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Storia della filosofia

L'approccio delle capacità nella riflessione filosofica

Una delle prospettive più rilevanti da un po' di anni sulla scena filosofica; questo approccio fa riferimento principalmente a due autori: Martha Nussbaum, massima filosofa studiosa del pensiero antico soprattutto di Aristotele e di tematiche quali il concetto di qualità della vita, di benessere di sviluppo umano sullo sfondo delle odierne teorie della giustizia; e Amar Thiassen di origine indiana.

I due autori possono benissimo essere considerati dei classici della filosofia nonostante siano due autori contemporanei. Cosa significa che un autore è un classico? Un autore è da considerarsi un classico quando l'impostazione del problema e le risposte date al problema continuano ad interpellarci: noi ritroviamo dalla nostra specifica prospettiva degli impulsi a riflettere, troviamo convincenti le risposte, le soluzioni ai problemi e alle domande anche se questi sono stati formulati da pensatori di 2000 anni fa.

Questo vale anche per i pensatori contemporanei; il modo di affrontare certi temi ha trovato delle risposte che sono al centro dell'attenzione della cultura contemporanea al punto che documenti internazionali sui diritti umani hanno esplicito riferimento a questi due autori e in particolare ad Amar Thiassen. Fanno riferimento al modello interpretativo dell'approccio della capacità.

Il testo di A. Thiassen "La diseguaglianza" è il testo di riferimento per chiunque si occupi di queste tematiche. Il testo di M. Nussbaum è "Creare capacità", del 2011; è l'ultimo testo di M. Nussbaum; è un testo che affronta differenti questioni lette, interpretate in base all'approccio delle capacità. Il testo di Sen è più tecnico.

Entrambi gli autori, in maniera inizialmente indipendente, fanno riferimenti espliciti ad autori del periodo antico e moderno; l'autore contemporaneo a cui fanno più riferimento è John Rawles. Fanno riferimenti espliciti ad autori del passato; nel pensiero antico l'autore di riferimento è Aristotele; noi ci soffermeremo su Aristotele un po' più che sugli altri; fanno riferimento anche allo stoicismo (Nussbaum). Per quanto riguarda il pensiero moderno fino al 1800 gli autori di confronto critico sono Marx, John Stuart Mill (utilitarismo), Kant.

Platone: politica e virtù

Platone: qual è il filo conduttore della filosofia platonica? La politica, l'interesse per la politica; tutte le varie problematiche affrontate da Platone sono riconducibili a questo focus, cioè all'interesse per la politica.

Etimologia della parola "politica" deriva da che viene reso con "città". La riattualizzazione, la riabilitazione di temi trattati da autori antichi si presenta come un recupero del loro significato originario e originale. Cosa significa la parola città nell'ambito del pensiero antico da un punto di vista generale? La polis indica la popolazione di un territorio, è l'insieme dei cittadini.

Un'altra locuzione appropriata al termine polis è quella di comunità. Politica significa città nel senso di comunità politica. Il filo conduttore della politica in Platone e non solo, è indisgiungibile, inseparabile dalla prospettiva etica. Nel pensiero antico non vi è la distinzione tra l'ambito etico e quello politico al punto tale che Aristotele dirà che la politica è la scienza architettonica e che l'etica rientra nella politica stessa. Qualcosa del genere lo si trova in Platone.

La polis intesa come comunità politica ha come finalità la vita virtuosa dei cittadini. "L'uomo è un animale sociale," definizione di Aristotele. "L'uomo è zoon politikon (animale politico)" significa che è tipico della natura umana vivere in società con altri e questa società è la comunità dei cittadini. L'essere sociale degli individui fa sì che essi sono destinati a vivere in comunità con altri.

Struttura della comunità politica

Come dev'essere articolata questa comunità? Qual è lo scopo del vivere associato? Un classico tema della politica che ha come suo oggetto non solo le modalità di organizzazione della vita associata ma che cosa e come ciò comporta e che cosa è, i modi in cui è possibile raggiungere ciò che comporta una vita relazionale di qualità all'interno della comunità. Etica e politica come ambiti di riflessione sono interconnessi.

