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Storia economica: dalla rivoluzione industriale all'integrazione europea

Capitolo 1

Per apprezzare meglio quella che è stata la Rivoluzione Industriale per la vita dell'umanità, occorre partire dal passato delle civiltà umane dal punto di vista economico. Per decine di migliaia di anni, l'umanità si è basata su un'economia fatta di pesca, caccia, raccolta di frutti selvatici e conduceva una vita di continuo movimento, utilizzando dapprima le caverne come rifugio, poi sostituite da tende o capanne. La vita media si collocava tra i 25 e i 30 anni. In alcune zone si è anche sviluppato un po' di artigianato, soprattutto tessile, con l'utilizzo di pelli per combattere il clima rigido. Si trattavano quindi di civiltà definite primitive, con l'impossibilità di mettere delle radici e di tramandare le tradizioni se non per via orale.

A partire dal 7000 a.C., in Asia, Europa, America e nell'Africa settentrionale, si sviluppò la civiltà agricolo-pastorale, basata sulla coltivazione delle terre e sull'allevamento di animali. Con questo tipo di civiltà iniziarono i primi insediamenti in villaggi. Il primo in assoluto si ebbe a Gerico in Palestina; poi ce ne furono altri in Centro America e in Cina. Con la civiltà agricolo-pastorale, si assiste alla nascita delle città e degli imperi, si diffuse la cultura con lo sviluppo della scrittura in modo che le tradizioni si potevano tramandare più agevolmente. L'unica cosa che non cambiò rispetto alla civiltà primitiva fu la vita media, dato l'incapacità di controllo dell'ambiente.

Ci vollero millenni prima di passare da una civiltà agricola-pastorale alla civiltà industriale. Ciò avvenne dopo il Rinascimento e con essa la speranza di vita triplicò, la popolazione aumentò, ma quello che cambiò più radicalmente furono i modi di lavoro e di vita. Gli studiosi la chiamarono "Rivoluzione" Industriale, non tanto perché fu veloce come le altre rivoluzioni politiche, ma perché cambiò drasticamente la civiltà umana.

La Rivoluzione Industriale si manifestò soprattutto in Europa per cinque elementi che gli studiosi hanno ritenuto significativi: il clima, la localizzazione geografica, le risorse naturali, la visione filosofico-religiosa del mondo e l'organizzazione della civiltà. Non essendo l'Europa l'unica ad avere i primi tre elementi fondamentali, furono proprio la visione filosofico-religiosa e l'organizzazione della civiltà a fare la differenza.

Tre sono stati i principi filosofico-religiosi: la persona umana come valore sacro ed inviolabile (abolizione di schiavitù, uguaglianza delle persone, democrazia, libertà di iniziativa e difesa dei diritti della persona); l'esaltazione dello spirito come razionalità (nascita della filosofia, della scienza e dell'istruzione) ed infine la superiorità dell'uomo sulla natura. La Rivoluzione Industriale è sorta in Europa, in Cina e nell'Impero Arabo in quanto società agricole particolarmente dinamiche, società con un sistema di scritture basate su religioni diverse, però in grado tutte e tre di produrre importanti avanzamenti tecnologico-scientifici.

L'Europa preindustriale però fu l'area dove le libertà individuali vennero maggiormente tutelate attraverso una pluralità di istituzioni politiche (frammentazione del potere) e di istituzioni in campo culturale (università libere). Inoltre, fu l'area con la più elevata propensione delle autorità pubbliche ad assumersi responsabilità di produzione dei cosiddetti beni pubblici, non prodotte dai privati perché non convenienti. Si tratta di un tipo di attività pubblica sussidiaria e non sostitutiva in cui vennero utilizzate proprio a questo scopo l'introduzione di tasse alla popolazione che videro anche una partecipazione più diffusa della popolazione agli affari dello Stato.

Fu questa conformazione della società europea che permise il nascere di istituzioni economiche indispensabili per la Rivoluzione Industriale. Le più significative sicuramente furono: la banca e le pratiche bancarie; la partita doppia (impiegata dapprima dai mercanti italiani e diffusa poi dopo l'introduzione delle cifre arabe da parte di Fibonacci nel 1202); l'assicurazione (nata a causa degli alti rischi dei viaggi in mare ai tempi delle Repubbliche marinare); la commenda (nata nei tempi delle città mercantili per permettere ad un possessore di capitali che non voleva rischiare in proprio di anticiparli ad un mercante che li adoperava per una specifica attività alla fine della quale i capitali dovevano essere restituiti e i profitti divisi); il servizio postale (nato quando l'imperatore Massimiliano affidò i servizi postali imperiali a Francesco Tasso); la borsa (aperta per prima ad Anversa nel 1531); il brevetto (introdotto per la prima volta in Gran Bretagna nel 1624 per una durata di 14 anni) ed i codici di commercio.

