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Archeologia medievale 2020 – 2021

Attività di scavo e progetti in Toscana

Professor Nucciotti

Ci sarà una parte di attività di scavo. Si deve seguire il corso sulla sicurezza di Moodle. I progetti di scavo sono in Toscana; in provincia di Grosseto, nel sito di Santa Fiora (archeologia preventiva, con pochi studenti), con obiettivo di scavo all’interno di una chiesa agostiniana del XIV secolo, sopra ad una chiesa del XII secolo; questo convento ha continuato ad ampliarsi fino al XVIII secolo, poi è stato ridotto ad una chiesa parrocchiale e, a causa di un dissesto idrogeologico, si sono avute delle mutilazioni dovute a crolli e a modifiche del XIX secolo. Questa riduzione ha portato alla formazione di una piazza, che sarà il luogo di scavo. Si interviene in un contesto di abbondanza di fonti scritte, in attesa di abbondanza di forme materiali.

Progetto italiano: Semifonte

L’altro progetto italiano, del quale abbiamo firmato la convenzione con enti comunali, Regione Toscana e soprintendenze, si tratta del sito di Semifonte, città fondata nel XII secolo dai conti Alberti, che sono la consorteria comitale di Prato. Questa città si trova al confine tra Certaldo, Tavernelle e Barberino Val di Pesa. Si ha il tema della mitologia perché si pone politicamente in contrasto con Firenze, gli Alberti vendono le proprie quote di questa fondazione ed entrano in contrasto con Firenze, che la vedrà perdente. A quel punto la città venne rasa al suolo e rimase il divieto di edificare alcunché per molti secoli. L’unico edificio lì presente è una cappella rinascimentale dedicata a San Michele Arcangelo. Lì sono state mappate, attraverso tecnologie non invasive, aree di una zona completamente ruralizzata, delle prospezioni. Si tratta di un progetto triennale che spera di capire cosa resti, o no, dell’antica civiltà medievale. Si eseguiranno delle attività di ricerca che offrono un panorama completo delle attività degli archeologi medievisti: scavo stratigrafico, uso del georadar, ricognizioni geografiche, analisi stratigrafiche degli elevati.

Riflessioni e progetti esteri

La relazione tra i resti del passato e le comunità contemporanee è un forte punto di riflessione, ed è un tipo di studio ed impegno accademico che viene svolto all’interno dell’archeologia pubblica. La nostra cattedra è anche molto attiva all’estero sia in area mediterranea che in area euro-asiatica, dove si ha una missione in Armenia. In particolare, si tratta di una provincia meridionale dell’Armenia, di transito verso l’area dell’Iran settentrionale. Quest’area ha di interessante il suo essere attraversata da due corsi di viabilità medievale, cioè la Via della Seta. Lì si sta realizzando una ricerca territoriale per comprendere in quale modo questa via abbia messo in contatto i popoli eurasiatici e come questa abbia determinato (o alterato) la costruzione di un paesaggio medievale in un’area rurale.

Progetto a Petra, Giordania

Il progetto più importante è quello dell’area di Petra in Giordania, dove si scava nel sito di Mons Regalis (Shobak, come si chiamava sia prima, che dopo, dell’arrivo dei Crociati). Le cronache cristiane del tempo ci informano che il re dell’Impero Latino d’Oriente arrivò con armi e bagagli e realizzò una fortezza in soli 18 giorni. Le cronache islamiche, invece, ci informano di un re (Baldovino traslitterato in Yakdur) che arriva a Shobak ed ha la bella idea di fondare una fortezza sui ruderi di una fortezza abbandonata. Le ricerche ci hanno dimostrato che la seconda ipotesi è quella giusta. Questa fortezza, probabilmente abbandonata dal VII secolo, era un baluardo romano della difesa del limes arabico. I crociati si ritireranno dal Levante dopo il 1187 per colpa della sconfitta inflitta loro dal Gran Saladino e gli Ayubidi porranno lì il centro di una nuova città, che sarà abitato fino al XIV secolo. Nel 1260 ci sarà un cambio dinastico con l’arrivo dei Mamelucchi. La missione è fondata dal professor Guido Vannini ed è un’istituzione dell’Università di Firenze. Ad oggi è lo scavo internazionale attivo da più tempo tra le missioni internazionali aperte a Petra. È un sito che compare nel sito dell’Unesco riservato al Cultural World Heritage.

