Prima lezione
Martedì 18 febbraio 2014, 11:24
Colloqui psicologici
Colloquio psicologico clinico, colloquio giudiziario, colloquio psicologico forense, colloquio di selezione.
- Rapporto: Il colloquio è generalmente una definizione molto vaga. È una forma di relazione tra almeno due persone dove quasi sempre una delle due è posizionata in modo asimmetrico rispetto all'altra sulla base di determinati scopi o conoscenze.
- Obiettivi: Differenza fondamentale riguarda gli obiettivi. Non necessariamente gli obiettivi sono condivisi dai vari tipi di colloquio. Il problema fondamentale non è soltanto la simmetria ma anche un problema di obiettivi.
- Tema del vero e del falso: Eliminiamo alcuni pregiudizi. Un'intervista semi strutturata è più oggettiva rispetto a un colloquio clinico ermeneutico, sicuramente si ricevono molte più informazioni veritiere sull'essere umano. Il vero corrisponde innanzitutto e per lo più a una apertura di senso. Le interviste semi strutturate da una parte si presume che facilitino e favoriscano una maggiore oggettività del colloquio, dall'altra per motivi strettamente economici e di ricerca.
- Rigido e plastico: Colloquio col medico è un colloquio rigido. Le risposte del paziente saranno strutturate, ingabbiate. Colloquio clinico: il paziente verrà realmente ascoltato (vai nella sua vita). Colloquio di selezione, con la polizia: non importa nulla della storia di vita. Differenza tra colloquio psicologico e fare due chiacchiere: abbiamo sempre due persone che interagiscono e parlano. Manca la relazione asimmetrica, le persone sono uguali. L'obiettivo è diverso (l'obiettivo del paziente è star meglio, l'obiettivo dello psicologo è guadagnare). Il colloquio clinico non è mai disinteressato.
Perché lo psicologo clinico, come figura professionale, non viene presa in considerazione? Viviamo in un periodo storico in cui l'efficienza è fondamentale. È fondamentale la risposta immediata. È tutto veloce, rapido e computabile. Una delle categorie colpevoli della non valorizzazione degli psicologi sono gli psicologi stessi. Quindi, esistono dei modi per effettuare un colloquio psicologico che sono un po' più rigidi ma l'obiettivo fondamentale di quel colloquio è la computazione (avere dei dati quantificabili). Il fatto che un colloquio possa essere non rigido non significa che al colloquio si possa dire quello che si vuole.
L'ermeneutica è una disciplina molto scientifica; diamo senso agli eventi di una persona nel vasto quadro di un'esistenza. Diamo significato secondo una coerenza interna.
Colloquio in vivo
Mercoledì 19 febbraio 2014, 09:11
- Il colloquio inizia con la presentazione di un problema: In questo caso lavoriamo su eventi della storia di vita. La prima cosa da fare è crearsi il macrocontesto (5/6 informazioni di base che ci permettono di dare senso alla storia di vita: come ti chiamo, quanti anni hai, con chi vivi, dove vivi, che lavoro fai, sposato o no, rapporto affettivo, fratelli/sorelle). Ci danno la possibilità di contestualizzare gran parte del racconto.
- Testo: motivi che hanno spinto Giuseppe a iscriversi a psicologia.
Buongiorno, guardi le chiedo innanzitutto qualcosa su di lei per avere una visione d'insieme per poi capire meglio quello che mi dirà dopo
- Quanti anni hai?
- Dove vivi?
- Con chi vivi?
- Tua sorella e tuo fratello quanti anni hanno?
- Come si chiamano?
- Attualmente stai studiando?
- Come si chiamano i tuoi genitori?
- Che lavoro fanno?
È importante avere queste informazioni. Parte del contesto che dà senso a quel testo è sapere anche il lavoro che svolgono i genitori. Un buon colloquio è un colloquio dove lo psicologo ottiene le informazioni che gli servono per aiutare il paziente a trovare una soluzione clinico-psicologica per risolvere il problema. Usare il metodo ermeneutico → Dare senso ad alcuni modi di essere alla luce di una storia di vita.
- Hai detto che stai per laurearti, quanti esami ti mancano?
- La tesi su cosa la stai facendo?
- Giuseppe, ma tornando indietro, ti riscriveresti a psicologia (cerchiamo di capire come è posizionato adesso rispetto alla scelta fatta)?
Le riflessioni fatte individuano Giuseppe o no? Giuseppe hai voglia di raccontarmi qualche corso che secondo te è stato ripetitivo e cosa avresti voluto dire al professore in questione?
- In questo momento hai un rapporto affettivo?
- Mi dici come è organizzata la tua settimana di studio? Fai altro oltre seguire i corsi?
Hai fatto nuove amicizie in università? Ti capita di uscire con qualcuno dei tuoi colleghi di università?
Torniamo indietro
- Senti Giuseppe, quando hai deciso di iscriverti a psicologia?
- Con chi ti sei confrontato quando hai deciso di scegliere psicologia?
- Cosa ha detto il tuo professore di psicologia riguardo alla tua scelta? E i tuoi genitori invece?
Quando hai deciso di iscriverti ne hai parlato con i tuoi amici/fidanzata del tempo? Estate della maturità? Cosa hai fatto?
Andiamo un po’ avanti
19 anni, università. Andiamo ai primi 6 mesi di università
- Ok decidi di iscriverti a psicologia, chi incontri, come ti trovi?
- Quando il paziente ci dice una cosa di tipo riflessivo non diamo per scontato che sia vera
- Come sono andati i primi esami?
Non sono ancora emerse le motivazioni per cui Giuseppe ha deciso di scegliere psicologia. È un racconto molto pre-confezionato. Cerchiamo di approfondire il rapporto voto - papà
- Come è stato quando hai parlato con i tuoi del primo voto che hai preso?
