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Letteratura spagnola I - Vaccari

Appunti di letteratura spagnola basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Vaccari dell’università degli Studi La Sapienza - Uniroma1, facoltà di lettere e filosofia, Corso di laurea in lingue, culture, letterature, traduzione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura spagnola docente Prof. D. Vaccari

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Para los nuevos lares

estepas hay en la floresta umbría,

leña verde en los viejos encinares.

Aún larga patria espera

abrir al corvo arado sus besanas;

para el grano de Dios hay sementera

bajo cardos y abrojos y bardanas.

¡Qué importa un día! Está el ayer alerto

al mañana, mañana al infinito,

hombres de España, ni el pasado ha muerto,

no está el mañana, ni el ayer, escrito.

¿Quién ha visto la faz al Dios hispano?

Mi corazón aguarda

al hombre ibero de la recia mano,

que tallará en el roble castellano

el Dios adusto de la tierra parda.

Invece oggi … che serve un giorno! Per i nuovi lari ci sono solo arbusti

(inizia con un’avversativa)

nella serva oscura, legna verde sulle vecchie querce. Ancora una gran patria aspetta di aprire i

suoi solchi per il grano di Dio ci sono i semi sotto i cardi e rovi e bardane

(di ritornare feconda); Che

(vegetazione selvatica – con l’appoggio di Dio saprebbe rendere fertili anche queste terre).

serve un giorno! Ieri è teso verso il domani, e il domani verso l’infinito uomini

(teoria del tempo),

di Spagna, né il passato è morto, né il domani, né l’ieri, sono stati scritti (è tutto ancora da Chi

scrivere; il passato non è morto, può ancora rivivere: si può tornare alla gloria del passato).

ha visto in faccio il Dio iberico? Il mio cuore aspetta che l’uomo iberico da una mano forte, che

taglierà nel rovere castigliano il Dio adusto della terra oscura. (aspettiamo che torni l’uomo del

passato, che taglierà su questa quercia – simbolo della fecondità della Spagna – il volto di Dio).

C’è una speranza per il futuro: invita l’uomo iberico a prendere in mano il suo destino.

LA TIERRA DE ALVARGONZàLEZ

È dedicata al poeta Juan Ramon Jimenez. Sono 712 versi, divisi in 51 romances corti, a loro volta

articolati in 10 parti, che poi a loro volta sono articolate in 4 momenti narrativi. Nel 1910

Machado racconta che va a fare un’escursione alle fonti del Duero, con una guida che arriva alla

cima della montagna e da lì scendono alla lacuna negra, e tornano verso Soria.

Secondo quello che racconta Machado durante l’escursione un contadino che lo accompagnava

gli racconta una storia su quelle terre: erano delle terre maledette di Alvarogonzales e che un

tempo sono state feconde e ricche, ma oggi sono diventate completamente sterili. Machado

prende spunto da questa leggenda e scrive una storia che racconta perché queste terre da

feconde sono diventate sterili. Pubblica inizialmente questa storia in prosa sul giornale nel 1911.

In quell’anno, tre mesi dopo, lo trasforma in romance.

Racconta la storia di Alvarogonzales e dei suoi tre figli. Ad ogni figlio decide di assegnare parte

della sua proprietà: a un figlio dà la terra, a un altro il bestiame e il terzo lo mette in seminario

perché vuole che diventi prete. Quest’ultimo figlio esce dal seminario e decide di tentare la sorte

in America. I due fratelli che sono rimasti non sono disposti ad aspettare la morte del padre per

ereditare la loro parte e quindi decidono di uccidere il padre, che gettano nella laguna negra.

Così improvvisamente le terre che erano fertili diventano desertiche, non danno più frutto e

muoiono tutte le bestie. I due fratelli cominciano ad essere perseguitati dal fantasma del padre,

che gli appare a zappare la terra per renderla nuovamente feconda. Alla fine torna anche il terzo

fratello, che è ricchissimo, e trova i due fratelli molto poveri e la sua parte è verde e feconda

(quella degli altri due fratelli è secca e arida), compra tutto ciò che era stato del padre. I due

fratelli decidono di suicidarsi perché sono tormentati dal rimorso, che diventa più evidente di

fronte al successo del fratello più piccolo.

Secondo Machado la ragione dell’aridità della terra è proprio nel cainismo, cioè in quell’istinto

che porta i due fratelli ad uccidere il padre. io pensai

Machado nel 1917 spiega perché ha scelto il romance per raccontare questa storia:

che la questione dei poeti era inventare storie che rappresentassero l’eterno umano. Storie che

diventassero il patrimonio di tutti, come successo nel romance viejo, che veniva cantato. Per

questo mi sembrò il romance la suprema espressione della poesia e mi decisi a scrivere il nuevo

romancero. Quindi c’è una strategia letteraria da parte del poeta, legata alla storia della

letteratura spagnola.

I modelli sono la natura e la genesi (il racconto di Caino Abele è un racconto della genesi).

PRIMO MOMENTO NARRATIVO il centro è il crimine: spiegano come e perché si arriva all’omicidio

da parte dei due fratelli

Prima parte

1 PARTE: È l’inizio della storia: si inizia dal matrimonio del padre: ha conosciuto la moglie

durante la fiera di Berlanga e che le nozze sono state molto ricche, che le ricordano tutti.

2 PARTE: Egli vive felice, amando la sua terra. Gli nascono tre figli maschi, i quali sono per la

campagna una ricchezza e da grandi li mette uno a coltivare la terra, uno a pascere il gregge, e

un altro lo dà alla Chiesa.

3 PARTE: Entra il tema del cainismo, lo riassume: molto sangue di Caino ha la gente contadina e

nella loro casa invidia generò atti osceni. Ciò perché i più grandi si sposasono. Solo dopo la

morte del padre ci sarà l’eredità; quindi proiettato nel futuro non gode quello che ha perché è

troppo ansioso di ciò che aspetta. Il minore, Miguel, partì; la madre pianse e il padre lo benedì e

gli dette la sua parte di eredità.

4 PARTE: Viene descritta la vecchiaia. Un giorno esce di casa triste e arriva a un fontana, si

mette a terra e mette la coperta su una pietra e sul margine della fonte rimane addormentato.

Seconda parte: EL SUENO

1 PARTE: vide una scala che andava al cielo e sentì una voce.

2 PARTE: Sogna tre bambini che giocano sulla porta di casa sua, e tra i due fratelli maggiori

salta un corvo (segno di cattiva sorte).

3 PARTE: Il figlio vuole accendere la legna, ma non ci riesce. Il secondo fratello getta delle

schegge e dei rami, ma questo lo fa spegnere. Arriva il terzo fratello e accende il fuoco.

4 PARTE: Il padre dice al figlio minore di essere il suo preferito. I due fratelli se ne vanno e tra i

due appare un’ascia di ferro.

Terza parte: AQUELLA TARDE

1 PARTE: Siamo di notte, i figli hanno visto il padre addormentato vicino la fontana

2 PARTE: il padre ha un sfregio come se fosse un’ascia: sta sognando che i suoi figli lo

pugnalano e quando si sveglia si rende conto che ciò che stava sognando è vero.

3 PARTE: viene ucciso dai figli. Ha 4 pugnalate sul petto e un colpo d’ascia sul collo. L’acqua è

l’unica testimone dell’omicidio e perseguiterà i fratelli. I due assassini portano alla laguna negra,

che conserva bene i segreti, e lasciano una striscia di sangue, li diedero la tomba con una pietra

legata ai piedi.

4 PARTE: nessuno del villaggio ha osato avvicinarsi alla laguna. Un pescatore viene accusato,

(Dauria Garrote

carcerato e condannato a morte è Soria). era un documento con il quale veniva

praticata la pena di morte in Spagna, che viene abolita dopo la morte di Franco.

5 PARTE: la madre muore di pena. Viene ritrovata a terra con le mani rigide messe come se

volesse occultare la faccia.

6 PARTE: i figli ora possono ereditare.

SECONDO MOMENTO NARRATIVO è INCENTRATO SUL TEMA DEL CASTIGO DEI DUE ASSASSINI

Prima parte: OTROS DIAS

1 PARTE: Arriva la primavera

2 PARTE: è dedicata alla bellissima terra di Spagna

3 PARTE: si torna ai figli perché inizia la loro persecuzione.

4 PARTE: arrivano su una pianura ma scende la notte. Quindi decidono di ritornare indietro,

perché non vogliono stare al buio dove avevano ucciso il padre.

5 PARTE: tutto ritornerà in fiore perché è primavera, ma i due fratelli sono perseguitati dal

ricordo dell’omicidio commesso.

Seconda parte: CASTIGO

1 PARTE: arriva la maledizione della terra -> loro sono stati capaci di uccidere il padre ma non

sono capaci di rendere fertile questa terra, perciò dopo un anno di abbondanza seguì un anno di

povertà.

2 PARTE: nelle terre cominciano a crescere i papaveri rossi come il sangue che loro hanno

sparso. El tizòn è una malattia che fa morire tutto il raccolto. Si sono ammalate tutte le pecore. I

due fratelli vengono maledetti nell’unica cosa che hanno: la terra e il bestiame.

3 PARTE: i due fratelli sono da soli di fronte al fuoco quasi spento. Non hanno né la legna né

sonno perché sono perseguitati dal ricordo del padre. Si rendono conto di ciò che hanno fatto: il

“Fratello che male abbiamo fatto!” “Non pensiamo più al

grande dice e l’altro risponde

passato!”.

TERZO MOMENTO NARRATIVO è dedicata al ritorno di Miguel e tutto ciò che era morto riprende

vita nel momento in cui il fratello che era andato in America riprende in mano. Nel sogno che il

padre aveva fatto era stato Miguel l’unico capace ad accendere il fuoco e il padre lo aveva

abbracciato, e gli disse che nonostante era l’ultimo dei tre figli, nel suo cuore sarebbe stato

sempre il primo.

Prima parte: EL VIAJERO

1 PARTE: l’ambientazione è in una notte d’inverno. Miguel arriva a cavallo e senza scendere dal

cavallo bussa alla porta.

2 PARTE: i fratelli sentono il colpo alla porta e il rumore degli zoccoli del cavallo, con gli occhi

pieni di paura e sorpresa chiedono chi è: risponde il fratello tornato dall’America.

3 PARTE: entra a cavallo ed è tutto ricoperto di neve. Tra le braccia dei fratelli pianse per un po'

in silenzio. È l’incontro doloroso tra i fratelli perché avviene dopo la notizia dell’omicidio del

padre e la morte della madre per disperazione. La scena è dominata dal silenzio del dolore. Poi

cerca sollievo nel fuoco.

4 PARTE: Miguel torna in una condizione privilegiata: ricco. Machado descrive i suoi vestiti che

sono ricchi: abito nero di spesso velluto, stretto alla vita da una cintura di cuoio, aveva una El

grossa catena. Aveva gli occhi pieni di malinconia, una malinconia che torna in parallelo con “

viajero”, “Soledades”,

la prima poesia che apriva dove il viaggio in America era andato male,

mentre Miguel torna ricco. Miguel è il figlio che assomiglia di più al padre; lui deve al padre

l’amore, il potere e il denaro, quindi c’era un legame stretto tra Miguel e il padre, che diventa

una sorta di reincarnazione. Miguel era il più bello tra i fratelli: il più grande era reso brutte dalle

folte sopracciglia (segno di cattiveria) e l’altro aveva gli occhi torbi e fieri.

5 PARTE: nel romance si fondono realtà e sogno: qui si ha un’altra apparizione: mentre il fuoco è

quasi spento perché non hanno legna, un uomo ha aperto la porta chiusa con una doppia sbarra

di ferro. L’uomo ha il volto del padre morto. Un alone di luce dorata orla i suoi bianchi capelli,

porta in spalla un fascio di legna e impugna un’ascia di ferro.

Seconda parte: EL INDIANO -> il viaggiatore comincia quando Miguel mette mano alle

proprietà del padre

1 PARTE: Miguel compra una parte dei campi dai fratelli e comincia a lavorare la terra con fede

e impegno. Accade il miracolo: nei campi di Miguel torna l’estate. La gente (è un elemento che

viene dalla tragedia) racconta la verità ai personaggi: gli assassini hanno la maledizione nella

loro campagna. La gente comincia a cantare questa strofa che narrano il delitto del padre.

2 PARTE: Miguel quando va a caccia sente una voce che cantava: non ha tomba sulla terra. Tra i

pini del Revinuesa, portarono il padre morto fino alla Laguna Negra.

