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Per fare il bene devo saperne il significato, la definizione. Definire significa delimitare un concetto

per distinguerlo dagli altri. Definire è una combinazione tra l'unità e la molteplicità. Per poter

esercitare la virtù del coraggio devo prima sapere in cosa esso consiste. Devo sempre sapere il

significato di qlc. Rispondere alla domanda: CHE COS'E'? → Socrate incalzava i propri

interlocutori con questa domanda → “Che cos'è la giustizia?”, “Che cosa intendi x retorica?”, e così

via e via via che l'interlocutore rispondeva alle domande, Socrate sulla base delle risposte poneva

ulteriori domande. Socrate diceva di essere consapevole di nn sapere e quindi nei Dialoghi riflette di

andare alla ricerca della risposta alla domanda : CHE COS'E' X?

La domanda di fondo è: che cos'è il bene per la comunità politica? Per sapere una cosa devo sapere

il suo significato, rispondere alla domanda che cos'è?Si tratta di definire gli aspetti in maaniera take

di nn avere una visione sfasata.

Il termine COMPRENDERE significa “prendere insieme” → io nn comprendo mai qlc preso di

isolato come isolato, singolo rispetto al resto; io comprendo sempre sulla base di un contesto, di un

insieme. Il termine ha a che fare con queste connessioni. Quando mi pongo la domanda: che

cos'è la giustizia? Inevitabilmente farò riferimento ad altre nozioni. Da qui P. dice che è

fondamentale il ricorso alle idee per sapere come agire. Se nn so cos'è la giustizia, nn saprò agire

giustamente. Il termine “idea”dovrebbe essere separato da una nostra convinzione; la maggioranza

di noi pensa che i concetti e le idee stanno nella nostra testa. Dove risiedono le idee? P. la pensava

in maniera totalmente opposta alla nostra → le idee nn stanno nella nostra mente nn sono una nostra

creazione; al contrario appartengono ad una dimensione altra dalla nostra. P. usava anche delle

immagini → esistono nell' IPERURANIO. E' come un MONDO DELLE IDEE; e xchè P.

teorizzava ciò?xchè noi quando ragioniamo su delle cose cerchiamo di darne una definizione? In

realtà secondo P. lo facciamo sempre richiamandoci ad una nozione che preesiste a noi e che nn è

opera nostra. Noi ad es. abbiamo il concetto di triangolo, di cerchio ma nn è che noi nella nostra

dimensione sensibile incontriamo il cerchio perfetto; abbiamo sempre figure geometriche che x

quanto si avvicinano al cerchio perfetto nn lo esemplificano mai; nn è che noi incontriamo vari

oggetti che hanno forme che si assomigliano e in una sorta di valutazione comparativa andiamo a

vedere cosa hanno in comune e poi estraiamo qual'è la forma, la fisionomia che questi hanno in

comune.

P. fa il ragionamento opposto → io riesco a identificare qlc che h una forma circolare solo xchè in

qualche modo faccio riferimento già alla nozione di circonferenza. Se nn avessi questo riferimento

come farei ad identificare qlkc di circolare? Posso identificare una cosa circolare, triangolare etc..

xchè in qualche modo ho già la nozione di conferenza etc.. Non siamo noi dal nulla che inventiamo

tali concetti; questi concetti preesistono alla nostra attività intellettuale.

Le idee preesistono a noi ed hanno una dimensione differente dalla nostra → DIMENSIONE

SOVRASENSIBILE; noi siamo immersi nella DIMENSIONE SENSIBILE. Secondo P. è possibile

far riferimento ai concetti, alle idee xchè la parte sovrasensibile di noi, l'anima, in un certo momento

preesistente alla nostra vita attuale, è venuta a contatto con il mondo delle idee → quando entriamo

in rapporto con le cose siamo indotti a ricordarci di queste idee con cui la nostra anima prima di

incarnarsi nel nostro corpo era venuta a contatto. E' la famosa DOTTRINA DEL RICORDO o

DELLA REMINESCENZA in cui vi sono fattori mitologici.

