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Le altre rivoluzioni: transizione demografica, rivoluzione agraria e dei trasporti

Transizione demografica e teoria di Malthus

È avendo presente il contesto demografico di antico regime che Thomas Robert Malthus (1766-1834) formula la sua teoria che collega positivamente la crescita della popolazione e del reddito per cui la prima finiva per ridurre il reddito. Vale a dire che al crescere della popolazione diminuiva la disponibilità di terra c’erano rendimenti decrescenti del lavoro con conseguente diminuzione del reddito e stagnazione della popolazione (questo in assenza di progresso tecnologico).

Secondo Malthus la natalità è ai massimi livelli quando il reddito è elevato perché non ci sono vincoli economici e diminuisce invece al diminuire del reddito per il manifestarsi dei freni preventivi (scelte per ridurre la natalità deliberatamente perseguite dalla popolazione). Inoltre al diminuire del reddito appaiono anche i freni repressivi (malattie, carestie e morti premature).

La sua teoria è stata ed è molto influente ma presenta alcuni evidenti limiti. Sottovaluta il ruolo del progresso in agricoltura, cosa che invece non farà Ester Boserup. Considera un’economia chiusa e senza quindi i benefici che possono derivare dalla specializzazione e dagli scambi di mercato. Non considera le logiche delle scelte di fecondità delle famiglie.

Progresso agricolo

Quando si parla di progresso agricolo non si può fare riferimento soltanto, come faceva Malthus, alla quantità di terra coltivabile a disposizione, ma occorre considerare anche l’indice di raccolto (numero di raccolti per anno che è passato dal neolitico a oggi da 0,05 a uno in Occidente e a due in Oriente) e ai rendimenti della terra che dipendono dalla capacità di aumentare la fertilità del terreno (attraverso la concimazione e il riposo periodico).

In relazione a questi cambiamenti la produzione nel medio-lungo periodo può aumentare anche in presenza di una diminuzione della terra pro capite.

  • 5 ettari, indice di raccolto 0,3, rendimento 500 kg per ettaro = 750 kg
  • 3 ettari, indice di raccolto 0,5 (rotazione biennale), 650 kg per ettaro = 975 kg

In altri termini il lento miglioramento di rendimenti e indici di raccolto può ridurre la pressione sulla terra.

Fecondità e transizione demografica

Per quanto riguarda la fecondità, Malthus riteneva che l’istinto naturale portasse a una procreazione eccessiva, nonostante i freni preventivi. Non riteneva quindi che le famiglie potessero compiere scelte ottimizzanti. In realtà la scelta di fare molti figli per donna dipendeva dalla consapevolezza che c’era una grande incidenza della mortalità infantile (i morti entro il primo anno di vita), che era compresa tra il 20 e il 30%. Inoltre sulle scelte di fecondità influivano anche i regimi ereditari esistenti.

La transizione demografica smentisce Malthus. Si tratta di un processo di lungo periodo che si verifica tra il secolo XVIII e la prima guerra mondiale (l’Inghilterra è il primo paese a esserne interessata, la Francia l’ultimo) con tasso di incremento dallo 0.2% annuo allo 0.5-1.5% (con un tasso dell’1.5% la popolazione raddoppia in cinquant’anni).

Il meccanismo della transizione demografica è spiegato da J. Williamson in "Explorations in Economic History", 35 (1998). Si tratta quindi di una crescita che avviene sul versante della mortalità e non su quello della natalità. In altri termini, la popolazione cresce perché ci sono meno morti e non perché ci sono più nascite. I tassi di natalità nell’Europa preindustriale erano infatti già molto elevati.

Ragioni del calo della mortalità

  • Iniziano a esserci meno carestie e crisi di sussistenza per i miglioramenti nell’agricoltura (rivoluzione agraria, nuovi territori, nuove colture) e i progressi nei trasporti, e l’alimentazione diventa più varia.
  • Presenza di una maggiore igiene soprattutto nelle città grazie alla realizzazione delle fognature, agli acquedotti, ecc.
  • Presenza di un diverso quadro epidemiologico. La peste di fatto scompare dall’Europa e viene sostituita da altre malattie (tubercolosi, tifo, colera) che hanno effetti demografici meno devastanti per mortalità inferiore o differita.
  • Progressi della medicina. Già a fine settecento la vaccinazione contro il vaiolo (Jenner 1798).
  • Cambiamenti di carattere militare (meno guerre guerreggiate e spostamento truppe, maggiore igiene eserciti).