QUARTO MOMENTO NARRATIVO C’è il riepilogo: la fine che fanno i due assassini

Prima parte: LA CASA

1 PARTE: descrive la vecchia casa di questa famiglia. In questa casa abitano i tre fratelli con le

mogli. I due assassini, Juan e Martin, hanno avuto due figli che però sono morti: vengono puniti

nel sangue (ricorda la Bibbia). Per questo lo spazio della casa è eccessivo, così torna il fratello

minore nella stanza dei genitori. Quindi c’è una chiusura del circolo: lui, che era stato il primo ad

andarsene, occupa materialmente il posto del padre. Dalla finestra, i genitori vedevano gli alberi

della primavera e l’estate sentivano l’usignolo, simbolo dell’amore. Quella casa è il simbolo del

successo del padre, successo dato anche dai figli con la loro nascita. Ma il romance termina con

il canto della gente, che dice che quella è la casa degli assassini e nessuno bussa alla porta.

2 PARTE: è autunno. La descrizione è lirica: l’elemento che prevale nel romance è la descrizione

de mi patria.

narrativa, ma qui descrive soprattutto la natura. Qui sta parlando Machado: Qui

Machado presenta la sua visione: terre povere tristi, così tristi che sembrano avere un’anima

Seconda parte: LA TIERRA

1 PARTE: i tre sono a lavoro in una giornata d’autunno: Juan e Miguel si preparano per arare la

terra, e Martin rimanere nell’orto per tirare via le erbe cattive. È tutto metaforico.

2 PARTE: la terra si rifiuta quasi di essere manipolata e lavorata da Juan. Machado descrive la

terra come se fosse un essere umano: man mano che Juan avanza si apre davanti e si chiude

dietro. Il suo lavoro sarà di sofferenza: questa è la sua punizione.

3 PARTE: martin che stava nell’orto, mentre scava per un momento rimane appoggiato sulla

zappa. Martin è ossessionato dal ricordo del padre e aveva il sangue gelato dal dolore perché la

zappa fondava nella terra era piena di sangue. La terra si trasforma in un corpo che sanguina: si

tratta solo di un effetto dato dalla luna.

4 PARTE: Miguel seppe stabilirsi nella terra in cui è nato: prende per moglie una bellissima e

ricca ragazza del paese e i beni del padre ormai sono tutti suoi perché i suoi fratelli gli hanno

venduto tutto.

Terza parte: LOS ASESINOS

1 PARTE: Juan e Martin cominciano a fare lo stesso percorso che avevano fatto quella mattina

quando uccisero il padre. C’è la descrizione del mattino. Arrivano alla fonte, scorre l’acqua della

fontana come se raccontasse una storia, la storia della morte del padre.

2 PARTE: Juan rivela al fratello di aver avuto l’ennesima visione notturna: quando tornava a casa

vide un fantasma, ovvero il padre, è come se stesse lavorando la terra per Miguel. Descrive il

paesaggio, che è del terrore. I due fratelli, Juan e Martin, tornarono alla Laguna Negra, dove era

“padre” padre

sepolto il padre, gridarono e caddero nella laguna. La parola segna il

ricongiungimento tra il padre ucciso e i figli.

IL ROMANZO NEL 900

L’anno simbolico del romanzo degli inizi del 900 è il 1902, anno nel quale avviene

l’incoronazione di Alfonso XIII. Nel 1902 escono quattro romanzi che rappresentano quattro

diverse risposte al problema del romanzo:

La voluntad, Azorìn

 Camino de perfecciòn, Pìo Baroja

 Amor y pedagogìa, Unamuno

 Sonata de otono, Valle-Inclàn

Questi romanzi rappresentano lo stato d’animo di tanti intellettuali spagnoli dopo il desastre de

98, la confusione, la perdita delle certezze. Sono tutti scrittori nati e cresciuti durante la

restaurazione, perché sono nati tra il 1864 e il 1873; tutti provengono dalla periferia spagnola:

non sono castigliani, quindi non solo legati direttamente con la terra castigliana, che però loro

considerano centrale per il recupero della spagna dopo il desastre. Due elementi si

sovrappongono in questi romanzi: il racconto breve e rapido, e comincia ad avere grande

importanza la cronaca giornalistica (nel modo di fare romanzo di questi autori ritroviamo

elementi ripresi dalla cronaca giornalistica: uso dell’ellissi – salti temporali – la preferenza del

racconto di scene piuttosto di cose che accadono, elemento psicologico – secondo Unamuno la

conoscenza si costruisce con il dialogo: il dialogo dell’uomo con sé stesso - accumunato a

Machado – , e in questo senso la solitudine, che non è nemica, ma è un’alleata perché dà la

possibilità all’uomo di confrontarsi con sé stesso).

UNAMUNO

Nasce nel 1864 a Bilbao, il padre muore molto presto e gli lascia un’enorme biblioteca, quindi ha

un contatto estremamente precoce con la cultura e con l’educazione, che è rigidamente

cattolica. Si trasferisce a Madrid e studia lettere e filosofia, e si laurea con una tesi sulla

preistoria della razza basca. Dopo aver finito l’università torna a Bilbao e comincia a fare lezioni

private. Si sposa con Concha Lizárraga dalla quale avrà 10 figli. Soffrirà molto perché uno dei

suoi figli sarà malato. Nel 1891 ottiene la cattedra di lingua e letteratura greca all’università di

Salamanca, dove successivamente avrà la cattedra della storia della lingua spagnola.

Unamuno nel 1895 decide di presentarsi alle elezioni comunali appoggiando i socialisti. La

vicinanza con i socialisti è data dall’amicizia con PABLO IGLESIAS. Avrà la tessera del partito per

solo 2 anni perché poi prenderà il cammino dell’anarchismo teorico. Nel marzo del 1897 viene

colpita da una profonda crisi spirituale, che lo porta quasi al suicidio, dovuta alla malattia del

figlio, e con questa crisi rifiuterà ogni posizione predeterminata: lui sarà l’uomo del dubbio.

San Manuel Bueno, martìr,

Nell’ultimo romanzo che scrive, il personaggio è un prete che non

crede, che è diventato ateo, ma che continua a predicare e trasmettere la fede ai suoi

parrocchiani perché pensa che questa sia la sua missione.

Nel 1900 viene proclamato rettore dell’università di Salamanca, fino al 1914 per il suo impegno

politico, però mantiene la cattedra fino al 1923 (sale al potere Primo de Rivera). Siccome

esprime posizioni decisamente contrarie alla dittatura di Primo de Rivera, nel 1924 Unamuno

viene mandato in esilio inizialmente alle isole Canarie (isola di Fuerteventura) e poi in Francia

(prima a Parigi, e poi in un paesino vicino al confine spagnolo). Tornerà in Spagna solo dopo la

caduta della dittatura di Primo de Rivera nel 1930, e nel 1931 torna a Salamanca e diviene

rettore a vita dell’università. Nonostante tutto la posizione di Unamuno non è benevola

nemmeno per la Seconda Repubblica perché viene da un paese dove la presenza dei nazionalisti

e degli autonomisti è molto forte. Nel 1936, durante una cerimonia con la presenza di Francisco

Franco, dichiara la sua contrarietà alla guerra civile, alle violenze, e quindi viene messo agli

arresti domiciliari a Salamanca. Muore di infarto il 31 dicembre del 1936.

Egli scrive poesie, opere teatrali, ma soprattutto romanzi, e nelle sue opere è riflesso il suo

pensiero. Egli ha anche una tendenza filosofica costante e importante: scrive un libro nel 1913

intitolato “del sentimiento tràgico de la vida en los hombres y en los pueblos” perché avendo

vissuto in prima persona una crisi esistenziale: la visione di un uomo la cui vita è una tragedia

perché è un uomo dilaniato da conflitti, dal dubbio, dalle contraddizioni. La sua concezione della

fede viene esposta in un’opera che si chiama “La agonia del cristianismo”, che viene pubblicata

in francese nel 1925 e poi in spagnolo nel 1930. 1957 messa all’indice: viene considerato dalla

chiesa pericoloso per questo i suoi libri verranno censurati. La sua prima opera è del 1898 che si

“Paz en la guerra”

intitola ed è una specie di romanzo storico, in cui parla della sua esperienza

personale nella seconda guerra carlista, quando i carlisti bombardarono Bilbao.

Amor y pedagogia 1902

Unamuno sperimenta qualcosa che poi lo porterà all’estreme conseguenze con Niebla. Già

contiene i temi di quella che sarà la sua teoria del romanzo, che ha definito come

confesionalidad objetiva (confessionalità oggettiva) che consiste nel presentare i protagonisti,

che parlano di sé stessi direttamente.

La storia è quasi un pretesto per portare avanti la sua idea di romanzo.

Avito è un uomo che si pone come meta principale di fare un genio, che secondo lui è come l’ape

regina: nasce uguale agli altri ma per la sua educazione si differenzia dagli altri. Una volta posta

questa meta, Avita si dirige verso la casa della donna che secondo lui era idonea per concepire

un figlio con gli attributi di genio, poiché è forte, sana e bionda, che si chiama Leoncia. Ma

quando va a portarle la lettera di corteggiamento, incontra Marina, una donna della quale si

innamora e con la quale si sposa. Con essa ha un figlio che chiama Luis Apolodoro per conflitti di

fede-ragione. Quando il bambino cresce, durante il suo cammino incontra don Fulgencio, un

amico filosofo di Avito. Quando è molto confuso, Apolodoro conosce Clara, figlia del suo maestro

di disegno, con la quale vive un amore turbolento perché un altro ragazzo più serio e

responsabile, chiamato Federico, vuole conquistare Clara. Apolodoro parla con Fulgencio e con

un poeta e grazie a queste conversazione arriva alla conclusione che il modo per sconfiggere la

pedagogia e la morte è il suicidio, però prima lasciando un figlio per continuare a vivere in

qualche modo. Così mette incinta una delle domestiche e apprende che l’amore alla libertà e

l’odio alla morte vincono la pedagogia.

NIEBLA

In questo modo Unamuno critica il positivismo. Secondo lui la carità in senso cristiano, cioè

l’amore gratuito e misericordioso nei confronti degli altri, è molto più potente di qualsiasi teoria

scientifica. Lo stile è già uno stile che preannuncia quella che sarà la teorizzazione di Niebla: è

uno stile conciso, senza grandi descrizioni del paesaggio (in contrasto con il romanzo realista), al

centro ci sono i personaggi e la loro interiorità (i loro sentimenti, conflitti).

Amor y pedagogia Niebla

Questa forma di romanzo che egli usa prima in e successivamente in si

Don Quijote y

chiama NIVOLA (lo usa perché non vuole essere criticato). Nel 1905 scrive

Sancho, dove ha una visione romantica. Nel 1913 sentimiento tragico de la vida, che è un saggio

sulla visione che ha Unamuno. Si tratta di una visione tragica, in cui l’uomo è contaminato alla

contraddizione, di cui Unamuno si considera un esempio. Nel 1914 Niebla, il romanzo di

Niebla

Unamuno che ha avuto più successo: è stato tradotto in molte lingue. Con Unamuno va

oltre il romanzo ottocentesco realista, creando il nuovo genere “nivola” (è un neologismo che

novela, nivola

viene da che significa romanzo). La consiste nel mettere al centro i sentimenti,

trama esile, frantumazione dell’io. Nivola perché la trama viene come immerso nella nebbia:

non ci sono più confini e limiti ben stabiliti. L’idea di unamuno è quella di cambiare radicalmente

il modo in cui il lettore è abituato a leggere il romanzo. E la sua idea è di svegliare il lettore e

niebla

spingerlo a nuove interpretazioni di quello che lui propone nel romanzo. Parla di perché

c’è molto spazio tra l’interpretazione del lettore e perché si disintegrano tutti i punti fermi della

narrazione: l’idea del personaggio viene discussa, criticata, smontata nel momento in cui il

protagonista, Augusto Perez, va a trovare il suo creatore e discute con Unamuno del suo destino.

C’è una frantumazione dei punti fermi del romanzo ottocentesco. La storia è incentrata sul

protagonista, Augusto Perez:

Augusto è un nome che fa pensare agli imperatori romani, quindi dà la sensazione di

 grandezza

Perez è un cognome molto abituale

Quindi da una parte l’aspirazione alla grandezza e dall’altra la realtà che rappresenta il

personaggio, che è quella di quotidianità. In realtà il suo personaggio viene creato come una

caricatura come tutti i filosofi, teorici della fine dell’800 (quelli che tentano di spiegare la realtà).

È un personaggio che di per sé è già letterario: narra la realtà così come la vede. Infatti, la

letterarietà di Augusto Perez è la sua caratteristica fondamentale. Ha una vita banale,

appartiene a una famiglia dell’alta borghesia, quindi è abbastanza ricco, vive in questo suo

mondo fatto di teorie in cui non fa altro che esaminare qualunque gesto, lasciando scorrersi la

vita fra le mani. Per lui la realtà è rappresentata da una donna, Eugenia Domingo, che vive poco

distante da casa sua, di cui si innamora perdutamente. Eugenia vive con i suoi zii perché è

rimasta orfana ed è insegnante di musica per potersi guadagnare da vivere perché deve

riscattare la casa familiare, che è stata ipotecata. Eugenia è la realtà che irrompe nella vita così

vuota e senza grandi emozioni di Augusto. Rappresenta la realtà perché Eugenia ha un altro

fidanzato, Mauricio, che è un approfittatore (dice di cercare lavoro ma non lo trova). Augusto

inizia a corteggiarla. La storia avviene in contesto provinciale, fatto di banalità, grandi pregiudizi,

dove si coltivano le apparenze. Alla fine Eugenia cede e si sposa con Augusto, ma lo lascerà

presto e tornerà da Mauricio. Augusto tenterà di suicidarsi, ma gli viene impedito dal suo

creatore, Unamuno. Augusto organizza un pranzo, in cui mangerà talmente tanto che morirà per

l’eccesso di mangiare.

