La letteratura religiosa e l'importanza di Jacopone da Todi
Quando parliamo di letteratura religiosa, bisogna ricordare anche l'esperienza di Jacopone da Todi, sostanzialmente importante perché questa Lauda è un testo celeberrimo che ancora adesso è una delle poche Laudi che sono rimaste nella tradizione ecclesiastica. Questa Lauda, in verità, appartiene a un genere letterario minore che però ha avuto una grande fortuna. Il genere letterario è "il pianto".
Il genere del "pianto" e l'eredità culturale
In verità, il termine è quello latino, planctus, e contiene in sé una tradizione popolare che è stata molto nutrita in Italia e che ha avuto, per esempio, nel corso del ‘900 la testimonianza di un antropologo molto famoso, Ernesto De Martino, che raccolse quello che ancora rimaneva di questa usanza tradizionale. Jacopone da Todi, in verità, nel planctus "Donna de Paradiso" — cioè nel pianto che la Vergine Maria pronuncia ai piedi della croce quando il figlio sta morendo — si riconosce chiaramente una tradizione letteraria popolare molto antica che riguarda il pianto sul cadavere, che nei nostri paesi, soprattutto nei paesi dell'Italia meridionale, ha avuto una tradizione lunghissima. Tant’è vero che nel corso degli anni cinquanta del ‘900 furono molte le spedizioni di antropologi guidate da Ernesto De Martino che condussero a parlare di questo lamento funebre affidato alle prefiche, alle donne.
Intorno al cadavere si celebrava il cadavere. In questo pianto di Jacopone, in questa Lauda 70, "Donna de Paradiso", il tentativo di Jacopone è ancora più allargato perché è quasi un tentativo teatrale. L’unico teatro ammesso nel Medioevo, nella funzione religiosa, è quello che di cui resta tradizione nel momento della passione di Cristo, ed è un momento fondamentale perché, oltre alla Sacra rappresentazione, cioè la rappresentazione della morte di Cristo, in alcuni nostri paesi ancora si celebra (la via Crucis, per esempio, ha il significato di sacra rappresentazione, cioè della rappresentazione ogni anno della passione di Gesù Cristo).
La tradizione e l'influenza della poesia di Jacopone da Todi
Qui Jacopone da Todi detta un pochino i confini di questo genere: intanto della Sacra rappresentazione e poi nell'ultima parte. Ci sono degli interventi: "Donna de Paradiso lo tuo figliolo è preso, Gesù Cristo Beato si esordisce" → chiamando la Madonna ad andare a vedere cosa succede del figlio, "accurre donne e vide" e nella nostra tradizione letteraria attraverso la Madonna tutte le donne hanno una parola, tutte le madri. Come può essere che è stato preso mio figlio dice la Madonna. Poi via via che il lamento funebre, questo componimento di Jacopone va avanti, la Madonna acquista una sua voce autonoma e parla direttamente al figlio e questa è la parte più famosa: "O figlio Figlio figlio, figlio Amoroso Giglio, figlio ki da consiglio al cor me angustiato, figlio occhiiocundi, figlio co’ non Respundi, figlio perché t'ascundi al petto o’ si lattato", cioè perché ti nascondi al petto che ti ha allattato.
Il pianto poi si conclude con il dialogo tra madre e figlio nel momento della morte fino a che c'è la rappresentazione degli ultimi istanti di Gesù quando Gesù consegna alla madre il nuovo figlio che è Giovanni e poi c'è l'ultima parte che è quella più precisa del lamento funebre quando "figlio l’alma t’è ‘scita, figlio de la smarrita, figlio de la sparita, figlio attossecato", molti dei termini rientrano non soltanto nella tradizione letteraria alta anzi sono ancora nella nostra tradizione dialettale. È una parola antica "te uscita", è un modo di esprimersi quasi vicino al popolo.
La poesia e la sua rilevanza nella cultura
Dobbiamo considerare che la poesia e la nostra abitudine alla poesia e anche l'abitudine popolare alla poesia avviene attraverso una certa competenza dei parlanti che si acquisisce nelle azioni quotidiane, che soprattutto nel mondo popolare, nell'universo contadino aveva anche una serie di ritualità, l’hit e nunc, che avvenivano in alcuni momenti topici della vita delle persone. Il lamento funebre era uno di questi. Addirittura negli anni ‘50 e ancora le incontra Ernesto De Martino nei documentari, ci sono molte foto che documentano questo: c’erano delle donne pagate per procedere al pianto e di questo universo dà anche ragione per esempio Carlo Levi nel suo "Cristo si è fermato a Eboli" che diventa un romanzo e restituisce tutto un universo popolare che in realtà ha delle radici molto antiche, nel mondo del Mediterraneo.
