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Heinrich von Kleist (1777 – 1811)

Vita

Egli fu un drammaturgo, poeta e scrittore tedesco. Apparteneva ad una famiglia benestante, nota nella storia della Prussia per i vari generali dell’esercito prussiano. La sua natura inadatta alla disciplina militare, volta alla continua ricerca di se stesso, pose fine alla carriera militare, iniziando invece una ricerca scientifica iscrivendosi all’università, che abbandonò poco dopo per intraprendere un viaggio, interrompendo il complicato rapporto con la fidanzata Wilhelmine von Zenge. Inizia a girovagare a piedi, fermandosi in una piccola isola sul fiume Aar, nelle Alpi bernesi, e conducendo una vita semplice e solitaria. Qui scrive "La famiglia Schroffenstein", una tragedia che verrà pubblicata nel 1803 in forma anonima.

Dopo questa esperienza riprende il suo viaggio: alla fine del 1802 è a Weimar, quindi a Lipsia e infine a Dresda, dove per la prima volta manifesta intenti suicidi. Nell'ottobre del 1803 è a Parigi, la quale città però lascia cattiva impressione su Kleist, che affermò come nonostante lo sviluppo della città francese, essa possiede costumi perversi, e che solo Dio sa dove andrà a finire la nazione francese, destinata al declino. La salute precaria lo induce a rientrare in Prussia. A Konigsberg, la città nella quale si è stabilito, Heinrich von Kleist scrive la novella "Il terremoto in Cile".

Ritorna in Germania nel 1803 per dedicarsi alla carriera di funzionario prussiano a Berlino, carriera abbandonata solo tre anni più tardi. Dopo l’ennesimo soggiorno, questa volta a Praga nel 1809, si ammala e ha un definitivo crollo nervoso dal quale non si riprenderà fino al suicidio avvenuto il 21 novembre del 1811 al Wannsee, presso Berlino, insieme alla sua intima amica Henriette Vogel, malata terminale, condivide lo stesso desiderio di morte - con due colpi di pistola, prima alla donna e poi a sé stesso, sulle rive del lago Wannsee, a Potsdam.

Poetica

La sua formazione è totalmente illuministica, nonostante nacque nel 1777. Tale ritardo culturale lo espone a essere oltre le discussioni sulla contrapposizione tra Romanticismo e Classicismo, quasi verso una visione nichilista del mondo che caratterizza la sua opera. Kleist nacque nel 1777 e fino al 1800 non ebbe alcuna idea chiara di cosa fare della sua vita. Kleist si interessa inizialmente di scienza per poi scoprire, con amara delusione, che non è altro che un cumulo di nozioni tecniche che non risolvono le sue incertezze; in questa chiave l’illuminismo non fornisce le risposte che sperava di ottenere. Nasce una prima crisi, ma lo scrittore, voltate le spalle alla scienza, si dedica all’arte e alla poesia.

Fondamentale il suo interrogarsi sul Sehnsucht ovvero il senso di inquietudine, turbamento, oltre al tentativo di decifrare l’assoluto, l’infinito, l’illimitato. Egli subisce l’influenza di Rousseau del quale condivide l’affermazione secondo la quale “non è vero che progredire significa migliorare, anzi il progredire spesso porta alla decadenza”. Con tale affermazione Kleist fa riferimento alla cittadina di Parigi, molto sviluppata dal punto di vista economico, politico e culturale, ma che tende al declino poiché la sua gente è sottoposta alla criminalità, delinquenza e alla malvagità.

Di Rousseau ne ammira le opere, tanto che Kleist afferma che esse siano servite a fermare la ruota che si affretta senza poter essere fermata verso l’abisso; se tutti quelli che hanno scritto queste opere avessero fatto la metà di quello che scrissero, il mondo sarebbe certamente migliore. Egli critica il lusso, poiché dice che lo stato vuole rendere comodo ciò che è comodo, raffinando il lusso in maniera maggiore. Kleist si domanda “cosa farà l’uomo quando ormai il suo bisogno è stato soddisfatto?”. Tale domanda lo mette in collegamento con ciò che disse Burke al suo tempo.

Nel 1801 Kleist riflette sul modello di Filosofia della storia, scandita da un ritmo triadico:

  • Purezza dei selvaggi
  • Momento di decadenza (osservabile nell’opera “Il terremoto in Cile”)
  • Decadenza

Egli si pone il problema della sensazione di questi 3 momenti. Kleist dice che all’inizio la volontà che giace nell’uomo è incomprensibile; senza la scienza e la conoscenza l’uomo è soggetto al minimo soffio che lo tocca; non appena si entra nel regno della conoscenza si trova sicurezza e protezione e ci si avvicina al lusso e ai vizi della sensualità (questo lo nota personalmente quando fa il suo viaggio a Parigi). Questo processo è naturale, ed egli afferma di quanto sia inutile sperare che l’uomo possa usare le conoscenze scientifiche per nutrirsi evitando così il maligno.

Da ciò, Kleist ebbe chiaro il fatto che non vede nessun esito positivo nella storia dell’uomo (pessimismo nichilistico). Tutta la produzione di Kleist è l’immagine della natura oscura umana nel momento in cui si espone maggiormente alla luce.

Opere

Al giovane Heinrich l’ordine del mondo appare subito come un’illusione dove a dominare è il caso, il dubbio, l’angoscia. L’uomo è una marionetta appesa ai fili del destino come dirà alla fine dei suoi giorni nel celebre saggio Über das Marionettentheater (Sul teatro delle marionette). Dai primi dell’Ottocento diventa scrittore professionale e compone il primo dramma per teatro quando si trova in Svizzera, nel 1802. L’opera viene titolata Die Familie Schroffenstein (La famiglia Schroffenstein) e getta già le basi dello stile kleistiano: crollo di certezze, tragicità della condizione esistenziale, incomprensione totale della realtà che fa emergere ulteriore oscurità e dubbi.

Nel 1807 comincia a scrivere racconti, il primo dei quali è Das Erdbeben in Chili (Il terremoto in Cile). Qui l’uomo diventa una folla compatta, unanime nell’aberrazione religiosa e nella malvagità. Ciascuno pone fiducia, ingenuamente, negli altri in una situazione critica come una catastrofe naturale. E lo stile si conforma all’argomento: dialoghi serrati e furiosi, ritmo veloce, numerose esclamazioni. Qui il desiderio di vita e morte si scambiano continuamente i ruoli fino a non distinguersi più.

Cerca invano di estrinsecare il plesso tragico dell’esistenza scrivendo altri racconti: Die Marquise von O… (La marchesa di O…), Die Verlobung in St. Domingo (Il fidanzamento a Santo Domingo) e Das Bettelweib von Locarno (Il mendicante di Locarno). Kleist per l’ennesima volta ribalta, capovolge e scoperchia l’abissale e mostruosa forza dell’istinto che spiazza l’uomo. Il tragico diventa comico e viceversa. L’amore diviene violenza, gli angeli sono demoni celati. Tutto è e tutto si contraddice.

Ultima fatica teatrale è Das Prinz Friedrich von Homburg (Il principe di Homburg) del 1810. Nel Principe di Homburg, attraverso il sogno, rimarca l’importanza e la profondità dell’inconscio dell’animo umano e quanto esso domini l’individuo dietro l’apparenza.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/13 Letteratura tedesca

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