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Lezioni 1-9 sociologia

Appunti di sociologia dei processi comunicativi e culturali basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Abbruzzese dell’università degli Studi di Trento - Unitn, facoltà di Lettere e filosofia, Corso di laurea in lingue moderne. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Sociologia dei processi comunicativi e culturali docente Prof. S. Abbruzzese

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ESTRATTO DOCUMENTO

“Io vedo una moltitudine di uomini affannarsi senza sosta per procurarsi una serie di piaceri banali dei quali riempiono

l’anima(ultimo smartphone, tv, macchina). Ognuno vive in disparte e si rende estraneo al destino di tutti gli altri. Sopra

di essi un potere tutelare e forte si incarica unicamente di procurar loro delle gioie e di vegliare sulla loro sorte. Esso è

assoluto, pervasivo, previdente e dolce. …Sembra quasi ricordare il potere paterno se, al pari di questo, avesse per

scopo quello di educarli all’età adulta. In realtà e al contrario, questi non mira che a farli restare eternamente

nell’infanzia(cerca di darci una vita meno difficoltosa possibile attraverso piccoli piaceri quotidiani. Siamo molto

facilmente raggirabili.)” Tocqueville

Due pericoli minacciano l’esistenza delle democrazie: il completo asservimento del potere legislativo alla volontà del

corpo elettorale, (il peso dell’opinione pubblica) e la concentrazione nel potere legislativo di tutti gli alti poteri di

governo. “Lo stato moderno è quello immanente, razionale, ma anche con poteri ben equilibrati.”

LEZIONE 4 30 settembre 2016

L

A CRITICA

C'era anche nei secoli passati, ma nella seconda modernità assuma un carattere essenziale perché si vuole svelare

l'essenziale. La critica diventa un tratto della personalità, quando appare qualcosa di nuovo, si guarda le cose precedenti

con occhio critico. Marx voleva svelare l'essenziale nei rapporti materiali di produzione, cioè ciò che realmente conta,

cosa c'è realmente.

Dal caos nasce un ordine che non è più imposto dall’esterno. La modernità osa esibire la materia: quella del ferro (la

Tour Eiffel) del cemento (Le Corbusier) e le nude strutture degli oggetti e dei corpi (il cubismo). Ed è con lo stesso

movimento attraverso il quale, attraverso l’arte e la tecnica, perfora e mette a nudo la materia, che questa osa mettere a

nudo le teorie e le istituzioni stesse, per mostrarne gli artifici e i segreti del funzionamento.

La modernità è convinta di poter arrivare a qualsiasi cosa, è importante la tecnologia perché sicuramente può cambiare.

L’ UTOPIA DI RAGGIUNGERE LA PACE E LA DEMOCRAZIA ATTRAVERSO LA CONOSCENZA

“Tutte le utopie di ieri sono le imprese di oggi. Tutti i binari che sembrano andare

in direzioni differenti, Pietroburgo, Madrid, Napoli, Berlino, Vienna, Londra vanno

nello stesso luogo: la pace. (Se dieci anni prima qualcuno avesse parlato di queste

imprese, gli avrebbero dato del matto.) Il giorno in cui la prima aero-nave

decollerà l’ultima tirannia sarà sotterrata.” (FIDUCIA NEL PROGRESSO

TECNOLOGICO) Victor Hugo, 1867

“Tutto limita l’uomo ma nulla lo arresta. Questi replica al limite scavalcandolo. L’impossibile è una frontiera che arretra

ogni giorno.” (Non ci sono limiti, dobbiamo andare avanti)

Nel passato un simile atteggiamento sarebbe risultato sconsiderato e imprudente. Nella cultura greca l’elogio della

prudenza ed il senso del limite, sfociano nella virtù della moderazione. Nella cultura cristiana il concetto stesso di

peccato originale, togliendo all’uomo qualsiasi possibilità di essere il salvatore di sé stesso, sfocia nella virtù

dell’umiltà. L’uomo moderno si libera di entrambe le morali.(non è né moderato, né umile)

Per Péguy il mondo moderno vive pressoché interamente sulle umanità trascorse che disprezza e finge di ignorare e

delle quali ignora realmente le dimensioni essenziali, mentre invece non gli sono affatto ignote le comodità, gli usi, gli

abusi. La sola fedeltà del mondo moderno è quella del parassita. (noi siamo moderni, quando siamo nati, abbiamo

trovato tutto già fatto e pronto, ma non ci interessiamo di essere nani sulle spalle di giganti, ma non abbiamo bisogno

di conoscere, leggere il passato. La tecnologia è trasparente: si può usare senza capirla)

Per Rémi Brague il mondo moderno trae la propria forza solo dai regimi che combatte, dai mondi che ha deciso di

distruggere.(disprezziamo o fingiamo di ignorare il passato: non è carino da vedere, né da ascoltare)

Noi ignoriamo il passato, ma godiamo delle comodità. Accanto alla tecnologia, nascevano anche i grandi magazzini,

c'era una nuova filosofia commerciale: si vende un prodotto a prezzi più bassi e si guadagna di più rispetto a vendere

pochi prodotti a prezzi elevati. Si guadagna molto di più in una produzione di massa che in un industria d'élite.

Il primo ciclo dei consumi di massa inizia negli anni 80 dell’Ottocento. Al posto dei piccoli mercati locali nascono i

grandi mercati nazionali resi possibili dalle moderne infrastrutture di trasporto e di comunicazione, alla base

dell’economia di consumo si trova una nuova filosofia commerciale: vendere la più grande quantità di prodotti con un

debole margine di utile piuttosto che una piccola quantità con un margine di utile più elevato.

Nascita della pubblicità e dei marchi, fine del rapporto tra consumatore e commerciante al

dettaglio.

1890

Nel più di 15.000 persone si recano ogni giorno al Bon Marché, non tutti comprano, ma

i luoghi di vendita sono palazzi da sogno ed è bello girarci dentro: tutto è organizzato per

abbagliare, trasformare il magazzino in festa permanente, meravigliare l’acquirente, creare un

clima compulsivo e sensuale propizio alla vendita.

