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Ripresa lezione precedente:

Un colpo di dadi non abolirà mai il caso frase enigmatica. Si discute su quello che voleva poter dire la parola

caso . Il gesto casuale di lanciare i dadi proiettato nell’infinito diventa necessario. Non abolisce il caso, ma

proiettato, come viene descritto, nell’insieme dell’universo, acquista un carattere di necessità. Tutte le azioni

diventano necessarie (dibattito in corso su questo argomento). Cmq sta attento a usare caratteri diversi;

attenzione all’inchiostro. Il suo libro anche se viene disposto su più pagine si percepisce a colpo d’occhio. Il tutto

è una descrizione dello stesso gesto: del colpo di dadi. Ci sono molte immagini di infinito, di universo. C’è questo

aspetto formale e dal punto di vista del contenuto è la narrazione di un colpo di dadi, che diventa lungo, dura

per tutte le pagine. Se tutto questo è la descrizione di un colpo di dadi, c’è anche una grande attenzione al

tempo: il tempo riassunto in un colpo di dadi è un tempo dilatato, perché per tutto il tempo della scrittura si

parla di quello.

Discorso del tempo:

Si può fare sia per Mallarmé che per Cendrars. Lì c’è una poesia che si fa quadro e si percepisce tutta nello stesso

momento e nello stesso tempo è scandita in versi. Da un lato è riassunta in un attimo: lo guardo e lo vedo in un

attimo. In un colpo d’occhio lo guardo e poi lo posso svolgere (è fatto a fisarmonica).

Al centro di tutta questa riflessione c’è Henri Bergson [pronuncia bersòn]. Centrale per la riflessione sul tempo

da fine 800 ai giorni nostri. Nasce come matematico. Era un grecista, scrive saggio su Aristotele. Non sappiamo

se Mallarmé lo conoscesse perché insegnavano in due licei diversi. Mallarmé però mette in luce riflessione sul

tempo, anche se non è detto che sia stato influenzato. Bergson insegna prima nei licei poi in università. Lezioni

aperte al pubblico e influenza gli scrittori dell’epoca. L’opera più importante è Essai sur les données immédiates

E alla base della riflessione sul tempo di Proust. Prima di lui sul tempo aveva ragionato

de la conscience.

Sant’Agostino. È un vescovo famoso che ha scritto un libro che fino a metà 900 era un libro che tutti dovevano

aver letto: In uno dei capitoli (forse 9), parla del tempo. Dice che il tempo è qualcosa che non

le confessioni.

esiste, perché noi viviamo nell’istante, ci ricordiamo quello che è passato, ci immaginiamo quello che succederà

dopo, ma in realtà siamo basati sulla memoria e sull’aspettativa, ma l’unica cosa che conosciamo è l’istante. La

rappresentazione di ciò che dice è sostanzialmente la persona con l’Alzheimer. Nemmeno l’io esiste,

immaginiamo chi saremo ma ci pensiamo ora. La memoria ci fa ricordare solo ciò che vogliamo e nel futuro non

ci aspettiamo le cose negative. Sant’Agostino è stato il primo dei grandi pensatori moderni, la riflessione sul

tempo parte da lui. Bergson coglie il discorso e fa un discorso sull’io, che riformula. Cos’è l’io? È una domanda

difficile, non so se è uguale a quello di 10 anni fa o a ciò che sarà tra 10 anni. Bergson dice nel suo saggio che

esiste un tempo che è quello dell’orologio, matematico, misurabile, ma che non corrisponde al tempo dell’io. Il

nostro tempo subisce accelerazioni e rallentamenti a seconda del nostro stato d’animo. C’è una dissociazione tra

l’uomo e la matematica. Ciò che è dentro l’uomo non si può misurare, ciascuno ha il suo tempo. Tutti andavano

da Bergson all’epoca.

Proust e il 1913:

Tornando a Cendrars e Mallarmé c’è una forma di narrazione che vuole fare coincidere il tempo della narrazione

con il suo riassunto in un istante. Guardando il rotolo di Cendrars lo guardo come un oggetto e poi però c’è tutta

la narrazione. Quando esce il rotolo, esce il primo libro della di Proust. Il discorso dell’istante funziona

recherche

nello stesso modo. Sono 7 volumi. Esce in 1913. Proust non ama Flaubert.

Abbiamo visto tutti i tentativi di fare del nuovo ma non c’è solo quello, c’è anche desiderio di riforma generale,

anche nel romanzo. Già Gide lo aveva tentato di modificare. 1913 anno in cui tutti vogliono fare qualcosa di

nuovo. C’è anche chi ritorna al passato, come il mio grande amico Meaulness che è un romanzo che vuole

tornare al passato con una forma di realismo fantastico. È una biografia, tutto ciò che succede nell’infanzia

acquista un carattere fiabesco. Nel 1913 esce Jean Barois di Roger Martin du Gard. È un romanzo

sperimentale. Diventerà amico di Gide, che era centro della cultura di allora. Dopo la prima guerra mondiale

scriverà un romanzo fiume: la saga dei Thibabult.

Jean Barois: romanzo sperimentale perché fatto solo di dialoghi. Ci sono poche didascalie. Non esiste una parte

narrativa. Voleva fare un romanzo sperimentale e per farlo ha fatto un’azione che si costruisce attraverso i

dialoghi. Ci sono solo piccole didascalie per dire chi entra o esce. È una strada che non è stata proseguita. Ha

avuto successo perché ha innovato, ma non ha avuto un seguito dopo.

Proust:

Nel 1913 però esce la prima parte della di Proust. Proust era di ricca famiglia ebraica, molto

recherche

benestante, molto sofferente di asma, nasce in 1871 e muore in 1923. L’ultima parte della sua vita la passa

chiuso in casa a scrivere. Aveva già cominciato a scrivere a fine 800. Scrive su riviste simboliste in versi. Poi fa

testi di critica, scrive un’opera in cui imita vari scrittori, poi però concepisce un quadro di quello che è la

che è un discorso complicato. Proust prima di scriverla fa come Flaubert: ha tanti carnet, brouillon,

recherche

sono fasci e fasci di carte. Quando comincia a immaginare pensa a un progetto ben architettato, ciò che è

centrale è l’architettura. Ma Proust dichiara di voler usare una distesa di compasso abbastanza allargata perché

la sua architettura non sia immediatamente percepibile . È un romanzo lunghissimo, che sarà diviso in 7 volumi,

che lui prima di cominciare a scrivere ha concepito, attraverso migliaia di foglietti. È tutto calcolato, come i pieni

e vuoti di Flaubert. Qua c’è un’apertura di compasso: quando si apre significa che si sta facendo un cerchio.

Quando Proust ne parla suppone che ci sia quindi un uno intorno a cui le cose sono disposte in cerchio.

Quell’uno è l’io. Intorno le cose sono disposte circolarmente. La vuole essere un’opera disposta

recherche

circolarmente intorno a qualcuno che è al centro del compasso. Per essere sicuro di essere circolare Proust

scrive il primo capitolo della insieme all’ultimo. Così facendo la circolarità è evidente. Obiettivi: sulla

recherche

base delle sue riflessioni sul tempo e dalle riflessioni su cosa sia l’io, Proust realizza il miracolo di incarnare l’io.

