Heinrich von Kleist (1777-1811)
Crisi militare e crisi del burocrate
Nato a Francoforte sull’Oder nel 1777 da una delle più influenti famiglie dell’aristocrazia militare prussiana, Kleist da ragazzo partecipa alla campagna contro la Francia rivoluzionaria, ma successivamente chiede il congedo dal servizio militare. La giustificazione di questa decisione, presa contro ogni tradizione di famiglia, è la spietata e disumana disciplina della caserma, che provoca nel suo animo una dolorosissima dissociazione tra i doveri dell’uomo ed i doveri del soldato.
Minato dall’angoscia e dal dubbio circa lo scopo della sua esistenza, atterrito dal sospetto che l’ordine del mondo sia una mera illusione e l’uomo semplice marionetta appesa ai fili del destino, la vita una condizione indegna dell’essere umano, Kleist elabora minuziosamente un ‘progetto di vita’ che deve emanciparlo dal caso cieco e tirannico e garantirgli attraverso lo studio delle scienze il conseguimento della felicità. Secondo tale progetto, che deve rigorosamente pianificare la sua vita secondo i principi razionali della Bildung, egli lascia l’esercito e studia all’università matematica, fisica, filosofia e diritto, per realizzare nelle scienze quell’ideale della formazione armonica della personalità che gli trasmettono la cultura dell’illuminismo e del Classicismo di Weimar.
Ma nel 1800 Kleist rivive la crisi che lo aveva portato a lasciare l’esercito: lavorando presso il ministero dell’economia, egli si sente scisso tra la figura del burocrate e quella dell’uomo, al servizio di un apparato economico-industriale che valuta la scienza solo secondo i principi dell’utilità e del profitto. Questa perversione delle scienze risulta essere uno dei motivi scatenanti della ‘Kantkrise’: Kleist troverà conferma delle sue angosce leggendo gli scritti di critica kantiana.
Crisi kantiana e crisi dell’artista
Venuto meno il suo ‘progetto di vita’ Kleist precipita nuovamente nell’angoscia: il suo ingenuo ottimismo illuministico crolla. Egli intravede allora nell’arte un mondo di valori opposti a quelli della scienza, iniziando a considerare la scienza come la causa della corruzione e della decadenza, divenuta mezzo di produzione di beni di consumo, che alimenta unicamente la corsa al piacere: l’ideale di felicità che aveva mosso il secolo dei lumi era stato tradito. Kleist volta totalmente le spalle alla scienza per abbracciare l’arte e la poesia.
Al centro della maggior parte delle sue opere vi è la dissociazione tra la menzogna dell’uomo pubblico costretto a portare la maschera della vita associata, e la verità dell’uomo privato relegato nell’isola di un’assoluta verginità di cuore e di sentimento. In queste opere il disordine ed il caos ritornano puntualmente nelle metafore dell’incendio, dell’epidemia, della guerra e delle catastrofi naturali.
Lo scrittore viene preso dall’ambizione di divenire il più grande poeta tedesco. Il rapporto con Wieland alimenterà questo sogno, in quanto l’autorevole autore giudicherà grandi i suoi versi. Il nevrotico bisogno di affermazione di Kleist è legato in gran parte al bisogno di riconoscimento da parte della famiglia, il che tradisce l’immaturità della sua complessa personalità.
Produzione letteraria e crisi personale
Scelta la strada della letteratura, Kleist vive però una ulteriore crisi quando comprende quanta distanza vi sia tra la concezione dell’opera e la sua realizzazione: egli, in altre parole, non ha ancora concepito la letteratura come mestiere. Nonostante questa nuova crisi, egli continua a scrivere: nel 1805 porta a termine ‘La brocca spezzata’, nel 1806 inizia il dramma ‘Penthesilea’, l’‘Anfitrione’ ed il racconto ‘Terremoto in Cile’, nel 1807 quello dal titolo ‘La marchesa di O…’.
A Dresda egli viene introdotto nella società letteraria della città, fonda il ‘Phöbus’, rivista mensile con la quale intende continuare la tradizione delle ‘Horen’ di Schiller. Inizialmente il successo della rivista è grande, ma successivamente a causa dello scandalo generato dalla ‘Marchesa di O…’ e dalla ‘Penthesilea’, Kleist ricevette le critiche del grande di Weimar (Goethe): il tormentato linguaggio kleistiano, infatti, nella sua complessità sintattica e metaforica, nella stranezza e violenza delle sue immagini, appare come la più grave rottura del canone del classicismo di Weimar.
La rottura con Goethe, il quale aveva precedentemente fatto mettere in scena, senza successo, ‘La brocca spezzata’, segna la fine del successo della rivista kleistiana. Kleist si sposta a Berlino, dove si avvicinerà agli esponenti del nascente romanticismo a partire dal 1810 (Brentano, Eichendorff).
Successo e declino a Berlino
Bisognoso di denaro, riesce a far pubblicare ‘Il terremoto in Cile’, ‘Michael Kolhaas’ e ‘La marchesa….’ nella raccolta dal titolo ‘Racconti morali’, ottenendo come scrittore di prosa un discreto successo, e se Goethe continua a condannare il suo distruttivo pessimismo, altri, come i fratelli Grimm, lo considerano già uno dei più grandi narratori di lingua tedesca. A Berlino il Kleist narratore ottiene dunque la rivincita sul Kleist drammaturgo.
Qui egli fonda inoltre il ‘Berliner Abendblätter’, il primo quotidiano berlinese e uno dei primi giornali della sera nella storia del giornalismo, nazionalista e conservatore. Ma l’ostilità degli altri giornali berlinesi ed un inasprimento della censura che impedì a Kleist la pubblicazione di articoli politici ed economici minano la sua maggiore fonte di successo. Privo di ogni fonte di sostentamento, Kleist progetta il suicidio.
Nell’ultima speranza di guadagnarsi il favore della corte, Kleist termina nel 1811 ‘Il principe di Homburg’ con il quale intende celebrare la Prussia e la monarchia prussiana, scrivendo forse il suo capolavoro. L’opera tuttavia non piacque alla corte e Kleist venne...
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