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ESTRATTO DOCUMENTO

Se P è alto DA è basso e viceversa

Si fa con l’I e serve per spiegare meglio la relazione inversa tra P e DA

Serve parlare ancora della politica monetaria

Ms Ms = f (Ms,P)

Md

Ms (espressa in termini di moneta nominale) è stabilita dalla BCE ma dipende anche

da P

Es. 1) Ms = 100 2) Ms = 100

Pa = 100 Pb = 1

Ms / Pa = 100/100 = 1 Ms/Pb = 100/1 = 1

Quindi P interviene a determinare Ms in termini reali :

Ms è sempre uguale varia solo P

Se il prezzo è basso è più a destra Ms se no a sinistra (è come se fa politica

monetaria espansiva ma non è così perché Ms non varia)

E variando i prezzi varia l’equilibrio di mercato

Pb ieB I alto

Pa ieA I basso

E questo contribuisce a spiegare la relazione inversa tra P e DA 28

La posizione della curva AD è dovuta dalle politiche fiscali e monetarie dove se si

fanno politiche monetarie e fiscali espansive aumentano la DA e per ogni dato

livello dei prezzi sposto verso destra la curva

Se sono restrittive le politiche la DA diminuisce a va a sinistra

A.S. : P dipende dai costi di produzione che a loro volta dipendono da tanti fattori come w

(salari)

w costi prezzi (P)

w dipende da u (tasso di disoccupazione) perché se u fosse alto i salari sono bassi

quindi :

u w costi prezzi (P)

Però i costi dipendono dalle tecnologie quindi :

tecnologie

u w costi prezzi (P)

alcuni di questi fattori come la tecnologia, trasporti ecc non cambiano

istantaneamente e nel breve periodo la possiamo considerare data quindi u

determina P quindi cè una relazione tra P e PL (y) : 29

curva AS (offerta aggregata)

se la DA aumenta ye1 può passare a y2 a parità di P senza creare una tensione dei

salari e mano a mano che aumenta il PIL u diminuisce finchè i salari aumentano e le

tensioni salarie si accendono e puo’ diventare cosi’ ( ) fino a diventare verticale

Quindi produrre un PIL a ye1 e ye2 P può essere uguale ma se si va avanti e u

diminuisce P non può essere uguale

E da questa curva si nota questo :

w costi prezzi oppure w delta costi P

la curva AS si divide in 3 parti : relazione non lineare

1 = sistema keynesiano

2 = tratto classico perché indica un equilibrio di piena occupazione

3 = è quella progressiva accentuazione ed è il tratto intermedio (situazione

intermedia ne keynesiana ne classica) ed è qui che inizia la tensione sul salario

quindi unendo le 2 curve viene così : 30

Il modello AD – AS mi dice come determinare y1 e P1

Se cè maggior DA sarà così : Reddito di piena occupazione

Il modello serve a valutare la correttezza o meno delle politiche macroeconomiche in

base a y (se facciamo politiche espansive o ristrettive che succede ?)

Nella parte delle domande lo puoi vedere

Se l’equilibrio macroeconomico si posa nella parte delle curva AS intermedia,

l’inclinazione tende a aumentare

Il tratto intermedio è un tratto dove i prezzi non rimangono fermi e pur non essendo in

piena occupazione il tasso di disoccupazione è ridotto e salari, costi e prezzi si muovono

Se siamo in una situazione intermedia e si usa una politica macroeconomica espansiva si

passa da una AD1 a un AD2 e il reddito aumenta rispetto alla situazione keynesiana dove

però i prezzi non cambiavano ma qui si e si può vedere : 31

Se si fa una politica di riduzione i prezzi si riducono ma anche il reddito e si ha :

Quindi nella situazione intermedia varia il reddito e i prezzi

Il dibattito macroeconomico delle politiche macroeconomiche in una situazione

intermedia è complicata e richiede 2 questioni :

1) curva di Phillips

2) teoria dell’inflazione basata sul ruolo svolto dalle aspettative inflazionistiche (Pe)

Curva di Phillips : la curva di Phillips è una relazione inversa tra il tasso d’inflazione (P) e

il tasso di disoccupazione (u)