“Si consideravano con disdegno le epoche oramai superate, con le loro guerre, le loro

carestie, le loro rivolte. Si riteneva che l’umanità, non ancora sufficientemente illuminata, non fosse ancora entrata

nella maturità. Occorrevano tuttavia appena poche decadi affinché ogni male ed ogni violenza fossero

definitivamente sconfitte, questa fede in un progresso fatale e continuo aveva, in questi anni, tutta la forze di una

religione. Si credeva più in questo progresso che nella Bibbia.” (Il progresso era certo, la Bibbia era per i credenti)

Stefan Zweig

“Nelle strade, al posto delle pallide illuminazioni brillavano le lampade elettriche, i grandi magazzini portavano i loro

nuovi splendori tentatori dalle strade principali nei sobborghi, grazie al telefono gli uomini potevano parlare a distanza,

già volavano con una rapidità insperata in vetture senza cavalli.” Stefan Zweig

“La vita in questa fine secolo, in apparenza dominata per sempre, copriva tutto con il suo corso ampio e regolare, dando

alla gente il sentimento che si apriva un’era di tranquillo lavoro destinata a durare a lungo.Si era nel 1900, fine di

un secolo felice e inizio di un altro che, si credeva e si supponeva, sarebbe stato ancora più felice.” S. Zweig

Grazie alla catena di montaggio, il tempo di lavoro necessario all’assemblaggio della

carrozzeria del modello ‘T’ della Ford passa dalle 12 ore e i 18 minuti del 1910, all’ora e 33

minuti del 1914. …L’aumentata velocità di produzione permetterà di diminuire i prezzi alla

vendita al punto da essere la metà di quelli del concorrente più vicino. (costano molto meno,

più persone la comprano)

Prima sintesi:

• Se c'è l'idea di progresso, bisogna realizzarlo

• Appare ovvio il legame tra sviluppo tecnico-scientifico, sviluppo morale e democrazia politica.

• Qualunque limite è criticato, così come qualsiasi logica che non celebri i trionfi della scienza è guardata con

sospetto, quando non addirittura apertamente osteggiata.

Alcune questioni erano rimaste aperte:

- La questione sociale: il benessere non è per tutti, larghe fasce sociali sono ancora escluse ed il sistema di welfare

(Beveridge in Inghilterra e Bismarck in Germania) è ancora agli esordi

- La questione economica: l’accelerazione procurata dall’economia capitalista espone il mercato a crisi improvvise e

ricorrenti nel medio termine

- La questione politica: l’affermazione dello Stato laico non impedisce la concentrazione di nuclei di potere all’interno

di questo

1880: Il caso Dreyfus permette di comprendere come l’esistenza del male, inteso come sopruso e soperchieria, sia

perfettamente indifferente al progresso scientifico. La morale è indipendente dalla scienza, l’espansione di quest’ultima

non garantisce la crescita della prima. La società positiva, illuminata dalla scienza, può essere anche, una società

intrinsecamente immorale.

La popolazione francese aveva perso la fiducia nello Stato quando avevano dato in prestito i loro soldi allo Stato

francese per la costruzione del canale di Panama, ma l'impresa si rivelò molto più costosa e non fecero sapere niente a

nessuno, addirittura l'azienda pagò i deputati perché continuassero a promuovere la sottoscrizione dei titoli per la

costruzione del canale di Panama, ma quando l'affare divenne pubblico, si trovarono in mezzo ad uno scandalo.

Da questo scandalo ne aveva tratto vantaggio la Chiesa e l'esercito.

Una prima insufficienza manifesta:

- La modernità può garantire l’efficacia produttiva ma non la distribuzione egualitaria dei benefici. Essa può garantire

la rappresentanza democratica, ma non l’assenza di gruppi di potere più efficaci ed incisivi. Essa può garantire

l’inclusione e la fine delle barriere tra gruppi, ma non può assicurare la coesione sociale, né la solidarietà civile.

- L’uomo, in qualche modo, va al di là della società che lo costituisce. La morale, la virtù civica, il rispetto dell’altro, la

giustizia effettiva possono trovare delle strutture che ne rendano più agevole l’affermazione, ma non la loro effettiva

realizzazione.

- La società moderna può non portare necessariamente alla pace. Prima si pensava che la conoscenza potesse portare

alla pace.

Chiunque disonora un uomo, la libertà di un uomo, l’onore di un uomo, ci ispira un senso d’orrore, in tutto e per tutto

analogo a quello che prova un credente quando vede profanato il proprio Dio. Emile Durkheim

“Nessun uomo pretende l’abbondanza, ma ogni essere umano aspira ad una promessa di memoria e ad una promessa di

città. Non si tratta di liberare il genere umano, ma di dare a ciascuno il diritto di accesso ad un mondo.

Una solo ingiustizia, un solo crimine , una sola disuguaglianza, specialmente se socialmente legittimata, una sola

ingiuria all’umanità, una sola ingiuria alla giustizia e al diritto, soprattutto se universalmente, legalmente,

nazionalmente, comodamente accettata, un solo crimine è sufficiente a rompere il contratto sociale, una sola

soperchieria , un solo disonore basta a perdere l’onore, a disonorare un popolo intero. (problema: si fa finta di niente)

L’umanità oltrepasserà i primi dirigibili come ha fatto per le prime locomotive. Dopo la telefotografia inventerà

costantemente delle grafie, delle scopie e delle fonie, che non saranno meno ‘tele’ le une delle altre e si potrà fare il giro

della terra in meno di niente. Ma non sarà mai altro che la terra temporale, ma non sarà mai altro che la terra carnale.”

Péguy

P (modernità non di Galileo, delle scoperte geografiche, della riforma Luterana)

RIMA CRISI DELLA SECONDA MODERNITÀ

C'è fede nel progresso, tra il 1850 e il 1915, la speranza ingenua è da distinguere dalla prima. Si pensa che il progresso

risolva qualsiasi cosa attraverso la conoscenza, anche il degrado e il male.

Da cosa deriva che la prima guerra mondiale sia potuta nascere alla periferia dell’Europa, in una regione dei Balcani

sconosciuta alla maggior parte dei protagonisti?

Dall’espansione coloniale, dalla politica delle alleanze, dalla decisione tedesca di dotarsi di una marina da guerra.

Nessuno avrebbe mai pensato che, durante la prima guerra mondiale, si potesse combattere anche d'inverno (prima volta

in assoluto che succedeva, prima ci si fermava alle prime piogge e si aspettava la primavera).

Situazione sconvolgente: 600.000 ventenni morti, si imbottivano di grappa per fare 18-20 assalti al giorno.

Per la prima volta tutti sono coinvolti ed i motivi dell’adesione non sono solo ideologici. “In questa leva di massa c’era

qualcosa di grandioso, di trascinante, addirittura di seducente e, malgrado il mio odio e il mio orrore per la guerra, non

vorrei mai essere privato nella mia vita dal ricordo di quei primi giorni.”

L’individuo non paga più la sua libertà con l’isolamento (Tocqueville

diceva che l'uomo è portato a disinteressarsi degli altri perché non abbiamo

bisogno dell'altro. Ognuno si abitua alla propria felicità privata. Cambia la

struttura della vita sociale: dalla campagna si passa alla città dove non si

conosce nessuno, finisce il legame sociale o è ridotto all'essenziale)

La seconda modernità si scopre non solo imprudente, ma anche fragile. La rivoluzione industriale e la democrazia

politica avevano esaurito il compito delle società locali, con la fine della comunità il desiderio di relazione identitaria

resta senza risposta. L’esperienza unitaria di una lotta comune costituisce una componente pericolosa e irresponsabile

che porta a sottodimensionare il conflitto. Si usano gas asfissianti per uccidere le persone, le nubi mortali dei gas si

estendono su tutto ciò che vive con l’indifferenza di un fenomeno meteorologico.

