Letteratura romena
Argomenti trattati a lezione
- Concetto di isola, grandi migrazioni e lingua romena
- La Romania di Decebalo, il periodo dei fanarioti e la Romania durante il periodo comunista
- Influssi stranieri nel romeno e il problema del balcanismo
- Formazione dei principati
- La scuola transilvana
- La corsa all’occidentalizzazione e la generazione del ’48
- Il tema delle rovine, lo strigoi e lo zburator
- Maiorescu, gli autori classici (Caragiale, Creanga, Slavici e Eminescu)
- Alecsandri, “Miorita”
- Sadoveanu, “La scure”
Storia della cultura attraverso la letteratura
Con letteratura si intende l’espressione di macro idee. In area romena si inizia a scrivere opere che possono essere intese in senso moderno a partire dal 1830. Non sono presenti esempi particolarmente importanti di letteratura precedente.
1830: anno di pubblicazione di una traduzione dal francese di una poesia, questo rappresenta simbolicamente l’inizio della cultura romena moderna. È importante sottolineare il fatto che si tratta di una traduzione di una poesia dal francese. Prima del 1830 abbiamo la testimonianza di poche opere e testi, in particolare:
- Scritti religiosi non originali (traduzione della Bibbia), pochi esempi di commenti alla Bibbia
- Scritti storici in parte tradotti e in parte originali
Esiste comunque una cultura medievale e premoderna con attestazioni scritte non in romeno, ma in altre lingue: slavone, greco (medio-moderno), latino.
Perché cambia il panorama?
Avvengono una serie complessa di fattori che portano a un cambiamento. L’800 è il secolo delle nazioni —> gli stati si definiscono nazioni perché utilizzano una lingua comune, hanno una storia e un patrimonio culturale che li accomuna (pratiche sociali, rapporti interpersonali…). Con storia comune si intende il modo in cui vengono narrati i fatti, una narrazione collettiva. Prima di questo cambiamento il popolo romeno e la Romania non esisteva, esistevano invece realtà locali. La realtà locale romena si definiva su base linguistica, dato che diventa fondamentale poi nell’800.
In ambito non letterario lo spazio romeno cambia orientamento. I Carpazi e il Danubio sono due punti di riferimento fondamentali dal punto di vista geografico e simbolico. La Romania è incapsulata in uno spazio alloglotto, questo elemento viene riassunto nell’immagine dell’isola romanza immersa in un mare slavo. Questa immagine di isola ci dà una forte immagine di isolamento dall’Europa occidentale.
L’800 è il secolo in cui l’élite romena scopre l’occidente e quindi tutta la cultura. Questo processo di formazione di un’identità nazionale porta anche a questo forte senso di isolamento. Inizia un processo di costruzione di ponti verso l’occidente, il più recente risale al 2007 con la loro entrata nella UE.
Come si arriva al concetto di isola?
Esiste un secondo aspetto importante, ossia quello cronologico da discutere insieme a quello geografico. Con la data 102-106 d.C si usa indicare l’inizio della storia di questo spazio. Avviene la conquista romana di una piccola parte di questo territorio, della Dacia Romana attraverso campagne militari che fonderanno delle province in questa zona. Non è comunque la data precisa durante la quale penetra la cultura latina, già arrivata in precedenza tramite contatti con i romani. In questa fase avviene un processo di romanizzazione per quanto riguarda lo stile di vita e per quanto riguarda l’influsso della lingua latina.
Il latino viene inizialmente usato come lingua franca, successivamente diventa la lingua nazionale (una varietà del latino). Questo processo continua fino al 271-275 d.C: ritirata dalla Dacia, ci si sposta a sud del Danubio in quanto vi era l’idea di fermare i confini in zone che potessero essere facilmente difendibili, quando le pressioni da parte di altri popoli si fanno più opprimenti, la provincia viene spostata a sud su un limes più difendibile. L’amministrazione l’esercito si spostano a sud e la popolazione locale rimane dove era stanziata precedentemente e a sud del Danubio non abbiamo un’esplosione demografica.
La ritirata dell’impero avrà conseguenze importantissime nello spazio urbano, lo stile di vita “romano” scompare, rimane però la lingua come risultato dell’evoluzione del latino. III secolo d.C: processo di isolamento unito a un “ritardo” in quanto quest’area rimane fuori dai grandi movimenti dell’impero romano (politici, culturali e linguistici). Successivamente scompare anche la zona di influenza latina nei Balcani e questo accresce l’idea di isolamento. Questo processo di isolamento durerà fino al IX-X secolo. La Romania inizia a integrarsi con un altro spazio e un altro tempo, la vita lontano dall’impero si provincializza.
