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Anatomia generale

Nomina anatomica

Nomina Anatomica: libretto dei nomi e delle convenzioni utilizzate in anatomia redatto ogni 4 anni da una commissione internazionale. Studiare l'anatomia è importante ai fini di comprendere la lingua della medicina.

Termini di posizione

Posizione anatomica standard: corpo in piedi, il piano dello sguardo parallelo al pavimento, braccia che scendono lungo i fianchi con i palmi rivolti verso l'osservatore. Gambe leggermente divaricate e piedi rivolti in direzione dell'osservatore. La posizione standard è una posizione convenzionale e non naturale.

Punti di repere anatomici: punti di riferimento sul corpo.

Piani anatomici di riferimento: sono infiniti piani che possono essere utilizzati per dividere il corpo umano in due parti. Essi sono teoricamente infiniti e possono disporsi nelle 3 direzioni dello spazio.

Piani anatomici

  • Piani trasversali: sono gli infiniti piani paralleli al piano di appoggio nella posizione standard. Dividono il corpo in due parti: parte superiore e inferiore.
  • Piani frontali: piani paralleli alla fronte. Dividono il corpo in due parti: parte anteriore o ventrale e parte posteriore o dorsale.
  • Piani sagittali: orientati in direzione sagittale (la direzione di una freccia – sagitta – che trafigge il corpo). Dividono il corpo in parte destra e sinistra (ulteriore convenzione: esse sono riferite all'osservato). Uno di questi piani ha un'importanza cardine: il piano sagittale mediano o (meglio) piano di simmetria. Esso individua due parti simmetriche, due antimeri. Non due metà ma due parti specularmente uguali. Rispetto a questo piano si utilizzano dei termini di posizione relativa.

Si dice che l'occhio è più mediale (più vicino al piano sagittale mediano) dell'orecchio e che l'orecchio è più laterale (più lontano dal piano sagittale mediano) dell'occhio.

Assi anatomici

Sono infiniti come i piani che possono generarli.

  • Asse verticale o longitudinale: retta risultante dall'intersezione tra un asse sagittale e frontale.
  • Asse trasversale: piano frontale e trasversale.
  • Asse sagittale: piano sagittale e trasversale.

Terminologia dei movimenti

Descrivere un movimento è molto difficile. In primo luogo si può indicare la direzione del movimento e l'asse attorno al quale esso avviene (questi assi possono essere immaginati come chiodi su cui si fa perno).

Movimenti attorno ad un asse sagittale

  • Parti pari: abduzione: il segmento di corpo è portato lontano – adduzione: vicino.
  • Parti impari: inclinazione destra o sinistra.

Movimenti attorno ad un asse trasversale (sia per pari che per impari)

  • Flessione: il segmento di corpo è portato da una posizione dorsale a ventrale (chiude un angolo).
  • Estensione: da ventrale a dorsale (estende un angolo) – fa eccezione il ginocchio per il quale è esattamente l'opposto. Questo a causa del processo evolutivo che ha portato l'uomo alla posizione eretta. Il ginocchio non è altro che un gomito ruotato.

Movimenti attorno a un asse verticale

  • Parti pari: rotazione internarotazione esterna.
  • Parti dispari: rotazione destrarotazione sinistra.
  • Per la mano: supinazione > palmo verso l'alto, pronazione > palmo verso il basso.

Studio dell'anatomia

Si può decidere di studiare l'anatomia secondo due sistemi. Si può studiare l'anatomia per sistemi, e allora si parla di anatomia sistematica oppure per regioni e quindi dedicarci ad un'anatomia topografica. Dall'anatomia sistematica si può dedurre l'anatomia topografica, ma non necessariamente vale il viceversa.

L'anatomia è un tratto dell'organizzazione del vivente. Cellule > tessuti > organi (insiemi di uno o più tessuti uniti insieme per svolgere un determinato compito, parte di una funzione più complessa) > apparati. Ogni organo è implicato in una parte di una funzione più complessa; l'insieme degli organi che cooperano a una funzione forma un apparato.

Irritabilità: capacità di recepire e rispondere agli stimoli, proprietà primaria della sostanza vivente. Questo compito è affidato al sistema nervoso. Si parla di sistema nervoso non di apparato. Gli organi nervosi sono fatti da un solo tessuto. In inglese si usa indistintamente la parola system per i nostri apparati e sistemi; in italiano apparato e sistema hanno due significati diversi.

