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Letterature comparate: lezione 1 – 7 febbraio

Anna Rita Zappatore | Prof. Roberto Alonge

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Il teatro dalle origini all’800 e 900

Gli autori importanti tra l’800 e il ‘900

Gli autori importanti tra l’800 e il ‘900 in Europa sono Ibsen, Strimberg, Cecov e Pirandello. Il paradosso in questo caso è che tutti gli autori che abbiamo appena citato provengono dalle zone periferiche dell’Europa, quali Norvegia, Svezia, Russia, e Italia (Sicilia). Anche se questi autori hanno vissuto nelle periferie del proprio continente sono ben riusciti ad inquadrare i problemi della società e del nucleo familiare. Utilizziamo la metafora: Presbite, nel senso che questi autori vedono bene da lontano.

In questo periodo il cinema ed i mass media non esistono ancora, per cui il teatro conserva una posizione centrale.

La duplice funzione del teatro nell’800

  • Oggetto di consumo e rispecchiamento sociale: Molto spesso il pubblico era solito sistemarsi nei palchi, disposti lontani dalle platee, e nei momenti di intervallo era possibile spostarsi da un palchetto all’altro, condividere insieme del vino. I palchi disponevano di tendine per cui era possibile anche trovare intimità in essi e di conseguenza non possiamo non intendere che i palchi erano delle strutture che segnavano l’importanza di chi ci stava dentro. Essendo maggiormente esposti al pubblico, i palchi facevano sì che queste persone potessero essere ammirate da tutta la platea. Il teatro era considerato dunque come un evento mondano per poter sottolineare il proprio status sociale.
  • Specchio per la borghesia: Il teatro costituisce anche un modo per far sì che la borghesia potesse guardare in faccia a sé stessa. I grandi drammaturghi mettono in scena i personaggi borghesi, non più aristocratici, perché in questo periodo essa costituisce la classe sociale dominante.

La struttura del teatro: tragedia e commedia

Il teatro dal mondo greco in avanti viaggia su due strutture:

  • La tragedia: Finiva principalmente male, molto spesso con un morto. A livello sociologico la tragedia ha dei personaggi medio alti, cioè principi, re, eroi, guerrieri e la trama si interroga spesso sul destino.
  • La commedia: Mirava a far divertire il pubblico. Ha dei personaggi di un ceto un po’ più basso, ovvero mercantile e borghese (anche se per quanto riguarda il mondo greco sarebbe più corretto dire artigiani, mercanti). La commedia si intreccia intorno a conflitti con i genitori, donne, figli. Questa è la commedia che viene riportata nel teatro greco e che verrà poi ereditata dal teatro romano.

Il teatro nel ‘500

Nel ‘500, l’Italia è il paese più avanzato culturalmente, ed è la nazione che farà da modello ad altre culture. La nazione che ne risentì più di tutte di questa influenza fu la Francia, probabilmente per motivi geografici, perché è molto vicina all’Italia. La Francia acquisisce questi modelli con uno scarto di cento anni, questo vuol dire che se in Italia il ‘500 era un secolo di grande splendore, per la Francia lo sarà il ‘600, ovvero le Grand Siècle. Ma i francesi saranno molto più tecnici degli italiani, autori importanti come Racine e Corneille esprimeranno il teatro tragico con eccellenza, mentre gli italiani producono una serie di commedie e per quanto riguarda la tragedia non avrà molto successo. In Francia, per quanto riguarda la commedia, troviamo Molière che prenderà molto spunto dalla commedia italiana.

Il teatro nel ‘700

Nel ‘700 i modelli appena trovati verranno messi in crisi e rifiutati, e viene alla luce una terza via, che non si tratta più né di tragedia né di commedia, ma che sfocia nel dramma. Le sue caratteristiche sono quelle di presentare i personaggi di un medio livello, cioè non altolocati, non ci sono più i principi ed i re ma in questo caso troviamo i borghesi. Il quadro dei personaggi ritrovato nella commedia è presente anche in questo caso, ma la differenza sta nel fatto che nella commedia i personaggi fanno ridere, mentre nel dramma i personaggi sono più seri, carichi di riflessioni per quanto riguarda le loro situazioni difficili, ovvero i drammi, ma non tanto eccessive come nel caso della tragedia (non troviamo decessi).