Perché l’impero si ritira dalla Dacia?
A causa delle invasioni barbariche, di popolazioni migratrici. Slavi e ungheresi si stanziano in questi territori. Alla fine del IV secolo troviamo anche la popolazione degli Unni (verranno poi assimilati). Con l’invasione degli Unni le città e gli insediamenti romani vengono abbandonati, ci si sposta verso gli insediamenti rurali, avviene una “riconversione rurale”. È un processo di lunga durata che segna la struttura sociale e linguistica dello spazio romeno. Questa riconversione influenzerà notevolmente la letteratura, che sarà appunto una letteratura rurale. È interessante osservare come non esista nemmeno un toponimo latino.
Le città fino alla fine degli anni ’40 avranno un’identità ibrida, caratterizzata dalla forte presenza di altre popolazioni, come ad esempio in Transilvania di tedeschi e ungheresi; altri gruppi presenti sono quelli degli ebrei e polacchi. Dalla fine degli anni ’40 con l’avvento del comunismo le città cercano di essere “gonfiate” per attirare la popolazione dalla campagna alla città. Questo processo nazionalizza le città romene.
Nella letteratura romena, la città veniva sentita come elemento estraneo, viene concepito come spazio alieno. Dal punto di vista linguistico la conversione rurale porta alla mancanza di centri di innovazione (centri spesso situati in uno spazio urbano), vengono quindi a mancare le spinte innovative. La lingua romena conserva bene una forma di latino già rinnovata; recepisce le innovazioni fino al III secolo d.C (quando cioè faceva ancora parte dell’impero). Per secoli esprime una certa realtà, quando viene a contatto con altre realtà adotta numerosi prestiti da latino, slavo, greco, ungherese, turco e francese —> è una lingua particolarmente ricettiva.
Geografia
La Valacchia e la Moldavia si uniscono nel 1859, mentre l’unione con la Transilvania avviene nel 1918. —> Come mai ci sono due “Moldavie”? La prima indica la regione storica, la seconda la Repubblica di Moldavia. Fino all’inizio dell’800 era un principato unico, la parte orientale finisce sotto l’autorità zarista, ritorna unita nel 1918 e dopo la II Guerra mondiale rimane sotto controllo sovietico; successivamente dopo la caduta del regime rimane separata.
Nell’800 l’unione e l’indipendenza delle tre province sarà uno degli obiettivi principali dell’élite romena. Transilvania=Ardeal, Dobrugia= regione dominata direttamente dall’impero ottomano, gli altri principati non verranno mai integrati come quest’ultima, rimangono dei vassalli. Il profilo geografico influenzerà la cultura, non si pensa ad uno spazio globale unitario prima dell’800, questa idea viene poi concettualizzata con l’idea della della fortezza all’interno dei Carpazi (Transilvania), circondata da un anello protettivo di fiumi (Tibisco, Nistro e Danubio).
Grandi migrazioni
- Goti
- Unni (375 - 454): non lasciano traccia dal punto di vista demografico
- Avari (562 - 803): si instaurano nella attuale Ungheria, arrivando anche nei Balcani. Insieme agli Avari arrivano anche gli Slavi (popolazione che tende ad essere sedentaria). Arrivano fino a Costantinopoli. Quando il confine danubiano diventa debole gli slavi attraversano il fiume e si instaurano fino al Peloponneso (VII secolo), in una parte rimangono, nell’altra vengono cacciati —> in Grecia sono presenti molti toponimi in lingua slava antica.
Sia a nord che a sud del Danubio abbiamo una popolazione slava e una romanza, a sud prevale l’elemento slavo. VI - VII - VIII secolo: passaggio dal latino alle lingue romanze.
