Estratto del documento

Relazioni internazionali (prof. Chiaruzzi)

Il corso è suddiviso in 7 aree tematiche: stampare le dispense. Il parziale è fatto di 10 domande, in un’ora (prova esame su contenuti utili). C’è un orale facoltativo, durante le sessioni normali.

Date dei parziali

  • Mercoledì 23 ottobre (primo parziale)
  • Mercoledì 4 dicembre (secondo parziale)

Il 17 ottobre non ci sarà lezione.

Introduzione

Le relazioni nascono con l'esigenza di capire la contemporaneità perché esse come disciplina nascono nel 1919. È il contenuto stesso l'oggetto di studio. Nascono dopo i 6-7 milioni della Prima Guerra Mondiale, sulla base di un’esigenza contemporanea all'epoca, quella di capire perché gli esseri umani siano gli unici a combattersi sfrenatamente, sistematicamente e regolarmente per il potere.

Nel 1919 un signore gallese, David Dawes, liberale anglosassone che sperava in un mondo in pace, utopisticamente, dona 20mila sterline per costituire la cattedra e il dipartimento di politica internazionale e di relazioni internazionali. Prima d'ora non si era popolarizzato/democratizzato lo studio di questo al “pubblico”, alla “cittadinanza”. Il problema principale (guerra e pace) era rifilato ai diplomatici, ai generali, alle figure cardine delle relazioni. Queste figure cardine secondo Raymond Aron sono il diplomatico e il soldato perché le relazioni hanno come oggetto una vicenda problematica come l’alternanza tra guerra e pace. Le relazioni non sono più un campo ristretto alle figure classiche. Dal 1919, diventano una disciplina accademica e un campo d'azione.

Dawes pensa che la cultura sia sinonimo di progresso (positivista) e si interroga sul perché gli stati si massacrino per ottenere delle risorse o dei territori. La sua generazione aveva idea di che brutalità fosse la guerra e si chiedeva come evitarla. L’utopia delle relazioni internazionali, come campo del sapere offerto alla cittadinanza, è che dopo vent’anni dalla sua istituzione si è ricombattuta un’altra guerra atroce. Vent’anni dopo la costituzione della prima cattedra ci si ritrova investiti dalla Seconda Guerra Mondiale, dove i morti diventano 60 milioni. Lo sforzo dei liberali anglosassoni non è stato del tutto vano. Kahl, alla cattedra di relazioni, non si limita al sogno di Dawes che voleva proporre delle dottrine di pace (educazione dei bambini alla pace, cooperazione, opinione pubblica, educare la cittadinanza alla pace tanto da elevare lo spirito pubblico per alleviare i problemi di convivenza tra gli esseri umani e tra gli Stati).

Ci dedicheremo all’attualità. Le relazioni internazionali sono il baricentro della politica internazionale delle relazioni tra gli Stati. Il pianeta è un concetto fisico, quello che interessa a noi è il mondo secondo un concetto politico, perché non esiste il mondo senza la mappa. Il mondo è lo spazio in cui si svolgono le relazioni internazionali. La storia è tempo + spazio. Ci serve anche la nozione geografica per capire le relazioni internazionali. Il mondo è la suddivisione del pianeta in stati sovrani. L’invenzione dei confini è un concetto politico, è il concetto politico centrale delle relazioni internazionali, perché senza confini non esistono gli Stati. Non esiste porzione del pianeta che non sottostia a una politica.

La distinzione più elementare su come dividersi il pianeta è quella delle relazioni internazionali, per cui questo pianeta non ha più una mappa fisica, la mappa più realistica del pianeta deve contenere i confini politici ed ha un impatto forte dal punto di vista ambientale. È la prima volta nella storia in cui tutti sono cittadini di uno stato. Tutti viviamo in uno stato oggi. Gli stati garantiscono valori e gli interessi dell’umanità. Le relazioni internazionali sono lo schema politico del mondo e l’impatto che hanno dipende dalle persone.

Importanza delle relazioni internazionali

Perché sono importanti le relazioni internazionali? Sono il livello politico più importante della nostra età globale, sono insufficienti però perché abbiamo problemi globali (es: clima) e lo schema politico è internazionale, cioè passa attraverso le relazioni tra gli stati, che hanno una logica politica territoriale, locale. È per questo che c'è una discrasia tra i problemi globali e la possibilità di risolverli. Non viviamo una vita globale, al massimo una vita internazionale perché fuori dall'UE non circoli liberamente. Il confine può essere attivato e disattivato. L'eliminazione dei confini interni è stato il più grande atto rivoluzionario dell'UE.

