Letterature comparate: lezione del 12/10/2005
La comparatistica come scienza ufficiale è relativamente recente, infatti nell’enciclopedia britannica del 1980 non si nomina, così come in quella dell’Einaudi del 1984 e nella piccola Treccani del 1985, dove compare solo come voce. In una Treccani più recente riusciamo finalmente a trovarne una definizione: manifestazioni letterarie di popoli messe a confronto per rilevarne i rapporti di derivazione e imitazione.
Il passaggio da una forma letteraria da una lingua all’altra si lega al problema delle fonti. Comunque un esempio di diffusione può essere il “Don Giovanni” di Byron che viene ripreso in tutta Europa. Si fa sovente una comparatistica tra culture occidentali e orientali, ma per le letterature si tende a farlo tra quelle europee o comunque all’interno delle culture occidentali.
In realtà la letteratura comparata è sempre esistita e sono le letterature nazionali in senso stretto a essere un’eccezione relativamente recente legata alla nascita degli stati nazionali. La letteratura greca e quella latina sono sempre state legate alle loro lingue non al luogo di provenienza, così si chiamavano maestri greci e si andava ad Atene a studiare retorica da tutta Europa indiscriminatamente. Il discorso vale maggiormente per la letteratura latina la cui lingua era ancora più facilmente accessibile. Anche nel Rinascimento si studiava in maniera sovranazionale.
La letteratura nazionale nasce, come già detto, con la nascita degli stati nazionali, in cui si sente il bisogno di affermare la propria “unicità” attraverso lingua e cultura e che si tendeva a far convergere tutto attorno alla figura del “sommo poeta” (canone letterario). Ne è un esempio Shakespeare per l’Inghilterra.
Nel 700 si comincia a seguire i due “filoni” delle storie letterarie: quello nazionale e quello universale. Al primo tipo appartengono “Storia della letteratura italiana” di Girolamo Tiraboschi, scritto attorno al 1772-’82 e “History of English Poetry” di Warton degli anni 1774-’81 (tra l’altro questa seconda opera evidenzia un’altra realtà del canone letterario: quella che vede come superiore la poesia alla prosa).
Al secondo tipo appartengono invece “Dell’origine dei progressi e dello studio attuale d’ogni letteratura” di Andrés (che favorirà la nascita di altri due strumenti fondamentali dell’Illuminismo: l’enciclopedia e i dizionari moderni) e “Discorso sopra le vicende della letteratura” di Denina che è organizzata in periodi storici.
Lezione del 13/10/2005
Argomenti trattati nella lezione
- Storia della letteratura comparata
- Temi e miti letterari
- Letteratura e altre arti
- I viaggi e la letteratura odeporica (dal greco “odos”- viaggio, cammino)
- La traduzione letteraria [la comparatistica presuppone quasi sempre un’attività di traduzione. Meno ovvia è la traduzione propria, quella che un autore fa quando legge, per esempio, in lingua originale; come Manzoni che legge W. Scott in francese. Ci sono stati movimenti che si sono diffusi, attraverso la traduzione, nel resto d’Europa. In passato la traduzione seguiva dei ritmi/tempi imprevedibili perché non importava la vendita nel resto d’Europa, perché si basava sull’interesse degli studiosi. Ad esempio, sia Petrarca che Boccaccio divennero celebri negli altri paesi per le loro opere in latino, in quanto le opere in volgare saranno tradotte due secoli dopo].
- Imagologia (studio dell’immagine dell’“altro”).
- Multiculturalismo [In questi ultimi secoli l’interculturalità è stata più frequente a causa del colonialismo che scatena riflussi. Ne è un esempio V.S. Naipaul, scrittore caraibico, nato a Trinidad ma educato alla maniera inglese, studia a Oxford. La terra americana è uno degli esempi più eclatanti di interculturalità: dopo il genocidio di 70-80 milioni di indiani che ha pressoché spazzato via la cultura originaria amerinda, vi si è insediata sopra la cultura europea, quella africana “importata” più le culture dell’immigrazione come quella degli indiani d’India o dei cinesi.]
