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Allora il problema è, quali sono i diritti che possono subire un pregiudizio imminente e irreparabile.

Grande problema!!!

Sicuramente, come primo approccio possiamo dire che i diritti relativi,i diritti di obbligazione,

laddove lesi, possono essere riparati. La lesione da obbligazione come viene riparata? Quale è il

rimedio all’inadempimento dell’obbligazione? Il risarcimento, bravissimi.

Quindi la lesione dell'obbligazione, di per se sembrerebbe riparabile: se non mi dai 100 oggi mi dai

100 con gli interessi. Il risarcimento dei danni! Il risarcimento dei danni in genere ripara.

Mentre sull’altro versante abbiamo i diritti assoluti. Il diritto alla salute: se oggi perdo un braccio

perchè non riesco ad ottenere dal servizio sanitario nazionale la medicina che, laddove assunta entro

la fine del mese mi impedisce una cancrena del braccio altrimenti non è possibile evitare

l’amputazione del braccio.

Secondo voi, una volta che mi sarà stato amputato il braccio, io potrò ottenere la riparazione di

quello che ho sofferto? Cioè il risarcimento dei danni, eviterà il pregiudizio irreparabile derivante

dall’amputazione del braccio? Evidentemente no! comunque io sono stato menomato nella mia

salute. Se mi è impedito di abitare nel mio appartamento per due anni, il fatto che poi ti danno dei

soldi per riparare, è la stessa cosa secondo voi? Non è la stesa cosa. E così via.

La lesione del diritto assoluto tendenzialmente non consente una vera e propria riparazione. Il

risarcimento dei danni ripara esattamente la lesione del diritto d’obbligazione ma non la lesione del

diritto assoluto. E quindi, da un lato potremmo dire, in via di approssimazione, se vi è in gioco un

diritto assoluto c’è sempre la possibilità di ricorrere all’art. 700 qualora ci siano i presupposti, se

viene in gioco un diritto d’obbligazione no.

Ma anche in questo caso dobbiamo essere più concreti perché? Possono esserci delle ipotesi in cui,

da un lato sia quasi certo che l'inadempimento di una obbligazione, entro un determinato periodo,

comporterà la impossibilità di ottenere anche in futuro non soltanto l'adempimento ma anche il

risarcimento dei danni. Dal lato del debitore.

Dall’altro, può darsi che l'inadempimento dell'obbligazione arrechi a me, mediatamente,

indirettamente la lesione di un diritto assoluto. Se i soldi dello stipendio a me servono per comprare

le medicine, è vero che qua si tratta della lesione di un diritto relativo, però sequestrare il

patrimonio del mio debitore, ammesso che vi siano i presupposti, perché magari il mio debitore è

anche un miliardario, facoltoso, che non rischia di disperdere la garanzia del suo credito, ma

sequestrare quel patrimonio a me non serve per evitare il danno alla salute, io devo comprare le

medicine, o riesco ad avere una anticipazione sul mio credito, oppure le medicine non le compro. Se

io non ricevo la retribuzione a fine mese non ho da fare campare la mia famiglia e quindi dice, ma

c’è il sequestro, si ma il sequestro non mi serve, a me non interessa sequestrare i beni del mio

datore di lavoro, a me interessa avere i soldi per mangiare.

Capite quindi come questa netta separazione tra diritti di obbligazione e diritti assoluti non ci deve

far dimenticare che la lesione del diritto di obbligazione potrebbe determinare la lesione di un

diritto assoluto. Allora pur essendo io un creditore di un diritto di obbligazione che astrattamente

non potrebbe essere tutelato ex art. 700, potrei allegare che quell’inadempimento mi arreca un

danno al mio diritto assoluto, danno che non sarebbe poi riparabile. Se i soldi me li dai tra tre anni,

nel frattempo siamo morti di fame tutti nella mia famiglia, non ci siamo curati, abbiamo sofferto il

freddo, non abbiamo pagato il riscaldamento e così via. Va bene?

Sicuramente è interessante questa ripartizione diritti assoluti diritti relativi, ed è secondo me proprio

il criterio che ci deve guidare, ma dobbiamo andare a guardare nel concreto, ma poi nel concreto

questo inadempimento, effettivamente, potrà essere riparato? E se la mia impresa fallisce nel

frattempo, se sto fallendo o mi paghi o fallisco! Dice ma poi prendi il risarcimento dei danni, e

intanto sono fallito, non è la stessa cosa.