Questo io che determina il punto del compasso e sta al centro, è l’io della scrittura. Solo quando scrive c’è

questo io. Si chiama Marcel come lui ma non è Marcel, è solo quello che scrive. La è la storia di uno

recherche

che scrive per scoprire la realtà, l’esistenza, di uno che scrive. C’è una forma di matrioska, personaggio di Marcel

scrive per riuscire a determinare il proprio io che scrive. È un prodotto della scrittura e nello stesso tempo è

l’unico che si sottrae al tempo perché si mette al centro in un tempo circolare. Il primo volume del 1913 lo

presenta a Gide, che era amico di molti scrittori. Gide glielo boccia. Gli dice che è l’opera di un un

amateur,

dilettante, un ricco che non sa cosa fare e si mette lì a scrivere. Gide però si sbaglia e si metterà in ginocchio

davanti a lui supplicandolo di pubblicare altri libri. Gide non aveva potuto percepire (essendo quello solo il primo

libro) l’apertura di compasso. Proust voleva scrivere un’opera la cui architettura sia difficilmente percepibile per

l’ampiezza dell’apertura del compasso. Gide si trova di fronte all’inizio della e non capisce. Non ha

recherche

l’intuizione di vedere già in tutti gli accenni l’intenzione di Proust che trapelava.

Lettura dell’inizio del primo libro della C’è una riflessione sull’uomo che

recherche, du côté de chez Swann.

dorme e tiene in cerchio attorno a lui il filo delle ore. Proust vuole mettere in cerchio il filo dei giorni, non in

maniera cronologica, è un cerchio. Il narratore si sposta avanti e indietro. Sembra che si vada avanti e invece la

marcia in avanti è progressivamente una marcia indietro. Il ricordo porta in avanti e indietro, come il sogno. Così

vuole fare Proust nella con discorso del tempo circolare in cui l’io si sposta e tiene in pugno. C’è un

recherche,

però, che diceva anche Sant’Agostino: il ricordo va avanti e indietro nel tempo, continuo a ricordare. Il ricordo è

qualcosa che non rende padroni del nostro tempo. I ricordi di quando ero piccolo sfuggono e probabilmente non

corrispondono alla realtà. Cosa può far tornare gli anni passati in maniera sicura? La maniera sicura è

l’impressione, la percezione. Ciò che cerca Proust è la memoria involontaria: quella che ha un sapore, affidata ai

sensi. Come l’episodio della maideleine, gli vengono in mente le sensazioni di quando era piccolo che la

mangiava nell’infuso di tiglio. Non gli sarebbe venuto in mente lo stesso stato d’animo se non avesse sentito nel

dolce il gusto del passato. Per Proust l’unico modo di vincere l’impossibilità di conservare l’io, perché la memoria

lo inganna, bisogna cercare la memoria involontaria, che ci viene trasmessa per caso. Può succedere di non

ricordarsi nulla del passato perché non si entra in contatto con un oggetto del passato. C’è un modo di risolvere

il problema dell’io ed essere d’accordo con Bergson sulla questione del tempo. Per la coscienza il tempo non è

su una retta e non è scandito da un orologio. È un tempo vagabondo che dura di più o meno. La è la

recherche

negazione del tempo matematico e l’affermazione della persistenza di un io, che è fragile, perché esiste solo nel

momento in cui si inizia a scrivere.

Quando Proust scrive l’incipit c’è l’uso dell’imperfetto. Quando lo

longtemps, je me suis couché de bonne heure,

scrive quanto tempo è passato? Quando lo scrive? La caratteristica della è che non sappiamo quando

recherche

sta scrivendo. È scritto al passato ma non sappiamo dov’è lui ora. L’io si dispone al centro dei ricordi ma il centro

dov’è? È il centro della scrittura. Proust diceva che Marcel personaggio non era lui, ma lo scrittore che vive

dentro al suo libro, che non ha niente a che vedere con Marcel Proust.

Nel 1904 Proust pubblica la traduzione di Di Ruskin, esperto di arte medievale inglese. Quando

Bible of Amiens

Proust fa la prefazione dice una cosa molto importante: per conoscere uno scrittore bisogna sovrapporre tutte le

sue opere, leggerle tutte, e vedere quali sono le parole ricorrenti e il significato che hanno. Quindi per leggere

Ruskin bisogna non solo leggersi una sola opera, ma tutte le opere per capire il valore che dà alle parole. È lo

stesso metodo che usa Spinoza nel 600. Ci fa capire che Proust pensa a lungo alla sovrapposizione delle parole

all’interno della per fare capire cosa volessero dire. La prima parte della è quella che Gide

recherche recherche

gli aveva rifiutato. L’ultima parte esce postuma nel 1927.

Lo stile di Proust è à bout de souffle controrespiro. Non si possono leggere senza prendere il respiro perché i

periodi sono lunghi. Sono anche attorcigliati. Ogni volta che c’è una sensazione, Proust la spiega. Prima di

arrivare alla fine del periodo ci sono molte precisazioni. Vuole definire tutto. Allo stesso tempo questo rende il

testo più difficile.

Nella prima parte ci sono elementi molto spassosi. C’è molto humor anche se a volte non

dalla parte di Swann,

viene notato. C’è un Marcel piccolo, non sappiamo che età ha quando scrive, c’è la nonna dispiaciuta che il

bimbo stia male e ce l’ha con la mamma. Ci sono figure femminili che creano un quadretto. Ci sono contrasti di

casa. Poi c’è la domestica Françoise molto maligna, di fronte ai padroni umile e rispettosa e faceva invece

malignità al bambino. C’è la zia e poi c’è Swann. È la figura del dandy. Un essere ricchissimo, conosce il bel

mondo a Parigi e in campagna non si dà arie. Va a casa dei Proust facendosi anticipare da casse di vino come

regalo per l’invito a cena. Rappresenta l’esteta, colui che ha un gusto straordinario, e nello stesso tempo ha un

difetto: valutare positivamente la vita solo se assomiglia all’arte. Cade nell’estetismo.

Questa prima parte racconta gli amori di Swann. Frequenta i salotti più importanti di Parigi e finisce nel salotto

di persone che vogliono imitare gli ambienti alti senza però avere le qualità per farlo. Nel salotto dei Verdurin,

che poi faranno carriera. È un salotto di gente rozza che finge di essere colta. Ci va perché ci andava una ragazza

del demi-monde. Una poco di buono. Si faceva mantenere da persone di un certo livello, non andava per strada.