L’illuminismo e l’evoluzione del teatro

Tutto ciò avviene nel ‘700 e questo perché questo secolo è caratterizzato dal lume della ragione: l’illuminismo. Gli intellettuali dell’illuminismo riflettono sul passato, soprattutto sul medioevo, secolo di chiusura mentale assoluta, e iniziano a guardare il mondo sotto la luce della ragione e ovviamente riescono a risaltare i difetti del passato. La conquista dell’illuminismo è il principio della tolleranza; consiste nel fatto di dover accettare anche se diverso. Un terzo risultato interessante è il rispetto alla donna. Nel ‘700 la donna comincia, grazie al concetto di tolleranza, ad acquisire alcuni diritti. Ecco presentato un ulteriore paradosso, coloro che rispettavano maggiormente il concetto di tolleranza erano proprio gli aristocratici.

Il cicisbeismo e la civiltà libertina nel ‘700

Nel ‘700 viene tra l’altro a formarsi il fenomeno del cicisbeismo ovvero, un accompagnatore delle donne aristocratiche anche noto come Cavalier servente e questo perché a livello aristocratico i matrimoni è noto che, fino più o meno al ’68, dove si inizia a scegliere chi sposare e cadono le strutture familiari, erano ‘combinati’ ovvero, matrimoni di interesse, molto spesso per ragioni economiche. Il compito del Cavalier Servente era quello di servire le donne impegnate in qualsiasi tipo di attività. Addirittura, le donne nel proprio contratto matrimoniale inserivano il nome del loro cavalier.

Il ‘700 corrisponde anche ad un fenomeno molto importante soprattutto legato alla Francia, ovvero la civiltà libertina. Libertino significa letteralmente ‘schiavo liberato’ quindi vuole indicare qualcuno che ha il gusto per la libertà. Inizialmente nel ‘500 i libertini sono intellettuali che affrontano i problemi religiosi e addirittura delle volte arrivano a teorizzare l’ateismo. Nel complesso nel ‘700 questo termine acquisisce un significato un po’ più basso, cioè libertino è colui che non ha scrupoli, non si sente condizionato dalla religione, è libero di intelligenza ed è anche di andare a letto con chi vuole. Il Libertino diventa un sinonimo di uno che ama vivere la vita in modo trasgressivo.

Il teatro nel ‘500 e la commedia dell’arte

Dalla fine del ‘500 il teatro rinasce riproponendo i modelli di Plauto e di Terenzio, però esso rinasce nella corte come divertimento che resta una tantum, ovvero ogni tanto, legato in particolar modo a festeggiamenti vari, come ad esempio Carnevale. Il fatto di essere ‘ogni tanto’ dal punto di vista organizzativo non vi è uno schema ben preciso. Al tempo non si viveva di teatro perché con così poche ricorrenze all’anno non potevano riempire il portafoglio. Questa caratteristica del teatro che rinasce nella corte ci costringe ad accettare una realtà, ovvero che il teatro veniva fatto da dilettanti. Infatti, il principe richiamava delle persone all’interno della sua corte che sarebbero stati poi degli attori. Il lavoro di attore non è un vero e proprio lavoro, ma era considerato come un hobby, anche perché tutto lo spettacolo era regalato dal principe di corte.

In Italia il teatro rinasce nell’ultimo decennio del ‘400 a Ferrara, dove un principe s’innamora di Plauto e Terenzio e decide di metterli in scena nel Carnevale. Successivamente nel ‘500 avviene un fenomeno particolare: la commedia dell’arte. Il termine arte in italiano antico vuol dire la base di un’altra parola ovvero ARTigiano: a quel tempo la società era divisa verticalmente in ‘ARTI’. La commedia dell’arte starebbe a significare la commedia che fanno gli artigiani in teatro. Con la commedia dell’arte vediamo nascere il professionismo ovvero tutti i compiti e le mansioni che avvenivano all’interno delle corti tramutarsi in dei veri e propri lavori, come lo scenografo, l’attore. Così iniziò il teatro come professione, prendendo i guadagni ricevuti e dividendoli alla fine della stagione.

Il teatro del ‘600: itinerante e trasgressivo

Le città non disponevano di molteplici abitanti, molti dei quali erano dei contadini, delle persone ignoranti e povere, e certamente, se il teatro diventava di professione necessitava di un biglietto all’entrata. Le compagnie teatrali che nascono in questo periodo capiscono subito che per sopravvivere devono necessariamente spostarsi di città in città e così il teatro diventa itinerante perché se fosse stato fermo in un punto non avrebbe attirato più di tanta gente in più giorni di messa in scena.

