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COSTRUZIONI

LEZIONE 27 FEBBRAIO

Nell'ambito della veterinaria esistono 3 filoni di attività: la sanità animale che effettua tutta la

profilassi di quelle che sono le malattie infettive per tutelare il patrimonio zootecnico animale e i

piccoli animali, ad esempio la profilassi che si attua per la rabbia, la quale è una malattia infettiva

che colpisce anche l’uomo quindi è una zoonosi; poi c’è il controllo alimentare che è quindi tutto il

controllo della sicurezza alimentare quindi chi controlla le carni e tutti i prodotti di origine animale;

poi c’è sicurezza alimentare nella produzione primaria e quella post primaria, quella primaria è

quella che va direttamente dal produttore al consumatore e poi quella post primaria in cui si

vendono gli alimenti che vanno agli impianti di trasformazione che poi modificherà il prodotto e al

consumatore arriverà il prodotto modificato.

Per benessere animale parliamo di trasporto, strutture e sperimentazione animale, ma per far sì

che l’animale stia bene deve anche mangiare bene quindi gli alimenti devono essere sia prodotti

che allevati bene e quindi devono essere prodotti secondo delle normative che rientrano nei

principi della sicurezza alimentare che come vedremo sarà disciplinata da norme, leggi,

regolamenti ecc.; quindi oltre al concetto generale di benessere c’è affianco ad esso un discorso

normativo che lo codifica.

Poi abbiamo farmacosorveglianza e farmaco vigilanza e residui animali che si interessa sull’utilizzo

dei farmaci e se il farmaco che utilizziamo se ha effetto o se ha effetto collaterale sugli animali, ma

soprattutto si occupa dei residui del farmaco che ci possono essere negli alimenti. Ma un farmaco

per essere utilizzato deve avere una autorizzazione all’immissione in commercio, quindi c’è una

registrazione presso il ministero della salute italiano se è un prodotto fatto in Italia ma comunque

c’è una normativa che dice che la registrazione può essere anche europea quindi tutti i farmaci

perché possano essere somministrati devono essere registrati altrimenti è vietato l’impiego sia per

gli animali DPA che NON DPA. Che cosa significa DPA? Ovvero destinato alla produzione di

alimenti, quindi sono i cosiddetti animali da reddito mentre i NON DPA sono sostanzialmente gli

animali da compagnia.

Poi ci sono i SOA i sottoprodotti di origine animale, che sono ad esempio dopo la macellazione di

un animale gli scarti come ad esempio le piume dei polli o le setole o gli unghielli dei maiali e

questi non possono andare a riempire le discariche ma ci sono dei sistemi di recupero energetico e

ci sono anche dei regolamenti per far sì che questo si attui. Il concetto di rifiuto rispetto ad un

sottoprodotto: il rifiuto è qualcosa che qualcuno abbandona mentre il sottoprodotto non è un

rifiuto perché non lo abbandoni e ha un riutilizzo e perché possa essere riutilizzato c’è tutta una

disciplina per far sì che possano essere riutilizzati in modo sicuro. Ad esempio le budella degli

animali che contengono alimenti e batteri vanno prima ripulite e sterilizzate poi vanno a finire in

un impianto di trasformazione da cui tireranno fuori dei principi attivi ovvero grasso e proteine.

Infine c’è la riproduzione che si interessa sia degli animali DPA che non DPA.

Infine andremo a determinare se alcune strutture sono idonee o meno all’allevamento e per farlo

ci sono dei principi, molte di queste strutture che troveremo sono riadattate.

Parole chiave (slide 7):

-sostenibilità: economica e ambientale, perché in qualsiasi attività che andremo ad osservare o a

valutare, sia che sono riferite ad allevamenti di cani e gatti sia che sono riferiti ad allevamenti

intensivi, ci sono delle condizioni essenziali perché ciò avvenga altrimenti se non si ha la

sostenibilità economica un’azienda chiude, mentre se la ha va avanti.

-La biosicurezza veterinaria: i concetti di biosicurezza sono i più importanti perché si applicano a

tutti i possibili allevamenti. Ci sono delle pubblicazioni sulla biosicurezza e sono ad esempio il libro

della fondazione iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche di Brescia ed è stata la prima fondazione

che ha espresso questi concetti. Poi ci sono delle pubblicazioni che fanno riferimento al ministero

della salute che ha capito che se applichi queste norme di biosicurezza riduci la possibilità della

penetrazione all’interno dell’allevamento delle noxe patogene (cause patogene come virus o

batteri che possono entrare e dar luogo alla diffusione all’interno di un gruppo animale di una

patologia). Quindi applichiamo le norme di biosicurezza per prevenire che si diffondano le malattie

e prevenendo ciò si possono anche ridurre i consumi di antibiotici o i trattamenti antiparassitari.

