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Paura di vivere: senso della vita e valori di riferimento

Antonino Urso (SPC - Scienze del pensiero e del comportamento)

Introduzione

Oggi sempre più persone stanno perdendo il senso della vita ed hanno paura di vivere. La paura di vivere emerge sempre più dai resoconti di psicologi e psicoterapeuti, dalle testimonianze presentate in molte trasmissioni televisive, nonché dalle statistiche ufficiali (ad es. il continuo aumento del numero dei suicidi negli ultimi anni). La paura di vivere si può anche riconoscere dal diffondersi di tanti disturbi psicologici e psichiatrici, in particolare delle dipendenze da sesso, gioco d'azzardo o internet.

Epoche storiche e valori

A tal proposito Liotard (1981) propone di distinguere tra due epoche storiche: l'epoca moderna, iniziata nei secoli diciassettesimo e diciottesimo, e l'epoca postmoderna, che si è affermata compiutamente nel tardo Novecento; quest'ultima è caratterizzata dalla "negazione della capacità umana di chiarificazione" che si basa sul "disconoscimento della sussistenza di valori ultimi", in grado cioè di motivare e orientare comportamenti, di conferire un senso unitario e quindi un'effettiva intellegibilità alla vita umana e alla società.

L'uomo moderno è ormai intriso da una cultura i cui valori dominanti sembrano essere solo il potere e il successo; l'individuo moderno è tenuto ad avere successo, non a essere persona: si è provato a sostituire i rapporti relazionali affettivi con le figure significative (familiari, amici) con rapporti di tipo formale (professionali - strumentali), l’artigianato e l'amore per il proprio lavoro con l'efficienza e l'efficacia di un lavoro sempre più veloce, sofisticato e cangiante, che stringe a tempi sempre più stretti. Tutto ciò al fine di essere sempre più competitivi.

Guarigione e valori

Già K. Jaspers (1964) scriveva che... nelle neurosi e nelle psicopatie [...] la guarigione è legata indissolubilmente, anche se non in modo chiaro [...] con ciò che chiamiamo fede, visione del mondo, morale".

Anche Foglio Bonda (1987) sostiene che: "il tema dei valori è un problema che necessariamente va affrontato in psicoterapia, nella misura in cui essa si propone di promuovere cambiamenti significativi autenticamente ricostruttivi".

Identità e valori

Afferma Vergote: "Psicologicamente la concezione di se stessi o l'identità ricevuta, attinge le proprie risorse nell'amore verso se stessi, nel narcisismo, secondo la terminologia psicoanalitica e nella trasformazione del narcisismo mediante l'identificazione con i valori che l'uomo ha imparato a stimare". La corretta identificazione con i modelli nell'interiorizzazione dei principi etici risulta elemento essenziale. Il modello è una persona che presenta un comportamento o una modalità di rapporto che si ammira e di cui ci si appropria. I primi modelli sono evidentemente i genitori. Per i rapporti differenziati tra di loro e con il bambino, essi suscitano in lui la voglia di imitare alcuni dei loro comportamenti; su questa base, completata e corretta da altri modelli, si forma essenzialmente la coscienza morale.

Valori: definizione e importanza

Ma che cosa è un valore? In termini molto generali possiamo dire che "valore è tutto ciò che alletta le ispirazioni di un uomo e muove la sua volontà" (Exeler, 1986). A tale definizione l'autore aggiunge una nota di dinamicità: "ciò che è importante per un periodo piuttosto lungo, per uomini e gruppi concreti, nel senso di punti etici di orientamento".

Valori ultimi/fondamentali sono stati descritti dai vescovi tedeschi come gli elementi fondamentali della vita e della convivenza umana, che nessuno può dispensarsi dal realizzare, e cioè "la dignità umana, la libertà, la giustizia, l'amore, la verità, la fedeltà, la pace".

Anche Giovanni Paolo II nell'enciclica "Redemptor Hominis" del 1979, parla di dignità umana, libertà, bene comune e solidarietà universale.

Valori e bisogni

Valori sono da scoprire e scegliere liberamente; contrariamente ai bisogni che sono innati (bisogni = tendenze innate all'azione che derivano da un deficit dell'organismo o da potenzialità naturali inerenti all'uomo, che cercano esercizio o attualizzazione).

