Letterature comparate 28/02/2022
Introduzione al corso
“Sentinella” – Friedrich Brown
Siamo in un racconto di fantascienza, ma se non fossero stati inseriti questi elementi fantascientifici (creature, anni luce, ecc.) sembrerebbe un racconto di eventi reali sulla terra. L’effetto di straniamento è restituito attraverso il finale, nel quale si scopre che il “nemico” è l’essere umano, quindi tutto il racconto è da leggere attraverso gli occhi dell’alieno. Pensavamo di vedere il mondo da una prospettiva diversa, che viene sconvolta alla fine.
“La casa di Asterione” – J. L. Borges
Borges ci sta raccontando l’interiorità del Minotauro utilizzando il suo nome meno conosciuto, “Asterione”. Abbiamo anche un altro racconto: “Il Minotauro”, di Friedrich Durrenmatt. Entrambi sono rivisitazioni in chiave moderna del mito del Minotauro. Anche in Durrenmatt vediamo il mondo attraverso gli occhi del Minotauro, che è tutto istinto: quando uccide le giovani donne, non lo fa intenzionalmente, vorrebbe farci amicizia ma il suo istinto è quello bestiale. Il labirinto di Durrenmatt è un labirinto di specchi, in cui l’immagine del Minotauro si moltiplica all’infinito. In entrambi i racconti vediamo il mondo attraverso gli occhi dell’antieroe (non attraverso gli occhi di Teseo), quindi la domanda che scaturisce è: siamo noi i mostri? O il vero mostro è Teseo, cioè l’essere umano?
“La casa di Asterione” e “Sentinella” hanno degli elementi in comune, sono accomunati da due fattori: Vediamo il mondo attraverso i loro occhi: il primo racconto è in prima persona, il secondo in terza persona ma c’è una focalizzazione interna. I racconti fantastici ci danno una visione ristretta, cioè il lettore fa un patto con l’autore e rinuncia al narratore onnisciente. Noi vediamo il mondo attraverso le loro sensazioni, in questo modo il lettore non si chiede fino a che punto può fidarsi del narratore. Gli autori del fantastico giocano con l’autorialità. Non sappiamo se quello che vediamo è vero, quindi si instilla un dubbio nel lettore che culmina con l’effetto a sorpresa finale.
Il patto con il lettore è talmente forte, che il lettore diventa coautore: costruisce la storia attraverso la sua immaginazione (ci sono poche descrizioni ad es. sull’ambientazione).
Differenza tra il linguaggio cinematografico e narrativo: sotto certi aspetti, il linguaggio cinematografico può sembrare più complesso, perché utilizza diversi codici. È più immediato nella restituzione dell’ambientazione che, al contrario, nei racconti richiede lunghe descrizioni in varie pagine. Al contrario, la restituzione dei concetti astratti è più immediata attraverso la scrittura, perché è sufficiente la sola parola, mentre cinematograficamente il concetto astratto si deve costruire sia attraverso la parola sia attraverso una combinazione di varie immagini.
- The Others di Amenábar
- Blow up di Antonioni
- Il mistero di Sleepy Hollow
- Il sesto senso
Il fantastico tra 800 e 900
Il fascino del fantastico: In che cosa risiede il fascino dei racconti fantastici? «Risiede, credo, nel fatto che non sono invenzioni arbitrarie, perché se fossero invenzioni arbitrarie il loro numero sarebbe infinito; risiede nel fatto che, essendo fantastici, sono il simbolo di noi stessi, della nostra vita, dell’universo, di ciò che è instabile e meraviglioso nella nostra vita e tutto questo ci conduce dalla letteratura alla filosofia.»
1- J.L. Borges, La letteratura fantastica, conferenza del 1967.
Borges afferma che il fascino del fantastico risiede nel fatto che non è qualcosa di arbitrario o distaccato dalla realtà. Dietro il racconto fantastico si nasconde un’immagine speculare del nostro mondo. Una delle idee più diffuse è che il fantastico è un modo per evadere dalla realtà, ma il fantastico è qualcosa che è dentro di noi: forse non si discosta dalla realtà.
Verso una definizione di fantastico:
- Pertinente alla fantasia, spec. come virtù poetica.
- In cui predomina la fantasia, immaginario, privo di reale fondamento → qui appare già l’opposizione tra realtà e fantastico.