Un’altra grande invenzione dei comici d’arte è che hanno capito cos’è che attira la gente: la donna. Essa è un elemento di attrazione. Prima del ‘500 la donna era interpretata da personaggi maschili. Nel ‘600 di Shakespeare le parti femminili sono anche in questo caso interpretate da uomini, questo perché andare sui palcoscenici per farsi vedere, per esibire il proprio corpo era considerato come qualcosa di volgare, la donna doveva essere coperta. Nella commedia dell’arte capiscono che c’è connessione tra le donne e il denaro, perché queste attiravano il pubblico.

La comunità dei teatranti

Dato che il teatro diventa itinerante gli attori vivono in degli hotel, frequentano delle osterie. Vivendo sempre insieme come in una comunità ristretta non è detto che non si creino degli scambi di coppie. La comunità dei teatranti è una comunità che instaura delle norme molto più aperte e trasgressive rispetto alla società circostante. Le donne che fanno le attrici bisogna che siano delle donne molto aperte mentalmente. La comunità dei teatranti rappresenta una micro-comunità nella società, che attua regole molto libertine.

Nel ‘600 la Chiesa cattolica ha una reazione forte di fronte a questa nuova questione. La Chiesa condanna lo stile di vita dei teatranti, non quello che loro mettono in scena perché era semplicemente fondato sull’improvvisazione, quanto al loro modo di vivere; ciò che la Chiesa mette in discussione è quello che viene a provocarsi a causa della comunità dei teatranti, non solo fra loro stessi ma anche in tutta la popolazione stessa. Le attrici fanno scandalo perché costituiscono un modello per tutte le altre donne, in quanto conducevano uno stile di vita sfrenato e senza regole. Con la Rivoluzione francese anche gli attori poi diventeranno dei cittadini normali, potranno persino essere sepolti in terre consacrate.

La commedia dell’arte e i personaggi specializzati

Un'altra caratteristica della commedia dell’arte è che ogni personaggio si specializza in una professione particolare, (l’innamorato, pantalone) perché era più comodo improvvisare piuttosto che scrivere molte opere. L’unico metodo di scrittura che possedevano era un canovaccio, una sorta di guida; è solo nel ‘700 che si incomincia a scrivere una scenografia vera e propria. Gli illuministi in Francia sono Voltaire, Diderot, D’Alembert, Rousseau.

Il teatro del ‘700 e la rivoluzione francese

Tutto ciò avviene nel ‘700 perché questo secolo è protagonista di un evento molto importante: la Rivoluzione Francese del 1789. Questo è il momento in cui la borghesia francese si rese conto di essere sfruttata e che è la sola a mantenere l’apparato sociale dello stato. Nel ‘700 il teatro mette a fuoco i problemi della borghesia.

Il teatro dell’800: Ibsen e il teatro borghese

Ibsen nasce nel 1828 ed il suo teatro è molto importante. Ibsen scrive 12 testi, 2/3 dei quali non molto noti ma gli altri sono abbastanza interessanti. Questo perché tra il quartetto in precedenza citato, Ibsen è quello più geniale perché riesce a mettere a fuoco i due problemi che interessano maggiormente il pubblico borghese, ovvero il teatro come occasione mondana ma anche come autocritica, la borghesia andando a teatro si interroga sui propri problemi sociali. I problemi dei borghesi consistono nel denaro e nella famiglia. La borghesia è ossessionata dal denaro: i problemi della carriera e del lavoro sono a carico del marito; inoltre, coinvolge la borghesia anche il problema del rapporto tra marito e moglie: questi due pilastri in una coppia non sono sempre completi nella loro totalità. L’autore che prenderà in considerazione questi concetti sarà Pirandello, che non si preoccupa affatto del denaro.

Ibsen è quello che più di tutti ricostituisce l’ambiente cioè dove avviene l’evento teatrale. Nell’antica Grecia il teatro prendeva forma all’aperto, nelle strutture apposite, ovvero gli anfiteatri. Durante il corso dei secoli il teatro ha avuto diverse collocazioni. Nel caso di Ibsen è incentrato nell’ambiente chiuso, nelle case, in particolare nei salotti; questo perché il salotto era il luogo della convivialità, dove si ricevono gli ospiti. Gli elementi fondamentali in questo ambiente sono i divani, i tappeti che fanno sì che questo momento possa essere apprezzato.