I nevrotici, numerose ricerche hanno dimostrato che vivono un conflitto fra il sé e il sé ideale più intenso rispetto alle persone normali e che tale variabile è una tra le prime che si modificano durante una psicoterapia (Argyle, 1977).

Struttura psicologica

La struttura psicologica, L. M. Rulla (1980), è costituita sia da ciò che la persona "vuole essere" (Sé ideale) che da ciò che "effettivamente è" (Sé reale):

  • Sé ideale contiene gli ideali come sono percepiti dalla persona (ciò che aspira ad essere): il ruolo atteso, cioè ciò che la società/famiglia/amici si aspettano dalla persona nel suo ruolo, che va distinto dalla percezione che egli ha del ruolo stesso. Si compone di due parti: il Sé ideale (SI) e l‘Ideale istituzionale (II).
  • Sé reale si può suddividere in due parti: il Comportamento presente (CP) o Sé manifesto e il Sé latente (SL). Il Sé latente appartiene al dominio del subconscio.

In presenza di un oggetto o di una situazione che potrebbe rispondere ad un proprio bisogno la persona umana intraprende una valutazione.

Valutazione

Ci sono due forme di valutazione in funzione dei due aspetti di base della struttura psicologica (Sé ideale e Sé reale):

  • Valutazione sensoriale, costituita da una forza emotiva contingente che può attrarre la persona verso l‘oggetto o la situazione, oppure allontanarla → il principio che governa questa prima forma di valutazione è il piacere o il non piacere, la cosa può essere piacevole o non piacevole.
  • Valutazione riflessiva - segue il livello sensoriale e spesso lo corregge o lo integra → è in questo ambito che si può parlare di Volontà umana.

Rulla rileva giustamente che l‘esistenza della Volontà non cancella in alcun modo la forza delle emozioni; tuttavia può guidarla verso il raggiungimento di un obiettivo che va al di là di una considerazione contingente, al di là del qui e dell‘ora.

Azioni e valori

La valutazione sensoriale appartiene all‘ambito delle esigenze (bisogni), mentre il giudizio riflessivo appartiene a quello dei valori. Negli esseri umani la necessità/i bisogni si riferisce a uno stato di assenza o mancanza. La fame è un bisogno sentito di cibo. Una persona può deliberatamente decidere di non cedere ad un'esigenza se ha valide motivazioni. Così che i bisogni esprimono una tendenza all‘azione, non portano di per sé sempre all‘azione. L‘azione umana ha infatti sempre più componenti rispetto al solo bisogno. Gli esseri umani sono capaci di andare oltre se stessi, di andare al di là della necessità contingente. Questa spinta oggettiva al di là di se stessi è rappresentata dall‘ambito dei valori. Rulla: valori = tendenze innate a rispondere agli oggetti in quanto importanti di per sé; bisogni: tendenze innate legate agli oggetti in quanto importanti per se stessi..." (1986, pag. 133).

C‘è sempre una tensione dialettica tra queste due realtà. La ricerca dei valori conduce all‘autotrascendenza, mentre il soddisfacimento delle esigenze porta all‘auto-gratificazione e l‘auto-gratificazione non è sempre al servizio dell‘auto-trascendenza.

Valori e soddisfazione dei bisogni

Esiste un rapporto tra i nostri bisogni e i nostri valori, esprimibile in modo concreto attraverso tre posizioni:

  • Si potrebbe tendere alla soddisfazione dei nostri bisogni utilizzando successivamente i valori con la funzione di copertura.
  • Si potrebbero interpretare i valori come imperativi che impongono dei comportamenti (il dovere per il dovere, di Kantiana memoria), senza considerare i bisogni della persona.
  • Si potrebbe infine cercare un accordo tra soddisfazione dei bisogni e dei valori.

Viafora (1989) afferma che solo il terzo modo di vivere è quello adulto: “lo sviluppo della personalità è un processo grazie al quale ci stacchiamo sempre più dal nostro ambiente immediato, liberandoci dalla presa che esso ha su di noi. ... Questo processo implica in particolare una certa capacità di astrazione nei confronti del reale e un'attitudine a concepire progetti per l'avvenire. Solo quando l'individuo raggiunge questa capacità di astrazione, egli riesce a controllare i desideri del presente a vantaggio di valori che rispondono a bisogni lontani ma più fondamentali. Questo strumento psichico che viene maturando in noi stessi e che è chiamato ad armonizzare i nostri vari bisogni spesso in conflitto tra di loro, è il nostro io. Lo sviluppo dell'uomo può essere pensato come un progressivo affermarsi di questa direzionalità da parte dell'io: da un comportamento reattivo il bambino passa a comportamenti sempre più autonomi e originali e crescendo il suo comportamento sarà sempre meno stimolato da impulsi istintuali e sempre più motivato da processi che superano i bisogni immediati."

