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Lezione 29 settembre: l'essere umano e l'intelletto

L'essere umano utilizza l'intelletto per dare risposte a dei quesiti che ovviamente rimangono sullo sfondo. La prima esperienza culturale in assoluto è rappresentata da colui che prova a dare risposte a quesiti che terrorizzano l'essere umano, a cui non si riesce a dare una spiegazione: ad esempio i fenomeni atmosferici. L'uomo della preistoria vede che il cielo si oscura e che comincia a cadere acqua dal cielo e si spaventa perché non riesce a spiegarlo. La cultura prova a dare risposte a domande che generano paura nell'essere umano. Per avere cultura ci vuole una collettività all'interno della quale si elabora una serie di concetti che tentano di dare una risposta a dei quesiti difficili (lo stregone cerca di interpretare il fulmine, il tuono o tutti i fenomeni naturali: il rapporto con la natura è fondamentale. Quindi, riuscire a interpretare la natura significa provare a sopravvivere, con l'aiuto della natura).

La figura dello stregone

La cultura quindi deve avere una collettività, dei problemi da risolvere, e qualcuno che li interpreta. In tutte le culture e le società c'è una figura che mette in contatto l'essere umano con i fenomeni naturali. Lo stregone non è un uomo d'azione, ma è un uomo dotato di una particolare capacità analitica. È colui che riesce ad avere delle visioni, dotato di particolare sensibilità, utilizza anche degli strumenti naturali che lo avvicinano allo spirito del reato: si struttura quindi una certa ritualità (interpretare le viscere degli animali). La figura dello stregone diviene una figura speciale, e la sua figura viene quasi raffigurata come una semi-divinità. Per raggiungere questa connessione con la natura e il soprannaturale venivano anche utilizzate sostanze stupefacenti.

Le risposte che vengono date non sono risposte scientifiche, ma sono risposte che attingono alla capacità creativa di dare delle spiegazioni a determinati fenomeni (il fulmine inteso come strumento di punizione per l’uomo): lo stregone si fa da mediatore con il soprannaturale.

La società primitiva e l'arte

Il primo obiettivo di una società primitiva è quello di sopravvivere. Lo stregone è anche facilmente riconoscibile, perché si connota in modo diverso rispetto agli altri membri della società. Prendendo in considerazione le prime civiltà (assiri, babilonesi, egizi), cosa succede? L’elaborazione culturale cambia perché sono società più complesse. La cultura deve dare risposte molto più articolate. Tanto più una società si articola e diventa complessa tanto più lo stregone si trasforma in un sacerdote. La società conosce dei nuovi generatori di cultura, cioè uomini che elaborano prodotti funzionali per la società: ovvero l'arte.

L'arte è una nuova elaborazione culturale. A cosa serve l'arte? È un mezzo di espressione e cerca di dare risposte a domande di carattere identitario; l’arte ha anche una funzione educativa. Attraverso l’arte si prova a trasmettere dei saperi. L’arte serve anche a celebrare i grandi personaggi di una società e sottolineare la supremazia di una parte di una società sul resto di essa (una famiglia, un gruppo di elitari, un cacciatore: i grandi campioni delle Olimpiadi che venivano celebrati dai grandi filosofi e scrittori).

Dalle esperienze si impara: tramandare da una generazione all’altra delle conoscenze: l’arte ha anche una valenza educativa ma anche morale ed etica, perché tramite l’arte si riesce a scrivere un decalogo di ciò che è lecito e non lecito all’interno di una società. L’arte ha anche un’altra valenza: quella di divertimento e rendere piacevole la vita, dare un senso alla vita. In questo modo nasce il concetto dell'estetica. L’uomo civilizzato ha anche una sensibilità per ciò che è bello.

La cultura come risposta

La cultura deve dare delle risposte per aiutare l’essere umano a vivere il meglio possibile. Lo storico deve evitare di creare degli errori interpretativi, che sono generati dall’utilizzo di strumenti impropri per interpretare il passato (lo storico si muove dal presente al passato, ma non può interpretare le dinamiche del passato con gli strumenti interpretativi del presente). Lo storico deve interpretare il passato calandosi nei panni di coloro che hanno vissuto nel passato.