Il 22 aprile 1915 nella coudée di Ypres i tedeschi apriranno 1600 bottiglie di 40 Kg e 4130 bottiglie di 20Kg. Spinte dal

vento 150 tonnellate di cloro si spingono verso le posizioni francesi. È l’atto di nascita di un secolo in cui il terrore ha

preso la forma dell’attentato contro le condizioni di vita ambientale del nemico.

1790: “La tecnica ha festeggiato il suo trionfo sanguinoso e imposto le sue regole.Nessuno Stato dovrebbe mai

permettersi, in una guerra, di compiere ostilità tali da rendere impossibile la fiducia reciproca quando sarebbe venuto

il momento di concludere la pace. Al pari dell’apprendista stregone, la macchina da guerra, una volta avviata, si è resa

indipendente dai suoi utilizzatori.” Kant si riferisce alle guerre del 1800, non avrebbe mai potuto immaginare una

guerra con gas asfissianti.

Dopo mesi e mesi al fronte, i militari arrivavano a parlare e confidarsi con i nemici. Addirittura smettevano di

bombardare nell'ora del ranch e furono denunciati. In quella guerra di posizione tutto era cambiato

Il futuro fuori controllo: il XX secolo ha così inizio da un evento che non ha autori specifici, che sfugge ai suoi

protagonisti e abbattendosi su tutti sostituisce l’eroe con il milite ignoto. La modernità, inauguratasi con il mito della

fine delle incertezze, si conclude rivelando la sua più totale dipendenza verso un sistema che ha essa stessa avviato e

che adesso è fuori controllo. Pensavamo di controllare le tecnologie, invece ci siamo ritrovati a correre dietro al

progresso, poi si arriverà alla bomba atomica che si butterà su un paese senza nemmeno un militare.

Un altro aspetto oltre la tecnologia e la fragilità delle collettività europee: la guerra del 1915-1918 aveva dei precedenti.

Per Albert Thibaudet, la guerra nel Peloponneso, spiegata da Tucidide, presentava un caso analogo. Tucidide aveva

compreso come questa fosse il risultato della rivalità di due sistemi di alleanze(due città grandi che proteggono quelle

piccole, basta che due città piccole entrino in conflitto per far entrare in conflitto anche le grandi e scoppia la guerra).

Ricorrere ad uno storico della Grecia classica per spiegare l’Europa moderna smentisce qualsiasi pretesa storicista. La

storia ridiviene magistra vitae (la storia non è magistra vitae perché ogni evento è un evento a sé), cioè spazio di

esperienze, memoria chiarificatrice, giurisprudenza della realtà umana. Il ricorso a Tucidide dimostra come le epoche

storiche possono dialogare tra loro, il divenire non è assoluto e non ha l’ultima parola. La conferenza di Monaco (29-30

settembre 1938) e l’annessione della comunità tedesca dei sudeti in Cecoslovacchia. Per la Francia fu semplice

rinunciare a garantire le alleanze quando, ventisei anni prima era stata la strategia delle alleanze a gettarla nella prima

guerra mondiale. Così la storia maestra di vita ha distolto dall’avvenimento al quale bisognava far fronte.

Bisogna decidere in situazioni di incertezza: accanto alla ragione teorica che contempla il necessario,

gli antichi avevano elaborato una teoria della saggezza pratica. La scienza del necessario non è di

nessun aiuto dinanzi all’avvenimento costituito dal caso singolo (non si può applicare la regola caso

per caso, ogni caso singolo è un mondo a sé. L'ambito in cui si produce una storia, è sempre l'ambito

del probabile). Se è vero che la storia magistra vitae produce una serie di narrazioni il suo ambito di

esperienza è sempre quello del probabile. Per Aristotele, nel mondo delle cose umane, sottomesse alle

decisioni dei singoli, non si può mai raggiungere lo stesso grado di precisione delle scienze

matematiche. Cercare sui registri della storia una verità definitiva vuol dire confondere il registro del

necessario con quello del probabile, la saggezza pratica con la ragione teorica.

È una tale confusione a costituire la tentazione moderna per eccellenza, sia nella tradizione hegelo-marxista sia in quella

tradizionalista, della storia magistra vitae. I disastri del XX° secolo smentiranno qualsiasi speranza facendoci

ridiventare contemporanei di Aristotele. Si può essere dotati di Sophia (conoscenza) ed essere sprovvisti di Phronesis

(prudenza).

Seconda sintesi:

• Fase di modernità diversa dalla prima di cui abbiamo parlato.

(Prima modernità=Stato moderno, individualizzazione modo di pensare e di sentire , nascita del soggetto, introspezione interiore,

nascita capitalismo, materializzazione degli interessi e delle aspirazioni, materialismo pratico, scienza moderna.) utopia che tutto si

può fare grazie alla tecnologia.

(Seconda modernità=desiderio di libertà, consapevolezza che molte cose non possiamo cambiarle in noi stessi) realtà che non tutto

si può fare

• La prima guerra mondiale, esattamente come la seconda, dimostreranno l’incapacità dell’epoca moderna di

governare prevedendo le conseguenze delle singole azioni. La modernità sa prevedere tutto, ma non sanno prevedere le

guerre, hanno costruito tutto i moderni, ma ignoravano le conseguenze delle loro azioni. Tragedia di un'intera umanità,

di una cultura.

• In questo senso si rivelerà molto più ingenua delle società che l’avevano preceduta.

• La fede nel progresso aveva eliminato la prudenza.

Conseguenze inattese

La regressione come ricompensa, il perfezionismo unito al primitivismo, lo scatenarsi dell’elementare come apoteosi

dell’evoluzione: sono questi gli effetti della sorpresa tecnica che la guerra del 1914/18 avrebbe riservato all’umanità.

Fatta la pace, il clima dell’anteguerra non sarà più riproponibile.

“Vedo alzarsi nella nostra vecchia Europa una generazione nuova di capofila che non conosceranno né paura, né

ripugnanza a versare sangue, senza scrupoli, una generazione per la quale la macchina non è metallo senza vita ma uno

strumento di dominio che si tratta di usare con freddezza di spirito e violenza di cuore, lì risiede ciò che forgerà il nuovo

volto del mondo” Ernst Jünger(militare della prima guerra mondiale)

La generazione è indurita dalla guerra, questa nuova generazione indurita, brutalizzata, resa selvaggia dalla guerra darà

nascita a due forme politiche ignorate dagli Antichi come dai Moderni e che faranno la sinistra originalità del XX°

secolo: il comunismo e il nazismo. Tuttavia né il progetto moderno di un controllo totale dell’uomo sul suo

destino(modello di Hugo), né il modello della rivoluzione come forma privilegiata del mutamento(modello di Marx), né

l’idea del socialismo come stadio supremo della democrazia(modello di Lenin) sono stati inventati dai bolscevichi. E’ il

progetto filosofico dell’identità finale del reale con il razionale che spiega il fascino costante esercitato dallo Stato

Sovietico.