La cognizione dell'importanza di questo livello internazionale è molto remota, non ci accorgiamo quotidianamente che la nostra esistenza è legata alle relazioni internazionali, alla vita internazionale. Gli stati sono in relazione reciproca, è un caso storico unico che c'è da meno di 50 anni, dalla decolonizzazione. È la prima volta che abbiamo un sistema di stati interdipendente. I resti della decolonizzazione si vedono ancora a Hong Kong, l'ultimo stato è stato il Timor Est.

Il mondo del 1900 non assomiglia al mondo di oggi, esistono solo 50 Stati, non 193. Tra questi, di stati extra europei, ce ne sono pochissimi. Le relazioni sono importanti perché riguardano l'esistenza di tutti sul pianeta ed ha un percorso molto chiaro, ovvero lo Stato. Le dimensioni politiche interne ed internazionali sono collegate per gli effetti reciproci.

La vita internazionale è quello che ci interessa, interessa il fatto che da quando lo Stato si è affermato in Europa si è creata un’unità politica che si è riprodotta in tutto il mondo, creando un sistema di stati che oggi è globale. Tutti i popoli non europei hanno fatto un percorso di sfida e di risposta a questo modello. Gli africani hanno lo Stato, gli arabi, i persiani hanno il loro Stato e non potevano trovare un nuovo modello perché per le relazioni internazionali funziona il modello di Stato europeo. Lo Stato ha avuto un impatto straordinario e quello più notevole è l’affermazione di un sistema di stati, di una comunità internazionale, la vita internazionale, la politica mondiale. Esiste un principio normativo supremo dell’organizzazione politica dell’umanità ed è l’idea di una suddivisione in Stati sovrani. Lo stato è l’agente più importante nella politica mondiale e le relazioni internazionali sono l’aspetto più rilevante.

Le relazioni diventano quindi interstatali. Le relazioni internazionali non si esauriscono con l’esercizio dello Stato perché esistono agenti non statali come multinazionali, ONG, etc. che hanno ruoli importantissimi.

Bibliografia

Area tematica 1 – Stato e Relazioni Internazionali (ieri) ➔ MLOL blog sui quotidiani. Gli Stati sono gli agenti principali, ma non gli unici. Il presidente Bolsonaro all’Assemblea Generale ha fatto un discorso molto interessante in cui dice “È un’idiozia affermare che l’Amazzonia sia patrimonio mondiale, che la nostra foresta è il polmone del mondo” e poi riferendosi ai problemi con i vari Presidenti europei conclude “quelli hanno messo in discussione ciò che di più sacro c’è al mondo, ovvero la sovranità”. Bolsonaro ricorda all’umanità che il pianeta terra non è patrimonio dell’umanità, ma si chiama mondo ed è diviso politicamente in Stati sovrani. L’Amazzonia non è un patrimonio dell’umanità perché non è un patrimonio politico, ma appartiene ad un’entità statale sovrana.

Le relazioni internazionali sono il principio normativo supremo che organizza l’umanità e la natura. I governi degli Stati sono il nostro punto di riferimento principali. Hanno governanti diversi (ad esempio: Città del Vaticano, il cui capo di Stato ha parlato “xenofobia” e si ricollega al concetto di “straniero” che ci si attacca ogni volta che varchiamo i confini dell’UE). Il Papa ha detto in modo non retorico dell’umanità, della paura del confondersi tra le varie etnie perché si ha paura di “macchiare”.

Trump “io sono stato eletto dai cittadini americani e difendo i loro diritti”, parla così perché è un capo di stato e deve far valere la sovranità dello Stato. Questo lo rende uguale a tutti i governanti perché la sovranità li rende formalmente tutti uguali. La caratteristica di essere sovrani e indipendenti chiarisce molte cose, ma poi nella pratica ne spiega meno. Parlare di Stato come un’unità politica e delle sue prerogative (giuridiche e diplomatiche), parlare di relazioni internazionali come un sistema, non significa trascurare il fatto che gli Stati non siano tutti uguali, sono tutti diversi, anzi. Gli Stati hanno caratteristiche completamente differenti fra loro, esistono i Grandi Stati e i Piccoli Stati, ricchi o poveri.