Non a caso in questo contesto si utilizza il termine virtù; cosa significa virtù? Significa eccellenza; perché questo termine? Ad esempio, si dice che chi sa suonare particolarmente bene uno strumento è un virtuoso di quello strumento e che quindi lo sa suonare molto bene, in maniera eccellente. Virtù non ha un significato unicamente etico. Da un punto di vista etico significa eccellere nei rapporti interpersonali, nel comportamento nei confronti di sé stessi e degli altri. Essere virtuosi significa eccellere in qualcosa o in più cose; da un punto di vista etico o morale significa eccellere in un certo modo di vivere e poiché noi viviamo in comunità con altri e questa comunità è quella politica, allora vi sarà un modo virtuoso di agire e di comportarsi dei membri della comunità politica e vi saranno modi non virtuosi di comportarsi dei cittadini di questa comunità.

L'obiettivo della politica

Che cosa significa eccellere nell'ambito della comunità politica? In genere significa realizzare se stessi, l'autorealizzazione. La politica si connette con il tema della virtù. Obiettivo, scopo della polis secondo Platone è quello di permettere una vita di qualità ai propri cittadini, nella maniera migliore possibile, dunque tendendo all'eccellenza nei rapporti, nei confronti di sé stessi e degli altri.

Cosa significa, chi sono i componenti della polis? I cittadini, gli uomini. Qual è la costituzione di base delle persone? Vi è una distinzione tra due dimensioni che caratterizzano le persone, i cittadini; la distinzione tra la dimensione materiale ed immateriale, dimensione sensibile e sovrasensibile che caratterizzano rispettivamente le due dimensioni che ci caratterizzano: corpo e anima.

Che cosa è bene per l'uomo? Che cosa è bene per la polis? Analogamente al termine virtù, anche il sostantivo "bene" ha diversi significati, non ha solo un significato etico morale. La virtù è il bene esercitato nel modo massimo; Platone e non solo, attribuisce una priorità al bene dell'anima rispetto a quello del corpo; quindi anche le virtù, cioè l'esercizio al massimo grado del bene, sarà una virtù dell'anima, dell'animo.

C'è una dimensione immateriale in noi stessi che è fondamentale per la nostra vita e questa dimensione è una dimensione che siamo in grado di autoformarci; il concetto di formazione è importante non solo nel mondo antico. La formazione del cittadino è il rendere la persona all'interno della comunità politica in grado di agire al meglio nei confronti di sé stessi o degli altri e di essere una persona virtuosa e le virtù più importanti sono quelle dell'anima (secondo Platone).

Possiamo associare il termine anima a quello di personalità: la formazione dell'anima significa la formazione della propria personalità. L'etica ha a che fare con la formazione del carattere. Il termine carattere significa in questo contesto il modo di essere complessivo della persona. Il coltivare il proprio carattere è la condizione affinché si possa vivere al meglio nei rapporti con sé stessi e gli altri. Poiché non siamo isole ma siamo esseri socievoli. Chiedersi cos'è bene per il singolo, secondo Platone, significa anche chiedersi cosa è bene per la polis.

Platone tende sempre ad usare una terminologia nota a considerare il rapporto tra il singolo e la polis come un rapporto micro/macro. La polis è come un uomo in grande, il singolo è come una polis in piccolo. Vi è un intreccio indissolubile. Vi è una virtù che è privilegiata da Platone e questa è la giustizia; dovremmo associare questo termine ad una locuzione nota: la giusta misura; il concetto di giustizia ha a che fare con la giusta misura; ha a che fare con il discorso di equilibrio, armonia. Misura, equilibrio, armonia; quando un insieme funziona bene? Quando vi è un tipo di rapporto ottimale tra tutte le parti che lo compongono. Questo ha a che fare con la giusta misura, con l'equilibrio e l'armonia.