Il pto fermo secondo P. è il seguente → noi nn siamo artefici dei concetti e delle idee il cui

riferimento è indispensabile x l'uso della nostra intelligenza ma facciamo necessario riferimento a

queste dimensioni di cui noi nn siamo gli artefici e che quindi preesistono a noi. Quando noi diamo

la definizione di qlc implicitamente diamo la definizione di quella cosa nella maniera perfetta. Le

idee sono qlc di universale secondo P., rappresentano dei modelli → modello in greco si dice .

Come tutto ciò che è perfetto nn mutano, sono immutabili; il mutamento indica sempre finitezza,

ciò che muta vuol dire che è qlc di finito; ciò che muta è imperfetto ma ciò che è imperfetto noi lo

possiamo cogliere solo se abbiamo un riferimento al modello che invece perfetto è.

IDEE= ES: Che cos' hanno in comune tutti i banchi in un'aula? Tutti i banchi hanno x aspetti in

comune xchè ciascuno esemplifica a suo modo, in maniera imperfetta, la nozione di tavolo. Poiché

nessun banco esemplifica il banco x eccellenza allora la nozione di idea, di tavolo, è un modello che

esiste separatamente da ciò a cui si riferisce. Altro es. il microfono nn esaurisce, nn esemplifica tutte

le caratteristiche di microfono, nn anticipa tutte le caratteristiche. Le idee o i concetti sono ciò di cui

partecipano le comunità secondo P.

CAUSA → ha molti significati; un significato che racchiude questo insieme dei diversi significati è

il significato di causa come PRINCIPIO DI SPIEGAZIONE di x. Anche il termine PRINCIPIO ha

diversi significati → ne ha due importanti; indica ciò da cui qlc inizia. Molte volte per comprendere

il significato di qlc dobbiamo vedere come questo qlc inizia. Principio significa anche ciò che dà

origine a qlc e quindi principio è associabile al termine “ciò che sia a fondamento”, “ciò che è la

base di qlc”. La Costituzione ad es. inizia con un articolo determinativo. Nella prima parte della

Costituzione sono enunciati i principi della stessa che sono la base su cui si sviluppa il documento.

Causa rientra nella risposta alla domanda: “Perchè questa cosa è fatta così?”

Dobbiamo identificare ciò che sta alla base quindi “causa” significa PRINCIPIO DI

SPIEGAZIONE DI QLC. Es: Perchè l'acqua bolle a tot gradi? Andiamo alla ricerca della causa di

ciò.

Per P. le idee nn solo sono principio di spiegazione delle cose → es: Perchè i triangoli sono fatti

così? → Perchè sono una copia perfetta del triangolo in sé e x sé e nessun triangolo in particolare

esaurisce la perfezione del concetto di triangolo. Secondo P. le idee sono anche PRINCIPIO DI

ESISTENZA DELLE COSE -nn solo principio di spiegazione-.

Dire che l'idea di coraggio nn solo nn permetto di comprendere i singoli atti di coraggio che ognuno

di noi può compiere ma l'idea di coraggio è ciò che spiega l'esistenza di atti coraggiosi, il concetto

di cavallo nn solo mi consente di identificare cosa sono i cavalli, ma l'idea di cavallo è la causa

dell'essere dei singoli esemplari quindi ne deriva che ciò che noi nn percepiamo con i nostri sensi è

la causa della stessa esistenza di ciò che noi percepiamo con i nostri sensi, nn solo della

comprensione di ciò che noi percepiamo con i nostri sensi.

La dimensione immateriale è ciò che spiega anche l'esistenza di ciò che rientra nella dimensione

sensibile.

Le idee nn sono qlc che noi creiamo ma qlc a cui ricorriamo x poter esercitare la nostra capacità di

intelligere, di comprendere. Vi è un certo tipo di rapporto tra le idee o le cose → P. dice che le cose

partecipano delle idee sempre in maniera imperfetta.

C'è un certo gioco tra l'unità e la molteplicità; tra l'uno e i molti → una comunità politica, la polis è

costituita da molti cittadini. La polis è l'insieme della popolazione. Per la giustizia è necessario un

ordine, un equilibrio tra i molti e l'unità. Quando questo ordine c'è possiamo parlare di un buon

ordinamento della polis. L'ARMONIA è quando in un insieme vi è un certo tipo di rapporto tra le

molte componenti dell'insieme che mi fanno risultare l'insieme come qlc di unitario. Quando noi

riflettiamo, decliniamo certe forme di relazioni tra l'unità r la molteplicità.

