Storia economica e sviluppo economico
In molti casi, questi ultimi non riescono a cambiare la loro condizione. Alcuni paesi sono ricchi e altri poveri: le ricette per lo sviluppo che hanno portato al successo i paesi ricchi non funzionano altrove. Studiare strumenti di intervento più precisi e mirati. La storia economica ci serve per capire queste diversità di percorso. La fase economica attuale testimonia il benessere diffuso, ma con un cambiamento in atto, ciò significa che la dinamica economica è cambiata. È necessario guardare al passato con un occhio al presente (le statistiche del passato sono “ricostruite” e disponibili con più affidabilità a partire da fine ‘800). La storia economica spiega le dinamiche dello sviluppo economico.
Ripasso dei termini: misurazione della ricchezza
Per misurare la ricchezza di un paese in un determinato arco cronologico si usa il PIL: indicatore approssimativo espresso in valori monetari non disponibili per il passato. Nel tempo si associano a termini come: crescita, sviluppo, progresso. Le variazioni del PIL oggi esistono parametri che descrivono la situazione economica in maniera più dettagliata.
Ripasso dei termini 2: crescita e sviluppo
La crescita è data da un aumento sostenuto del volume totale dei beni e servizi prodotti, cioè del PIL. Tale crescita può essere un fatto meramente quantitativo in quanto frutto dell’aumento dei fattori produttivi (terra, capitale, lavoro). Di tipo qualitativo: in conseguenza di un cambiamento strutturale ed organizzativo: in questo caso si può parlare di sviluppo. Le innovazioni sono cambiamenti che consentono di incrementare il PIL con gli stessi fattori di partenza. Spesso la crescita e/o sviluppo sono associati al termine progresso. Mentre i primi due sono quantificabili, il progresso implica un giudizio di valore che si esprime al momento della scelta degli indicatori – per esempio numero di telefoni o di televisori, livello di istruzione, efficienza dell’assistenza sanitaria. Crescita e sviluppo sono associati al PIL, che però non ci dice nulla a proposito della distribuzione del reddito.
Fattori dello sviluppo economico
Generalmente si indicano i tre fattori produttivi (terra, capitale, lavoro) ai quali si aggiungono l’imprenditorialità o l’organizzazione produttiva. Da questa definizione sono esclusi i fattori sociali e la tecnologia, che pure hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo economico. Può essere utile impiegare categorie più ampie: popolazione, risorse, tecnologie, istituzioni sociali.
Popolazione
La popolazione va considerata nella sua:
- Dinamica: crescita demografica, fertilità nativa e mortalità, saldo naturale migratorio, distribuzione sul territorio.
- Composizione: per sesso, per età, per condizioni fisiche, per livello culturale (capitale umano, lavoro). Saldo naturale: differenza tra nati e morti (se è negativo invecchiamento della popolazione, se in surplus genera movimenti migratori nei paesi poveri).
Risorse
Le risorse economiche includono:
- Terra: intesa come condizioni climatiche, collocazione geografica e fertilità.
- Risorse del sottosuolo
- Disponibilità di acqua e facilità di accesso alla stessa. L’acqua è fondamentale da un lato come via di comunicazione (il trasporto su acqua è più economico del trasporto su terra), dall’altro lato per l’irrigazione, atta a potenziare la fertilità della terra.
Tecnologie
- Distinzione tra tecnica e tecnologia: la tecnica comprende conoscenze e forme di manipolazione della natura dedotte per via empirica, frutto di una sperimentazione pratica, concreta utilizzate nel mondo occidentale fino al XVIII secolo. La tecnologia si origina dalla scoperta di nuovi principi scientifici. Dal XVIII secolo la scienza e la ricerca interagiscono con le invenzioni.
- Innovazione tecnica/tecnologica è un fattore chiave dello sviluppo perché consente di passare dalla crescita allo sviluppo.
- Il cambiamento tecnico/tecnologico consente incremento di produttività in fattori costanti. Importanti sono anche le innovazioni organizzative (nasce la fabbrica) e istituzionali (la moneta).
Istituzioni sociali
- Istituzioni: regole informali, credenze, valori morali, norme.
- Organizzazioni: forme in cui si struttura l’assetto sociale come famiglia, comunità, impresa, associazioni, partiti, sindacati, Stato. Nel linguaggio comune definiamo istituzioni ciò che nel linguaggio scientifico è definito organizzazione.
