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IV lezione 23.03.2012

Il termine categoria indica uno dei modi in cui si intende il termine essere; il termine essere ha diversi significati. Uno dei temi centrali non solo di Aristotele ma anche successivamente è quali sono i significati del termine essere → indagine fondamentale. Alla luce dell'impostazione della dottrina delle categorie, Aristotele critica determinate idee della concezione platonica.

Differenze tra Aristotele e Platone

Significato di sostanza

1. Per Aristotele il termine sostanza è ciò che è a pieno titolo; per Platone ciò è a pieno titolo sono le idee (concetti universali) che sono causa degli altri aspetti della realtà. Per Aristotele i concetti universali sono importanti ma non rappresentano la realtà autentica. Platone, nella distinzione tra realtà sensibile e soprasensibile ordinati in maniera gerarchica, riteneva che gli enti individuali, le cose, sono una copia della realtà; per Aristotele invece i concetti generali (predicati) esistono in quanto riferiscono ad ente individuale (sostanza). In Aristotele vi è un'accentuazione della sostanza prima.

2. Riguardo il modo di intendere la causa → Aristotele sviluppa una sua teoria delle cause e la sviluppa contrapponendosi alla nozione platonica di causa; sappiamo che causa significa principio di spiegazione e nel contempo principio di esistenza di qualcosa. Platone inoltre attribuisce un ruolo fondamentale agli enti materiali o alle idee numeri. Cosa significa le idee-numero, gli enti matematici sono causa delle cose che si collocano ad un livello inferiore nella gerarchia? Significa che i numeri ideali sono la ragion d’essere per cui le cose esistono. Secondo Aristotele, il fatto che le vocali greche siano sette non significa che il sette sia la causa delle vocali → secondo Aristotele il significato da sempre rapportato a ciò a cui attribuisce il significato; se dico che il numero sette è la causa di ciò che presenta quella caratteristica, significa che ho un'unica causa la quale è principio di spiegazione di essere di diverse cose tra loro assolutamente diverse. Secondo Aristotele, Platone considera l'idea, il numero ideale come esistente separatamente dalle cose di cui è divenuto essere causa.

Critiche di Aristotele a Platone

Qual è una delle critiche fondamentali che Aristotele fa? Mentre secondo Platone i concetti universali assumono un unico significato, secondo Aristotele i concetti possiedono significati diversi. Ad esempio, che cosa significa uno? Secondo Aristotele significa cose diverse, perché l'uno è considerato come un'unità di misura che assume significati diversi a seconda delle cose a cui viene riferita; se usiamo il termine uno come predicato allora possiamo dire per esempio: “Questo tavolo è uno” ma non indica qualcosa di individuale bensì qualcosa di generale. Qual è l'aspetto che Aristotele vuole mettere in risalto? Che questi concetti non possono esistere separatamente dalle cose così come l'altezza non esiste separatamente da ciò a cui viene riferita e ciò a cui deve essere riferita è sempre una sostanza prima.

Secondo Aristotele, il termine bene ha diversi significati che non possono essere ridotti ad uno soltanto, mentre Platone voleva il bene all'apice della sua gerarchia del cosmo (Repubblica e Dottrine non scritte). Aristotele critica e criticherà l'unicità del significato dei concetti mentre dirà che il termine bene ha diversi significati. Aristotele ha una concezione diversa della molteplicità → è un pluralista.

Mito del terzo uomo

C'è un'altra critica che Aristotele fa nei confronti di Platone → come sappiamo l'idea di uomo come modello è la causa dei singoli uomini (realtà sensibile); secondo il tipo di impostazione platonica, che cos'è che lega questi due termini (uomo e uomo)? Sono legati tra loro. Sarà necessaria un'altra nozione di in forza della quale i due termini posso dire che sono in rapporto tra loro e così all'infinito; dovrò sempre fare riferimento a qualcosa che mette in rapporto di vari aspetti tra loro → classico mito del terzo uomo ed è una forma, un'esemplificazione di quello che viene chiamata il ricorso all'infinito.

Ad esempio io chiedo il perché di qualcosa e faccio l'affermazione X → “Perché hai fatto questa affermazione?” → “Perché Y” → “E perché Y?” → “Perché Z” → “E perché Z?” E così via… Si va alla ricerca di una causa ulteriore e il risultato raggiunto si pone sempre in discussione è così all'infinito. Qual è il risultato? È che non pervengo mai ad una spiegazione e dunque non comprendo.