Victor Goti, un caro amico di Augusto con il quale si vede al casino, lo definisce come un uomo

caratterizzato dallo scetticismo amletico (atteggiamento repressivo sulla realtà, tutto basato sul

dubbio esistenziale). Victor lo troviamo, oltre come un personaggio, anche come autore di uno

dei prologhi che precedono l’opera.

Tutta l’opera è caratterizzata dal dialogo: Victor Goti ne dirà l’importanza nel 17 capitolo.

Il prologo è chiamato PARATESTO, ovvero testi che accompagnano il romanzo, ma che non ne

fanno parte, ma che diventano fondamentali per comprendere il romanzo.

Il primo prologo è scritto da Victor Goti (anche lui è inventato da Unamuno).

Il secondo prologo è scritto da Unamuno, il quale pratica il contradditorio, attraverso l’uso

dell’umorismo.

PROLOGO

Se empeña don Miguel de Unamuno en que ponga yo un prólogo a este su libro en que se relata

la tan lamentable historia de mi buen amigo Augusto Pérez y su misteriosa muerte, y yo no

puedo menos sino escribirlo, porque los deseos del señor Unamuno son para mí mandatos, en la

más genuina acepción de este vocablo. Sin haber yo llegado al extremo de escepticismo

hamletiano de mi pobre amigo Pérez, que llegó hasta a dudar de su propia existencia, estoy por

lo menos firmemente persuadido de que carezco de eso que los psicólogos llaman libre albedrío,

aunque para mi consuelo creo también que tampoco goza don Miguel de él.

Escepticismo hamletiano: si riferisce a una nevrosi scettica di Augusto

Don Miguel: Miguel de Unamuno

Victor è convinto di non avere il libero arbitrio perché è una creatura di Unamuno e quindi se lui

gli ordina di scrivere lui non può fare altro che scriverlo. Secondo Goti nemmeno Unamuno ha il

libero arbitrio perché lo stesso Unamuno è una creatura: anche lui ha un creatore che prende le

decisioni al posto suo.

È un’affermazione altamente barocca: la vita reale non è altro che una rappresentazione

all’interno della quale noi siamo dei personaggi -> vita come teatro e la vita come sogno.

Victor spiega perché Unamuno ha scelto proprio lui per scrivere il prologo, dicendo che in genere

sono le persone più note che scrivono prologhi alle persone meno note. Ma questo non ha senso:

avrebbe più senso se le persone meno note si facciano conoscere scrivendo prologhi su romanzi

di persone più famose.

Unenme, además, no pocos lazos con don Miguel de Unamuno. Aparte de que este señor saca a

relucir en este libro, sea novela o nivola ––y conste que esto de la nivola es invención mía––, no

pocos dichos y conversaciones que con el malogrado Augusto Pérez tuve, y que narra también

en ella la historia del nacimiento de mi tardío hijo Victorcito, parece que tengo algún lejano

parentesco con don Miguel, ya que mi apellido es el de uno de sus antepasados, según

doctísimas investigaciones genealógicas de mi amigo Antolín S. Paparrigópulos, tan conocido en

el mundo de la erudición.

Entra in gioco il neologismo NIEBLA: Unamuno ha messo nel suo romanzo delle questioni

personali di Victor, quindi lui ha interesse a scrivere questo prologo.

Otras veces le he oído sostener a don Miguel que eso que se llama por ahí humorismo, el

legítimo, ni ha prendido en España apenas, ni es fácil que en ella prenda en mucho tiempo. Los

que aquí se llaman humoristas, dice, son satíricos unas veces y otras irónicos, cuando no

puramente festivos. Llamar humorista a Taboada, verbigracia, es abusar del término. Y no hay

nada menos humorístico que la sátira áspera, pero clara y transparente, de Quevedo, en la que

se ve el sermón en seguida. Como humorista no hemos tenido más que Cervantes, y si este

levantara cabeza, ¡cómo había de reírse ––me decía don Miguel–– de los que se indignaron de

que yo le reconociese algún ingenio y, sobre todo, cómo se reiría de los ingenuos que han

tomado en serio alguna de sus más sutiles tomaduras de pelo! Porque es indudable que entraba

en la burla –burla muy en serio–– que de los libros de caballerías hacía el remedar el estilo de

estos, y aquello de «no bien el rubicundo Febo, etc.», que como modelo de estilo presentan

algunos ingenuos cervantistas no pasa de ser una graciosa caricatura del barroquismo literario.

Y no digamos nada de aquello de tomar por un modismo lo de « la del albs sería» con que

empieza un capítulo cuando el anterior acaba con la palabra hora.

Unamuno fa dire a Victor cose che avrebbe potuto dire lui direttamente: usa la maschera. In

questo senso imita Cervantes (ha un prologo che non parla dell’opera, ma che descrive come si

scrive un prologo).

Taboada: giornalista dell’epoca

Quevedo: autore del barocco spagnolo. Scrive suenos (opere satiriche).

Cervantes,

Viene citato esplicitamente che è uno dei modelli per Niebla. Il problema del Don

Chisciotte è la molteplicità di interpretazioni alle quali si presta. Unamuno dice che in realtà

Cervantes ha utilizzato una serie di modelli, tra cui il romanzo di cavalleria perché Don Chisciotte

nasce come parodia del romanzo di cavalleria (uno dei generi più importante alla fine del 400).

“la del albs sería” è una citazione di un capitolo di Cervantes.

Nuestro público, como todo público poco culto, es naturalmente receloso, lo mismo que lo es

nuestro pueblo. Aquí nadie quiere que le tomen el pelo, ni hacer el primo, ni que se queden con

él, y así, en cuanto alguien le habla quiere saber desde luego a qué atenerse y si lo hace en

broma o en serio. Dudo que en otro pueblo alguno moleste tanto el que se mezclen las burlas

con las veras, y en cuanto a eso de que no se sepa bien si una cosa va o no en serio, ¿quién de

nosotros lo soporta? Y es mucho más difícil que un receloso español de término medio se dé

cuenta de que una cosa está dicha en serio y en broma a la vez, de veras y de burlas, y bajo el

mismo respecto. burlas con las veras

Il centro dell’umorismo secondo Unamuno è l’unione di cioè una cosa che

sia seria e che faccia ridere, esattamente com’è Niebla.

Don Miguel tiene la preocupación del bufo trágico y me ha dicho más de una vez que no quisiera

morirse sin haber escrito una bufonada trágica o una tragedia bufa, pero no en que lo bufo o

grotesco y lo trágico estén mezclados o yuxtapuestos, sino fundidos y confundidos en uno. Y

como yo le hiciese observar que eso no es sino el más desenfrenado romanticismo, me contestó:

«No lo niego, pero con poner motes a las cosas no se resuelve nada. A pesar de mis más de

veinte años de profesar la enseñanza de los clásicos, el clasicismo que se opone al romanticismo

no me ha entrado. Dicen que lo helénico es distinguir, definir, separar; pues lo mío es indefinir,

confundir.» bufo trágico (buffo

La prima preoccupazione di Unamuno è il tragico), che ripercorre tutta la

letteratura spagnola e caratterizza la letterautra barocca. Uno dei generi principali del barocco è

il teatro, quello che per gli spagnoli è il teatro classico, si riassume nel concetto di

tragicommedia (l’unione del tragico e del comico contro qualsiasi regola aristotelica). Nel siglo

de oro il comico e il tragico, soprattutto all’interno del teatro, convivono: si alternano parti

tragiche e parti comiche.

Victor dice che Unamuno in realtà stava tornando al romanticismo, teorizzando la

tragedicommedia.

Unamuno afferma che mettere dei nomi comici alle cose che rende comica la cosa.

Profesar la enseñanza de los clásicos lui era professore di lingua e cultura greca

Secondo Unamuno il classicismo e il romanticismo non sono opposti

Helénico: si riferisce al classicismo

È importante il tema della confusione perché Unamuno afferma che per lui il classicismo non è

distinguere, definire, separare, ma è indefinire e confondere.

Y el fondo de esto no es más que una concepción, o mejor aún que concepción un sentimiento

de la vida que no me atrevo a llamar pesimista porque sé que esta palabra no le gusta a don

Miguel

Un sentimiento de la vita: si riferisce al “Sentimiento tragico de la vida” che Unamuno ha scritto

nel 1912

Es su idea fija, monomaniaca, de que si su alma no es inmortal y no lo son las almas de los

demás hombres y sun de todas las cosas, e inmortales en el sentido mismo en que las creían ser

los ingenuos católicos de la Edad Media, entonces, si no es así, nada vale nada ni hay esfuerzo

que merezca la pena. Y de aquí la doctrina del tedio de Leopardi después que pereció su engaño

extremo, ch'io etemo mi credea de creerse eterno. Y esto explica que tres de los autores más

favoritos de don Miguel sean Sénancour, Quental y Leopardi.

Alla base di tutto questo c’è la concezione della vita tragica.

Edad media: la vita terrena era solo un passaggio verso la vita dell’aldilà, considerata la vera

vita. Se tutto passa allora a noi non rimane niente. L’immortalità è una scommessa: noi

possiamo credere nell’immortalità dell’anima, ma è tutto mortale.

Leopardi.

Cita

Engaño extremo: ch’io eterno mi credea -> credersi eterno. Ma in realtà Unamuno dice che

siamo mortali.

Pero este adusto y áspero humorismo confusionista, además de herir la recelosidad de nuestras

gentes, que quieren saber desde que uno se dirige a ellas a qué atenerse, molesta a no pocos.

Quieren reírse, pero es para hacer mejor la digestión y para distraer las penas, no para devolver

lo que indebidamente se hubiesen tragado y que puede indigestárseles, ni mucho menos para

digerir las penas. Y don Miguel se empeña en que si se ha de hacer reír a las gentes debe ser no

para que con las contracciones del diafragma ayuden a la digestión, sino para que vomiten lo

que hubieren engullido, pues se ve más claro el sentido de la vida y del universo con el

estómago vacío de golosinas y excesivos manjares. Y no admite eso de la ironía sin hiel ni del

humorismo discreto, pues dice que donde no hay alguna hiel no hay ironía y que la discreción

está reñida con el humorismo o, como él se complace en llamarle: malhumorismo.

Confusionista: nebbia

neologismo di Unamuno -> ecco perché dove le cose si confondono e non

si vede come sono realmente.

La comicità è quella che fa ridere immediatamente e che si consuma sul momento, invece

l’umorismo avviene dopo il ragionamento.

Teoria dell’umorismo: Loro pensano che ridere serva per migliorare la digestione, invece

Unamuno pensa che se bisogna far ridere la gente deve essere non perché le contrazioni del

diaframma in una digestione, ma per far vomitare queste persone tutto ciò che hanno ingerito.

Quindi è una risata che fa riflettere, ma è il sorriso umoristico che fa riflettere. L’ironia deve

avere fiele (deve essere velenosa) e non deve essere discreta.

Mucho se me ocurre atañedero al inesperado final de este relato y a la versión que en él da don

Miguel de la muerte de mi desgraciado amigo Augusto, versión que estimo errónea; pero no es

cosa de que me ponga yo ahora aquí a discutir en este prólogo con mi prologado. Pero debo

hacer constar en descargo de mi conciencia que estoy profundamente convencido de que

Augusto Pérez, cumpliendo el propósito de suicidarse que me comunicó en la última entrevista,

que con él tuve, se suicidó realmente y de hecho, y no sólo idealmente y de deseo. Creo tener

pruebas fehacientes en apoyo de mi opinión; tantas y tales pruebas, que deja de ser opinión

para llegar a conocimiento. Y con esto acabo.

Alla fine del prologo, Victor dà il suo punto di vista sulla vicenda che sta per raccontare

Unamuno.

Il personaggio si ribella contro Unamuno: mi vengono in mente molte cose riguardo

all’insapettato finale di questo racconto e alla versione cheUnamuno ha dato della morte del mio

disgraziato amico Augusto, versione che io considero erronea.

Augusto Pérez si è suicidato veramente e di fatto e non solo idealmente e con il desiderio . Qui

c’è il problema del suicidio: Unamuno muore per suo volere, mentre secondo Victor si suicida.

io penso di avere prove sicure in appoggio di quella che è la mia opinione; tante e tali

Infatti dice

prove, che non è più opinione ma diventa conoscenza. E con questo chiudo .