Torniamo alla reintegra. […]

Un lavoratore lamenta un licenziamento ingiustificato e che vuole ottenere reintegra nel posto di

lavoro, può, abbiamo detto astrattamente, chiedere anche un provv.to cautelare anticipatorio degli

effetti della reintegra.

In questo caso lo dovrebbe chiedere ex art.700 perchè non c'è un provvedimento cautelare tipico,

ma per chiedere un provvedimento anticipatorio di reintegra ex art. 700, occorre che dimostri un,

oltre al fumus boni iuris, un pregiudizio imminente e irreparabile.

Che tipo di pregiudizio voi fareste valere se foste degli avvocati?

Lei è l’avvocato di un lavoratore, vuole impugnare il licenziamento ma vorrebbe ottenere un

provvedimento di reintegra in via cautelare, che cosa racconterebbe al giudice? Qualcuno ha

qualche idea? Noi dobbiamo dire al giudice guarda che io sono stato licenziato ingiustamente, non

posso aspettare la sentenza perché nel frattempo potrei subire un pregiudizio irreparabile, che tipo

di pregiudizio possiamo far valere? una ragazza dice: “quello che abbiamo detto prima, che non

potrebbe mandare avanti la sua famiglia, nel frattempo non avrebbe la possibilità di trovarsi un

lavoro..”sicuramente! Questo è uno, diciamo, l’approccio più semplice, quello che normalmente

viene riconosciuto dai giudici romani come un approccio plausibile per dare un 700.

Cioè si dice, se il lavoratore licenziato allega di non avere altre fonti di sostentamento può ottenere

una reintegra in via cautelare perché quella reintegra è ciò che gli evita un pregiudizio irreparabile.

Benissimo. I giudici romani tendenzialmente si fermano qua, cioè dicono, e in nessun altro caso! In

nessun altro caso significa che ci sono state sentenze, cioè ordinanze cautelari che hanno detto, non

hai diritto al provvedimento cautelare di reintegra nemmeno se, ti hanno licenziato dicendoti “sei

uno sporco negro”! Non c’era scritto cosi, nemmeno nel caso di licenziamento discriminatorio.

Questo è. E infatti il licenziamento discriminatorio non aiuterebbe. Perché in questo caso non viene

in considerazione la lesione di un diritto assoluto. Voi sottoscrivereste una cosa di questo genere?

Qual è il diritto assoluto che viene in considerazione? Una ragazza dice: “primo alla non

discriminazione”, Ruffini dice: “diritto alla dignità personale!”. È chiaro, quello è un diritto

assoluto, ci mancherebbe altro!

E se io vi dicessi che in una di queste ordinanze c’è stato scritto che non poteva essere concessa la

reintegra, premetto che era una causa che ho fatto io, poi la reintegra l’ho ottenuta alla fine della

causa, ma in via cautelare l’hanno negata, nel caso di licenziamento discriminatorio, nel ruolo di

questa sentenza c’era scritto, in quanto come è noto, come è noto, il provvedimento cautelare ex

art. 700 non possono mai essere dati nel caso di lesione di diritti assoluti. La sottoscrivereste una

sentenza di questo genere? No! Perché bisogna essere severi agi esami? Perché voi uscite di qua,

andate a fare i magistrati e scrivete queste cose, non va bene.

I provvedimenti cautelari ex art. 700 possono essere dati soprattutto se c'è la lesione di un diritto

assoluto.

Il problema è per i diritti non assoluti, non per i diritti non assoluti ovviamente.

E dire che non c'è la lesione di un diritto assoluto nel caso di licenziamento discriminatorio è ai

pazzi. Ha ragione la collega quando dice, sicuramente se io ho la possibilità di dire, sto morendo di

fame, quella è la cosa che avvocatescamente funziona di più, produce [].. e fai vedere che non hai

altre fonti di sostentamento. Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia, altri diritti assoluti che

possono essere lesi.

