Letteratura tedesca 2
Prof. M. F. Frola
Lezione n° 1: 28.02.2006
Che cos'è l'alchimia?
Per avvicinarci a questo concetto procediamo alla lettura dell’Apocalisse biblico, presente a pagina 322 della dispensa, prestando attenzione alla successione dei colori che vengono presentati.
Apocalisse, 6, 1-8: L’Agnello spezza i sette sigilli
I colori che compaiono sono, nel seguente ordine: bianco, rosso fuoco, nero e verdastro. Riordinando questi colori possiamo riconoscere i passaggi fondamentali della trasformazione alchemica: nero, bianco, giallo/verde, rosso fuoco. Ma, procedendo con ordine, vediamo in che modo sono legate, come nel caso sopra descritto, religione ed alchimia; Lo spunto ci viene dato dall’assoluzione: l’assoluzione dal peccato è, nel Cristianesimo, lo scioglimento del peccato da un individuo, e ricalca lo stesso procedimento alchemico.
L'alchimista scioglie, solve la materia grezza tramite un’ampolla, detta matraccio (mat-raccio, mat-eria, mat-erno) posta sul fuoco vivo; rimangono così una parte bruciata ed una non ancora bruciata, che vengono separate tramite un crogiolo, e la parte bruciata cade sul fondo. A questo punto, se il risultato non è soddisfacente, l’alchimista ri-solve fino ad ottenere l’effetto desiderato, il famoso “oro”. Se questo non è vero in natura, è però vero ad esempio nei problemi, dove continuando a ri-solvere si arriva alla chiarezza, alla luce. I percorsi della trasformazione da materia grezza in oro e della trasformazione di un peccatore in un santo, viaggiano sugli stessi binari.
Il processo di trasformazione alchemica avviene, come già accennato, attraverso quattro momenti canonici, quattro fasi rappresentate da un colore ed associate per analogia ad un pianeta, un metallo etc.
- Nigredo, o fase al nero, che corrisponde a Saturno ed al Piombo
- Albedo, o fase al bianco, che corrisponde alla Luna ed all’Argento
- Citrinitas/Viriditas, o fase al giallo/verde, che corrisponde a Venere ed al Rame
- Rubedo, o fase al rosso, che corrisponde al Sole ed all’Oro
Alcune osservazioni
- L’albedo è una fase femminile e il rubedo è una fase maschile: la citrinitas/viriditas è una pericolosa fase di passaggio, contraddistinta da mille colori; è associata al rame, in latino cuprum, da Cipro, figlia di Venere e Vulcano (dio del fuoco...)
- Mancano alcuni pianeti: essi contraddistinguono delle fasi di passaggio e nella fattispecie:
- La fase al grigio, situata tra nero e bianco, corrispondente a Giove e allo Stagno
- La fase al rossastro, situata tra giallo/verde e rosso, corrispondente a Marte e al Ferro
- Il pianeta Mercurio è rappresentato da questo simbolo: Dove la mezzaluna rappresenta la Luna, il cerchio rappresenta il sole, le quattro braccia della croce rappresentano i quattro elementi (aria, acqua, terra, fuoco) ed il simbolo sottostante (non sempre presente) rappresenta l’Ariete, che ha il significato simbolico di Pasqua (tutte le opere alchemiche iniziano a Pasqua… anche la Divina Commedia di Dante).
Lezione n° 2: 03.03.2006
Testi ed argomenti che tratteremo durante il corso
Nietzsche, Die Geburt der Tragödie (pag. 176)
In quest’opera Nietzsche scrive della scissione tra apollineo e dionisiaco, dal quale connubio nascerà la tragedia attica, ed in quest’opera è contenuta una frase che racchiude il senso stesso del semestre che andiamo ad affrontare: “C’è un ‘antica credenza popolare persiana, secondo la quale il saggio mago può nascere solo da un incesto”.
Ma cos’è quindi l’incesto? Elizabeth Frenzel ne parla (pag. 189) nel “Motive der Weltliteratur”, in cui l’Inzest sta al posto di “androgino”, che nell’opera della Frenzel non compare mai come termine. L’incesto alchemico è descritto perfettamente a pag. 261, in un testo in cui Sole e Luna, rappresentati come fratelli, si uniscono (in modo non carnale, ma in quanto luminari che presiedono all’opera alchemica) e generano un androgino, di cui abbiamo un disegno a pag. 273, come anteprima dell’opera di Basilio Valentino, Azoth. Questo disegno ha la forma di un uovo, come simbolo di qualcosa che contiene tutto: si vedono, partendo dall’alto, due teste, una femminile ed una maschile, alla cui congiunzione vi è una scritta, “rebis”, res bina (cosa doppia), una squadra ed un compasso (materia e spirito, che in realtà rappresentano la stessa cosa, con la sola differenza che la squadra, parte femminile, è fissa, mentre il compasso, parte maschile, è mobile simboli che saranno poi adottati dalla Massoneria) ma soprattutto alcuni simboli, contenuti in stelle a sei punte.