Come si arriva a questo? Una tale deriva non ha nulla di casuale ma si iscrive nella logica stessa della

modernità. Accanto all’esaltazione del nuovo si era affiancata l’utopia di un mondo

governabile in tutte le sue parti. L’idea di una natura fallace dell’uomo, di un male

che immancabilmente lo ferisce e lo invalida è ritenuta inaccettabile.

Il carattere corrotto della natura umana è rifiutato ed il primato del bene appare come

una meta concretamente raggiungibile attraverso la scienza. Questi convincimenti

alimenteranno tutte le utopie politiche tra 1800 e 1900.

Si riesce a produrre il male senza neanche accorgersene.

LEZIONE 5 5 ottobre 2016

Il senso della crisi lo viviamo in maniera molto diretta, il dramma è cominciato con la prima Guerra Mondiale, la quale

ha prodotto i totalitarismi. Dalla guerra si esce con la regressione, è raro trovare persone che raccontano cos'è successo

in periodo di guerra.

Il mutamento della tradizione educativa

Bisogna partire dall'eredità classica in cui si pensava che la cultura fosse quella dell'anima, non c'era bisogno di andare

a scuola per capire come piantare un chiodo. La cultura dell'anima serve per liberarla dalla gabbia dei vizi per cogliere

La razionalità cognitiva (la ricerca della verità) prevale su quella strumentale (la ricerca

la verità.

degli strumenti idonei per realizzare gli obiettivi di volta in volta definiti. Sapere cos'è vero è

più importante di sapere a cosa mi serve.

Umberto Eco: cultura è sapere dove andare quando mi serve. Non conoscere, perché non ce la farai mai.

La verità procedeva dalle realtà materiali a quelle immateriali: grammatica, dialettica e retorica introducevano alle

arti della musica, dell’aritmetica, della geometria e dell’astronomia.

Educazione e aristocrazia: (Studiavano in pochi, solo chi se lo poteva permettere)

Contemplare l’armonia del mondo, vuol dire anche prendere atto di una

messa in ordine gerarchica, dove c’è un ordine superiore ed uno inferiore.

Esiste così una gerarchia naturale degli esseri, dove i filosofi sono al

L’aristocratico è

primo posto, seguiti dai guerrieri e infine dagli artigiani.

un essere dotato che non lavora e, come il filosofo, contempla.

Apprendere, voleva dire per l’uomo libero, liberarsi sempre di più, affrancarsi per quanto possibile dalla propria

corporeità, dal suo involucro fisico come dalla sua situazione nel tempo e nello spazio. Così lo studio delle discipline

liberali(retorica, dialettica) non era un fine in sé, ma una propedeutica alla filosofia.

Seneca diceva:‘Noi non dobbiamo studiare le arti liberali, ma averle studiate’.

L’ideale umano antico è quello della capacità di controllo, ma questo è innanzitutto il controllo di sé. Il controllo di sé

nell’antichità, a differenza del modello moderno, non implica minimamente il controllo della natura esterna, anzi lo

rende superfluo. Colui che domina se stesso come si deve non ha più bisogno di alcunché all’esterno.

R – I

IVOLUZIONE L PRIMATO DELLA CONTEMPLAZIONE NELLA VITA CRISTIANA

Permette di comprendere il successo della vita contemplativa all’interno dell’universo eremitico e, successivamente,

delle comunità cenobitiche. Il «santo di Dio» lontano dal mondo e dalle cose, riassume in sé, nella concezione

antropologica proveniente dalla cultura greco-latina, il grado più alto di libertà e di indipendenza che fosse possibile

all’epoca. Ma se il primato della contemplazione rinvia alla cultura greco-latina, l’innesto della rivelazione cristiana

dota un tale percorso di una forte carica normativa. Non si contempla stoicamente l’ordine delle cose in quanto tale,

ma un principio di verità che implica una necessarie riforma interiore ed un nuovo atteggiamento verso sé stessi e verso

il mondo. Si comincia a contemplare per mettere ordine in se stessi.

I perché da il primato all'azione sulla contemplazione:

L CRISTIANESIMO COME MOTORE DELLA PRIMA TRASFORMAZIONE

• La parabola dei talenti, mostra come il valore morale non dipenda dai doni

ricevuti, ma da come li si impiega. Ogni gerarchia sociale che rifletta le semplici

disuguaglianze naturali è fuori gioco.

• La conseguenza sarà la valorizzazione del lavoro.

• Chi non lavora non mangi (S.Paolo) confronto con “L'aristocratico non

lavora”

• «I monaci sono veramente tali quando vivono del lavoro delle proprie mani,

come i nostri padri e gli Apostoli» (Benedetto da Norcia) 534 d.C.

Un uomo che non lavora non è solo un uomo povero, ma anche un pover uomo, in quanto non è ‘coltivato’, e non ci si

umanizza senza passare attraverso il lavoro. La virtù non è solo il riflesso si una natura gratificata dalla nascita

fortunata, ma al contrario, una lotta senza requie contro le inclinazioni alla pigrizia ed all’egoismo.

Dalla contemplazione, si passa all’impegno. Dall’ascesi come estraneazione contemplativa, si passa all’ascesi

come azione. «L’idea di una trasformazione della natura è forse suggerita da un mutamento

notevole sopravvenuto verso l’830 nell’illustrazione dei calendari: fino a quel

momento avevano rappresentato i mesi attraverso le costellazioni che vi

risultavano osservabili, adesso lo fanno attraverso i lavori umani, in primo luogo

agricoli, che vi sono collegati(prima nei calendari si raffiguravano i segni

zodiacali, ora sono raffigurati i lavori quotidiani dell'uomo)» (Prague)

'

L EDUCAZIONE DEI MODERNI

Il mondo percepito come comprensibile e penetrabile da una parte all’altra pone la prassi al posto della contemplazione.

Ad un universo da contemplare si sostituisce la conoscenza di un passato da acquisire in funzione di un mondo da

comprendere e di una civiltà da costruire.

Il riferimento al patrimonio culturale consolidato fa riferimento ad una

precisa posizione sociologica: quella dell’erede (abbiamo bisogno di sapere

da chi discendiamo per capire la modernità=nani sulle spalle di giganti,

dobbiamo acquisire l'eredità). Il pensiero stesso, nelle sue diverse

manifestazioni che compongono la cultura, non è innato. Esso è il risultato

di una lenta costruzione umana, di una tradizione, di un’eredità che ogni

generazione riceve dalla precedente e la rielabora, la arricchisce, la

trasforma e l’approfondisce. (Laurent Lafforgue)

Noi non produciamo alcunché di nuovo se non a partire da ciò che abbiamo ricevuto.

4 secoli prima: Leon Battista Alberti “voi giovani, consacrate gran parte del vostro tempo allo studio delle Lettere! Siate assidui,

attardatevi a conoscere le cose passate e degne di memoria, applicatevi a comprendere le memorie migliori, cercare di ornare la

vostra anima delle vesti migliori … sforzatevi di conoscere le cose umane e divine, le quali sono in perfetto accordo con le Lettere.