Come si fa a fare un trattamento antiparassitario? Prima si deve capire che tipo di vermi ha

nell’intestino e per fare ciò si fa l’esame delle feci e così facendo si valuta la tipologia di parassiti

da cui è infestato e poi il veterinario individuerà l’antiparassitario più adeguato a minor spettro

d’azione che facilmente individua il parassita, perché se noi utilizziamo sempre antiparassitari ad

ampio spettro come per gli antibiotici anche i parassiti si adattano ma poi c’è un altro aspetto da

tenere presente ovvero che più sono ad ampio spettro è più sono di grosso impatto ambientale

perché questi venendo eliminati con le feci finiscono sul terreno e si disperdono nell’ambiente.

-Fonte normativa: è la nostra linea guida dal punto di vista normativo che noi dobbiamo seguire e

rispettare perché nell’ambito del settore sanitario le normative sanitarie vengono emanate per far

sì che vengono rispettate altrimenti ognuno fa come gli pare, quindi ci sono dei regolamenti

comunitari che poi vedremo. Poi oltre tutte le normative ci sono le specifiche che fanno

riferimento ai soggetti deboli quindi sono le norme di protezione degli animali che fanno

riferimento più specificatamente al benessere degli animali.

Tutta la parte che andremo a fare è strutturata su due livelli DPA (destinati alla produzione

animale e quindi c’è maggiore attenzione perché deve essere riferito non soltanto al discorso a

carattere etologico ma anche al discorso della sicurezza alimentare) e NON DPA (non destinati alla

produzione di alimenti).

Per il settore della tutela e benessere animale abbiamo una normativa comunitaria ovvero la

direttiva 98/58 ed è una direttiva perché la comunità europea quando l’ha emanata non aveva

ancora la determinazione di emanare i regolamenti che fossero immediatamente esecutivi perché

il regolamento dal punto di vista normativo è un dispositivo immediatamente esecutivo o

esecutivo da una certa data così tal quale come viene emanata, mentre le direttive comunitarie

hanno bisogno di dispositivi nazionali per essere acquisiti come patrimonio normativo all'interno

della nazione ad esempio questa normativa qui è stata recepita come decreto legislativo n.146 del

2001 (decreto legislativo è la fonte primaria del diritto).

La direttiva 98/58 viene definita una normativa a carattere orizzontale perché viene applicata a

tutte le tipologie di animali allevati per la produzione di alimenti quindi per i suini, bovini, ovini,

caprini ecc. Ci sono poi delle normative che sono più specifiche perché ad esempio se vogliamo

parlare di allevamento di suini ci sono delle norme specifiche su come allevarli; ci saranno poi delle

norme specifiche sui vitelli, delle norme specifiche sulle galline ovaiole, delle norme specifiche per

l’allenamento dei BROILER ovvero sul pollo da carne. (Quante uova fa la gallina al giorno? Una

gallina massimo fa un uovo al giorno però mediamente una gallina tradizionale ogni due giorni fa

un uovo.) Le normative specifiche per i vari settori sono normative verticali perché specifiche.

Parlando di strutture e impianti parliamo sostanzialmente di allevamenti.

(Slide 12) Gli allevamenti sono aziende quindi vuol dire che è un’attività di tipo imprenditoriale

dove si allevano animali nelle strutture a disposizione, dove si coltivano parte degli elementi per

l’alimentazione degli animali, dove si producono anche altre derrate ovvero i prodotti alimentari.

Dove c’è un allevamento c’è anche un impatto ambientale perché occupano degli spazi, ci sono le

strutture, ci sono le feci e ci sono le urine e tutto ciò deve essere gestito in maniera sicura e nel

rispetto delle buone pratiche agricole. Negli allevamenti ci devono essere la buona gestione della

meccanizzazione e dell’acqua per le coltivazioni e per gli animali.

Quando abbiamo l’apertura di un qualsiasi tipo di allevamento c’è sempre qualcuno che gli dà

fastidio che ci sia un allevamento vicino a lui perché puzza o fa rumore ma per questo ci sono delle

normative a cui attenerci. (sindrome nimby)

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/18 Nutrizione e alimentazione animale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Laurad98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strutture e impianti per animali e allevamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Teramo o del prof Di Domenicantonio Alfredo.
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