La giustizia nella comunità politica

Quando regna la giustizia in una comunità politica? La risposta di Platone è: quando vi è un certo tipo di rapporto tra le sue parti, cioè tra i cittadini o meglio tra le diverse categorie di cittadini i quali, ciascuno che rientra in una categoria specifica, svolge al meglio i propri compiti, esercita quindi la propria virtù. Secondo Platone, la polis è costituita da tre tipi di componenti, da tre tipi di cittadini: produttori (artigiani, commercianti, agricoltori) hanno il compito di produrre i beni materiali per la sopravvivenza della comunità politica e per le necessità del corpo. Custodi o guerrieri hanno il compito di difendere la polis dall'esterno e mantenere l'ordine. Governanti svolgono compiti di governo.

Platone dice che la giustizia nella polis avviene quando ciascuno di queste tre categorie svolge al meglio il proprio compito, quindi esercita la virtù. Oggi parleremo di una sorta di divisione del lavoro. Ecco perché la giustizia è la virtù per eccellenza; è una virtù composta: la giustizia in realtà indica un insieme di virtù; rispettivamente le virtù delle tre tipologie di cittadini.

Vi è una corrispondenza tra la costituzione della polis e la costituzione della sua parte immateriale, dell'anima anch'essa è tripartita. Vi sono tre dimensioni della nostra anima. Platone parla delle tre parti dell'anima: regolano e presiedono tre funzioni fondamentali.

  • Parte concupiscibile (appetitiva): parte che fa riferimento ai desideri
  • Parte irascibile (impulsiva): sede degli impulsi, degli slanci
  • Parte razionale: denota la nostra capacità di riflettere, di argomentare

Ciascuna di queste parti della nostra anima nel momento in cui esercita il meglio nella sua funzione, svolge una virtù particolare. La parte irascibile, impulsiva ha come sua virtù il coraggio. La parte razionale, intellettiva ha come virtù la sapienza. Queste tre virtù caratterizzano rispettivamente le tre categorie dei cittadini. Non solo vi è giustizia nella polis ma anche il singolo è giusto quando vi è l'equilibrio tra le parti della sua anima, tra le componenti della propria personalità.

La polis e la giustizia

La polis è società, comunità politica. La giustizia nella polis si realizza quando ognuno svolge al meglio il proprio compito. Vi sono ampie fette della polis che non sono cittadini. A ciascuno dei componenti della polis (produttori, governanti e custodi), corrisponde l'accentuazione della virtù ad essi reciprocamente ovvia, che li caratterizza; ma tale virtù fa pure riferimento al singolo cittadino. L'uomo è "composto" da una parte materiale sensibile e da una parte immateriale sovrasensibile: corpo e anima.

Alla domanda: quando una polis è giusta? Quando il singolo è giusto; non vi può essere giustizia se non vi sono persone giuste; non può esserci una dominanza dei comportamenti virtuosi se i singoli non sono persone virtuose. Sembra una banalità ma non è poi così scontato.

Le tre parti dell'anima di cui parla Platone (parte concupiscibile, parte irascibile, parte razionale) sono le tre dimensioni della nostra vita, della nostra personalità.

Il termine giustizia, virtù privilegiata da Platone, è una virtù composta va associato al termine misura, equilibrio e armonia. Il dialogo più noto di Platone è "La Repubblica".

Il detto più famoso e importante di Socrate/Platone è che è meglio subire ingiustizia che compierla; come si giustifica questa affermazione? Si giustifica perché compiere ingiustizia significa corrompere sé stessi; corrompere nel senso etimologico del termine. In filosofia dice che un corpo si corrompe vuol dire che un corpo si decompone. Una società corrotta è una società che non è più coesa, che si decompone.

Se compio ingiustizia sfaldo me stesso, corrompo me stesso e quindi non sono più me stesso; in questo caso compio un vizio: mentre la giustizia è una virtù, l'ingiustizia è un vizio, qui si vede il legame tra l'ambito politico ed etico. La giustizia è un insieme di virtù. Platone ne "La Repubblica" e nei dialoghi delle opere successive si sofferma ampiamente anche sul tipo di organizzazione della Polis: com'è strutturata la polis affinché possa adempiere al meglio il suo compito duplice: il primo è quello di assicurare la sopravvivenza dei cittadini.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arret di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste o del prof Longato Fulvio.
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