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Lezione 2

Cos'è la geografia?

La geografia, che, a differenza di quanto si potrebbe credere, con il tempo non perde la sua utilità, è una delle discipline più antiche del sapere umano e il primo a fornirne una definizione è Strabone (58 a.C.-21/25 d.C.), secondo cui la geografia è la “descrizione della molteplicità degli aspetti della superficie terrestre”.

Nell’antichità il geografo è colui che realizza la mappa del mondo e che fissa e tramanda le scoperte dell’uomo riguardo le terre fino ad allora ignote. Quando però nel 1911 l’uomo completa il planisfero, perché raggiunge il Polo Sud, la geografia esaurisce la propria funzione descrittiva fisica e il suo oggetto, ovvero la realtà terrestre, viene studiato in relazione alla presenza dell’uomo e comincia quindi a occuparsi del territorio. La geografia non si chiede più “dove?” ma “come?”.

Gli atti territorializzanti

Legata all’azione dell’uomo è, infatti, la differenza tra:

  • Lo spazio: una porzione di Terra qualunque, indifferentemente dall’uso o dalla funzione;
  • Il territorio: uno spazio organizzato attraverso il processo della “territorializzazione”, tipico della specie umana (nessun altro animale, infatti, trasforma lo spazio in territorio).

Il processo di territorializzazione avviene attraverso 3 “atti territorializzanti”:

  • Denominazione: la concettualizzazione dell’ambiente circostante è una forma di controllo intellettuale (l’uomo dà un nome a ciò che lo circonda);
  • Reificazione: il controllo materiale della realtà (l’uomo sfrutta le risorse della Terra);
  • Strutturazione: l’organizzazione della sfera sociale (l’uomo suddivide il territorio in porzioni soggette a determinate norme e autorità).

Si può quindi considerare il territorio come un insieme di elementi (sia umani sia naturali) che, componendosi e interagendo, formano strutture, ma il territorio è anche il luogo in cui insistono valori culturali. Il processo di territorializzazione avviene continuamente nel rapporto tra uomo e ambiente e trasforma lo spazio in territorio, non è, però, possibile esprimere un giudizio di valore (positivo o negativo), dato che l’uomo compie questi atti inevitabilmente, in quanto essere razionale, anche se a volte questo comporta distruzione all’ambiente attraverso la territorializzazione l’uomo distrugge lo spazio preesistente e costruisce qualcosa di nuovo. (Nessun territorio nasce dal nulla: la territorializzazione non è una creazione ma una trasformazione).

Non tutta la Terra è abitata dall’uomo, in quanto non tutte le terre emerse possono essere abitate dall’uomo. A tal proposito Strabone parla di:

  • Ecumene: le terre nelle quali sono presenti le condizioni per uno stabile insediamento umano;
  • Anecumene: le terre in cui non sono presenti le condizioni per uno stabile insediamento umano.

Circa il 20% delle terre emerse fa parte dell’anecumene (es. l’Antartide, i deserti, le zone di alta quota e le grandi foreste equatoriali).

Inoltre è possibile osservare come la popolazione sia distribuita in modo disomogeneo:

  • L’Asia, che rappresenta circa il 30% delle terre emerse, accoglie il 60% della popolazione mondiale;
  • L’Europa, che rappresenta circa il 7% delle terre emerse, accoglie il 10% della popolazione mondiale.

Complessivamente circa l’83% della popolazione mondiale vive nel cosiddetto “Vecchio Mondo”, la cui superficie ricopre soltanto il 57% delle terre emerse, mentre le Americhe e l’Oceania, con una superficie che supera il 43% delle terre emerse, si spartiscono il restante 17% della popolazione. Il 90% della popolazione mondiale vive nell’emisfero boreale.