Era una donna di facili costumi, una mantenuta di lusso. Swann la trova volgare, rozza, capisce che è una

persona mediocre, ma aveva una qualità straordinaria: assomigliava a un dipinto di Botticelli. Quando la vede

quindi rimane estasiato, è il ritratto di Botticelli. La adora per quello che è dipinta, è questo l’estetismo di

Swann. Diventa geloso perché lei è mantenuta da un ricco signore. C’è poi la celebre frase, dovuta all’orchidea

che lei aveva sul petto che si chiamava cattleya. La sposa e avrà una figlia, Gilberte, che comincia a insinuare nei

personaggi di Proust l’omosessualità che Proust aveva forte e la sua epoca negava. Gide si era manifestato

omosessuale ma solo dopo la morte della madre. Proust la maschera ma ci sono molte donne lesbiche nella

In per esempio nasconde il personaggio del proprio amante, il suo segretario, che

recherche. Albertine disparue

morirà in un incidente, come Albertine. Gilberte è la prima di queste ragazze lesbiche. Nel primo racconto

vengono fuori questi ricordi. Quando era bambino ed era a casa, aveva due possibilità di passeggiate: una da

parte di Swann o una dal lato dei Guermantes (i ricchi, nobili). Dalla parte di Swann ci va in maniera più semplice,

l’altra è la zona ricca del paese. sono storie intricate dove l’omosessualità viene messa in

Sodoma e Gomorra

evidenza attraverso personaggi che tentano di nasconderla, ma che in realtà rivelano cose viziate, il gusto

sadomaso. Si passa dalla descrizione dell’omosessualità alla descrizione di perversioni all’interno di ambienti più

ricchi e nobili della capitale. Molti personaggi corrispondono a reali personaggi che Proust aveva conosciuto. La

e la fuggitiva si compone come un giallo. Il narratore si ritrova in casa che Albertine non

prisonnière la fugitive:

c’è. Manda i servi a cercarla e inizia l’indagine. Ci sono indizi come in un giallo, rintraccia le sue amiche, i gusti

sessuali, dove andava per tradirlo… era una donna perverso anche lei. Questo andare avanti nelle indagini in

realtà è un andare indietro perché si scoprono le cose accadute prima. La tragedia della vicenda è che man

mano che lui trova gli elementi che compongono la vita di Albertine cerca elementi di vita di una persona che è

già morta, perché muore in un incidente, come l’amante di Proust. Si può estrapolare dal resto della recherche.

Il barone Charlus è il più pervertito dei personaggi e corrisponde a uno reale dell’epoca di Proust, tutti lo

riconoscono.

Il problema dell’estetismo di Swann è un rischio che corre anche il narratore, perché si appassiona all’arte, ma

continua a denunciare l’estetismo. Accusa la nonna di amare cose che hanno un rapporto con l’arte, come

amare poltrone scomode perché del 700 e richiamano idea dell’arte. Non si può fare coincidere la vita solo con

la ricerca artistica. L’obiettivo della ricerca artistica deve essere un’esperienza di vita. Fare in modo che

attraverso l’arte, l’opera, possa avere un’esperienza di vita più colma.

Il personaggio si Saint-Loup appartiene alla nobiltà, è un uomo che conosce il bello, una delle caratteristiche del

bello è quella di non farsi scorgere subito: si può vedere il concetto del compasso anche nei pantaloni di Saint-

Loup: sembrano grigio scuri ma avvicinandosi hanno un impercettibile filo verde. Significa che c’è una finezza

esasperata per cui va riconosciuto il dettaglio, serve l’occhio attento. È il massimo del dandysmo. Distingue da

quello che ha i semplici pantaloni grigi. Così nella ci sono una serie di raffinatezze che si distinguono

recherche

solo con un’attenta lettura.

Torniamo a Bergson: nel saggio sui dati mediati della coscienza (1899) c è messa in discussione del linguaggio, di

cui possiamo capire solo le categorie che abbiamo in comune. Il linguaggio è comunicazione mediata per chi ci

sta intorno ma ci sono cose che sono intraducibili e incomprensibili. Già Mallarmé immagina di dover inventare

una nuova lingua per sfuggire al limite del linguaggio come uso comune. Estraneo per preservare una purezza

del linguaggio (happy Immagina un linguaggio per pochi. Secondo Bergson bisogna dare maggior credito

few).

all intuizione, è un modo di conoscenza immediato e diretto che ci fa entrare in conoscenza con qualcosa. L idea

dell intuizione, che dà l immediatezza e di cui bisogna fidarsi perché più affidabile del linguaggio, la riprende

anche Proust.

Tra fine 800 e inizio 900 c è l interesse per la poesia primitiva. C è gusto per esotismo e in particolare per la

scultura africana: viene interpretata non secondo i valori che venivano attribuiti dagli africani alle sculture, ma

come una sorta di ready made, viene ripreso con valori estetici attribuiti indipendentemente dalle intenzioni di

chi l ha prodotta. Corrisponde alle riflessioni sull opera fatte per tutto il 900, che ognuno può interpretare come

vuole. C è un insignificanza dell autore. Non c è rapporto tra la fruizione della scultura africana in Europa e in

Africa. È una scultura amata da Apollinaire e ci riflette, la immagina come uno specchio di anima collettiva libera

da schiavitù, c è concezione dell africano come selvaggio, quindi libero. Esalta la libertà della scultura africana.

Scrive un saggio sulla scultura nera, nei primi del 900, in cui mette le sue riflessioni.

Torniamo al rotolo di Cendrars: c è importanza del colore. I versi sono prosastici e un po onomatopeici,

riprendono il del treno. Il colore provoca una sorta di creazione simultanea dell ambiente, dello spazio,

ciuff ciuff

della durata. Il colore crea una completa simultaneità di una serie di dimensioni. Quando c è il colore c è la

compresenza del viaggio in treno e della rappresentazione che se ne ha. Questa simultaneità (simultaneismo:

rappresentare simultaneità attraverso il colore) viene recepita anche dai cubisti: di

les demoiselles d’Avignon

Picasso sono l inizio del tentativo della pittura cubista, di rappresentare simultaneamente tanti punti di vista. C è

un concetto di tempo, la volontà di concentrare in un punto la durata. Periodo quindi di attenzione alle

categorie di spazio-tempo.

Anche la letteratura vuole partecipare a questo scardinamento. Le avanguardie storiche procedono per uno

scardinamento della letteratura. I di Apollinaire: sono poesie molto complesse, c è un forte

calligrammi

simbolismo all interno di queste immagini. Nel momento in cui disegna le sue poesie, che hanno bisogno di

essere seguite nella forma e nel significato, tende anche a nascondere. Sono ermetiche, il simbolismo ha bisogno

di essere decrittato. Apollinaire nel 17 fa uscire un opera Era già nato il e c era il

Les mamelles de Tirésias. dada

a Zurigo. Apollinaire aderisce anche se muore poco dopo. L opera è un esempio di grande

cabaret voltaire,

libertà nel dramma. C è molta libertà dal punto di vista scenico e sono rivoluzionarie dal punto di vista del

pensiero. È un opera che concorre all esplosione del e del surrealismo, che nascerà nel 19 a Parigi. Inventa

dada

prima della nascita del movimento la parola dramma surrealista . Quest opera ha tematiche moderne: è sia

femminista che antimilitarista. Era andato in guerra volontario per affermare il suo essere francese. Tiresia era

un indovino che era stato condannato dagli dei ad essere l unico mortale che aveva memoria dell Ade. Per i greci

nell Ade ci sono forme vuote che non si ricordano niente, vagano ma non hanno memoria. Sono ombre. Per

Tiresia c è questa condanna, nel mito si dice che avesse visto due serpi che copulavano e questo era stato

interdetto dagli dei e viene condannato a trasformarsi donna. Lo rimane per 7 anni finché non vede altre due

serpi copulare e può tornare uomo. Apollinaire prende questo mito e mette in scena Teresa che non vuole

essere donna, vuole che sia il marito a fare la donna. In un gesto di liberazione prende i suoi seni e li tira per aria,

che sarebbero dovuti volare per aria come palloni: donna vuole agire nella società e non essere casalinga. In

realtà Apollinaire aveva pochi soldi e non ha reso l idea. Thérèse diventa uomo, il marito deve diventare donna e

lo obbliga a procreare, ne fa qualche migliaia. Poi lei ne farà più del marito. Questo bisogno di bambini nel 17

era un bisogno reale: la Francia stava ammazzando tutti i suoi figli con la guerra. Si capisce che siamo in tempo di

guerra perché all inizio della pièce si parla di cannoni. I cannoni sono efficaci che le stelle si spegnevano una a

una.

