determinismo sociale”

(come specchio o manipolazione) si è affiancata quella della “costruzione della realtà” attraverso

pratiche produttive e le routines organizzative dell’attività giornalistica per cui la

realtà,l’oggettività,non può essere se non in relazione coi suoi soggetti.

Ipotesi di analisi del giornalismo. 1)ideal-tipo Daniel Boorstin introduce lo PSEUDO EVENTO:

de-realizzazione della realtà: quando i MM raccontano la realtà ne costruiscono (attraverso

selezione e contestualizzazione) un suo simulacro, “una quasi realtà” altra rispetto quella che è

condivisa ed esiste indipendentemente da essi. Non sono una lo specchio dell’altra,ma sono

entrambe reali. Cioè è una DEREALIZZAZIONE DELLA REALTA’ 2) IPER REALIZZAZIONE

DELLA REALTà INFORMATIVA: di Veron: i MM sono il luogo in cui le società industriali

creano il nostro reale. Gli eventi sociali (con valori notizia) esistono solo se raccontati da essi.

Analogia: Il linguaggio ha una funzione rappresentazionale della realtà,il che presuppone che vi sia

una realtà al di fuori di esso. (Boorstin) l’altra ipotesi è che il linguaggio abbia una funzione

costruttiva. Questo dà il primato ai media informativi di costruire la realtà ignorando il pubblico (e le

loro costruzioni di realtà). Ciò è possibile solo in quanto riconosciamo nei professionisti della

comunicazione un ruolo legittimo ed istituzionalizzato di costruzione della realtà, che è sia

oggettiva e data per scontata,ma anche intersoggettivamente costruita,determinata e

collettivamente rilevante. Ma ci sono anche altri attori,processi e interazioni che collaborano con i

media informativi a “costruire la realtà” (“definitori primari”,S. Hall). Dunque il giornalista è colui che

costruisce una realtà grazie ad oggettivazioni di 2° livello, decontestualizzando eventi per

contestualizzarli nei formati informativi (trasformandoli in fatti-notizia). Dà a noi un racconto della

realtà che sia collettivamente e pubblicamente interessante. Deve porsi dal punto di vista del

pubblico e non del singolo. Non dovrebbe mai porre le sue competenze in contrasto con il suo

ruolo socialmente riconosciuto: se no fa ciò che fanno le altre istituzioni e delegittima l’istituzione

stessa. La specificità dei MM la si riconosce da : l’istituzionalizzazione del ruolo giornalistico,

l’oggettivazione di 2° grado nel mio interesse,la pubblicità come momento aperto nell’interesse del

bene collettivo. Il vincolo di quello che fanno è che devono scrivere capendo il punto di vista

pubblico perché noi li consideriamo una risorsa. I valori notizia stabiliscono quali sono gli eventi

prioritari (fungendo da agenda setting), ciò che Hall definisce “orchestrazione della pubblica

opinione”. nella maggioranza dei casi il giornalismo non si pone il problema di ri-oggettivare,ri-

costruire la realtà in funzione dell’interesse pubblico,ma di fare audience,di rispondere a certi

interessi economici o politici.

IL PROCESSO INTERPRETATIVO

Il modello informazionale. Una fonte emette un messaggio che viene decodificato

tramite un apparato trasmittente; questo segnale viaggia attraverso un canale lungo il

quale può essere disturbato da un rumore;alla fine vi è un ricevente che decodifica il

messaggio e lo rende chiaro per il destinatario. Il successo di tale modello (Shannon e

Weaver) sta nella semplice trasmissione di un messaggio nel modo più economico ed

efficace (senza distorsione del messaggio) possibile,tra due uomini, uomo e macchina o

due macchine. Per la teoria dell’informazione il contenuto di tali messaggi è irrilevante,

inoltre la nozione di codice varia dalla cibernetica alla semiotica. Diamo per scontato,tra

esseri umani,che il messaggio che ci giunge è intatto: ciò è assicurato dagli ingegneri

elettronici. Il fatto che non ci sia rumore, è la pre-condizione delle nostre conversazioni.

