Pirandello così è se vi pare
. Scritto e rappresentato nel 1917
. testo esemplare, paradigmatico del salto, del passaggio che si ha nel primo Novecento
dal FINALE CHIUSO al FINALE APERTO
Pur con tutte le differenze che abbiamo rilevato tra il ‘500 e l’800 – compresi gli atti unici, i
drammi di Verga, l’epilogo, le tragedie di D’Annunzio – il FIANLE, pur essendo
diversamente declinato rispetto allo scioglimento ( vedere o non vedere ) obbediva, sino a
tutto l’800 alla logica “aristotelica” , ma tanto rispetto alle regole classicistiche delle unità
di tempo, luogo ed azione, che si sono dissolte dal Romanticismo in poi) , ma rispetto alla
concezione di una azione che aveva un inizio, uno svolgimento ed una fine.
È così che anche Aristotele definisce l’azione drammatica ( commedia e tragedia ) nella
sua Poetica.
Ma ad un certo punto è come se si avvertisse l’incongruenza, l’incompatibilità tra una
nuova visione del mondo, della vita ed il finale chiuso, che ha delle significazioni definite,
che si possono interpretare; ma noi abbiamo, fino alle tragedie dello steso D’Annunzio,
una azione che si basa su fatti ( momento terminale , atto unico verista) che arriva ad una
conclusione, ad uno scioglimento.
Ma se in una prospettiva assolutamente anti-naturalistica, in una prospettiva in cui non si
vuole più rappresentare un’azione basata sulla verosimiglianza rispetto alla vita, e si vuole
rappresentare non più una azione, ma una situazione, se quello che si vuole rappresentare
va al di là dei fatti, va oltre i fatti, una realtà considerata inconoscibile è quindi espressa
attraverso azioni teatrali che si trasformano anche nella loro classificazione formale;
abbiamo non più drammi ma parabole, come ”così è se vi pare”, il cui sottotitolo recita :
“parabola sul valore della vita”.
“Parabola” è la classificazione formale di questo testo.
Abbiamo una metamorfosi dei generi a 360°.
“teatro-gioco” o teatro del grottesco: dove l’azione, fattasi SITUAZIONE , si dà ad
intendere allo spettatore come un vero gioco, per sottolineare una tendenza definita e
definibile che si sviluppa dagli anni ’10 ai ’20 e che ha vari autori, accanto a Pirandello:
Chiarelli, Antonelli, Cavazioni ( futurista ).
Pirandello ci spiega bene cosa è il teatro-gioco ( o del grottesco )
Come poter considerare con parametri naturalistici una commedia chiaramente definita
un gioco? Noi non assistiamo più ad un fatto che va letto secondo i criteri della
verosimiglianza o della psicologia, ma piuttosto, assistiamo ad AZIONI SIMBOLICHE, da
ricondurre non a tendenze simboliste, ma simboliche come le parti che qui si scambiano
tra marito, moglie ed amante.
Ma da che cosa nasce in Pirandello - e non solo - la concezione di teatro-gioco?
Tale concezione ha in un dramma di Chiarelli “la maschera e il volto” ( 1916 ) il suo
manifesto; da tutti considerato il manifesto del nuovo teatro.
Maschera- volto: correlazione tra due termini indicativi della filosofia irrazionalista, nelle
cui acque Pirandello nuota e non solo lui ( legge Berson ) .
Nel primo ‘900 una sorta di crollo dell’idea della conoscenza espressa in più filosofie (
l’empirismo, il razionalismo, il positivismo nell’800 ). Qualunque genere di filosofia
presupponeva comunque la conoscibilità del mondo ( attraverso i sensi e la ragione ).
Tra la fine dell’800 ed i primi del ‘900 , per una serie di percezioni ( si fanno ipotesi, non si
conoscono le cause ) è come se l’uomo avvertisse che quel tipo di conoscenza oggettiva –
la presupposizione che tutte le cose siano conoscibili, che i fatti siano scomponibili e
conoscibili – non sia reale.
In realtà la conoscenza è piuttosto legata a punti di vista; la conoscenza è prospettica ( non
relativa: anche se il termine relativismo è legato a Pirandello; lui stesso disse di non essere
né pessimista, né relativista, ma sosteneva che si potesse conoscere la realtà a partire da
punti di vista diversi, quindi la nostra conoscenza sarebbe prospettica).