- Studi femminili e di gender: insieme al movimento femminista nascono anche gli studi di genere femminile. Sono anch’essi parte del fenomeno chiamato disgregazione del canone letterario. [Fino alla Seconda Guerra Mondiale il canone letterario era caratterizzato dagli autori maggiori ed ai generi letterari importanti: la poesia, il dramma e in seguito il romanzo. Quest’ultimo nasce come genere popolare, e nell’800 è ancora disprezzato; tanto che Flaubert dice che bisogna scrivere in prosa con la precisione della poesia. Dopo la guerra c’è stata un’apertura nei programmi scolastici, prosa e non solo quella alta, ma anche dialetti: questo dovuto al fatto che non c’era più una gerarchia dei generi e il criterio di valore artistico è subordinato alla rappresentatività del genere]. Fino ad allora il canone era quasi esclusivamente maschile. Nello stesso modo il canone dà ampio spazio alle donne. Il problema non era dovuto al fatto che ci fossero meno donne scrittrici anzi, già nel Rinascimento c’erano donne scrittrici e alcune di grande valore, solo che non venivano considerate o costrette a scrivere sotto uno pseudonimo maschile. In questa situazione di ribaltamento riemergono bisogni vecchi e nuovi.
Lezione del 18/10/2005
Ci sono state molte polemiche sulla dizione plurale di “letterature comparate”, come anche sulla dicitura “letterature post-coloniali” in quanto sembra che si faccia cominciare civiltà a volte anche millenarie, come quella indiana, col colonialismo.
Con il Romanticismo il discorso della storia letteraria assume un’altra prospettiva: la letteratura tende a diventare espressione di una determinata civiltà. Di questo avviso è Herder che nel suo “Voci di popoli nei canti”, del 1807, la definisce come voce più rappresentativa di un popolo. Altro illustre esempio è Mme De Staël.
In Italia da ricordare Cesare Cantù con la sua “Storia della letteratura italiana”, 1865, e Settembrini con “Le lezioni di letteratura italiana”. Sono entrambi tentativi di inquadrare una cultura che derivano dal clima culturale del Risorgimento, dal quale ne scaturirà anche quello di Manzoni di scrivere un romanzo con un linguaggio che abbracciasse tutta l’Italia.
L’atteggiamento di F. De Sanctis è quello culturale, scientifico, didattico, che vede anch’egli la letteratura di una nazione come espressione di un popolo. Welleck dice “…per De Sanctis la letteratura non è il riflesso ma è la storia di una nazione, non è solo intimamente legata, ma è proprio l’espressione dello spirito di essa”. (L’estremizzazione di questo concetto porterà agli imperi coloniali o anche al nazismo/fascismo.)
Da metà ‘800 in avanti si cominciano a delineare nuove tendenze più precise, si formano dei testi e corsi di laurea in cui si vede la letteratura come fenomeno sovranazionale. Nasce quindi il termine “Weltliterature” (letterature del mondo), definizione di Goethe che ha come aspetto una “fratellanza” tra le letterature; Goethe infatti auspicava a un mondo senza guerre e in cui ci fosse un libero scambio di idee che portasse al benessere.
Comincia uno studio sui rapporti di affinità tra le varie letterature come ad esempio i filoni medievali partiti dalla Francia. Uno studioso, Rajua, parte dalle fonti dell’Orlando Furioso. Parte da un periodo o da un testo famoso e ne cerca le fonti: così facendo scopre anche i rapporti. Fa lo stesso con le chansons de geste che arrivano in tutta Europa sia in francese che in traduzione. La filologia è così utile sia per la comparatistica che per l’insegnamento della letteratura italiana.
La comparatistica comincia a imporsi tra le due Guerre Mondiali proprio perché traccia un quadro avvincente delle altre culture. La comparatistica si impone soprattutto fra gli autori del primo ‘900, gli esponenti del modernismo. In questo periodo infatti assistiamo ad un processo che porta gli artisti ad abbandonare un certo tipo di arte per allargarla in vista di qualcosa di più grande: non solo nazionale ed eurocentrica.
Picasso, ad esempio, non solo non presenta la realtà in modo realistico ma recupera l’arte primitiva delle maschere tribali africane.
Altro nome significativo per la nascita degli studi comparatistici è quello di Ezra Pound, viaggia in tutto il mondo, ottiene una cattedra al Politecnico di Londra. nel 1910, un suo corso, peraltro seguitissimo, farà scalpore per un concetto di letteratura che egli presenta a queste sue lezioni. Propone un’idea di cultura e letteratura internazionale, non solo in senso sincronico (letterature contemporanee) ma anche diacronico (nel tempo).