Fantastic (english) → corrisponde alla definizione italiana. Ancora una volta si profila la contrapposizione tra realtà e fantastico, come se quest’ultimo non appartenesse alla realtà.
Fantastico e incredulità
La narrativa fantastica si basa sull’intreccio di vicende verosimili con altre inverosimili e misteriose, apparentemente non spiegabili razionalmente: gli avvenimenti sembrano sottostare a leggi diverse da quelle della realtà. Per questo spazio e tempo sono poco determinati. Spazio e tempo sono poco determinati perché gli avvenimenti sembrano sottostare a leggi diverse da quelle della realtà → l’ambientazione fantastica si privilegia in Italia e Spagna (forse perché sono paesi mediterranei e latini, generalmente concepiti come meno razionali rispetto ai nordici). Tuttavia non sono ambientazioni realistiche, sono fuori da spazio e tempo. La sospensione dell’incredulità del lettore (S.T. Coleridge), alla base del patto narrativo, è particolarmente evidente in ogni narrativa fantastica → Il lettore entra nell’universo narrativo e ne accetta tutte le regole. La sospensione dell’incredulità deve essere particolarmente evidente nella narrativa fantastica.
Il paradigma (o modello) di realtà
«Der Sandmann, The Oval Portrait, La Venus d’Ille, ecc. sono racconti fantastici perché raccontano l’inesplicabile partorito da un evento che rappresenta uno scarto irriducibile rispetto al paradigma di realtà. […] A fronte del realistico come racconto del reale nei limiti e nel rispetto del paradigma di realtà, lo strano è il racconto di uno scarto apparente o riducibile del reale e d’una lacerazione del paradigma, il meraviglioso potrebbe essere il racconto dello scarto paradigmatico natura/sovranatura.»
- L. Lugnani et al., La narrazione fantastica, Pisa, Nistri-Lischi 1983
L. Lugnani scrive “La narrazione fantastica” nel 1983. Questo critico sostiene che non c’è contrasto tra fantastico e realtà, ma tra il fantastico e il paradigma di realtà. Di realtà ce n’è una e oggettiva, ma non è possibile percepirla e interpretarla univocamente per tutti gli individui. La sensazione di straniamento deriva dal guardare la realtà filtrata attraverso gli occhi degli altri e non i nostri. Noi abbiamo un modello di realtà che non è fisso, ma dipende da tanti fattori:
- La società in cui viviamo e le diverse culture del mondo.
- Il linguaggio che utilizziamo, ecc., che influiscono notevolmente sul modello di realtà che ognuno si costruisce (gli inuit hanno una ventina di parole per riferirsi alla neve in base a se più o meno ghiacciata). Attraverso il linguaggio entriamo nel mondo che l’autore vuole presentare.
- Il periodo storico di riferimento (prima di Copernico si credeva che la Terra fosse al centro dell’universo). La concezione della realtà cambia e si modifica.
Il fantastico rappresenta uno scarto irriducibile rispetto al modello di realtà.
Realistico, strano, meraviglioso → termini chiave
Grandi rivoluzioni scientifiche e nuovi paradigmi di realtà
«Nelle sue conseguenze extrascientifiche la dottrina copernicana non è tipica: ben poche teorie scientifiche hanno avuto effetti così importanti sul pensiero non scientifico. Non è però neppure unica. Nel secolo XIX, la teoria evoluzionistica di Darwin sollevò interrogativi extrascientifici dello stesso tipo. Nel nostro secolo, la teoria della relatività di Einstein e quelle psicoanalitiche di Freud creano centri di discussione da cui potrebbero derivare nuovi orientamenti, ancor più radicali, del pensiero occidentale. Freud stesso ha messo in rilievo il parallelismo tra la scoperta di Copernico che la Terra era semplicemente un pianeta e della sua scoperta che l’inconscio controllava buona parte del comportamento dell’uomo. Che conosciamo o meno le loro teorie, siamo intellettualmente gli eredi di uomini come Copernico e Darwin.»
- Thomas Kuhn (1957), La rivoluzione copernicana, Torino, Einaudi 2000.
Thomas Kuhn (1957) → noi viviamo in un certo periodo storico in cui c’è un certo paradigma di realtà. Durante il medioevo, si credeva all’esistenza di unicorni e giganti, mentre oggi questa concezione non è accettata perché la biologia ha escluso la possibilità di esistenza di certe creature.