Questa rivolta contro il positivismo come filosofia dell’oggettività comporta un diffondersi
di “irrazionalismo”; non nel senso negativo, ma nel senso che noi siamo dentro a tutto
questo, non ne siamo ancora lontani; siamo ancora attaccati a questo cambiamento epocale
dato da un cambiamento di EPISTEME (conoscenza) datosi a partire dalla psicanalisi di
Freud (l’ interpretazione dei sogni è del 1900 ) che, rispetto alla visione dell’uomo
comporta vederlo non solo come razionalità e volontà, ma come un abisso, una
inconoscibilità; l’inconscio si esprime e si può clinicamente descrivere attraverso i suoi
SINTOMI ( lapsus, sogni etc ) .
Ciò comporta la caduta dell’idea della stessa psicologia.
La psicanalisi, infatti, teorizza una parte dell’uomo che non è soggetta ad un’altra parte di
sé, L’INCONSCIO, difficilmente governabile.
Ma tutto questo no può non avere delle ricadute sulle espressioni del teatro e della
letteratura.
Cambierà anche il significato stesso della filosofia della scienza.
Ci interessa capire che a questo punto l’omo avverte, oltre alla sua stessa inconoscibilità ,
il crollo della possibilità di un universo conoscibile.
Fondamentali testi di Pirandello alla base di tutto questo, sono le due premesse al
romanzo “ il fu Matia Pascal” – soprattutto la premessa filosofica a mo’ di scuse – ( il
romanzo compare a puntate nella Nuova Antologia nel 1904 , assai prima di “così è se vi
pare ).
Al di là della rivoluzione del romanzo ( la premessa rappresenta una grande novità
perché è un romanzo che si apre parlando del romanzo ) cornice meta-narrativa – c’ è una
correlazione fondamentale tra Copernico e l’inevitabile cambiamento nella scrittura: a
Matia Pascal è già accaduto tutto; deve scrivere la sua storia e Don Eligio gli consiglia i
testi classici ( Boccaccio, Bardello ect ), ma Mattia Pascal dice “il signor conte…Teresina….
Ma che mi importa? Siamo o non siamo in una piccolissima trottolina?” la trottolina è la
terra. C’è la scomposizione e lo sganciamneto della scrittura ottocentesca fatta di più
minuziosi particolari.
Infatti Matia Pascal dice ( sempre nella premessa 2 ) “devo sempre ripetere il mio solito
ritornello: maledetto sia Copernico!
Don Eligio: ma la terra ha sempre girato.
Matia Pascal: “non è vero: quando l’uomo non lo sapeva era come se non girasse”.
Ma Copernico non è del ‘900.
Ma Pirandello recupera le operette di Leopardi ( una è intitolata “Al Copernico “ ) il quale
aveva intuito, con la sua genialità, la correlazione tra la critica all’antropo-centrismo (
l’uomo non è al centro dell’universo come ha sempre pensato ) e la letteratura .
Pirandello è inoltre un accanito lettore di Darwin e dirà che l’uomo si è irritato perché gli
annodato della scimmia.
Rispetto al sapere astronomico, la terra non è che una trottolina e di conseguenza l’uomo è un
atomo, un vermuccio infinitesimale
E come posso dare allora importanza alle azioni di un uomo, se questo è solo un atomo?
Posso continuare a farlo solo se rido di lui, non prendendolo sul serio e raccontando no
più fatti , ma le notizie, filtrando solo alcune cose.
Matia Pascal “per fortuna l’uomo si distrae facilmente e grazie a questa provvidenziale
distrazione ( termine Leopardiano da Lo Zibaldone ) l’uomo dimentica di essere solo un
atomo e si interessa ancora ai racconti. Io narrerò soltanto le cose più diverse e più strane”.
Questa premessa è fondamentale e va correlata ad un’altra digressione sulla tragedia
moderna, contenuta sempre nel Matia Pascal. Ad un certo punto , quando Matia Pascal si
inventa come uomo fantoccio grottesco ( esplicito riferimento meta-narrativo ) col nome di
Adriano Meis, un altro personaggio, Anselmo Bollare gli dice che c’è una locandina che
porta l’avviso che si rappresenterà la tragedia di Oreste in un teatro di burattini e gli
chiede qual è la differenza tra la tragedia antica e quella moderna.
