Modulo didattico 1 – Il sistema economico e la sua evoluzione storica
Unità didattica 3 – L’evoluzione storica dei sistemi economici
Ad integrazione di quanto contenuto nel libro di testo alle pp. 326-344, puoi trovare nelle seguenti dispense degli approfondimenti degli argomenti trattati a lezione. Vengono anche introdotti alcuni concetti di cui si è solo accennato a lezione – la legge della domanda e dell’offerta, il P.I.L., il debito pubblico – e che saranno meglio approfonditi in seconda. Oltre a leggere con attenzione, prova ad individuare di ogni pagina la parola o il concetto chiave e prova a rispondere alle domande poste a margine dei principali argomenti. Nel farlo, poni a mente non solo ciò che hai già studiato e ciò di cui si è discusso a lezione, ma anche ciò che hai letto sui giornali e sul web, ciò che hai sentito alla radio ed alla televisione o, perché no, durante le discussioni con i genitori o con gli amici. Chissà che la lettura di queste dispense non ti spinga ad ulteriori approfondimenti su internet, in biblioteca, magari durante l’estate!
Introduzione
L’Europa, gli Stati Uniti e gli altri paesi occidentali industrialmente avanzati, il Giappone, i paesi emergenti (Russia, Cina, India, Brasile, le “tigri asiatiche” Taiwan, Sud Corea, Singapore e Hong Kong, Malesia, Thailandia, Indonesia, Vietnam) o in via di uscita dal sottosviluppo (Messico, Egitto, alcuni paesi africani della fascia del Maghreb) fanno ormai parte di un unico grande mercato globale. Abbiamo visto nella precedente unità didattica quali siano le funzioni dei soggetti economici (imprese – famiglie – Stato), quali siano le relazioni reciproche e cosa significhi per un sistema economico essere “aperto” al resto del mondo, cioè quali siano i rapporti dei soggetti economici con il resto del mondo dal punto di vista reale e dal punto di visto monetario. Abbiamo altresì visto nei due filmati di RAI Educational in cosa consista la terza rivoluzione industriale, quella dell’attuale Kuala Lumpur - Malesia economia della information technology, di internet e del commercio elettronico, come a partire dai anni ’90 sia nata l’attuale economia globalizzata senza più barriere doganali per le merci ed i capitali. Cosa significhi l’emersione prepotente dei sistemi economici in paesi di recente industrializzazione quali la Cina, l’India, il Messico, il Brasile e tanti altri paesi che cercano di uscire dal sottosviluppo. Le imprese concorrono in uno spazio commerciale che copre ormai gran parte del pianeta e che non è governato dai singoli Stati sovrani ma dalle istituzioni finanziarie e del commercio internazionale. Il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.), la Banca Mondiale e il World Trade Organization (W.T.O) sorvegliano e sanzionano eventuali tentazioni protezionistiche di singoli governi nazionali.
Questa configurazione del sistema economico è il frutto dei mutamenti intervenuti nella struttura economica della società, a partire dal basso medioevo, e dell’applicazione delle diverse dottrine e teorie economiche da parte dei governi degli stati nazionali dal XV secolo ad oggi. Nelle pagine seguenti parleremo di alcune tappe fondamentali di tale evoluzione.
Il Medioevo
L’economia feudale tipica (periodo storico che va dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C. sino all’anno 1.000 d.C.) nell’Europa continentale era un’economia basata su un’agricoltura di sussistenza nella quale ogni feudo era tendenzialmente autosufficiente. L’apertura del sistema economico ai commerci con il resto del mondo nel basso medioevo (periodo storico che va dall’anno 1.000 d.C. alla scoperta dell’America avvenuta nel 1492) fu causata dalle innovazioni tecniche e tecnologiche progressivamente introdotte nell’agricoltura, nonché dalla liberazione dei servi della gleba. Ai contadini “liberati” furono affidati terreni al di fuori del feudo in conduzione a mezzadria. Con tale contratto agrario - sviluppatosi in diverse forme dal XI secolo fino ad arrivare alla tipizzazione in forma giuridicamente riconosciuta a partire dal XIII secolo - il proprietario concedeva in uso al mezzadro un fondo completo di abitazione ed attrezzature, chiedendogli come corrispettivo la metà dei prodotti agricoli raccolti o la metà dei guadagni ottenuti con la vendita. Non è un caso che la mezzadria sia stata il contratto agrario regolante la conduzione della maggior parte delle terre coltivabili nell’Italia centro-settentrionale sino agli ’60-’70. Molti studiosi sostengono che la diffusione di tale forma di conduzione agraria favorisse la nascita di uno spirito imprenditoriale nel mezzadro e ciò abbia contribuito in modo decisivo a caratterizzare la peculiare forma dell’attuale sviluppo industriale tipico del nostro territorio: l’industrializzazione dei distretti industriali formati da una rete di piccole imprese nate ai margini di quelle antiche città che rifiorirono a partire dallo sviluppo della civiltà comunale nell’alto medioevo.