Opportunità accademiche

La prenotazione per l’erasmus non è facile da vincere, ma è aperto anche agli studenti della triennale. Ci si può iscrivere dopo la magistrale al corso biennale di specializzazione in beni archeologici ed il dottorato in archeologia, la cui sede è l’Università di Pisa (anche se è congiunto all’Università di Firenze).

Cos'è il Medioevo?

Cos’è il Medioevo? È un’epoca che va, nella definizione canonica, dal V al XV secolo; dunque dall’età romana al Rinascimento. In questo periodo troviamo delle caratteristiche differenti rispetto al periodo precedente e prossimo: si passa dal governo imperiale ad una realtà variegata, che possiamo concepire come corpus scolare, si ha un panorama frammentato dello spazio politico ed abbiamo però, se utilizziamo delle mire diverse per comprendere questa epoca, la formazione delle lingue volgari nazionali, sia dell’italiano che delle lingue francesi e germaniche. È un periodo al quale siamo culturalmente legati.

Città ed incastellamento

Città ed Incastellamento: Quando si parla di incastellamento si parla di un processo di rifugio di contadini nei castelli dei signori, che proteggevano la popolazione e controllavano la produzione e trattenimento dei raccolti. Il termine incastellamento è trovato come termine tecnico già negli archivi medievali, venne studiato per primo da uno storico francese che nel 1973 pubblicherà “Le strutture del Lazio Medievale”. Prende in esame sia strutture logiche che materiali in corrispondenza dell’incastellamento tra il X e XII secolo. Si ha una ridefinizione dell’habitat rurale. È un fenomeno organizzato, una sorta di sistema di piani regolatori, strutturali, delle aree rurali italiane (individua il fenomeno a partire dal Lazio fino alla sua estensione, fino agli anni duemila, alla Catalogna, alla Provenza, al sud della Francia). Il punto non è tanto relativo alla difesa, ma alla messa in produzione, in un contesto di signoria fondiaria e territoriale, delle campagne.

L'archeologia in Toscana

L’archeologia, che ha molto investigato questo tema, in Toscana grazie all’Università di Siena (Riccardo Frankovich), ha notato delle differenze così forti dal punto di vista di Toubert che si potrebbe parlare di “incastellamento toscano”. La produzione agraria era in correlazione alla produzione antica. La presenza di latifundi, dove erano collocati vari tipi insediativi, dalle case di contadini a villaggi non fortificati, agli insediamenti nucleati, sparsi ed intercalari, e che questo paesaggio agrario fosse venuto ad estinguersi per la volontà dei grandi possidenti terrieri, che fondano dei castelli (ex novo, del X – XI secolo sono dei fondamenti ed attorno ai quali i signori obbligano la popolazione rurale ad andarsi ad insediare). Si parla di piano strutturale perché si formano dei centri che si accompagna ad una ridefinizione degli usi del suolo; nell’ideale più teorico si vede il castello medievale come un villaggio fortificato attorno al quale si ha una prima cintura di orti, dove si hanno delle aree dedicate alla coltivazione del grano, delle aree di pascolo e delle aree boscate, dove si compiono delle messe a produzione, si allevano i suini, ed anche dove si sviluppano alcuni tipi di coltivazioni arboree, come la castanicoltura. Modello concentrico che si promana dal castello alla campagna circostante.

L'insediamento umano nel Medioevo

Durante il medioevo l’insediamento umano si spinge a colonizzare aree prima disabitate, tant’è che se prendessimo una mappa della Toscana del 1250, saremmo sicuri di ritrovare i vari centri ed i vari luoghi. Gran parte egli insediamenti che seguono l’incastellamento permangono a tutt’oggi, si hanno pochissimi esempi di abbandono (a differenza dell’età classica). Il medioevo fonda l’habitat dove ancora oggi siamo a vivere. Le città della regione toscana, quelle che ad oggi sono capoluoghi di provincia, sono tutti degli insediamenti medievali: Firenze, Prato… Nell’Etruria romana si vede che l’insediamento romano è principalmente nel sud, e quelli sono ad oggi dei centri piccolissimi (Chieti, Populonia). Il Valdarno è un prodotto squisitamente medievale. Il medioevo segna l’avvio della realtà che ancora oggi in Toscana ed a livello Mediterraneo (città del Cairo venne fondata nel 960), è un processo che avviene in un millennio dove si sviluppano le radici della nostra contemporaneità.