Ma in realtà, per farvi capire, il vero problema, perché è in qualche maniera legato alla

strumentalità, la vera, diciamo, difficoltà nel concedere la tutela cautelare del lavoratore licenziato,

questo è un banco di prova notevole per capire i problemi, questo della reintegra, è questo. Si dice,

attenzione la, e questo è il ragionamento per il quale prevale la tesi della collega, cioè prevale come

esclusiva. Si dice, la sentenza di reintegra in realtà, può essere eseguita in via coattiva, soltanto per

quanto riguarda l’obbligazione monetaria. Cioè una volta che il giudice abbia riordinato la reintegra

nel posto di lavoro, se il datore di lavoro non ottempera, l’unica cosa che può fare il lavoratore, è

ottenere in via esecutiva il pagamento della retribuzione, non può pretendere di essere reintegrato

manu militari nell’azienda. Salvo casi che ci sono stati, si ritiene sostanzialmente che non sia

ragionevole pensare che l’ufficiale giudiziario accompagni ogni mattina il lavoratore ai cancelli

della fabbrica, lo faccia entrare, lo faccia accomodare in fabbrica e gli dia anche le istruzioni di

quello che deve fare, perchè se il datore di lavoro non vuole collaborare non basta nemmeno

portarlo fisicamente dentro l’azienda, una volta che lo hai fatto entrare che fa? Comunque lesa la

sua dignità se non gli fai fare niente. Cioè il datore di lavoro può farlo entrare in azienda a dirgli,

mettiti lì, faccia al muro, oppure seduto qui, quando finisce l’orario esci. Anche qua, in questo caso

la tua dignità sarebbe messa sotto i piedi, perché ho diritto all’esplicazione della mia personalità nei

luoghi ecc. ecc. no? diritto costituzionale ve lo ricordate. Se non mi fai lavorare stai ledendo il

diritto alla esplicazione della mia personalità, stai ledendo un diritto assoluto. Ma dice la

giurisprudenza che questo diritto non posso realizzarlo coattivamente perché non si può obbligare

l’ufficiale giudiziario che ti faccia entrare e si metta a dire che cosa devi fare, che cosa adesso fai

questo fai questo, lo deve fare l’ufficiale giudiziario? Lo fa il datore di lavoro.

Allora, dice la giurisprudenza, equivocando sulla strumentalità, siccome tu non potresti eseguire

coattivamente questo provvedimento, ma soltanto la condanna al pagamento della somma di denaro,

allora, il pericolo di danno irreparabile deve derivare dalla mancata percezione della retribuzione.

Chiaro? Perché rispetto alla reintegra in quanto tale, il provvedimento cautelare che tu richiedi, non

sarebbe strumentale rispetto alla attività esecutiva.

Ma qua c'è un equivoco, perchè non è affatto vero che ciò che non può essere realizzato

coattivamente non possa essere ordinato dal giudice.

La strumentalità va misurata non con riferimento all'attività esecutiva, ma con riferimento alla

cognitiva. Se il giudice può ordinare la reintegra, il giudice in via cautelare può ordinare la

reintegra. Dice ma poi non può eseguirla coattivamente. Sicuramente è vero, però l'inadempimento

all'obbligo di reintegra è autonomamente sanzionabile, è un ulteriore illecito che pone in essere il

datore di lavoro, che si renderebbe responsabile nei confronti dell’ordinamento, sia per avere

licenziato illegittimamente un soggetto, sia per non avergli consentito di esercitare le sue mansioni a

seguito dell’ordine di reintegro.

I milanesi, i giudici milanesi, da questo punto di vista sono più convincenti. Loro immaginano un

risarcimento del danno da mancata reintegra, che è una cosa diversa. Il risarcimento del danno da

licenziamento, perché quello che il giudice ti, dopo di che, se non ti reintegro, ci metto il carico da

90, tu non dai all’impiegato i suoi diritti, ti condanno perché non è stato reintegrato.

A questo punto, chiaramente, in questa chiave, il diritto cautelare di reintegra ha un altro senso: io te

lo do, tu non lo fai, benissimo, ma ti rendi responsabile di un duplice illecito e questo comporta una

sanzione indiretta ad eseguire. Va bene?

Torniamo a noi?

Strumentali: strumentali non rispetto alla sentenza esecutiva, rispetto alle ragioni (?)

Provvisori.

Ma c’è un ulteriore elemento, la cosiddetta non autosufficienza.