Funzione dei valori

La prima ed essenziale funzione del valore è quella di offrire un'identità al soggetto e diventare quindi una direzione di vita, col compito di guidare le decisioni più importanti, nonché di aiutare a definire i criteri in base ai quali giudicare e giudicarsi; offrire dunque quel punto di arrivo sempre cercato e mai trovato, in cui ognuno ritrova quello che vorrebbe essere (io ideale). Passando ora dall'ontologia dei valori alla psicologia di essi, dal valore in sé (Scheler, Hartmann) alla realizzazione di valori nel senso di obiettivi di vita attuabili, in termini molto semplici diremo che il valore deve essere qualcosa da apprezzare ed amare, da tenere in alta considerazione; qualcosa che l'uomo ha caro e lo rende personalmente felice. Di più ancora: si ottiene un valore quando una persona lo traduce in pratica; fintanto che rimane soltanto un'idea, della quale poter magari parlare senza però incarnarla nel proprio comportamento, essa non entra nella nostra vita. Bisogna essere pronti a investire su di essa tempo ed energie... Ed infine: affinché qualcosa assurga al rango psicologico di valore, bisogna attuarla ripetutamente. Un interesse solo occasionale non garantisce che si tratti di un valore. Il valore è un essere che la persona traduce in atto con regolarità... Esso diventa parte integrante dello stile di vita (Bruner, 1986).

Modelli e valori

Andreoli: valori = sono rappresentazioni di modelli e quindi riferimenti per comportamenti attuati o previsti; adeguamento/opposizione a questi modelli, molto motivanti, prevede una risposta emotiva intensa; comportamento corrispondente al modello rappresentato è il bene, il suo opposto il male. Bene-male, utile-dannoso, positivo-negativo, buono-cattivo, giusto-ingiusto, celestiale-infernale, sono polarità che possono realizzarsi in comportamenti diversi e talora antinomici in civiltà e momenti storici differenti.

Ordine dei valori

Non è sufficiente però sapere che cosa siano i valori o le priorità; occorre andare oltre e porsi una domanda: c'è bisogno di ordinarli secondo una scala gerarchica? E inoltre, in caso di risposta affermativa, quali criteri e mezzi usare per metterli in scala?

Scheler risponde con un deciso "sì"; egli infatti sostiene che le differenze morali tra gli uomini non consistono in ciò che essi propongono come scopo, bensì nella materia dei valori e nei loro rapporti, nei confronti dei quali possiamo soltanto operare delle scelte. Questi valori dunque costituirebbero lo spazio entro cui muoversi per realizzare gli scopi prefissi. Nell'ottica morale assume quindi particolare importanza non l'inclinazione, ma l'atto di volontà attraverso il quale noi scegliamo il valore più alto tra quelli che sono forniti dall'aspirazione.

Il significato della vita

È questo l'uomo che si pone la domanda "perché viviamo?" Se ci soffermiamo e considerare che corpo e spirito non si possono - né si devono - scindere e che i beni morali trovano la loro più accessibile legittimazione attraverso il godimento dei beni umani (desiderare il bene per se stessi e per gli altri, volersi e volere bene), appare chiaro che il fine ultimo della vita consiste nella realizzazione della dignità umana attraverso l'acquisizione di beni morali.

La dignità umana

Ma in che cosa consiste la dignità umana?

Compagnoni (1983): essa origina dalla trasformazione cristiana operata da Leone Magno (+426) e Gregorio Magno (+604) della "dignità" romana; conquistarla significa realizzare se stessi attraverso l'acquisizione dei valori morali: giustizia, religione, moderazione, coraggio, ecc. → la dignità umana dunque si espleta attraverso l'uomo che abbia appreso e metta in pratica i più alti valori morali, al fine di realizzare il bene vivere ed il bene operare.