Prova a rispondere. Perché secondo te il mezzadro era indotto a produrre di più e meglio rispetto ad un servo della gleba?
L’epoca del mercantilismo
Il mercantilismo non fu tanto una dottrina formale quanto una serie di misure pratiche adottate da molti paesi in Europa tra il XV e il XVIII secolo, finalizzate allo sviluppo delle esportazioni ed all’incremento delle riserve di metalli preziosi, in particolare dell’oro, ritenuto la fonte primaria della ricchezza di una nazione. Per i mercantilisti, l’intervento dello stato era considerato determinante per il raggiungimento di tali obiettivi. La dottrina mercantilista e la politica economica da questa suggerita si sviluppò contemporaneamente alla nascita ed allo sviluppo dei grandi stati nazionali europei. Questi eliminarono le barriere commerciali interne ereditate dal Medioevo e incoraggiarono la nascita e lo sviluppo dell’industria, che rappresentava una fonte di entrate necessaria al mantenimento dei grandi eserciti e degli altri apparati dello stato. Le nascenti grandi potenze europee – Gran Bretagna, Spagna, Francia, Portogallo, Olanda - avviarono inoltre lo sfruttamento delle colonie, considerato un metodo legittimo per fornirsi di metalli preziosi e di materie prime per le industrie. Dalla seconda metà del XVIII secolo il mercantilismo non rappresentava più in modo soddisfacente la realtà economica. L’espansione del commercio internazionale, lo sviluppo dell’industria e della tecnologia aprirono la strada, infatti, alla rivoluzione industriale ed al sistema di libero scambio fondato sulla libertà di iniziativa economica privata.
Prova a rispondere. Cristoforo Colombo nel 1492 per conto di chi intraprese il viaggio che lo portò alla scoperta dell’America? Sarebbe stato ipotizzabile che all’epoca tale esplorazione fosse finanziata da un’impresa privata?
La fisiocrazia
La scuola fisiocratica si sviluppò nel secolo XVIII nella Francia dei filosofi illuministi e il suo fondatore fu François Quesnay (filosofo e medico della corte di Luigi XIV -Méré, 4 giugno 1694 – Versailles, 16 dicembre 1774). Gli esponenti di questa scuola di pensiero sostenevano che esistesse un ordine economico naturale, basato su leggi fisiche necessarie e inderogabili e su leggi morali che l’uomo dovesse adottare nel suo interesse. Compito dell’economia era scoprire le leggi naturali che stavano alla base della produzione e distribuzione dei beni. Veniva teorizzata l’esistenza di un ordine naturale basato sul diritto di ognuno di intraprendere un’attività economica ed arricchirsi. A ciò non doveva frapporsi lo Stato, anzi si riteneva dannoso qualsiasi intervento regolatore del libero mercato. Il limite di questa scuola di pensiero era il principio che solo la natura era produttiva di ricchezza quanto moltiplicatrice dei beni esistenti. L’agricoltura, innanzitutto, ed anche le attività estrattive di materie prime erano le uniche attività economiche veramente produttive, mentre tutte le altre attività, sia quelle industriali che quelle commerciali o di servizio all’industria ed all’agricoltura, risultavano sterili in quanto si limitavano a trasformare i beni prodotti dalla natura.