Dal 16 al 17 c è stata la battaglia della Marna, che dura 16 mesi circa. È la battaglia che ha più dimostrato

l assurdità di ciò che stava accadendo. Mette in crisi la fiducia nella ragione e nel governo, mandavano i ragazzini

a morire in trincea. Era inaccettabile. Si rifugiano in Svizzera perché non partecipa alla guerra: a Zurigo, nel

cabaret Voltaire, ci sono personaggi provenienti da tutta Europa che propongono rivoluzione artistica contro la

tradizione precedente. [Domanda da esame:] Dada si considera come arte, di sovversione e irrisione, ma vuole

essere considerato nella tradizione artistica per rovesciarla. Il surrealismo invece da parte di Breton rifiuta di

essere arte. Dicono che l arte è infinita e loro fanno una pratica rivoluzionaria, nel senso del pensiero.

Ci sono molte teorie sulla nascita del termine è un cavalluccio delle filastrocche dei bambini, quindi le

dada,

prime parole dal bambino; oppure hanno estratto lettere dal sacchetto ed è venuto oppure cercavano una

dada;

semplice sonorità. Il capogruppo è Tristan Tzara. Scrive due raccolte poetiche molto corpose. A Parigi conosce

Breton e partecipa alle avanguardie. Le sue poesie sono centrate sulla guerra. È un argomento che non si può

rivendicare. Con aspetti di grottesco e sberleffo mettono in scena delle esplosioni di morte. I pezzi delle persone

che si disperdono come fosse allegria, lo sberleffo nasconde l indignazione. I versi non sono di immediata

comprensione. Le sue poesie, per la volontà di spezzare il linguaggio della ragione, non cercano un senso

immediato. Nei quadri di Chagall ci sono delle zone di colore che suggeriscono delle indicazioni emotive nel

quadro. Per le poesie di Tzara bisogna immaginare lo stesso: ci sono delle zone emotive.

Un altro grande autore fondamentale per il dadaismo è Hugo Ball, tedesco e Marcel Janco. Il dadaismo dura

poco, perché dopo la fine della guerra si disperdono. Tzara va a Parigi e incontra Breton.

È un momento di grande effervescenza. Nel 1917 c è un balletto: dove si è pensato di fare (secondo un

Parade,

mito già presente) un opera d arte totale. C è Picasso che fa il sipario e ci sono gli scritti di Cocteau e la musica è

di Satie. C è molta libertà. Picasso mette in scena un cavallo alato con sopra una donna alata, c è una

rivendicazione di libertà.

Nel 1919 viene fondata una rivista: che è una rivista dal carattere eclettico, vuole raccogliere tutti i

literature,

epoca. Ci scrive Breto , Tzara, Gide, Valery… dive ta u a rivista i porta te, per u periodo

letterati e artisti dell

l unica dell epoca. Una delle cose su cui riflette è perché scrivete? . Ci sono anche delle riscoperte di autori

dell 800 che non erano messi in grande luce. La fama di Rimbaud, oltre a Verlaine, si deve anche al ripescaggio

fatto dal surrealismo e dalla rivista che considera Rimbaud come uno dei grandi poeti della modernità. È

considerato come uno dei grandi poeti della avanguardie. Con questa rivista si inizia ad avere diffidenza delle

parole. Si erano appena accorti che le parole erano servite con la loro retorica a mascherare l orrore. Bisognava

cercare di cancellare, uccidere, le parole che avevano provocato l orrore. Come ribellione nei confronti della

ragione nasce il surrealismo.

I dada facevano spettacoli in cui prendevano in giro gli spettatori oppure spettacoli chiamati i noir cacadou, con

costumi da colori vivaci, in cui gli attori avevano in scena tubi di gomma e ondeggiavano tenendosi su sti tubi.

Tutto questo è stato portato a Parigi e Breton familiarizza.

Breton era un medico appassionato di psicanalisi, studia le opere di Freud. L umanità è malata e non c è dubbio,

l umanità ha provocato la prima guerra mondiale. I problemi sono complessi da curare, per farlo serve liberare

l inconscio e i sogni. Per farlo Breton comincia con la scrittura automatica. Si mette con un amico, Saupault, a

scrivere in modo del tutto inconscio: non seguono la loro mano, cadono in sorta di trance e guardano il prodotto

in stato di semi-incoscienza. Un opera scritta così sono scritti a 4 mani da 2 persone in stato di

i campi magnetici

trance. Breton vuole dimostrare che non vuole fare qualcosa di artistico ma solo liberare l immaginario

dell inconscio. Vuole stringere intorno a sé un gruppo, sottratto a Dada, ultima delle avanguardie che ha però

un intenzione estetica, mentre Breton vuole rivoluzionare la società allargandone i confini facendo in modo di

far sentire libero l uomo, che aveva inglobato l inconscio nella sua vita quotidiana. Vuole un uomo capace di

guardare in maniera diversa. La ragione fa ragionare in termini di economia, finanza e morte. Vengono ripresi

autori dell 800, Nerval sarà uno dei miti di Breton: pensava che la follia gli permettesse di vedere un mondo più

ampio e Breton lo condivide. Ama la follia e l immaginario, rifiuta chi vuole usare l immaginario a fini estetici. È

una pratica salutista, non estetica. Breton inizia a cacciare chi vuole fare anche una bella poesia. Per lui deve

corrispondere all esplosione dell inconscio. Rimangono sempre meno, finché non rimane da solo. Breton cambia

nel percorso, inizialmente immagina che ci sia un apertura verso l inconscio e immagina la trance come forma

per fare emergere l inconscio (campi A poco a poco, lui e pochi altri, iniziano a immaginare che ciò

magnetici).

che loro vedono non proviene dall inconscio ma è un contatto col mondo spirituale. Il mondo della follia mette

in contatto con un mondo esoterico, dove ci sono ombre, spiriti. Un surrealista è convinto di aver passato la

notte con una donna fantasma. Breton inizia quindi a occuparsi di esoterismo. Dopo la seconda guerra mondiale

va in America, si interessa sempre di più ai tarocchi e, da solo, passa dalla parte dello spiritualismo esoterico. È

convinto dell esistenza dei forze della natura invisibili e spirituali, che quando decidono

grandi trasparenti:

creano ciò in cui tutti gli elementi vengono a coincidere per provocare un disastro (oggi si direbbe tempesta

perfetta). Per Breton queste forze misteriose sono colpevoli delle guerre e dei disastri naturali. Sono forza del

male che agiscono, era in direzione spiritualista fin dall inizio.