Funzionari pubblici dell'impero carolingio

Chi sono i funzionari pubblici dell’impero carolingio? Sono i conti, ci sono poi anche i duchi ed i marchesi. Sono delle personalità che riuniscono più comitati. Una delle strategie più comuni che portano alle aristocrazie territoriali è quella che lega al territorio i funzionari. Il congregatio populi è parte dello stesso piano insediativo che conduce all’incastellamento. Per Wickam la creazione di villaggi non sempre crea dei villaggi fortificati; esiste in questo arco cronologico una serie di iniziative che portano da una situazione di case sparse alla formazione di nuclei insediativi, ma fatti 100 di nuclei insediativi, solo una percentuale di poco superiore al 50% sono anche fortificati. Si suddivide l’incastellamento in processi separati. Per questa epoca si controllano anche archivi monastici e vescovili, come quello dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno (Molise).

Il termine "burgus" nel Medioevo

Altro termine da tenere in considerazione è burgus (o burgum), termine che nel basso medioevo, dal XII secolo, troviamo collegato a delle espansioni di centri insediativi già consolidati nell’epoca precedente. Si possono avere dei burgi urbani, come per esempio a Firenze (che si conservano nella toponomastica, Borgo San Frediano) e dei castra, che in questo periodo vedono una successiva espansione in burgi. Si hanno delle grandi aristocrazie e/o delle città comunali in cui questi burgi sono dei borghi franchi, che si associa al processo di “nuove fondazioni” e che, quando siamo nel XII secolo, può anche indicare un villaggio non fortificato collocato su una grande arteria viale – commerciale, come la Via Francigena toscana, lungo l’Amiatina. L’area amiatina e quella a confine tra Toscana e Lazio è illuminata dall’archivio di San Salvatore, dove si percepiscono fenomeni lineari e come non siano documentati nel resto della nostra regione.

Modello toscano e incastellamento

Il modello toscano è il più recente (anni 70 – 80 – 90): si ha, di fatto, il contrasto più forte con il modello di Toubert (e di Wickam), relativo al castrum come villaggio di nuova fondazione. Non troviamo dei siti non insediati, ma dei villaggi precedentemente formati specialmente a partire da VII e VIII secolo. L’incastellamento diventa una delle fasi della storia di un villaggio: Poggibonsi → Il villaggio prima si forma (Poggibonsi, Miranduolo, Scardina), all’inizio non hanno un particolare centro urbanistico (l’organizzazione degli spazi e delle abitazioni è un po' caotica), fase spontaneista, su cui si è scritto che fossero gruppi di contadini (liberi, emancipati, che prima lavoravano nelle ville tardoantiche e, successivamente, dopo la guerra greco-gotica, se ne vanno a mezza costa ed iniziano a costruire delle case e sviluppare un’economia di villaggio). A questa fase ne segue una con esponenti di una classe dirigente, momento di sfruttamento di aristocrazie di basso livello. La longhouse documenta l’arrivo di elementi aristocratici: dato che la struttura è imponente, ma non troppo considerando altri edifici di villaggi toscani, e l’interpretazione è che arrivi un milestone (gradino più basso delle aristocrazie carolinge, il regno carolingio si è ormai trasformato in un impero, anche se non paragonabile a quelle dell’impero romano, islamico, cinese) che si piazza al centro del villaggio e che inizia a sfruttare a proprio vantaggio l’economia del villaggio. Si notano dei depositi per le granaglie, dei resti di pasto (resti della macellazione degli animali che venivano consumati nella mensa del signore: si trovano ossa grandi di suino relative alla spalla, ai prosciutti, le parti più private). Al di fuori del sedime signorile si trovano invece le parti meno pregiate, come la testa, gli elementi terminali delle zampe. Si ha poi la trasformazione in castello con la fortificazione in muratura, con costruzione di porte, mura, chiese, un’organizzazione urbanistica, con piazze ed una via principale di attraversamento (Via Francigena, che prima passava ai piedi del colle e che, grazie all’incastellamento del XII secolo, viene attratta all’interno del villaggio fortificato). Alla fine del ‘400, dopo la conquista Medicea, l’intero villaggio medievale si trova prima incluso in una grande fortezza (progetto del Sangallo, tipicamente rinascimentale, come la Fortezza Dabbasso) e poi inizia a perdere importanza. Il castello medievale di Poggibonsi rimane sotterrato sotto molti terrapieni fino a che non ritrovò la luce sotto gli scavi dell’Università di Siena.