Modello semiotico informazionale. Deriva dal problema del significato del

messaggio,la decodifica. La comunicazione è inferenza (fare delle ipotesi,delle

deduzioni): Ci poniamo il problema del significato cui rispondiamo con inferenze.

L’emittente ha codici e sottocodici che possono essere diversi da quelli del ricevente. Se il

destinatario fa questo è attivo. L’attenzione passa dalla fonte al destinatario. È anche una

sorta di scambio simbolico. Problema della difformità (rumore) . L’unità comunicativa è

la singola frase. 4 Tipologie della decodifica difforme o aberrante.

1)problema di competenza linguistica (incomprensione per carenza di codice) tipo film

in altre lingue,arte moderna: il destinatario non comprende nulla. 2) quando viene

presupposto che l’altro condivida la mia decodifica:fraintendimento. A livello di massa ciò

si verifica quando ci sono differenze socio-culturali che creano interpretazioni diverse

(disparità di codici).

3)le persone hanno le competenze per capire il significato di quel significante ma

non si comportano come il significato che interpretano vorrebbe (se ti chiedo che ore

sono,tu capisci ma non rispondi,oppure se passi anche se il semaforo è rosso) e lo fanno

usando una scusa,inferenze circostanziali. Il messaggio è efficace a livello cognitivo ma

non pragmatico. 4)la non volontà da parte del destinatario di applicare ciò che quel

significante mi impone,per protesta. Ritengo che la fonte non sia legittimata a dirmi ciò

che sta dicendo. Es. guerre di liberazione coloniale, delegittimazione della fonte.

Ipotesi socio linguistica: si focalizza sulle “regole di contesto” ovvero ritiene che individui

appartenenti a differenti status sociali utilizzino codici differenti che portano a diverse

interpretazioni.

Guerriglia semiologica: quando si dà una codifica intenzionalmente divergente rispetto le

intenzioni dell’emittente:in tal modo può scoprirsi l’ideologismo nascosto nel messaggio.

Modello della codifica-decodifica secondo Eco. Una ragione potrebbe essere che il

destinatario non conosce bene il codice o sottocodice con cui è stato trasmesso il

messaggio(competenze linguistiche); oppure la fonte ha dato per scontato che il

destinatario faccia una determinata decodifica(competenze enciclopediche);non tutti

sono alfabetizzati alla stessa maniera: non tutti hanno accesso ai social

media(competenze comunicative).

Modello semiotico testuale: l’unità comunicativa con cui comunichiamo è il testo:

somma di messaggi che lo strutturano. Se l’unità comunicativa fosse il messaggio,

sarebbe limitante poiché rappresenta una sola sostanza (video,immagini,parole). Nel testo

invece ci sono più sostanze,posso dare più cose per scontato. Anche se non ho una

cultura enciclopedica,sono certo che riesco a comprendere almeno parte del testo. Questo

modello si applica quando guardiamo la tv, quando cambiamo canale in 2 secondi

vediamo cosa c’è. Se io riconosco una soap opera, l’emittente è stato bravo a farsi

riconoscere,cambio canale ed io mi fermo quando trovo quel che cerco. Gli altri canali

erano efficaci perché in poco ho capito cosa erano,ma mi soffermo su quel che voglio

vedere. Riusciamo a farlo grazie a competenze di genere,ci chiediamo “ a che genere

appartiene?” Per questo anche se guardiamo un tg in un altro paese capiamo che è un tg,

o ad esempio può verificarsi uno scambio di genere,come Orson Welles fece passare la

sua trasmissione radiofonica in reportage: gli ascoltatori riconobbero le caratteristiche

specifiche di quel genere. I canali all’interno dei generi creano vari format (talent). Qui sta

il carattere negoziale della significazione della notizia per cui non può essere determinata

a prescindere dal senso che lo spettatore le darà. Il fatto che alcune trasmissioni siano

spesso un mix di generi,crea un problema per il pubblico.