Prova a rispondere. Pensando al concetto di utilità dei beni economici che abbiamo studiato nell’unità didattica precedente, perché oggi, secondo te, non è accettabile sostenere che l’unica vera ricchezza è quella prodotta dal settore primario?
La teoria liberista
È la dottrina economica fondata sulla libera iniziativa economica privata e sul libero commercio e sulla visione di una naturale tendenza armonica del mercato. Con la formula laissez faire, laissez passer, intendeva proporre l'abbattimento di qualsiasi vincolo alla piena libertà economica, relegando lo Stato a puro garante del funzionamento del libero mercato. Il liberismo nacque nella Gran Bretagna della seconda metà del VIII secolo, con gli studi di Adam Smith ed accompagnò gli sviluppi della prima e della seconda rivoluzione industriale. Nella storia economica dell'Ottocento e del Novecento fasi liberistiche si sono alternate, soprattutto nei paesi, come l’Italia, di seconda industrializzazione a fasi protezionistiche. In declino dopo la Prima guerra mondiale con la grande crisi del ‘29, la teoria liberista, seppur variamente combinata con le acquisizioni keynesiane, tornò dominante dopo la seconda guerra mondiale, allorché si amplia il mercato internazionale e si abbattimento le tariffe doganali fra i paesi europei. Negli anni ottanta i neoliberisti hanno ispirato negli Stati Uniti ed in vari paesi europei un vasto processo di privatizzazione di imprese pubbliche e di liberalizzazione di mercati caratterizzati da monopoli pubblici e privati. Infine può considerarsi un’applicazione della teoria neoliberista la cosiddetta globalizzazione economica iniziata nei primi anni novanta con il progressivo estendersi di aree economiche prive di barriere doganali, prima in Europa, poi nel continente Americano e quindi in gran parte del mondo, a seguito degli accordi internazionali siglati in sede di WTO (World Trade Organization).
Approfondimento - Adam Smith
(Kirkcaldy, 5 giugno 1723 – Edimburgo, 17 luglio 1790) è stato un filosofo ed economista scozzese, che, a seguito degli studi intrapresi nell'ambito della filosofia morale, gettò le basi dell'economia politica classica. L'opera più importante di Smith è intitolata “Indagine sulla natura e le cause della ricchezza delle nazioni” (1776). L'opera di Adam Smith chiude il periodo dei mercantilisti, da lui così definiti e criticati, dando avvio alla scuola degli economisti classici riprendendo per superare dialetticamente i concetti definiti dai fisiocratici. La ricchezza delle nazioni diventa il testo di riferimento per tutti gli economisti classici del XVIII e XIX secolo: David Ricardo, Thomas Robert Malthus, Jean-Baptiste Say, John Stuart Mill.
La teoria produttive di Adam Smith è incentrata sulla nozione di mano invisibile secondo la quale il sistema economico non richiede interventi esterni per regolarsi, in particolare non necessita l'intervento dello Stato. Il ruolo della mano invisibile, quale automatica regolatrice efficace ed efficiente del mercato e dell’intera società è triplice:
- È un processo con il quale si crea un ordine sociale: data l'uguaglianza di fronte al diritto, il non intervento dello Stato assicurerebbe il realizzarsi di un ordine sociale che soddisfa l'interesse generale mediante la convergenza spontanea degli interessi personali verso l'interesse collettivo; in sostanza, lasciate libere di arricchirsi in un mercato concorrenziale, le imprese offriranno prodotti sempre migliori a prezzi sempre più bassi alle famiglie;
- È un meccanismo che permette l'equilibrio dei mercati: domanda e offerta su differenti mercati tendono ad uguagliarsi; il libero funzionamento di un mercato concorrenziale, oltre a far convergere il prezzo di mercato al prezzo reale, tende a fare scomparire qualsiasi offerta eccedentaria evitando fenomeni di sovrapproduzione;
- È un fattore che favorisce la crescita e lo sviluppo economico: le dinamiche demografiche della popolazione sono in gran parte regolate dall’andamento del mercato del lavoro; in caso di popolazione eccessiva, il salario scenderebbe al di sotto del minimo di sussistenza conducendo ad una riduzione della popolazione e viceversa in caso di popolazione deficitaria; la regolazione si applica pure al risparmio, condizione necessaria per l'accumulazione del capitale e quindi della crescita economica attraverso un maggiore risparmio; gli individui tenderebbero spontaneamente a risparmiare in quanto desiderosi di migliorare la propria condizione; infine la regolazione si applica anche all'allocazione dei capitali; gli investimenti sarebbero indirizzati spontaneamente verso le attività più redditizie.