Noi ragioniamo attraverso i concetti; quando svolgiamo un ragionamento intrecciamo tra loro

concetti diversi per avere una comprensione di qlc.

Quando vogliamo comprendere qlc utilizziamo concetti che ci permettono di comprendere e

riusciamo a comprendere quando identifichiamo un ordine.

P. chiamava questo esercizio “DIALETTICA” → significa tante cose → parole, ragione,

linguaggio. → qlc che passa attraverso. La dialettica è passare attraverso i concetti, argomenti.

Quando noi discutiamo esercitiamo la dialettica. Questo ci consente di dialogare con gli altri. La

dialettica viene identificata da P. con la filosofia ed ha come oggetto i rapporti delle idee tra di loro.

(CLASSICA DOMANDA D'ESAME → Qual'è l'oggetto della dialettica per P.?) La stretta relazione

tra capacità di comprendere e capacità di comunicare è esemplificata proprio dallo stile platonico.

Tutte le sue opere sono in forma dialogica, significa che per P. l'attenzione alla comprensione della

realtà avviene passando attraverso gli argomenti, i concetti, collegandoli tra loro ed è quello che

avviene in un dialogo in cui due o più interlocutori rispetto ad un certo tema si confrontano. La

dialettica è il metodo di discutere in maniera corretta ma nn è solo un metodo, ma un metodo

finalizzato alla comprensione della reltà al fine di dover agire e vivere meglio. La dialettica è il

modo di comunicare reciprocamente e seriamente, avendo come obiettivo il potere insieme

come stanno le cose. L'obiettivo è un discorso vero. Questo consente di vivere al meglio il rapporto

con gli altri all'interno della polis. Se noi ragioniamo correttamente e dunque parliamo

correttamente siamo in grado di comprendere la realtà così come essa è → convinzione di fondo nn

solo di P. ma di tutto il mondo greco. A volte capita di dire:”Non capisco la logica del tuo discorso”

→ in questo caso logica significa ordine struttura.

Le idee hanno un significato ONTOLOGICO in P. → nn rappresentano solo concetti ma la realtà e

fungono da modello.

Sempre nella “REPUBBLICA” P. per dare un ausilio alla comprensione dei suoi aspetti più tecnici

ricorre anche al MITO → significa racconto e spesso x comprendere certi fenomeni ricorrono alla

fiaba, al racconto, alla narrazione. Il racconto ha sempre un principio. La storia serve a raccontare

attraverso le immagini una certa via.

MITO DELLA CAVERNA → x P. moltissime funzioni. Vi sono degli uomini incatenati nel fondo

della caverna con lo sguardo rivolto verso verso il fondo avendo alle spalle una fonte luminosa; qui

c'è l'idea della prigione, della costituzione. Essi vedono solo delle ombre riflesse sul fondo della

caverna. Vedono delle ombre proiettate. Ad un certo pto qln si libera dalle catene e quindi volge lo

sguardo verso la luce, comincia faticosamente a risalire e si accorge in realtà che quello che prima

vedeva come amore erano degli oggetti → prima dunque vedo ombre poi oggetti; risalendo ad un

certo punto riesce ad affacciarvi all'inizio della caverna e vede altri oggetti, altre forme naturali,

animali che vengono riflessi ad esempio nell'acqua, vede altri tipi di realtà. Quando esce del tutto

dalla caverna, rivolge lo sguardo verso il sole e nn vede nulla, ne rimane accecato. Coloro che nel

frattempo sono usciti e hanno visto la luce del sole, nn il sole direttamente, ripercorrono il percorso

a ritroso, ritornano nella caverna e liberano gli altri compagni imprigionati; li liberano ma talvolta

qln viene ucciso dagli altri.