La Gran Bretagna fu quella in Europa che ospitò per prima la Rivoluzione in quanto riuscì a riunire più rapidamente degli altri paesi il maggior numero di quelle condizioni favorevoli alla crescita che abbiamo sopra richiamato. Oltre ad un clima mite ricco di acque e al possedimento del carbone, la propria cultura e il proprio sistema politico-istituzionale furono fondamentali. Dal punto di vista politico, la monarchia inglese diventò sempre meno assoluta grazie alla Magna Carta nel 1215; poi nel 1600 il parlamento assunse il controllo e fondò la Banca d'Inghilterra nel 1694. Dal punto di vista del diritto si sviluppò la common law che prevedeva una giustizia basata sulle mutate consuetudini che diventavano modelli per le applicazioni successive in modo da rafforzare la protezione degli interessi di privati contro altri privati.

La Gran Bretagna inoltre abbracciò le esplorazioni geografiche che la portarono alla creazione delle compagnie commerciali e al colonialismo, sostenuto anche da una politica di appoggio dello stato che, a partire dal 1651, emanò gli Atti di navigazione. Un altro importante atto di sostegno alla crescita della manifattura inglese fu il Calico Act (1701 e 1721) che proibì l'importazione dei tessuti di cotone stampati indiani. Altre cose importanti furono la nascita delle country banks e delle merchant banks, l'utilizzo del carbon coke per produrre ghisa e acciaio; inoltre, va aggiunto lo sviluppo della filosofia con la nascita dell'economia politica con Adam Smith. Fu dunque per questo motivo che la Gran Bretagna realizzò la sua piena trasformazione industriale.

Ma senza dubbio l'innovazione più importante che chiuse col passato fu la caldaia a vapore, utilizzata nelle miniere, e la locomotiva a vapore nel 1801, che permise oltre allo sfruttamento delle risorse del suolo della terra anche quelle del sottosuolo come carbone, petrolio, gas e uranio in modo che la povertà non fosse più inevitabile data la limitatezza delle risorse del suolo che poteva rendere disponibile ogni anno.

Capitolo 2

Molti paesi vollero imitare la Gran Bretagna e i motivi di questa imitazione furono principalmente tre: il fatto di avere elementi in comune con la Gran Bretagna che portarono poi alla rivoluzione; il passaggio rapido delle informazioni che mostravano a chi era rimasto indietro la fattibilità di certi avanzamenti (effetto di dimostrazione); ed infine l'ultimo motivo fu lo spirito di competizione che ha sempre animato le nazioni europee nei confronti di un altro paese, in questo caso la Gran Bretagna che, senza vincere conflitti, aveva aumentato il suo reddito facendo crescere esponenzialmente il divario con gli altri paesi.

Gli studiosi ritengono che esistono due tipi di teoria: una fondata sull'imitazione senza differenze e l'altra fondata sull'imitazione con differenze. Secondo Marx, il paese che è industrialmente più sviluppato mostra a quelli che sono indietro l'immagine del proprio futuro. Chi sosteneva l'imitazione senza differenze credeva che il successo dell'imitazione stava nella capacità o meno di un paese di ricreare condizioni simili a quelle inglesi nel paese di appartenenza. La più nota teorizzazione di questo tipo è quella di Rostow del 1960 che si basava sugli stadi del processo di trasformazione di una società da agricola a industriale.

  • La società tradizionale (stadio precedente alla trasformazione in cui il sistema economico è bloccato).
  • La transizione (la società si mette a produrre innovazioni ed abbandona la tradizione con il nascere di figure imprenditoriali che accumulano capitali da rischiare in attività nuove).
  • Il decollo o take off (si formano gruppi numerosi di imprenditori ed i nuovi investimenti assumono una dimensione consistente dal punto di vista macroeconomico portando un'accelerazione del sistema detta anche big push o big spurt. Inoltre, gli investimenti vennero fatti prima in certi settori denominati settori-guida e poi in tutti gli altri).
  • Maturità (quando tutto il sistema si è modernizzato e si entra in una fase di rallentamento della crescita dovuto al restringersi delle opportunità d'investimento).
  • L'età dei consumi di massa (le imprese produttrici di beni di consumo sono incentivate ad investire in processi di standardizzazione della propria produzione per abbassare i costi ed allargare il mercato dei beni).