La loro rappresentazione (cartografica e politico-diplomatica) è un fatto soggettivo, dipende dalle loro capacità, dalla ricchezza, dalla potenza militare, dalla posizione geografica, dall’influenza culturale. Gli Stati sono, secondo le dottrine politiche, tutti uguali in teoria, ma nella pratica sono oggettivamente diversi. La guerra in Afghanistan che dura dal 1979 non ha la stessa importanza del Vietnam, così come molte altre stragi (es: Ruanda, guerra civile russa).

Hiroshima è legato ad un fatto importante in cui le grandi potenze sono state coinvolte, l’ordine è stato dato dal Presidente degli USA, quindi è molto rilevante mentre un genocidio come quello del Ruanda non ha avuto tanto eco. I fatti politici internazionali sono diversi e non è una diversità oggettiva, ma politica, quindi soggettiva.

Per enfatizzare la dimensione della cooperazione, in Africa sono stati stipulati dei trattati da più di 50 Stati imitando il modello dell’UE, ma questo fatto non ha assunto una grande rilevanza tanto quanto la cooperazione per i migranti tra Italia e Francia (dati molto meno grandi). Un piccolo stato come Malta riesce ad avere quella rilevanza centrale nei dibattiti europei perché ha una capacità politica maggiore rispetto alle sue dimensioni reali.

Lo stato è un modello politico che non ha uguali all’interno e non ha superiori all’esterno. È un modello di autorità politica recentissimo se guardiamo alla storia dell’umanità che inizia a svilupparsi dal Trattato di Westfalia del 1648. Ha soppiantato i sistemi imperiali come i califfati, tant’è che chi voleva la restaurazione ha eliminato il confine tra Siria ed Iraq come abbattimento dei confini statali a favore di un modello imperiale, che non li prevede. Lo Stato non è un fatto ormai assodato perché c’è gente che cerca delle alternative guardando altri esempi storici, e non c’è nulla di fisso nella storia. Chi agisce nella politica internazionale contribuisce a questi movimenti e a questi cambiamenti della storia.

Volendo tornare indietro al sistema delle poleis greche (Ellade) scopriremo che il modello di autorità politico assomiglia più a quello delle relazioni internazionali rispetto al modello proposto dai romani. Spostandoci all’epoca degli Stati Rinascimentali, si vedono tutto un sistema di stati locali e la logica esterna (internazionale) del sistema politico italiano rinascimentale ha tutti gli elementi che abbiamo ancora oggi. La logica politica internazionale del Ducato di Milano o di Venezia ha fortissime analogie con la nostra logica contemporanea, ma a livello locale. In altre fasi storiche, quindi, senza una regolarità precisa (poleis, Impero Romano e Rinascimento), la logica internazionale ha dei precedenti storici.

Il nostro sistema di Stati è un episodio storico e come tale va trattato, ma per analogie possiamo trovare degli elementi di comparazione con altre fasi storiche. L’analogia è l’accostamento di eventi simili per intenderli più compiutamente, non è un’uguaglianza storica. Tutte le analogie si spezzano.

Specificità delle relazioni internazionali

La specificità delle relazioni internazionali non è unica, anzi grazie alle analogie riusciamo a studiarle meglio. L’antropomorfizzazione dello Stato non ci deve far dimenticare che è un linguaggio falso, è un linguaggio politico. I veri uomini di Stato sono coloro che prendono le decisioni, non gli Stati.

Possiamo parlare di relazioni internazionali quando esistono realtà politiche che siano abbastanza coese da distinguere interno ed esterno, che abbiano idea delle dinamiche e delle relazioni che si sviluppano all’interno dell’ambito di sovranità e all’esterno dei loro confini. Su questa distinzione possiamo parlare di relazioni internazionali. Le relazioni internazionali cambiano radicalmente in base al concetto che si ha della sfera politica interna ed esterna, cambiano a seconda delle andature generale degli agenti principali.

Tra le varie epoche, cambia la forma istituzionale, cambia l’entità del sistema internazionale con diverse nozioni della politica in quanto tale, cambiano le criticità da risolvere, cambia la demarcazione fra politica interna ed esterna (es: frontiere, Brexit). La distinzione moderna tra interno ed internazionale è molto recente ed ha grosso modo 5 secoli, ma è in mutamento. Dal riconoscimento empirico che ci siano altre entità statali diverse dalla propria (es: greci con i barbari) al riconoscimento così raffinato, giuridico e diplomatico, di distinguere una sfera politica interna e una internazionale, c’è un passaggio incredibile di secoli e secoli.