Già con il modello AD – AS si mettono in relazione queste 2 variabili

infatti se il tasso di disoccupazione è alto il tasso d’inflazione è basso

e viceversa

Quindi la curva di Phillips è : relazione inversa

quando P è < 0 (passa la u) e quindi si passa dall’inflazione alla

deflazione e il livello generale dei prezzi diminuisce

questa relazione c’era già negli anni 60

la curva fù chiamata di Phillips perché lui nel 1958 pubblicò nella

rivista della London School of Economics un articolo dove raccolse 2

serie storiche di date, partendo dal 1910 va a vedere il tasso di

disoccupazione e vede l’inflazione e lo rappresenta con un

diagramma a dispersione dove inserisce ogni coppia di valori e

osserva che vi è una relazione 32

la curva di Phillips diventa la relazione che riassume le conoscenze

macroeconomiche e la curva diventa un menù per le scelte di politica

macroeconomica

se vi è una disoccupazione troppo elevata (a) :

Si fa una politica macroeconomica espansiva in modo tale che

aumenta il PIL e l’occupazione riducendo u, però se si fa la riduzione

della disoccupazione porterà tensione sui salari e sui prezzi e quindi

l’inflazione aumenterà e giungo a (b) quindi esiste uno scambio tra le

2 variabili (trade – off)

Se vi è una inflazione troppo elevata (a) :

Si fa una politica macroeconomica restrittiva così l’inflazione scende

ma la disoccupazione aumenta

Tecnicamente il punto migliore sarebbe l’origine degli assi ma non è

possibile

Nonostante i vincoli della curva di Philips il governo è libero di

scegliere qualsiasi punto nella curva

Teoria dell’inflazione : Da qui si pensava di sapere tutto (negli anni 60) e con la curva di

Phillips si sceglievano le varie politiche però negli anni 70 i fatti

stilizzati che emergono colgono gli economisti di sorpresa 33

negli anni 70 in quasi tutti i paesi ci fù un’ elevata inflazione e

disoccupazione e questo fenomeno fù così nuovo che non aveva un

termine che lo rappresentava ma ora si chiama stagflazione

nel 1967 Milton Friedman scrisse un articolo in cui aveva sottoposto

ad una critica radicale la teoria dell’inflazione che implicitamente è

espressa dalla curva di Phillips

l’attacco di Friedman sta nel tasso di inflazione atteso (P ) dove il

tasso di inflazione non dipende solo dal tasso di disoccupazione ma

dipende anche dalle aspettative inflazionistiche quindi :

P = f (u) + P curva di Phillips aumentata con le aspettative

inflazionistiche

E questo perché se le aspettative inflazionistiche sono elevate, la

dinamica dei salari, prezzi e costi sarebbe elevata e se le

aspettative inflazionistiche sono basse saranno bassi anche i salari,

prezzi e costi

Quindi la variazione dei salari non dipende solo dal tasso di

inflazione ma anche dalle aspettative inflazionistiche

Questa è la teoria monetarista dell’inflazione di Friedman che è

diversa dalla teoria di Phillips perché nella visione di Phillips

l’inflazione dipendeva solo dalla disoccupazione ma nella teoria di

Friedman l’inflazione dipende dalla disoccupazione e dalle

aspettative inflazionistiche e rappresentandolo graficamente sarà

così :

Sono tutte curve di Phillips e non è più unica e si analizzerà la

curva che rappresenta le aspettative di quel periodo quindi

Friedman con la sua teoria mette a fuoco l’esistenza di un

meccanismo che possiamo spiegare la stagflazione cosa che con la

curva di Phillips non si poteva fare

Se in un dato sistema economico l’inflazione non c è da anni e

quindi il sistema è collocato a un tasso di disoccupazione (a) e le

aspettative inflazionistiche sono uguali a 0, ma il governo vuole

ridurre la disoccupazione con politiche macroeconomiche

34

espansive (k) ma l’inflazione aumenterà e dopo un po’ la curva di

Phillips varrà solo quando l’inflazione era uguale a 0 ma quando

non lo è più bisogna considerare le aspettative inflazionistiche e

quindi la curva di analisi sarà quella n°2 e l’inflazione aumenterà

ancora e andrà avanti così e cambierà anche la curva di analisi

Quindi:

P + P l’inflazione cresce su se stessa

Quindi Friedman dimostrò come quando si riduce la disoccupazione

l’infrazione cresce in maniera molto più esponenziale rispetto al

contrario

Questa è la ragione per cui nella curva AS finche siamo nel tratto

keynesiano si fanno politiche espansive senza vedere le aspettative

inflazionistiche perché i prezzi restano fermi, nel tratto intermedio

le politiche espansive si possono fare ma bisogna valutarle molto

bene e andare cauti

NOZIONI GENERALI

la microeconomia studia le scelte degli agenti economici

come ci sono i fallimenti macroeconomici di mercato, ci sono anche i fallimenti

microeconomici del mercato

le 2 categorie di agenti di mercato sono :

1) consumatori 35

2) imprese

Vi è la teoria del consumatore (teoria che ci spiega le scelte del singolo consumatore)

questo perché è in relazione con la quantità di domanda (che dipende dal prezzo

unitario, preferenze e reddito)

Ci sono anche le teorie dell’impresa

LE TEORIE DELLE IMPRESE

La forma di mercato definisce l’ambiente economico in cui l’impresa opera evidenziando

il numero delle imprese presenti e la natura del prodotto

Ci sono 4 forme di mercato :

1) concorrenza perfetta

2) concorrenza monopolistica

3) monopolio

4) oligopolio

Monopolio : quando vi è una sola impresa (n° = 1)

Concorrenza perfetta e monopolistica : sono forme di mercato dove il n° delle imprese è

estremamente elevato (n° ∞)

Oligopolio : quando vi sono poche grandi imprese (n° = 2, 3, ….)

LA CONCORRENZA PERFETTA

per essere definita come tale, è quando :

1) il numero delle imprese esistenti tende a + ∞

2) devono produrre delle merci che sono omogene

Il numero delle impresi esistenti tende a + ∞ :

un mercato si definisce perfettamente concorrenziale quando il numero delle imprese

esistenti tende a + ∞

se consideriamo 1 come dimensione complessiva si ha :

1/N° = lim 1/n = 0

Espresso meglio è :

La dimensione di tutte le imprese tende ad essere nulla 36

Le imprese hanno una dimensione atomistica (meglio che dire nulla) (molto piccola)

Nella realtà non esiste un mercato così ma è un astrazione

devono produrre delle merci che sono omogene :

per merci omogene si intende non differenziate e identiche e non vi sono politiche di

differenziazione

in un mercato così il comportamento delle imprese (agenti economici razionali e auto

interessati che vogliono la massimizzazione del profitto) sarà quello di massimizzare il

profitto

come fa un’impresa a massimizzare il profitto ? quali sono le variabili decisionali (variabili

su cui un impresa prende una decisione) in un mercato di concorrenza perfetta ?

le variabili decisionali potrebbero essere p e q

può aumentare un’impresa il suo prezzo di vendita ?

no, perché l’impresa non ha alcuna discrezionalità sul prezzo quindi non è una variabile

decisionale dell’impresa e questo è dovuto dalle caratteristiche che deve avere

un’impresa per essere in un mercato di concorrenza perfetta (perché se un’impresa

prende una merce omogenea, nessun consumatore razionale acquisterà per un prezzo

più elevato una merce e le mie vendite vanno a 0)

chi decide il prezzo in un mercato concorrenziale perfetto ?

il prezzo lo fa il mercato mediante l’interazione tra quantità di domanda e offerta di

domanda

p = N° sarà il parametro dato

le imprese in concorrenza perfetta prendono il prezzo come parametro dato

quindi l’unica variabile decisionale è q (quantità prodotta) dove si concentra l’attenzione

dell’impresa

se aumento q aumentano i rincari totali e anche i profitti ma anche i costi di produzione

ma con la razionalizzazione del profitto bisogna trovare la quantità giusta per far si che il

profitto si massimizza

quindi vi è una vera e propria teoria dell’impresa : 37

π = RT – CT

RT = p * q

RT = N° * q

vi è una relazione tra RT e q

Maggiore q maggiore sarà RT e p mi determina l’inclinazione ora devo capire come

variano i costi totali in relazione a q

Però prima bisogna dire che ci sono :

1) costi fissi (CF)

2) costi variabili (CV)