POST PROLOGO

Così Unamuno si mette a discutere nel post-prologo con il suo personaggio.

De buena gana discutiría aquí alguna de las afirmaciones de mi prologuista, Víctor Goti, pero

como estoy en el secreto de su existencia ––la de Goti––, prefiero dejarle la entera

responsabilidad de lo que en ese su prólogo dice. Además, como fui yo quien le rogué que me lo

escribiese, comprometiéndome de antemano ––o sea a priori–– a aceptarlo tal y como me lo

diera, no es cosa ni de que lo rechace, ni siquiera de que me ponga a corregirlo y rectificarlo

ahora a trasmano – o sea a posteriori –. Pero otra cosa es que deje pasar ciertas apreciaciones

suyas sin alguna mía.

Cervantes nella prima parte del Don Chisciotte racconta di aver trovato un manoscritto, e da

questo manoscritto ha scritto il suo romanzo.

Ogni qualvolta cade in errore, contribuisce “al cane” che ha scritto il manoscritto tutti gli errori.

Quindi lui eredita gli errori dalla fonte che sta utilizzando. E in qualche modo Unamuno fa lo

stesso gioco e dice: non sono io che ho scritto queste cose, le ha scritte qualcun altro. Quindi

non ho detto che quella che ha affermato Victor sia realmente quello che penso io, e quello che

lui pensa che penso io (gioco di incastri).

¡No sé hasta qué punto sea lícito hacer uso de confidencias vertidas en el seno de la más íntima

amistad y llevar al público opiniones o apreciaciones que no las destinaba a él quien las

profiriera. Y Goti ha cometido en su prólogo la indiscreción de publicar juicios míos que nunca

tuve intención de que se hiciesen públicos. O por lo menos nunca quise que se publicaran con la

crudeza con que en privado los exponía.

Io in realtà Victor nel prologo ha scritto confidenze mie, che però erano confidenze che io non

avrei mai voluto che divenissero note a tutti (tema delle idee).

Y respecto a su afirmación de que el desgraciado... Aunque, desgraciado, ¿por qué? Bien;

supongamos que lo hubiese sido. Su afirmación, digo, de que el desgraciado, o lo que fuese,

Augusto Pérez se suicidó y no murió como yo cuento su muerte, es decir, por mi libérrimo

albedrío y decisión, es cosa que me hace sonreír. Opiniones hay, en efecto, que no merecen sino

una sonrisa. Y debe andarse mi amigo y prologuista Goti con mucho tiento en discutir así mis

decisiones, porque si me fastidia mucho acabaré por hacer con él lo que con su amigo Pérez

hice, y es que le dejaré morir o le mataré a guisa de médico. Los cuales ya saben mis lectores

que se mueven en este dilema: o dejan morir al enfermo por miedo a matarle, o le matan por

miedo de que se les muera. Y así yo soy capaz de matar a Goti si veo que se me va a morir, o de

dejarle morir si temo haber de matarle. Y no quiero prolongar más este post–prólogo, que es lo

bastante para darle la alternativa a mi amigo Víctor Goti, a quien agradezco su trabajo

Goti deve stare attento a discutere le mie decisioni, perché se mi infastidisce molto farò ciò che

ho fatto il suo amico Pérez, o lo lascerò morire o lo ucciderò come fanno i medici. I medici si

muovono su questo dilemma: o lasciare morire il malato per paura di ucciderlo o ucciderlo per

paura che muoia.

Non voglio prolungarmi più in questo post-prologo, che è abbastanza per dare l’alternativa al mio

amico Victor Goti, al quale lo ringrazio per il suo lavoro.

PRIMO CAPITOLO

Il personaggio di Augusto è contradditorio. La prima cosa che fa quando esce di casa è stendere

il braccio destro, e questo gesto non è per prendere in possesso il mondo esterno, ma per vedere

se piove. Quando si rende conto se piove si alterna perché deve aprire l’ombrello: gli oggetti

sono tutti meravigliosi, bellissimi, perfetti se non si usano, perché l’uso distrugge la bellezza, e

gli oggetti devono essere contemplati.

In questa vita ci preoccupiamo di servirci Dio: non siamo noi che serviamo a Dio, ma è Dio che

serve a noi. Dopo tante riflessioni, cominciate dal problema di aprire l’ombrello, si chiede se

andare a destra o sinistra. Quindi non è in grado di prendere una semplice decisione. Il piano

della riflessione scettica è particolarmente sviluppato, ma sul piano dell’azione è incapace di

prende una decisione. Così aspetta che passi un cane per seguirlo. Viene a turbare la sua visione

della realtà quella che sarà la donna che poi lo porterà alla morte. Così inizia a seguire la donna

che si chiama Eugenia: lui diventa quel cane che aspettava di seguire.

Augusto continua la sua riflessione (parla con sé stesso dialogando-> monodialogo Victor

spiegherà nel 17° capitolo).

Ci sono una serie di riflessioni di Augusto: guarda la realtà esterna -> il bambino che sta per

terra, la formica, che considera un animale ipocrita perché non fa altro che passeggiare, un

gandul, una persona che non lavora. E pensa allora forse anch’io sono un gandul (Augusto non

lavora perché è ricco), infatti egli non è un camminante, ma un passeggiante della vita. Dice “io

non sono un vago” perché la sua immaginazione non riposa. I vaghi sono coloro che dicono di

lavorare e non fanno altro che stordirsi e affogare in pensieri. Lui afferma di lavorare: il suo

lavoro è pensare. Incontra il chocolatero e poi un paralitico che lo chiama “Fratello”.

E poi passa una macchina e dice che la mania di viaggiare viene dalla “topofobia” perché colui

che viaggia fugge dalla realtà in cui si trova.

Augusto segue la bella ragazza e arriva fino alla porta di casa sua, quasi senza rendersene

conto. Sulla porta c’è la portiera e chiede notizie della ragazza che ha seguito, perché secondo

lui non si può lasciare una cosa a metà e lui la deve concludere.

Mette la mano in tasca per vedere se ha dei soldi da dare alla portiera in cambio di informazioni

e ha un duro (25 pesetas).

La portiera gli dice il nome della ragazza che si chiama doña Eugenia Domingo del Arco.

Augusto passa subito al piano della riflessione e dice che forse è “Dominga” perché quando si

tratta di

donne il cognome deve concordare. La portiera gli racconta che è orfana, vive con gli zii e dà

lezioni di piano. Augusto se ne va dopo aver chiesto il nome alla portiera, che si chiama

Margarita. E decide di appuntare il nome della donna che ha seguito perché non è in grado di

ricordarlo.

Augusto pensa a Eugenia e si ricorda solamente i suoi occhi. Lui già pensa ai figli che non

possono chiamarsi Dominga e infatti dice: “dove mi porti, folle fantasia?”

TEATRO Fine 800 e inizi 900

Il teatro spagnolo si sviluppa con ritardo rispetto al resto d’Europa, poiché nel resto d’Europa già

nella fine dell’800 e gli inizi del 900 conosce uno sviluppo straordinario per quanto riguarda le

infrastrutture teatrali (gli spettacoli teatrali avvengono a luci accese) e si distinguono pubblico e

attori. In Germania il teatro conosce il suo esponente in Wagner, in Russia vi era Majakovskij e il

teatro russo. All’inizio del 900 nasce la figura del regista, il quale prende un testo, lo adatta e

dirige.

In Spagna agli inizi del 900 protagonista assoluto è il pubblico dell’alta borghesia, che va a teatro

per vedere l’opera teatrale rappresentata, ma anche per essere visto. È un teatro commerciale e

deve vivere dalla vendita di biglietti. È un teatro conservatore perché se al pubblico non piace

ciò che viene rappresentato, non va a vedere l’opera. Per mantenere viva l’attività teatrale è

necessario che il pubblico vada. A Madrid esistevano i teatros por horas (teatri a ore), nel senso

che le rappresentazioni teatrali funzionavano come funziona adesso il cinema. È un sistema che

richiede uno sforzo produttivo enorme da parte dei drammaturghi perché si scrive molto per

poter soddisfare le richieste dei teatri. Per soddisfare i gusti del pubblico i teatri si vanno

specializzando, cioè esistono sale destinate a determinati generi (melodramma, tragedia, genero

chico). Tre opere teatrali famose sono:

Rivas, Don Alvaro o la fuerza del sino

Duque de

 El trovador

Garcia Gutierrez,

 Don Juan tenorio

 Rojas Zorrilla,

Si rappresenta l’ultima espressione del teatro moderno spagnolo: il teatro di Echegaray, il quale

è un esponente della fine dell’800 e ottiene nel 1904 il premio nobel della letteratura.

Esisteva il teatro specializzato nel genero chico, genere grottesco, il teatro novedades

specializzato nei drammi macabri.

Il ritardo spagnolo riguarda quindi i tipi di testi che vengono prodotti, che sono testi romantici,

ma è anche un ritardo dal punto di vista tecnico. L’assenza di luci che illuminassero il

palcoscenico provocava che con la poca luce presente gli attori dovevano far capire

gestualmente i loro sentimenti ed emozioni. Quindi tutti i movimenti devono essere esagerati per

essere visibili; manca ancora la figura del regista moderno.

E tutto lo spettacolo era affidato al capo comico, che non aveva conoscenze profonde della

drammaturgia.

I primi fermenti di rinnovamento si verificano tra gli anni 10-20 a Catalogna, una delle regioni

spagnoli ancora oggi più importanti per la produzione teatrale ed educazione attoriale.

Si hanno due figure catalane che colgono le sollecitazioni che vengono dal resto d’Europa:

Gual nel 1913 fonda una scuola d’arte drammatica.

 Gregorio Martinez Sierra nasce come gestore di teatro e a lui si deve il primo tentativo

 di creazione di un teatro artistico: teatro de arte, che è una specie di compagnia che porta

il teatro il teatro più innovativo per la Spagna. Metterà in scena le ultime novità. Il teatro

de arte sarà ripreso da Lorca, il quale creerà una compagnia teatrale chiamata LA

BARRACA.

Vi è uno scontento generale degli uomini di cultura, perché l’epoca viene vista eccessivamente

conservatrice e chiusa agli stimoli esterni.

E molti porteranno avanti la necessità di riforma del teatro, e queste proposte hanno dei punti in

comune:

1. Superamento dell’estetica romantica e realista e naturalista. Quindi il superamento del

dramma borghese.

2. Ncesstià di importare nuovi mezzi e nuove scenografie nelle infrastrutture teatrali.

Quindi la critica è per il teatro realista, che imiti la realtà così com’è.

Echegaray è tra i più rappresentati di questo teatro, scrive circa 60 testi e passa attraverso

diverse fasi: scrive drammi neoromantici, realismo, sperimentazione simbolista, e nel 1904

riceve il premio nobel.

L’erede di Echegaray è Edoardo Malquina, che è uno degli esponenti principali del modernismo

catalano, ed è nella sua produzione si segnalano soprattutto drammi storici in versi.

Il teatro va in competizione con JACINTO BENAVENTE, che sarà l’autore che nel 1922 riceve il

premio nobel per la litteratura. Scrive 150 opere. È figlio di un medico pediatra, molto amico di

Echeguaray. Nel 1894 debutta nel teatro della commedia con un’opera che si chiama NIDO

AJENO, la sua prima opera che però ha poco successo. La seconda opera del 1896 è GENTE

CONOCIDA, il cui sottotitolo è “Scene di vita moderna”, ha molto successo anche perché

Benavente rappresenta una specie di dramma borghese. Egli prende spunto da persone che

esistono realmente.

Tra il 1903 e il 1913 pubblica le opere con maggiore successo e che sono qualitativamente

La noche de sabato, “Los intereses creados”

migliori, tra cui nel 1907 l’opera che ancora oggi

che viene letta. Sono opere dove la trama è molto esile ed ha molta importanza il dialogo e il

confronto tra i personaggi in scena.

Nella prima guerra mondiale si schiera dalla parte della Germania, successivamente appoggia

Primo de Rivera, dopo il 1939 durante la guerra civile prende le parti di Franco e per questo

rimane in Spagna durante la guerra franchista.

RAMòN DEL VALLE-INCLàN

Il suo nome originale è Ramón María de la Peña. Nasce nel 1866 a Vilanova de Arousa, un piccolo

paesino in provincia di Pontevedra (Galicia).

Valle inclan passa in secondo piano e non viene valorizzata la sua opera drammatica, mentre

invece viene valorizzata l’opera narrativa, essendo uno dei principali esponenti del modernismo

narrativo. Sonata de otono è una dei romanzi del 1902.

Studia legge tra il 1886 e il 1889 per volontà paterna, e appena muore il padre nel 1889 lascia

gli studi e nel 1890 si trasferisce a Madrid dove ha un contatto diretto con la grande città (lui era

di provincia).