Non c’è congiunzione di voci o di canti che possa eguagliare l’armoniosa semplicità di un verso di Omero, di Virgilio o di qualche

altro grande poeta.”

Riassumendo: dalla contemplazione, si passa all'azione, ma c'è bisogno di acquisire l'eredità.

Per Pico della Mirandola la dignità dell’uomo non deriva più dalla posizione che gli è stata assegnata nel

cosmo, una volta per tutte, bensì nella possibilità di oltrepassare costantemente qualsiasi posizione.

L’uomo diviene l’essere il cui agire non deriva dalla propria sostanza, ma è quest’ultima a derivare

dall’agire. Anziché ricevere la sua esistenza già bella e fatta dalla natura, l’uomo è nella necessità di

(Dio aveva dato a tutti gli animali

acquisirla, di dargli una forma attraverso la virtù e attraverso l’arte.

delle qualità, all'uomo ha dato la qualità dell'intelligenza per piazzarsi dove preferisce e riuscire

a risolvere ogni difficoltà= Primato dell'azione dell'uomo altrimenti non gli resta nulla).

Ci sono più cose sulla terra e nel cielo, Orazio, di quante non possa

sognarne la tua filosofia.=La curiosità prende il posto della

contemplazione. (Amleto, Shakespeare)

“ci fu una volta qualcuno che poteva guardare lo stesso spettacolo o lo

stesso oggetto con l’occhio di un naturalista o di un pittore, di un fisico,

o di un poeta. E nessuno di questi sguardi era superficiale.” (Paul

Valéry)

I :

N SINTESI

• Vincere i vizi per cogliere la verità attraverso la contemplazione del mondo (ascesi come contemplazione)

• Vincere i vizi operando nel mondo attraverso la valorizzazione dei propri talenti (ascesi come azione) Le cose

sono state messe così e non devo toccarle, devo controllare le passioni e non sviluppare talenti

• L’eredità di quanto è stato già realizzato come presupposto per l’acquisizione di nuove conoscenze e la

realizzazione di nuove opere. Tutto va guardato con estrema attenzione, si è attenti al mondo perché si è attenti alla vita.

L A FINE DEL LEGAME CON IL TRASCENDENTE

Ogni differenza tra il mondo sublunare, imperfetto, e quello perfetto degli astri scompare.

Nessuna parte è superiore all’altra. Con Galileo si chiude l’era simbolica: lo spazio non è

che un campo di forze libero da qualsiasi dimensione soprannaturale, la natura è aperta alla

sperimentazione, così come è aperta ad uno studio senza remore.

Il caso Galileo va molto più in là del conflitto tra leggi della scienza e principi dogmatici. (Per il

quale sarà costretto ad abiurare il 22 giugno del 1633).

Ciò che si produce è la vittoria di un modo radicalmente nuovo di concepire la scienza, la

ragione e la stessa cultura. Perché?

Dalla scienza come contemplazione alla scienza come azione;

- si tratta di agire, non più solo contemplare

- Dalla ragione come esperienza alla ragione come sperimentazione;

bisogna sperimentare, non si può dire che il sole tramonta, bisogna dire che la terra gira.

- Dalla cultura come ascesi alla cultura come metodo.

la cultura non è vincere i vizi, la cultura è un metodo di lavoro

Con Galileo la fisica dell’esperienza cede il posto ad una fisica della deduzione. Dall’evidenza empirica del senso

comune si passa all’autorità dell’evidenza matematica. Il reale ed il vero non si rivelano più: si dimostrano.

“Il metodo occupa il centro luminoso del sapere. Passare attraverso la forma della dimostrazione matematica, diviene

la conditio sine qua non di ogni vera scienza.” (Ernst Cassirer)

Per E. Husserl la filosofia, intesa come attitudine interrogativa verso la realtà, dopo aver caratterizzato la civiltà europea

entra in crisi a partire da Galileo. Questi non segna la vittoria della scienza sull’ignoranza, ma compie “la

sostituzione attraverso la quale il mondo matematico diventa l’unico reale. Il mondo realmente presente

nell’intuizione, realmente sperimentato e sperimentabile” è, di fatto, nascosto e reso inutile.

L' R

ECLISSI DEL INASCIMENTO

La continuità armoniosa tra le Lettere e la Scienza si interrompe. La letteratura continua a sussistere, a risiedere ed a

svilupparsi. Ma essa è oramai neutralizzata, disinnescata, derealizzata, soggettiva. Essa evolve in un mondo illusorio,

dove la terra è un suolo e dove il sole tramonta. Essa riporta fedelmente ciò che vede, ciò che gli appare, ma l’apparenza

non è la verità. Per Galileo, l’Iliade o l’Orlando Furioso sono “l’opera della fantasia di un uomo per il quale la verità di

ciò che scrive è l’aspetto meno importante.”

Un compagno di strada influente: Réné Descartes, come Cartesio e Galileo avrebbero cambiato l’epistemologia.

Dal libro delle sue memorie: “Educato allo studio delle Lettere fin dalla mia prima

infanzia ed al principio che, attraverso queste, mi sarebbe stato possibile accedere ad

una conoscenza chiara e certa di tutto ciò che è utile alla vita, mi impegnai ad

apprenderle. Ma non appena ebbi completato lo studio di queste, mutai rapidamente

opinione. Trovandomi imbarazzato da così tanti dubbi ed errori, pervenni alla

conclusione di non averne tratto alcun profitto e di avere semmai approfondito,

sempre di più, la mia ignoranza.”

A : Descartes abbandona gli studi per conoscere il mondo,

LLA RICERCA DEL VERO

viaggiare, incontrare persone di diverse condizioni. “ho appreso a non credere

alcunché in modo definitivo di tutto ciò che mi aveva persuaso solo attraverso l’esempio e i costumi. Ma la realtà non

gli restituisce che una serie infinita di esperienze cui manca il criterio ordinatore. Lo scetticismo era l’unico elemento

che lo caratterizzava. E allora cosa fa? Fa la rivoluzione, trasforma lo scetticismo in dubbio sistematico. Si trattava

così di trasformare lo stato del dubbio, emerso tanto dagli studi quanto dalle esperienze di vita, in un esercizio metodico

del dubbio in quanto tale.

“non accettare mai alcunché per vero se non l’avessi conosciuto nella sua reale evidenza.”

“non comprendere niente di più nei miei giudizi, di quanto non apparisse chiaro e distinto al mio spirito.”

L E OPPOSIZIONI FILOSOFICHE

Tentativi diversi e molteplici di opporsi a quella che appariva come una riduzione degli ambiti di conoscenza

Jonathan Swift: l'elogio della mediazione.

“Racconto completo e veritiero della battaglia esplosa venerdì scorso tra i libri Antichi e i Libri Moderni nella

Biblioteca St. James” (1704) La disputa tra il ragno e l’ape. Perfezione geometrica della ragnatela, ma intrappola molti animali,

l'ape vola di fiore in fiore trasportando la vita.