La lingua
L’insediamento slavo nei Balcani è il primo momento in cui si compie l’isolamento dal “continente” romanzo. Tra le Alpi e il Danubio si parla slavo, esistono alcune isolette in cui si parla una lingua romanza, il dalmatico. In albanese e greco abbiamo la presenza di antiche parlate romanze. L’unica lingua romanza che sopravvive a oriente è il romeno. Il romeno è parlato in Romania e nella Repubblica di Moldavia. È un insieme di quattro dialetti:
- Dacoromeno
- Aromeno: più alto numero di parlanti tra i dialetti del sud. Ha conosciuto una rinascita culturale
- Meglenoromeno: parlato in un’area della Grecia nella regione del Meglen, al confine tra Bulgaria e Macedonia
- Istroromeno: dialetto quasi morto
Questi ultimi tre sono parlati a sud del Danubio nei Balcani. I quattro dialetti appartengono alla stessa famiglia del protoromeno, ma sono diversi tra loro. Nell’800 nasce l’idea della unità e della volontà di unire i romeni, anche le popolazioni del sud vengono cooptate in questo immaginario sopranazionale. Fra le due guerre vengono istituite delle scuole in questa zona, ma in dacoromeno. Una parte di aromeni si stanziano in Dobrugia (sotto influenza ottomana). Molti di questi romeni venivano identificati come greci.
Jan Luca Caragiale: autore attuale ancora oggi, di fine ‘800 di origine aromena. Murnu: traduttore di epica classica. Gli aromeni in Grecia non vengono riconosciuti come minoranza. Per quanto riguarda i nomi, anche in aromeno sono pochissimi quelli di origine latina: Nicoara e Toader. La lingua romena è la lingua romanza più uniforme sul territorio, ha delle parlate, una moldava e una valacca. Durante l’impresa ottocentesca di costituzione di un unico grande dizionario, Tesoro, vengono accettati tutti i regionalismi, in questo modo tutto veniva considerato romeno. Al tempo stesso esiste una reazione purista che voleva eliminare dal romeno gli elementi stranieri.
Un ulteriore passo verso l’isolamento è costituito dall’arrivo degli Ungheresi che si insediano nel bacino pannonico, anche i magiari, così come gli slavi si insediano per rimanere. Arrivano alla fine del IX secolo. L’anno simbolico è l’896 (anno di fondazione della patria ungherese); a partire dal X secolo iniziano a penetrare in Transilvania. Nell’anno 1000 il principe ungherese cristianizzato Stefano viene incoronato re —> fondazione regno di Ungheria e Transilvania che farà parte di questo regno fino al 1918 sotto varie forme: Regno di Ungheria, Principato di Transilvania, Impero austro ungarico.
Una volta arrivati in Transilvania, gli ungheresi, trovano un mix di popolazione slavo-romena. La popolazione non è compatta, ma è una tela più o meno fitta di popoli (panze) che si sovrappongono a vicenda. Il contatto con la popolazione slava e ungherese fa da ponte con la Romania:
- Slavi balcani: orientati verso Bisanzio e quindi verso lo spazio greco. Inizialmente la Moldavia e la Valacchia sono orientate verso lo spazio slavo-bizantino, successivamente vengono orientate verso la Polonia e dopo ancora verso la Russia
- Ungheresi: sotto lo spazio germanico
Questi due orientamenti sono riferimenti politici, culturali e religiosi. Grazie a questi due orientamenti, penetrano nella cultura romena forme della cultura greca e germanica. I re d’Ungheria non assimilano solo modelli dello spazio germanico, ma trasportano fisicamente anche dei coloni, portano quindi elementi germanici nel sud della Transilvania —> Sassoni. Si vengono a creare delle città e vengono organizzati dei seggi. Il modello urbano della Transilvania è simile a quello occidentale. I Sassoni hanno avuto un ruolo molto importante in particolare tra ‘400 e ‘500, quando aderiranno alla riforma protestante saranno loro a sponsorizzare questa riforma per pubblicare i primi libri in lingua romena, pagano per queste traduzioni.
Un altro elemento fondamentale che arriva dal mondo bizantino tramite la cultura d’élite: portano forme culturali alte religiose che prima si erano perse. La letteratura che si importa è religiosa e storica scritta in slavo ecclesiastico, successivamente in slavone che sarà poi sostituito dal romeno. Viene anche adottato l’alfabeto cirillico fino al 1860. X-XI secolo si afferma quindi il modello ortodosso bizantino.
Il mito dei principi della lotta anti-turca
Numerose personalità che hanno lottato per l’indipendenza dei principati romeni, li hanno salvati dal diventare province dell’Impero Ottomano, così facendo hanno salvato la cristianità europea dall’avanzata islamica. Stefano il Grande: principe di Moldavia, successivamente e i tempi recenti viene fatto santo. È uno dei più grandi eroi delle lotte anti-turche. Vince numerose battaglie, ma accetta anche il vassallaggio con l’impero ottomano. Rappresenta un ideale di indipendenza.