Il concetto di sostanza in Aristotele

Secondo Aristotele sono le cose, gli enti individuali, la cui esistenza è condizione per l'esistenza stessa dei concetti universali. Approfondiamo ora il significato del termine sostanza che è il concetto centrale della filosofia aristotelica. Il termine sostanza non inerisce ad altro ovvero non si predica di altro; sostanza è ciò che non si riferisce ad altro e non può essere un predicato di altro. Vuol dire che sussiste di per sé ed è qualcosa di separato dal resto.

Tutti gli enti individuali sono individuabili rispetto a ciò che esso non è; ciascuno di noi è individuale. Tutto ciò comporta che sia sempre qualcosa di determinato. Il termine che Aristotele usa per indicare qualcosa di determinato è “un questo” → Qualcosa che a livello sensibile possiamo indicare (ad esempio un tavolo, un microfono) mentre è qualcuno ci chiede: “indicami la generosità” non possiamo utilizzare questa modalità; nessuno riuscirebbe ad indicarlo: “È quella.” È un concetto, una nozione è determinato se siamo in grado di determinarlo, di precisarlo ma un ente individuale non ha bisogno di essere definito; è determinato già di per sé.

Questo significa per Aristotele che ha una sua unitarietà; certo, ciascuno di noi è composto da parti così come tutti gli oggetti che percepiamo, ma queste parti si dimensionano insieme dando come risultato qualcosa di unitario; le parti sono assemblate così da ottenere qualcosa di unitario, di determinato. C'è un'ultima caratteristica secondo Aristotele che è specifica delle sostanze → la sostanza è sempre in atto e mai in potenza; è un che ha acquisito un grado di realtà consistente rispetto al fatto di essere in potenza.

Atto e potenza

Esempio → Se il seme è una pianta in potenza, la pianta è il seme che si è attuato; un insieme di cellule sono un uomo in potenza così come un neonato è una persona adulta in potenza mentre la persona adulta è il bambino che si è attuato. La distinzione tra atto e potenza è importantissima; illustrando le caratteristiche della sostanza siamo passati dall'ambito linguistico-comunicativo al campo ontologico.

Queste caratteristiche non indicano soltanto come noi parliamo degli enti individuali ma indicano quali sono le caratteristiche definitive delle sostanze. Sappiamo che l'ambito linguistico e l'ambito ontologico sono intimamente legati nel pensiero greco antico; da come noi parliamo delle cose, possiamo comprendere come le cose sono. La sostanza prima soprattutto a livello ontologico è spiegata nella “Filosofia Prima”, opera di successo di Aristotele, che poi la trasmissione culturale e filosofica chiama Metafisica; la metafisica è un'opera che viene dopo quella intitolata “La Fisica”.

Nella “Filosofia Prima” Aristotele espone le sue teorie ontologiche di come la realtà è. Il termine essere e il termine realtà possono essere accostati assieme. Ente = ciò che è. Noi stessi siamo enti naturali perché siamo dotati di una fisicità, quindi di un corpo. Il termine fisica deriva da natura; molti autori hanno scritto il De Natura (sulla natura).

Le cause secondo Aristotele

Quando si parla di natura si parla soprattutto di vita; una delle caratteristiche della natura è il movimento che può essere di vari tipi. Aristotele specifica alcune caratteristiche degli enti individuali che spiegano il tipo di struttura che una serie di enti hanno; egli utilizza il concetto di causa in tale contesto. Le cause secondo Aristotele sono:

