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Il linguaggio dell'arte romana

Lo scopo del presente lavoro "Il linguaggio dell'arte romana, un sistema semantico di Holscher" è l'interpretazione del linguaggio figurativo romano ai fini di comprendere la civiltà a cui appartiene. Le forme e lo stile non identificano solo i singoli individui, ma gruppi più ampi di interi periodi o ambiti culturali. Il linguaggio figurativo è composto da una serie di strutture flessibili sviluppato in una fascia di spazio temporale distinta.

Origini e sviluppi

I primi che hanno cercato di spiegare tale linguaggio furono Brendel per un'arte al plurale e infine Zancher per indicare i tratti caratteristici di tale linguaggio. Spesso l'arte romana viene privata della sua creatività perché pensata come continuazione di quella greca. Tale dipendenza era nota allo stesso Winckelmann che non riconosceva l'originalità romana.

Dal XIX secolo si cercò di rivalutare l'arte senza inserire anche l'arte greca, privando quella romana della sua valenza greca. Oramai siamo consapevoli della dipendenza dell'arte romana da quella greca, ma ciò che è importante è analizzare le opere non solo dal punto di vista della produzione ma anche della comunicazione.

Arte greca e arte romana

Quindi bisogna domandarsi quale compito aveva l'arte greca all'interno della civiltà romana. La risposta potrebbe essere molto semplice affermando che ogni epoca ha adottato il modello greco in base alla propria vicinanza agli ideali stilistici. Da questa idea nasce la concezione dell'arte romana oscillante tra arte classica e barocca.

Quindi all'interno dell'arte romana possiamo trovare elementi identici elaborati in stili differenti a seconda dell'epoca. Il pluralismo della scelta dei temi era tale da non determinare un gusto unitario. Un esempio è il fregio dell'Ara Pacis con la processione dell'imperatore che si riallaccia a quella del Partenone e il fregio piccolo con il corteo sacrificale che non possiamo invece definire classico.

Modelli e temi

I temi presenti all'interno dell'arte greca vengono presi a modello in epoche differenti con molta flessibilità, ciò che era determinante era la lavorazione del marmo. I vari modelli scelti venivano selezionati anche mediante il contenuto delle opere.

Interessanti sono le realizzazioni delle battaglie, possiamo riconoscere gli inizi nel Mosaico di Alessandro da Pompei, copia del dipinto dell'epoca successiva alla morte di Alessandro Magno. La composizione è di tipo ellenistico, dove la posizione di ciascun personaggio è studiata in base al suo avversario: Alessandro e i Macedoni attaccano da sinistra verso il centro; i persiani, ogni personaggio, è studiato per creare un movimento collettivo e ha un proprio ruolo.

Nelle scene di battaglia classiche vincitori e vinti avevano un grande legame per creare un maggior pathos. Tale concezione ha una controparte letteraria nella storiografia tragica dell'ellenismo, quando si volevano porre gli elementi ben visibili e riconoscibili da tutti. Per Aristotele, per suscitare pathos bisogna rappresentare le uccisioni. Se i vincitori non uccidevano i vinti, questi si toglievano la vita, tutto era descritto minuziosamente dai volti agli indumenti.

Linguaggio figurativo e storiografia

Ma tra linguaggio figurativo e storiografia vi erano delle differenze: il primo aveva lo scopo di lodare il vincitore, la storiografia raccontava i fatti accaduti in modo distaccato. Tali elementi ellenistici vengono ben accolti a Roma, un ruolo importante dovevano averlo i quadri visto che venivano portati nei cortei trionfali, in quanto dovevano accrescere la gloria. In epoca repubblicana si cercano nuovi elementi per rappresentare il pathos.

Nel trionfo di Pompeo nel 61 a.C., vi è un aneddoto di assalto notturno che nei quadri viene rappresentato per aumentare la tragicità. Così nel trionfo di Cesare vi è la descrizione dettagliata della morte dei suoi avversari. Tutto ciò avviene anche nei monumenti, dopo la battaglia di Azio nel tempio di Apollo in Circo troviamo un fregio con le scene di monomachie alla maniera classica.

Rappresentazioni e simbolismo

L'esaltazione della vittoria non esclude la partecipazione al dolore dei vinti che accresce la gloria del vincitore. In alcuni casi vi è una separazione netta tra vincitori e vinti, come nella gemma augustea, dove il vincitore è in trono e i vinti si trovano nella parte inferiore come sottomessi. La colonna Traiana non rappresenta solo scene di battaglia ma anche il suicidio dei Daci, sempre per accrescere tragicità e pathos.

La maniera ellenistica si svilupperà anche per la rappresentazione del cerimoniale di stato, nell'Ara Pacis troviamo personaggi che sono composti e posizionati alla maniera classica, addirittura c'è un richiamo all'himation greco. Nella cerimonia si deve esprimere la regalità, la solennità e la maestà alla maniera di Fidia oppure quella di Policleto per giungere alla dignità imperiale.

Sculture e modelli classici

Tale dignità vien raggiunta con il periodo augusteo, ricordato come uno dei più ricchi per la pace portata. Augusto cerca di riportare la dignità classica in qualsiasi ordine, da quello sacerdotale al senato. Per quanto riguarda le sculture a tutto tondo, vengono ripresi i modi di Policleto, composte da una bellezza fisica ideale.

Tra le figure femminili greche possiamo ricordare l'Afrodite Capua del IV secolo a.C., immagine della dea dell'amore che ammira il suo corpo sul riflesso dello scudo di Ares. La rielaborazione di questa statua si ha nel II secolo a.C., come per esempio la Venere di Milo. La Nike che scrive è un motivo che si trova già nel IV secolo, mentre la vittoria che scrive sullo scudo è presente più tardi del II a.C. su gemme in vari modi: seduta, alzata o con un piede poggiato.

Per il dio della guerra si usa invece il modello di Ares Borghese di Alcamene. Quindi possiamo affermare che nella rappresentazione delle divinità viene preferito il modello classico più severo e regale.

La villa dei Papiri

Per quanto riguarda l'apparato della villa dei Papiri, viene preferito un allestimento di tipo contenutistico. Nel peristilio a giardino si trova il busto di Atena, da dove proviene anche la testa severa arcaizzante, forse di Apollo. Sempre qui sappiamo dell'esistenza di due teste di Tablinum che impersonano l'ideale umano dei greci, l'atleta e il bell'efebo, in una stanzetta della villa anche un personaggio barbato, forse Dioniso.

In età romana vengono ripresi temi dionisiaci come fauni, satiri e putti. L'Ara Pacis è un monumento dove si può ammirare la pluralità dei temi e la flessibilità romana, nei fregi con la processione e quelli con il sacrificio che testimoniano due stili differenti nello stesso periodo. Va inoltre ricordata la figura di Livia che ha delle caratteristiche ellenistiche nel panneggio.

Nel fregio piccolo vi è un motivo realistico che non è classico. Diversi dalla classicità sono anche i rilievi allegorici, come per esempio la lastra di Enea, dove Enea è classico ma gli officianti no (personaggio posteriore piegato sul maiale). I temi greci venivano ripresi continuamente e filtrati attraverso quelli romani. Di conseguenza, affermare che l'arte romana serviva non solo per registrare la realtà storica ma esemplificare ideali concettuali, ciò concesse forme di stilizzazione assai diversificate.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanderwoodsen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Slavazzi Fabrizio.
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