Lezione 3

Geografia culturale

L’espressione “geografia culturale” viene coniata nel 1880 da Friedrich Ratzel (1844-1904), influenzato dalla teoria darwiniana, concepisce una geografia che dedica attenzione alla cultura umana. Il principale oggetto di ricerca dei geografi culturali è il rapporto tra uomo e ambiente, di cui vengono analizzati gli aspetti materiali, ovvero i sistemi impiegati per trarre profitto dall’ambiente. La geografia culturale indaga il rapporto tra l’ambiente e lo sviluppo umano e, a riguardo, esistono due scuole di pensiero:

  • Determinismo: nasce dal pensiero di alcuni geografi fra cui Ratzel e Ritter, secondo cui l’azione dell’uomo nella storia è soltanto il tentativo di adattarsi alle leggi della natura, da cui dipende completamente. Il determinismo nasce nell’epoca del Darwinismo, al quale è profondamente legato. Secondo Ratzer, che può essere considerato anche il padre della geografia politica, passa in rassegna l’evoluzione di alcune nazioni, attribuendo alle condizioni naturali le ragioni di un maggiore o minore sviluppo (l’influenza del territorio prevale sulle capacità potenziali dei popoli). Il popolo tedesco si sarebbe sviluppato in maniera differente (e, nella sua ottica, superiore) dal popolo africano a causa, principalmente, di una differente condizione ambientale. La stessa “aggressività” del popolo tedesco sarebbe secondo Ratzel una caratteristica intrinseca, dovuta alla posizione “centrale” della Germania, circondata da pressioni di diversa natura. In questo modo, probabilmente senza volerlo, i deterministi fondano quella che nel XX secolo diventa l’ideologia del pangermanesimo e della superiorità della razza tedesca.
  • Possibilismo: ha come maggior esponente il geografo francese Paul Vidal De la Blache (1845-1918), secondo cui l’azione dell’uomo nella storia è frutto delle diverse scelte da esso effettuate in risposta alle possibilità offerte dall’ambiente. Il territorio è dunque molto importante nello sviluppo dell’uomo, ma soltanto in quanto rappresenta un insieme di “possibilità” alle quali gli uomini risponderanno diversamente a seconda del proprio carattere. Questo conferisce un maggior peso all’azione umana (e alla sua libertà) e una minor dipendenza dal territorio.

Lezione 4

Il paesaggio geografico

Premessa

La Convenzione europea del paesaggio (Firenze, ottobre 2000) definisce il paesaggio come un’area il cui carattere è il risultato dell’interazione tra fattori umani e naturali, rivelandone la natura contraddittoria, essendo allo stesso tempo:

  • Una cosa: un insieme materiale di cose (un’area);
  • La rappresentazione di una cosa: il nostro modo di percepire quella cosa a renderla “paesaggio”.

Il paesaggio è quindi uno stato mentale che deriva da una realtà fisica. Se tale stato mentale è piacevole cerchiamo di conservare ciò che lo rende tale, oppure di trasformarlo per renderlo ancora più piacevole. Ciò è facile se la cosa (l’area) su cui si interviene è una proprietà privata, ma nel caso del paesaggio si tratta di intervenire su un bene collettivo e per farlo sarebbe necessario un controllo sull’intera società, per ottenerne il consenso, ma non esiste oggi nessuna autorità che abbia questo potere.

Definizioni

Oggettivamente parlando il paesaggio è una parte della superficie terrestre caratterizzata da elementi naturali e antropici (che la distinguono dalle altre). Si può quindi parlare di:

  • Paesaggi naturali se consideriamo prevalentemente gli aspetti naturali;
  • Paesaggi antropici o umanizzati se consideriamo anche le modifiche prodotte dall’azione umana (es. il paesaggio industriale o urbano).

In realtà, però, con il termine “paesaggio” si indica molto di più dell'insieme dei fenomeni naturali e umani, basti pensare all’utilizzo di questo termine in altri contesti, quali quello della pittura, della letteratura o del linguaggio comune. Le diverse definizioni di paesaggio possono rientrare in due gruppi principali:

  1. Il paesaggio è un insieme di oggetti e segni che producono impressioni ed emozioni su coloro che li osservano, quindi è un concetto estetico e indica il modo in cui il paesaggio è inteso dagli uomini, sottolineando principalmente gli aspetti soggettivi e qualitativi (è l’osservatore a dargli significato).
  2. Il paesaggio è un insieme di cose esistenti, tangibili e misurabili che caratterizzano un tratto della superficie terrestre, quindi è un oggetto statico, determinato dal suo contenuto scientifico (è esclusa la dimensione soggettiva della percezione, dell’estetica e dell’emozione).