Si tratta di rifiutarsi di cedere all’evidenza accecante delle idee chiare e distinte, (che tessono la rete delle logiche) per

rivendicare l’eredità delle opere che spandono sul mondo la luce tenue delle differenze.

Gian Battista Vico “Tutto scorre come se i giovani dovessero uscire dalle Accademie per entrare in un mondo di

uomini che sarebbe composto di linee, numeri e segni algebrici.” Avrebbe fatto notare a Cartesio che si decide sempre

in situazioni di incertezza, per cui la ragione non basta e serve il discernimento ed è senso comune.

Per Burke quando la ragione si esprime alla prima persona (“penso”) non è la ragione che parla, ma l’Io che delira

prendendosi per la ragione. Con il cogito la politica letteraria ha consumato il divorzio tra il razionale e il ragionevole,

tra l’analisi e l’esperienza, tra l’azione metodica e la saggezza pratica.

C’è sempre da temere da un’intelligenza non temperata dagli scrupoli di una prudenza.

Le avvertenze di Kant: “quando Galileo fece rotolare delle sfere su di un piano inclinato … i fisici compresero come la

ragione non vedeva che ciò che lei stessa aveva progettato”. È la scienza che progetta gli esperimenti, quindi li progetta

come fa comodo a lei. E’ alla ragione che incombe il farsi rispettare. Non è l’alunno che vuole imparare, ma il giudice

che pone domande e vuole sapere.

L' EDUCAZIONE COME RILEVATORE

Il passaggio dal medioevo alla società moderna non ha nulla di automatico e costituisce in realtà un lungo processo di

trasformazione che si attiva a partire da eventi storici che rompono gli equilibri preesistenti e provocano un processo di

adattamento. Scoperte geografiche, Riforma e Controriforma, invenzione della stampa , rivoluzione Copernicana e

affermazione del metodo galileiano spingono verso nuovi equilibri sociali per i quali sono mobilitate tutte le risorse

preesistenti provenienti dalla cultura greco-latina.

L’educazione funziona come elemento rivelatore di questa consistente trasformazione.

CONSEGUENZE OGGETTIVE

R : A partire dall’affermarsi del cartesianesimo sulle coscienze, la poesia è disinnescata, cioè non

AGIONE E LETTERATURA

soppressa, ma rinchiusa nella prigione dorata dell’estetica. Il pubblico colto avrebbe amato i bei versi, ma senza

rimettere in discussione la separazione del Bello dal Vero(Il bello è una cosa, il vero è un'altra). Alcuni poeti hanno

interiorizzato una tale divisione dei ruoli, facendo della loro poesia un sentimento, uno stato d’anima, la testimonianza

della loro incomparabile soggettività.

L’ .

UOMO PRIGIONIERO IN UN MONDO IN CUI È VERO ED ESISTE SOLO CIÒ CHE È OGGETTIVAMENTE CALCOLABILE

Eppure esiste un vero del reale che non è il vero della scienza, né quello del

reportage. Scopo di un poema è proprio quello di non abbandonare la verità al

concetto. La creazione poetica porta nel linguaggio un modo di essere delle cose e

non la semplice immaginazione del poeta.

Accanto a Descartes è Cervantes a fondare la modernità. Il primo spiega ciò che il

mondo è, ma Don Chisciotte non è più in condizione di riconoscerlo.

Questa dimensione della cultura verrà riscoperta all'interno della cultura. Bisogna

recuperare proprio questo tipo di dinamica.

LEZIONE 6 7 ottobre 2016

IL CONFLITTO TRA DUE CULTURE

Il mondo è solo quello definito dalla scienza, qualsiasi discorso fatto dall'uomo è banale e non conta nulla. Per il

Manifesto del Circolo di Vienna (1929) il mondo non è che quello definito dalla scienza. Gli enunciati metafisici e

teologici , al pari di quelli poetici non esprimono che un’emozione.

Secondo R. Carnap “i metafisici sono musicisti senza talento musicale”. Alla filosofia, una volta che tutti gli enunciati

sono di natura empirica ed appartengono alle scienze del reale, non resterà che il metodo (solo la scienza dice la verità).

Il Circolo di Vienna farà appello alla disciplina argomentativa al posto della poesia concettuale.

Schlick: ci sono due gruppi contrapposti, i primi sono “aggrappati al passato nell’ambito sociale e coltivano attitudini

metafisiche caduche” . I secondi fanno invece propri “i processi di produzione moderna, la cui organizzazione tecnica

dovuta ai macchinari si rinforza costantemente, lasciando sempre meno spazio alle rappresentazioni metafisiche.”

Per E. Husserl la filosofia, intesa come attitudine interrogativa verso la realtà, dopo aver caratterizzato la civiltà

europea entra in crisi a partire da Galileo. Galileo non segna la vittoria della scienza sull’ignoranza, ma compie “la

sostituzione attraverso la quale il mondo matematico diventa l’unico reale, il mondo realmente presente nell’intuizione,

realmente sperimentato e sperimentabile” è, di fatto, nascosto e reso inutile, è importante solo per i singoli, ma non per

gli assoluti.

L'arte si rivela come il registro sensibile di questo mutamento: Non c’è più nessun bisogno di rappresentare il mondo

così come è percepito. Se la realtà non ci restituisce che emozioni caduche e percezioni incerte, allora è possibile e

necessaria una destrutturazione che, liberandosi da ogni orpello, rintracci le forme essenziali che si celano dietro ogni

figura. A che serve rappresentare un paesaggio, una persona? È un volto, questo volto è risultato di una

rappresentazione. Se solo la scienza è la verità, allora i dipinti sono valori astratti.

Albert Camus “Solo noi parliamo di opere d'arte, in passato un crocifisso romanico non era innanzitutto una scultura,

né la Madonna di Cimabue un quadro, né l’Atena di Fidia una statua. Hanno acquisito queste qualità sotto lo sguardo

dei moderni. Dopo aver definito l’uomo come l’essere che realizzava liberamente la sua forma, proprio come un pittore

ed uno scultore, abbiamo dissociato questi oggetti dall’insegnamento che davano nel loro mondo originario, dalle

finalità religiose o politiche che perseguivano, per farne, innanzitutto, delle opere d’arte”

Ciò che è accaduto (Guerra Mondiale), è troppo grave per tornare a vivere come se nulla fosse. Disastri della Guerra

Mondiale:

-disastro dettato dalla politica di alleanze

-dal punto di vista militare-bellico, si sono trovati nel mezzo di una guerra di posizione (chi spara, sta fermo)

-facilità con la quale si è entrati in guerra

L

A NUOVA ARTE IN SINTONIA CON LA ROTTURA DELLA TRADIZIONE

Ad una fase del capitalismo classico, caratterizzata sul piano culturale e

intellettuale dall’ascetismo della morale protestante, segue, tra il 1880 ed il

1930, segue l’arte moderna, caratterizzata da un’ideologia esacerbata di

rottura con la tradizione, dal culto del nuovo e dell’inaudito, dal rigetto di

ogni norma trascendente.