Media e opinione pubblica. L’ideologia è intesa come un sistema di regole che

modellano i contenuti che assorbiamo. Questa più che indurre qualcuno a fare qualcosa,

“rafforza idee” che già preesistono ed è soggiacente al pubblico ed ai mass media.

Il modello semiotico enunciazionale. (Da quello testuale). Parte dalla constatazione

ovvia che nella comunicazione di massa non c’è possibilità di interazione come negli

scambi interpersonali. Funziona attraverso un testo (foto,video..) enunciato che viaggia da

solo,dunque la comunicazione è nel testo. Ciò che i destinatari ricevono non sono

messaggi singoli ma insiemi testuali che interpretano. Perché una comunicazione di

massa sia efficace devo simulare nel testo mass-mediale la situazione di enunciazione

(cioè faccia a faccia). Il testo è prodotto da un enunciatore empirico (redazione,persona

singola,regista) che sceglie il contenuto e il modo,pone il simulacro di sé stesso in

esso,quello del destinatario (immagina eventuali dubbi o aspettative di questo)e il loro

rapporto. Il testo è efficace quando il destinatario si identifica nel simulacro del

destinatario e comprende. Un esempio possono essere il pubblico nei talk show, o uno

spettatore che chiama una trasmissione,o la semplice menzione “chi ci guarda”.. È una

competenza semantica e modale (di manipolazione). Ho più possibilità di essere chiaro se

i destinatari sono simili tra loro,così posso porre un simulacro simile nel testo, se no devo

segmentarlo in vari messaggi per varie tipologie di persone. Quindi prima di produrlo

devo pormi il problema di chi sia il destinatario.

(Semiotica di Eco) Il topic è uno schema abduttivo,un’inferenza del destinatario per

comprendere il testo (pragmatico); l’isotopia è necessaria a livello semantico per la lettura

uniforme della storia.

Testo efficace. Un testo ha bisogno di un destinatario che vi dia un’apertura,un senso,ma

anche di una struttura che lo preservi da interpretazioni devianti,poiché un testo ha infinite

interpretazioni. La teoria della cooperazione interpretativa in quanto dialettica tra intetio

operis e intetio lectoris, sottolinea che il lettore può “resistere” a qualsiasi intento

manipolatore dell’autore del testo, e dall’altro lato l’autore,se vuole che il testo sia

efficace,deve prevedere quali possono essere le possibili interpretazioni di esso.

La pubblicità. Il modello comunicativo di Chabrol e Charadeau sottolinea un’antitesi tra

ricevente empirico e ricevente ideale del messaggio pubblicitario. Ad es. nelle pubblicità si

scelgono spesso personaggi appartenenti all’elite,anche se è rivolta più ampiamente a

coloro i quali aspirano a far parte dell’elite. Il carattere enunciatario proposto nelle

pubblicità mette in scena un discorso persuasivo che incita il destinatario, rappresentato

come “mancante” di qualcosa facendo passare il prodotto come un aiutante nell’esaurire

questa mancanza. Seduzione e provocazione sono strategie essenziali.

Tramite le strategie enunciative possiamo distinguere due grandi tipi : strategia della

complicità e della distanza. Con la strategia della complicità si interpella il lettore, o il

protagonista di una situazione. Avviene una messinscena di un dialogo tra enunciatario ed

enunciatore in cui si instaura un senso di comunione di valori per cui si tende ad usare il

“noi” inclusivo. C’è poi la strategia della distanza. La distanza pedagogica: C’è un

distanziamento tra enunciatore,che spiega,guida,consiglia,l’enunciatario riguardo ciò che

vuole sapere (es,nelle guide turistiche.) La distanza non pedagogica: una sorta di

reportage oggettivo su come ci si pone di fronte un determinato problema in terza persona

dove l’enunciatore illustra affermazioni. Non ha un intento fattivo ma una veicolazione di

sapere. Di solito il destinatario è uno che vuole informarsi più che risolvere un problema.