Costi fissi : costi che l’impresa deve sostenere indipendentemente da quanto producono

Costi variabili : costi che l’impresa deve sostenere tenendo conto di quanto producono

Però ci sono anche :

1) costi di breve periodo

2) costi di lungo periodo

Costi di lungo periodo : analisi dei costi al variare della produzione considerando variabile

la dimensione dell’impresa

Costi di breve periodo : analisi dei costi al variare della produzione considerando

invariabile la dimensione dell’impresa

Ed è importante perché la dimensione dell’impresa (fattore k e L) è data nel breve

periodo di tempo, però nel tempo l’impresa può modificare la sua dimensione (L può

salire velocemente ma K no)

Come variano i costi al variare della produzione ?

Se vediamo i costi fissi (CF) : 38

Se vediamo i costi variabili (CV) :

Per i livelli bassi di produzione vi è il fenomeno dei rendimenti crescenti (questo dimostra

come la curva all’inizio sale molto piano) ma aumentando il livello di produzione vi è il

fenomeno del rendimento decrescente (questo dimostra come i costi crescono)

I costi variabili crescono sempre

Quindi se CT = CF + CV unisco le 2 relazioni per trovare CT :

Questa è l’analisi dei CT nel breve periodo di tempo

Quindi CT cresce sempre (la relazione è sempre positiva)

Ora uniamo CT e RT per trovare il profitto (π) : 39

Fino a q1 CT > RT quindi π < 0 (perdita)

Da q1 a q2 RT > CT quindi π > 0 (guadagno)

Fino a q3 CT > RT quindi π <0 (perdita)

Quindi l’impresa all’inizio lavora in perdita (1°regione), nella 2°regione l’impresa fa

profitti ma dopo nella 3°regione vi è una perdita

Nella 2°regione il profitto è in relazione a un preciso valore della produzione ed essendo

in questo mercato di concorrenza perfetta gli agenti economici cercheranno di

massimizzare i propri profitti scegliendo il giusto livello di produzione che è q*

Nella 1°regione manca L, nella 3°regione manca K e bisogna aumentare la dimensione

dell’impresa (non è obbligatorio però)

Questo è il modello che esprime la teoria dell’impresa in concorrenza perfetta (spiega

quanta produzione decide di fare l’impresa e possiamo sapere il comportamento

dell’impresa)

Se il prezzo di equilibrio di mercato varia quali conseguenze comporta per la produzione

della singola impresa ?

Se il prezzo aumenta, RT è maggiore ma la q* di prima varia

Qui vi è l’analisi delle variazioni di margine, dove si calcolano con le derivate

Data :

y = f(x)

y’ = dy / dx scritto meglio y’ =

quindi :

delta RT / delta q = RM dove RM = RT’

scritto meglio : 40

quindi se :

RT = p * q Es. p q RT RM

2 0 0

2 1 2 +2

2 2 4 +2

2 3 6 +2

2 4 8 +2

RM = p perché :

RT = p * q

Delta RT / delta q = p scritto meglio :

quindi tutte le informazioni che avevo nella relazione tra RT e q :

Diventano : 41

E questo semplifica tutto in maniera netta

Invece il CM è :

CM = d’ CT / d’ q scritto meglio :

Prima è decrescente e poi crescente

Se uniamo RM e CM si ha :

Quindi tutta l’informazione trovata nella relazione tra CT e RT è uguale a quella RM e CM

(dove q* è uguale)

Se partissi da q1 il p è maggiore rispetto ai costi marginali (p > CM)

Quindi q1 è una quantità prodotta che non massimizza il profitto

Se aumenta il prezzo di equilibrio di mercato : 42

Aumenta RM (si deve basare su questo modello) e aumenta la q*1 fino ad arrivare alla

q*2

Quindi un aumento del prezzo di equilibrio di mercato incentiva l’impresa ad aumentare

q

Se prendiamo la curva CM e consideriamo diversi livelli dei prezzi :

Se si va all’infinito i punti che coincidono con il tratto crescente della curva CM ci da la

relazione tra prezzi di mercato e quantità di produzione e questa è la curva di offerta

individuale di una data impresa (che coincide con il tratto crescente del CM)

Se abbiamo detto che il N° di imprese + ∞ quindi :

