La nascita e l'evoluzione della lingua italiana
Una cosa che si sa poco è quando si può parlare di lingua italiana. La lingua italiana è particolare, sembra una lingua molto longeva, riportandola al Medioevo e a Dante, facilita questa idea il fatto che nonostante alcune parole abbiano un altro significato oggi (aperitivo era il lassativo nel Duecento) si è ancora in grado di leggere i testi più vecchi.
È una domanda malposta, le lingue non sono monolitiche e hanno varie dimensioni (ad esempio lingua parlata e scritta) che si muovono anche a velocità differenti; al movimento lento ci possono essere accelerazioni brusche determinate dalla Storia (come la fuoriuscita delle lingue romanze dal contesto del latino).
Le lingue si trasformano nel parlato. Bisogna distinguere la nascita della lingua scritta e parlata. La lingua italiana scritta nasce per prima.
Per quasi nessun individuo l’Italiano è madrelingua. Il latino si trasforma nei vari volgari (dialetti) in modo diverso e con codici linguistici differenti, non si trasforma in un italiano ma anzi si differenzia anche a seconda della città. È una specie di federazione linguistica dove con le tre corone il fiorentino diventa un modello per le opere. I processi linguistici del periodo sono situati a livello di un'élite intellettuale che non si domandano quale possa essere la lingua del popolo ma quale possa garantire a loro successo e fama.
La federazione linguistica entra in crisi con l'invenzione della stampa che induce a pensare ad una produzione nazionale con una lingua nazionale che dopo un secolo viene individuata nel fiorentino trecentesco, diffuso con il vocabolario della Crusca del 1612, è la nascita della lingua scritta di registro alto.
È un modello arcaizzante agli alti livelli, nel parlato si usano ancora i dialetti (volgari, termine non più usato per la presenza della lingua-tetto). È un italiano che viene spesso criticato, Manzoni si pone il problema di una lingua da usare per dei contadini che non può quindi essere il fiorentino del Trecento.
Dopo il 1861 diventa un problema sociale, c’è bisogno di acquisire una lingua nazionale e il processo si conclude solo alla fine degli anni ’70 del Novecento (“nascita” della lingua parlata). La storia della lingua si occupa dei vari processi e tappe nella formazione della lingua. Molti dei problemi dell’italiano contemporaneo vengono dalla sua storia. È uno studio fondamentale per qualunque disciplina, soprattutto nell’interpretazione delle fonti scritte.
La variabilità della lingua
Dimensioni e coordinate linguistiche
Uno dei preconcetti da sfatare è quello che la lingua è monolitica, le lingue vanno guardate da più dimensioni. Tutti i dati linguistici possono essere inseriti in degli spazi linguistici, con cinque dimensioni, oltre a quelli fisici concepiti.
Queste cinque coordinate si potrebbero rappresentare in un sistema cartesiano con 5 assi.
Diacronia: variabilità nel tempo
- La variabilità nel tempo di una lingua, Diacronia, nel caso della lingua italiana ha una gradazione dal 960 al 2020.
Diatopia: variabilità nello spazio
- La variabilità della lingua nello spazio, Diatopia, si notano differenze linguistiche a causa della provenienza dei parlanti. Per l’italiano la situazione è complessa, nasce da una federazione di lingue (i volgari, poi chiamati dialetti). Si passa dal dialetto (1) all’italiano standard (4) con al centro il dialetto italianizzato (2) e l’italiano regionale (3).
Il dialetto italianizzato ha tratti strutturali e fonetici e parole dell’italiano standard, l’italiano regionale è il suo complementare, colorito di tratti regionali. Morfologia e sintassi di solito non subiscono forti pressioni (ci sono alcuni casi, nell’italiano regionale di un parlante del sud può essere usato il verbo uscire in modi come “uscire qualcosa o qualcuno” che possono essere accettati nell’italiano regionale). Per tutti i parlanti italiani si riconosce sempre l’inflessione regionale (il fiorentino che se non si controlla dice hasa).
Vi sono spiegazioni storiche alla base della fonetica con una trasformazione dal latino differente. La grafia dell’italiano non è in grado di determinare le differenze fonologiche (P-E-S-C-A). Il sistema fonologico “standard” è una costruzione astratta nata dalle prime trasmissioni radio di Stato (1924), la soluzione di compromesso fu il fiorentino emendato con alcuni elementi della pronuncia romana (la gorgia, sulla ch, t e p, è assente) mantenendo però alcuni elementi locali. Si parla di asse Roma-Firenze; una pronuncia standard che non esiste in natura, in casa difficilmente è usato l’italiano standard, a malapena si arriva ai livelli intermedi; un parlante fiorentino è favorito ma l’italiano standard rimane sempre una seconda lingua. Le coloriture a livello di pronuncia sono difficili da smaltire e sono ormai tollerate alcune pronunce regionali.
Lessico; vi sono parole non comprensibili fuori dal contesto locale, perfino il toscano ha parole che si pensa essere proprie dell’italiano ma che non lo sono (cencio, acquaio, cannella, sistola, scaleo). Nei film italiani ormai non si parla più l’italiano standard ma si va dal dialetto stretto all’italiano regionale. Prima degli anni ’70 tutti i film erano in italiano standard con al massimo alcuni stereotipi regionali. Un tempo il dialetto era connotazione sociale verso il basso di chi non sapeva usare l’italiano, oggi è sentita come una ricchezza da parte dei parlanti italiani.