Torniamo nel 1924: manifesto del surrealismo. C è un gruppo che si impegna per cambiare la forma del

linguaggio. Uno dei giochi più praticato è quello del i cadaveri eccellenti, per cui in un foglio

cadavre exquis,

scrivevano frasi o parole e piegandolo lo passavano. Nel 27 scrive un romanzo, che è la storia in prima

Nadja,

persona, che si aggira per Parigi cercando fenomeni insoliti. Fotografa oggetti che non si usano più e diventano

misteriosi. Breton gira per Parigi per fotografare ciò che vuole, fuori dall ordinario. Nel momento in cui scrive

(pronuncia Nadgia) affianca al testo fotografie di tutti gli oggetti strani che ha trovato. È un insieme di

Nadja

testo e di immagini, che però non illustrano il testo, ma sono un altro aspetto che lui ha colto della realtà. Un

giorno incontra una donna misteriosa, bella, strana, dai lunghi capelli neri e molto truccata. Non ci sono foto di

Nadja, rimane inafferrabile. Breton la accompagna, ma non si sa dove va. Per il fatto che lei sia pazza e Breton dà

importanza alla follia, Nadja sembra avere intuizioni che le persone non hanno. Dice ad esempio quelle finestre

diventeranno rosse e dopo la frase si accende una luce in casa, per cui le finestre sembrano rosse. Questo

appassionava a Breton, rimanda alla presenza di sensi nascosti. I due girano insieme ma poi Breton non saprà

niente di Nadja. È scritta in maniera semplice, non è una scrittura surrealista ma più una scrittura da caso clinico:

è una pazza che coglie nella realtà le cose che gli altri non colgono.

Nel 1927 c è un altro fenomeno: il Un gruppo di ragazzini del liceo, molto bravi e appassionati di

grand jeu.

letteratura, volevano scoprire cosa succedeva in punto di morte. Si facevano di tutto e di più, provando tutte le

droghe. Muoiono tutti molto presto, raccontano le ombre che potevano vedere. Il grande gioco era scoprire la

morte, cosa si sente negli ultimi istanti. Alla fine avevano deciso che forse vivere era meglio, ma muoiono presto.

Il più grande come importanza, Daumal, è morto disperatamente in Svizzera cercando di curarsi. Quando

arrivano a Parigi, Breton li usa subito. Lo considera un gioco surrealista. Cerca di fare amicizia. Breton voleva

però essere capo, ci teneva a dirigere i giochi. Ci sono state molte riunioni ma i ragazzi non voglio annettersi. Il

gruppo del grande gioco rimane isolato, a parte, non accettando di essere annesso al surrealismo anche se

c erano ricerche che potevano essere comuni e che potevano essere vicine ai di Breton.

grandi trasparenti

Vediamo un quadro di uno degli esponenti del Sima. È tendenzialmente astratto ma al centro del suo

grand jeu,

discorso c è una luce, una zona bianca, che può invadere anche tutto lo spazio. La sua ossessione era quella

dell angelo meridiano. C è il tentativo di descrivere questo angelo, di una leggenda medievale, per cui esistevano

l angelo meridiano e quello di mezzanotte. L angelo meridiano stordisce, è la forza del mezzogiorno, ma non può

farti male. Cerca di farti prigioniero, ha una forma di possessione. L angelo notturno invece è quello maledetto

che può farti male, portarti all inferno. Nel c è l idea di ricercare forze intorno a noi che ci possono

grand jeu

invadere. Anche Daumal fa riferimento a forze che dominano la terra.

Jung dice che siamo abituati a vivere in un mondo regolato dal rapporto causa-effetto. Invece però esiste anche

la cioè le coincidenze. Alcune appaiono fatali perché ci riguardano più da vicino, altre sono più

sincronia del caso

insignificanti ma costruite secondo una rete di casi che avvengono in sincrono. Jung e Breton studiano questo

fenomeno e sarà ciò che porta Breton a cambiare la sua mentalità. Il surrealismo proclama la liberazione della

sessualità. Oltre che perché quella repressa porta a malattie, anche perché sia da punto di vista sociale bisogna

liberare la società da cosa tiene le persone rigidamente compresse, anche però in base ai risultati della

psicanalisi freudiana. Quindi sessualità contro perfezione della famiglia borghese che sulla base degli studi di

Freud. Il surrealismo ha invaso tutto il mondo e ha avuto molti riscontri anche artisticamente. Quando scrive

in quel momento iniziava a cambiare mentalità. Era appassionato a fenomeni dell͛immaginario

Arcane 17,

simbolico e a un certo punto non crede che tutto derivi dal nostro inconscio, ma pensa ci sia un mondo

spirituale. Aveva già mostrato questo avvicinamento con i grandi trasparenti.

͛29

A fianco a Breton c͛è il gruppo dei surrealisti della prima ora. Nel molti surrealisti passano al movimento del

partito comunista pensando fosse utile alla società perché portava uguaglianza, cose che il surrealismo non

teneva in conto. Paul Éluard per esempio cambia modo di scrivere, fa una poesia più facile perché vuole essere

capito da tutti. Un altro surrealista che piace molto ed è conosciuto è Jacques Prévert.

Breton aveva un brutto carattere, bisognava essere d͛accordo con lui. I poeti che se ne vanno per esempio

volevano fare opere belle, mentre Breton voleva pensare alla pratica.

La revue dada (Tzara). È il primo segno di voler fare una rivoluzione ma comunque tiene in conto il valore

estetico. Non c͛è un͛immediata comprensione ma vuole mostrare un grottesco, ironia, falsa allegria, sulla base di

quella cosa terribile della guerra. Volontariamente dice Parla dell͛esplosione come una cosa allegra. Le

negre.

persone che schizzano via sparano la loro materia cerebrale, fa schifo ma un segno di rivolta e sdegno verso un

mondo che permette tutto questo.

Questo è il percorso: dada che nella sua espressività grottesca vuole trasmettere uno sdegno; in Apollinaire c͛è

una volontà di liberazione della società e speculazione metafisica. Da un lato un͛estasi metafisica e anche

l͛orrore della guerra come ne Nel surrealismo la parte di sdegno si svolge lasciando

les mamelles de Tirésias.

libero l͛inconscio per vedere cosa ci dice.

Tra gli amici della prima ora che poi si sono staccati c͛è Antonin Artaud. Muore pazzo internato in un ospedale

psichiatrico. Nel 1920 va a Parigi e si avvicina ai surrealisti. È un appassionato di teatro e inizia a scrivere. Si

collega a Breton e alcuni testi vengono pubblicati su ma poi negli anni del 29-30 viene

La Révolution surréaliste,

proposta l͛adesione al partito comunista francese. In quel momento lui sta con Breton mentre molti se ne

vanno. All͛inizio i due erano legati ma Artaud poi cambia l͛idea di Breton. A un certo punto ci sarà una branca di

surrealisti che segue Artaud mentre Breton è legato all͛altra parte.

͛30 ͛38.