La non autosufficienza è un corollario della strumentalità. Ma un corollario non necessario o meglio

non più necessario. Per tanti anni abbiamo creduto che il carattere di strumentalità della tutela

cautelare, determinasse necessariamente la sua non autosufficienza, sempre e comunque.

Che cosa significa “non autosufficienza”? che cosa ha sempre significato? Non autosufficienza che

in passato non veniva nemmeno notata come un elemento ulteriore, perché si riteneva essere un

portato imprescindibile della strumentalità.

Si diceva visto che il provvedimento cautelare è strumentale rispetto ad una futura decisione di

merito, allora tu, qualora l’abbia ottenuto nel corso di un processo di merito, hai l’onere di coltivare

questo processo di merito, fino alla sentenza definitiva, perché se abbandoni il processo di merito,

visto che il provvedimento cautelare era strumentale rispetto alla sentenza di merito, se tu

abbandoni il processo di merito, e quindi non, dimostri di non aspirare più alla sentenza definitiva,

il provvedimento cautelare diventa? Nessuno risponde.

Allora ricominciamo. Se il provvedimento cautelare è strumentale rispetto alla decisione di merito e

tu l’hai ottenuto nel corso di un processo di merito, finalizzato ad ottenere una certa sentenza

rispetto la quale il procedimento di merito era strumentale, e poi abbandoni il processo di merito,

dimostrando di non voler più la sentenza, il provvedimento cautelare, che era stato emanato nella,

in attesa di quella sentenza, come diventa in questa logica?

Allora, ripetiamo, ragioniamo, perché dovete ragionare, non indovinare, ragionare. Si riteneva che

la non autosufficienza fosse una conseguenza necessaria della strumentalità. Ok? Cioè che siccome

io chiedevo ed ottenevo un provvedimento cautelare in funzione di una futura decisione di merito,

qualora avessi ottenuto questo provvedimento nel corso di un processo di merito diretto ad ottenere

nel processo sentenza, e poi abbandonassi il processo di merito, dimostrando di non volere più

quella sentenza, il provvedimento cautelare che avevo ottenuto strumentalmente a quella futura

decisione diventava? Una ragazza dice inutile. Ruffini dice: inutile non è una, diciamo definizione

che non ha nulla di giuridico. Poco fa lei aveva detto una cosa più carina, aveva detto, viene

caducato. Diviene inefficace, cioè viene travolto.

Se io ti do questo procedimento cautelare in vista della futura decisione di merito, ci siamo? E poi

tu abbandoni il processo di merito, si può ritenere che il provvedimento cautelare divenga

inefficace, venga travolto. È chiaro?

Viceversa, qualora io ottengo un provvedimento cautelare prima ancora di incardinare il giudizio di

merito dicendo al giudice: io voglio incardinare il processo di merito per ottenere questa sentenza,

però ci metterà tanto quel giudice di merito, intanto allora provvedimento cautelare, il giudice te lo

da, che cosa prevedeva secondo voi l’ordinamento in quella fattispecie, in virtù del fatto della

strumentalità? Se veniva concesso un provvedimento cautelare prima ancora che venisse

incardinato il processo di merito, il giudice ti poteva anche dare il provvedimento cautelare, ma nel

dartelo che cosa ti poteva imporre? Un termine per instaurare il processo di merito; e se io non

rispettavo il termine, il provvedimento cautelare? Perdeva efficacia. Era, diciamo, lineare, la

strumentalità, questo è quello che insegnavano a noi.

La strumentalità porta a questo che, se quello adotta il provvedimento cautelare in corso di causa,

hai l’onere di coltivare la causa fino alla sentenza di merito, perché se non lo fai il provvedimento

cautelare che avremmo ottenuto, perde efficacia. Se l'hai ottenuto prima della causa, hai l'onere di

iniziare la causa entro un termine perentorio perchè se non lo fai il provvedimento cautelare perde

efficacia, e una volta che l’hai iniziato entro il termine perentorio, hai anche l’onere di coltivarlo

fino alla decisione di merito perchè se non lo fai, il provvedimento cautelare perde efficacia.

Quindi, da questo punto di vista, strumentalità significa sempre e comunque non autosufficienza,

cioè il provvedimento cautelare poteva vivere se e nella misura in cui c'era o, fosse stato instaurato

entro un termine perentorio, un processo di merito al quale appoggiarsi.