È un grande frequentatore dei tertulias (caffè letterati dell’epoca) e inizia a frequentare gli

intelettuali d’epoca. Inizia la sua produzione letteraria. Nel 1892 decide di tentare la fortuna e si

imbarca per il Messico, dove rimarrà un anno, e questo suo viaggio rappresenta l’assimilazione

di valle inclan del modernismo nella sua forma più integrale (è l’America Latina il primo centro

modernista). Durante questa sua permanenza messicana decide di cambiare il suo nome in

Ramon del Valle-Inclan.

Nel 1895 torna in Galizia, pubblica la sua prima opera che si intitola Femeninas, che sono 6

racconti modernisti dove si trova un certo erotismo e satanismo che prende dai simbolisti della

fine del secolo (prende dai francesi e da d’annunzio).

Nel 1896 torna a Madrid e frequenta un gruppo di giovani che avevano fatto della vita bollene la

loro scelta esistenziale (lui si fa crescere la barba, occhiali tondi). È protagonista di molte storie

raccontate, tra cui in Tertulias si scontra con uno scrittore famoso all’epoca, Manuel Bueno

Bengoechea, il quale gli dà un colpo al braccio, che poi lo perde.

Nel 1897 esce il suo secondo libro Epitalamio (Historia de amores).

Nel 1898 scrive Cenizas (Ceneri) che è la sua prima opera teatrale, che non avrà molto successo.

Nel 1902 pubblica una specie di tetralogia un’opera di 4 parti, che sarà quella che decreterà il

suo successo da romanziere:

Sonata de otoño 1902

 Sonata de estío 1903

 Sonata de primavera 1904

 Sonata de invierno 1905

Il titolo ricorda la sonatina di Ruben Dario. Sono opere fortemente impregnate del primo

modernismo (quello di Ruben Dario) e fanno di Valle-Inclàn il massimo esponente della narrativa

modernista in Spagna. Il protagonista dei 4 romanzi è il marchese di Bradomín, che nello stesso

tempo è narratore (che noi abbiamo già trovato citato in una poesia di Machado), ed è una sorte

di reincarnazione del don Giovanni. Egli racconta le sue avventure amorose, è estremamente

decadente, e parteggia per i carlisti; infatti nel 1907 valle inclan si professerà carlista (questa

sua scelta si spiega perché lui vuole sempre andare contro corrente).

Continuerà contemporaneamente a scrivere: nel 1901 “La tragedia del sueno”, una specie di

racconto dialogato, così come “La comedia del sueno” (1905).

Nel 1906 arriva il tanto desiderato successo teatrale, grazie a un’opera intitolata “El marqués de

Bradomìn” (influenza simbolismo).

Nel 1908 riscrive “Cenizas” in un’opera “El yermo de las almas”.

1907-08 comincia a prendere un’altra strada, che si concretizzerà in una nuova trilogia che lui

definirà “la trilogia delle commedie barbare”, costituita da:

Àguila de blasòn 1907

 Romance de lobos 1908

 Cara de plata 1922

Lo scenario che sceglie Valle-Inclàn è quello della sua Galizia natale: offre un’immagine mitica ->

è una Galizia arcaica, quasi primitiva. Si tratta di una serie di quadri indipendenti l’uno all’altro,

con una forte dinamicità spazio-temporale: ogni quadro è ambientato in un luogo e tempo

diverso. L’azione è caratterizzata da una forte violenza: Valle-Inclàn cerca di rappresentare la

società galiziana che è mossa da istinti primordiali e completamente opposti a quelli che

muovono la società borghese. All’inizio queste opere, soprattutto le prime due, vengono

considerate una specie di racconti dialogati così vengono pubblicate nei giornali, e sarà Valle-

Inclàn che a un certo punto le farà pubblicare come opere teatrali.

Ha una nuova trilogia narrativa dedicata alla guerra carlista. Valle inclan rappresenta la fine

dell’aristocrazia rurale, determinata dalla sconfitta, favorita e soppiantata da una nuova classe

sociale, quella venuta fuori da una desamortizaciòn, insieme all’avvento del liberalismo. È

antiborghese: sceglie di scrivere contro la borghesia.

Tenta di nuovo con il teatro, in particolare con il teatro dei bambini (simile a Lorca).

Scrive una commedia ispirata alle fiabe dei fratelli Grimm “La cabeza de un dragòn” (1910) e la

scrive per il teatro dei bambini, che Benavente in quell’anno aveva deciso di creare, che però

durerà solamente pochi mesi, perché non riusciranno a creare un pubblico di bambini che vada

al teatro.

Scrive nel 1910 “Cuento de Abril”, nel 1911 “Voces de gesta” e nel 1912 “La marquesa

Rosalinda”.

Nel frattempo si è sposato con un’attrice e nel 1912 torna in Galizia e si dedica all’agricoltura.

Si allontana dal teatro per avvicinarsi alla poesia e nel 1919 “La pipa de kif” e nel 1920 “El

pasajero”, che sono due raccolte poetiche.

Nel 1916 aveva pubblicato un saggio “La lámpara maravillosa”, che è un saggio estetica, dove

presenta delle idee estremamente innovative che poi prenderanno corpo nelle opere teatrali che

ricomincerà a scrivere nel 1920.

Nel 1920 scrive “Divinas palabras” che ha il sottotitolo di “Tragicomedia de aldea”, nella quale

ritorna a temi vicini alla commedia barbara (Galizia, visione arcaica e quasi idilliaca). Nel 1920

scrive anche “Farsa italiana de la enamorada del rey” e nel 1922 la prima versione di “Farsa y

licencia de la Reina Castiza” (è una critica di Isabel II, la nonna del re Alfonso XIII, che viene

rappresentata come una signora grassa, che passa il tempo dedicandosi ai suoi amanti, invece

che alla gestione del governo -> suscitò grandi polemiche) e di “Luces de bohemia”, che viene

poi pubblicato con l’aggiunta di 3 nuovi quadri nel 1924, e che segna il successo di un nuovo

modo di far teatro, di un nuovo stile e nuovi contenuti. Ha come sottotitolo “Esperpento”, che è

una parola che si utilizzava nello spagnolo dell’epoca, che serviva per indicare qualcosa di

ridicolo, strano, stravagante. Valle inclan sceglie questo aggettivo per definire il suo nuovo modo

di fare teatro, che è molto vicino al teatro d’avanguardia, che lui stesso definisce antipatico,

fastidioso. Non ha come obiettivo quello di compiacere il pubblico: gli attori devono muoversi con

una gestualità irrigidita (molto vicino a quella delle marionette), si tratta di un modo poco

naturale, ed è un effetto straniante. L’opera è basata su una successione di scene che cambiano,

e hanno come finalità quella di generare un’emozione forte nello spettatore. Sono opere

difficilmente rappresentabili, e le riuscirà a rappresentare (senza successo) grazie all’amico

drammaturgo CIPRIANO RIVAS CHERIF che aveva a Madrid il teatro de la escuela nuova.

Esperpentos la critica li assocerà all’espressionismo: hanno in comune il gusto per il macabro,

per l’esibizione di ciò che dà fastidio, l’animalizzazione dei personaggi, che vengono quasi

disumanizzati, la distorsione continua del punto di vista e del modo di rappresentare la scena, il

recupero della maschera (che non è più decadente, ma serve a dare la misura della distorsione

della realtà). L’esperpento serve ad esprimere il sentimento tragico della vita spagnola, che è

deformazione grottesca della civiltà europea. La spafna è l’esperpento dell’Europa. Quindi

l’estetica diventa epica, cioè deve dire qualcosa sulla realtà, che non si può descrivere così

com’è ma deve essere deformata perché è una realtà deformata quella spagnola. Il simbolo di

questa deformazione caricaturale sono gli specchi concavi: gli specchi che deformano

l’immagine che si riflette e lui dice bisogna descrivere la realtà vedendola atraverso quello

specchio.

Bohemia: si riferisce alla vita bohemienne (gruppi di intellettuali della Parigi di fine 800 e inizi

900). Max Estrella è l’unico personaggio ad essere stato a Parigi. Tutta l’opera è utilizzata da

Valle inclan per portare avanti un discorso di critica nei confronti della società, della spagna

dell’epoca e degli intellettuali dell’epoca. Il personaggio è ispirato ad uno scrittore realmente

vissuto, e morto nel 1909 a Madrid, Alejandro Sawa, uno scrittore cieco (come Max) e pazzo. Era

andaluso e frequentava le tertulias, e aveva una grande capacità fabulatoria. Molti dei

personaggi sono ispirati a personaggi reali, collegati a Alejandro Sawa, e a scrittori

contemporanei o anteriori all’epoca di valle inclan. Appare Ruben Dario.

Max ha una moglie e una figlia che vivono con lui, e viene sempre accompagnato da Don Latino,

che gli fa da guida perché è cieco. Max comincia a vendere i suoi libri attraverso

l’intermediazione di Don Latino, che cerca di approfittare della situazione. Max va da Zaratustra,

il padrone della libreria dove Don Latino ha portato questi libri, cercando di farsi dare il dovuto,

senza riuscirci. Il percorso di Max finirà in una taverna, dove i due si ubriacheranno, dove si fa

vendere un biglietto della lotteria, che risulterà essere vincente (è cieco e tutto ciò che accade

intorno a lui gli verrà spiegato da Don Latino). Verranno arrestati per schiamazzi notturni, e verrà

portato in prigione e verrà fatto liberare attraverso l’intervento di un ministro, che era stato

compagno di studi, e attraverserà molte strade di Madrid fino ad addormentarsi sull’uscio della

casa e lì morirà. E l’opera termina mentre lui sta morendo e Don Latino rovista la giacca di Max e

gli prende il biglietto della lotteria. Si celebra il funerale, e probabilmente per la disperazione si

suicidano la moglie e la figlia.

Tutti i personaggi vengono descritti nelle loro azioni e nella loro apparenza esteriore in modo

deformato e grottesco: vengono animalizzati. L’opera è divisa in scene e nella 12 scena viene

descritta come funziona l’esperperto. Un altro elemento importante è quello delle didascalie, in

cui descrive nei dettagli i personaggi (la critica le ha definite cinematografiche).

PRIMA SCENA La prima scena ha la funzione di spiegarci qual è la situazione economica nella

quale si trova Max, che diventa il simbolo della classe di intellettuali dell’epoca. La sua

situazione economica è quella di povertà tanto che è costretto a vendere i suoi libri (ciò che un

uomo di cultura ha di più caro). Egli è andaluso, ma soprattutto iperbolico.

La scena si apre con la carta di Buey Apis, redattore di un giornale dell’epoca, che licenzia Max,

che scriveva degli editoriali per questo giornale. Buey Apis è un soprannome, buey è il nome di

un animale -> si presenta con il nome di un animale seguendo il processo di animalizzazione.

Madama Collet, la moglie di Max, cerca di calmarlo e di essere ottimista. Max crede che l’unica

porta che può aprirsi è quella della morte, pensando al suicidio collettivo. La moglie dice di non

essere spaventata dalla morte, ma si preoccupa della figlia, Claudinita. Secondo la moglie i

giovani si uccidono per romanticismo e non per l’essere stanchi della vita, e Max dice che allora i

giovani amano troppo la vita.

Perra : voce colloquiale per indicare i soldi

La moglie insiste cercando di consolarlo, ma lui gli fa presente la realtà: lui è cieco e non crede di

essere assunto da qualcuno. La moglie gli consiglia di scrivere un romanzo, ma lui dice che non

ha un editore. La figura del vero intellettuale è dimenticato da tutti. Muore di fame. La società

non dà sostentamento all’unica forza che potrebbe cambiarla, che è quella degli intellettuali.

Scopa giocherellona : aggettivo -> in realtà ad essere “felice” è chi la usa, ovvero Claudinita.

Max si siede sulla poltrona. Ha la barba: si mescolano elementi autobiografici in Max Estrella. Era

iperbolico, ma ora è classico arcaico, e ricorda le statue di Hermes. Max si illude di aver

recuperato la vista e la prima cosa che pensa è di tornare a Parigi.

Moncloa: zona di Madrid che nasce come imitazione dello stile parigino

Reclina la testa sullo schienale della poltrona, la moglie chiude la finestra, e la mansarda rimane

con questi raggi del tramonto (si avvicina la sera) e Max si addormenta. Arriva Don Latino de

Hispalis, un personaggio ambiguo, che aiuta Max, ma approfitta della cecità del poeta, e non è

ben visto né dalla moglie né dalla figlia di Max.

Vival: a chi piace vivere la vita -> si riferisce a Don Latino

Il denaro è il dilemma costante della prima scena. Don Latino dice che il denaro c’era ma Max ha

pensato di impiegarlo in qualcos’altro. Inizia una serie di uno scambio di insulti tra le due donne

e Don Latino, il quale dice che è riuscito a guadagnare soltanto 3 pesetas dalla vendita dei libri.

E la figlia gli chiede perché ha lasciato i libri per così poco, e lui dice che può tornare indietro. La

moglie dice che lei cercherà di trovare qualcosa: insistenza sul denaro.