Le théâtre et son double è stato scritto negli anni e esce nel Esprime delle idee sul teatro che sono

nuove, non lascia spazio alle parole ma a tutte le componenti della scena. È il primo che fa caso alla globalità. Il

͛38 è un momento difficile per l͛affermazione di Hitler. Fa un discorso ancora attuale nell͛introduzione. Capisce

che il mondo ha fame, a cosa serve quindi la cultura? L͛idea che ci sia qualcosa come la cultura che ci impegna

molto e diventa forte permette di non accorgerci che non stiamo vivendo bene. Dice che non dobbiamo vivere

solo per mangiare. Serve credere a qualcosa che ci faccia vivere. Vuole trasferire la forza della fame verso

qualcos͛altro. C͛è una rottura tra le cose, le parole e le idee. Non sono le opinioni che mancano, ma quando mai

hanno modificato la nostra vita? O i sistemi sono in noi e ne siamo impregnati al punto di viverne, oppure non

ne siamo impregnati e non ci fanno vivere quindi non importa che esistano. Rimbaud aveva l͛idea della poesia

come azione, come avevano i greci, e Artaud dice che serve insistere su questa idea della cultura in azione, che

diventa in noi come un nuovo organo. Non si può fare differenza tra civiltà e cultura, bisogna avvicinarsi alla

cultura perché fa parte della civiltà. Tutte le nostre idee sulla vita sono da riprendersi in un͛epoca in cui non c͛è

più nessuna adesione alla vita. C͛è uno scollamento all͛epoca, l͛individuo non si sente vicino alla vita.

Questa introduzione è fondamentale per capire cosa vuole fare Artaud. Mentre Breton vorrebbe essere legato

alla pratica dei sogni ma poi recupera i poeti dell͛800 (quindi non è coerente con se stesso), Artaud vuole

fondare una civiltà dove il piacere della cultura possa superare la fame. Anche se la condizione di vita delle

͛41

persone produce sofferenza (in quegli anni era terribile, nel c͛è stata la Repubblica di Vichy). Secondo Artaud

abbiamo uno strumento a disposizione con cui sopravvivere.

Il teatro che vuole fare Artaud è innovativo rispetto a quello degli autori che andava a vedere. Cambia il concetto

di scena. Artaud si chiede come mai a teatro, in occidente, tutto ciò che è specificamente teatrale e non è

contenuto nel dialogo, sia lasciato in secondo piano. È il suo colpo di genio: il teatro non è fondato sulla parola

ma sullo spazio scenico. A teatro si è colpiti contemporaneamente da tanti particolari oltre al dialogo. Suggerisce

per esempio gli odori, perché possono suggestionare gli spettatori. Quando mette in scena la sua pièce di cenci,

immagina di poter mandare in scena degli sbuffi colorati. Leggendola sembra una tragedia ordinaria, ma

andandola a vedere secondo le sue intenzioni le scene sarebbero state tutte colorate in base allo stato d͛animo.

Profumi diversi avrebbero introdotto le scene e lo spettatore sarebbe stato suggestionato dalla percezione

generale di ciò che va in scena. Il linguaggio di cui parla è quello concreto, di oggetti e profumi. Chiama il teatro

quindi più vicino a un linguaggio attraverso i segni. Aggiunge che è fondamentale questo

poesia nello spazio,

aspetto del linguaggio teatrale e puro che sfugge alla parola, un linguaggio che hanno un valore

per segni

͚600

ideografico come esistono in certe pantomìme (nata nel quando la comédie française impediva ad altri

teatri di usare la parola). È la messa in scena che costituisce il teatro molto più della pièce scritta e parlata, dice

͚800

Artaud. A fine c͛era da un lato il regista, come Stanislavskij, che voleva rendere tutto più verosimile

possibile (porta la carne macellata in scena), dall͛altra la messa in scena del teatro simbolista con Lugné, che

immagina una scena allusiva fatta di luci e ombre, in modo che lo spettatori possa immaginare spazi diversi.

Artaud parla del linguaggio articolato: a teatro vuole fare la metafisica del linguaggio articolato, far servire il

linguaggio a esprimere ciò che non esprime abitualmente. Servirsene in un modo nuovo, eccezionale, è

restituirgli le sue possibilità di scossa fisica, è dividerlo e ripartirlo attivamente nello spazio, è prendere le

intonazioni in un modo concreto e assoluto e restituire loro il potere che avrebbero di strappare e di

manifestare realmente qualcosa. È rivolgersi contro il linguaggio e le sue sorgenti bassamente utilitaristiche,

contro le sue origini di bestia braccata e infine considerare il linguaggio sotto la forma dell͛INCANTAZIONE.

͚800

Spiegazione: la riflessione sul linguaggio nasce a fine con 2 poeti che faranno due operazioni diverse: una la

fa Rimbaud nelle dove cerca di braccare l͛immagine, ciò che sente, e non importa nemmeno come

illuminations,

è scritta (ci sono errori di ortografia). Le sono difficilissimi da capire. È un linguaggio

illuminations

completamente ermetico. Questo tentativo l͛ha fatto lui e il linguaggio si fa difficile. Rimbaud sembra diventare

all͛improvviso uno sciamano, anche se non religioso. Dall͛altra parte c͛è un tipo di operazione diversa, Mallarmé

rifiuta il linguaggio, ossia non vuole apposta essere capito e vuole scrivere per i pochi che possono

happy few,

decrittarlo. Mentre Rimbaud rimane oscuro (non vedeva la scrittura come un rebus, era il suo modo di farlo),

Mallarmé vuole fare una scrittura in codice, ermetica, perché solo pochi che hanno le chiavi possono capirlo.

Entrambi quindi, pur diversissimi e opposti, hanno in comune la messa in discussione del linguaggio. Il linguaggio

così com͛è non piace, è usurato, la conversazione banalizza le parole ed è difficile usare le parole in poesia. Nel

͚900 si segue questa tendenza a voler cambiare il linguaggio dell͛arte: Apollinaire per esempio cerca di non

parlare il linguaggio comune. In Cendrars il linguaggio diventa una cosa, insieme alle pitture. Dada inventa un

linguaggio che non esiste. Con Tzara le poesie recuperano le parole con una dislocazione sintattica, non segue

un ordine regolare. Breton annega il linguaggio nei cortocircuiti delle immagini, vuole affermare il linguaggio

dell͛inconscio, usa una lingua di metafore. Artaud invece arriva su un altro piano. Parla di incantazione, cioè di

incanto. Per questo poi Artaud se ne andrà in Messico, seguirà le pratiche di riti religiosi cristiano-pagane, e

vuole fare quello. Secondo Artaud la società occidentale dovrebbe riuscire a scuotere le persone come fanno le

società primitive. C͛è l͛idea che l͛Europa deve tornare ad apprezzare forme di arte e cultura che possano

scuotere dentro, sostituire la fame, anche senza valore religioso come le cerimonie messicane, devono colmare

ciò che è corrispondente alla fame. Artaud scommette (e perde) sulla possibilità che la cultura debba essere

rilanciata con un potere quasi di incanto e non ha senso dire che la gente deve rinunciare alla cultura se ha fame

perché la cultura deve soddisfare e colmare un desiderio intimo e forte quanto la fame.