Si passa dal regno delle ombre, delle tenebre a quello della luce, si passa dall'apparenza alla realtà,

da ciò che sembra essere a ciò che effettivamente è, e chi è riuscito a compiere tale percorso cerca

di condividerlo con gli altri di metterlo in comune, cerca di liberare gli altri dalle tenebre; qui sta il

SIGNIFICATO POLITICO DI QUESTO RACCONTO → chi riesce con fatica a concludere un

percorso che va dallo scambiare l'apparenza per la realtà, a conoscere le cose come sono

effettivamente, mette in comune questo bene x formare una comunità di uguali, la comunità

politica. Questo significato politico è intrecciato con l'aspetto su che cosa significa comprendere la

realtà. A livello sensibile vediamo ombre ma in realtà sono copie più o meno sfocate degli oggetti

così come essi sono; solo progressivamente, cominciando a uscire da questa dimensione sensibile

cominciamo a volgerci verso la fonte luminosa che ci permette di renderci conto in che modo le

cose stanno → quello che prima ci sembrava la realtà era semplicemente l'ombra di qlc. Passiamo

dalle immagini al percepire oggetti come essi sono; allontanandoci dalla dimensione sensibile

cominciamo a percepire i diversi aspetti della realtà. Quello che permette ciò è la LUCE DEL SOLE

→ ci permette di vedere ma dà anche la vita → legame tra il comprendere e il vivere. Nel momento

in cui cerco di guardare il sole, nn vedo più niente. Per P. il sole raffigura l'idea del bene, il BENE

IN SE'. All'apice della gerarchia del mondo ideale c'è l'idea del bene, che noi nn possiamo mai

cogliere direttamente con la luce della nostra mente così come noi nn possiamo vedere con i nostri

occhi il sole. Il sole è principio in tutti e due i sensi del termine principio → è ciò che dà inizio e ciò

che sta alla base di tutti i processi vitali; la luce è ciò che ci permette di vedere con il ragionamento,

così come la luce ci permette di vedere la realtà che ci circonda; con la luce dell'intelletto possiamo

vedere, nn con i sensi la realtà che nn ci circonda ma che è causa della realtà che ci circonda, cioè il

mondo delle idee. Ma l'idea del bene nn può mai essere colta direttamente ma sempre e solo

attraverso ciò che essa causa. Perchè la nozione, l'idea di bene è al principio, è la causa di tutte le

altre idee? Perchè ogni qualvolta pensiamo a qlc di immateriale, indefinito, facciamo riferimento

implicitamente alla loro forma ottimale, completa. Noi giudichiamo un lavoro fatto male in quanto

facciamo riferimento al parametro di quello che per noi significa lavoro ben fatto.

La nozione di bene di per sé è difficile da cogliere ma è fondamentale così come la luce del sole è

fondamentale x la via ma quando lo guardo direttamente nn riesco esattamente a dire il contrario in

quanto noi siamo creature dotate di due dimensioni, sensibile e sovrasensibile ma proprio per questo

una delle due è destinata a finire, siamo enti finiti e questo è un altro motivo per cui la

comprensione della realtà secondo P. può avvenire nn per una sorta di coglimento immediato ma

solo attraverso i ragionamenti, la dialettica, passando attraverso gli argomenti → nessuno di noi,

secondo P., può avere una comprensione immediata, intuitiva di come la reealtà è; questa

comprensione può avvenire solo attraverso il confronto, il dialogo utilizzando correttamente i

cconcetti.

Dunque, l'idea di bene che è causa di tutte le altre idee ma che può essere colta solo attraverso la

comprensione della connessione delle altre mai direttamente.

P. distingue due livello nel rapporto tra la dimensione del conoscere e che cosa è l'oggetto della

nostra conoscenza → distingue l' OPINIONE dalla SCIENZA. In greco opinione si chiama e la

scienza si chiama → equivale alla dialettica, alla filosofia. Qual'è la differenza tra

opinione e scienza? Dal pto di vista etimologico scienza significa SAPERE SALDO e SICURO,

mentre l'opinione nn lo è xchè ha come suio oggetto il mondo sensibile e l'opinione a sua volta si

distingue in IMMAGINAZIONE (cogliere il mondo sensibile attraverso le immagini) e in

CREDENZA il cui riferente sono le immagini. Noi abbiamo accesso alla realtà nella sua duplice

dimensione → REALTA' SENSIBILE attraverso l'opinione che si distingue in immaginazione e

credenza.