Le relazioni internazionali sono relazioni fondate sulla diseguaglianza. (diseguaglianza di potere tra gli Stati, è quella cardinale). Hanno una struttura oligopolistica, alcuni Stati valgono di più di altri perché sono potenti, anche se sono pochi. C’è una diseguaglianza di diritto tra simili, tra Stati. (es: diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza ONU) C’è una diseguaglianza di potere e di diritto tra gli Stati e i non-Stati (es: ISIS, multinazionali, ONG, Facebook). Questa diseguaglianza si riverbera sempre nelle relazioni internazionali, è un fatto strutturale.

Bibliografia: Chiaruzzi e Canfora

Appena indaghiamo le relazioni internazionali e gli Stati, emergono le diseguaglianze strutturali tra simili e diversi. Il controllo delle infrastrutture telematiche è in mano ai governi non alle agenzie tipo Google o Facebook, ma le capacità di gestione e di far cambiare direzione dipende dalla potenza dello Stato. La configurazione storica delle relazioni internazionali è un aspetto storico del quale ignoriamo il futuro, potrebbe cessare presto o durare ancora secoli, ciò che sappiamo è che non è un inedito, almeno per la logica che ci sta sotto. Ci sono numerosi soggetti che aspirano alla statualità perché per fare le relazioni internazionali bisogna darsi la forma Stato. Per questo l’evento più sconvolgente del 1900 è il processo di decolonizzazione, in atto dal 1949 e in atto ancora oggi (Hong Kong), dove al contrario i popoli in rivolta contro l’Occidente (colonialisti) non lottavano contro totalmente perché acquisivano l’elemento centrale, ovvero lo Stato.

Per un internazionalista questa è l’espansione più grande della logica europea perché definisce il mondo politico come un mondo delle relazioni internazionali, anche se hanno un impianto europeo (dal diritto internazionale alla diplomazia). Per quanto lottassero per l’indipendenza, non si ribellavano semplicemente a tutto l’Occidente, ma ai colonizzatori nello specifico perché lottavano per formarsi uno stato proprio, modello derivante però proprio dall’Occidente. Fra gli ingressi nelle relazioni internazionali (Persia, Cina, Stati Africani), ci sono delle diseguaglianze che si manifestano sin da subito perché chi è arrivato per primo ha la possibilità di decidere tutto. Per questo la diseguaglianza di diritto è legata a un processo storico che è proprio quello della decolonizzazione.

Da questo momento storico, è diventato chiaro a tutti che la forma da adottare erano degli Stati nazionali (anche dopo la disgregazione dell’URSS). C’è un elemento importantissimo nello studio della teoria internazionale ed è pregiudizio internazionale. Questo è perché è evidente l’impatto che lo Stato sovrano e la sua logica (di cui le relazioni internazionali) ha avuto sulle persone e sulla storia politica, da molto tempo. Non abbiamo nessun bagaglio teorico che sia strutturato in modo sistematico come la teoria politica interna, le relazioni internazionali sono state nella storia del pensiero politico, l’ultimo capitolo. Non c’è una tradizione di riflessione politica sulle relazioni internazionali. L’impatto forte lo ha dato lo Stato e la sua politica interna, per questo i filosofi politici ci hanno dedicato molte riflessioni. Sembrava che fare le relazioni internazionali fosse quasi intromettersi negli affari di altri Stati. Per molto tempo la vita sociale degli uomini sembrava esaurita con l’analisi all’interno dello Stato.

La tradizione di teoria internazionale è dispersiva, incoerente, frammentata, inaccessibile, scostante nei secoli ed è povera. Quando indagheremo i classici, troveremo molti buchi e molti vuoti. Vi sono secoli scoperti sulle relazioni internazionali.

Difficoltà nella teorizzazione delle relazioni internazionali

Perché non abbiamo lunghe riflessioni su relazioni internazionali? Perché la teorizzazione su di esse è molto difficile, riflettere su di esse è molto complesso. La teoria politica si esercita di solito su un campo che solitamente è controllato (Lo Stato), dove si può teorizzare una buona costituzione, una definizione di un ottimo governo. Le domande delle relazioni internazionali investono sempre le tematiche del conflitto, che può diventare armato, investono sempre questioni di vita o di morte (es: disarmo, dazi). Il primo problema di tutti gli Stati nelle relazioni internazionali è sopravvivere, ogni Stato è incaricato di difendersi dalle varie minacce perché non esiste un governo mondiale. Ogni Stato deve garantirsi prima di tutto la sicurezza.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariasolegotter di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Chiaruzzi Michele.
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