Gli organi si dividono in organi pieni e organi cavi. La cavità degli organi cavi si chiama lume. La loro parete è organizzata in più strati e questi strati sono in successione più interni (che circondano il lume) intermedi e più esterni (a cui si accede dalla parte esterna). Questa è l'organizzazione di quasi tutti gli organi cavi. In realtà non si parla di strati ma di tonache:

  • Interna, di solito caratterizzata dalla presenza di cellule che svolgono le funzioni dell'organo stesso (vedi intestino). È soprattutto la tonaca interna a caratterizzare l'organo.
  • Intermedia, di solito è costituita di tessuto muscolare in più strati che conferisce funzioni dinamiche all'organo (vedi stomaco).
  • Esterna o avventizia, solitamente costituita da tessuto connettivo che fa da supporto, impalcatura e legame con il resto dell'organismo. Essa non è tuttavia una struttura inerte.

Organi pieni, stroma e parenchima

Gli organi pieni sono masse cellulari tenute insieme da un'impalcatura di tessuto connettivo, hanno una certa consistenza; solitamente secernono sostanze. Il connettivo riveste l'organo e forma una capsula che conferisce all'organo una forma. Dalla sua faccia interna inoltre si diparte una rete di setti che suddivide l'organo in vari compartimenti. All'interno di ciascuno di questi compartimenti esiste un ulteriore sistema di suddivisioni interne. Si va avanti fino a pareti sempre più piccole. Tutto ciò forma la cosiddetta impalcatura connettivale che prende il nome di stroma o impalcatura stromale. Essa fa da supporto, dà forma all'organo e gli conferisce un'organizzazione interna. I vasi sanguigni raggiungono la cellula passando attraverso i setti dello stroma come i fili elettrici scorrono attraverso i muri di una casa. Lo stroma ha anche altre funzioni, non va considerato uno scheletro passivo. Le cellule del connettivo non sono le cellule che caratterizzano l'organo. Il parenchima (massa nobile, funzionante) è l'insieme delle cellule implicate nella funzione dell'organo. Di solito è costituito da tessuto epiteliale. Gli organi pieni si dice che hanno "consistenza parenchimatosa".

Regioni del corpo umano

Il corpo umano è generalmente diviso in 4 parti: testa > collo > arti (superiori e inferiori) > tronco o torso. Gli arti a loro volta si suddividono in diverse regioni. Arto sta per articolato, cioè fatto da più segmenti:

  • Il superiore: spalla (dove si connette al tronco) > braccio (tra spalla e gomito) > gomito > avambraccio (tra gomito e la mano) > mano.

Il polso - che non è un'articolazione ma è composto da più articolazioni - non è considerato una regione dell'arto superiore. La parola polso designa punti nei quali le arterie sono vicine all'epidermide, non designa una regione ma un punto in cui un'arteria viene apprezzata nella sua pulsazione. Esistono polso carotideo, inguinale, coclideo, succlavio ma il metodo più semplice per apprezzare la pulsazione arteriosa è il polso (meno invasiva).

  • L'inferiore: anca (o articolazione coxale > da cui coscia) > coscia > ginocchio > gamba > caviglia > piede.

Il tronco si suddivide in: torace > addome (da abdit omen, nasconde il presagio - lettura dei visceri). L'addome a sua volta si divide in una parte superiore, l'addome propriamente detto e una parte inferiore detta bacino o pelvi. Il tronco contiene le viscere: vi si possono individuare alcune cavità viscerali; esse non coincidono esattamente con le regioni del tronco. La cavità toracica, per esempio, si estende sopra una “cupola” muscolare: il diaframma (la parola diaframma significa pavimento, nel corpo ci sono tanti diaframmi). Ciò fa sì che la cavità viscerale detta toracica non coincida con la regione del torace vista dall'esterno. Se l'uomo è tagliato da un piano sagittale si osserva questa discrepanza. Cavità addominale propriamente detta e cavità del bacino sono le cavità dell'addome. Quando un tumore riesce a passare da una cavità all'altra è in uno stadio avanzato.

Linee topografiche

Sulla superficie ventrale si può individuare una linea mediana che divide in due parti lo sterno. Per questo si chiama linea mediosternale. Le linee che corrono lungo i bordi laterali dello sterno laddove questo si articola con le costole vengono dette linee marginosternali. Linea emiclaveare è quella che parte da metà della clavicola e corre parallela alla mediosternale.

