Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Ara Pacis Augustae Opera di una serie di artisti greci che rielaborano temi classici, rifacendosi al

Partenone e non solo, e propagandando l’idea dinastica.

Questa teoria sull’arte augustea negli anni ’60 cominciò ad avere molto favore presso gli studiosi

anglosassoni (propaganda tramite l’arte).

Cronologia augustea:

63 nascita.

31 battaglia di Azio.

30 morte di Cleopatra e acquisizione del tesoro Tolemaico, con cui riesce ad avere il controllo diretto

dell’esercito.

27prende il titolo di Augusto (potere religioso) e a carica di Imperium Proconsulare Barus (potere

politico).

23prende la carica di Tripudicia Podestas, trasmissibile ai successori, tramite la quale ha la facoltà di

emanare leggi.

Ciò che si sa di Augusto è basato principalmente sulle Res Gestae Divi Augusti, una sua opera che si

conosce tramite monumenti epigrafici e (monumentum ancirarum) che riportano delle informazioni sulla

politica da lui messa in atto. Sotto Augusto Roma divenne erede del progetto imperiale di Alessandro

Magno, e vi fu una larga esaltazione tramite l’architettura della politica augustea (aura esa). Una delle

prime iniziative promosse dopo l’appropriazione delle spoglie alessandrine (Svetonio: Augusto trovò Roma

in mattoni e la lasciò in marmo). C’è un ruolo decisivo del modello classico e da maestranze greche,

dell’Asia Minore e delle cicladi. Diverse cave di marmo erano all’epoca sotto sfruttamento intensivo

(marmo ludense, da Lodi, e marmo di carrara) e di proprietà imperiale. Vi fu inoltre un incremento di

costruzioni utilitaristiche (gli acquedotti furono messi spesso sotto la giurisdizione di Agrippa). Sotto

Augusto furono restaurati quattro acquedotti repubblicani e ne furono costruiti due nuovi. All’incremento

economico corrispose altresì anche quello demografico, con politiche e leggi a favore.

Durante il I° secolo confluirono in Roma molti homini novi che ricevettero anche cariche alte, anche a causa

del dinamismo dell’epoca e la classe dei cavalieri ebbe una graduale preminenza nella società e nella vita

politica.

29 a.C. Ottaviano celebra un triplice trionfo (a nome dell’Imperatore e non del generale che aveva vinto

le battaglie) per la battaglia di Azio, per l’Egitto e per una rivolta domata in Illiria. Nell’ambito delle

celebrazioni fece costruire diversi edifici nell’area dei Fori Imperiali. Il Tempio del Divo Giulio (Templum

Divi Iulii) costruito dove, tradizionalmente, ci fu la pira funebre di Giulio Cesare e di fronte ai Rostra

(monumenti legati al trionfo, con i rostri delle navi sconfitte). Ai lati dell’edificio vi erano due archi di cui

rimane poco. La nuova Curia (Curia Iulia), il luogo di raccolta del Senato, particolarmente rilevante visto lo

stato di finzione repubblicana voluto da Augusto. Oggi è visibile quella tardo antica, visto che quella

costruita sotto Augusto bruciò nel III° secolo, seppure ne rimanga memoria tramite la numismatica.

La Curia Iulia era un edificio abbastanza semplice, gli acroteri erano formati da figure marittime che

rimandavano alla battaglia di Azio, la quale iconografia, essendo stata effettivamente una guerra civile,

alludeva sottilmente alla vittoria piuttosto che declamarla apertamente (figure marittime sono presenti

spesso nei rilievi dell’epoca augustea: Rilievo di Lipsia Tritone; Antefisse in marmo-fronte- Vittoria su

globo che regge trofeo, affiancata da due capricorni, il segno zodiacale sotto cui fu concepito, -retro- nave

con rostro e trofeo, un timone e un’ancora.). Per un periodo piuttosto lungo Augusto continuò a

partecipare agli incontri in Curia del senato, per paura di fare la stessa fine di Cesare.