Quello che succede è che, a un certo punto, nonostante aumentino molto i redditi, non si fanno, come riteneva Malthus, molti figli. Da un lato si passa dal numero alla qualità in relazione anche alle modifiche del mercato del lavoro, dall’altro pesa molto l’effetto di sostituzione per cui all’aumentare del reddito aumenta il costo opportunità della procreazione.

La rivoluzione agraria

Un punto di partenza: la grande distanza organizzativa e produttiva tra l’agricoltura tradizionale e l’agricoltura moderna a partire dalla rivoluzione agraria.

Tradizionale (pre-1800, Europa continentale) Moderna XX sec.

Produzione venduta fuori azienda < 50% > 50%
Fattori produzione acquistati < 10% > 30%
Forza lavoro in agricoltura Fino al 70% <10%
Produzione per ettaro frumento 10-20 q. >80 q.
Concimi Naturali e organici Chimici
Grado di specializzazione Basso Alto
Controllo piante infestanti Maggese Rotazioni, erbicidi
Quantità lavoro per ettaro Alta Bassa
Quantità terra per lavoratore Bassa Alta
Fonti di energia Lavoro umano e animale Petrolio-elettricità
Diffusione terre di proprietà Statale molto estese
Ecclesiastica molto estese
Collettiva molto estese
Individuale poco estese
Estese poco
Poco estese
Inesistenti
Molto estese

Importanti cambiamenti nella situazione preesistente

Anche nel caso della rivoluzione agraria sono importanti alcuni cambiamenti nella situazione preesistente e in particolare:

Trasformazioni del regime agrario

  • Abolizione dei privilegi feudali, giudiziari e fiscali: Eguaglianza giuridica e fiscale dei cittadini
  • Abolizione della servitù della gleba: Libertà di circolazione degli uomini
  • Abolizione della manomorta: Libertà di circolazione della terra
  • Soppressione degli usi civici: Libertà d’uso della terra
  • Appoderamento delle terre ex-feudali e collettive: Ampliamento della proprietà privata

Diffusione dello spirito capitalistico

  • Abolizione dei privilegi economici, fiscali e giuridici di cui godevano alcuni ceti come il clero e la nobiltà
  • Passaggio in mani borghesi della proprietà della terra mediante l’acquisto di terre statali, di nobili in rovina, oppure di terre confiscate dallo Stato a nobiltà e clero
  • Passaggio in mani borghesi della conduzione della terra mediante la stipulazione di contratti di affitto a medio e soprattutto a lungo termine (grande affitto capitalistico)

Razionalizzazione dell’attività agricola

Dal 1700 circa prende avvio in Inghilterra la rivoluzione agraria attraverso l’introduzione di una rotazione più efficiente di tipo quadriennale con l’impiego di leguminose, tuberi, foraggi (già sperimentata nei Paesi Bassi) e l’eliminazione del maggese. L’impatto di questa innovazione è amplificato dal fenomeno delle enclosures (recinzioni) che si traduce in una concentrazione delle proprietà terriera.

Con la rotazione quadriennale due parti del terreno vengono adibite alla produzione di cereali, la terza alla coltivazione di leguminose e la quarta a prato. In questo modo si possono sfruttare tre quarti della superficie coltivabile. Con questo sistema la produzione agricola aumenta in modo considerevole perché:

  • Si allarga la superficie coltivata
  • Si sviluppa l'allevamento del bestiame con il passaggio dall’allevamento transumante a quello stabile e dal circolo vizioso dell’agricoltura di antico regime a quello virtuoso dell’high farming
  • Cresce la fertilità del terreno per la maggiore disponibilità di concime

Altri contributi al miglioramento

  • L’adozione di attrezzi più efficienti con il passaggio dal legno al ferro
  • L’introduzione di nuove colture destinate al mercato
  • L’attività di selezione di sementi e animali che consente di ottenere piante più resistenti e animali di maggior taglia
  • L’apertura di canali d’irrigazione e di bonifica

La rivoluzione agraria ha anche importanti riflessi sugli altri settori produttivi perché l’aumento della produttività in agricoltura consente:

  • L’espulsione di popolazione dalle campagne e il suo impiego nelle nascenti attività industriali
  • Un aumento del tenore di vita della popolazione rurale che a sua volta si traduce in:
    • Una crescente domanda di beni non alimentari
    • La formazione di risparmio che permette da un lato di finanziare le infrastrutture (con i proventi dell’imposizione fiscale) e dall’altro le imprese (attraverso i risparmi mobilitati dal sistema bancario)
    • In una nuova domanda al settore industriale sotto forma di macchinari, attrezzi, concimi chimici

La rivoluzione dei trasporti

È uno dei risultati più importanti della rivoluzione industriale e cambia completamente non solo il commercio ma anche lo spostamento degli uomini. La grande innovazione del periodo è l’applicazione del vapore ai trasporti che avviene prima con quelli via acqua (1807 Clermont) e che porta poi alla creazione della ferrovia, che mette insieme le innovazioni verificatesi in campo siderurgico e i perfezionamenti apportati alla macchina a vapore. La prima linea ferroviaria è, non a caso, in Inghilterra ed è la Liverpool-Manchester nel 1830.