Apparato locomotore, generalità

Osso: organo formato da tessuto osseo. È una struttura tutt'altro che stabile e solida: è continuamente smantellato e ricostruito. Ciò è evidente dall'osservazione che si può fare sul cambiamento dello scheletro nel corso della vita di un individuo. L'intero edificio osseo è chiamato scheletro. Esso è formato da un centinaio di ossa; ognuno di noi ha uno scheletro personalizzato quindi non si può definire il numero esatto di ossa possedute da un essere umano. Alcune ossa possono fondersi a formare un osso solo, o viceversa (variazioni anatomiche). Le variazioni anatomiche di questo tipo non compromettono la salute (ma non dire al paziente che ne ha una, penserà che lo sia!!).

Ossa lunghe, brevi e piatte: le ossa costituiscono spesso delle leve, che sono spesso svantaggiose. Sono leve di velocità. Le ossa hanno determinate forme in base alla funzione di leva che hanno. Ancora una volta la forma è legata alla funzione: niente è casuale dentro di noi. Le ossa che funzionano da leva hanno una forma in cui prevale la lunghezza: per esse si parla di ossa lunghe; anche le falangi che sono ossa “corte” sono considerate ossa lunghe dal momento che la lunghezza prevale sulle altre dimensioni. Sono assimilabili a un femore. Non si parla di dimensioni assolute, ma relative.

Il calcagno, che non ha alcuna funzione di leva, ha una forma tozza che deve sostenere il peso del corpo. Lo stesso si può dire delle vertebre. Queste sono ossa in cui le tre dimensioni sono sostanzialmente identiche e vengono dette brevi. Più correttamente si dovrebbe parlare di ossa cubiche o a parallelepipedo. Per le ossa della scatola cranica invece si parla di ossa piatte. Esse sono necessarie a delimitare una cavità e per assolvere a questo compito presentano uno spessore ridotto rispetto alle altre dimensioni.

Nell'osso lungo il tessuto osseo può formare una porzione spugnosa dell'osso e una porzione solida. L'osso alle sue estremità è costituito da lamine, le quali formano un traliccio idoneo a sopportare i carichi. La struttura a lamelle non è necessaria nella parte di mezzo di un osso. Esso presenta una forma tubulare, cava. Per le ossa lunghe si individua un'epifisi superiore o prossimale e un'epifisi inferiore o distale (prossimale indica una posizione mediale superiore laddove distale indica una posizione laterale inferiore). Tra loro si trova la diafisi. Le epifisi di un osso lungo devono essere tozze in modo che il carico sia frazionato su una porzione più ampia. La spalla è l'estremità prossimale dell'arto superiore e la mano è l'estremità distale dell'arto superiore. Lo stesso discorso si può fare per l'inferiore.

Articolazione

Insieme di dispositivi che uniscono fra loro due o più ossa. Per descrivere un'articolazione si deve tener di conto della forma delle ossa, dei dispositivi di unione, eventuali legamenti che rafforzano l'unione e dei muscoli. L'articolazione è un'unità anatomica funzionale; se si ammala un organo di una unità funzionale si ammalano anche gli altri perché le componenti sono strettamente legate fra loro.

Classificazione delle articolazioni

La prima classificazione che fu fatta nella storia distinse le articolazioni in mobili (diartrosi) e immobili (sinartrosi), poi venne introdotta anche la classificazione di articolazioni semimobili (anfiartrosi). In realtà questa classificazione non è adatta perché non esistono articolazioni immobili, neanche quelle del cranio lo sono veramente. Il criterio della mobilità è stato abbandonato come criterio valido per la classificazione. La vera distinzione si effettua tra ossa connesse da tessuto connettivo tra le quali non vi è spazio e tra ossa separate che devono essere tenute insieme da sistemi di tenuta, una serie di cavi. Il criterio è quindi l'esistenza di spazio fra le due ossa:

  • Sinartrosi (senza spazio): ossa del cranio.
  • Diartrosi (divise da uno spazio): spalla, anca.

I termini sono diversi ma i significati sono diversi. Tra le sinartrosi si può effettuare un'ulteriore classificazione sulla base del tipo di “collante”. Se il tessuto connettivo è sottile, estremamente denso e poco deformabile, l'articolazione è molto poco mobile. Se lo strato è invece spesso e piuttosto deformabile i due capi hanno una certa mobilità. Le diartrosi presentano ossa che hanno conformazioni tra loro complementari in modo da adattarsi l'una all'altra (es. un capo è concavo e uno convesso): in questo caso i movimenti possibili coprono tutte le direzioni. Le estremità delle ossa lunghe sono di forma pseudosferica proprio per permettere ogni tipo di movimento, ma non sempre è così. Se nelle sinartrosi il criterio classificativo è il tipo di collante, nelle diartrosi il criterio classificativo è la forma dei capi articolari.