Vlad Țepeș: principe di Valacchia (da țeapă che vuol dire palo), è conosciuto come Vlad l’impalatore. È considerato un personaggio positivo nell’ottica della lotta contro gli invasori stranieri. Durante l’800, anni dei grandi pensieri dell’INDIPENDENZA e dell’UNIONE Stefano il Grande e Vlad diventano due grandi simboli di indipendenza.
Michele il Prode/Mihai Viteazul: compare in molte opere letterarie. Nel 1600 diventa principe di Transilvania, Valacchia, Moldavia —> che erano comunque ancora sotto dominio ungherese. La sua impresa dura pochissimo e non avrà nessuna conseguenza, i tre principati non erano uniti, ma erano sotto lo stesso principe. Questo avvenimento viene reinterpretato durante l’epoca ottocentesca e le sue imprese vengono definite come “degne di nota”. Questi personaggi passano dall’ambito storiografico a quello di personaggi letterari per tutto l’800.
La Romania durante il periodo comunista
- 1918: Grande unione
- 1948: Regime Popolare —> Repubblica popolare romena
- 1989: caduta del regime “comunista” che in realtà era per lo più socialista
- 1964-65: importante cambio di potere, si passa da Gheorghe Gheorghiu Dej (periodo più statista e maggiormente legato a Mosca) a Nicolae Ceaușescu. Breve periodo di disgelo fino agli anni ’70 —> viene concessa maggiore libertà creativa agli scrittori. In breve tempo vengono però richiamati all’ordine e inizia un periodo di chiusura interna che diventerà totale negli anni ’80.
Con questa iniziale e breve libertà trovata viene eliminato il concetto di proletcultimo (arte proletaria). Nel primo periodo sovietico tutto ciò che era nazionale viene cancellato, dopo una ritrovata libertà di espressione vengono recuperati i valori identitari. Il regime comunista diventa paradossalmente nazionalista, viene definito regime FASCIO-COMUNISTA. L’ideologia del regime di C., sotto a una patina di socialismo, assimila tutte le caratteristiche del fascismo romeno —> quello degli anni ’20, ’30, ’40). Vengono esaltati gli eroi nazionali come Stefano il grande o Vlad, vengono visti come antecedenti di un lungo cammino storico che porta a C. Rimane l’ideale di indipendenza e quello di unità, ma in questo caso rispetto a Mosca.
Prima dell’arrivo dei romani
La genealogia degli eroi comunisti comincia ben prima degli eroi medievali. Durante il medioevo non ci si interessa di ciò che c’era prima dei romani in Dacia, in quanto l’ideale era quello latino. È durante l’ottocento che comincia questo processo di scoperta storica pre romana, viene attualizzato e studiato l’elemento dacico. La Dacia viene chiamata così dai romani per via della popolazione dei Daci che viveva in quella zona. Il re dei Daci è Decebalo che guerreggia contro Traiano, è l’ultimo re dei Daci libero. La riscoperta dei Daci è fondamentale e viene inglobata nella propria tradizione.
Decebalo: personaggio tragico, vi sono diverse versioni circa la sua morte, la prima afferma che dopo essere stato catturato mentre scappava viene decapitato e la testa viene portata a Traiano, la seconda (quella preferita e accettata durante l’800) afferma che si sia suicidato con i suoi generali per non essere sconfitto —> indipendenza fino alla morte. Rappresenta un popolo che combatte per mantenere la sua indipendenza da Roma. Il modello dacico diventa un modello interno con quello latino, si afferma l’idea che i romeni non siano un popolo totalmente latino, ma si accetta una partecipazione dell’elemento dacico. In alcune versioni l’elemento latino viene addirittura cancellato o considerato esterno (teorie del periodo di Ceaușescu). Motivi della riscoperta pre latina: rivalutazione dell’elemento barbarico che parte dalla Germania, in Romania ha luogo la riscoperta dacica.
La questione del mito
Mito storiografico e letterario. Per gran parte della cultura occidentale, il mito veniva identificato con i miti greco-romani, i miti di creazione del mondo e di riscoperta dei popoli. Il mito era inteso come qualcosa di non vero, un’invenzione che doveva giustificare qualcosa e che conteneva un nocciolo di verità. Il mito è una “storia” immaginaria che voleva razionalizzare qualcosa di vero, sono condivise (sia in modo orizzontale che in modo verticale, ossia nel tempo) e tramandate; fanno parte di una comunità ampia, non sono miti personali.
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