- Le innovazioni istituzionali e organizzative non sono meno importanti di quelle tecniche/tecnologiche, perché consentono incremento di produttività in fattori costanti. Alcuni esempi sono la moneta, i contratti, le assicurazioni, i brevetti con i quali viene riconosciuta la validità della proprietà intellettuale (le ultime due sono invenzioni veneziane del 1400).
Produzione e produttività
- La produzione è il processo mediante il quale si combinano i fattori di produzione per realizzare beni o servizi. Si può esprimere in unità fisica o di valore.
- Produzione positiva e negativa
- La produttività misura il rapporto tra il risultato del processo di produzione e i fattori impiegati. La produttività può essere condizionata dalle caratteristiche dei fattori: per esempio maggiore o minore fertilità della terra, del capitale umano, del capitale investito, della tecnica/tecnologia.
- La dinamica economica dell’occidente è caratterizzata da: fasi di incremento dell’impiego di fattori di produzione (crescita); fasi in cui fu incrementata la produttività (sviluppo) grazie all’introduzione di innovazioni tecniche/tecnologiche e/o istituzionali/organizzative.
Struttura economica e mutamento
- Quando si parla di struttura dell’economia generalmente si fa riferimento alla classica distinzione introdotta da Colin Clark: primario, secondario, terziario.
- Variazioni della struttura dell’economia nel corso del tempo: dalla prevalenza del primario all’espansione del terziario.
- Mutamenti strutturali nel passaggio dalle società tradizionali a quelle industriali o quelle avanzate.
- Il ruolo dell’innovazione tecnologica nei cambiamenti strutturali.
Lo sviluppo economico nell’antichità
La rivoluzione del Neolitico
- Cacciatori e raccoglitori in mondo sottopopolato
- La fine della glaciazione e l’avvio del Neolitico
- Le trasformazioni avvengono attorno al 6000 a.C.
- La Mezzaluna Fertile: con l’inizio dell’organizzazione per ottenere ricchezza (fonte di sostentamento delle famiglie) nasce l’economia.
La rivoluzione agricola
- Domesticazione delle piante: grano e orzo. Si tratta di un processo cognitivo che include la semina, la raccolta, il processo di irrigazione. È un passaggio fondamentale per l’invenzione dell’agricoltura.
- Domesticazioni degli animali: pecore, capre, maiali, bovini
- Dalla Mezzaluna fertile agricoltura e allevamento si diffondono lungo l’asse est-ovest alle grandi vallate fluviali dell’Egitto, Cina, India. Si sviluppa secondo questo asse perché c’erano le condizioni climatiche adatte (climi caldo-umidi, abbondanza d’acqua, fertilità). All’epoca l’asse nord-sud non garantiva le stesse condizioni.
- Furono queste vallate dove si era sviluppata l’agricoltura la culla delle grandi civilità.
Conseguenze della rivoluzione agricola del Neolitico
- Insediamenti stabili e comunità stanziali: cambia il rapporto delle società umane con il territorio.
- Accumulazioni e gestione delle risorse e delle riserve: è una nuova forma di organizzazione/programmazione, perché le riserve vanno gestite per la comunità. Fino alla prima metà dell’800 quello della conservazione del cibo fu un problema di carattere primario.
- Aumento demografico: la nuova sistemazione dà maggiori garanzie di alimentare la comunità, quindi la sicurezza alimentare stimola l’aumento della popolazione.
- Organizzazione politica e sociale: con la popolazione che va aumentando è necessaria una divisione del lavoro (c’è chi si occupa della difesa, chi del lavoro, ecc). Ad un certo punto subentrano anche le religioni (sacerdoti).
- Stratificazione sociale
- Divisione del lavoro
- Scrittura: per l’esigenza di gestione delle derrate alimentari e per la loro distribuzione nascono le prime forme di registrazione.
- Attività edilizia e costruzione di città: le comunità stanziali diventano sempre più grandi, quindi è necessario costruire città con mura (fondamentali per la difesa).
- Sviluppo delle tecniche: macine, contenitori per cibi, tessuti, materiali da costruzione, metallurgia (consente di ottenere attrezzi agricoli efficienti ed armi per la difesa), nuove specie vegetali e animali. La finalità è quella di mettere a disposizione strumenti e materiali nuovi.