In alto a destra troviamo il simbolo di Giove, in basso a destra Saturno, in basso a sinistra il simbolo di Venere ed in alto a sinistra Marte. Sopra ci sono rispettivamente a sinistra il sole ed a destra la luna: in mezzo ad essi, allo zenit del disegno, c’è il simbolo di Mercurio, che sta a metà tra Sole e Luna in quanto androgino, loro incestuoso figlio.
Attenzione! Androgino ≠ omosessuale
La Gioconda di Leonardo è un androgino, e per queste rappresentazioni si pensa che Leonardo fosse un maniaco o un omosessuale, ma la stessa sorte è toccata anche ad altri rappresentatori di androgini, come Stefan Gorge, Hoffmann con la sua Prinzessin Brambilla, ed in generale quegli autori e quelle opere che la critica non illuminata dall’alchimia indica come ambigui o folli.
Le opere che tratteremo sono infatti tutte piene di ambiguità, e potrebbero risultare scandalose al non alchimista, ma in realtà descrivono solo parti della creazione alchemica.
Leggeremo un’opera del poeta medievale Hartmann von Aue, “Gregorius, der arme Sünder” (pag. 7), e soprattutto il viaggio iniziatico contenuto nel “Wilhelm Meisters Lehrjahre” di Goethe (pag. 21), di cui ora esamineremo “brevemente” il contenuto:
L’opera di divide in due parti, la prima tratta dell’apprendistato di Wilhelm prima di entrare nella Turmgesellschaft, una società segreta che accettava persone in grado di fare perfettamente una cosa: ad esempio c’è una sarta capace di cucire un vestito senza prendere misure; la seconda parte parla invece del viaggio di Wilhelm, con il fine di diffondere la sua società.
Il viaggio del protagonista è un viaggio iniziatico, in cui c’è la presenza di un androgino: Mignon, figlia incestuosa che accompagnerà Wilhelm nel suo apprendistato, portandolo fino all’iniziazione, dopo la quale morirà.
Il protagonista è un appassionato di teatro, e tutto nasce proprio da una rappresentazione, nella quale una ragazza, di nome Marianne, fa la sua comparsa vestita da ufficiale, e c’è da notare come molte donne compariranno in abiti tipicamente maschili: raffigurano delle ipostasi, cioè la rappresentazione di un archetipo, che è un principio primo (un esempio di archetipo è la frase di chiusura del Faust di Goethe, “l’eterno femminino ci guarda”). Alcuni di queste ragazze in veste maschile sono Marianne, l’amore di Wilhelm, che apparirà vestita da amazzone e Macaria (dal greco, beata), la “zia” che fornisce buoni consigli a tutti: lei (che compare solo nella seconda parte) è tutt’uno con il sistema solare, è un’entità che, identificandosi con l’archetipo, si allontana dal Sole verso l’orbita di Saturno, passando per Giove, e noi possiamo solo sperare che torni quando saremo in grado di comprenderla.
Mignon invece non appare nella seconda parte del Meister, ma il suo nome ritorna anche in questa parte (quando Wilhelm sarà in Lombardia, si ricorderà di lei): ella rappresenta infatti l’androgino, Mercurio, figlia di Sole e Luna, e la fase di Mercurio è in alchimia quella che precede tutta l’opera alchemica, e si può sempre trovare un filo conduttore che ivi richiama (ed ecco perché nel succitato disegno il suo simbolo è posto sopra l’androgino, e a metà tra Sole e Luna).
I personaggi che compongono l’ordine della Società della Torre ricorrono spesso nel corso dell’opera, fino alla fine in cui due coppie si “sposeranno”, pur senza alcun tipo di cerimonia o matrimonio (parola inesistente nell’opera): Wilhelm con l’Amazzone e Lothar con Therese, ed insieme viaggiano in Italia per propagare la società segreta di cui facevano parte, la quale aveva lo scopo di “promuovere l’umanità”).