- Andiamo a cercare il contesto nei primi anni di vita
- Giuseppe quando realizzi che papà fa il medico? Quanti anni avevi?
Il lavoro che fanno i genitori ha un'influenza sulle nostre scelte. Dato che la professione del papà è una professione di aiuto, una professione sanitaria può essere che si crei un'aspettativa.
- Quando eri piccolo, quando stavi male, chiedevi aiuto a tuo papà o a tua mamma?
- Qual è il primo ricordo di papà che ti dà una medicina o ti fa una puntura? È mai successo?
Prima esperienza che davvero individua Giuseppe: papà che gli sta vicino quando aveva la febbre. Si sente che è un racconto vivo. Le frasi che ha detto sul papà sono il senso, la direzione, per capire poi tutto il resto. Gli episodi raccontati ci fanno capire che hanno un certo tipo di rapporto. Non sono le nostre idee che contano. L'ermeneutica fa sì che i dati mi arrivino da soli; il criterio fondamentale è l'intellegibilità del testo.
- A che età hai iniziato ad andare in Croce Rossa?
- Cosa vuol dire fare progetti? In concreto di cosa ti occupi?
Torniamo all'università.
- Quale è stato il primo corso che ti ha affascinato?
- Giuseppe ma tu hai mai pensato di studiare medicina?
- Mi racconti di un altro corso che ti ha appassionato?
Hai preso 27 e l'hai rifiutato. Però il corso ti è piaciuto. Raccontami un po'.
- Quando ti rendi conto che psicologia non è come te l'aspettavi?
- Un domani come ti vedi con questa laurea? Hai già un'idea di cosa vorrai fare? Come ti vedi come psicologo tra qualche anno?
È vivo. Sta parlando di lui ed è interessante che lo faccia sui suoi orizzonti d'attesa.
Clima, rapporto con il padre
19 febbraio Pagina 3
Clima, rapporto con il padre
- Atteggiamento che ha in classe
- Visione d'insieme in Croce Rossa
Questi testi messi insieme sono parte del contesto. Ci serve ancora una cosa da sapere.
- Quali sono i contenuti del libro scritto per la maturità?
- A quale conclusione è arrivato il protagonista del tuo libro?
Il contesto di questo testo lo abbiamo trovato facendo avanti e indietro nella storia di vita. L'intellegibilità del testo ci ha fatto fare avanti e indietro: il testo è coerente e comprensibile? La bussola è la comprensibilità. Dal punto di vista più tecnico abbiamo cercato il più possibile di andare sugli episodi. Contesto: spazio di esperienza per orizzonte d'attesa. Quando il paziente sta male va più nello specifico, porta degli episodi.
Capitolo 3
Martedì 25 febbraio 2014, 10:57
Il primo colloquio
Quello che si fa in un primo colloquio è sempre legato alla teoria a cui si fa riferimento.
Caso clinico: Maria
Maria ha 54 anni, è impiegata in un negozio di articoli per la casa. Soffre di depressione da un anno. È leggermente sovrappeso e non curata nell'aspetto. Alterna pianto e rabbia. Ha avuto un incidente con il padre e trova impossibile accettare la situazione. Rischia il licenziamento e pensa che la sua vita sia irrimediabilmente compromessa. Presenta un quadro di sofferenza di carattere depressivo che presenta tratti molto comuni dei depressi, come senso di irritabilità, mancanza nella cura di sé, mancanza di aspettative (di possibilità).
Approcci psicologici
Psichiatri dell'ASL: Come affronterà il paziente lo psichiatra? Come lo psichiatra comprende il testo della paziente? Cosa osserva? Cosa andrà ad indagare? Applica una riduzione di matrice biologica: i sintomi riportati altro non sono che qualche malfunzionamento a livello molecolare del SNC. Riduce il contesto all'effetto di una certa disfunzione organica. Che tipo di alleanza cercherà lo psichiatra? Non si parla proprio di alleanza ma di cooperazione (mi interessa che tu segua le mie indicazioni). Si tratta di una relazione fredda, limitata al senso di cooperazione.
Approccio psicanalitico: Perché Maria si trova in una condizione di depressione? La depressione di Maria viene interpretata attraverso la teoria. Maria sarà depressa perché c'è un'angoscia di castrazione di base.
Approccio comportamentale: Il comportamentismo in psicologia nasce come alternativa alla psicanalisi. Parvenza di scientificità ma che allo stesso tempo non sia del tutto campato per aria come gli approcci psicanalitici. Un comportamentista potrebbe andare a leggere nel racconto della paziente una formula di circolo vizioso: più io non faccio nulla, più non cerco attività, più non faccio niente. Dal punto di vista terapeutico un comportamentista potrebbe andare ad agire su questo circolo vizioso agendo sul comportamento. Creiamo un programma comportamentale settimanale (vai al cinema, esci). Obbligo la paziente a mettere in atto un insieme di comportamenti con l'idea che agendo sul comportamento posso sbloccare il circolo vizioso. In molti casi per sbloccare un paziente può essere utile ma non risolve assolutamente il problema. La relazione terapeutica è sostanzialmente come una ricerca di adesione e condivisione di un progetto.
Cognitivismo standard: Razionalismo critico (idealismo realista). Attraverso il cogito accediamo ai significati. Noi ci rappresentiamo la realtà. Se noi ci rappresentiamo la realtà significa che questa rappresentazione può essere più o meno coerente con la realtà stessa, fulcro della psicopatologia. Cosa potrebbe fare con Maria? Se il problema di Maria è dato dal fatto che dietro al suo racconto si cela una rappresentazione errata della vita cosa vado a fare? Cerco di cambiare il suo pensiero ad esempio confutandolo. Tu dici che tutto fa schifo...
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