2 a.C. iniziative associate anche nelle monete, celebrazione della res publica restituta, un atto formale

tramite il quale Augusto restituisce la Repubblica al Senato e al Popolo Romano (Res Gestae), atto questo

tramite il quale ottiene il titolo di ‘Augusto’. Nella monetazione di Ottaviano viene rappresentato Augusto,

stante, che tende una mano alla Repubblica, sollevandola da terra, iconografia la quale sarà poi ripresa

anche per la rappresentazione della provincia. Nelle Res Gestae augusto descrive il clipeus virtutis che gli

viene donato, dal popolo, proprio per quel gesto assieme ad una corona di quercia e alloro (l’alloro è

inoltre la pianta consacrata ad Apollo, il dio ‘patrono’ di Augusto), che, assieme agli stipiti delle porte

coperti di alloro della sala in cui veniva custodito il clipeus virtutis, sono elementi poi ripresi dalla tradizione

repubblicana, in seno alla sua politica di finzione repubblicana.

La corona civica era la corona di quercia (la pianta consacrata a Iupiter Optimo Maximo) che veniva data

simbolicamente da Roma come onorificenza ai soldati “che avevano salvato concittadini” in battaglia; il

clipeus virtutis era uno scudo d’oro posto a fianco della curia, in relazione ad una statua della vittoria:

questo rientra pienamente nella tradizione ellenistica in quanto simbolo, ma presentava l’elemento

romano nell’incisione (senatus populus que romanus imp caesari divi augusto cos VIII dedit clupeum virtutis

clementia e iustitia e pietas erga deos patria move) che lo dedicava ad Augusto per quelle virtù (che poi

l’imperatore usò come mezzo per propagandare la propria figura.

La pietas è probabilmente l’elemento che più si inserisce nella propaganda augustea, anche perché durante

gli anni della guerra civile l’accusa di empietà era diffusissima. Nel 28 a.C. (Res Gestae) l’imperatore fece

restaurare 28 templi, nell’ottica di ripristino dell’antica tradizione religiosa, esumando cariche o rituali

arcaici (chiusura delle porte del tempio di Giano).

Tempio romano (tuscanico): caratterizzato da elementi della tradizione tuscanico/italica.

ROMA, Capitolium Tardo Repubblicano:

 Alto podio;

 Pesante struttura in legno dipinto e pietra locale;

 Decorazione in terracotta dipinta.

NIMES (Nemausus): Maison Carrèè (Casa Quadrata):

 Tempio dentro un foro di tipo augusteo;

 Dedicato a Gaio Lucio Cesare;

 Elementi di continuità con la tradizione italico toscanica: un lato principale cui si accede tramite scalinate, parte

posteriore addossata ad un lato del foro, alto podio invece che stilobate;

 Tempio pseudo periptero: cella che ingloba metà delle colonne, peristasi con sei colonne.

Per costruire il Forum Agusti si espropriarono dei terreni dalla Suburra, da cui l’area dei fori era separata da

un muro di 33m e che serviva a difendere i fori dai frequenti incendi della Suburra. I Fori Imperiali vengono

concepiti unitariamente come spazi chiusi, mentre il foro romano ebbe un’urbanistica singolare. Il tempio,

addossato ad uno dei lati, è italico, mentre lo spazio è organizzato da portici secondo la tradizione

ellenistica. I portici con attico erano decorati con cariatidi ( Vitruvio, I libro De Architectura: le donne di Caria

parteggiavano per i persiani alla sconfitta di questi vennero fatte schiave e poi rappresentate che reggono tetti a

simboleggiare il loro stato servile; questa simbologia venne poi ripresa per rappresentare la sottomissione delle

e vi

provincie e delle nuove regioni sconfitte e inglobate nell’impero | Foro di Traiano: daci che reggono colonne)

sono dei clipei alternati con teste di Giove Ammone al centro; le cariatidi sono una copie di quelle

dell’Eretteo. Questa combinazione cariatidi/Giove Ammone la si trova anche in fori provinciali, esempio:

Foro di Merida in Spagna (capitale della Lusitania): era un foro gigantesco dove compaiono teste di Giove

Ammone che sono chiaramente una citazione del foro di Augusto (questo tipo di copia si chiama imitatio

urbis); Sud della Francia; Svizzera; Aquileia (età severiana): le immagini di Giove Ammone compaiono non

nei clipei ma nei plinti.