La particolarità di Ibsen è che egli scrive della borghesia come se volesse compiacersi dei suoi possedimenti e della propria casa, mette in risalto questo particolare aspetto cosa che cento anni prima non avremmo di sicuro trovato in Goldoni. Il borghese deve prima di tutto riconoscersi nella bellezza e nella benevolenza. ‘Un salotto accogliente e pieno di gusto ma arredato senza lusso’ (Casa di Bambola) ci fa capire che questi non sono molto ricchi.

Un altro aspetto che colpisce e che fa contraddistinguere lo stile ibseniano è la presenza di molte porte che suscitano suspence, ovvero dei misteri sono celati dietro queste porte e inducono a voler scoprire la voglia di sapere. La porta divide e mette in comunicazione, ma il sospetto che la porta può fare emergere è che dietro una porta si può origliare. Ibsen è senza dubbio sensibile al tema dell’origliamento. Questo perché Ibsen nelle sue opere fissa questo canone: la casa borghese è un luogo dove si origlia, i figli origliano per cercare di scoprire i segreti dei loro genitori. Ovviamente, coloro che origliano più di tutti nella attuale situazione sono i servi: la famiglia borghese dell’‘800 ha costruito un paradosso, cioè questi pretendevano degli agii, come i servi, ma questi servi sono un impaccio perché è come se non si potesse pretendere la privacy nella propria casa.

I francesi nell’800 organizzano le case in modo tale da non poter essere disturbati da queste presenze delle volte ingombranti, ovvero sul terrazzo, nelle mansarde si organizzava l’alloggio della servitù.

In un certo senso, Ibsen è come se anticipasse Freud, quando il dottore psicanalizza i suoi pazienti e li fa accomodare sul lettino per farli rilassare. Ibsen come Freud intuisce che c’è un collegamento tra la psiche e la carne: l’essere umano disteso su un lettino, rilassato tira fuori dall’animo una serie di cose che normalmente tende a celare. In Ibsen è la stessa cosa, ciò avviene in un salotto su di un divano. In tutti e due l’idea chiave è che è la parola che salva, cioè l’individuo ha dentro di sé dei tormenti dei drammi e parlando in qualche modo li risolve perché li esterna, prima di tutto a sé stesso e poi anche all’altro. Il teatro di Ibsen è un teatro di confessione, quando si apre il sipario è già tutto avvenuto. Il teatro è volto al passato, ed è esattamente il metodo di funzionamento della psicanalisi, che presuppone un trauma che c’è stato nel passato e che bisogna riportarlo alla luce. Nel momento in cui il trauma viene riportato alla luce troviamo l’accettazione, qualcosa succede, c’è un miglioramento.

Henrik Ibsen: Casa di Bambola

Casa di Bambola apre la drammaturgia moderna di Ibsen, che fino a questo punto scrive dei testi di gusto un po’ romantico in versi, su argomenti spesso storici, ma è un teatro che vale poco. Successivamente ad una crisi egli esce con una dichiarazione, ovvero non scriverà più in versi ma in prosa e isserà il suo obbiettivo sulla vita contemporanea. Dunque, la seconda parte riguarda il teatro moderno, con personaggi contemporanei, in cui lui dice: faccio il fotografo ovvero colgo il resoconto fotografico di com’è fatta la società contemporanea.

Egli coglie prima di tutto denaro e i rapporti coniugali. In ‘Casa di Bambola’ c’è il denaro, infatti Torvald, il marito di Nora è un avvocato che ha lavorato molto da ammalarsi, è stato prossimo a morire e i medici prescrivono a Torvald una cura: andare al sud, dove c’è il sole, il cibo buono. Per attuare questo viaggio ovviamente, necessitavano di soldi: decidono di attuare un prestito. Torvald ha una morale luterana ed ha una visione della vita severa e quindi egli è contrario a fare prestiti ed a essere indebitato. Ma Nora ha uno scatto energico e dice che l’avrebbe salvato, e che prenderà lei i soldi in prestito, ma lo fa di nascosto da lui. Con questi soldi organizza il viaggio fingendo che è stato il padre di lei a prestare il denaro necessario. Quindi Nora rappresenta il personaggio eroico.

Nella fine dell’800 la legislazione era sempre a favore dei maschi, la donna non aveva diritto ad accedere ad un mutuo, la sua firma doveva essere...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/14 Critica letteraria e letterature comparate

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