  • Causa materiale → Vuole spiegare la domanda ciò di cui qualcosa è fatto (es. questo tavolo è fatto di legno).
  • Causa motrice o efficiente → Spiega chi è l'artefice, ciò da cui deriva (es. la causa efficiente del tavolo è il falegname). Aristotele dà un esempio e dice: “Qual è la causa motrice o efficiente di questo letto?” → Un platonico cosa avrebbe risposto? → L'idea di letto, il letto inteso come paradigma. Aristotele dice invece che la causa motrice è il falegname. C'è un'altra domanda provocatoria e Aristotele finge di chiedere ad un interlocutore: “Qual è la tua causa motrice?” → Un platonico risponderebbe: l'idea di uomo, mentre secondo Aristotele la causa motrice di noi stessi sono i nostri genitori, ciò da cui proveniamo.
  • Causa formale → La forma è quella che successivamente verrà chiamata essenza. Il termine forma non indica la forma esteriore perché questa è data dal fisico ma la forma è ciò in forza di cui quel determinato ente individuale ha quelle caratteristiche che ha e si differenzia dagli altri. Le diverse caratteristiche sono quelle che Aristotele chiama appunto forma. (es. statua → La causa materiale sarà il marmo, la causa motrice sarà lo scultore e la forma della statua è il modello che lo scultore ha in mente che poi realizza).
  • Causa finale → Si intende ciò in vista di cui qualcosa è o esiste, ovvero qual è la funzione per cui un ente naturale è o esiste.

Causa formale e finale

Causa formale e finale sono particolarmente importanti. Qual è la nostra causa formale e cosa si intende per causa finale di noi? Aristotele scrive un testo a questo proposito, il “De Anima”; è un trattato sull'anima che Aristotele critica con l'intento di specificare qual è la forma degli enti naturali viventi. L'animo è per Aristotele e non solo principio di vita; il termine di là rientra nella nozione di mutamento.

Aristotele definisce l'anima come l'atto di un corpo naturale che ha la vita in potenza, è la forma di un corpo naturale che ha la vita in potenza, per essere più precisi. Aristotele distingue diversi tipi di enti naturali anche in questo contesto. Questi avranno un tipo di anima diverso. Egli distingue tre tipi di anima:

  • Anima vegetativa → Le funzioni specifiche di quest'anima sono la nutrizione e la riproduzione; questo fanno le piante.
  • Anima sensitiva → Oltre alla nutrizione e alla riproduzione, è caratterizzata anche dalla sensibilità.
  • Anima razionale → Oltre alla nutrizione, alla riproduzione e alla sensibilità, presenta le caratteristiche della capacità di pensare e di volere, dunque il pensiero e la volontà.

Queste tre tipologie di anima, che esemplificano le funzioni di determinati naturali, rappresentano la forma. La forma degli enti naturali indica il principio vitale in forza del quale essi sono ciò che sono. La nostra specifica forma? È quella per cui ciascuno di noi svolge le funzioni tipiche delle persone → Nutrirsi, riprodursi, di usare i sensi, di pensare, volere e agire. Vi sono altri enti naturali (animali e piante) che non hanno tutte queste caratteristiche e dunque non possono “funzionare” al nostro stesso modo. Vi è una pluralità di principi vitali che caratterizzano diverse forme di vita → piante, animali, umani.

Possiamo noi dunque essere dotati dei tre tipi di anima che Aristotele elenca? La risposta di Aristotele è in quanto secondo questo pensatore l'anima è unitaria; non abbiamo tre tipologie di anima ma la forma o l'anima superiore esercita anche le funzioni della forma inferiore. Ciascun tipo di ente vivente è distinguibile dagli altri non solo perché esercita funzioni diverse ma anche per come le esercita (es. il modo di nutrirsi, riprodursi, di usare i sensi degli umani è diverso da quello degli altri animali e delle piante). C'è un' unitarietà della forma che unita alla materia (e questa unione Aristotele la chiama sinolo → Qualcosa che forma un tutt'uno) rappresenta la costituzione della sostanza sensibile dell'ente individuale. L'anima è qualcosa di attuale, che è in atto. Ciascuno di noi ha una forma, cioè l'anima di quel tipo di enti individuali sono gli uomini, e unita al nostro corpo dà come risultato quell'ente individuale unitario e Aristotele chiama sostanza (→ Unione di anima e corpo).

La forma e il fine nella filosofia di Aristotele

Vi sono diverse forme di vita. Le nozioni di anima, vita, movimento si legano assieme. Secondo Aristotele la forma coincide con il fine. Nelle opere aristoteliche c'è anche il quesito: “Qual è il nostro fine?” È esercitare appieno le caratteristiche tipiche del nostro modo di essere. Ad esempio: “Qual è la causa finale di un bambino?” È quella di diventare una persona adulta. Un bambino è una persona adulta in potenza che tende a maturare, a crescere per diventare adulto se il suo sviluppo non trova ostacoli. Questo sviluppo è una forma di movimento che passa dalle potenzialità all'attuarsi.