Il Foro di Augusto era un foro rappresentativo e non commerciale (come era il forno nella tradizione

romana, mentre il quella greca il foro –agorà- aveva funzione sociale).

ROMA, Tempio di Marte Ultore, Foro di Augusto, Fori Imperiali:

 2 a.C. costruito dopo 40 anni dalla votazione a favore, in ricordo della battaglia di Filippi in cui vennero sconfitti Bruto e

Cassio, gli assassini di Cesare, e per la restituzione da parte dei parti delle insegne perdute da Crasso ed il ritorno dei

veterani da quella guerra (55 a.C.: sconfitta di Carre, 20°.C.: ritorno delle insegne e dei veterani, scena presente anche

nell’Augusto di Prima Porta);

 Raffigurato nell’ara pietatis: lastra decorata con scene di sacrificio;

 Ottastilo, FrontonePartenone;

 Colonne corinzie

 Capitelli italico-corinzi in pietra locale (tufo o calcare)

 Stuccato

 Frontone: il programma figurativo è una celebrazione della Gens Iulia, sebbene l’unica figura storica del tempio sia Giulio

Cesare divinizzato; ai due angoli del frontone ci sono le personificazioni del Palatino e del Tevere, sono poi presenti

Romolo, Venere, Marte, Fortuna redux e Roma. Marte è rappresentato con l’elmo e panneggiato, con uno scettro sulla

destra, simbolo dell’Impero, e una spada sulla sinistra. Alla sinistra di Marte c’è Venere con un putto sulla spalla, mentre

alla destra c’è la Fortuna Redux (Tyche) con una cornucopia sulla mano sinistra e alla destra un timone come attributo:

questa rappresentazione della fortuna simboleggia il ritorno vittorioso dell’Imperatore. Due figure sono sedute: a sinistra

Romolo, fondatore di Roma, rappresentato nelle vesti di auge, ovvero una figura che interpretava il volere delle divinità;

a destra Roma seduta sulle armi degli sconfitti (Roma come potenza militare viene così raffigurata anche sull’ara pacis e

in molti altri monumenti successivi).

 All’interno del tempio sono raffigurate tre figure: Venus Genitrix, Marte e Divo Giulio. Questa combinazione è stata

ritrovata anche in un rilievo conservato ad Algeri (Algeri, Musée National d’Antiquité, rilievo) dove Marte viene

disarmato di nascosto da un putto celato dalla veste di Venus Genitrix (genitrix poiché lascia cadere la veste dalla spalla).

Alla destra di Marte c’è il Divo Giulio, che tuttavia non corrisponde all’iconografia tipica di Giulio Cesare, forse perche è

rappresentato divinizzato.

 Il tempio glorifica le imprese belliche di Augusto (contro i cesaricidi e contro i Parti) e celebra la pax augustea, una pace

imposta dalle armi.

Altri templi legati alla figura di Augusto:

 Tempio di Venus Genitrix, iniziato da Cesare e finito da Ottaviano, all’interno del Forum Iulio;

 Tempio di Marte Ultore;

 Tempio di Apollo Palatino: vicino alla modesta casa di Augusto, all’interno vengono depositati i libri sibillini che prima

erano nel tempio di Giove Capitolino;

 I templi dedicati alle divinità orientali ed egizie non vengono restaurati perché quelle regioni non sono sfruttabili

politicamente. Nonostante ciò i culti orientali ebbero grande fortuna in Roma, specialmente il culto mitriaco e quello di

Iside.

Roma: Ara Pacis Augustae:

 Contesto storico: dopo un secolo di guerre civili Roma sente l’esigenza di una pace duratura; nel 13 a.C. il Senato fa

erigere questo altare per celebrare il ritorno vittorioso di Augusto dalla Gallia e dalla provincia iberica, e viene stabilito

che ogni anno l’altare sia usato per un sacrificio presenziato dal magistrato, i sacerdoti e le vestali. Il 30 gennaio del 9 a.C.

l’ara pacis viene inaugurata: gennaio era il mese consacrato al dio della guerra e quella data le porte del tempio di Giano

vennero chiuse, segno che Roma non era in guerra (dalla fondazione di Roma -753- le porte erano state chiuse solo altre

due volte). Sempre in quella data Augusto assume il titolo di Pontifex Maximus, la massima autorità religiosa dello stato.