(Giornalismo d’inchiesta) una testata scegliendo l’una o l’altra trasmette qualcosa di essa.

Consumo televisivo: negli anni ’80 i Cultural studies spostarono l’accento dal testo al

contesto di fruizione del messaggio,concentrandosi soprattutto sul consumo televisivo . La

prima ricerca dei Cultural studies è la “Nationwide Audience” dove Morley ha tentato di

capire la differenza tra le varie letture che vengono fatte di uno stesso testo all’interno di

una popolazione. due punti: analisi del testo, analisi del contesto di lettura. Ha

evidenziato che il testo (in questo caso televisivo) era polisemico, ci sono vari modi di

interpretarlo nonostante una lettura preferita: il significato che l’emittente ha dato. I testi di

fiction sono interpretati in modi molto diversi quindi ha poco senso parlare di lettura

preferita. Il contesto di fruizione : la decodifica è un processo che fa riferimento alla

selettività di attenzione , le interpretazioni in base alla propria storia: non è un processo

di lettura ma un processo in cui chi guarda mette molto di sé, interpreta. Nel suo studio

“Family television” Morley evidenzia che gli uomini quando sono a casa impongono i

propri programmi a tutti e pretende silenzio; la fruizione delle donne è “spezzettata”: si

segue mentre si fanno i servizi di casa. Quando in casa si cambiava il televisore (B/N

eccetera) quello precedente veniva messo in cucina, dove la donna la vedeva. Quindi i

legami in famiglia vengono riprodotti nella fruizione televisiva. La fruizione televisiva è

una visione di gender. Le analisi di Morley coprono l’analisi dell’audience e del

contenuto. Non ha analizzato gli effetti.

L’etnografia: relativa all’audience è un’attività tramite cui si tenta di afferrare,tramite

osservazione,interviste e colloqui in profondità,il senso della comunicazione analizzando

gli assunti condivisi,le percezioni,degli attori analizzati. Quindi ciò suppone che il

ricercatore penetri nell’ambito privato dei soggetti analizzati: la loro casa. La famiglia

viene considerata l’audience primaria della televisione.

Dorothy Hobson ha fatto anch’essa una ricerca etnografica, andando a casa della gente

per vedere come interpretano i significati dei testi, perché non siamo spettatori passivi. Ha

capito che il significato che viene dato dai telespettatori non fa riferimento alla puntata ma

all’intera serie. La singola puntata è un testo parte di un macro testo. L’interpretazione

era influenzata anche dal contesto familiare. Per alcuni gruppi di spettatori il programma

era oggetto di discorso all’interno del proprio ambito comunitario. 3 attori del programma:

chi produce il programma, il testo, e il tipo di interpretazione che attua l’audience.

Buckingham ha analizzato la serie EastEnders e descrive il processo di ricerca in 4 aree.

1)La produzione 2)Possibili interpretazioni 3)Tra l’ideazione del testo e la messa in onda

c’è la fase di promozione che tenta di indurre a vedere il programma e induce una “lettura

preferita” 4)Consumo del programma.

Dal punto di vista metodologico Lull propone di divid

ere la ricerca in quattro fasi: oggi è proprio questo processo che viene

contestato,preferendo un metodo in cui le fasi siano meno distinte come anche sia meno

definito l’oggetto analizzato. i problemi riguardo la 1.definizione di campione dipendono

non tanto dalle caratteristiche della famiglia da osservare,quanto più dalla loro disponibilità

a collaborare. Queste vengono scelte tramite la mediazione di organizzazioni più o meno

formali cui le famiglie appartengono:così il soggetto è già “costruito” e non socialmente

dato come nell’etnografia tradizionale. Per quanto riguarda le 2.tecniche di osservazione

l’osservatore dovrà cercare di alterare il meno possibile le azioni quotidiane degli

osservati,mentre registra audio o video di essi. 3.Raccolta dei dati: la parte iniziale della

ricerca riguarda la raccolta delle storie dei membri familiari; la parte centrale è la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiasso_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione di massa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Grandi Roberto.

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