SCENA SECONDA Ritorna Don Latino sui suoi passi, accompagnando Max. Emerge

l’animalizzazione dei personaggi

Zaratustra : seconda la critica dietro la figura di Zaratustra si nasconde Puello, uno dei principali

editori della Madrid della fine dell’800, che si era occupato di pubblicare i libri dei modernisti. Il

nome di zaratustra è un omaggio a Nitzche.

È una caverna ricoperta di libri, fanno conversazione il cane, il gatto, il pappagallo e il libraio

(anche per la descrizione del libraio – Zaratustra – utilizza paragoni ad animali).

Zaratustra prima parla con il gatto che risponde “Fu, fu, fu”, il cane che risponde “guau” e il

pappagallo che risponde “viva la Spagna”.

Con la sua classica testa cieca : Elemento del classicismo

Mal Polonia recibe a un extranjero

La prima cosa che Max dice è: -> è una citazione perché

è il primo verso di “La vida es sueno” di Calderon de la Barca.

La critica definisce Literaturizacion: letteraturizzazione dell’opera è continua; tutta l’opera è

piena di citazioni colte, pronunciate soprattutto da Max.

Don Latino viene paragonato ad un cane codardo perché ha dato pochi soldi a Max.

In realtà si sono messi d’accordo Zaratustra e Don Latino: Zaratustra dice non si può tornare

indietro perché tutti i libri li ha venduti guadagnandoci due pesetas. In realtà il libraio raccoglie il

pacco che sta ancora lì, e si scambia un cenno con Don Latino, ma Max, essendo cieco, non vede

nulla.

Continua lo scontro tra Zaratustra e Max: interviene un altro personaggio -> Don Gay Peregrino,

il quale è appena tornato da Londra, e il resto della scena è incentrato sulla cultura degli inglesi,

sul loro sentimento religioso: Don Gay dice se la Spagna avesse un concetto più alto della

religione, sicuramente si salverebbe, perché così succede agli inglesi.

Fa un discorso sulla situazione della Spagna rispetto al resto d’Europa: parla della guerra

cristiana e della setta teosofica facendo riferimento alla teosofia, una corrente di pensiero nata a

New York alla fine dell’800 e si basa nel culto della conoscenza. Don Gay afferma che è

necessaria la religione perché la politica funzioni: la religione offre un’etica superiore a quella

della politica, e di conseguenza la sostiene.

Max risponde tracciando un quadro sulla volgare sensibilità religiosa degli spagnoli: dice la

grande miseria morale del popolo spagnolo è la sensibilità volgare di fronte agli enigmi della vita

e della morte -> tutto viene ridotto a una volgarità, perché la vita è soltanto un pentolone

magro, la morte una specie di maschera avvolta in lenzuoli che insegna i denti, l’inferno una

pentola piena di olio dove i peccatori si bruciano come se fossero della sardine

(animalizzazione), il cielo è una specie di spettacolo, dove, con il permesso del parroco possono

assistere le figlie di Maria.

Don Gay e Zaratustra parlano di alcuni aspetti della cultura inglese: si citano le suffragette; poi

parla del costo della vita; parla del fatto che gli inglesi si lavano molto. Così Don Latino dice che

si trasferisce in Inghilterra, e chiede a Don Gay perché non è rimasto lì: Don Gay soffre di

reumatismo e ha bisogno del sole della Spagna, che provoca invidia negli altri paesi.

SCENA TERZA Pica Lagartos

Max e Don Latino si trasferiscono alla taverna de (lucertola: elemento animale),

La pisa bien

dove Max compra un biglietto della lotteria da una ragazza che viene chiamata

(quella che calpesta bene).

SCENA QUARTA

Escono dalla taverna e si dirigono verso la Bunoleria Modernista, una taverna dove si incontrano

i modernisti. È qui che Max e Don Latino incontrano personaggi ispirati a persone realmente

esistite: quelli che Valle-Inclan chiama los Epigonos del Parnaso Modernista -> alcuni sono

lunghi, tristi e magri, e altri invece vivaci, con voglia di ridere e di vivere. Soprattutto Dorio de

Gadez, che è lo pseudonimo di Antonio Rey Moliné, è ironico, gioioso, fa un saluto alla maniera

francese e grottesco. Per tutti questi poeti modernisti Max è un maestro.

L’elemento del dibattito successivo è il tema del popolo, cioè gli intellettuali come aristocrazia o

invece degli intellettuali organici (coloro che parlano al popolo).

Il poeta vate si eleva sopra il popolo perché grazie alla sua bravura è in grado di sentire il palpito

più profondo delle emozioni -> Dorio de Gadez infatti dice di non sentirsi popolo. La polemica è

contro i modernisti.

Tutti strillano in mezzo alla strada e così interviene la polizia -> Max finisce in cella, accusato di

schiamazzi notturni.

SESTA SCENA

Il suo compagno di cella è un prigioniero catalano. La storia del prigioniero catalano e quella

della madre, che appare più avanti, sono gli unici due personaggi che non vengono sottoposti

alla deformazione sperpettica, pefchè la loro storia è tragica.

Il preso catalan serve a portare avanti un discorso di critica sociale verso la situazione della

Spagna, in particolare la Catalogna, che all’inizio del secolo era il motore economico, dove la

rivoluzione industriale è arrivata con più forza, dove è nata l’industria e la classe operaia.

Il preso catalan serve a simboleggiare il destino degli operai catalani, infatti dice

Le prime battute mettono a confronto le due diverse realtà, e prende vigore la figura del

prigioniero.

Yo soy el dolor de un mal sueño : tema del dolore e del sogno

Il prigioniero dice che in Spagna il lavoro e l’intelligenza sono sempre stati disprezzati. L’unico

che comanda è il denaro.

Puerta del Sol: piazza principale di Madrid

C’è una tirata sulla rivoluzione così come viene fuori dalla rivoluzione russa del ’17. L’idea che

esprime il prigioniero è che l’ideale rivoluzionario deve essere la distruzione della ricchezza,

come in Russia. Non è sufficiente tagliare la testa a tutti i ricchi perché sempre apparirà un erede

e anche quando verranno soppresse le eredità, non si potrà evitare quelli che ne sono stati

privati cospirino tra loro per riconquistarla. Bisogna rendere impossibile l’ordine precedente, e

questo si ottiene soltanto con la distruzione della ricchezza. La Barcellona industriale deve

sprofondare per rinascere dalle sue rovine con un altro concetto di proprietà e di lavoro. In

Europa, l’impresario che ha le viscere più nere è quello catalano, e non dico del mondo perché

esistono le colonie spagnole in America. Barcellona si salva soltanto morendo. Quindi Barcellona

come città simbolo della ricchezza che viene dall’industria, quindi dallo sfruttamento delle classi

proletarie, deve sparire.

Continua il colloquio tra i due e termina con la triste constatazione del prigioniero condannato a

morte: Io so quale sorte mi aspetta, so che mi stanno torturando, mi stanno rendendo

impossibile anche rimanre in prigione, stanno aspettando che io tenti di fuggire per spararmi

quattro colpi alle spalle per liberarsi di me.

Max parla di barbarie spagnola.

Max riesce alla fine ad uscire dalla prigione grazie all’intervento dei modernisti che protestano

per farlo liberare dicendo che è il più grande poeta spagnolo e del suo antico compagno di studi.

Nella NONA SCENA appare in un caffè Ruben Dario, che parla con Max. c’è un confronto tra il

padre del modernismo e Max.

Ruben Dario che viene considerato da Valle inclan con rispetto e nello stesso tempo con

lontananza perché ormai Valle inclan e Max si sono allontanati dai ruisenores.

DODICESIMA SCENA Viene teorizzato l’esperpento.

I due sono liberi e continuano a vagare per le vie di Madrid e comincia ad avvicinarsi l’alba. I due

si sono seduti sulla soglia di una porta e stanno filosofando. Max sta congelando perché ha

lasciata la sua capa per comprare un decimo e morirà di freddo.

L’esperpento nasce dall’osservazione di Max, cioè l’impossibilità della tragedia in Spagna.

Animalizzazione: sei diventato come un bue.

ultraistas sono un gruppo d’avanguardia che a partire dagli anni 20 anima la vita poetica e

letteraria spagnola.

Max dice che l’esperpento l’ha inventato Goya, quello de las pinturas negras: grande figura di

riferimento, quello che deforma la realtà attraverso la sua pittura.

Gli eroi classici sono andati a passeggiare nella stradina del gatto: stradina realemnte esistente

all’epoca, con dei negozi di barbiere e dove questi negozi mettevano gli specchi concavi per far

avvicinare i clienti.

Infatti Max dice: gli eroi classici riflessi in specchi concavi danno l’esperpento. Il senso tragico

della vita spagnola si può dare solo con un’estetica sistematicamente deformata.

Il senso tragico della vita : citazione di Unamuno

Max continua a dire: La Spagna è una deformazione grottesca della civiltà europea. Le immagini

più belle su uno specchio concavo diventano assurde. La deformazione non è più deformazione

quando è soggetta a una matematica perfetta. La mia estetica attuale è trasformare con la

precisione matematica dello specchio concavo le norme classiche. Lo specchio è sul fondo del

bicchiere.

Questa è la teorizzazione del grottesco dell’esperpento.

Le avanguardie in Spagna

Questo è un periodo di grandissima fioritura letteraria intellettuale e culturale, tanto che i critici

definiscono questo periodo “Edad de plata” (età dell’argento), ed è l’epoca successiva all’età

dell’oro. Definire edad de plata questi 30 anni, soprattutto a partire dall’anno 10 e fino al ’36,

significa avere un’ottima considerazione della produzione culturale. Questa fioritura riguarda la

letteratura in senso stretto, ma ogni aspetto della vita culturale. È una specie di processo di

rinnovamento culturale che vive la Spagna. Nell’età dell’argento rientrano personaggi

appartenenti alla generazione del 98.

Perché questo successo: la Spagna a cavallo tra 800 e 900 inizia un processo di modernizzazione

economica, che si riflette anche sulla società.

Le città più importanti diventano sempre più grandi (Madrid, Barcellona, Valencia, Zaragoza). Le

persone si spostano dalle campagne alle grandi città. Cresce il proletariato con delle nuove

necessità che le strutture politiche del secolo precedente non riescono più a soddisfare: nuovo

sistema educativo che è finalizzato a dare educazione all’alta borghesia ma anche ai proletari.

Ciò significa che si sta creando una nuova società con un livello di cultura più alto. C’è un grande

successo del giornalismo, dell’arte, del cinema. Nasce quindi una nuova generazione di

intellettuali. Iniziano a sorgere figure che prima non esistevano: la figura dell’ingegnere,

giornalisti, amministratori…

Tutto questo è favorito: la Spagna è neutrale durante la prima guerra mondiale e ciò le

garantisce il progresso economico e un’apertura verso l’Europa (prima era culturalmente

isolata).

Tutti questi cambiamenti portano alla crisi del sistema politico stabilito da Canovas del Castillo

(alternanza conservatori e liberali). In questa nuova situazione quel sistema non funziona più

perché rimangono fuori delle stanze politiche che esistono ma che non vengono rappresentate.

Gli intellettuali e politici si uniscono: l’intellettuale sente il dovere di intervenire nella politica per

cambiarla e renderla più simile alla nuova situazione della Spagna degli inizi del ‘900.

L’intellettuale la missione di educare il resto del popolo: è impegnato in un’opera di

rinnovamento.

Entrano in Spagna le avanguardie, ed è un processo di modernizzazione che nel 1923 conoscerà

una brusca frenata a causa dell’avvento della dittatura di Primo de Rivera.

Nonostante dei tentativi di Primo de Rivera di fermare il processo di modernizzazione e

dell’apertura della Spagna, comunque gli anni 20-30 rappresentano il culmine della cultura

spagnola in tutti i campi.

Per la prima volta gli intellettuali protagonisti della modernizzazione pensano che sia possibile

portare le loro idee politiche e di fatto si arriverà alla Seconda Repubblica nel 1931.

L’unione tra intellettuali e politici è rappresentata dalla figura di Manuel Azana (asagna), che è

un grande intellettuale che diventerà capo del governo. Nel 1936 diventerà anche presidente

della repubblica. Nonostante le debolezze che porteranno alla caduta della seconda repubblica,

la figura di Manuel rappresenta l’intellettuale al potere.