C͛è molta differenza tra ciò che Artaud sperava di fare e ciò che è riuscito a fare. fu un fallimento. Si parla

I cenci

di Teatro delle Crudeltà, che è il teatro di Artaud in generale. La crudeltà è un atteggiamento che i surrealisti

hanno sposato, considerandolo fondamentale per la rappresentazione dell͛uomo, perché l͛inconscio è pieno di

istinti crudeli. Lasciare libero l͛inconscio significa far esplodere descrizioni di crudeltà. Perché fare una cosa del

genere? Nel teatro greco (tra l͛altro Nietzsche aveva fatto un͛analisi sulla tragedia greca, quindi la tragedia greca

͚900)

è stata rimessa in attenzione nel la tragedia era messa in scena in modo particolare: i personaggi della

tragedia dovevano recitare sui trampoli in modo da essere più grandi della vita, erano alti 4-5 metri con lunghe

tuniche che coprivano i trampoli; e avevano le maschere della tragedia (c͛erano anche quelle della commedia).

La tragedia scuoteva lo spettatore, nel momento in cui si alternavano i dialoghi e il coro che sottolinea e canta gli

stati d͛animo, lo spettatore aveva ciò che Freud chiama il principio di transfert, quindi aderivano ai personaggi

completamente, che sembravano in uno sfondo mitico. Attraverso poi la o ne usciva

catarsi purificazione

purificato. Andando a vedere un͛opera in cui le pulsioni cattive sono messe in scena, aderendo al personaggio,

ne esco ripulito. Per Artaud la crudeltà messa in scena in maniera coinvolgente fa in modo che lo spettatore col

principio di transfert si ripulisca. Si cercano quindi situazione crudeli e contorte nel teatro della crudeltà. La

cruda realtà che mette in scena è violenta. Ne c͛è una trama e uno stile simile a quello delle storie di

i cenci

Sade, che però è sadico. Qui c͛è una forma di esplosione della sessualità, della rivolta contro le cose violente, in

modo che l͛istinto perverso che secondo i surrealisti è in tutti noi, potesse essere soddisfatto.

Un altro nemico di Breton è Georges Bataille: persona molto colta. È uno dei grandi pilastri del surrealismo. Ha

una vita tranquilla. Si avvicina alla seconda ondata dei surrealisti, è amico di Artaud. Costituisce quasi subito un

gruppo contro Breton. Il fallimento del surrealismo lo si deve al fatto che lo spirito battagliero di Bataille scrive

un pamphlet contro Breton Uno dei suoi testi più famosi è un romanzo erotico

un cadavere. la storia dell’occhio,

che non lascia nessuno spazio all͛immaginazione. Ogni dettaglio è meticolosamente registrato e si tratta di un

erotismo, come in Sade, legato all͛eccesso e alla crudeltà. Ciò che all͛epoca ha fatto rivoluzione, oggi è una

descrizione analitica di gesti sessuali che oggi è solo noiosa. Allontanandosi da Breton spacca il movimento.

Il dadaismo arriva a Parigi, il surrealismo lo rinnova, Breton vuole comandare, vuole prendersi i ragazzi del grand

i suoi amici litigano, lui manda via le persone, Artaud si stacca per il teatro della crudeltà, Bataille è

jeu,

l͛esplosione dell͛erotismo.

La letteratura francese degli anni '40

Siamo usciti dalla prima guerra mondiale e ci stiamo avvicinando alla seconda, con scenari di

inquietudini dovuti all'inizio dell'affermazione di Hitler. La gente sente che sta per arrivare la guerra.

Dal canto loro, i francesi hanno ceduto quasi subito alla Germania: abbiamo la repubblica di Vichy con

Parigi invasa dai tedeschi. Francia si ritrova divisa: da una parte il meridione che cerca di resistere

e dall'altra, il settentrione che è in mano ai tedeschi.

È importante ricordare un'importante differenza tra la prima e la seconda guerra mondiale, differenza

che coinvolge la percezione delle coscienze: la Grande Guerra è combattuta nelle trincee (sono poche le

bombe che colpiscono le città), mentre quella del 39-45 vide un utilizzo quasi esclusivo delle bombe che

colpiscono la gente in prima persona.

La gente scrive, legge e parla sotto le bombe cercando di immaginare un futuro diverso ma senza sapere

quale potrà essere, ci sono solo mere speranze: in particolare si iniziava a diffondere l'idea che il

comunismo russo fosse un governo opprimente, quindi le speranze riposte in questa

nazione crollarono.

Davanti alle sofferenze della guerra vi erano poche possibilità ideologiche e politiche

di creare/trovare un mondo migliore.

Gli scrittori, che hanno fiducia nella politica, iniziano a riporre le loro speranze nella Cina di Mao:

sperano che egli possa attuare una qualche rivoluzione straordinaria e attribuiscono alla Cina le cose

͚Maoisti͛,

meravigliose che dicevano della Russia. Alcuni si dichiarano tendenza che si basava su

una visione pura del marxismo da parte dell͛intellettuale (Sartre lo era).

La literature d͛engagement

In questi anni di guerra c͛è chi decide che 'servono romanzi d͛amore': escono quindi romanzi di

evasione (non voglio essere coinvolto, voglio dimenticare ciò che vivo, non sopportano più di sentire

parlare della guerra, vogliono trovare fuga).

Tra i più impegnati in questo genere abbiamo Sartre e Camus.

Nonostante operino nello stesso periodo vi sono alcune differenze sostanziali tra i due: Camus si

definisce 'solidaire' (perché vuole aiutare gli altri attraverso la sua opera) e 'solitaire' (non farà mai parte

di gruppi, resta isolato e individualista). Egli Immagina la rivolta della solidarietà che mostra

come gli uomini, unendosi contro un flagello, possano ritrovare i valori perduti di solidarietà, passione

e povertà. È una rivolta contro l͛assurdo. Nonostante vi siano rapporti di collaborazione tra i due, non

sono mai stati insieme come movimento perché Camus non ha mai partecipato al movimento politico di

Sartre (vedi motto Camus).

Sartre

Sartre è un filosofo, padre dell͛esistenzialismo: si tratta di una corrente filosofica centrata sull͛uomo,

sulla sua libertà e dignità. È un movimento di pensiero ateo: non crede nell'esistenza di Dio, ma questo

non vuol dire che si possa fare tutto ciò che si vuole. Esiste una morale rigorosa che però

non si ricava da Dio, che impone precetti, ma da valori umani quali l'aiutare il

prossimo e il collaborare per ottenere beni comuni.

Uno degli obbiettivi dell'autore era quello di incidere sulla folla, su gente di tutte le età, di ogni strato

sociale: è per questo che predilige il teatro per diffondere le sue idee (se avesse scritto trattati filosofici li

avrebbero letti solo i filosofi). Quindi affida grade parte del suo pensiero al teatro con immagini concrete

e simboliche.

Due delle sue opere principali sono e

'Huis Clos' 'Les Mouches'.

'Huis Clos'.

Risale al 44 ed il titolo è tradotto in italiano come 'Porte Chiuse' ma non è corretto. La traduzione adatta

sarebbe 'processi a porte chiuse': il termine 'Huis' infatti è del francese medievale, rimasto nel linguaggio

giuridico e vuol dire 'uscio'. ͚le

I personaggi sono 4: Ines, Estelle, Garcin e Garcon͛ (il domestico).