Vi è un diverso CM ma dato p uguale ci sono diverse q* prodotte, e facendo la

sommatoria :

∑ qi = q1 + q2 + ……. qn = Q

Individuo la quantità delle varie imprese quando è a p1 e se il prezzo aumenta si vede

come le imprese producono di più 43

Ottengo così la curva di offerta di mercato che è la relazione tra il prezzo di mercato e la

quantità prodotta quindi è la sommatoria della curva di offerta individuale delle varie

imprese (ha inclinazione positiva, relazione positiva)

Invece la domanda di mercato sarà per analogia così :

Rivedendo il modello :

L’impresa in concorrenza perfetta decide la propria produzione e sceglie il prezzo che è

uguale a RM che è uguale a CM che però semplificando diventa :

P = CM

E mi fa capire che il margine di profitto è piccolo

Se il prezzo fosse maggiore del costo marginale il profitto sarebbe superiore

Quindi in concorrenza perfetta il profitto è nullo o comunque molto basso

Le imprese anche piccole che sono in concorrenza perfetta e producono merce

omogenea hanno un profitto nullo, che ha poco senso e gli economisti dimostrano che le

imprese hanno un profitto ma definito profitto normale (πN) che però è poco (quasi

nullo), quindi le imprese non hanno potere di mercato (possibilità di vendere a un prezzo

maggiore del costi marginali)

La curva del RM in concorrenza perfetta coincide con la curva di domanda dell’impresa

Quindi : 44

Indipendentemente dalla quantità si vende allo stesso prezzo

La curva di domanda dell’impresa è orizzontale ed è molto elastica e questo fa capire

che la sensibilità al prezzo è infinitamente sensibile

Infatti se si inclina di poco la curva di domanda dell’impresa

Dove un piccolo aumento del prezzo può portare a minori vendite (da q1 a q2) arrivando

a 0

Quindi l’impresa non può alzare il prezzo e avrà un prodotto normale

LA CONCORRENZA MONOPOLISTICA

La concorrenza monopolistica è una forma di mercato che come la concorrenza perfetta il

numero delle imprese tende a + ∞, però le merci che queste imprese producono non

sono merci omogenee ma differenziate ovvero sono diversi quindi cè una politica di

marca (la marca differenzia il prodotto)

La politica della marca si usa per inclinare la curva di domanda (non è più orizzontale

come la concorrenza perfetta) quindi l’impresa ha un elevato incentivo di adottare

politiche di differenziazione mediante la pubblicità

La pubblicità può essere vista in maniera positiva o negativa

Quindi avere una curva di domanda dell’impresa non orizzontale fa si che il prezzo

diventa una variabile e lo si può fare 45

Quindi i prezzi variano e le vendite diminuiscono ma non vanno a 0 (come in concorrenza

perfetta)

Le imprese possono aumentare il prezzo di vendita quindi :

P > CM πN + πA IL MONOPOLIO

Il monopolio è la forma di mercato dove si evidenzia di più l’inclinazione della curva di

domanda dell’impresa (è l’opposto di una forma di mercato in concorrenza perfetta)

La teoria del monopolio è una teoria dove vi è un’impresa che produce un’unica merce

Qui la curva di domanda del monopolista coincide con la curva di domanda di mercato e

presenta una inclinazione negativa ed è :

È la curva di domanda di mercato ma è anche la curva di mercato dell’impresa del

monopolista perché a quantità corrisponde a un prezzo (q1 porta a p1 o q2 porta a p2)

Quindi le 2 curve coincidono ma non sono uguali

Se il monopolista alza il prezzo le sue vendite si riducono e non vanno a 0

Quindi il prezzo diventa una variabile e tra le decisioni di p e q vi è una relazione

RT = p * Q

E più aumenta il prezzo minore sarà la quantità

Il problema per il monopolista è massimizzare il profitto, quindi controllerà RM e CM

Se vediamo RM sappiamo che :

RT = p * Q

p = f (Q) e p = α – βQ 46

Quindi se :

RT = p * Q

P = α – βQ

RT = (α – βQ) * Q = αQ – Βq^2

Drt / Dq = RM scritta meglio

RM = α - 2βQ

La differenza tra p e RM è l’inclinazione della curva, dove RM ha una inclinazione doppia

quindi :

Perché la curva del RM sta sotto la curva di domanda ?