La modernità, una volta libera di perseguire l’obiettivo dell’arte per l’arte

(non si rappresentano più i volti per far pregare le persone, per suscitare

emozioni), si traduce nell’opposizione all’omogeneizzazione delle forme .

Kandinsky e Malevitch ricevono il merito di aver liberato l’arte dalla dimensione figurativa a favore di una pura

composizione di linee, di figure non identificabili. “I pittori – scrive Malevich – debbono rifiutare i soggetti e gli oggetti

se vogliono essere ancora pittori.”

Nell’esaltazione della soggettività profonda, della passione, dell’effimero e dell’impercettibile,

nell’irruzione della personalità., la modernità susciterà un’estetica di rottura, di creatività

individuale, ovunque mascherata dal fenomeno sociologico delle avanguardie e dalla distruzione

sempre più estrema delle forme tradizionali (nella musica come nella letteratura, come nella

sessualità e nelle condotte sociali).

Il pittore voleva raffigurare il particolare atteggiamento, il volto non ha importanza.

“una seconda rottura con il bello, dopo il rigore dell’uniforme industriale, è operata con l’arte moderna post–

impressionista. Questa è “brutta per principio e rinunzia all’armonia e alla bellezza cromatica dell’impressionismo.

Nella pittura essa distrugge i valori pittorici, nella poesia distrugge il sentimento e la perfezione dell’immagine, nella

musica la melodia e la tonalità. Essa è una fuga angosciosa di fronte ad ogni cosa gradita e piacevole, puramente

decorativa e seducente. Il poeta, il pittore, il musicista vogliono attingere dall’intelletto, non dal sentimento.”

Se nella prima guerra mondiale il futuro era andato «fuori controllo», nella seconda verrà tenuto a bada attraverso un

supplemento radicale dell’orrore. Il male verrà asservito alle esigenze strategiche. La popolazione civile finirà per

essere arruolata forzatamente nella parte della vittima designata. Dinanzi al rischio di una vittoria dell’altra parte

nessun sacrificio è realmente insostenibile. La ragione cessa di essere moralmente degna e il cinismo, a lungo coltivato,

prende il potere. C'è un rapporto fra questo e l'arte, l'arte si dissocia dalla guerra perché non avrebbe senso raffigurarla.

L XX°

A CRITICA POLITICA ALLE UTOPIE DEL SECOLO

Il dopoguerra rivela la misura del disastro di un’intera società occidentale, morta nel

processo di colonizzazione e incapace di arginare i campi di sterminio. Le società

civilizzate sono legittimamente sospettate di non aver saputo impedire le due

maggiori catastrofi politiche del secolo: l’imperialismo coloniale e il totalitarismo

nazista.

Per T. Adorno, dopo Auschwitz, è impossibile scrivere inni alla grandezza

dell’uomo, come se nulla fosse accaduto.

Dopo Auschwitz diviene impossibile pensare, con Hegel, che “Nella nascita e nella

morte, la Ragione vede l’opera che produce il lavoro universale del genere

umano.”(campi di concentramento /bomba atomica= lavoro universale del genere

umano?) Se i Moderni pensano che la storia abbia un senso e che la massa enorme di

bisogni, desideri, interessi, opinioni e rappresentazioni individuali non siano che i

mezzi dei quali si serve la Ragione per stabilire il proprio regno,” con Auschwitz la

ragioni ha stabilito il proprio regno.

L

A CRITICA ALLA RAZIONALITÀ TECNOLOGICA

I Lumi, che pretendevano di emancipare gli uomini, si sono rovesciati nel loro contrario, nei fatti l’universalismo ha

comportato l’etnocentrismo o l’eurocentrismo e il razionalismo ha condotto all’irrazionalità assoluta di un mondo

dominato interamente da questa ragione irrazionale che è la ragione strumentale o tecnica. È irrazionale quando

pretende di spiegare anche ciò che non si può spiegare. (Razionalità strumentale= mi serve, mi da garanzie)

«I regimi totalitari hanno scoperto, senza saperlo, che ci sono crimini che gli uomini non possono né punire, né

perdonare (come si fa a punire i crimini di stato? Non si può tirare fuori dalla tomba. È successo qualcosa di troppo

grave. È impossibile tornare indietro, alcuni peccati non hanno soluzioni possibili e sono imperdonabili.) Quando

l’impossibile è stato reso possibile, è diventato il male assoluto, impunibile e imperdonabile, che non poteva più essere

compreso e spiegato coi malvagi motivi dell’interesse egoistico, dell’avidità, dell’invidia, del risentimento, della smania

di potere e della vigliaccheria; e che quindi la collera non poteva vendicare, la carità sopportare, l’amicizia perdonare, la

legge punire.» Hannah Arentd avrebbe dovuto dire cosa succedeva e dire che era sbagliato, lei si limitava a dire che

erano comportamenti stupidi. (Le origini del totalitarismo)

(Convegno riguardante il bombardamento di Dresda.) Non è in un pensiero riduttivo, nell’innocenza dell’immaturità

che siamo ricaduti, ma nella bestialità così lucidamente prevista da De Maistre ed analizzata con cupa rassegnazione da

Freud. I Lumi hanno considerato come pressoché automatico il processo del progresso umano verso la filantropia e la

giustizia, la loro psicologia ci lascia costernati per la sua orgogliosa superficialità. Come si rivela fragile dinanzi alla

lettura del tragico della coscienza umana, di un Pascal, di un Kirkegaard e di un Dostoivski» George Steiner

In qualche maniera, l'illusione che bastasse la ragione per governare il male. Non c'è più la speranza tecnologica, ma si

sa che non porta alla democrazia.

I L CONTESTO INTELLETTUALE

Constatazione di una frattura: nel 1959, per il fisico e romanziere Charles Percy Snow è

oramai impossibile inglobare oggi, lettere e scienze in un insieme unitario chiamato cultura.

L’una e l’altra costituiscono due umanità che non comunicano e che si ignorano. Nel 1963

C. P. Snow ritorna sul tema delle due culture per affrontare il tema delle scienze sociali.

Questa “terza cultura” va a prendere i problemi fino ad allora trattati dai letterati, per

esaminarli alla luce della coerenza e dell’oggettività pratica degli scienziati, apportando così

la prova che non c’è limite ontologico all’impero dell’esattezza. Per Snow la Sociologia

completa l’opera dei Lumi.

Che la società sia una forma essenzialmente indipendente e distinta dagli attori che la compongono, vuol dire che nel

momento in cui questi agiscono, pensano, creano, lavorano, contemplano il paesaggio o provano dei sentimenti è la loro

appartenenza che agisce, pensa, crea, lavora, guarda o percepisce attraverso di loro. La società “produce” degli elementi

che noi cogliamo belli e fatti -linguaggio, modo di vestire, comunicare, leggi, norme. Questi elementi sono presenti solo

perché esiste una società. La cultura è “tutto ciò che comprende la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, i

costumi e le altre capacità o abitudini acquisite dall’uomo in quanto membro della società. Tutto il resto è natura.”