È l’occasione, per Pirandello di inserire una digressione; per Pirandello la digressione è
necessaria all’arte umoristica: è necessario che ad un certo punto si rifletta sulla cosa che si
rappresenta ( nel trattato “L’umorismo” del 1908 ).
Adriano Meis risponde che se Oreste, mentre sta per colpire la madre, nel momento della
vendetta, si producesse uno strappo nella volta del teatrino – il cielo – Oreste sarebbe
Amleto, quindi l’azione della vendetta verrebbe differita.
Amleto è l’iniziatore di una concezione moderna dell’uomo; co0lui che medita sull’agire,
differisce il gesto.
Per quanto riguarda il cielo di carta pensiamo alla poesia “Richiesta di un tendone” in cui
Pirandello dice: “mettetemi un tendone sulla testa affinché non vedendo più il cielo non
pensi più a quello che il cielo significa: uomo atomo, terra trottolina, ridicole le azioni
degli uomini. Con il tendone posso ancora narrare la storia, ma senza darle importanza,
come in un gioco”.
In Pirandello tutto questo è fortemente pensato ed elaborato.
Il fu Matia Pascal, 1904, modifica assolutamente le coordinate di una narrativa più
tradizionale: il romanzo stesso si dice “sono un romanzo”.
+ MARINETTI MANIFESTO FUTURISTA.
Fenomeno delle Avanguardie in una ribellione a tutte le forme di arte, di teatro
tradizionale ed un recupero dell’idea di teatro come gioco, basato sull’idea
dell’avanspettacolo, del circo etc.
Si va verso un ANTINATURALISMO: un’azione teatrale fatta di tanti numeri ( martinetti:
rappresentare Schakespeare in un solo atto).
Ma dal punti di vista del GENERE DRAMMA il cambiamento si ha in Italia con glòi
autori del grottesco a partire dagli anni 1915-16 in poi.
Circa un decennio in cui il teatro si trasforma profondamente.
“Così è se vi pare” del 1917 è proprio un testo emblematico: è teorizzazione e messa in
pratica dell’impossibilità di concludere. È l’esemplificazione più ampia del così detto
FINAME APERTO ciò che caratterizza il teatro del ‘900.
IN UNO SCHEMA SEMPLIFICATO, TIPOLOGICO, IL Più AMPIO POSSIBILE
Non è che non ci siano testi che concludano! Ma la emblematicità del finale aperto sta
nella sua rappresentatività assoluta del secolo, infatti il secolo ‘800 è rappresentato quasi
senza eccezioni da MACRO-TIPOLOGIA.
Finale aperto ‘900 si correla a trasformazioni radicali nella filosofia, nella scienza (
Darwin) , nella filosofia della scienza ( Freud ), astronomia ( tutte discipline che
interessano molto Pirandello ).
Le azioni si fanno SIRTUAZIONI e vengono definite come GIOCO PARABOLE MISTERI
SOGNI MITI.
Sono tutte classificazioni nuove; prima c’erano la tragedia, il dramma e la commedia,
adesso questa distinzione tra commedia e tragedia non c’è più.
Meta teatro “6 personaggi in cerca d’autore” ha come sottotitolo “commedia da fare”.
È una specificazione, una classificazione in cui la META-TEATRALITA’ ( cioè il fatto che
un’opera teatrale possa parlare dello stesso teatro ) è esplicita nel sottotitolo
Tutto questo è unificato da una parola d’ordine: INVEROSIMIGLIANZA, la ricerca
dell’inverosimigilanza (parallelismo con la pittura dello stesso periodo: il senso è lo stesso
per tutte le discipline)
Prima della rappresentazione compare una nota su un giornale; è anonima, ma
sicuramente dettata dallo stesso Pirandello: << Così è se vi pare è lo strano tutolo di una
originalissima commedia che Luigi Pirandello sta scrivendo. La curiosità dello spettatore è
tenuta continuamente viva, non è appagata nemmeno in fondo. C’è una conclusione
poetica e filosofica, ma una conclusione di fatto non c’è, né ci potrebbe essere >>
La conclusione è solo il significato della parabola.