L’età d’oro della ferrovia è però quella che si apre dopo la metà dell’800 quando il nuovo mezzo di trasporto si diffonde capillarmente nei principali paesi europei e negli Stati Uniti come si vede dalla tabella relativa ai km di ferrovie in 4 date significative:

Anno Austria-Ungheria Belgio Francia Germania Gran Bretagna Italia Russia Spagna Svezia Stati Uniti
1840 144 334 496 469 2.390 20 27 - - 4.535
1860 4.543 1.730 9.167 11.089 14.603 2.404 1.626 1.917 527 49.288
1880 18.507 4.112 23.089 33.838 25.060 9.290 22.865 7.490 5.876 150.091
1900 36.330 4.591 38.109 51.678 30.079 16.429 53.234 13.214 11.303 311.160

La tabella evidenzia in primo luogo il procedere della realizzazione delle ferrovie evidenziando la posizione del tutto eccezionale degli Stati Uniti che si spiega con la vastità del paese, di fatto un continente. Per quanto riguarda l’Europa si può invece rilevare come già nel 1860 la Germania si sia molto avvicinata alla Gran Bretagna che supererà nel 1880. A partire dagli anni ‘60 inizia la grande ascesa della Russia, anch’essa legata alla vastità del territorio.

Un altro elemento importante è che la costruzione della rete ferroviaria e la modalità con cui le ferrovie vengono realizzate riflettono il diverso grado di sviluppo dei paesi. Da un lato infatti la tempistica è molto diversa, dall’altro lo sono anche i protagonisti della costruzione della rete che possono essere i privati (come avviene in Gran Bretagna), lo Stato e i privati (come nel caso italiano) o solo lo Stato.

La macchina a vapore, combinata con l’invenzione dell’elica, rivoluziona anche i trasporti via mare. A partire dagli anni ‘50 e ‘60 dell’Ottocento motori perfezionati (motori compound) e scafi in acciaio consentono di battere la concorrenza della vela e aprono la strada a una crescente integrazione dell’economia atlantica che riguarda sia le merci (es. grani) che gli uomini.

La seconda rivoluzione industriale

Il processo di industrializzazione inglese si autoalimenta per l’innescarsi di un circolo virtuoso. Ma a partire dagli ultimi decenni del secolo XIX si assiste però a un declino britannico in campo industriale e alla decisa ascesa dei due paesi protagonisti della seconda rivoluzione industriale: Germania e Stati Uniti.

Perché l’Inghilterra perde terreno rispetto a Germania e USA?

  • Early start (prodotti e modelli poco perfezionati, obsolescenza, ritardato adeguamento)
  • Rigidità istituzionali (si notano soprattutto sul versante finanziario, dell’istruzione, delle forme d’impresa e quindi degli investimenti in ricerca, delle relazioni industriali e del ruolo dello stato che punta su colonialismo e sulla leadership internazionale)
  • Le conseguenze della leadership (il “peso” della leadership)

Produzione manifatturiera totale (Regno Unito 1910=100)

Paese 186 191 195 1980
Regno Unito R. 45 Usa 30 Cina 27 Fr. 18
USA 298 Ger. 138 Rus. 77 Rus 16
Germania 1.37 Rus. 328 R.U. 127 Fr. 57
Russia 3.47 Rus. 1.630 R.U. 258 Fr. 98
Cina 3 3 0 Cin 27 Oc. Oc.
Italia Itali 6 Italia 23 India 52 Canad 66
Altri Jap. 1.00a 1 Jap. 25 Bel. A.-U.
Francia Ger 11 Jap. 88 Cina 71 R.U. 441.