L’uomo della sabbia di E.T.A. Hoffmann (1815)
Nathanael – personaggio principale – fin da piccolo è terrorizzato dal racconto della madre, che se non andrà a dormire l’uomo della sabbia gli strapperà gli occhi: emerge l’importanza dell’influenza psicologica degli avvenimenti infantili. Nel racconto Clara, la sua promessa sposa, è la voce della ragione e cerca di persuaderlo perché Nathanael vede veramente l’uomo della sabbia nel personaggio di Coppelius.
Clara a Nathanael: «Con tutta franchezza voglio solo dirti che, a mio parere, tutte le cose terribili e spaventose di cui tu parli sono successe solo dentro di te; e che il mondo vero e reale vi ha avuto ben poca parte. […] Se esiste una potenza oscura, che in maniera estremamente ostile e subdola insinua dentro di noi un filo con il quale ci afferra e ci trascina su una strada rovinosa […] si tratta del fantasma del nostro proprio io […] e solo il fatto di credere al loro potere ostile può rendertelo effettivamente ostile.»
- E.T.A. Hoffmann (1815), L’uomo della sabbia, in Racconti, 2004.
Già in questo testo vengono anticipate le basi della psicanalisi.
Freud e il perturbante
È un saggio in cui Freud analizza l’uomo della sabbia di Hoffmann e lo spiega in chiave psicanalitica. Das Unheimliche: Freud parla del racconto di Hoffmann in termini di “perturbante”, parola che non traduce bene la parola tedesca Unheimlich. Heim in tedesco è la casa, Heimat è la patria, heimlich è pertanto ciò che è familiare. Unheimlich è ciò che non è familiare, è l’in-solito, ciò che sopraggiunge a nostra insaputa e perciò, dice Freud, «genera angoscia e terrore». Ma, prosegue il testo freudiano, è anche ciò che costituisce «un’energica smentita del potere della morte».
Entriamo nel concetto di comfort zone. Sin da piccoli, il bambino entra in un ambiente di protezione (la casa) che è per lui necessario. I più grandi psicologi e studiosi hanno evidenziato la necessità infantile di trovarsi in questo spazio, spiegando il conseguente terrore, paura e angoscia quando si esce da quella zona. L’essere umano prova terrore davanti a quello che non può spiegare perché esce dalla sua comfort zone. Il perturbante nasce da qualcosa di insolito, che ci spiazza, ed è questo che può provocare terrore. Questo elemento insolito è ancora più spaventoso quando sorge nel quotidiano.
Il perturbante di Hoffmann
«Un caso del genere è rappresentato dal “perturbante” (Unheimliche). Non c’è dubbio che esso appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che genera angoscia e terrore, ed è altrettanto certo che questo termine non viene sempre usato in un senso nettamente definibile, tanto che quasi sempre coincide con ciò che è genericamente angoscioso. […] Una condizione particolarmente favorevole al sorgere di sentimenti perturbanti si verifica quando predomina l’incertezza intellettuale se qualcosa sia o no vivente, o quando ciò che è inanimato spinge troppo oltre l’analogia con ciò che è vivo.»
- S. Freud, Il perturbante (Das Unheimliche), 1919
Troviamo il tema dell’automa, dell’inanimato che diventa animato e che provoca angoscia. Il mito di Frankenstein è l’esemplificazione di questo tema, una sorta di precursore per i testi successivi sull’automa. Una figura importante è quella del golem, creato da un rabbino. Il golem fa tutto quello che il rabbino vuole, appena quest’ultimo scrive sulla sua fronte la parola “verità” in ebraico. L’inanimato, che assomiglia troppo all’animato, fa paura (sindrome di Frankenstein).
Fantasy e fantascienza
- Fantasy: genere narrativo e cinematografico caratterizzato da un’ambientazione fantastica e da un’atmosfera di magia, nel quale prevalgono i riferimenti alla mitologia classica, alle fiabe, alle saghe nordiche e un immaginario medioevo. Appare un mondo e un tempo lontani dai nostri (le cronache di Narnia e la saga di Harry Potter sono inizialmente ambientati nel nostro mondo, nel quale però è inserito un elemento – l’armadio e il treno – che ci permettono di passare a un mondo fantastico).
- Fantascienza: narrazione o rappresentazione di vicende fantastiche apparentemente o parzialmente fondate su elementi scientifici.