Lezione del 19/10/2005
Ezra Pound fu anche il primo a lanciare sul mercato editoriale T.S. Eliot e James Joyce quando nessuno li voleva, grazie ai finanziamenti inviatigli dagli Stati Uniti. Pound nella sua stessa poesia fonde la tradizione inglese, i simbolisti francesi, gli stilnovisti italiani come Cavalcanti, i trovatori, i tedeschi romantici, il linguaggio del Blues e del Jazz. Tutto ciò è visibile nel “Cantos”, uno dei tentativi di sintetizzare la letteratura universale, infatti vi si trovano anche ideogrammi cinesi, opere greche, opere già in traduzione (ex: Odissea tradotta a partire da una traduzione rinascimentale). Altre sue opere sono “A B C della Lettura” e “Come leggere” del 1928 che viene subito conosciuto in tutto il mondo.
Nel 1918 a proposito della letteratura comparata scrive: “…la letteratura comparata a volte figura nei curricula di laurea ma pochi sanno cosa significhi o vi si approcciano in maniera consapevole”. Pound fissa anche un canone per la poesia che comprende: Omero, Saffo, Ovidio, Cavalcanti, Dante, Villon, Shakespeare etc.
Altro autore rivoluzionario per la letteratura comparata è T. S. Eliot con il suo poemetto “The Waste Land” di 500/600 versi che comprende quasi tutte le lingue europee e qualche eccezione. Comincia con un’epigrafe greca, prosegue con Wagner, Baudelaire, provenzale, sanscrito, teatro elisabettiano, invocazioni a Buddha ecc. Eliot fa un collage di letterature e lingue non solo d’Europa e di tutte le epoche. “The Waste Land” è il poema moderno per eccellenza: nel rendere con una sensibilità modernissima il mondo desolato utilizzando oltre a citazioni del passato anche canzonette a lui contemporanee.
In “Tradizione e Talento individuale” Eliot afferma che lo scrittore per essere realmente originale e moderno deve essere profondamente radicato nella tradizione. Anche Eliot, come Pound, propone un canone sopranazionale ed è più specifico perché parla di mente europea.
Joyce compie nel romanzo ciò che Pound ed Eliot fanno nella poesia, con l’Ulisse riprende un modello che non è inglese né contemporaneo ma riprende invece anche altri autori inglesi e non.
L’esigenza di spezzare il canone nazionale per crearne uno sopranazionale è generale, gli artisti la avvertono prima, le accademie la sentiranno negli anni ’30.
Il primo comparatista moderno è Mario Praz, che pubblica nel 1930 un libro scandaloso per l’epoca, intitolato “La carne, la morte e il diavolo”. Sceglie di dedicarsi all’aspetto “sordido” del gusto per la sensualità, la morte e il diavolo (l’aspetto satanico, sovrannaturale), in altri termini studia le “depravazioni”; soprattutto nella letteratura inglese, francese e italiana ma attinge anche da quella spagnola e tedesca.
Decide di prolungare il Romanticismo fino agli anni ’30 del ‘900 per includere così anche D’Annunzio. Scelta coraggiosa quest’ultima, dato che all’epoca D’Annunzio era considerato “Il Vate” dal fascismo. Nello stesso anno, Praz viene pesantemente attaccato in Italia da Benedetto Croce, massima autorità in ambito letterario all’epoca. Croce, che pure apprezzava Praz, critica il libro dicendo che è una “esposizione di spazzatura”.
Eppure il tempo ha dato ragione a Praz, perché ha introdotto non l’analisi di un singolo periodo, non quella di un singolo autore, non una singola letteratura, non una singola opera ma l’analisi per temi/argomenti come si fa tutt’oggi. Il tempo diede ragione a Praz ma all’epoca della sua uscita all’estero fu un successo immediato, tradotto in “Romantic agony”, è un termine ancora usato nelle scuole per designare un aspetto del Romanticismo.
20/10/2005
Altro comparatista è Curtius, che nel 1948 pubblica “Letteratura europea e Medio Evo latino”. Tradotto in italiano a inizio anni ’90, si parla di letteratura sovranazionale e di come per circa mille anni la lingua franca in Europa sia stato il latino. Da questo punto di vista il Medio Evo è stato un momento unitario: ha una sola religione (il cristianesimo), ha un’organizzazione politica che fondamentalmente è la stessa (feudale) e come già detto una lingua comune, il latino. La Chiesa lo utilizza nelle cerimonie, lo si usa nei tribunali, nelle università, negli ambiti scientifici e filosofici (un filosofo come S. Tommaso d’Aquino può spostarsi tranquillamente in tutta Europa). Inoltre è la lingua della letteratura.
