I parodontopatogeni più aggressivi sono quelli raggruppati nel gruppo rosso e arancione di
Socranski.
La malattia parodontale e in particolare la parodontite non è una malattia ad unica eziologia
infettiva, ma è una patologia ad EZIOLOGIA MULTIFATTORIALE perchè oltre al fattore reale
rappresentato dalla PLACCA BATTERICA riconosce un altro fattore causale importante che è
LA PREDISPOSIZIONE GENETICA; inoltre a questi fattori se ne associano altri FAVORENTI che
possono avere un ruolo determinante nell'insorgenza e nella gravità della malattia, che
possono agire sia a livello locale (come restauri debordanti) o a livello sistemico come ad es.
fumo e diabete.
Ovviamente nella nostra terapia non potendo agire a livello del substrato genetico che è
immodificabile dobbiamo concentrarci solo su questi altri fattori ossia controllo e
eliminazione dei fattori favorenti e del fattore reale ossia la placca.
Il nostro piano di trattamento com'era schematizzato precedentemente (fino al 2000),
prevedeva dopo una adeguata diagnosi:
1) UNA TERAPIA INIZIALE:istruzioni di igiene orale, controllo e eliminazione di fattori causali
e favorenti locali e sistemici (controllo glicemico, rimozione restauri debordanti, estrazione
di denti hopeless che possono rappresentare serbatoio di batteri) che si basa su una terapia
strumentale non chirurgica (scaling root planing); si passava ad una
2)FASE CHIRURGICA, dopo la quale il pz veniva ad essere inquadrato in un
3)PIANO DI MANTENIMENTO che oggi viene definito come terapia di supporto ovvero
richiami di igiene professionale generalmente trimestrali ma che devono essere decisi in
base alla situazione del pzn(possono variare tra 2-‐4 mesi); questa è una fase fondamentale
nel controllo di malattia e delle recidive ed è una fase di terapia fondamentale per aiutare il
pz a mantenere una condizione parodontale stabile.
Attualmente il piano di trattamento si è leggermente modificato più come DEFINIZIONI che
all'atto pratico; la terapia iniziale oggi è chiamata 1) CONTROLLO DELL'INFEZIONE ma consta
degli stessi passaggi clinici, poi viene fatta una rivalutazione a distanza di 2-‐3 mesi: se
dovessero residuare delle tasche patologiche (superiori a 5 mm e sanguinanti) si passa ad
una terapia chirurgica che viene definita oggi 2) CORREZIONE DELL'ANATOMIA; questo per
sottolineare che la terapia chirurgica NON è il vero fulcro della nostra terapia che è invece la
strumentazione meccanica non chirurgica.
La fase chirurgica serve al pz per ricreare una condizione anatomica che permetta di pulire
bene a casa e anche all'operatore nelle sedi sottogengivali nelle sedute di mantenimento;
per cui dopo questa fase il pz entra in un 3) PIANO DI TERAPIA DI SUPPORTO.
Mentre prima dopo la fase non chirurgica il pz passava alla fase chirurgica di terapia, nel
nuovo disegno di piano di trattamento la fase chirurgica di correzione dell'anatomia può
essere bypassata qualora dopo il controllo dell'infezione dovessero residuare dei sondaggi
fisiologici (inferiori a 5 mm non sanguinanti), quindi siti stabili dal punto di vista parodontale;
in questo caso il pz dalla fase di controllo dell'infezione entrerà direttamente nel piano di
terapia di supporto.
Il controllo dell’infezione non può prescindere da un miglioramento dell’igiene orale
domiciliare da parte del paziente, dalla strumentazione meccanica non chirurgica ed
eventualmente da una terapia farmacologica di supporto alla nostra terapia meccanica non
chirurgica.
Molti studi di letteratura dimostrerebbero come da solo il controllo dell’igiene
sopragengivale possa portare ad un miglioramento del quadro clinico in termini di riduzione
della profondità di tasca. Vedete sebbene che tutti gli studi in realtà non registrano alcun
miglioramento del livello di attacco (che è il vero indicatore dello stato parodontale di un
elemento dentale) ottenibile con il solo miglioramento dell’igiene orale domiciliare. Sta di
fatto comunque che il quadro clinico stabile o migliorato ottenibile migliorando l’igiene
orale domiciliare è conseguenza della influenza che il controllo della placca sopragengivale
ha sulla composizione qualitativa e quantitativa della microflora sottogengivale. È vero però
che il controllo dell’igiene orale sopragengivale va ad influire sulla quantità di batteri
presenti nell’ambiente sottogengivale e sulla qualità dei batteri presenti, solo se queste
tasche non sono particolarmente profonde, ovvero se le tasche sono di profondità inferiore
ai 6 mm.