La fantascienza
«La fantascienza si collega a una tendenza costante nell’immaginario umano (manifestatasi già nella cultura classica) volta alla costruzione fantastica di mondi diversi da quello presente; ma si definisce in modo più circostanziato nella seconda metà dell’Ottocento, nell’orizzonte positivistico, con una serie di romanzi in cui si rappresentano macchine scientifiche immaginarie, che producono risultati e situazioni diverse da quelle della normalità quotidiana (è il caso di scrittori di grandi successi, come il francese Jules Verne, 1828-1905, e l’inglese Herbert George Wells, 1866-1946).»
- G. Ferroni, Profilo storico della letteratura italiana, Einaudi 1992
La fantascienza si manifesta già nella cultura classica; ad esempio Ariosto, che va sulla luna con i cavalli alati per recuperare il senno perduto di Orlando. L’orizzonte positivistico determina una completa fiducia dell’uomo verso la scienza, che va a frantumarsi con la prima guerra mondiale. I mondi diversi danno il concetto di uchronia → creazione di altri mondi paralleli (u-chronia: altri tempi)
Borges e il fantastico
«Per Borges non si dà altra letteratura che non sia quella fantastica: lo stesso tentativo naturalistico di afferrare una realtà che non esiste, per trasferirla sulla pagina mediante l’uso di una scrittura soggettiva, è un’operazione fantastica.» → quello che si trova sulla pagina di un racconto è già un altro mondo con regole proprie. Per Borges la Bibbia è il best seller dei libri fantastici, anche i testi filosofici sono fantastici.
«La letteratura fantastica si avvale di finzioni non per evadere dalla realtà, bensì per esprimere una visione più profonda e complessa della realtà.»
- J. L. Borges, Tutte le opere, Milano, Mondadori, 1984
Arte e realtà
«Non è casuale il fatto che ogni rivoluzione formale, dal classicismo al romanticismo al naturalismo al surrealismo ecc., sia stata fatta anche in nome di una rappresentazione più completa della realtà, di una scoperta di strati che gli strumenti usati fino ad allora non permettevano di rivelare, e da questo punto di vista il fantastico non sarebbe che una delle facce, sconosciute o negate, della realtà.»
- R. Campra, Territori della finzione. Il fantastico in letteratura, Carocci 2000
R. Campra – autrice argentina – concepisce il fantastico come una delle parti della realtà, un dato oscuro che non vediamo o non capiamo della realtà. Da questa concezione deriva anche la passione odierna per il fantastico, la consapevolezza di non aver capito tutto nonostante gli enormi progressi scientifici e l’accettazione di realtà alternative che rivelano fattori sconosciuti anche di noi stessi. Il fantastico, come il romanticismo, è una reazione all’eccessivo razionalismo illuministico che tentava di spiegare tutto. Infatti, il romanticismo è la spinta per il fantastico. L’uomo non è solo razionale, è un animale simbolico, che ha bisogno di simboli per restituire la complessità della realtà.
Il fantasy, il fantastico e il fantascientifico parlano anche del nostro mondo, di ciò che non vediamo o non riusciamo a percepire o capire della realtà.
Fantastico vs razionalismo
Il fantastico scaturisce dall’irruzione del perturbante, del sovrannaturale, in un mondo che si presuppone ordinato secondo leggi scientifiche, razionali. Vale la pena di ricordare che il racconto fantastico nasce nel secolo XIX nell’ambito del movimento romantico come reazione al razionalismo illuministico. Giustamente R. Caillois (Images, images… Essais sur le rôle et les pouvoirs de l’imagination, 1966) sottolinea che: «Il fantastico non poteva emergere che dopo il trionfo della concezione scientifica di un ordine razionale e necessario dei fenomeni […] in un momento in cui nessuno crede più alla possibilità del miracolo; se il prodigio fa paura, è perché la scienza lo bandisce e perché noi lo riteniamo inammissibile, terrificante.»
04/03/2022
Il fantastico si pone come reazione a un mondo in cui tutto si può spiegare con la ragione. L’800 è già una reazione a questo eccessivo razionalismo, attraverso il romanticismo sorge il fantastico. L’elemento perturbante è quello che il racconto fantastico dovrebbe generare nel lettore. L’elemento fantastico fa molta più paura quando è immerso nella quotidianità, ad esempio quando narrano vicende come
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