Mercati finanziari
Durata e volatilità
Continuando dalla lezione del 19/10: Ci sono alcune variabili (effetti) come la durata. La durata è la prima variabile, dove a parità di cedola, prezzo iniziale e tasso di rendimento, la volatilità aumenta con la durata. La volatilità viene definita in una variazione del prezzo del titolo per una variazione del rendimento. Quando si va sul mercato, l'effetto della variazione dei tassi manifesterà la sua "rilevanza" secondo diversi titoli che si ha sul portafoglio; aver un portafoglio di un certo tipo rispetto ad un portafoglio di un altro tipo potrebbe quindi portare a dei benefici in termini di "miglioramento" o "peggioramento" del portafoglio.
"...La volatilità aumenta con la durata" dalla definizione si desume che, avere un portafoglio di durata lunga comporta un maggior rischio rispetto ad avere un portafoglio di durata breve; si parla qui di rischio di tipo finanziario, cioè quel rischio a cui si potrà avere un effetto positivo o negativo (a differenza di quello assicurativo).
- In caso di aumento dei tassi, si detengono i titoli con durata più breve; l'effetto della variazione prezzo-rendimento si manifesta, ma l'entità è di portata più limitata rispetto al caso in cui si dovesse detener titoli con durata più a lungo. Comportamento Difensivo;
- In caso di una diminuzione dei tassi, si ha un massimo effetto variazione prezzo (upside risk, il rendimento andrà sopra il rendimento medio) che ha connotazioni positive; in questo caso si amplifica l'effetto e la durata del portafoglio. Maggior Prezzo si monetizzano i titoli;
Entità della cedola
Un'altra variabile è l'entità della cedola, cioè nella composizione del portafoglio, più grande è la cedola, minore sarà la variazione di prezzo del titolo, rispetto naturalmente alla cedola piccola.
In termini di rischio, avendo prima dei flussi di cassa che si potranno ottenere, si potrà avere un capitale più basso esposto al rischio; da un capitale iniziale (prezzo del titolo), man mano che si incassano le cedole "più consistenti", si abbassa il rischio; da ciò si capisce che la cedola grande farà "rientrare" prima il capitale messo a rischio; naturalmente se la cedola è piccola, tutto sarà più rischioso in quanto si tiene più "esposto" il capitale investito alle oscillazioni dei tassi.
In caso di rialzo dei tassi quindi sarà conveniente detenere titoli con cedola grande (beneficio dell’effetto reinvestimento, si riduce la quota del capitale investito), e viceversa in caso di ribasso dei tassi converrà detenere titoli con cedola piccola o zero coupon eventualmente (si guadagna di più).
Strategie di gestione attiva
Da qui possono scaturire due strategie derivanti dalla gestione attiva (previsione sui tassi → accuratezza della previsione):
- Strategia aggressiva, con una diminuzione dei tassi in aumento, si mantengono titoli con cedola piccola o titoli zero coupon, e quindi si è orientati verso l’effetto prezzo;
- Strategia difensiva, con un aumento dei tassi in diminuzione, si mantengono i titoli con cedola più grande (non di lunga durata), ma perché si vuole che la variazione del prezzo sia più "contenuta", anche se un problema potrebbe essere la valorizzazione del portafoglio (si avrà un TIR più alto e meno volatile);
Frequenza della cedola
Un'altra variabile è la frequenza cedola, cioè si è in presenza di titoli con cedole infrannuali (semestrale, trimestrale); in questo caso si definisce la frequenza della cedola parlando dei titoli con cedola poco frequente, essi hanno una variabilità di prezzo maggiore di quelli con cedola frequente; il titolo con cedola annuale avrebbe una variabilità di prezzo maggiore rispetto a quei titoli con cedola frequente.
Con una frequenza di cedola più ripetuta si entra nell'ottica di recupero del capitale. Un esempio può esser fatto su una cedola trimestrale; infatti avendo un titolo con cedole trimestrali, si andrà ad incassarle più volte nel corso di un anno rispetto naturalmente a titoli che hanno cedole annuali, naturalmente da questo si capisce come il capitale sia meno esposto.
In caso di ribasso dei tassi, si detengono i titoli con cedola annuale (frequenza più bassa), proprio perché la variazione di prezzo sarà maggiore, più marcata; in caso di rialzo dei tassi naturalmente si prediligono quelli con frequenza più alta (cedola infrannuale), perché il flusso riabbassa il tempo di rientro del capitale investito, e perché avendo la possibilità dei tassi a rialzo, si avrà un flusso infrannuale da incassare e reinvestito a tassi sempre più alti.
Tasso di rendimento
Un'altra variabile ancora è il tasso di rendimento (YTM): si parla del rendimento alla scadenza del titolo. Con basso YTM si avranno attività più reattive, e quindi una maggiore volatilità di prezzo. C’è da dire che il titolo con TIR minore è più volatile.
In caso quindi di ribasso dei tassi, si detengono i titoli con il rendimento più basso (che avranno variazioni/escursioni più alti di prezzo); in caso di rialzo dei tassi, si preferisce i titoli che hanno il rendimento effettivo più elevato, perché sono più "scarsamente" reattivi, e danno la possibilità di reinvestire i flussi a tassi più alti; la logica/ragionamento è che si ha un capitale iniziale in uscita (capitale che consente di acquistare il titolo), ed a seconda delle variabili che si va a toccare, l’obiettivo è di veder qual è il titolo che "abbassa" il rientro del capitale investito.
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