- Forme di commercio: in seguito alle prime forme di specializzazione agricola produttiva (ad es. il vasellame) si generano le prime forme di scambio.
La nascita delle grandi civilità
- La civiltà Sumera nell’area fertilizzata dalle esondazioni di Tigri e Eufrate (4000 a.C.)
- È in queste civiltà pilota che nasce la scrittura come esigenza di registrazione e organizzazione dei depositi e magazzini di scorte alimentari
- Successivamente la scrittura divenne supporto essenziale per le transazioni commerciali e per l’instaurazione di un sistema fiscale. Quando nascono le prime forme di stato più complesse il sistema fiscale diviene necessario per acquisire le risorse necessarie ad alimentare la macchina burocratica e l’esercito.
Le basi economiche dell’impero
- La forma di organizzazione statale tipica delle civiltà antiche fu l’impero; le polis greche furono un’eccezione. L’impero nasce in quanto per la regolazione delle acque era necessario mobilitare grandi quantità di forza lavoro, che veniva gestita da un’autorità assoluta. In altre parole, si ha una parziale rinuncia alla libertà per una maggiore organizzazione (sia nel campo della sicurezza, che di un preciso ruolo all’interno della società).
- Sin dalle prime comunità stanziali si forma la tripartizione gerarchica di guerrieri, sacerdoti e contadini con questi ultimi spesso in condizioni di semi-schiavitù.
- Le basi economiche degli imperi erano il bottino, le tasse (sistema fiscale, con il quale i cittadini pagano a fronte dei vantaggi dell’organizzazione), e l’appropriazione delle terre conquistate. Il combustibile degli imperi era la conquista, quindi il finanziamento degli imperi era la guerra.
- Contributo degli imperi allo sviluppo economico: leggi, strade e altre infrastrutture, sicurezza, magazzini e depositi (i vantaggi dell’organizzazione). Uno dei costi dell’organizzazione fu la stratificazione.
- Il problema della stagnazione tecnica e la mancanza di incentivi e di mobilità sociale, e la disponibilità di manodopera a basso costo. Gli imperi con la conquista acquisivano manodopera, gli schiavi, quindi non incentivano la tecnica.
Commercio e sviluppo nel Mediterraneo I
- Tra l’800 a.C. e il 200 d.C. l’area Mediterranea conobbe un notevole sviluppo economico. Si trattò di un’economia mondo: sistema economico evoluto con scarsi contatti con l’esterno. Fino al 1000 circa i contatti sono rari, questo è un limite ed allontana da un’economia globale.
- Progressi tecnici significativi non ve ne furono: il motore del cambiamento fu l’accentuata divisione del lavoro resa possibile dalla ramificata rete dei commerci.
- Lo sviluppo dell’area mediterranea come bacino commerciale attirava merci e operatori dall’Oriente. Tuttavia non si arriva a forme di integrazione.
Commercio e sviluppo nel Mediterraneo II
- L’elemento chiave che distingueva i commerci mediterranei dalle esperienze precedenti e ne spiega la crescita è che si trattava dei traffici via mare, molto più economici dei tradizionali interscambi via terra.
- Lo sviluppo della navigazione mercantile del mediterraneo cominciò con fenici prima, e greci poi che fondarono piccoli imperi commerciali con città e colonie (basi commerciali, porti, magazzini) in tutto il bacino mediterraneo. Non si tratta di un impero politico, bensì commerciale.
- Non fu per caso che furono questi due popoli ad inventare e diffondere l’alfabeto: una forma di scrittura più semplice e pratica della cuneiforme o dei geroglifici.
Commercio e sviluppo nel Mediterraneo III
- Le costruzioni di queste prime reti commerciali stabili nel Mediterraneo attivarono la crescita dei traffici: cereali, olio, vino, ma anche manufatti come ceramiche, tessuti, e oggetti di metallo.
- All’inizio lo scambio era imperniato sul baratto, ma dal VII sec. a.C. circa cominciò a circolare la moneta, forse inventata dai greci. L’importanza della moneta (innovazione istituzionale) per facilitare gli scambi.
- Si trattava di monete coniate con metallo prezioso proveniente dalle miniere dell’Attica. Nell’America precolombiana si usavano oggetti trovati in natura: conchiglie.