Nelle elezioni del 1933 il potere passa alla destra, e nel 1934 Josè Primo de Rivera (figlio del

dittatore) fonda la FALANGE (partito fascista spagnolo). Dopo il governo della destra (1933-

1936) vincono di nuovo le sinistre, ma per un breve periodo perché la situazione precipita in

fortissimi contrasti tra la destra fascista e il governo costituito con una serie di attentanti, fino ad

arrivare al 13 luglio del 1936 quando viene arrestato per motivi futili Josè Calvo Sotelo (deputato

di destra) e mentre viene portato in prigione subisce un attentato e viene ucciso. Questo

assassinio è la miccia che fa accendere il golpe (che si stava preparando da mesi). Il 17 luglio del

1936 inizia la rivoluzione di Francisco Franco, che all’epoca era il capitano del primo battaglione

che si ribella al potere costituito, che è quello del Marocco, cioè la guerra civile ha inizio con il

golpe di Franco nel Marocco. Soltanto alla fine della guerra civile (1939) Franco riesce a far fuori

gli altri esponenti della destra e riesce a venir fuori come DITTATORE.

In questo periodo entrano in Spagna le avanguardie. Il nome di avanguardia è un termine che

viene applicato ai movimenti letterari, ma è un termine tecnico militare: le avanguardie sono le

prime file, quelli che protano avanti la rottura, che devono infilarsi nell’esercito nemico per poter

iniziare la battaglia. Questo nome si applica a una serie di movimenti che hanno la finalità di

ROMPERE con il passato, con la produzione estetica, artistica, che viene fuori dall’800 e dagli

inizi del 900: vanno contro la società borghese.

Le avanguardie, chiamate anche ismi:

hanno la tendenza a manifestarsi in gruppi (gruppi di intellettuali che prendono una

 posizione artistica consapevolmente che esprimono attraverso dei manifesti, una specie di

carta d’identità dei gruppi).

I gruppi hanno come organo attraverso il quale diffondere le loro idee e novità: le riviste

 letterarie.

Si oppongono alla tradizione artistica e culturale. Questa rottura consiste nel rifiuto

 dell’imitazione della realtà, cioè se la società borghese aveva espresso una letteratura

realista, che fosse mimetica (che imitasse la realtà attraverso la verosimiglianza), le

avanguardie si rifiutano di imitare la realtà: dicono che l’arte non deve imitare la realtà ->

inizia un distacco tra arte e realtà: sono correnti artistiche anti-mimetiche. Considerano

il sentimentalismo, la soggettività qualcosa da abbattere. Viene rivendicata l’importanza

del gioco: della leggerezza. L’unica via di accesso alla soggettività è la via non razionale,

cioè quella che non passa attraverso l’uso della ragione, cioè l’inconscio che si esprime

attraverso i sogni (Freud e la psicoanalisi). Soggettività in senso sentimentale NO, ma

soggettività come scoperta dei territori sconosciuti che l’uomo ha dentro attraverso

meccanismi che non siano razionali.

È importante la sperimentazione.

 i capelli d’oro

Il rinnovamento si esprime in generale nella valorizzazione della metafora (

 hanno un elemento in comune: il colore) e delle immagini (IN POESIA). La metafora

cambia perché non si deve usare la ragione e ciò crea sorpresa ed ermetismo nel lettore.

C’è la rottura di tutti i nessi logici: la sintassi salta, manca la punteggiatura. Entra in gioco

l’elemento visuale: cioè la scelta di proporre tipograficamente (sulla pagina) una

La colombe poignardée et le jet

disposizione delle parole che non sia quella tradizionale (

d’eau di Apollinaire).

Dal punto di vista dei contenuti cominciano ad avere importanza valori collegati alla civiltà

moderna e al progresso tecnico che viene dalla rivoluzione industriale -> macchine,

cinema, grattacieli.

FUTURISMO

È uno dei primi movimenti d’avanguardia: il manifesto è del 1909. Nasce in Italia e poi viene

diffuso nel resto d’Europa. Il manifesto rivendica l’anti-romanticismo, è fortemente militarista, è

patriottico, rifiuta il passato rivendicando un futuro fatto di progresso fatto di meccanica e

tecnica, esaltazione della bellezza della civiltà moderna, esaltazione della velocità rappresentata

dalla macchina.

CUBISMO

Nasce nel 1907 quando Picasso termina “Les Demoiselles d’Avignon”, quadro considerato come

primo quadro cubista. Il cubismo è un’avanguardia che inizia in pittura e poi si trasferisce alla

poesia. La pittura cubista rompe con la mimesi della realtà, si rompe con la prospettiva,

giustapposizione di punti di vista e piani visuali, si basa sulla semplificazione di figure attraverso

figure geometriche.

Apollinaire è quello che porta il cubismo alla poesia, soprattutto attraverso la raccolta

“Calligrammi” del 1918, in cui mette in pratica le idee che aveva già espresso in un primo

I piccoli cubisti”.

manifesto della poesia cubista del 1913 che si chiamava “ Attraverso i

calligrammi propone la sovrapposizione di immagini che si accumulano una sull’altra senza

logica: nella poesia non si racconta nulla, ma si accumulano immagini e metafore. L’utilizzo della

tecnica del collage: pezzi diversi alle volte provenienti da altri supporti materiali. Poesia e

disegno -> nei calligrammi il contenuto non coincide con l’immagine: rottura tra contenuto e

forma.

DADAISMO

Nasce in Svizzera nel 1916 grazie a Tristan Tzara; il nome lo conia prendendo una parola a caso

dal dizionario. Sono le prime sillabe che dice un bambino prima di parlare.

Il primo manifesto è del 1918, dove si insiste sulla rottura dell’arte con il precedente, l’abolizione

di ogni logica e memoria, la rivendicazione dell’umore, dell’ironia, dell’irrazionalità, dell’assurdo.

È una poesia fortemente provocatoria.

SURREALISMO

1924 arriva il primo manifesto surrealista di André Breton. Il surrealismo è figlio della

psicoanalisi. N.m. Automatismo psichico puro, a mezzo del quale ci si propone di esprimere,

Surrealismo –

sia verbalmente, sia per scritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero.

Dettato dal pensiero, in assenza di ogni controllo esercitato dalla ragione, fuori da ogni

preoccupazione estetica o morale.

Il surrealismo poggia sulla fede in una realtà superiore di alcune forme di

Encicl. Filos. –

associazione fin qui trascurate, nel potere assoluto del sogno, nel gioco disinteressato del

pensiero. Tende a distruggere definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi a

quelli nella soluzione dei problemi principali della vita.

Utilizzo del pensiero, ma rinuncia alla logica. È il funzionamento reale del pensiero. Il surreale

che sta al di sopra e al di là della realtà: non bisogna più basarsi sulla realtà esterna, ma su

quella interiore che viene dall’inconscio, che si esprime attraverso il sogno. Egli propone un

fenomeno: sgombrare la mente di ogni pensiero, mettere un’idea e associare, senza pensare,

un’altra immagine.

IN SPAGNA

L’unico movimento d’avanguardia nato in Spagna è l’ULTRAISMO che si chiama così perché una

delle costanti di questi gruppi è quello di esprimersi attraverso le riviste letterarie, ed gli ultraisti

utilizzavano una rivista chiamata “Ultra” e da qui il nome per poter fare la propria propaganda.

Riprende elementi delle altre avanguardie, ma è abbastanza vago nelle sue teorie.

È un movimento essenzialmente poetico: molti poeti passano attraverso l’ultraismo per poi

approdare ad altre scelte poetiche. Nel 1921 Jorge Luis Borges, che è argentino, pubblica il

manifesto dell’ultraismo, dove raccoglie e cerca di sistematizzare delle idee che Guillermo de

Torre aveva cercato di esprimere.

Borges arriva in Spagna negli anni 20 e trova Guillermo de Torre, e così vengono gettate le basi

per il manifesto. Di fatto l’Argentina sarà l’unico paese di lingua spagnola dove l’ultraismo

metterà radici, che avrà sue riviste.

Le idee fondamentali sono:

L’uso preponderante della metafora

 Eliminazione dei nessi logici: salta la sintassi e l’aggettivazione (sono contro il

 modernismo che usa molti aggettivi) -> abolizione di ogni tipo di discorsività all’interno

della poesia perché la poesia non è un discorso e quindi non deve raccontare, ma si

muove attraverso le metafore

Eliminazione di ogni tipo di ornamento (la retorica), eliminazione dell’intimismo

 Sintesi di due o più immagini poetiche in una sola al fine di creare la suggestione, quindi

 di ampliare le possibilità suggestive della parola poetica

Uso della topografia

 Uso di neologismi (parole inventate) e tecnicismi (parole riprese da diversi campi)

Altro movimento che ha successo in Spagna, ma che non viene in realtà dalla Spagna, perché il

suo principale protagonista Vicente Huidobro (cileno), è il CREACIONISMO. Nella poesia “Arte

poética” Vicente Huidobro esprime in sintesi la sua idea di poesia. Egli arriva in Spagna nel 1918,

dopo essere stato in Francia dove ha conosciuto i cubisti, soprattutto Pierre Reverdy, che faceva

parte del circolo dei principali esponenti del cubismo, e insieme a lui crea quest’avanguardia,

nella quale il punto fondamentale è la rottura del rapporto tra RES (cosa – significante) e VERBA

(parola – significato): cioè contenuto della poesia e parole attraverso le quali questo contenuto si

esprime.

La parola ha due piani dal punto di vista linguistico:

Significante: fonemi che formano la parola

 Significato

La relazione tra loro è arbitraria. Lui dice che bisogna rompere questa relazione convenzionale

tra significato e significante. E inserisce l’elemento della casualità. Nella poesia dice che tutto

deve essere ricreato, il poeta è colui che ricrea la realtà (da qui il nome creacionismo). È contro

l’aggettivazione. Non cantate la rosa, ma fate un poema in cui la rosa venga creata. Il poeta è un

piccolo Dio. (Jimenez, “Inteligencia” -> poeta come nuovo creatore della realtà).

GENERAZIONE DEL 27

È una generazione poetica, che indica un gruppo di personaggi che coincidono per la data di

nascita. Ciò che li accomuna era la volontà di rinnovamento nazionale, aprendo le finestre e

facendo entrare l’aria nuova che viene dal resto d’Europa. Sono giovani che rappresentano le

migliori forze intellettuali della Spagna dell’epoca e che vengono quasi tutti fuori da

un’educazione fortemente permeata dal regeneracionismo. La maggioranza degli intellettuali, in

particolare Lorca, hanno vissuto o hanno frequentato la Residencia de Estudiantes (fondata nel

1910). È in questo ambiente così favorevole che vengono accolte le principali avanguardie

europee, prima fra tutte quella surrealista. Almeno nella prima fase c’è un certo allontanamento

dalle tematiche politiche, che avevano rappresentato il tema principale della Generazione del

98. Successivamente molti poeti aderiranno a correnti poetiche.

Perché generazione del 27: siamo ancora sotto la dittatura di Primo di Rivera. Nel 27 ricorre il

terzo centenario della morte di Luis de Gòngora, che rappresenta una vera e propria rivoluzione

della letteratura dei secoli d’oro, in particolare all’interno della poesia del 600. Le due principali

correnti poetiche che nel 600 convivono sono:

Concettismo, che ha come suo interprete massimo Francisco de Quevedo

 Gongorismo o culteranesimo, che prende le mosse da Gòngora

Gongora e Quevedo rappresentano due poli opposti; in realtà in culteranesimo è una sorta di

derivazione del concettismo.

Concettismo: è una tendenza che è presente in tutta la letteratura spagnola già prima dei

secoli d’oro e che consiste nel gusto che hanno avuto i poeti spagnoli per i giochi di parole.

Quando arriva il 600 (lasciamo l’umanesimo, il rinascimento, quindi la chiarezza) arriva il

barocco, che porta alle estreme conseguenze questa passione degli spagnoli per i giochi di

parole. Viene codificata l’idea del concepto, che è il centro del concettismo. Il concepto è

l’associazione di due idee molto distanti tra loro attraverso un nuovo legame, ovvero un

elemento che hanno in comune, che però non deve essere ovvio, ma deve essere nuovo

destinato a sorprendere. Alla base del concetto c’è la metafora, che è una similitudine sintetica.

calva hidalga

Una delle più celebri metafore è l’immagine della (testa pelata – nobili, la

caratteristica fondamentale degli hidalgos è quella di avere il sangue pulito, di essere cristiani

viejos – i due elementi sono uniti perché sono entrambi puliti).

Intorno al 1613-1614 aggiunge l’elemento dei cultismi, ovvero parole provenienti da altre lingue

che mettiamo nella nostra lingua. Il cultismo sintattico: costruisce la frase come la costruivano i

latini quando parlavano latino

Culturano

Viene dalla radice cult di cultismo perché i gongoristi usano i cultismi, ma ulturano è un calco di

luterano (nel 1517 sono arrivati i protestanti e contro loro combatte la Spagna). È come dire che

loro sono degli eretici della lingua perché questo uso straniante della lingua la rende barbara,

incomprensibile, tenebrosa.

I poeti della generazione vogliono rendergli omaggio: una messa celebrata in chiesa, un omaggio

all’ateneo di Siviglia (conferenza legata alla figura di Gongora). Gongora in qualche modo

anticipa una delle tecniche fondamentali del Surrealismo: un’associazione di idee distanti fra

loro.