Curtius scompone la letteratura non per nazioni, bensì per tipo: lirica, vari tipi di prosa, agiografica, teatro, religiosa. Analizza per topoi (dal greco “luogo”) cioè punti comuni a cui fanno riferimento gli autori. NON fa una storia della letteratura latina per cronologia. Nei suoi volumi dà una definizione di Europa molto simile a quella di Pound: “tronco medievale con mani di classicismo”.
Basi comuni della cultura europea: egli afferma appunto che le radici della cultura occidentale sono da ricercarsi nel medioevo. Spitzer : filologo romanzo, anche lui studia non tanto una successione cronologica della letteratura italiana, francese, spagnola ma più temi, motivi, più autori che hanno influenzato altri autori. Scarto della norma: Spitzer cerca di identificare un marchio dello stile di un grande autore rispetto alla norma, ovvero ciò che lo differenzia dagli altri. Per farlo ci vuole grande cultura.
Auerbach: “Mimesis”, studio non solo sopranazionale, ma per temi, uno dei quali è il realismo. Prende in esame un periodo ancora più ampio rispetto a Curtius; si apre con l’ODISSEA, poi la BIBBIA e si chiude con TO THE LIGHTHOUSE di Virginia Woolf. I testi sono esaminati secondo l’ambito e la successione della filologia romanza: greco antico, inglese, francese, spagnolo. ODISSEA e BIBBIA SATYRICON FRANCHI CHANSON DE JESTES FARINATA e CAVALCANTE REBELAIT MONTAIGNE ENRICO IV CERVANTES SCHILLER STENDHAL f. lli GONCOUR WOOLF.
Un metodo simile richiede una cultura sterminata. Auerbach riesce a enucleare un tema, cerca di identificare come si sviluppi il realismo in ambito europeo. (A differenza di Cutius, Auerbach lavora a un metodo che potremmo dire INDUTTIVO, dal particolare al generale, attraverso l’analisi approfondita della stilistica). Un primo esempio di realismo lo si trova nella Bibbia, a confronto con la grande letteratura classica: nella Bibbia c’è anche attenzione all’uomo comune; nell’Odissea, invece, i personaggi vivono in un presente eterno, interrotto da flash-backs, quindi non c’è realismo spazio-temporale.
26/10/2005
In Europa c’è una unità politica che è andata ampliandosi negli ultimi 50 anni. Stati Uniti vs Europa. I modelli nazionali si stanno modificando. Le grandi letterature tendono a raggrupparsi da un punto di vista linguistico più che nazionale si parla di letterature di lingua inglese. A questa situazione corrisponde una frammentazione del canone nazionale: è diventato sovranazionale, composito, accoglie più generi e non solo ad appannaggio maschile.
Presumibilmente i primi segni si sono rivelati negli USA, perché nel secondo dopoguerra sono stati sottoposti a varie spinte culturali; prima erano WASP (white anglo-saxon protestant poi varie etnie hanno voluto ritagliarsi uno spazio: italo-americani, ebrei-americani, ispano-americani, indiani autoctoni..). Questi autori non chiedono di essere inseriti nel canone, anzi, lo contestano, vogliono semplicemente lo spazio espressivo che, di diritto gli spetta.
Temi
Il viaggio è uno dei grandi temi. Lo studio dei temi si afferma alla fine del 1800, negli studi di letteratura comparate e sul folklore. “Stoffgeschichte”: termine usato spesso, deve “materiale” dà l’idea di qualcosa di concreto. Alcuni pensano che i primi siano stati i fratelli Grimm, nel loro lavoro di ricerca sul fiabesco. Verranno ripresi da Propp, studioso del ‘900, che cerca di individuare i tessuti connettivi dell’opera, attraverso lo studio di favole russe e del mondo: nella narrativa ci sono funzioni che ricorrono: es. l’eroe che viaggia (Ulisse, Enea), la donna che lo ospita (Nausica, Didone).
Fine ‘800-‘900: lo studio del materiale di base viene aspramente criticato da Croce, in “Letterature comparate” (1903): lo studio del passaggio dei temi è solo un frammento che non fa penetrare nel profondo del processo creativo - anche questa volta Croce è stato superato.
Tema letterario = mito letterario. mito < gr. mythos, sign
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