Vergote (1985): finisce per essere esteso agli altri l'amore o il disprezzo che si nutrono per se stessi: da ciò quindi la configurazione diversa di Dio, benevolo o vendicatore: quasi a conferma del precetto evangelico "ama il prossimo tuo come te stesso".

Stadi del giudizio morale

In effetti si possono identificare nei credenti gli stessi stadi che le psicologia conoscitiva di Kohlberg (1976) ha distinto nella formazione del giudizio morale:

  • Morale basata sull'obbedienza e sull'evitare la punizione
  • Egoismo strumentale e reciprocità egocentrica
  • Giudizio morale che ha come punto di riferimento l'approvazione degli altri
  • Morale che accetta le norme dell'ordine sociale e dell'autorità
  • Morale che obbedisce alla legge concepita come contratto sociale
  • Giudizio secondo i principi morali.

Vergote (1985) afferma che la formazione della coscienza morale comporta qualcosa di più dello sviluppo del giudizio morale studiato dalla psicologia cognitiva. L'espressione "la voce della coscienza" ci indica che, più che con il tirocinio, la coscienza si forma con l'interiorizzazione della voce ascoltata che propone e impone le norme.

Freud e il Super-Io

Freud chiama "Super-Io" questa voce, poiché essa è divenuta un'istanza interna dello stesso Io e poiché, all'interno dell'Io, esercita l'osservazione, l'autorità e il giudizio di coloro che hanno presieduto alla sua formazione. Attualmente si attribuisce spesso un senso peggiorativo al termine Super-Io, inteso come il persecutore che una società repressiva avrebbe instillato all'interno dell'uomo. Per Freud, al contrario, la formazione del Super-Io è la condizione per l'istituzione di una coscienza morale che riconcili l'individuo, portatore di pulsioni anarchiche, con la società civile.

Etica e morale secondo Erikson

Erikson (1972) afferma che anche se esistono delle forme di maturità immature, come quelle in cui domina da tiranno il Super-Io, esse si possono superare e sostituire con un atteggiamento etico più autonomo e maturo; distingue le regole morali da quelle etiche:

  • Regole morali: basate sulla paura della punizione, sarebbero solo un punto di partenza.
  • Regole etiche: rappresenterebbero un'evoluzione delle prime e sarebbero basate su ideali, confermati razionalmente, per cui lottare.

Alla base di questa evoluzione vi è l'antinomia tra il piacere e il dispiacere → questa coppia regola la coscienza che la vita prende di se stessa nell'affettività (Aristotele): senza necessariamente formularlo con tutta chiarezza, colui che accetta un'etica risolve il conflitto tra la tendenza naturale delle pulsioni da un lato e il dispiacere di dovervi rinunciare dall'altro.

L'uomo etico, in effetti, trova un certo benessere e piacere ad agire in qualità di essere ragionevole, onesto, generoso e fedele alle sue promesse. Questa soluzione del conflitto non sopprime del tutto il dispiacere, ma lo accetta come il prezzo da pagare per un piacere più elevato, rispetto all'appagamento immediato del desiderio. L'autonomia etica non sopprime il conflitto piacere-dispiacere, ma la soluzione etica offre una soddisfazione narcisistica, nel senso positivo di questo termine.

Del resto il conflitto tra il piacere e la norma etica, ed il senso di colpa che discende dal privilegiare l'uno sull'altra è così antico che Freud (1913) fa iniziare la preistoria con il parricidio, da cui conseguenzialmente sarebbe nato il senso di colpa, che avrebbe portato quindi alla nascita della morale e della religione.

Senso di colpa

Senso di colpa è una realtà psicologica che, non è in sé patologica, pur rappresentando un conflitto interiore, ossia un "disagio della civiltà" (Freud, 1930); l'idea o il senso di colpa non appartengono in proprio alla religione ma, essendo universalmente umani, ogni uomo deve confrontarsi con essi; il senso di colpa inoltre è vissuto come quel dolore che nelle lingue europee è significativamente chiamato "rimorso": vale a dire l'aggressività della colpa che si ripiega all'interno.

Vergogna e stima di sé

Vergogna di fronte agli altri è in rapporto con la stima di sé; la colpa in effetti frantuma l'armonia fra l'Io e l'Ideale dell'Io e la disarmonia provocata non consente più di avere stima di se stessi secondo il proprio ideale dell'Io, né di sollecitare la...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francyiaco93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di etica e deontologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Urso Antonino.
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