Chi sosteneva la teoria dell'imitazione con differenze invece era Gerschenkron, che fece una teoria focalizzata su solo due stadi rostowiani: la transizione e il decollo. Secondo Gerschenkron, i paesi più vicini alla Gran Bretagna avevano la maggior possibilità di poterla imitare, quindi più ci si allontana dalla società inglese, tanto più difficile è l'imitazione. Però, Gerschenkron vede una possibilità di recupero da parte di quei paesi che si rivelano in grado di attivare fattori sostitutivi degli originali inglesi mancanti, capaci di svolgere lo stesso ruolo, seppur in modo diverso.

A questo concetto aggiunge che il decollo di un paese imitatore può essere più rapido di quello del leader grazie ai cosiddetti vantaggi dell'arretratezza, ovvero l'introduzione di tecnologie già messe a punto da altri, i quali ci sono arrivati spendendo più tempo e più risorse. In questo modo, per i paesi ritardatari sarà possibile non solo decollare ma anche agganciare (il cosiddetto catching up) o persino superare il leader. Infine, Gerschenkron sosteneva che decollando in tempi successivi, i settori-guida nei paesi imitatori non furono gli stessi della rivoluzione industriale inglese.

Un altro studioso importante subito dopo Gerschenkron era Pollard che, nel 1981, nel suo volume esprime due concetti fondamentali: il primo era che non è la nazione che decolla ma bensì la regione, intesa come un'area di attività economiche interconnesse attorno a un centro propulsivo. Il secondo era il concetto di differenziale della contemporaneità, ovvero che vi sono eventi internazionali che interferiscono con le decisioni dei singoli paesi, deviandoli a volte in senso positivo e a volte in senso negativo.

L'esempio che Pollard fornisce è quello delle ferrovie: riguardo alla Gran Bretagna, furono il frutto della rivoluzione industriale, materializzate quando il paese non aveva problemi finanziari; in Belgio, Francia, Germania e Stati Uniti furono una potente molla per lo sviluppo che indusse la costruzione di un'industria metalmeccanica nazionale, mentre per paesi più arretrati come Italia o Turchia, la costruzione ferroviaria finì per pesare molto su quella che era la finanza pubblica.

Oltre all'evoluzione del sistema economico, gli storici hanno cercato di capire i motivi del cambiamento delle istituzioni. La più famosa delle teorie è quella di North, che ha visto l'evoluzione delle istituzioni come un modo per abbassare i costi di transazione e quindi rendere l'economia più efficiente. North vede tutti i balzi in avanti della storia economica come il risultato di azzeccati cambiamenti istituzionali. Ad esempio, non è stata la nuova tecnologia a generare la rivoluzione industriale in Inghilterra quanto il miglioramento dei diritti di proprietà che diede luogo all'organizzazione della fabbrica.

Il discorso delle istituzioni e della cultura che la determina introduce bene quello sulla path dependence, ovvero si tratta di un concetto sviluppato da Paul David che sottolinea come la spiegazione di molte configurazioni tecnologiche e istituzionali sia rinvenibile solo in un determinato corso storico e non in leggi economiche razionali di validità universale.

Lo stato, secondo Gerschenkron, è stato visto come fattore sostitutivo per il decollo. Esistevano tre tipologie di stato: lo stato minimale (in cui i sistemi capitalistici non possono funzionare senza un livello minimo di stato che garantisca difesa e "law and order" e che fornisca qualche bene pubblico ritenuto essenziale come la posta e la moneta); lo stato ad economia mista (oltre ai ruoli irrinunciabili dello stato minimale, in economia mista si produce molti più beni pubblici e per coordinare i suoi interventi può attivare schemi più o meno forti di programmazione che però non negano il mercato, inoltre si ha così una parte dell'economia capitalistica gestita dallo stato sotto forma di monopoli o di imprese competitive); infine lo stato massimale (in cui lo stato assume tutte le responsabilità produttive negando le radici del capitalismo, eliminando così anche il mercato - esempio Economia Sovietica). Il modello storico che prevale era quello ad economia mista, anche se gli Stati Uniti hanno un'economia mista molto vicina allo stato minimale con un po' di beni pubblici in più rispetto a quest'ultimo.