La legge della domanda e dell’offerta
Si accenna qui di seguito alla legge della domanda e dell’offerta ed al prezzo di equilibrio – concetti che saranno approfonditi nella classe seconda allorché si parlerà del concetto di mercato e del suo funzionamento - cardine dell’attuale teoria economica neo-liberista. Tutto è basato sulla libertà di iniziativa economica privata in un regime di libera concorrenza in cui lo Stato non interviene direttamente nel mercato ma solo come regolatore della tutela della libertà d’impresa e della concorrenza, agendo contro monopoli e trust adottati delle grandi imprese a danno dei consumatori.
La domanda
Ipotizziamo che la quantità domandata di una data merce sia determinata solo dal prezzo stesso della merce, notiamo come al crescere del prezzo si riduca la quantità domandata. Quindi la funzione di domanda di una merce è inversamente dipendente dal prezzo della merce. Come si può notare dal grafico, la riduzione del prezzo della merce da 2 a 1 genera un incremento nella quantità domandata della merce da 6 a 10. Abbiamo individuato graficamente una delle due forze determinanti del mercato: la domanda.
L’offerta
Il fine dell'impresa è rappresentato dalla massimizzazione del profitto, per cui possiamo attenderci una correlazione positiva tra il prezzo e le quantità offerte. Ovvero, "a parità di condizioni" ad un prezzo più alto corrisponde sempre un profitto più alto, quindi un maggiore incentivo ad aumentare la produzione. Sulla base di questa semplice asserzione costruiamo la curva di offerta.
L’equilibrio del mercato
Il mercato è il luogo (non necessariamente fisico) in cui ha luogo l'incontro tra la domanda di un bene o servizio e la relativa offerta. Entrambi i concetti esposti di domanda e di offerta sono funzioni matematiche che assumono il prezzo come variabile indipendente e le quantità come variabile dipendente, anche se con una correlazione opposta. Si avrà un equilibrio di mercato nella situazione in cui per un dato prezzo la quantità domandata dai consumatori eguaglia la quantità offerta dalle imprese. Graficamente possiamo rappresentare l'equilibrio come il punto in cui la curva di domanda incontra la curva di offerta. Nel luogo di incontro delle curve si avrà la medesima quantità q* della merce sia dal lato dell'offerta sia dal lato della domanda. Il prezzo di equilibrio sarà quindi p*. La tendenza verso l'equilibrio, in questo semplice caso, può essere spiegata tramite un esempio, consideriamo una situazione in cui il prezzo di mercato sia p', ovvero maggiore del prezzo di equilibrio p*: la quantità domandata è chiaramente inferiore rispetto alla quantità offerta lasciando invenduta gran parte della produzione. In questa situazione di eccesso di offerta il prezzo della merce tenderà a ridursi. Il processo di riduzione del prezzo terminerà solo nell'istante in cui l'eccesso di offerta è completamente rimosso, ciò vale a dire al raggiungimento dell'equilibrio di mercato.
Prova a rispondere. Secondo te esiste un legame tra la teoria liberista e l’eliminazione dei dazi doganali (cioè le tasse) applicati ai beni e servizi provenienti dall’estero? Prova a spiegarne i motivi. Viceversa può esistere un legame fra un regime politico autoritario ed autarchico non liberale e non liberista e l’adozione di politiche protezioniste, come l’applicazione di forti dazi doganali alle merci provenienti dall’estero?
La teoria degli sbocchi di Say
Detta anche legge di Say (Lione, 1767 – Parigi, 1832), dal nome dell'economista J. B. Say che per primo ne ha dato una completa esposizione, afferma che l'offerta dei beni crea la propria domanda. Questo fa sì che nel lungo periodo non vi sia mai sovrapproduzione.
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