Il lamento funebre nella tradizione mediterranea
Questi pianti erano di tipo tradizionale in tutto il mondo del Mediterraneo. Nella ritualità del lamento funebre la prima cosa che si faceva e lo si vede anche nei testi antichi è sciogliersi le trecce sul cadavere, cioè questo era uno dei simboli più profondi del lutto. In un paese dell'Irpinia, Sant'Angelo dei Lombardi, si faceva una curiosa processione del Venerdì Santo dove le donne si vestivano da addolorate, cioè l'addolorata, il simbolo del dolore femminile rispetto alla morte del figlio che è uno dei motivi fondanti di questa poesia medievale di Jacopone da Todi.
La poesia di Jacopone e la sua rilevanza contemporanea
Questa poesia, che per esempio nella Storia della letteratura De Sanctisiana non ha nessuna parte, manifesta nel suo portato significativo: intanto una tradizione ancora viva (perché l'ultima parte "figlio bianco e Vermiglio" si pronuncia ancora nelle chiese attualmente) ma soprattutto perché riveste un ruolo fondante tra letteratura alta e letteratura popolare. Ci dimostra che la letteratura, la poesia ha una sua motivazione fondante nella nostra civiltà, accompagna i momenti cruciali della vita dell'uomo.
La tradizione letteraria e il ruolo della donna
Probabilmente ci sono rimaste poche poesie e sonetti oppure vistici festosi (di celebrazione delle nozze) però c'erano anche quei momenti in cui venivano celebrate le nozze, i banchetti, ma soprattutto veniva celebrato il morto, che è una delle caratteristiche fondanti della nostra umanità come ci dice Foscolo (il rapporto con la morte che la società contemporanea ha spesso negato, noi viviamo come se vivessimo in un eterno presente e quindi non abbiamo più il legame con questi momenti fondanti della vita, la nascita e la morte, il senso della maternità). Il rapporto della maternità viene fuori in modo fondante nei testi letterari e manifesta un radicamento nei confronti di quelli che sono gli episodi della vita: l'innamoramento, l'amore, la donna salvifica, la donna portatrice di vita e trova nella nostra storia religiosa, nel simbolo della Vergine Maria.
La figura della Madonna e la sua importanza
La figura sacra della Madonna, che possiamo anche considerare personaggio, è il tramite tra Terra e cielo. La Madonna fa da intercessore anche se la studiamo in modo neutro nella teologia Cristiana, la Madonna ha questo ruolo di mediazione tra Terra e cielo, cioè le donne hanno questo ruolo di mediazione, tanto più nel Medioevo.
Federico II e la scuola siciliana
Il momento fondante della nostra tradizione letteraria va sotto il nome in tutte le letterature di scuola siciliana, un fenomeno storico fondante perché tutta quella tradizione poetica che girava in lingua d'oc in particolare, cioè in provenzale, quella tradizione poetica di lirica amorosa viene fatta propria dai poeti che sono alla corte di Federico II e viene tramutata in un rapporto diretto con la donna; cioè viene tramutata in un'esperienza che è più cosciente di quello che è il rapporto amoroso. Viene declinata in senso individuale.
Federico II: stupor mundi
Federico II venne definito immediatamente dai suoi contemporanei, stupor mundi, lo stupore del mondo. Riuscì a unificare sotto di sé tutto l'impero e scelse, nonostante potesse sceglierla su tutto il territorio che andava dalla Germania fino alla Sicilia, di avere come sede della sua corte, Palermo, il capoluogo siciliano che dotò di monumenti ancora adesso molto significativi. Ma in verità si affidò ad una corte sostanzialmente cosiddetta itinerante, soprattutto nei periodi in cui lui stabilmente soggiornava nel meridione d'Italia nella Sicilia, usava viaggiare in tutti i suoi possedimenti che dotò di castelli significativi.