Analizzeremo poi anche Novalis nella sua opera più complicata, l’Heinrich di Ofterdingen (pag. 103) e la tetralogia dell’“anello dei Nibelunghi” di Wagner (pag. 153), avendo però l’accortezza di spogliarlo da ogni riferimento all’ideologia nazi-fascista, poiché Hitler ha manipolato l’opera wagneriana in supporto alle sue tesi, nel periodo del suo governo.
Leggeremo inoltre l’“Atalanta fugiens” (pag. 275), un’opera piena di interrogativi in quanto abbina alle immagini un’epigramma che pone in musica con canone fugato: leggiamo ora a pag. 289 il “Discorso XXXIII”, ma non prima di aver introdotto la differenza tra ermafrodito e androgino, siccome nel testo viene usato il primo termine, che non è del tutto corretto.
Ermafrodito rappresenta qualcosa di esistente in natura, definisce un individuo che a causa di una malformazione fisica possiede entrambi i sessi: l’androgino è invece un’entità psichica, un’immagine alchemica di perfezione, figlia incestuosa delle due entità supreme dell’alchimia.
Commenti derivanti dal testo esaminato
- Tutta l’opera alchemica va avanti grazie alle diverse gradazioni del fuoco, che sono in analogia con le diverse stagioni.
- L’alchimia non ha una sola parola per esprimere un concetto: ad esempio per definire la materia grezza vengono utilizzati un numero di sinonimi che occupano otto pagine del dizionario alchemico da questo punto di vista l’alchimia stimola molto la fantasia.
- Vengono presentate immagini tipiche della nigredo: il sepolcro, lo scheletro e il corvo.
- I 4 elementi formano la materia grezza, e sono da prendere in un ordine preciso: terra, aria, acqua e fuoco, che sono in sé non gli elementi propri, ma le manifestazioni di essi. La quintessenza è il frutto della congiunzione di questi elementi, e Hölderlin, nel suo Empedokles, tratta di ciò, prendendo appunto il via dalle teorie di Empedocle, filosofo che riteneva che gli elementi si aggregassero grazie all’amore e si disgregassero a causa dell’odio; anche Shakespeare ne parla in una sua opera, The Tempest
I quattro elementi sono animati o inanimati?
Sono animati, dinamici, sono entità che racchiudono in sé alcuni spiriti elementari, equivalenti all’elemento in questione: i pigmei o nani sono gli spiriti della Terra, gli elfi o fate o silfidi sono gli spiriti dell’Aria, le ondine sono gli spiriti dell’Acqua e le salamandre sono gli spiriti del Fuoco.
A proposito di anima, l’alchimia è stata la prima scienza a capire concretamente la triplice divisione dell’uomo in: Corpo, Anima e Spirito, in analogia rispettivamente con Sale, Mercurio e Zolfo (o Solfo); l’anima è il tratto di unione tra corpo e spirito, ed è quindi un androgino… non per niente è rappresentata dal mercurio: l’anima è ciò che tiene uniti i due estremi nell’uomo, ed è anche la manifestazione di questo ciò che vediamo riflesso nel nostro specchio, è l’anima.
Lezione n° 3: 10.03.2006
L'opera di Basilio Valentino, Azoth
È un testo in cui si viene narrata la vicenda di un maestro con un allievo estremamente assetato di conoscenza: quest’ultimo tempesta di domande il suo mentore, che gli risponde sempre di pregare, astenersi e fare penitenza, finché ad un certo punto non lo ritiene pronto, e come tutta risposta gli pone davanti una serie di 12 figure non commentate, sfidandolo a scoprirne il significato con la propria testa ed ecco ciò che dovremo essere in grado di fare noi alla fine del corso.
La libertà di pensiero è un requisito essenziale!
Questa piccola introduzione ci porte ad esaminare nuovamente l’immagine di pag. 273, che rappresenta l’androgino alchemico, che avevamo cominciato ad analizzare partendo dall’alto: scendendo ancora troviamo ai piedi della figura umanoide un drago con le ali, simbolo per eccellenza della materia che si trasforma volatilizzandosi. Questo drago poggia su un cerchio che iscrive in sé un quadrato, un triangolo, una croce formata da alcuni trattini e una sfera (o cerchio, è indifferente) più piccola.
Gli angoli interni del cerchio sono matematicamente definiti come angoli a 360°, e questo numero ci deve far fermare, poiché il 36 è un numero molto importante per l’alchimia: è il numero della doppia tetractis pitagorica, che vedremo successivamente, ed è spesso anche il numero dei capitoli delle opere alchemiche più importanti, ad esempio il Pinocchio di Collodi.