 Il tema della pax: esso era molto caro alla politica augustea tanto che nel 29 circolavano monete come quella del

Cistophoros con la faccia di Ottaviano sia davanti che sul retro e la personificazione della Pace che regge una cista mistica

ed un caduceo, l’attributo di Mercurio e simbolo di ricchezza: la finalità propagandistica è inconfutabile: la pace porta con

se la ricchezza. Pax non ha però il significato cristiano odierno, ma deriva da ‘pactuare’, ovvero patto, accordo: il termine

ha quindi un valore intrinsecamente militare, ed era usato quando Roma sconfiggeva un altro popolo. La pax romana è

sempre una pace imposta tramite le armi, e difatti anche in caso di accordi diplomatici (quelli con la Partia) questi

vengono rappresentati come vittorie militari.

 Collocazione: l’ara pacis si trovava all’interno del Campo Marzio, il quale era composto da più elementi: l’Horologium, una

meridiana di 120m posta di fianco all’ara pacis, il giorno del compleanno di Augusto l’ombra della merdiana indicava l’ara

pacis; l’Ustrinum, il luogo per la pira funebre usata per la cremazione degli imperatori; il Mausoleo di Agusto, completato

prima della sua morte, era costituito da una serie di cilndri/tamburi sovrapposti che si rifaceva probabilmente alla tomba

perduta di Alessandro Magno, il Mausoleo è una sorta di ‘Pantheon’ della Gens Iulia visto che all’interno vi furono sepolti

anche i nipoti di Augusto che da lui vennero adottati, i figli di Agrippa, Gaio e Lucio Cesare (cui venne dedicata anche la

basilica vicino alla Curia Iulia);

 Vicende storiche: l’altare fu ricomposto nel 1937 all’interno del programma fascista del bimillenario augusteo e i lati nord

e sud furono rilavorati e restaurati diverse volte: nel IV secolo furono riscolpiti i volti del fregio nord e del fregio sud,

mentre nel Settecento ci fu un pesante restauro del lato nord.

 Architettura: l’ara pacis è un quadrato lievemente impreciso, è un altare a corte (con recinto) con all’interno una mensa

(tavolo) dove avrebbe dovuto svolgersi il sacrificio (sebbene lo spazio sia troppo angusto e quindi questo veniva fatto

fuori). Il modello a cui fa riferimento è l’altare microasiatico a forma di p greco (l’Heraion di Rhoikos e Theodoros a Samo).

 Programma figurativo: 1 fascia figurata, 1 fascia greca, 1 registro vegetale, 2 ingresso (est e ovest), base

 Decorazione del recinto interno: nella parte inferiore sono imitate delle assi di legno che fungeva idealmente da recinto

su cui venivano appesi i bucrani e i bucefali dopo il sacrificio. Nella parte superiore sono raffigurate delle ghirlande con le

patere (scodelle che servivano nel sacrificio).

 Decorazione recinto esterno:

o Lato sud (processione di consacrazione dell’ara pacis): processione della Gens Iulia dove compaiono Agrippa e

Augusto. La processione è rivolta a sinistra, Augusto è velato (è nella veste quindi di Pontifex Maximus) e porta una

corona d’alloro. Specularmente ad Augusto c’è Agrippa (egli nel 12 a.C. ma la processione è ambientata nel 13 e

l’immagine non è cronachistica ma ideale). Nel mezzo della processioni ci sono i Flamines maiores (con un copricapo

formato da una cuffia di cuoio a punta), ovvero dei sacerdoti facenti parte della nobilitas; originariamente erano tre,

ma quando Giulio Cesare venne divinizzato se ne aggiunse un altro (Flamen dialis fa riferimento al culto di Giove;

Flamen martiali al culto di Marte; Flames quirinalis culto di Quirinus, la personificazione del Popolo Romano;