Per 2 motivi :

1) siccome aumenta Q il prezzo di tutte le quantità che vende si riduce

2) lo dice la definizione di RM

Unendole il RM sarà inferiore al p 47

Se vediamo CM dobbiamo riprendere la curva di domanda di mercato in una concorrenza

perfetta e la curva di offerta :

Qd = ∑ q1 + q2 +q3 …… qn

Se la curva di offerta è orizzontale :

Il marcato sarà :

se cambia la struttura dell’offerta dove il mercato viene monopolizzato da una sola

impresa (si passa da n° imprese + ∞ a n° imprese = 1 ) e la curva di offerta diventa

la curva del CM dell’impresa e qui cambia perché essendo in un mercato monopolista io

so che RM deve essere uguale a CM quindi : 48

RM non deve essere superiore CM

Quindi rispetto ad una concorrenza perfetta la produzione diminuisce ma i prezzi salgono

e :

Pm > Pc e Qm < Qc

E questo dimostra come la monopolizzazione del mercato porta Q a ridursi se p aumenta

Possiamo dire che il RM è sempre inferiore al prezzo

Perché il monopolio non taglia di più la produzione aumentando il prezzo ?

Perché se diminuisce ancora la produzione il suo CM sarebbe minore al RM

Le implicazioni di welfare (social welfare) del monopolio o della concorrenza perfetta non

hanno nulla a che fare con lo stato sociale

E questo ci fa capire se il comportamento del monopolista è conveniente o no con il

social welfare e questa questione è l’implicazione welfare del monopolio

Questo dimostra il fallimento di natura microeconomica causato da una struttura

monopolistica (il monopolio crea un fallimento di mercato)

Vi sono 3 nozioni di efficienza :

1) efficienza produttiva

2) efficienza dinamica

3) efficienza allocativa

efficienza produttiva : capacità di una impresa o di un Intero paese di produrre a costi

bassi

efficienza dinamica : capacità di innovare e fare innovazione di prodotto

efficienza allocativa : allocazione delle risorse appropriata e “giusta” in un’economia di

mercato dove si ha una determinata entità di risorse produttive (k e

l) che sono date e non illimitate ma anzi scarse, per questo motivo

bisogna cercare di allocare le risorse in maniera efficiente

dobbiamo dimostrare la proprietà di efficienza allocativa (EA) in un mercato di

concorrenza perfetta 49

consideriamo un mercato perfettamente concorrenziale

Dobbiamo ridefinire la curva di domanda di mercato

Se la gente compra Qd1 vi sarà p1 (i consumatori sono disposti a pagare p1) se siamo a

Qd2 i consumatori sono disposti a pagare p2 ; questa disponibilità dimostra il beneficio

marginale dei consumatori (BM) (indica quanto aumenta l’interesse del consumatore)

Quindi la curva di domanda di mercato può essere reinterpretata anche come la curva

del beneficio marginale del consumatore

Ora dobbiamo ridefinire anche la curva di offerta di marcato

Essa può essere ridefinita la curva del CM della società

Dopo aver ridefinito Qd (BMa) e Qs (Cma) possiamo vedere : 50

Se ci fosse q1 ci sarebbe un CM elevato e si sta allocando troppe risorse per la

produzione di qc e quindi bisogna diminuire la produzione, se fossimo a q2 vi è un BM

elevato e si sta allocando troppo poco per la produzione di qc ma se siamo a qc vi è

efficienza allocativa (corretta)

Però nel caso del monopolista vi è una perdita di efficienza allocativa perché qm è

inferiore a qc

Infatti :

vi è un conflitto di interessi tra la società e il monopolista

ma non è sufficiente dire solo questo, bisogna dimostrare che il monopolio porti ad una

perdita seria al netto dei vantaggi che la situazione di monopolio obbliga il monopolista

bisogna introdurre il surplus del consumatore ma per farlo bisogna fare riferimento alla

curva di domanda o alla curva di beneficio marginale 51

Per ogni dato preso dalla curva la superficie del triangolo sotto tale curva è definita

surplus

Se consideriamo un mercato di concorrenza perfetta

A quanto ammenta il surplus del consumatore di un mercato di concorrenza perfetta ?