In mancanza del processo di merito, o dell’instaurazione entro il termine perentorio del processo di

merito, il provvedimento cautelare cadeva, da solo non poteva starci, aveva bisogno di questa

stampella. Va bene? Ok!

Però la giustizia civile italiana è una giustizia civile al collasso. E quindi tutti abbiamo cercato di

farci venire qualche idea per alleggerire il carico degli uffici giudiziari e rendere più efficiente la

giustizia: questo è lo scenario.

Tra le idee che sono venute, c’è stata questa: distinguiamo tra provvedimenti cautelari conservativi

e provvedimenti cautelari anticipatori. Questo è quello che diceva la dottrina eh, poi vedremo come

il legislatore è riuscito anche in questo caso a scrivere le norme in maniera bizzarra. La dottrina

diceva, distinguiamo tra provv.ti cautelari conservativi e anticipatori.

Il provvedimento cautelare conservativo, di per se, non è un provvedimento che è idoneo a

dettare indefinitamente destinato a durare nel tempo una disciplina del rapporto giuridico

controverso. Perchè è un provvedimento che blocca la circolazione dei beni, è un provvedimento

che è intrinsecamente destinato a durare un tempo limitato, non possiamo immaginare che un bene

sia sequestrato per l'eternità.

Però, un provvedimento anticipatorio, cioè un provvedimento che anticipi gli effetti della futura

decisione, potrebbe anche soddisfare gli interessi delle parti al punto che le parti al rischio di un

processo di merito lungo, potrebbero preferire acquietarsi di fronte al provvedimento anticipatorio e

dire, benissimo, vabbè, regoliamo i nostri rapporti provvisoriamente come ha detto il giudice, poi

semmai un domani uno di volesse una causa di merito la fa e farà dettare una disciplina definitiva.

O altrimenti regoliamoci senza efficacia di giudicato in questa maniera.

Chiaro? Provvedimento anticipatorio quindi diventa un provvedimento autosufficiente, non ha

bisogno più del processo di merito per rimanere in piedi. Se le parti non instaurano un processo di

merito, perché dimostrano di non avere interesse al processo di merito, o abbandonano il processo

di merito, perchè dimostrano di non avere interesse al processo di merito, cioè alla sentenza avente

la tutela di giudicato, ciò non significa che non sono interessati al provvedimento anticipatorio, non

sono interessati alla sentenza perchè ormai hanno già ottenuto gli effetti anticipati dal

provvedimento cautelare. Va bene?

Allora il provvedimento cautelare anticipatorio, può essere reso, dice la dottrina, possiamo

consentire che sia reso, anche senza che la parte sia costretta poi ad instaurare entro un termine

perentorio il processo di merito.

[…]poi il processo lo possono instaurare. Ma se nessuna delle parti lo vuole instaurare, noi

sostanzialmente, non ce ne può importare nulla. Sono cavoli loro.

Esempio. Viene trasferita una lavoratrice a Milano, a settembre, sta per iniziare la scuola, la

lavoratrice, nel caso di specie, aveva un matrimonio annullato, aveva due figli minori. Trasferirsi a

Milano era un problema, cioè nel senso dall’oggi al domani andare a Milano era un problema. Si

rivolge al giudice e chiede che sia sospesa, ex. Art 700, l'efficacia del provvedimento di

trasferimento. Ottiene la sospensiva di questo provvedimento che, in pratica anticipa gli effetti della

sentenza che dichiara nullo il trasferimento. Il datore di lavoro a Milano c’ha mandato un altro, o ha

assunto un altro, non mi ricordo, in qualche maniera. Quindi non aveva interesse il datore di lavoro,

a quel punto alla causa di merito per fare accertare che il trasferimento era legittimo, perchè tanto a

quello gli serviva uno a settembre a Milano, anche per lui, sapere dopo quattro anni che quattro anni

prima avrebbe potuto mandare la mia cliente a Milano non cambia, sarebbe stato abbastanza

sconsolante come vittoria no? allora, la mia cliente non aveva bisogno di altro che non andare a

milano, sostanzialmente rinunciava ad ottenere ulteriori provvedimenti, l’importante è che nessuno

la mandasse a milano, nessuno ha instaurato la causa di merito e ancora oggi, questa lavora a roma,

a milano ci sta un altro. Può darsi che un domani qualcuno instauri una causa di merito per far

accertare che il trasferimento fosse legittimo o illegittimo, lo ritengo abbastanza improbabile.