Flamen Iuliaris culto del Divo Iulio). È uno dei pochi rilievi storici in cui appaiono bambini colti in un atteggiamento

molto domestico: i bambini erano i gli di Agrippa e sono vestiti come barbari, portando anche il troques (con i denti

di leone alla fine): o i bambini erano in realtà i figli di principi barbari inviati a Roma come segno d’amicizia oppure

sono vestiti in quel modo, e questa è l’opzione più accedi tata e che li classifica come Gaio e Lucio Cesare, perché un

anno prima (14) Augusto istituì i ludi troiani per i bambini della casa imperiale e durante questi giochi i bambini

venivano vestiti come barbari. La rappresentazione della processione è ispirata a quella del Partenone, in linea con la

politica figurativa di Augusto pone al centro il mondo greco classico che trova il suo esempio di perfezione e

solennità nel Partenone. Per la costruzione dell’Ara Pacis vengono chiamati degli artisti ‘neoattici’, ovvero artisti

greci operanti a Roma tra la fine della repubblica e tutta l’età imperiale. I richiami al Partenone sono in particola nella

isocefalia, nelle persone col viso voltato dalla parte opposta rispetto al verso della processione, nella forma delle

vesti e alla maestà/solennità di Fidia.

o Lato nord (processione di consacrazione dell’ara pacis): E’ quello maggiormente restaurato, formato da una

processione di sacerdoti (verso destra)

o Lato est (Roma attuale, conquistatrice e benestante): Da una parte vi è una figura ambigua: potrebbe trattarsi di

Venus o della Pax Augustea, ma l’ipotesi maggiormente accreditata è quella di Tellus, ovvero la Madre Terra che

nutre uomini, piante e animali. Ha il capo velato, il grembo pieno di frutti, tiene due bimbi in braccio ed è seduta su

di un trono roccioso, sotto al quale è presente un toro. Affianco a Tellus che tengono mantelli agitati dal vento

(velificatio) : sono i Venti di terra (la donna sopra il cigno, simbolo della terra e dei fiumi –i venti della terra

favoriscono l’agricoltura) e i Venti di mare (la donna sopra il ketos –mostro marino presente anche nel Partenone,

sopra Anfitrite- che favorisce gli scambi commerciali via mare). L’ideologia è sempre quella della pace portatrice di

ricchezza. Dall’altra parte è presente una raffigurazione della Dea Roma, di cui rimane molto poco, ma che si sa dalle

fonti sia stata una donna seduta sopra una catasta d’armi (presente anche nella Gemma Augustea di fianco ad

Augusto).

o Lato ovest (origini di Roma): Vi sono raffigurati da una parte il Lupercale, ovvero la grotta ai piedi del Palatino dove la

tradizione vuole che la lupa abbia nutrito Romolo e Remo. La scena, rappresentante il mito fondante della storia di

Roma, è codificata a causa della presenza di Marte, in armi, di cui Romolo e Remo erano figli; del ficus ruminali,

ovvero il fico che la leggenda vuole si trovasse accanto alla lupa, sopra al quale sono presenti le tracce del picchio che

nutrì i gemelli assieme alla lupa; di Faustolo, il pastore figlio di re cha ha scoperto la tana della lupa. Dall’altra parte è

presente una scena della sacrificio di Enea dopo il suo arrivo in Lazio. Enea è abbigliato come un romani (sempre per

la questione di continuità dinastica) con una toga ma senza la tunica, cosa che rimanda alle immagini greche di

uomini del IV° secolo. La testa di Enea è coperta dalla toga, come quella di Augusto nel lato sud, poiché egli si trova

nelle vesti di sacrificante della scrofa ai Penati, ovvero gli ultimi troiani. Alla destra di Enea c’è Ascanio che porta con

sé una lancia, simbolo della conquista del Lazio. A sinistra di Enea c’è la scrofa da sacrificare e due camillus, uno che

tiene un cesto di frutta e l’altro che porta avanti la scrofa. Sullo sfondo si vede il tempio in antis fatto erigere da Enea

ai Penati. Il modello di questo rilievo è quello del rilievo paesaggistico di età Ellenistica (Pergamo). Enea è invece

scolpito in maniera molto classica.

 Registro Basso ( Fregio vegetale): Per molto tempo è stato sottovalutato e non fatto oggetto di studi . Al centro del fregio è

presente un cespo di acanto da cui diramano tutte le varie volute che formano poi delle candelabre e terminano in gemme

aperte e chiuse. Particolare è la scena del serpente che mangia gli uccellini: questo è un tema frequente in età augustea

perché in questo periodo c’è la circolazione, dentro Roma, di molte copie dell’Iliade, dove questo mito viene narrato.