È quella del triangolo aPcm

Se il mercato viene monopolizzato cosa succede al surplus ?

Si riduce in quanto il surplus è quella del triangolo aPmc (vi è sempre un surplus ma è

minore)

La differenza è il trapezio rimanente e se lo osserviamo meglio possiamo dire che il

rettangolo (Pm, Pc, n, c) è la differenza tra Pm e Pc ed è l’extraprofitto che fa il

monopolista che è inferiore alla riduzione del benessere dei consumatori al netto dei

vantaggi ottenuti dal monopolista (cnh) (perdita secca del monopolio)

Quindi la riduzione del surplus dei consumatori ci dimostra la diminuzione di EA e anche

tenendo conto dell’extraprofitto del monopolista rimane una conseguenza negativa del

monopolio

Questo dimostra che il monopolio comporta una fallimento microeconomico del mercato

ed è necessaria una regolazione anti trust dove ci sono 2 ipotesi :

1) conviene eliminare il monopolio mediante degli strumenti

2) posso arrivare comunque al monopolio ma devo valutare e modificare la politica del

prezzo (che deve essere simile a un mercato di concorrenza perfetta) quindi va bene il

monopolio ma la politica del prezzo deve essere come un mercato di concorrenza

perfetta (P ≠ Pm ≈ Pc)

la 1°ipotesi può creare dei problemi e vi è un dibattito per capire quali delle 2 ipotesi

bisogna applicare 52

in America vi è il Scherman Act (1890) e in Italia vi è l’AGCM (1990) che regolano l’anti

trust

noi siamo arrivati un secolo dopo perché l’economia italiana è più piccola e più aperta e

vi è una relazione tra dimensione di economia e grado di apertura al commercio

internazionale (importazioni ed esportazioni) dove le economie di maggiore dimensione

sono le più chiuse

Le esigenze di regolare l’economia (anti trust) risente molto dell’apertura del mercato

perché il commercio internazionale disciplina le imprese esistenti (anche senza anti

trust), ecco perché in Italia l’anti trust è arrivato dopo.

OLIGOPOLIO

Nell’oligopolio il numero delle imprese quindi :

+ ∞ N° 1 (non tende a ∞ ma è maggiore di 1)

Questo è il mercato del mondo reale, perché ci sono dei vantaggi dimensionali

La dimensione di una impresa conta sulla perfomance di impresa/profitto perché ci sono

economie di dimensione che passano attraverso costi di produzione inferiore per le

imprese maggiore dimensioni (economie di scala)

Quindi vi è una relazione tra la scala dimensionale (ovvero la q che incide sulla

dimensione dell’impresa) (varia nel lungo periodo) e i costi medi di lungo periodo (CMLP

o LARC) 53

All’aumentare della dimensione dell’impresa i costi medi tendono a ridursi

Rifacendo il grafico

Vi è un punto dove CMLP di riduce finchè poi smette (se continuassero a diminuire, i costi

diventerebbero minori di 0)

Perché esistono le economie dimensionali ?

Le imprese che decidono di adottare innovazioni tecnologiche e si danno una scala

dimensionale che supporti queste innovazioni, possono incrementare l’efficienza e quindi

la produzione

Se consideriamo il punto dove CMLP non scende più :

La DME è la dimensione minima che l’impresa deve anche per essere un produttore

efficiente

I meccanismi di mercato incentivano le imprese a raggiungere questa dimensione (il

mercato favorisce la ricerca di efficienza produttiva) 54

Se vi sono 2 imprese a e b (guarda su), l’impresa a ha uno svantaggio competitivo dal

lato dei costi (costi unitari superiori) (non riesce ad essere competitivo) e l’impresa a è

incentivata ad avere una dimensione minima efficiente

La DME rapportata alla dimensione del mercato ci fornisce una teoria della

concentrazione che spiega il numero delle imprese esistenti)

Quando le imprese sono incentivate a raggiungere DME, il numero delle imprese è dato

dalal dimensione del mercato rapportato alla DME quindi :

N° = s / DME scritto meglio :

ed N sarà :