Capitolo 3

Il Belgio era uno dei paesi con delle risorse più simili alla Gran Bretagna; aveva una lunga tradizione marittima, commerciale e manifatturiera preindustriale, soprattutto nelle Fiandre. Inoltre, molti imprenditori inglesi migrarono proprio in questo paese. Il Belgio era diviso in due regioni: quella delle Fiandre di lingua olandese e quella della Vallonia di lingua francese, unite solo dalla capitale Bruxelles. Molti furono i paesi che si insediarono in Belgio, fino alla definitiva autonomia conquistata nel 1830, che però non aveva impedito di sviluppare l'industria sul modello inglese. Prima fu il turno della lana impiantata agli inizi del 700, poi vennero le miniere, specialmente quelle di carbone, e le macchine filatrici introdotte da Cockerill che costruì una grande fabbrica metalmeccanica nei pressi di Liegi.

Alla fine del 700 si sviluppò l'industria cotoniera nei dintorni di Gand e sorsero zuccherifici, vetrerie, cantieri navali, fabbriche di materiale ferroviario e tranviario, e infine l'innovazione della produzione di carbone sodico introdotta nel 1862 da Solvay. A rafforzare l'attività imprenditoriale furono create le banche, soprattutto nel 1830 fu fondata la Societe Generale de Belgique, una particolare banca di investimento considerata come l'antenata delle moderne holding finanziarie che diede al Belgio un importante strumento finanziario non presente in Gran Bretagna. Nel 1835 ne venne creata un'altra simile che prese il nome di Banque de Belgique.

Se il Belgio era abbastanza simile al modello inglese, lo stesso non si può dire della Francia, anche se in molti pensavano che ad industrializzarsi per prima fosse la Francia stessa invece che la Gran Bretagna. Infatti, nel 700 era un paese più popoloso, con un mercato interno grande e un'agricoltura prospera già nel medioevo a differenza della società inglese. Il problema però fu la rivoluzione francese che trascinò la Francia in un conflitto permanente per 25 anni e la tagliò fuori dalle innovazioni inglesi.

Furono quindi i fattori istituzionali a rivelarsi meno favorevoli rispetto alla Gran Bretagna, anche se c'è da dire che la Francia non godeva di miniere di carbone così tanto abbondanti come quelle inglesi. Comunque, uno sviluppo industriale, anche se in ritardo, ci fu attraverso la tradizionale industria dei tessuti delle seta localizzata a Lione, l'industria della moda di cui la Francia ne era il paese leader, l'industria meccanizzata del cotone, la moderna industria siderurgica aperta da Le Creusot nel 1785, le raffinerie di zucchero, la modernizzazione delle industrie del vetro, della ceramica, della gomma, l'introduzione dell'illuminazione a gas, l'industria elettrica e automobilistica con le famose case come Panhard (1885), Peugeot (1895) e Renault (1898).

L'industria francese però era molto diversa rispetto a quella inglese appena ci si allontanava da Parigi. Per quanto riguarda le banche, nel 1852 venne fondata la Credit Mobilier dai fratelli Pereire che avrebbe dovuto funzionare come i grandi istituti belgi, però fallì nel 1867 e in seguito fu fondata la Banque de Paris et des Pays Bas (1872, nota come PARIBAS). Lo stato francese fu meno interventista rispetto al periodo passato, limitandosi ad appoggiare la costruzione di ferrovie, a mantenere un certo protezionismo ed a sostenere una serie di importanti scuole superiori tecnico-professionali.

A differenza della Francia che aveva presto formato uno stato nazionale, la Germania nel 700 era ancora frammentata in piccoli staterelli (oltre 400) di cui solo uno importante, ovvero la Prussia degli Hohenzollern. Fu proprio la Prussia ad iniziare nel 1818 abbassando e semplificando i dazi doganali che l'avrebbe posta al centro di un processo di aggregazione degli stati in un'unione doganale (Zollverein), definitivamente introdotta nel 1833. Il decollo tedesco si colloca a cavallo tra l'epoca delle ferrovie e la seconda rivoluzione industriale basata su elettricità, chimica organica e motore a scoppio. Si tratta di settori ad alta intensità di capitale che richiedono imprese di notevoli dimensioni. La Germania ci riuscì grazie anche alle numerose banche (Kreditbanken) costituite in società per azioni di cui le più importanti furono...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simopippo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Trezzi Gianluigi.
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