Perché Pinocchio è un’opera alchemica?
- Pinocchio è un burattino di legno (emblema della materia) che diventa animato, prende coscienza: e la stessa opera che porta il suo nome è corredata da elementi alchemici molto visibili per chi li sa cogliere.
- L’asino in cui si trasforma richiama in modo palese l’asino d’oro dell’opera di Apuleio, grande testo iniziatico. (E lo stesso personaggio che porta Pinocchio sulla cattiva strada è Lucignolo, storpiatura del nome dell’asino dello scrittore latino, Lucio).
- Il ventre della balena rappresenta la necessità di ricercare in sé stessi la pietra filosofale, ciò che ha capacità di trasformare il piombo in oro alchemico. È da notare come questo tòpos ritorni in tutte le grandi opere alchemiche, sotto forma di una discesa, spesso verso gli inferi, atta a ritrovare sé stessi: ne sono grandi esempi l’Odissea, L’Eneide, la Divina Commedia, il Faust di Goethe (nel momento del contatto con Proserpina), che sono tutte opere iniziatiche.
- Il serpente verde che sbuffa mentre Pinocchio si trova nel bosco è simbolo della viriditas, ed è, come il drago, segno della materia che si volatilizza. (E verde è anche il colore del mercurio).
- La Fata Turchina, che si presenta prima da bambina, poi muore per rinascere come donna, è simbolo dell’anima che si evolve, in quanto anch’ella soggetta alla ciclicità del tempo (in alchimia il tempo non è mai lineare); nel corso dell’opera lei è infatti rappresentazione della coscienza di Pinocchio che si evolve fino a diventare un bambino.
- Il Grillo Parlante rappresenta la saggezza a priori, che va’ e viene più volte nella storia.
- Il Gatto e la Volpe rappresentano rispettivamente la seduzione e l’astuzia, caratteristiche che sono per forza presenti all’interno di ognuno di noi, e che non devono essere ascoltate.
Abbiamo accennato alla tetractis di Pitagora, ed eccone una rappresentazione:
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I segmenti che la compongono sono 10, alchemicamente il numero perfetto assoluto, e si chiama tetractis poiché formata da lati di 4 segmenti ognuno: ne esiste anche una versione raddoppiata, la succitata doppia tetractis:
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In questa versione, contando i segmenti, possiamo notare che sono effettivamente 36, altro numero alchemico importantissimo già citato. In questa figura possiamo ritrovare il cerchio (mercurio), il quadrato (sale) e il triangolo (zolfo) che avevamo esaminato nell’immagine a pag. 273.
Pitagora è stato molto importante in molti campi del sapere umano, e la Tavola che porta il suo nome rappresenta numeri che, trasformati in suoni, sono in armonia tra di loro: è ciò che rimane del “lambdoma”. Ritornando all’immagine in questione, possiamo notare che la croce rappresenta i quattro elementi, e la sfera più piccola che si trova all’intersezione dei due bracci è la loro unione, la celeberrima quintessenza (che in alchimia ha caratteristiche maschili, in contrasto con il cerchio più grande che racchiude le figure succitate, che ha caratteristiche femminili).
La suddetta quintessenza unisce le caratteristiche di tutti gli elementi, che sono rispettivamente:
- Terra: freddo, secco
- Aria: caldo, umido abbiamo avuto difficoltà nel descrivere le caratteristiche in quanto intangibile
- Acqua: freddo, umido
- Fuoco: caldo, secco
Le ali sono simbolo delle ali di Mercurio, e stanno intorno al globo per portarlo verso l’alto fino a fondersi col macrocosmo e a prenderne il posto, poiché bisogna ricordare che tutto ruota, tutto è ciclico!
Lettura del testo di Basilio Valentino a pag. 273
Commenti e osservazioni
- Il Drago velenoso della riga 1 è la materia, così come la cosa» della riga 2: nelle righe successive è reso evidente come “materia” richiami il latino mater (sarà trovata in me, riga 3).
- Le forze virili e femminili descritte nella riga 12 predicono l’esistenza di un androgino alchemico nel testo.
- Nella qual impresa molti hanno perso i beni, riga 15 l’alchimia non arricchisce materialmente, e chi ricerca questi fini fallirà nel tentativo, come già molti hanno fallito. Solo i Sapienti (che conoscono), devoti (che credono), modesti (che non vanno oltre le proprie possibilità) molti ci provano, ben pochi riescono.
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Letteratura francese II, 2 semestre
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