Classificazione delle sinartrosi

Suture (tessuto connettivo molto poco spesso e denso): i due capi articolari mostrano una perfetta corrispondenza dei contorni. Le suture possono essere di vari tipi: le due ossa coinvolte possono avere contorni dentellati (cerniera), margini tagliati a sbieco o pianeggianti (o lineari). La deformabilità della scatola cranica dimostra che queste articolazioni non sono perfettamente immobili come per lungo tempo si è pensato. L'osso, e soprattutto l'osso giovane, coniuga le caratteristiche di elasticità e di durezza. Le suture delle ossa craniche garantiscono la deformabilità della scatola cranica: in seguito ad un urto l'osso può in un primo momento deformarsi e garantire una protezione ancora maggiore.

Sinfisi (ossa unite da fibrocartilagine, cartilagine fibrosa molto diversa dalla cartilagine ialina che ha bassissima deformabilità e tende a calcificare degenerando con facilità. La fibrocartilagine è più deformabile.) Questo tipo di articolazioni si ritrovano tre le ossa del bacino, tra i corpi vertebrali. Le due ossa hanno una mobilità, anche se di pochi gradi. Nel bacino questa deformabilità è fondamentale al momento del parto. Non c'è spazio tra capi ma c'è una certa mobilità.

Sincondrosi (cartilagine ialina che calcifica e diventa osso): tra le costole e lo sterno c'è cartilagine ialina che tuttavia non calcifica facilmente. Alla nascita l'osso dell'anca è formato da tre ossa (ilio, ischio e pube) tenute insieme da uno strato di cartilagine la quale va incontro a morte e calcificazione (trasformazione in osso) nel primo anno di vita. Prima del primo anno di vita si può parlare di sincondrosi, dopo di sinostosi (tre ossa tenute insieme da osso).

Classificazione delle diartrosi

I due capi che costituiscono una diartrosi devono essere il più possibile lisci per ridurre gli attriti dovuti al movimento. Sono pertanto rivestiti di cartilagine articolare ialina (liscia come il vetro). È uno strato molto sottile e molto delicato, qualcuno la chiama anche cartilagine di incrostazione perché assomiglia ad una verniciatura molto sottile. Non ha vasi propri quindi le sue cellule si nutrono per diffusione, per questo è molto delicata. È nutrita da un liquido che la bagna continuamente. La degenerazione dei capi articolari si chiama artrosi e avviene se l'articolazione è tenuta ferma a lungo o avviene comunque indipendentemente da questo. Un paziente con un'artrosi deve essere indirizzato all'utilizzo dell'articolazione. (L'80% del cervello si occupa del movimento, il nostro è un cervello motorio. Per comprendere i movimenti dell'altro riproduciamo nel nostro cervello gli stessi movimenti)

I due capi della diartrosi sono tenuti da un manicotto di cartilagine fibrosa che si lega ad entrambe le ossa e che chiude l'articolazione rendendola uno spazio chiuso in cui le pareti sono formate da questo manicotto di cartilagine. La membrana sinoviale o sinovia (che riveste internamente la cartilagine) produce un liquido simile alla chiara d'uovo detto liquido sinoviale. Questo liquido è incomprimibile quindi fa da ammortizzatore e impedisce l'urto dei due capi. Il fatto che sia liquido è poi indispensabile affinché sia mantenuta la mobilità dell'articolazione. Il liquido sinoviale inoltre nutre la sottilissima cartilagine ialina per diffusione e, infine, serve come lubrificante. Se un'articolazione è infiammata va tenuta ferma perché si ha tumefazione e dolore, quindi la naturale terapia (indicata da madre natura!) è l'immobilità.

Alcune articolazioni presentano dei dispositivi che si attaccano alla capsula e sporgono all'interno. Essi sono fatti di fibrocartilagine e prendono il nome di menischi. Se ci sono urti o torsioni violente il menisco fa da cuscinetto e riduce i danni.

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Scienze biologiche BIO/16 Anatomia umana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher serendipity9 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Paternostro Ferdinando.
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