Il grande cambiamento tecnologico

La storia della tecnologia: studio delle innovazioni e dei mutamenti nel modo di produrre, ovvero del progresso tecnico, e dell’impatto che questi cambiamenti hanno sul processo di crescita economica. Un tema importante anche per la teoria economica: la funzione di produzione neoclassica con rendimenti di scala costanti e produttività marginali decrescenti dei fattori capitale e lavoro non è in grado di spiegare il persistere della crescita. Si include quindi la tecnologia (“residuo” e variabile esogena) che spiega l’aumento nel tempo della produttività dei fattori.

Alcune evidenze empiriche

  • Il flusso delle innovazioni tecnologiche non è costante e continuo: a fasi di intensa creatività tecnologica, spesso concentrate anche nello spazio, possono succedere fasi di stasi.
  • La creatività tecnologica differisce a seconda dei contesti ambientali e sociali. Non tutte le società mostrano la stessa capacità di generare innovazioni.
  • Macroinvenzioni e microinvenzioni: le prime rivoluzionano le tecniche, le seconde segnano miglioramenti incrementali lungo il percorso tracciato dalle macroinvenzioni.
  • Le innovazioni si presentano in “grappoli” che, una volta saturate le proprie potenzialità, vengono sostituiti da altri clusters e quindi si susseguono regimi tecnologici diversi.

Il grande cambiamento rispetto alla prima rivoluzione industriale

Il grande cambiamento rispetto alla prima rivoluzione industriale è che le conoscenze derivanti dalla scienza diventano essenziali ai fini della crescita economica e stimolano non solo gli investimenti in capitale fisso ma anche in istruzione e capitale umano (il ruolo dei politecnici e degli ingegneri). Il risultato è una serie senza precedenti di innovazioni e una crescita enorme della produttività.

Innovazioni concentrate

  • Sfruttamento di nuove fonti di energia: elettricità (di origine termica e idroelettrica dopo che si riesce a trasportarla a distanza) e petrolio (potere energetico maggiore del carbone, si trasporta e stiva più facilmente, prima utilizzato per illuminazione poi per motore a scoppio, grande diffusione e calo prezzi fino al 1970, poi 1973 prima crisi per guerra arabo-israeliana, 1979 seconda crisi)
  • Trasmissione a distanza (radiotelefonia): scoperta delle onde elettromagnetiche (Hertz, 1888), invenzione della radio (1906), 1910-30 sviluppo della radiofonia: amplificazione, valvole, modulazione di frequenza, novembre 1936: iniziano nel Regno Unito le trasmissioni televisive. Le enormi conseguenze economiche (es. del mercato dei capitali)
  • Sviluppi della chimica: dai coloranti artificiali e dai fertilizzanti alla farmaceutica, petrolchimica, gomme e fibre sintetiche
  • Messa a punto del motore a scoppio: N.A. Otto rende economicamente sfruttabile il motore di Lenoir: motore a gas a quattro tempi; 1885, ancora due tedeschi, Gottlieb Daimler e Karl Benz, applicano al motore di Otto il carburatore che impiega la benzina; 1897, l’ingegnere tedesco Rudolf Diesel, inventa il motore senza candela, mosso da nafta

Conseguenze delle grandi innovazioni

  • Risparmio di risorse e liberazione dai vincoli imposti dalla natura, particolarmente evidente nel caso dell’elettricità che libera anche dai vincoli di localizzazione delle fonti energetiche tradizionali
  • Miglioramento della qualità dei prodotti e sue relazioni con il benessere. Perché i salari reali sottostimano il progresso qualitativo (il caso dei lumen nell’illuminazione se si considera il prezzo effettivo della luce misurato in lumen si registra tra 1880 e 1990 una diminuzione del 3-4% all’anno)
  • La creazione di un numero senza precedenti di nuovi prodotti, molti dei quali non esistenti in natura (es. coloranti e concimi artificiali)
  • Cambiamento degli stili di vita (es. la casa elettrica)

Gli Stati Uniti: un modello di sviluppo peculiare

Gli Stati Uniti rappresentano un modello di crescita originale: industrializzazione e saving perché sono in una condizione opposta rispetto all’Europa. Hanno cioè abbondanza di risorse e capitali e scarsità di forza lavoro. Già a partire dagli anni ’80 dell’Ottocento conquistano il primato industriale e denotano un continuo ed elevato ritmo di crescita fino alla crisi del 1929.

Caratteri del processo di sviluppo negli Stati Uniti

  • Tempistica diversa rispetto all’Inghilterra
  • Melting pot
  • Agricoltura precocemente meccanizzata, abbandono più lento del settore (nel 1910 ancora un terzo della popolazione attiva)
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filippomagni1999 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Mocarelli Luca.
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