Ma non esiste una risoluzione dell’enigma che qui si pone, anche perché non si vuole
rappresentare il fatto, ma, al contrario, si vuole rappresentare l’irrilevanza dei dati di fatto;
tant’è vero che è tutta imperniata sulla ricerca, da parte di una collettività, di documenti,
di dati di fatto che possano attestare o l’una o l’altra verità.
Noi non lo sapremo mai: non perché in sé non possa esistere, ma perché la verità si dà
soggettivamente ed alla fine appare in un personaggio come simbolo della verità ( donna
vestita di scuro, velata ).
Non è stato facile, naturalmente, allora, come purtroppo anche adesso, togliere dalla
nostra visione e fruizione delle cose l’ABITO VECCHIO ( TERMINE CONIATO DALLA
PROF) e cioè lo stupirsi della mancanza di verosimiglianza.
La verosimiglianza è solo una coordinata.
Altra coordinata è l’inverosimiglianza, espressa, ormai da più di 100 anni, da un’atre che
vuole essere inverosimile, non essere letta come verosimile.
Non ha senso andare a leggere queste opere cercando verosimiglianza.
La “parabola sul valore della realtà” vuole appunto dimostrare questo: che non esiste un
dramma oggettivo.
Un filosofo di quegli anni, Adriano Tilgher, conosciuto perché legato alla biografia di
Pirandello ( negli anni ’20 si incontrano e legano molto ) vede in Pirandello la
ESEMPLIFICAZIONE POETICA DELLE SUE IDEE FILOSOFICHE. Tilgher viene spesso
accusato di pirandellismo: di aver divulgato idee di Pirandello attraverso la
sponsorizzazione di opere di Pirandello e attraverso i suoi scritti sul teatro dello stesso.
In realtà Tilgher scriveva anche su altro, ma c’è una sua nota molto importante in cui dice:
<< ma perché il pubblico continua a chiedere una conclusione? Come potrebbe esserci una
conclusione se la vita vera non è il mondo dei fatti ma è una sorta di fluire del tempo, dello
spazio, dell’essere dietro a questi fatti>> è un chiaro riferimento alla poesia di Berson,
filosofo francese dell’irrazionalismo, che ha scritto ”l’evoluzione creatrice”. Pirandello è
molto vicino a queste idee: “il mondo dei fatti all’uscita” – come dice in un bellissimo
“Mistero Profano “ del 1916, in cui i personaggi non sono più persone ma personaggi;
possono essere le OMBRE; anche questa è una cosa tipica del teatro del ‘900. i personaggi
sono apparizioni. Siamo all’uscita di un cimitero. Vengono fuori non fantasmi ma
apparizioni incorporee. Sono la manifestazione del legame che ancora l’uomo morendo
mantiene con le proprie passioni, sentimenti, con la terra; quando ci si distacca del tutto ci
si dissolve panteisticamente nel nulla, nello stesso universo, secondi Pirandello, tutta la
situazione non è realistica, infatti la farà rappresentare solo nel 1922, quando ormai il
teatro di avanguardia si era diffuso un po’ e si era abituati a vedere personaggi, ombre,
fantasmi, fantasie, in quanto miscuglio di nuove classificazioni e nuove entità. Il
personaggio del ‘900 non è più la persona drammatica dei secoli precedenti, ma è
PERSONAGGIO, e come tale è personaggio dell’arte: allo spettatore non chiede più, come
il vecchio personaggio dell’arte, di pensare che sia vero, ma di pensare a fantasie, ombre,
spettri che appaiono, scompaiono, si dissolvono. Tutto questo è favorito dalla regia e si è
in grado di rappresentare attraverso la scenotecnica, la scenografia, delle situazioni che in
qualche misura devono far capire subito allo spettato9re che ci si trova di fronte a delle
apparenze e non di fronte a personaggi del salotto borghese; tutto questo reso attraverso le
luci ed altri accorgimenti già in epoca barocca.
Tuttavia, “così è se vi pare” è ambientata in un salotto perché i vari autori del grottesco e
pure Pirandello nei primi anni ( 12 – 16 ) usano l’ambientazione scenica tradizionale, il
salotto, diventato luogo per eccellenza per il dramma borghese. Lo usano per capovolgere
dall’interno questa istituzione.
In una
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