Lezione del 06/10/15: Politica economica
Nella lezione precedente abbiamo esaminato le caratteristiche dell’equilibrio macroeconomico dei modelli dal lato della domanda. Ciò che abbiamo discusso è la nozione di equilibrio macroeconomico al quale faremo riferimento durante tutto il corso di politica economica. Si tratta di un equilibrio dal lato della domanda, non dal lato dell’offerta.
Equilibrio dal lato della domanda
La questione è che quando definiamo l’equilibrio dal lato della domanda, c’è il problema che la domanda crea il prodotto, ma allo stesso tempo il prodotto crea la domanda. La funzione del consumo è questa, cioè una volta che usciamo dall’ottica del pieno impiego e ci muoviamo su qualsiasi livello di attivazione delle risorse produttive, il livello del consumo varia con il prodotto. Quindi, abbiamo un meccanismo che dalla domanda ci porta alla produzione e dalla produzione ci porta alla domanda: il moltiplicatore. Ci siamo accertati del fatto che, nonostante ci sia questa interazione “a doppia via”, è possibile definire un equilibrio macroeconomico. Oppure, detta in termini “un po’ meno economici”: la serie economica è convergente, cioè i rounds di spesa indotta sono sempre più piccoli.
Relazione tra risparmio ed investimento
Questo tipo di nozione dell’equilibrio macroeconomico può essere vista da due angolazioni:
- Relazione tra risparmio ed investimento.
Il vantaggio di guardare la faccenda dal punto di vista della relazione tra risparmio ed investimento è che quel tipo di prospettiva ci consente un più agevole confronto con i modelli del pieno impiego. Anche nel modello del pieno impiego abbiamo visto come la relazione tra risparmio ed investimento sia centrale per garantire che qualsiasi livello di produzione abbia una domanda ad esso corrispondente. Abbiamo visto pure che quel tipo di relazione è assicurata dalle variazioni del tasso di interesse, cioè le variazioni del tasso di interesse fanno sì che la scheda dei fondi dati a prestito e la scheda dei fondi presi a prestito coincidano.
Ora, qualsiasi nozione di equilibrio macroeconomico deve essere basata su un’eguaglianza ex-ante tra investimenti e risparmio, cioè investimenti desiderati e risparmio desiderato devono essere uguali, perché altrimenti non è un equilibrio macroeconomico. Solo che, nel modello keynesiano non è il tasso di interesse a fare questo lavoro, ma sono le variazioni del reddito, in altre parole sono le variazioni dei livelli di attività. Perché quella formulazione alternativa in termini di risparmio ed investimento è un cambio di prospettiva che ci mette nella posizione più favorevole per operare un confronto tra i modelli del pieno impiego e i modelli della domanda.
Determinazione del tasso di interesse
Naturalmente, resta aperto nell’ambito dei modelli di domanda, il problema della determinazione del tasso di interesse. Perché nel modello del pieno impiego abbiamo una teoria dei livelli di attività di pieno impiego supportata da una teoria del tasso di interesse, cioè curva del risparmio e curva dell’investimento. Ora noi stiamo dicendo che risparmio ed investimento non sono fatti dal tasso di interesse, ma allora come si determina, nel modello keynesiano, il tasso di interesse?
Qui c’è uno degli aspetti fondamentali dell’innovazione dell’economia keynesiana: il tasso di interesse non è la variabile che pone in equilibrio risparmio ed investimento, ma è la variabile che pone in equilibrio domanda ed offerta di moneta. In altre parole, emerge una teoria monetaria del tasso di interesse. Questa cosa ha implicazioni enormi che caratterizzeranno tutto il corso di politica economica perché, se da un lato il risparmio e l’investimento non sono resi uguali dall’interesse ma dai livelli del reddito, noi abbiamo un equilibrio di sottoccupazione e quindi emergerà il ruolo per lo stato come creatore di domanda programmata e quindi come creatore di prodotto ed occupazione.
Ruolo della Banca Centrale
Invece, dall’altro lato, se il tasso d’interesse mette insieme non più risparmio ed investimento ma domanda ed offerta di moneta, allora il tasso di interesse può essere influenzato da chi offre la moneta, vale a dire la Banca Centrale. In altre parole, il tasso di interesse diventa una delle principali variabili di politica economica.