Lo storico ha due compiti fondamentali: la narrazione e l’interpretazione degli eventi. La storiografia cambia nel corso del tempo. Erodoto racconta tutto quello che gli viene riferito (non verifica la credibilità delle fonti; non è una storiografia scientifica). Tucidide invece riporta soltanto delle cose di cui è certo o è certo delle proprie fonti. Per lungo tempo la storia è stata per molto tempo la storia degli avvenimenti: ovvero lo storico doveva limitarsi a riportare le date dei grandi avvenimenti che si succedevano (ascese al trono, guerre, battaglie, epidemie): si limitava quindi a raccontare. In genere la storia si occupava soltanto di eventi internazionali, ovvero di rapporti tra gli stati. Successivamente la storia diventa sempre più complessa perché deve essere interpretata: interpreta la cultura, la società, l’economia. Quindi la storia vede il proliferare delle fonti (scritte, non scritte, indirette, dirette). Interpretare diviene il ruolo fondamentale dello storico.

Lo storico comincia a studiare il medioevo a partire dall’architettura di castelli, chiese, ecc. e all’interno dei castelli hanno molto spesso trovato un corridoio che collegava l’ala padronale con l’ala più povera, dove viveva la servitù. Questo cunicolo veniva utilizzato dalla servitù al mattino per fare per raggiungere l’ala del signore del castello e svolgere le proprie mansioni. A metà di questi cunicoli c’erano degli altari finemente decorati con immagini sacre affidate a grandi artisti: ma come mai queste forme di arte venivano messe in un posto dove il signore non andava? Si capì poi il perché di questa scelta: da un lato il signore aveva questo approccio molto “platonico” nei confronti delle nobildonne e molto più materiale nei confronti della servitù. Il signore utilizzava questi cunicoli per “stare” con la servitù: poi tornando indietro, si fermava davanti la nicchia, chiedeva perdono perché aveva peccato prima di ritornare al fianco della consorte.

Cultura in età classica

Proliferano soggetti che producono la cultura, perché le risposte da dare sono sempre maggiori. La religione perde il monopolio della cultura, e accanto ad essa si creano dei produttori di cultura di carattere laico. Nel momento in cui la religione non riesce a “controllare” tutto pone come strumento la censura (la cultura romana era molto più edonistica e materialistica, perché la qualità della vita era molto più bassa: si tendeva quindi a vivere il più possibile i piaceri terreni: carpe diem). La cultura affianca alla religione una forma di saggezza, che affianca l’uomo nel corso della propria vita, sul come comportarsi: la filosofia. La cultura è funzionale alla società di cui è espressione. Nell’antica Roma i gladiatori erano considerati un divertimento e un passatempo: la sacralità dell’individuo non aveva la stessa considerazione che aveva nella cultura moderna: quindi la morte di uno schiavo non era un problema.

La nazione e la civiltà greca

Punto di riferimento: la nazione. Nell’antica Grecia non esiste il concetto di nazione. Sono la civiltà per antonomasia. Distinguono i greci da quelli che non lo erano, ovvero i barbari: li chiamavano barbari perché disprezzano tutti gli altri idiomi che non facevano parte della cultura greca. I greci disprezzavano tutto ciò che non faceva parte della cultura e della tradizione greca. La cultura molto spesso non è qualcosa di fisiologico, ma qualcosa di artefatto e costruito. La tradizione non nasce spontaneamente ma viene costruita apposta. Quindi la cultura greca non è nata in modo spontaneo, ma è nata attingendo dagli stessi “barbari” che loro disprezzano tanto.

La cultura, con la civiltà greca, diviene tramandabile anche in maniera scritta e non solo in maniera orale. La tradizione e la cultura servono a dare un’identità ad una popolazione. La civiltà, in questo caso greca, si oppone ai barbari, come ad esempio i persiani. Ma la Grecia è diventata quella che sappiamo grazie anche ai contatti che ha avuto con altre culture. La storia la scrivono i vincitori, in questo caso i greci, e proprio i greci hanno quindi scritto la storia elogiando il proprio popolo e la propria cultura.

Il concetto di nazione nell'antica Roma

Per la prima volta il concetto di nazione lo incontriamo con l’antica Roma. Nell’antica Roma la nazione aveva una valenza negativa: erano tutte quelle tribù, le nazioni barbariche, contraddistinte da usi e costumi diversi, tutte quelle comunità che non fanno parte della cultura romana. Tutto ciò che non è romano era considerato negativo. Oltre al confine culturale, c’era anche un confine geografico, basti pensare al Vallo di Adriano.