+∞ N 1

Questo dimostra come l’oligopolio è la forma di marcato più osservata nella realtà (N è

limitato) e molto diffusa

Ora bisogna capire come si comportano in termini di decisione di produzione e di

decisione di prezzo si determinano nei mercati oligopolistici

Se rivediamo i vari equilibri del marcato vediamo :

mercato concorrenza perfetta (Pc,Qc)

monopolista (Pm,Qm)

nell’oligopolio vi sono diversi equilibri che sono multipli e instabili, ci sono fasi dove

l’equilibrio si avvicina a quello della concorrenza perfetta ma altre fasi dove l’equilibrio si

avvicina a quelle del monopolio infatti : 55

Se ci avviciniamo ad un mercato di concorrenza perfetta vi sono i problemi della

concorrenza perfetta, e lo stesso vale nel monopolio

Per dimostrarlo necessita la teoria dei giochi

Essa avviene quando gli agenti economici sono pochi e si creano situazioni in cui le

decisioni di uno influenza le decisioni dell’altro (situazioni di interdipendenza)

Il gioco consiste nel dilemma del prigioniero, dove ci sono 2 prigionieri sospettati di aver

commesso un crimine ma non si sa chi è il colpevole e non ci sono prove e si può

condannare l’altro se e solo se uno dei 2 confessa e vengono interrogati in 2 luoghi

separati (per evitare messo d’accordo), e le persone sono 2 agenti auto interessati e

razionali

Le persone le chiamiamo A e B ed essi hanno 2 strategie :

1) confessare

2) non confessare

E ci possono essere 4 differenti situazioni :

1) entrambi confessano e vengono condannati (porta insoddisfazione)

2) entrambi non confessano e vengono assolti per insufficienza di prove (porta ad una

insoddisfazione minore)

3) se A confessa e B no anche se sappiamo che B è colpevole (il pentito è premiato l’altro

no)

4) se B confessa e A no anche se sappiamo che A è colpevole (il pentito è premiato l’altro

no)

queste situazioni le possiamo rappresentare in una matrice pay-off

-3,-3 0,-5

-5,0 -1,-1 56

I singoli numeri sono discrezionali ma i numeri devono avere un senso (una condanna se

si confessa, una se non si confessa, un premio per chi confessa e una punizione per chi

no)

Questo è considerato un dilemma perché se entrambi negassero sarebbero nella migliore

situazione (dal loro punto di vista) infatti il risultato sarebbe :

(-1) + (-1) = -2

Se confessano entrambi ottengono :

(-3) + (-3) = -6

Se uno confessa e l’altro no ottengono :

(-5) + (0) = -5

Quindi la strategia più giusta è non confessare, ma la situazione non confessare – non

confessare (-1,-1) è l’equilibrio del gioco e per trovarlo bisogna calarsi nei panni di A e B

Se siamo nei panni di A che è un agente auto interessato e razionale, vuole confessare

indipendentemente dalla scelta di B

Se siamo nei panni di B, se A confessa anche lui dovrebbe confessare e se A non

confessa dovrebbe confessare comunque

Confessare è una strategia dominante

Il dilemma del prigioniero è importante perché :

1) mette in evidenzia una rivalità strategica (i risultati di un agente non dipendono solo

dalla sua scelta ma anche di quella dell’altro)

2) mette a fuoco una situazione di dilemma sociale (non porta ad una massimizzazione

sociale)

Quindi per seguire i propri interessi ci sono delle situazioni speciali

Se le persone le facciamo diventare imprese quindi vi sono 2 imprese (duopolio) si crea

una situazione di dilemma del prigioniero e le 2 imprese faranno riferimento alla curva di

domanda di mercato, quindi se le 2 aziende producono poco vendono ad un prezzo

basso, se invece produzione molto il prezzo sarà alto e la relazione prezzo/produzione

nella curva di domanda di mercato ci fa capire che i prezzi sono contenuti

Infatti se facciamo la matrice pay-off vediamo (i numeri sono i profitti) :

15,15 2,20

20,2 5,5

Se A sceglie Pa e B sceglie Pb, B ha un vantaggio competitivo e guadagnerà molto di più

a spese di A e i profitti di A ne risentono e quelli di B aumentano e viceversa 57


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (MILANO - PIACENZA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandro.chiaro72 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Venturini Luciano.

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