Opinione → “penso sia così” Scienza → “so che è così” → il “so che” significa che sono in grado

di esibire delle argomentazioni a riprova di ciò che dico; la scienza ha come oggetto il mondo

intelleggibile, il mondo ideale. A sua volta P. con una distinzione che ha fatto , distingue due

facoltà di cogliere e comprendere il mondo intellegibile → la RAGIONE e l'INTELLETTO. La

ragione ha x oggetto gli enti matematici, ciò che è possibile misurare, confrontare. L'intelletto ha

invece come oggetto le idee in quanto tali.

Secondo P. nn riusciamo mai, partendo dalla realtà sensibile, a comprendere le idee, i concetti; nn vi

è un passaggio graduale dall'opinione alla scienza; quando riusciamo a comprendere la connessione

tra le idee , allora riusciamo a comprendere anche ciò che è a livello sensibile.

III lezione 20.03.2012

Mito → in greco significa racconto; una delle funzioni del mito secondo P. è quella di agevolare la

comprensione di alcuni modelli teorici attraverso la NARRAZIONE. Differenza tra

NARRAZIONE e ARGOMENTAZIONE. La narrazione è l'esposizione di una serie di eventi,

circostanze seguendo una concatenazione temporale; l'argomentazione è un ragionamento in base a

promesse e conclusioni di un ragionamento. Il termine ragionamento in greco è reso con →

sillogismo → figura logico- argomentativa. La concatenazione nn è temporale ma è legato alla

qualità degli argomenti e della funzione che gli argomenti assumono nell'ambito di un discorso.

Con il mito della caverna P. illustra i capisaldi della sua filosofia che ha come filo conduttore l'

INTERESSE POLITICO. Vi è un altro legame tra l'ambito politico che ha a che fare con l'agire e

ciò che ha a che fare con la riflessione sui principi dell'agire; c'è un termine polisemico che è

→ parola, espressione, linguaggio, verbo; significa anche ordine, struttura; avere una struttura

equivale ad avere una logica. Ordine e struttura secondo P. fanno riferimento nn solo a come noi

parliamo della realtà ma anche al tipo di ordine e struttura della realtà in quanto tale.

ONTOLOGIA → discorso sull'essere, sulla realtà. La DIALETTICA con cui P. identifica la stessa

filosofia (scienza, episteme) che si distingue dall'opinione (docsa).

Dire: IO SO CHE X.... nn equivale a dire: IO PENSO, SUPPONGO, CREDO CHE X... Dire il xchè

di qlc equivale ad identificarne la causa → SO CHE X XCHè.....SO CHE IL TRENO PARTE ALLE

12 XCHE'.... HO VISTO L'ORARIO, XCHE' ME L'HA DETTO UNA PERSONA CREDIBILE E

COSì VIA. Questo è esibire gli argomenti in forza dei quali mi sento titolato a dire “SO CHE” e

questo indica un sapere saldo e sicuro; cci si può sbagliare ma c'è una distinzione chiara con chi

dice: “CREDO CHE” → molto più debole. L'episteme è stabilità, sicurezza; un ordine che sia

instabile è una contraddizione in sé.

La dialettica, equivalente per P. alla filosofia, ha come oggetto di indagine, come referente, le

relazione delle idee tra di loro, idee che nn sono creazioni, nn sono oggetti mentali di cui noi siamo

artefici ma nella loro relazione reciproca costituiscono i principi della realtà complessiva

(dimensione sensibile e sovrasensibile). P. dice che le cose sensibili sono copie delle idee.

L'attenzione a come noi conosciamo è centrale nella filosofia platonica.

STRUTTURA, ORDINE → CONCEZIONE PLATONICA DELLA → viene tradotto

riduttivamente come EDUCAZIONE; dovrebbe essere tradotta con FORMAZIONE DELLA

PERSONA, DEL CITTADINO → ritorniamo all'interesse politico.