Queste due concezioni di paesaggio, nel corso del tempo, si alternano e le interpretazioni più recenti cercano di collegarle, dando peso sia agli aspetti oggettivi e misurabili sia agli aspetti soggettivi e qualitativi.

Produttori, immagini e fruitori

Per identificare i diversi aspetti del paesaggio è possibile utilizzare un approccio che distingue tre gruppi di fenomeni:

  • Il sistema produttore: formato dalle “forze” che hanno prodotto il paesaggio, che possono essere “naturali” e “antropiche”. Studiando il sistema produttore si svolge un’analisi oggettiva, descrivendo il paesaggio dall’esterno.
  • Il sistema utilizzatore: definito dall’uso che gli uomini fanno delle caratteristiche oggettive del paesaggio. Studiando il sistema utilizzatore si adotta un punto di vista interno al paesaggio stesso, enfatizzandone gli aspetti soggettivi.
  • Il sistema di paesaggio visibile: fa riferimento al significato del termine “paesaggio” stratificato nel senso comune. Intuitivamente, esso è costruito da ciò che l’occhio vede: esiste poiché è visto e, almeno in teoria, rappresentato.

I soggetti del paesaggio

Per capire quelli che sono i “soggetti del paesaggio”, ovvero coloro che lo percepiscono, rendendolo tale, si può fare riferimento alla concezione di “paesaggio simbolico” di Denis Cosgrove, la quale parte dal riconoscimento dei limiti dell’analisi morfologica che si sofferma principalmente (se non esclusivamente) sui caratteri formali (oggettivi ed empirici) del paesaggio, per dare invece rilievo alle dimensioni simboliche del paesaggio e al significato sociale e culturale attribuitogli dalle persone. Studiare un paesaggio solo da un punto di vista scientifico significa adottare il punto di vista dell’osservatore esterno (outsider); prendere in considerazione anche l’aspetto affettivo e simbolico significa adottare il punto di vista dell’appartenente (insider) al paesaggio il quale vive, abita, in quel paesaggio e appaiono, pertanto, evidenti l’importanza quotidiana e gli usi pratici del paesaggio esso è ancorato alla vita umana, non è qualcosa da vedere, ma in cui vivere socialmente.

Alcuni contributi di studiosi italiani

Per familiarizzare meglio con il concetto può essere utile comprendere come alcuni studiosi italiani hanno fatto riferimento al concetto di paesaggio e l’hanno utilizzato per descrivere il territorio italiano.

  1. Renato Biasutti, principale rappresentante italiano della posizione determinista, (nel 1947) fa una distinzione tra:
    • Paesaggio sensibile: ciò che l’uomo vede;
    • Paesaggio geografico: una sintesi astratta di molti paesaggi visibili, realizzata attraverso una selezione di pochi elementi fondamentali.

    Per Biasutti, l’azione dell’uomo risulta secondaria, per cui i paesaggi che individua sono soprattutto paesaggi climatici. In tutto individua 34 paesaggi, classificati in 11 categorie che rispettano la suddivisione climatica, a cui si aggiungono 7 paesaggi umanizzati individuati selezionando la componente economica.

    Naturalmente le cose sono molto cambiate dal 1947 ad oggi, come la popolazione mondiale, l’industrializzazione di molte aree prima esclusivamente agricole e il popolamento delle zone anecumeniche. A livello locale, questo tipo di analisi ha identificato tre paesaggi tipici (saranno approfonditi nelle lezioni successive), almeno in Europa:

    • L’openfield;
    • Il bocage;
    • L’agricoltura promiscua.
  2. Aldo Sestini (nel 1963) fa una distinzione tra:
    • Paesaggio antropogeografico: formato da vedute panoramiche intese come tratti della superficie terrestre colti da un determinato punto di vista;
    • Paesaggio visibile: fatto dell’insieme di panorami omogenei;
    • Paesaggio sensibile: paesaggio arricchito da elementi sensoriali.

    Sestini individua in Italia 96 tipi di paesaggio. Il suo lavoro rimane, nell’enunciato, ancora sbilanciato in senso naturalistico, tuttavia la descrizione è comunque molto attenta alla presenza umana.