Risultati economici e limiti delle civiltà antiche: l’impero Romano
- La massima fioritura dell’economia mediterranea coincise con l’apogeo dell’espansione Romana (I-II sec d.C.).
- Mentre gli imperi commerciali fenicio e greco erano prevalentemente di carattere marittimo, l’organizzazione imperiale romana integrava spazi terrestri e spazi liquidi.
- Organizzazione centralizzata e divisione del lavoro erano le basi economiche dell’impero – non soltanto la conquista come nei secoli precedenti.
- I gangli del sistema erano le città, che erano i punti di riferimento per la distribuzione dei rifornimento alimentari: questo fu di grande stimolo per il miglioramento organizzativo. Le strade furono costruite per necessità militari (spostare legioni che controllavano i territori da conquistare). Ad un certo punto l’impero diventa talmente ampio che i costi dell’organizzazione superano i vantaggi della stessa. I costi si ebbero in termini di sicurezza, perché l’esercito assorbiva grandi quantitativi di risorse. Nel lungo periodo l’espansione non è più gestibile.
L’impero Romano: gli aspetti positivi
- La pacificazione (pax romana) e la sicurezza garantite dall’impero favorirono ulteriormente i traffici.
- L’importanza della rete viaria terrestre
- La diffusione del diritto romano (sistema di regole codificato per tutti)
- Crescita demografica consistente
- Agricoltura e commercio erano i due motori del sistema economico in epoca imperiale.
L’impero Romano: gli aspetti negativi
- I costi organizzativi erano sempre più pesanti, in particolare per quanto concerne il sistema degli approvvigionamenti e il mantenimento della sicurezza e della difesa.
- Il sistema fiscale diveniva sempre più oppressivo.
- L’inflazione (con la quale si ebbe la svalutazione della moneta).
- Per far fronte alla difficoltà nel IV sec. Diocleziano consentì pagamento delle tasse in natura e vincolò i figli al mestiere del padre. La moneta così perde valore effettivo e politico.
- La conseguenza fu la decadenza dei commerci, quindi il ritorno alla sussistenza.
- Declino delle città e formazioni di insediamenti autosufficienti nelle aree rurali.
- Il vero problema: la questione del mancato progresso tecnico e dell’assenza di creatività tecnica. Era una strategia di crescita, non di sviluppo. Il mercato schiavistico allontana il problema di investire in ricerca per risparmiare lavoro/fatica all’uomo.
Statica: sistema economico preindustriale
Si prendono in considerazione gli elementi strutturali che troviamo lungo tutto il periodo, dalla crisi dell’impero romano alla rivoluzione industriale.
La domanda
La popolazione
- L’ammontare della popolazione definisce in prima battuta l’estensione fisica del mercato e quindi i contorni quantitativi della domanda.
- Censimenti e rilevazioni demografiche in età pre-statica non prima del XVIII sec.
- Maggiori informazioni sulle popolazioni urbane.
Bisogni e desideri
- Distinzione tra bisogni e desideri. I bisogni sono definiti dalle prime necessità, i desideri dal superfluo.
- Essi alimentano la domanda che dipende da:
- Ammontare della popolazione
- Struttura per età, sesso, condizione economica della stessa
- Condizioni geo-fisiche
- Fattori socio-culturali
Domanda effettiva
- Perché bisogni e desideri si trasformino in domanda effettivamente è necessario disporre di potere d’acquisto.
- La domanda effettiva dipende da:
- Livello del reddito corrente e accumulato (risorse che entrano periodicamente)
- Sua distribuzione (reddito sperequato nell’era pre-industriale)
- Livello andamento dei prezzi, l’inflazione incide sul potere d’acquisto.
Reddito
- Il reddito deriva dalla partecipazione al processo produttivo.
- Tale partecipazione può avvenire con il lavoro manuale o intellettuale, con l’assunzione di rischio, con l’erogazione di capitale, con la disponibilità di risorse naturali.
- Tipi di reddito sono: salari (lavoro), profitti (imprenditore/assunzione rischi) e interessi, rendite (proprietari risorse naturali).
Salario
Nei secoli passati – ma in buona parte anche oggi – gran parte della popolazione viveva del proprio lavoro e quindi percepiva un salario (in città).
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