Genesi di un saggista
Praz e l'anelito all'immortalità
Si vede in Praz l’anelito all’immortalità, che nel saggista non è meno ossessivo che nello scrittore “maggiore”.
Opere principali di Praz
L’opera di Praz comprende volumi come Studi e svaghi inglesi (1937), Gusto neoclassico (1940), Fiori freschi (1943), Motivi e figure (1945), La casa della fama (1952), Lettrice notturna (1952), Bellezza e bizzarria (1960), I volti del tempo (1961), Panopticon romano (1967), Voce dietro la schiena (1980), che fanno di lui il maggior saggista italiano.
Inizio della carriera di Praz
La sua carriera di saggista si apre con la traduzione dei Saggi di Elia di Lamb, usciti nel 1924, anche se già precedentemente Praz aveva cercato di avviare la sua strada tramite la corrispondenza con Emilio Cecchi, forse miglior saggista italiano dell’epoca.
Nella descrizione contenuta in una lettera al Cecchi del 1922 della visita di Praz a Lonchio, paesino nei dintorni di Firenze dove l’autore si dirige dopo aver acquistato una copia manoscritta delle Lettere sopra i Buccheri di Magalotti, si trovano già le caratteristiche del Praz maturo, con la dimensione visiva che si nutre di, e si confronta con, quella verbale.
Si tratta di un saggio vero e proprio in realtà (tanto che viene ristampato pressoché identico vent’anni dopo) e contiene la consapevolezza del giovane saggista di avere ormai raggiunto e superato il suo maestro.
Il saggio come poesia
Produzione critica iniziale
La prima produzione di critica di Praz nasce nel segno del saggio Secentismo e Marinismo in Inghilterra (1925). Già nel critico di John Donne le citazioni e i riferimenti, vasti e sontuosi, vanno al di là delle necessità filologiche e rivelano lo scrittore. Lo stesso può dirsi dei capitoli di La carne, la morte, il diavolo nella letteratura romantica (1930) e di Gusto neoclassico (1940).
La vena poetica di cui Praz in gioventù aveva avuto paura o pudore, qua si mostra liberamente: il saggio su Winckelmann è esemplare di una forma retorica che prevede che attacco e chiusa di un discorso debbano esserne i punti di forza, i più adatti a colpire l’uditorio, mentre la parte più debole, o più difficile vada riservata al centro.
Struttura dei saggi di Praz
I saggi di Praz possono aprirsi su una nota personale: a volte, l’inizio curioso e personale è l’esemplificazione, tratta dall’esperienza dell’autore, di un problema critico che viene poi indagato con la consueta vivacità. La definizione bruciante, la qualità epigrammatica della frase, è invece la dote della sua scrittura che Praz sfrutta al meglio in conclusione del saggio.
Tra exordium e conclusio tutta la prosa di Praz, nei singoli saggi come nella sua opera più strutturata, La casa della vita, è costruita secondo quei criteri di architettura della parola con cui un tempo di edificava la casa dell’arte: l’apparente improvvisazione, le divagazioni di un certo genere di saggio, sono le stesse della poesia. Scomponiamo la prosa di Praz, e l’anatomia del suo stile rivelerà che i suoi muscoli, nervi, tendini, sono figure retoriche e poetiche quali, in quell’abbondanza e in accostamenti tanto serrati, generalmente si trovano in poesia si pensi alla frequenza dell’ossimoro, dei chiasmi, delle sinestesia, le parentetiche, le aposiopèsi.
Anche le frequenti e dettagliate descrizioni di opere d’arte, che affollano i saggi di Praz, pertengono all’ekphtaseis, figura retorica che non è meno centrale nella tradizione di scrittura in cui Praz s’inserisce. Dove viene usata non come descrizione aggiunta, ma come anima del discorso le ekphraseis di Praz non descrivono uno stato, ma una scena in divenire The rape of Lucrece, Shakespeare.
Come un poeta, il saggista Praz cerca l’anima delle cose. Anche la capacità di collegare in modo imprevisto parola e immagine va ricondotta ad un uso poetico del linguaggio che, almeno in parte, Praz deriva da Cecchi, il cui influsso fu fondamentale non tanto per il tipo specifico di lezione (che Praz avrebbe potuto apprendere da altri scrittori), ma per il mostrare a Praz che questo stesso genere di prosa d’arte poteva venir applicato alla critica letteraria e artistica, a quanto cioè per Praz sarebbe stata la materia dello scrivere, viva e pulsante come l’attualità e la cronaca per il romanziere o il saggista di quotidiani.
Le associazioni visive-verbali di Praz sono però di genere diverso da quelle di Cecchi: spesso i tratti hanno delle associazioni oniriche osservazioni in Sangue, voluttà e morte sul pantaurismo, ad esempio. Le associazioni verbali visive tradiscono chiaramente un sentire poetico e una vocazione narrativa in Fiori sotto la campana, in cui Praz descrive una festa nella casa dei coniugi DInmore a South Kensington a cui il saggista viene invitato: la descrizione della casa e della donna si fondono nell’immagine della casa di bambole, che non richiama il dramma di Ibsen ma prelude ad un’associazione tipicamente prazziana, totalmente imprevista e, si scoprirà alla fine, tragica l’atmosfera vittoriana è interrotta improvvisamente dall’irruzione degli attori americani, in una sorta di profanazione della casa, e la placidità che Praz osservava nella signora si trasforma in qualcosa di selvaggio e indefinibile.
Nei saggi di Praz, citazione e immagine, stimolo verbale e visivo, danno a volte l’impressione d’impattare con la forza di pianeti che abbiano seguito per anni o secoli, ciascuno, una propria orbita, per poi attirarsi con velocità sempre maggiore, producendo associazioni che non seguono i percorsi della razionalità, ma quelli dell’invenzione artistica.
Citazioni nei saggi di Praz
I saggi di Praz sono una fitta trama di citazioni mascherate, o, per dir meglio, trascritte; che non dipendono strettamente da una finalità “scientifica”, o dimostrativa, ma assolvono piuttosto la stessa funzione dei rimandi in poesia ad altra poesia, partecipando cioè di quel gioco continuo di citazione e riscrittura che è la letteratura. La citazione aspetta, si direbbe, al riparo dell’esperienza.
Ed è questa finalità che consente a Praz accostamenti inaspettati, che aprono nuove prospettive anche all’analisi scientifica in senso stretto. Sotto l’epidermide del visibile giacciono strati e strati di sensibilità nascosta, che il saggista rimuove come un chirurgo mettendo a nudo i nervi e le parti sensibili di un corpo.
Il mondo che non vediamo più
Al di là di una possibile divisione dei saggi di Praz per tipi o argomenti, viene spontaneo tentarne valutazioni collettive.
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