  3. Lucio Gambi (nel 1964) critica i concetti di “paesaggio umano”, affermando che il paesaggio sensibile e visibile è ciò che vede il geografo positivista, il quale considera solo l’uomo ecologico. Oltre agli adattamenti del paesaggio a elementi naturali (caratteristiche fisiche quali il clima, l’altitudine…) occorre prendere in considerazione anche elementi non visibili (elementi derivanti dalla storia come la religione, fatti psicologici, la società, lo sviluppo e le richieste economiche…), vale a dire le strutture che comprendono gli elementi visibili portati da fattori non materiali. Questo approccio rivela un interesse storicistico.

    Si individuano così nuovi tipi di paesaggio come il latifondo, il microfondo, le colture promiscue, le colture di pregio delle fasce litorali mediterranee, le bonifiche, la mezzadria, le aziende capitalistiche, la grande azienda silvopastorale.

  4. Eugenio Turri (negli anni ‘80) classifica i paesaggi umani in base alle attività in:
    • Paesaggi di recente industrializzazione;
    • Paesaggi di recente sviluppo turistico;
    • Paesaggi di matura industrializzazione;
    • Paesaggi di maturo sviluppo turistico.

    Prendendo in considerazione gli atti territorializzanti definiremo “paesaggio” l’immagine esteriore della territorializzazione, cioè dell’attività umana e al paesaggio “naturale” si aggiungono quindi:

    • Il paesaggio culturale;
    • Il paesaggio urbano;
    • Il paesaggio industriale.

Lezione 5

Il "valore" del paesaggio

Paesaggio e cultura

Da sempre l’uomo modifica l’ambiente naturale, per sfruttarne le risorse e possono essere:

  • Trasformazioni di natura socio-economica;
  • Trasformazioni culturali.

Il paesaggio rispecchia questi valori culturali, cioè i valori della società che lo vive: può quindi essere considerato una testimonianza della cultura di una specifica società, testimonianza del passato e della cultura delle generazioni precedenti o del cambiamento del modo di relazionarsi con l’ambiente. È importante analizzare tanto il presente quanto il passato per capire meglio i cambiamenti. Riconoscere il valore culturale dei paesaggi permette di mantenere vivo il senso di appartenenza di una società a un determinato territorio, favorendo il collegamento tra diverse generazioni e il riconoscimento di un’identità culturale.

Paesaggio come risorsa

Il paesaggio, secondo Benedetta Castiglioni, può essere considerato:

  • Un bene culturale perché testimonia l’operato dell’uomo su un territorio;
  • Un bene ambientale come luogo in cui natura e cultura interagiscono;
  • Una risorsa per quanto riguarda i paesaggi “eccezionali” (risorsa naturalistica e ambientale);
  • Una risorsa per quanto riguarda i paesaggi “ordinari” (testimonianza delle radici culturali).

Esempi di paesaggio

  1. Paesaggio agro-industriale della “piantata” padana: Campagna divisa in particelle rettangolari. Ogni particella è delimitata da fossati e da alberi di acero e olmo. Gli alberi sono maritati con filari di vite. In mezzo l’arativo, coltivato a grano, foraggio e colture industriali.
  2. Paesaggio dell’azienda capitalistica
  3. Paesaggio terrazzato: es. Paesaggio delle risaie a terrazza nelle Filippine.
  4. Bocage: paesaggio agrario dei campi chiusi

Lezione 6

La Convenzione europea del paesaggio

La Convenzione europea del paesaggio (Firenze, 2000), per la tutela, la gestione e la progettazione dei paesaggi nei paesi europei, fornisce indicazioni tecniche a amministrazioni pubbliche, istituzioni e cittadini. A tal proposito, il documento analizza diversi elementi del paesaggio:

  • Il rapporto tra le attività dell’uomo e l’ambiente naturale per uno sviluppo sostenibile;
  • La funzione del paesaggio come risorsa, anche economica;
  • Il paesaggio come patrimonio naturale e culturale;
  • La qualità del paesaggio in relazione alla qualità della vita e al benessere delle popolazioni;
  • Gli elementi di continua trasformazione dei paesaggi;
  • Gli elementi che favoriscono la partecipazione della popolazione.

La Convenzione europea del paesaggio afferma che “la salvaguardia del paesaggio comporti diritti e responsabilità”.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lulu4ciocchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Pigliucci Michele.
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