Cioè il legislatore che cosa ha introdotto?

Ha introdotto il principio, stabiliscano le parti se la vogliono sta decisione di merito. Perché quando

il provv.to cautelare anticipa gli effetti, può darsi che le parti si accontentino di quegli effetti e se si

accontentano degli effetti, non soltanto a noi non interessa niente, ma tutti noi siamo contenti perché

in realtà abbiamo un minor carico di […] giustizia, sappiamo tutti che se dovremo andare in

tribunale a far difendere la nostra tesi, avremo un giudice un po’ meno impegnato perché questi due

hanno ritenuto saggiamente, di accontentarsi degli effetti anticipatori del provvedimento cautelare.

È chiaro?

Come l’hanno scritta la norma però? L'hanno scritta in maniera strana perché, sostanzialmente, la

prendiamo. Per una sorta di sciatteria del legislatore, semmai diventaste legislatori la punteggiatura,

la costruzione dei, è fondamentale perché se si scrivono male le norme, si prestano a interpretazioni

le più buffe!

Art. 669 octies. Provvedimento di accoglimento.

Al 1°comma ci dice che

“L’ordinanza di accoglimento, ove la domanda sia stata proposta prima dell’inizio della causa di

merito, deve fissare un termine perentorio non superiore a sessanta giorni per l’inizio del giudizio

di merito,[…]”

E questa era la regola che vi dicevo prima , valida per qualunque provvedimento cautelare.

Scendiamo al 6° comma

“Le disposizioni di cui al presente articolo e al primo comma dell’articolo 669-novies,

che è la norma che riguarda le conseguenze della mancata instaurazione nel termine oppure

dell’estinzione del processo di merito, cioè queste due norme, quelle che prevedono l’inefficacia del

provvedimento cautelare se non inizia il processo di merito o lo lascia estingue,

non si applicano ai provvedimenti di urgenza emessi ai sensi dell’articolo 700

questi qua di cui abbiamo parlato

e agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito, previsti

dal codice civile o da leggi speciali, nonché ai provvedimenti emessi a seguito di denunzia di nuova

opera o di danno temuto[…]”

Ora, che cosa è successo qui? Chi ha scritto questa norma, sostanzialmente, dietro c’è sempre la

dottrina e, non è che..! chi ha scritto questa norma, voleva fare passare la sua particolare concezione

dottrinale secondo cui i provvedimenti ex art.700 sono idonei ad assicurare, ad anticipare dal punto

di vista degli effetti […] del provvedimento. Cosa esatta, però lo scrivi in un manuale, non usi la

riforma legislativa perché fai un casino sennò, chiaro?

Fai un manuale, un libro sui provvedimenti urgenti e spieghi che i provvedimenti cautelari ex art.

700 sono idonei ad anticipare gli effetti.

Perché c’era bisogno di questa precisazione? Perchè se voi guardate l'art. 700, l’art. 700 non

adopera il termine anticipare. L’art. 700 adopera il termine “assicurare”.

Art. 700. Condizioni per la concessione.

“[…]i provvedimenti d'urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare

provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito”.

Allora c'era un dibattito dottrinale ma l'art.700 dicendo che il giudice “emette i provvedimenti più

idonei ad assicurare gli effetti della sentenza di merito” consente anche di anticipare gli effetti?

Ma era un dibattito abbastanza, diciamo, superato, si, erano tutti d'accordo, ovviamente ex art.700 il

provvedimento più idoneo ad assicurare può darsi, che se al fine di assicurare, fosse stato necessario

anticipare, potresti anche anticipare. Va bene?

Però c'era che chi diceva che il provvedimento ex art. 700 ha sempre carattere anticipatorio, cosa

che non è vero, non necessariamente, perché sarebbe assurdo. Se deve essere il provvedimento più


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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Giurisprudenza
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mirko.avallone di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Procedura civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pontificia Università Lateranense - PUL o del prof Ruffini Giuseppe.

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