In verità rimaneggiò molto spesso castelli normanni che già erano in sede, il Castello di Melfi, il Castello di Lagopesole, ma basti pensare anche all'esperienza fondante di Castel del Monte in Puglia. Certamente anche a Gioia del Colle ci sono tantissimi luoghi minori, ce n'è uno meraviglioso rimaneggiato da Federico in questo primo paese della Calabria, sulla costa Ionica, a Rocca Imperiale. Non c’è luogo della nostra Italia meridionale che non sia stato toccato dall’enormità della presenza federiciana.
Castel del Monte e la sua importanza architettonica
Castel del Monte, con tutto quello che è, la classicità antica, la possanza e tutta la novità del discorso anche esoterico. Pensiamo a tutto quello che significa la forma ottagonale, il mistero di questo meraviglioso oggetto, manufatto architettonico. La corte interna ottagonale, una bellezza tutta italiana, alla quale è stata dedicata la moneta da un centesimo. È un'enormità dal punto di costruttivo architettonico, progettuale. Questi monumenti testimoniano un'esperienza di governo del tutto nuova, rinnovata nel mondo medievale ecco perché è vero che tutti gli imperatori si erano ispirati a quello che rimaneva dell'Impero Romano.
Federico II e il rinnovamento della feudalità
Anche Carlo Magno aveva nominato il suo impero Sacro Romano Impero ma Federico II fa una cosa più grande e più enorme rispetto a quello che era successo prima. Cioè essendo Federico II un uomo di grandissima apertura mentale, non schiavo del potere temporale dei papi né del loro potere spirituale, Federico II venne scomunicato dal papà e poi ci fu riavvicinamento. Nasce come fortemente ribelle all'autorità papale. Federico II rappresenta anche uno svecchiamento o comunque un rinnovamento della feudalità intesa nel senso medievale perché è il primo imperatore dell'universo medievale che si fornisce un Corpus di leggi, l'ultimo corpus di leggi che noi avevamo conosciuto è il Corpus di leggi di Giustiniano che Dante citerà nel 6^ canto del Paradiso come modello di riferimento per la sua idea di Impero ma Federico II ci da una cosa che ci porta direttamente in un altro universo e la cui la sua esperienza è fondante anche da questo punto di vista.
Le costituzioni melfitane
Le costituzioni melfitane mettono infatti per la prima volta un freno allo strapotere dell'imperatore perché se c'è un libro di costituzione un po’ come la Carta Magna Libertatum che noi celebriamo nella cultura inglese. Ma le costituzioni melfitane riprendendo dalla cultura antica alcuni caposaldi, delimitano lo strapotere dei feudatari. Il feudatario aveva potere di vita e di morte sui suoi sudditi allora avere una Costituzione alla quale anche l'imperatore fosse tenuto ad obbedire rappresenta un avanzamento, una prospettiva, uno sguardo rivolto a quello che accadrà dopo e ci fa capire perché un uomo come Dante, un singolo cittadino della città di Firenze, di questi liberi comuni che comunque avevano un minimo di asservimento all'imperatore, cioè c'era un accordo del tipo noi siamo liberi nel nostro territorio però poi dopo comunque paghiamo una quota di servaggio all'imperatore.
L'innovazione costituzionale di Federico II
Dante si rese conto di quanto fosse innovativa l'esperienza di Federico II soprattutto dal punto di vista costituzionale. Innanzitutto le costituzioni melfitane di cui celebreremo l’8^ Centenario dal 1231. Però è già dal 1220 che comincia diciamo questo fermento per Federico II. Melfi è un paese che oggi consideriamo quasi un piccolo paese però non bisogna dimenticare che Melfi è un centro di grande importanza che Ferdinando Galiani, un illuminista del ‘700 diceva Al Borbone, un’illuminista napoletano politico. Diceva caro Borbone tu devi toglierti dalla capitale Napoli che una città troppo ingovernabile e devi trovare un luogo centrale all'interno dell'Italia meridionale dove mettere la tua Corte e aveva individuato proprio Melfi un po' come aveva fatto Federico II.
Melfi e l'importanza strategica
Ma perché Melfi era proprio il centro, l'ombelico dell'Italia meridionale; su questi studi si è basato l'avvocato Agnelli per sistemare proprio lì la fabbrica della Fiat che è oggi lo stabilimento più grande del mondo della FC Hiding, del nuovo conso.
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