Nell’Iliade c’è una scena in cui l’esercito greco, riunitosi per partire per Troia, stava compiendo un sacrificio sotto un platano,

sul quale era presente un nido con nove uccellini appena nati: Zeus scaglia però dal cielo un serpente dal dorso rosso che

mangia otto degli uccellini –uno scappa- e la loro madre. Dopo questo Zeus pietrifica il serpente . I greci allora interrogano

l’indovino, chiedendogli di spiegargli l’avvenimento: gli uccellini uccisi rappresentano il numero di anni che i greci passeranno a

Troia. Nel fregio dell’Ara Pacis ci sono tre uccellini, di cui uno scappa: è l’allegoria di Enea che fugge da troia e fonda Roma.

 L’Ara Pacis richiama l’aurea aetas (l’età dell’oro) che si riflette anche nella natura e che è frutto della pace. Gli artisti erano

attici, e il monumento è il manifesto del classicismo augusteo, con lo stile di stato –di matrice chiaramente classica- che si

contrappone agli stili ellenistici dominanti nel periodo repubblicano.

ARTE PRIVATA, MOTIVI PUBBLICI

Augusto di Prima Porta, 20 a.C. ca.

o Contesto ritrovato nel 1863 all’interno della moglie di Augusto, Livia, sulla via Flaminia, a nord di Roma, e oggi ai

Musei Vaticani. Nelle Res Gestae (29,2) Augusto dice di aver costretto i Parti a chiedere l’amicizia al popolo romano:

Augusto allude alla pressione diplomatica esercitata da Roma sui Parti nel 20-19 a.C. per la restituzione delle insegne

perse nella disfatta romana di Carre, nel 53 a.C., da parte di Crasso, e del ritorno dei veterani di quella battaglia.

o Descrizione la statua raffigura Augusto loricato con paludamentu, un indumento militare (tipologia del ritratto

eroico), mentre probabilmente sta tenendo un adlocutio (gesto che si ritrova 15 volte nella Colonna Traiana),

sebbene forse potesse tenere nella mano le insegne partiche restituite. Augusto è rappresentato come un eroe

divinizzato (la figura è più alta, ha i piedi nudi ed è rappresentato giovane). Il sostegno della statua è un delfino –

battaglia di Azio- cavalcato da un putto, simbolo di Venere, progenitrice della Gens Iulia. La statua richiama la

statuaria classica, ovvero il Doriforo di Policleto (posizione delle gambe, viso con la stessa pettinatura e la stessa

forma degli occhi).

o Corazza fascia superiore (lo spazio): Helios in quadriga, Caelus (cielo) personificazione della volta celeste, Selene

preceduta dall’aurora ricca di rigiada; fascia intermedia (parte storica): personificazione di una provincia sottomessa

(Iberia?), riconsegna da parte di un re barbaro (forse Fraate IV re dei Parti) probabilmente a Tiberio (sebbene

recentemente un archeologo americano abbia proposto un’ipotesi, basata sull’elmo e sul cane, secondo la quale

quella sia la Dea Roma in veste d’amazzone; nel Sebasteion di Afrodisia c’è la rappresentazione della Dea Roma in

corazza con sotto un barbaro in ginocchio), personificazione di provincia sottomessa identificabile con la Gallia

perché in mano tiene il carnix (tromba da guerra gallica) e sotto ha un cinghiale; fascia inferiore (la terra): Apollo su

grifo rampante con in mano la cetra (Apollo era il dio protettore di Augusto e veniva contrapposto a Dioniso, il

protettore di Marco Antonio, che era stato sconfitto ad Azio), Tellus con due bambini e cornucopia, Diana a cavallo. Il

significato dell’iconografia della corazza è propagandistico : la vittoria militare (riconsegna delle insegne partiche) ha

valenza cosmica (sia in cielo che in terra), e il tutto testimonia l’aurea aetas. Secondo alcuni la statua è una copia di

un originale bronzeo del 20 a.C.