Lezione 30 settembre: nazione e impero

È importante concepire la differenza tra nazione e impero. La lingua è il primo tratto culturale che tiene insieme una determinata popolazione. Il secondo tratto culturale che viene tenuto conto sono le leggi (il diritto diviene una fonte quasi scientifica: dovevano esserci delle leggi chiare e uguali per tutti che tutti dovevano rispettare). Ci sono anche i luoghi della cultura che sono luoghi di aggregazione sociale, come le terme (dove i romani andavano non solo per curare la propria salute, ma i signori facevano politica e concludevano affari nelle terme). Roma esporta non solo la propria cultura, ma esporta anche la propria architettura: le città romane si assomigliano un po' tutte perché hanno determinati tratti riconoscibili di una tipica città romana o dell’Urbe. La cultura si costruisce non solo in maniera astratta ma anche in maniera molto concreta.

L’antica Roma ha questo carattere universalistico. La Roma repubblicana tendeva a soggiogare i propri rivali. La nazione ebraica invece, non si piega alla cultura romana e quindi si capisce che bisogna andare verso un compromesso, ovvero la figura dell'imperatore.

Genesi della nazione

Dentro la cultura romana ci sono le radici della cultura occidentale. Dentro la cultura romana sopravvivono elementi contraddittori. La base della cultura romana era il commercio. Roma ha una valenza commerciale, imparano l’arte di navigare grazie agli etruschi. Hanno inventato anche la moneta, creando una sorta di unità economica, che viene utilizzata per commerciare in tutto l’impero. I romani fondano tantissime città. Nel momento in cui l’impero romano si declina, le città però continuano a esistere. Quando ci fu la divisione dell’impero tra Oriente e Occidente, dell'impero romano d’occidente, il punto di riferimento non diventa più il commercio ma l’agricoltura: quindi le famiglie romane compravano grandi appezzamenti di terra.

Roma crea anche le leggi scritte con il diritto romano. Ma ad un tratto Roma comincia ad andare in crisi. Dopo averla perseguitata, Roma abbraccia la fede cristiana, trasformandosi in un impero monoteista. In questo modo la chiesa si sostituisce al potere temporale dell'imperatore. La Chiesa raccoglie quelle che erano le istituzioni della vecchia Roma e questa tradizione sopravvive nei secoli. Due sono le eredità: le città, il latifondo, ma anche la lingua, le leggi scritte e una religione.

Dopo l’ultimo imperatore, cominciano a strutturarsi dei elementi nuovi. Le varie tribù barbariche cominciano a scontrarsi per il predominio territoriale (Visigoti, Longobardi). Le popolazioni che entrano nell’impero romano lo facevano perché erano delle popolazioni in crisi, che scappavano dalle orienta all’occidente, e che scappavano dai Mongoli. Trovano un soggetto più debole di loro e quindi riescono ad entrare nei confini dell’impero romano. Queste popolazioni non hanno un'identità universale, ma un’identità particolare e sono molto gelosi della propria identità. Per la prima volta la nazione si affaccia con una valenza positiva.

Espansione delle popolazioni barbariche

Nel momento in cui queste popolazioni si espandono, ma non per razziare, un conto è controllare un territorio. Non sanno governare un territorio perché non è una nazione che si stabilisce in un luogo ben preciso. Allora ricorrono ad elementi presi dalla tradizione romana. I longobardi hanno bisogno di leggi, di una capitale, di un palazzo dove esercitare le proprie funzioni: riciclano tutto quello che i romani avevano scartato. Queste popolazioni si convertono tutte al cristianesimo, che fino a poco prima erano politeisti: divenendo cristiani si prende in dote le leggi del diritto canonico per riuscire a governare.

La nazione viene recuperata per mantenere il particolarismo che ha bisogno di attingere all’universalismo. Le grandi nazioni europee hanno come base economica l’agricoltura, sono economie chiuse (che sono autosufficienti) che fa pensare al grande latifondo romano, basata sul proprio equilibrio interno. E il sistema di riferimento su cui si basano è il sistema feudale. Ogni nazione era come un villaggio autosufficiente. Quando Roma crolla tramanda a queste nazioni nomadi il culto dell’agricoltura e della sedentarietà, costituendo il sistema feudale (al vertice c’era il signore e poi tutti i suoi servitori).