Il dramma inizia con il Valletto che introduce in una stanza (l'intera opera ha scena in una stanza sola) un

uomo chiamato Garcin, presto raggiunto dalle due donne. La stanza non ha né finestre né specchi (e si

capisce presto che è un luogo dell'inferno), cosa che stupisce i personaggi (ha un significato importante il

fatto che non ci siano, soprattutto gli specchi).

Ciascuno racconta agli altri di essere un santo, perseguitato e ingiustamente destinato all͛inferno

nonostante la vita costellata di buone azioni: tutti si presentano come perfetti.

Importante ed emblematica la scena in cui Estelle vuole darsi il rossetto ed è Ines a dirle come fare

facendole da secchio: è l'elemento cardine su cui si fonda opera.

L'autore ci vuole dire che siamo quello che gli altri ci dicono che siamo, quindi la donna che suggerisce

all͛altro come darsi il rossetto è la dominatrice della situazione.

Questa è la chiave di volta: ogni personaggio, durante la pièce, interroga l͛altro e inizia a grattare sotto la

superficie della bontà. Esce fuori la verità: ognuno si è macchiato di una colpa grave, tale da meritare

l'inferno. A poco a poco ciascuno, nello specchio degli altri, rivela l͛immagine che li danno gli altri.

Nella scena finale l͛ultima battuta è Non c͛è bisogno che ci

'l͛infermo siamo noi, l͛inferno sono gli altri'.

sia un diavolo perché i protagonisti sono nudi davanti ai rispettivi personaggi che li hanno

smascherati. L͛affermazione va intesa come l͛amara constatazione che esistiamo solo attraverso e

grazie agli altri, e sono i loro giudizi, la loro percezione di noi a definirci. Questa è la vera condanna

dell͛inferno sartriano: essere relegati al giudizio altri.

Da ricordare che siamo in tempo di guerra: Sartre ci dice che l͛inferno sono gli altri, in una dimensione

privata e non pubblica come può essere quella della guerra.

͚Les Mouches͛.

Opera del 43, è una riscrittura di di Eschilo.

'Coefore'

In Francia, negli anni 30, inizia (e continua negli anni 40) la moda di riprendere, non solo la tragedia, ma

anche i miti greci che sono usati per rappresentare situazioni che fanno riflettere il mondo

contemporaneo.

[Oltre a Sartre, anche fa largo uso di questi miti. Egli viene prima di Sartre (G. muore nel 44) ed

Giradou

è solito riprendere sia i miti che la storia antica nel suo teatro].

Si torna al mito perché sembra abbia una forza simbolica in grado di scuotere gli animi. Il mito è

essenziale e, nella sua essenza, traduce le pulsioni, i desideri, che sono ripetibili.

Insieme a Freud, a inizi 900, la scena era occupata da un grande psichiatra: Jung.

Egli lavorò molto sui miti e sulla psicanalisi dell'immaginario, portando avanti studi sulla simbologia. È

possibile quindi che Jung abbia influenzato anche scrittori non spiritualisti, come Sartre, per la

sua riflessione sui simboli.

La trama fa parte della Saga degli Atridi, una serie di miti cruenti caratterizzati da continue uccisioni di

genitori e figli. L'antefatto all'opera di Sartre è dato dal ritorno di Agamennone in patria poco dopo la

fine della guerra. Venne accolto con grandi festeggiamenti dalla moglie Clitennestra, la quale però aveva

nel frattempo intessuto una relazione con Egisto. I due intavolarono un complotto per uccidere

Agamennone, ottenendo il dominio su Argo.

Per paura che l'unico figlio maschio di Agamennone e Clitennestra, Oreste, potesse essere coinvolto nel

massacro, la sorella Elettra lo portò in Focide, affidandolo al sovrano Strofio, che lo crebbe assieme a

suo figlio Pilade.

Elettra è quindi si trova in una situazione spaventosa, perché costretta a vivere in una casa con la madre

che aveva ucciso il padre (anche Giradou lo riprende). Non le resta che aspettare il ritorno del

fratello Oreste, da lungo tempo esiliato, per vendicare l'omicidio del padre Agamennone da parte dello

zio Egisto (Egisto ha poi sposato Clitennestra, moglie di Agamennone e madre di Elettra ed Oreste ed è

così diventato re).

Nella prima scena vi è una didascalia in cui è descritta una scena bianca, con un sole totale che schiaccia

(come in Racine, Phèdre aveva paura del sole che schiacciava, anche qui i cittadini di Argo sono

schiacciati dal sole, che, attraverso la sua luce, mostra la verità e impedisce di nascondersi con i

peccati). Ciò è ricorrente in tutta l'opera.

Oreste e il suo servo Pedagogo incontrano delle

donne (rimni?) e le chiamano ma le due sono terrorizzate da Pedagogo. Le donne sono vestite di

nero dettaglio importante perché l'intera opera gioca con il contrasto tra bianco e nero, peccato e

luce. È anche citata 'l'aria che trema a mezzogiorno' cosa che rimanda

al concetto dell'Angelo meridiano.

La situazione procede con pennellate di bianco e nero: il pensiero dell'autore non è affidato ad

un discorso logico e filosofico, ma ci mostra il contrasto tra il bianco del sole e le donne vestite di

nero, terrorizzate e che sputano quando vedono i due stranieri.

Nonostante ciò Oreste resta in città ed è qui che incontra Giove (che già incontrato sulla barca che lo

aveva porta fin lì). Il dio sa che per tenere le persone sottomesse bisogna usare la paura (ricorda che

siamo nel 43 con il nazismo e la repubblica di Vichy, sta pensando al contemporaneo). Per impedirle di

pensare devi incutere terrore: Giove lo fa perché sa che gli uomini sono nati liberi (ma loro non lo

devono sapere).

La scena avanza e Oreste incontra la sorella Elettra, ma non le rivela subito di essere il fratello: lei si

lamenta della sua condizione a corte, perché odiata, ridotta a fare la domestica e senza nessuno diritto.

Vorrebbe ammazzarsi: è crescita nel desiderio di vendetta, vuole solo la morte sia della madre che

di Egisto. Non sogna altro, aspetta solo l'arrivo del fratello per ucciderli. Ma quando ciò accade, non lo

riconosce.

Il centro della pièce è rappresentato da una festa che Egisto ordina sia fatta ogni anno: si tratta della

festa dei morti, i quali ritornano sulla terra per recarsi dai loro congiunti. Egisto è insieme ad

un sacerdote (la religione è sempre vista come appoggio al potere) che fa una cerimonia per far uscire

morti dall'oscurità. Tutta Argo (che è sempre assolata e piena di mosche), però, è disperata perché tutti

hanno commesso dei peccati verso i loro morti, ciascuno ha dei rimorsi.

È una scena in cui tutti sono vestiti di nero (perché è ciò che la festa suppone: rimorso, lutto e vestito

nero). in questo contesto appare Elettra, vestita di bianco, che vuole fare festa perché impaziente di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Docente: Merello Ida
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carla.calvini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Merello Ida.

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