La struttura complessiva della realtà risulta soprattutto nell'ultima fase del pensiero platonico e che

è stata tramandata nel periodo successivo sotto la denominazione delle DOTTRINE NN SCRITTE

di P. → alcuni aspetti si ritrovano in alcuni dialoghi soprattutto quelli della maturità e attraverso la

documentazione di altri autori che si rifanno a Platone. Nelle dottrine nn scritte emerge una certa

struttura della realtà, resa nel suo complesso; dimensione sensibile e sovrasensibile danno un quadro

unitario di come secondo P. e i platonici successivi e i neoplatonici è l'immagine del cosmo (cosmo

è UNIVERSO ORDINATO) ha avuto un'influenza rilevante sui platonici ma anche nel periodo

dell'umanesimo e del Rinascimento avendo una funzione determinante nella formazione della

moderna concezione della scienza; la concezione moderna della scienza ha un partner di riferimento

→ GALILEO GALILEI → rivoluzione scientifica in cui il termine scienza manterrà il significato

originario di episteme greco ma la metodologia della scienza assumerà come suo metodo un metodo

basato sulla matematica da cui la nascita delle scienze moderne.

Qual'è l'immagine della realtà che emerge dalle dottrine nn scritte? Abbiamo visto come alla base

della dottrina delle idee, sono all'opera due concetti → UNITA' e MOLTEPLICITA'. Questo

rapporto tra l'uno e i molti è molto importante in ogni ambito di indagine della realtà → ontologico,

comunicativo-linguistico, politico → come si riesce a comporre la molteplicità dei cittadini in

un'unità della polis che garantisca concordia e funzionalità delle attività della polis? La dialettica, la

filosofia ha come oggetto i rapporti delle idee tra loro e di queste con le cose sensibili. Quante idee

sono implicate nella nozione di giustizia? Tante → e in che rapporto stanno tra loro? Che tipo di

relazione c'è tra un'idea e le diverse cose che vi partecipano? E' un rapporto tra l'uno e i molti.

Il termine giustizia viene accostato con quello di armonia, equilibrio,...misura, il discorso della

misura indica, ha a che fare con quello di equilibrio → è il trovare la giusta proporzione tra le parti

di qlc, riuscire a calcolare il giusto peso tra le diverse parti.

Anche la polis è un tutto composto da parti; l'importanza di focalizzare il tipo di struttura che P.

prefigura, è importante x capire il tipo di struttura della realtà. Perchè è importante capira come la

realtà è fatta? Xchè noi viviamo esattamente in quella realtà; il poter conoscere come la realtà è, x P.

è la condizione x agire conformemente nella relatà; la conoscenza del bene è la condizione per poter

compiere il bene.

Sappiamo anche che il concetto di misura ha a che fare anche con la nozione di NUMERO → vi

sono anche gli ENTI MATEMATICI, le IDEE-NUMERO. P. si è confrontato con i PITAGORICI

secondo cui i principi della realtà erano i numeri.

UNO (principio di definizione) e DIADE (diade indefinita) (sono due principi che esemplificano i

principi di unità e molteplicità) → STRUTTURE DEL REALE

IDEE NUMERO → STRUTTURE DEL REALE

IDEE → STRUTTURE DEL REALE

ENTI MATEMATICI → STRUTTURE DEL REALE

ENTI SENSIBILI → vengono definiti da una sorta di materia, di ricettacolo, di brodo originario; è

un qlc che vagamente ricorda la materia ma nn è ancora materia xchè è informe.

Si può notare l'importanza della misura del numero; all'apice di questa gerarchia vi sono due

principi che esemplificano: principi di unità e molteplicità → P. li chiama l'UNO e la DIADE. La

diade viene chiamata “DIADE INDEFINITA” mentre l'uno è il “PRINCIPIO DI DEFINIZIONE”

→ definire vuol dire identificare, delineare i contorni dove qlc finisce e qlc inizia; la molteplicità in

sé indica qlc di indefinito poiché nn so dove inizia e dove termina. Cosa fa si che qlc venga

definito? La presenza dell' unità. Quando definisco qlc? Quando c'è unità e quando definisco i

limiti. Uno e diade sono principi generalissimi.

Abbiamo una gerarchia con degli enti all'apice che sono causa del livello inferiore quindi idee-


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arret

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione (PORTOGRUARO; TRIESTE)
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arret di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati - Sissa o del prof Longato Fulvio.

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