Diastratica: variabilità sociale
- La dimensione diastratica, variabilità della lingua in funzione dello strato sociale e livello di istruzione (spesso purtroppo vanno a braccetto); ci sono due conseguenze, la dimensione diastratica è fortemente legata alla diatopia (essendo una lingua seconda si conosce in base al livello di istruzione), non è semplicemente il possesso di una laurea ma la competenza nell’italiano è maggiore se è più alto il livello di istruzione; l’eleganza non è minore ma è più sgrammaticata (il dialetto magari è perfetto ma la lingua nazionale è piena di lacune), prende il nome di italiano popolare; il problema è che hanno competenze linguistiche non nell’italiano standard. In Italia era anche un problema di ambiente.
Del 2011 c’è un grafico ISTAT sul grado di istruzione (per il 90% si arriva al massimo alle superiori). In realtà nel 9% degli analfabeti ci sono gli alfabetizzati senza titolo di studio, persone che spesso appartengono ad una fascia di età oltre i 70 anni che ancora nel dopoguerra erano mandati a scuola per qualche anno per poi tornare ai lavori domestici (soprattutto in campagna).
L’analfabetismo di ritorno si ha quando non si tengono in allenamento le competenze acquisite e per questo chi non ha finito le elementari è raggruppato con gli analfabeti. Hanno una competenza approssimativa dell’italiano anche chi si è fermato ad elementari e medie (già 60% della popolazione nel 2011) e sono probabilmente soggetti all’analfabetismo di ritorno.
Diamesia: variabilità del mezzo di comunicazione
- Diamesia, rende conto della variabilità in funzione del mezzo di comunicazione; i due estremi sono scritto e parlato faccia a faccia. Scritto e parlato sono diversi perché è diverso il patto comunicativo, quando si scrive si ha tutto il tempo di produrre un testo che non metta in difficoltà il lettore il quale ha tutto il tempo per leggere e decifrare la struttura sintattica e consultare eventualmente un dizionario.
Nel parlato non c’è questo tempo, ci si può correggere ma non si cancella e chi ascolta può intervenire e chiedere una spiegazione più chiara, la mancata comprensione di una parola può compromettere un intero concetto; anche la sintassi è diversa, deve essere lineare e semplice (paratassi lineare contro l’ipotassi); si può comunque usare l’ipotassi rimanendo su una o due subordinate. Nel parlato sono tollerabili cose che nella scrittura non lo sarebbero come l’anacoluto (frase o discorso non completato) perché il patto è diverso.
Altro aspetto è quello della ripetizione, abominevole nella scrittura (per questo i sistemi pronominali sono così ampi) ma consigliata nel parlato come figura retorica che alcune volte si mescola con l’anacoluto per aiutare la comprensione e l’apprendimento di chi ascolta.
Nel parlato si usano spesso i deittici (quello, questo), efficaci solo nello stesso ambiente in sincronia, perdono di senso in un testo scritto (“buonasera”, “buongiorno” non sono ideali per una lettera o mail). Ci sono varie coordinate intermedie, con varie proposte di classificazione. Oggi tra lo scritto e il parlato si trova il trasmesso, con caratteristiche di entrambi e un patto ancora diverso) nel ’90 (in realtà ’82) viene accettato con Sabatini per identificare cinema, radio e televisione dove la lingua orale presuppone un testo scritto e dove la spontaneità, soprattutto tra professionisti, non è così diffusa.
La lingua è legata anche all’intonazione e alla mimica (facciale e del corpo). Chi scrive sta scrivendo un testo che sarà ascoltato e quindi non può usare una sintassi complicata e un lessico a tratti più semplice (non devono essere date per scontate le parole difficili). Non è un reale faccia a faccia perché non si condivide lo stesso spazio fisico.
L’avvento della rete ha un grosso impatto, la lingua si adatta al nuovo mezzo di comunicazione. La comunicazione mediata da computer (CMC) avviene per scritto ma la lingua usata è nuova, con una commistione diversa; era una lingua parlata che si trovava ad essere scritta, senza però avere intonazione o mimica (ciò crea disagi e fraintendimenti). È una lingua orale congelata nella scrittura.
È complementare al trasmesso e si divide in trasmesso orale (il primo) e trasmesso scritto (il secondo) (divisione coniata da Paolo d’Achille). Si sviluppano strategie comunicative, esempio è l’uso di punteggiatura posizionata in maniera espressiva per dare intonazione da cui poi si formano le emoticon e le emoji.
Nei testi scritti l’intonazione e la postura sono descritti anche con intere pagine ma ciò non è possibile nel trasmesso scritto. Gli studiosi di CMT negli anni ’90 (Comunicazione Mediata da Tecnologia) equiparavano la mail ad SMS o chat, aveva un uso limitato e ben definito, usata soprattutto in ambiti professionali. Le emoticon nascono per rendere non ambigue le mail ( : ) : ( sono le prime due).
Oggi le mail non sono più paragonabili alla chat e si sono sostituite alla posta tradizionale (le raccomandate ad esempio arrivano come PEC). Ciò che si riconduce sotto l’etichetta di post è il trasmesso scritto.
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