La propaganda, in senso molto lato visto l’epoca di cui si parla, è un tema centrale e ci sono testimonianze

sia architettoniche che numismatiche. L’Arco Partico di Augusto, fatto erigere vicino al Tempio del Divo

Giulio, a tre fornici: in quello centrale sono scolpite due vittorie ed è sormontato da una quadriga bronzea,

mentre quelli laterali sono sormontati da statu e di barbari, i quali però non sono in ginocchio.

La proskynesis (inginocchiamento) era una pratica istituita da Alessandro Magno che prese piede poi anche

in Roma : la pratica non poteva essere rappresentata in luogo pubblico, poiché questo avrebbe minato alla

finzione repubblicana voluta da augusto. Di questa pratica, di origini orientali, vi sono testimonianze nelle

monete, in cui è rappresentato un barbaro in ginocchio nell’atto di consegnare insegne.

Gemme

Con il termine gemma si intende sia un cammeo con rilievo (cammeo) che una pietra semipreziosa incisa

(intaglio). Le gemme sono creazioni dell’età ellenistica dovuta all’apertura dei commerci con l’India. Le

pietre maggiormente usate erano la sardonica, seguita ben presto dall’agata e dall’onice, adatte a causa

dello stato di stratificazione delle pietre in questione. Alcuni dei più famosi cammei sono stati prodotti in

epoca imperiale, come la Tazza Farnese e il Cammeo Gonzaga (copia di sovrano tolemaici? Livia e

Augusto?). I temi rappresentati sono più semplici in età ellenistica, quando è presente un solo ritratto con

attributo, mentre in epoca romana il ritratto raddoppia e spesso sono presenti scene anche molto

complesse.

Gemma Augustea (Vienna):

Dalla Gemma Augustea manca una parte, come risulta evidente dal taglio asimmetrico. Essa è un cammeo

intagliato su una pietra d’onice di due colori distinti, bianco (in superficie) e nero-bluastro (sullo sfondo).

Misura 23 x 19 cm ed è spessa circa 1 cm. Fu probabilmente coniata da Dioscuride in occasione di un

trionfo celebrato da Tiberio nel 12 a.C. dopo aver domato diverse ribellioni in Dalmazia, Pannonia,

Germania .

Se fu veramente Dioscuride a creare l’opera, allora essa apparteneva sicuramente ad un menbro della

famiglia imperiale. La perdita nella parte a sinistra, probabilmente anche di un personaggio, risale

sicuramente a prima del 1700, ovvero quando la gemma aveva già fatto alcuni giri per varie corti europee.

Registro superioreLa figura assisa in trono è Augusto, rappresentato secondo l’iconografia di Iupiter,

ovvero quella dell’uomo semipanneggiato che vale dal tempio di Zeus a Olimpia (ne frontone) e

soprattutto nel fregio del Partenone. Dietro di lui sta la Terra Popolata, ovvero Oikumene, che rappresenta

il mondo civilizzato dell’Impero Romano ; essa, velata e con la corona muraria, incorona Augusto con la

corona civica, in foglie di quercia, data ad un cittadino romano che ne avesse salvato un altro. Nella

fattispecie Augusto è incoronato per aver salvato una quantità di cittadini romani. Le figure alla destra

dell’imperatore sono, una stante e una seduta, Nettuno/Oceanus e Terra/Italia, e rappresentano il mondo

marino e quello terreste, mentre i bambini che li circondano potrebbero esse le stagioni (autunno ed

estate) poiché uno di loro ha in mano delle spighe. L’animale sotto Augusto è invece un’aquila, l’animale

appunto di Giove. È importante ricordare che, benché l’imperatore potesse venir venerato in veste divina


ACQUISTATO

5 volte

PAGINE

15

PESO

1.21 MB

AUTORE

nallasxh

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in conservazione e gestione dei beni e delle attività culturali
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nallasxh di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia e storia dell'arte romana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ca' Foscari Venezia - Unive o del prof Sperti Luigi.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Archeologia e storia dell'arte romana

Archelogia e storia dell'arte romana
Appunto
Introduzione alla Cultura Classica I  - Appunti
Appunto
Lezioni, Archeologia e storia dell'arte greca
Appunto
Lezioni, Letteratura italiana nei secoli XII-XVI
Appunto