Secondo Aristotele questo consiste nella realizzazione tendenzialmente massima delle caratteristiche specifiche del tipo di essere di cui stiamo parlando cioè gli esseri umani. Il fine è dunque l'esercizio pieno della propria funzione. Il termine funzionare significa esercitare una funzione; ciascuno di noi esplicita al massimo grado la propria forma se esercita al massimo livello le funzioni proprie degli uomini. Noi stessi, se non troviamo ostacoli come possono essere le malattie, sviluppiamo, cresciamo e concludiamo il nostro ciclo di vita.

La visione del mondo di Aristotele

Quando Aristotele parla di natura la intende come lo stadio finale dello sviluppo degli enti viventi, il fine da raggiungere. La forma per Aristotele è sempre individuale perché tutti abbiamo la stessa forma per similitudine, ma ciascuno di noi, in quanto enti naturali finiti, forma un tutt'uno; questo ci porta a dire che in noi apparteniamo al genere umano, ciascuno di noi esercita le funzioni proprie degli uomini in maniera diversa, non sono più o meno pienamente ma anche quando le esercita, le esercita in maniera diversa perché ciascuno di noi ha una sua individualità e si distingue da quella degli altri.

Il cosmo secondo Aristotele

Qual è il tipo di figura del mondo (cosmo) che prefigura Aristotele? È un argomento trattato nella “Filosofia Prima”. Anche Aristotele propone una visione complessiva del mondo che ha una struttura diversa da quella di Platone → C'è in Platone una struttura gerarchica di un certo tipo. L'articolazione del mondo, della struttura della realtà presente nella divina commedia riprende quella aristotelica. Gli elementi filosofici vengono uniti con quelle che sono le acquisizioni della scienza.

Nel linguaggio aristotelico si potrebbe dire che il livello superiore della gerarchia platonica funge rispettivamente da causa formale del livello inferiore. Aristotele parla piuttosto di causa finale; se però non c'è una causa motrice che dà la vita, non viene trasmessa la forma. I nostri genitori ci hanno dato la vita trasmettendoci la forma di esseri umani. Quando non c'è una causa materiale, questo tipo di legame non è di tipo efficiente o motrice ma di tipo finale. Nella molteplicità delle dimensioni della realtà ci deve essere un principio di unità → La molteplicità senza l'unità diventa incomprensibile, diventa caos.

Qual è il tipo di rapporto tra unità e molteplicità che Aristotele privilegia? Non è quel tipo per cui tutto deriva da un'unica causa (motrice o efficiente). Non c'è l'idea di creazione come nella filosofia medievale; l'idea di Aristotele è piuttosto della causa finale che ha a che fare con l'attuazione di qualcosa, con una tendenza ad auto-realizzarsi; egli identifica per cui la causa finale come un principio prima; Aristotele dice: “È come se una moltitudine di persone ad un certo punto riceve l'ordine e la struttura da chi li guida”; seguendo le indicazioni di chi li guida, si ordinano; Aristotele, poiché tutto ciò è sempre un insieme di potenza e di atto, egli ritiene che il principio non deve essere mai dotato di potenza ma deve essere atto di per sé (atto puro). Ciò che è in atto indica sempre una perfezione, ciò che è in potenza indica sempre la capacità del movimento, quindi l'imperfezione.

Movimento e fioritura umana

Il discorso del mutamento come sviluppo umano viene espresso con il termine fioritura umana. Ambito etico-politico → Vi sono dimensioni di ciò che è che non possiamo mutare, mentre ve ne sono altre che è in nostro potere cambiare. Vi sono dimensioni della realtà che sono ciò che sono necessariamente e altre che possono essere diversamente da come esse sono. Noi ad esempio non possiamo mutare le leggi dell'universo, del mondo fisico mentre possiamo tentare di conoscerle, non per mutarle, ma proprio per conoscerle; il nostro impegno cognitivo avrà come obiettivo la conoscenza di come le cose stanno → Di questo si occupano quelle che Aristotele chiama le scienze teoretiche, da cui il termine teoria → Significa studio, esame, osservazione. Le scienze teoretiche sono ad esempio la matematica, la filosofia prima...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arret di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste o del prof Longato Fulvio.
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