La letteratura è tutta concorde nel confermare come la strumentazione meccanica sia
assolutamente valida nell’ottenere un significativo miglioramento di tutti i parametri clinici,
quindi della profondità di tasca, del livello di attacco e della percentuale di sanguinamento
gengivale. Questi risultati si ottengono perché la strumentazione meccanica va a
determinare un abbattimento complessivo della carica microbica e anche un cambiamento
della composizione di questa microflora sopra e sottogengivale. Ovvero si ha una riduzione
di parodontopatogeni ed un aumento dei parodontoprotettivi (principalmente di
microrganismi aerobi o anaerobi facoltativi Gram + , soprattutto cocchi).
Si è anche visto però che queste modificazioni qualitative e quantitative della microflora
orale dopo strumentazione meccanica persistono indicativamente per 2-‐3 mesi ed è questo
il motivo per cui la nostra terapia di supporto viene programmata con dei richiami di igiene
orale professionale a cadenza trimestrale (perché si è visto che superato questo tempo si ha
di nuovo la virulentazione della placca che quindi potrebbe favorire una ripresa della
malattia nei diversi siti).
Perché accade questa rivirulentazione dell’ambiente sopra e sottogengivale?
Fondamentalmente perché vi sono delle situazioni anatomiche che difficilmente riusciamo a
decontaminare con scaling e root planing. Pensate alle aree di forcazioni dei molari inferiori,
alle aree di forcazioni dei molari superiori, alle radici distali dei settimi superiori o comunque
a tutte quelle irregolarità e concavità radicolari che sono difficilmente pulibili a cielo coperto.
Così come sicuramente non sarà decontaminabile al 100% una tasca particolarmente
profonda (come una tasca profonda 1 mm stretta). Spesso non sono decontaminabili
completamente nemmeno a cielo aperto, figuriamoci a cielo coperto. I batteri che non
andiamo ad eliminare in questi siti hanno la capacità di TRASLOCARE e migrare in altri siti
che magari abbiamo decontaminato, quindi si ha una reinfezione anche dei siti ben
decontaminati. Questo è il fenomeno così detto della traslocazione batterica, che è lo stesso
motivo per cui non è indicato inserire degli impianti in un paziente che abbia ancora un
quadro di parodontite in atto che non sia stata trattata. Perché? Perché i batteri presenti sui
suoi denti nelle tasche non trattate traslocherebbero anche nel sito implantare e quindi
potrebbero dar luogo ad un fenomeno di perimplantite attorno all’impianto. Questa
progredirebbe anche più rapidamente rispetto ad una parodontite perché l’impianto non ha
il supporto parodontale, le fibre transettali che rappresentano una sorta di ostacolo che
rallenta la progressione in direzione apicale del processo infettivo e infiammatorio.
A ciò si aggiunge la presenza, all’interno del cavo orale, di nicchie che sono assolutamente
non decontaminabili con la nostra strumentazione meccanica perché noi con la levigatura
andiamo ad agire all’interno delle tasche parodontali ma non andiamo a levigare una cripta
tonsillare, non andiamo a togliere batteri dal dorso linguale; le cripte tonsillari, il dorso
linguale così come le superfici mucose delle guance accolgono centinaia di migliaia di batteri,
che da questi siti possono appunto andare a ricolonizzare le tasche o i siti trattati
meccanicamente.
Non meno importante è la capacità di alcuni batteri, tra i principali parodontopatogeni quali
Porphyromonas gingivalis e Aggregatibacter actinomycetemcomitans, di penetrare
all’interno delle cellule epiteliali della parete molle della tasca; per cui sicuramente quando
andiamo a levigare la superficie radicolare non riusciremo a debellare anche i batteri che
sono presenti all’interno della parete molle della stessa e che quindi dall’epitelio della tasca
possono ricolonizzare la tasca stessa. Motivo per cui ci si è chiesti se alla nostra
strumentazione meccanica possiamo aggiungere eventualmente appunto una terapia
farmacologica con l&rsquo