La selezione dei significati, che definisce oggettivamente la cultura di un gruppo ( una determinata situazione ha certi significati,

noi scegliamo quelli che ci interessano e creiamo la nostra gerarchia di significati, ma non siamo noi a sceglierli: è il gruppo. Ogni gruppo ha la

), di una classe come di un sistema simbolico, è arbitraria in quanto la struttura e le funzioni di

sua lettura della realtà.

questa cultura non possono affatto essere dedotte da nessun principio universale, fisico, biologico, né essere unite da

qualunque sorta di relazione interna alla «natura delle cose» o ad una «natura umana»

Ma se così è allora ogni cultura, proprio in quanto arbitraria , non può aspirare ad essere

Non esiste un mondo ma diverse versioni del mondo

universale. . Se ogni epoca ha la sua

metafisica , tutte le pratiche, le credenze, le rappresentazioni non sono che costruzioni sociali.

Tutte le tradizioni filosofiche del XIX °e del XX° secolo convergono nel rinunciare alla pretesa di

svelare l’Essere. condizionato e

Ma se è così, ogni scienza, anche il marxismo, è prodotto storico, cioè

determinato dalla storia.

“Il vero senso storico riconosca che noi viviamo senza riferimenti né coordinate originali, in una

miriade di avvenimenti persi.” Non c’è più nessun sviluppo continuo e necessario, vincolato ad

una concatenazione causale. È finita l'esaltazione del nuovo come senso normativo del

progresso.

“La storia della scienza non obbedisce semplicemente alla legge generale del progresso della

ragione. Al di sotto di ciò che la scienza conosce di se stessa, esiste qualcosa che essa stessa

non conosce. Esiste un inconscio della scienza, un inconscio del sapere, con le proprie regole e

le proprie determinazioni.”

Dinanzi a qualsiasi discorso non si tratterà più di coglierne il contenuto, quanto piuttosto di

interrogarsi sulle condizioni esterne che ne hanno permesso la produzione. Siano queste

condizioni quelle delle infrastrutture, della libido o dell’istinto. Ciascuno di noi ha il proprio

discorso, si può guardare così com'è oppure si può capire cosa l'ha creato.

Se non ci sono che costruzioni sociali l’una vale l’altra. Accettare

un’eredità culturale o rifiutarla sono parimenti legittime. La fine di un

mondo non è la fine del mondo, ma semplicemente l’inizio di un altro.

Che quest’altro sia un progresso o meno non è importante, solo il

mutamento in quanto tale lo è. Il pensiero post-moderno legittima tanto

Bisogna stare attenti

il progresso quanto le prese di distanza su di esso.

a cosa cambia precisamente, è importante il mutamento in sé .

I letterati stessi sono entrati in questa grande svolta

culturalista accedendo all’era della demistificazione. Il

sospetto è entrato nel santuario ed i guardiani hanno

perduto la fede. È negli antichi feudi dell’amore

dell’arte che si rimette in questione l’idea stessa di

valore estetico e si abbatte ogni differenza tra

l’ammirevole e

l’ordinario. Anche un ferro da stiro può essere considerato arte.

Affinché la cultura generale restasse ancora possibile e accanto ad essa fosse

rimasta operante un’educazione liberale occorreva una natura umana da

coltivare e una realtà da conoscere. Quando la cultura si identifica con l’esistente

in quanto tale e tutte le realtà sono giudicate, in pari modo storiche, fittizie e

valide, non c’è più cultura generale ma un mucchio di identità particolari

collegate tra loro dalla cultura comune degli apparati, delle norme, delle regole,

delle operazioni in vigore nell’universo della tecnica ed in quello del mercato.

L -

A POST MODERNITÀ COME PROCESSO DI TRASFORMAZIONE CULTURALE

Un bilancio inquietante, ma anche una rinnovata speranza tecnologica

- La seconda modernità (ha un motore in più: la tecnologia) inizia così il proprio tramonto

proprio quando la società occidentale fa i conti con i disastri della seconda guerra mondiale.

Non ci siamo accorti di questo tramonto perché siamo affascinati dalla speranza tecnologica.

- Ma per molto tempo un tale tramonto verrà mediato dalla speranza tecnologica. Benché

non più in grado di garantire automaticamente la morale, la pace, la convivenza, la scienza

moderna è comunque in grado di far funzionare al meglio il «sistema sociale», cioè la

complessa architettura dei ruoli e delle funzioni, la ripartizione delle competenze e la tutela

delle garanzie.

- La società può non funzionare nei rapporti umani, ma può comunque muoversi benissimo

nelle reti di efficienza e quindi nei livelli di benessere che può estendere attraverso i consumi

di massa ed il sistema di welfare.

L’ -

INGRESSO NELLA FASE POST MODERNA COME SENSIBILITÀ CULTURALE

Se gli anni trenta avevano già segnato la fine del movimento modernista di rottura, l’inizio

della fase post-moderna che consiste essenzialmente nella ripetizione iperbolica del gesto

modernista: appare così una cultura del rinnovamento come fine in se stesso.

La possibilità dell’acquisto a credito apre una nuova età di sviluppo e consente di essere più

sensibili ad ogni novità del mercato. Prima per acquistare, bisognava risparmiare, ora basta

firmare.

Da una logica del risparmio si passa ad una logica del consumo.

L' AFFERMAZIONE DELLA SOCIETÀ DEL BENESSERE

- Lo sviluppo prodigioso delle scienze e delle tecniche, lo

sviluppo razionale e sistematico dei mezzi di produzione

contrassegnano la modernità come l’era della produttività.

- Se non cambia la vita, a causa dei rapporti di produzione,

questo sviluppo cambia certamente le condizioni di vita

- Nella sua fase di sviluppo, a partire dalla metà degli anni

sessanta, si assiste in Italia ad un mutamento profondo: da una

civiltà del lavoro e del risparmio civiltà del

si transita ad una

consumo e del tempo libero, pur restando immutate le finalità

produttive. Importanza del weekend, vacanze

L A NASCITA DELLA DISTRIBUZIONE DI MASSA

«Il grande commercio conosce una crescita folgorante: il primo supermercato apre in Francia nel

1957, quando negli Stati Uniti ce n’erano già 20.000. L’ordine economico si struttura già in parte

secondo i principi della seduzione, dell’effimero, della differenziazione dei mercati: al marketing di

massa della prima fase seguono le strategie di segmentazione incentrate sull’età e sui fattori

socio-culturali.» Il mercato non impone, va incontro al cliente e gli da cosa desidera, con le

caratteristiche precise richieste. Non è il soggetto che si adegua al mercato, ma il mercato che si

adegua al soggetto.


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5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue moderne
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlottabellin1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi comunicativi e culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Abbruzzese Salvatore.

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