Interpretazioni dell'incastellamento

L’incastellamento ha avuto una serie di interpretazioni molto variegate e non è totalizzante: a nord dell’Appennino Tosco-Emiliano, si vede che il fenomeno non ha un impatto altrettanto forte, che nel centro Italia, nella formazione di piani di popolamento. Il villaggio si sviluppa in forme concentrate e non fortificate, anche durante il basso medioevo, intorno a chiese, basiliche e pievi.

Stratigrafia in archeologia

Una delle parole chiave è la stratigrafia, che nasce per la geologia. Gli archeologi vedono che i geologi avevano dei modelli molto ben fatti per la collocazione degli strati di suolo dalla crosta terrestre, allora venne utilizzata per vedere la conformazione dei siti antropici-archeologici studiati. Si usano anche delle teorie di matematica, di statistica, per la datazione assoluta di reperti (alcuni tipi di reperti organici, delle epoche remote, preistoriche) si usano le metodologie degli isotopi radioattivi, come il 14C, che sono dei portati della fisica e della chimica (visualizzazione archeometrica del passato). A seconda della composizione del terreno si avranno delle mutazioni continue riguardo agli oggetti, se rivedessi lo stesso reperto in contesti archeologici diversi, dopo un tot. di anni lo riprenderei in un numero di modi diversi tanti quanti erano i contesti archeologici (un’anfora ritrovata a Poggibonsi è diversa della stessa anfora ritrovata a Pompei). Si arriva alla necessità continua che l’archeologia ha di creare dei modelli della realtà sensibile: se si deve analizzare un sito come Pompei, o come una torre medievale, non si ha la possibilità di prendere determinato luogo e spostarlo per poterlo studiare, cosa invece che si può fare con un modello.

Approccio di Montimer Wheeler

Per Montimer Wheeler (‘53 – ’54) l’archeologo dovrebbe portare con sé, durante uno scavo, una grandissima quantità di strumenti di misura, perché si ha la necessità di ridurre la scala di determinati reperti ed edifici trovati. Per questo archeologia contemporanea ed archeologia storica si manifestano come delle attività in cui si ricodificano delle informazioni per raggiungere l’obiettivo di conoscenza storica dei reperti ritrovati e studiati.

Archeologia classica e storica

In archeologia classica (greca, romana, vicino oriente antico, archeologia cristiana) si sono trovate delle conoscenze in cui lo studio del fatto materiale è molto vicino allo studio del panorama artistico, questo perché si evolve dalla teoria Wincklemaniana che vede il fatto artistico come il prodotto evidente di un gruppo umano, quello più ricco di informazioni, il cui studio mi permette di approfondire le conoscenze storiche e materiali. Più recentemente, a partire dagli anni ‘70, si sono sviluppate le cosiddette archeologie storiche, perché si sviluppano contemporaneamente all’ampliamento delle questioni storiche studiate (rifiuto della storia avvenimentale, degli avvenimenti, di concepire la storia come una serie continua di avvenimenti importanti, perché ci si accorge che gran parte delle società medievali è esclusa dalla documentazione scritta, in particolare delle grandi storie ufficiali, e si privilegiano delle determinate parti di insiemi della società), quindi storici come Jacque Le Goff si sono posti il quesito sul come scrivere la “nuova storia”, in grado di includere anche gli ampi segmenti della popolazione che non ebbero accesso alle fonti scritti. All’interno della rivista storica francese dell’Esannalle ci si interroga su quali siano le fonti della storia medievale dei più, come la geografia storica e l’archeologia (l’archeologia medievale è molto legata alle riflessione degli storici, e non degli storici dell’arte), non esiste un rapporto gerarchico per i reperti (reperti artistici non studiati in un contesto a loro proprio): ogni reperto con il suo contesto può essere in grado di aggiungere conoscenza ed ampliare le fonti.

Metropoli nel periodo alto-medievale

Ci sono, nel periodo alto-medievale, delle città (4) definibili metropoli, data la loro popolosità: Parigi, Firenze, Milano (città più grande in Italia) e Venezia. La penisola italiana è l’area più densamente popolata d’Europa, si trovano lì 3 delle 4 metropoli medievali ed anche un gruppo di qualche decina di città che superano i 50 mila abitanti, come Siena e Pisa (delle grandi città rispetto al panorama europeo, la stessa Londra fu intorno ai 50 mila abitanti).

Tempo e spazio in archeologia

In archeologia ci occupiamo di tempo, di sviluppo di situazioni, che è un derivato dello spazio (non si può analizzare il tempo direttamente, ma si analizzano le tracce lasciate nel tempo).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/08 Archeologia cristiana e medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AureoB00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Nucciotti Michele.
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