Nell’ambito della lezione odierna, non ci porremmo tante questioni relative al modo in cui le autorità di politica economica fissano il tasso di interesse, ma ragioneremo in modo del tutto analogo a quello che abbiamo esplorato nel corso di macroeconomia, cioè data un’offerta di moneta ed una domanda di moneta, come queste condizioni interagiscono con le condizioni dell’equilibrio reale. Potremmo dire che la maggior parte del corso di politica economica mira ad approfondire un quesito che è rimasto un po’ in ombra nel corso di macroeconomia, cioè: “Con quali modalità e con quali finalità la Banca Centrale muta l’offerta di moneta?”.
In altre parole: “Per quale motivo la Banca Centrale esercita un controllo sui tassi di interesse e quali sono gli obiettivi che la Banca Centrale persegue fissando il tasso di interesse?”. La natura di questo quesito è un po’ banale nell’ambito del ragionamento a prezzi fissi perché vedremo (alla fine della lezione odierna) che un tasso di interesse più basso porta ad una spesa pubblica più alta, c’è più domanda e quindi c’è più produzione, di conseguenza c’è più occupazione. Quindi, se ci facciamo questa domanda, la Banca Centrale deve accrescere il più possibile l’occupazione e deve ridurre il più possibile il tasso di interesse.
Politica economica e inflazione
Invece, nell’ambito dei modelli a prezzi variabili, la questione si pone in termini diversi, perché la crescita dell’occupazione e della produzione potrebbe accompagnarsi alla crescita dei prezzi, e c’è poi inflazione. Allora la politica economica diventa un po’ la scelta delle autorità tra i desiderati livelli occupazionali più elevati e gli indesiderati effetti inflazionistici di questi livelli occupazionali più elevati. In altre parole, emergono dei problemi di trade-off tra gli obiettivi di politica economica, che si accresceranno ancora di più quando riferiremo questo discorso non più ad un’economia chiusa ma ad un’economia aperta. Allora ci chiederemo se l’obiettivo di politica economica è aumentare la domanda, e quindi la produzione interna, entra in conflitto con l’obiettivo della stabilità dei prezzi? Entra in conflitto con l’obiettivo della bilancia dei pagamenti?
Ecco che si definisce, nel discorso più ampio, il discorso della politica economica tanto riferito ad un’economia chiusa a prezzi variabili, quanto ad un’economia aperta a prezzi variabili, quindi si considera il quadro completo delle relazioni.
Nella lezione precedente, ci siamo fermati ad un’analisi dell’equilibrio macroeconomico che semplificava il discorso riferendo il caso ad un’economia chiusa nella quale non era presente il settore pubblico. Ora si tratta di riformulare la condizione di equilibrio tirando in ballo il settore pubblico, e soprattutto mettendo in evidenza il ruolo del tasso di interesse. Perché? Noi già ci siamo resi conto del fatto che il reddito di equilibrio che abbiamo individuato, cioè “y*” è un reddito di equilibrio condizionato, non è l’unico reddito di equilibrio possibile perché dipendeva dai parametri, cioè dalla propensione marginale al consumo, dagli investimenti al tasso di interesse, dipendeva dalle componenti autonome della domanda aggregata, cioè i consumi autonomi e gli investimenti autonomi, e dipendeva poi dal livello del tasso di interesse.
Questo ci porta a dire che non esiste un unico reddito di equilibrio, ma considerate come date le componenti autonome dei consumi e le componenti autonome degli investimenti, esistono tanti livelli del reddito di equilibrio quanti sono i livelli possibili del tasso di interesse. Esploriamo più nel dettaglio questa relazione dal punto di vista grafico, relazione che viene rappresentata dalla curva che rappresenta la relazione chiave che è la curva risparmio-investimento, ovvero la curva IS.
Consideriamo: Y = YD condizione di equilibrio: = c + i + gD (con “g” si intende: spesa pubblica)
- c = + (y - * y)c (con “y piccolo” si intende un’aliquota di imposta proporzionale)
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4 Lez Prof Militello Cipro
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Archeologia greca - Mod I, Lez 1-2-3-4