Municipalismo in Italia

Nella penisola italica, accanto alla presenza del latifondo emerge un’altra tradizione, il municipalismo. Rinascono le città per difendersi dalle invasioni barbariche, e rinascono non come un ombrello universale, ma in maniera particolaristica. Ogni municipio quindi è geloso del proprio stemma. L’antica Roma lascia delle lunghe tradizioni che si innestano sull’albero del particolarismo: la nazione piuttosto che il municipio.

È nel medioevo che si formano tutta una serie di tradizioni che formeranno la cultura occidentale. Accanto alle grandi monarchie, rimane in piedi il sacro romano impero, che aspira ad un potere universalistico. L’imperatore è tedesco, ma prova a porsi come universale, ed entra in collisione con gli stati nazionali e con il Papa, che ambisce anche esso a sostituire il sacro romano impero.

Abbiamo un’altra tradizione: le città. L’universalismo romano viene raccolto da soggetti diversi. Le città-stato hanno una visione di tipo particolaristico. L’impero e il papato hanno una visione universale. Proprio per questo vanno a scontrarsi per il potere politico. Il feudatario del Re di Francia giura fedeltà alla dinastia francese. Ogni nazione parla la propria lingua e il proprio idioma. L’unico elemento che aggrega tutti questi soggetti è il cristianesimo.

Il grande fermento medievale

Il grande fermento medievale nasce tutto all'interno della penisola italica. La penisola italica vede il fiorire delle città stato con il fiorire del commercio e della manifattura, introducendo la figura del mercante. La categoria che reintroduce il mercante è la categoria del rischio, è pronto a rischiare. Non rischia soltanto le proprie fortune, ma è pronto a rischiare anche la propria vita per rimettere in moto il commercio. In quel periodo storico viene introdotto anche il gioco d’azzardo.

Il mercante è aperto alle novità che possono essere utili per fargli guadagnare più soldi (categoria del rischio e apertura mentale). È il mercante che trasforma la cultura occidentale. La figura del mercante è figlio della città, figlio della borghesia (i ceti borghesi infatti vengono rivalutati e acquistano importanza). Il mercante è soggetto curioso e pragmatico, perché prova a riutilizzare le novità a fini pratici. Questa figura del mercante trasforma il rapporto tra occidente e oriente, il quale ha una cultura molto più sviluppata (astronomia, medicina, astrologia).

La cultura che è in mano alla chiesa è una cultura teoretica e teocratica e si occupa di studiare il soprannaturale, tutte cose astratte e teoriche, quindi c’è anche una censura tra ciò che è lecito e ciò che non è lecito, perché non sono funzionali alla cultura del tempo. I mercanti imparano a commerciare: imparano dagli orientali a gestire le tecniche finanziarie. In Europa, i grandi movimenti innovatori venivano repressi dalla Chiesa (esempio di San Francesco: Catari e Patari). I mercanti applicano le proprie conoscenze a fine pratico. Il mercante cambia le sorti degli equilibri militari tra occidente e oriente.

Il mercante porta due cose: la polvere da sparo e un’arte più moderna di fondere i metalli, e l’arte della navigazione.

Perché questo cambia tutto?

Le prime tecniche di fusione introdotte in Europa servivano a fondere il metallo delle campane delle chiese. Più avanti queste stesse fonderie iniziavano a fondere metalli per costruire i primi mortai. Tutte queste cose fanno nascere il vascello armato. Le fonderie occidentali costruiranno i cannoni da teatro, che potevano essere spostati. L’oriente viene scavalcato dal rischio e dalla curiosità dei mercanti soprattutto italiani. Il mercante non è interessato all’arte e alla cultura, in un primo momento. Ma hanno un bisogno che ci sia la lingua scritta, per scrivere documenti che certifichi lo spostamento delle merci. Il mercante parla una lingua orale, il volgare, che si trasforma in lingua scritta per motivi economici.

La lingua italiana nasce non per motivi politici o culturali, ma per motivi pragmatici ed economici. Il mercante non si ritiene italiano, ma si ritiene milanese, senese, ecc. (attaccato alla propria città).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maridand di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della cultura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Battente Saverio Luigi.
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