Altri poeti: i nomi vengono fuori da un’antologia del 1932 che Gerardo Diego (esponente della

generazione del 27) che pubblica e in essa raccoglie le poesie di 17 autori a lui contemporanei,

di cui 12 fanno parte della Generazione del 27. Questi giovani sono uniti da un rapporto di

fortissima amicizia, vivono insieme, comune formazione intellettuale, volontà di rompere con gli

schemi precedenti, di aprirsi alle sollecitazione che vengono dall’Europa.

Quest’antologia diventa una sorta di manifesto della Generazione del 27. In essa si possono

distinguere due linee estetiche:

La poesia pura Jimenez modello

 Jorge Guillén con “Càntico”, Pedro Salinas uno dei più aniziani con “La voz a ti debida”,

Aleixandre “Ambito”, “libro de poemas” di Lorca.

La poesia umana: una poesia che ha una certa implicazione con l’ambiente circostante

 Rafael Alberti e Emilio Prado

Si sviluppa soprattutto con l’avvento della Seconda Repubblica 1931 -> l’estetica si fonde

con l’ideologia: gli intellettuali sono poeti e politici.

Un’altra corrente che si può distinguere all’interno della Generazione del 27 è quella del

NEOPOPOLARISMO, cioè l’attenzione all’elemento popolare fatto dialogare con la popolazione

colta. Esponenti di questa corrente sono: Alberti, Gerardo Diego, Lorca (fase che segue “libro de

poemas”, e quella relativa alla scoperta del Cante Jondo e il Romancero gitano).

Abbiamo un altro gruppo che si schiera soprattutto con i surrealisti: Guillermo de Torre, Gerardo

Diego, Aleixandre (Pasion de la tierra 1929), Alberti (Sobre los angeles 1929), Cernuda (Un rio,

un amor 1929 – Los placeres prohibidos 1931), Emilio Prados, Lorca (Poeta en Nueva York”).

1936 inizio guerra civile segna la fine della generazione del 27

Lorca (viene ucciso e gettato in una fossa comune nell’agosto del 1936) e Hernandez (morirà in

prigione), Dàmaso Alonso, Aleixandre, Gerardo Diego scieglieranno di rimanere in Spagna

(scelgono esilio interiore) e altri scegleranno l’esilio reale soprattutto verso gli Stati Uniti e

America Latina.

SE QUERIAN

In Aleixandre parla di una relazione d’amore, le immagini scelte per descrivere

questa relazione d’amore sono nuove: fioriscono immagini che fanno riferimento a un aspetto

antirealistico e antitradizionalista. FEDERICO GARCìA LORCA

Nasce nel 1898 in un piccolo paesino vicino a Granada, che si chiama Fuente Vaqueros. Viene da

una famiglia ricca, dei proprietari terrieri. Si trasferisce a Granada. Nel 1914 si iscrive

all’università: inizialmente segue i corsi di giurisprudenza (comune agli altri intellettuali della

generazione del 27) e poi lettere e filosofia. Intorno al 1914 comincia ad avere le prime relazioni

di amicizie importanti, tra cui Fernando de los Rios (parente di Giner de los Rios). Pensa che la

sua vera vocazione è quella della musica e prende lezioni di pianoforte da Antonio Segura, che

però muore in quegli anni. Conosce uno dei personaggi più importanti della musica che è

Manuel de Falla, con cui stringe un'intensa amicizia, collabora all'organizzazione della

Fiesta del Cante jondo

prima

Scrive nel 1918 il suo primo libro “Impresiones y paisajes” in cui evoca le sue impressioni legati

Martín

ai viaggi che faceva in quel periodo con Domínguez Berrueta, che durante l’estate

organizzava dei viaggi in Castiglia. Per la stampa dei libri di Lorca si occuperà il padre, che era

ricco.

Molte poesie scritte tra il 1917 e il 1920 sono rimaste inedite durante molto tempo: molte sono

finite in “Sonetos del amor oscuro” (1990), poesie dove si vedono già alcuni elementi che poi

caratterizzeranno la sua intera poetica (dibattito interiore contro l’ortodossia cattolica che tradirà

perché sarà omosessuale).

Continuo dibattersi contro la forma che ci viene imposta dall’esterno e l’istinto primario che

l’uomo sente sorgere dentro di sé (non sempre coincidono).

Nel 1919 entra nella residenza de estudiantes (si trasferisce a Madrid), che per lui rappresenta

un momento di grandissima attività intellettuale e di grandi scoperte. Inizia relazioni di amicizia

con personaggi che si muovono intorno alla Residencia e soprattutto con Bunuel (gn) e Dalì (che

frequentò intorno al 1924 la Residencia de estudiantes senza essere mai iscritto).

Nei confronti di Dalì Lorca nutrità un’ammirazione che si pensa che avesse sconfinato

nell’attrazione sentimentale. Dalì aveva una sessualità non ancora definita ed era in qualche

modo contro l’omosessualità.

È nel lungo periodo che Lorca passa nella Residencia (per 9 anni fino al 1928) che Lorca produce

una serie di opere che vanno sempre più verso il Surrealismo:

Libro de poemas

 Canciones

 Poemas del cante jondo 1922

 Maleficio de la mariposa 1920

 Inizia a scrivere per il teatro

 Si avvicina al neopopolarismo, cioè alla riscoperta delle radici più genuine della cultura

 andalusa. È proprio la conoscenza con Manuel de Falla che porta i due a realizzare a

Granada nel 1922 una festa del cante jondo. Il cante jondo è una delle modalità nelle quali

Jondo

si esprime il canto andaluso di profondo sentimento. è la forma dialettale andalusa

hondo,

per dire cioè profondo, perché è il canto che viene dalle profondità dell’anima e

che meglio rappresenta l’Andalusia. Si considera che il cante jondo è una sorta di versione

primitiva del flamenco (le due cose sono relazionate ma non sono la stessa cosa). La fiesta

del cante jondo porta Lorca alla stesura di Poemas del cante jondo ha la finalità di portare

in auge il canto andaluso e di farlo riscoprire agli andalusi. È un canto che serve ad

esprimere i sentimenti di dolore più profondi che l’animo umano può sentire.

Romancero jitano è del 1928 è la prima sua collezione di poesia che suscita interesse a livello

internazionale. È qualcosa che rompe tutti gli schemi e qualcosa che segnerà la rottura definitiva

soprattutto con Dalì ma anche con Bunuel, che accuseranno Lorca di essere un folclorista, cioè di

scegliere una rappresentazione dell’Andalusia eccessivamente marcata in senso folclorico:

secondo loro Lorca si è allontanato dal vero surrealismo essendosi limitato a rappresentare

l’Andalusia del tamburello. Quest’affermazione ferirà Lorca, che già vive un periodo di solitudine

e depressione profonda che lo porterà ad accettare la proposta di un viaggio a New York nel

1929 che gli verrà fatta da Fernando de los Rios.

Scopre la grande città e l’impatto con New York lo porterà a scrivere la sua raccolta più

Poeta en Nueva York.

surrealista nel 1929-1931 Visiterà anche Cuba dove scoprirà il mondo dei

neri che in molti momenti sente affini a quelli dell’Andalusia. Torna in Spagna e si ritrova in una

Spagna cambiata, quella della Seconda Repubblica. Fernando de los rios verrà scelto come

ministro dell’istruzione nel primo governo della Seconda Repubblica. Le iniziative portate avanti

dalla junta de ampliaciòn de estudios (organo destinato a portare la cultura a tutti) nasce il

progetto della Barraca, che funzionerà fino allo scoppio della guerra civile.

Tra il 1933 e il 1934 Lorca visita l’America Latina per portare il suo teatro.

Il 13 luglio 1936 decide di tornare a Granada e questa è la data dell’attentato a Calvo Sotelo, che

parte il 17 luglio con il primo levantamiento, di cui è protagonista Francisco Franco, in Marocco.

Una delle prime zone che aderiscono al levantamiento è l’Andalusia e Granada, in agosto Lorca

decide di tornare a Granada e va a visitare uno dei suoi grandi amici Luis Rosales. Lorca viene

trovato a casa dell’amico, viene portato in questura e fucilato.

Dietro di sé Lorca lascia un’opera dove è possibile riconsocere i diversi movimenti

impresiones y paisajes (prosa peotica si nota l’influenza di Machado)

 libro de poemas poesie del 1918 –1920 si nota l’influenza di Jimenez. La sua lingua è

 depurata più vicina alla poesia pura

Los poemas del cante jondo neopopolarismo poesie del 1921-1924 pubblicato nel 1931

 Gitani parte più primitiva e pagana dell’animo andaluso. Il popolo dei gitani è un popolo

 nomade che viene dall’India, che si è trasferito in Europa e alla fine ha trovato la sua casa

nella terra andalusa. I gitani sono la gente misteriosa che prendono la loro musica indiana

la trapiantano nella terra andalusa e con tutte le suggestioni nasce il cante jondo, dove si

utilizza il lessico gitano. Il cante jondo nasce dalla conginzione di elementi ed è per questo

che è qualcosa di speciale che caratterizza il popolo andaluso. Una delle caratteristiche

principali è la capacità metaforica: quindi l’utilizzo della metafora che è istintivo. Identifica

come tematiche fondamentali l’amore e la morte.

Lorca non vuole imitare il cante jondo: egli vuole ricreare l’effetto nel lettore della sua poesia

l’illusione di partecipare, di essere tra quegli andalusi che cantano quel canto. È la volontà di

trovare le strutture profonde di questa poesia per poter riproporle in maniera personale e così

suscitare nel lettore la stessa impressione che l’ascolto dell’originale cante jondo produce in chi

ascolta.

Nasce quindi nel 1921-1924 il mondo poetico di Lorca: mondo magico, mitico, popolarismo,

avanguardia.

“La chitarra”

Scrive e le 6 corde della chitarra diventano 6 gitane che ballano e tipograficamente

nella pagina si vede la forma della chitarra.

Canciòn de jinete (da Canciones)

Córdoba.

Lejana y sola.

Jaca negra, luna grande,

y aceitunas en mi alforja.

Aunque sepa los caminos

yo nunca llegaré a Córdoba.

Por el llano, por el viento,

jaca negra, luna roja.

La muerte me está mirando

desde las torres de Córdoba.

¡Ay qué camino tan largo!

¡Ay mi jaca valerosa!

¡Ay que la muerte me espera,

antes de llegar a Córdoba!

Córdoba.

Lejana y sola.

Le 3 strofe centrali della poesia sono in ottosillabi, assonanzati nei versi pari. Apre e chiude con

gli stessi versi.

Jinete Jinete

è il cavaliere. i gitani vengono sempre rappresentati a cavallo. I gitani sono

perseguitati dalla guardia civile.

jaca

C’è l’immagine della la femmina del cavallo, simbolo fondamentale di Lorca.

luna

La accompagna Lorca in tutto il suo percorso poetico, è intesa come simbolo negativo,

rossa:

cattivo presagio. La luna è simbolo del sangue. È il preludio di una fine triste e tragica.

c’è la giustapposizione di immagini: in realtà non c’è narratività, ma si sta descrivendo una storia

attraverso le immagini. C’è un io lirico che descrive il suo cammino verso Cordoba, dove non

arriverà mai perché morirà. Una delle attività fondamentali dei gitani è il contrabbando e la

lavorazione del ferro. I gitani rappresentato la parte esclusa della società, coloro che non entrano

nella società ufficiale ma vengono messi al margine perché non si riconoscono con la società

ufficiale. Rappresentano l’elemento di disturbo e in quanto tali, la loro marginalità è per Lorca

simbolo della sua marginalità rispetto alla società. Lorca proietta sul mondo dei gitani, che

rappresentano il primitivismo, la sua omosessualità. L’elemento gitano è una costante del suo

mondo poetico.

Lucía Martínez (da Canciones)

Propone un altro aspetto che è quello dell’erotismo. La poesia parla di lucia martinez, una gitana.

Lucía Martínez.

Umbría de seda roja.

Tus muslos como la tarde

van de la luz a la sombra.

Los azabaches recónditos

oscurecen tus magnolias.

Aquí estoy, Lucía Martínez.

Vengo a consumir tu boca

y a arrastrarle del cabello

en madrugada de conchas.

Porque quiero, y porque puedo.

Umbría de seda roja.

Rosso: colorismo che sono simbolici rosso associato al sangue che viene dal delitto o che scorre

nei personaggi di cui parla (vita)

Le cosce della donna vanno dalla luce all’ombra : la parte esterna della coscia è illuminata,

mentre la parte interna è nell’oscurità. L’immagine che evoca è quella della sera, del tramonto

dove si passa dalla luce all’ombra.

I reconditi giaietti oscurano le tue magnolie : immagine della purezza e del sesso femminile -> il

nero che rende oscuro la parte interna della coscia della donna.

Io sto qui: io lirico

Madrugada de conchas: alba e l’interno delle conciglie è bainco -> l’avvento della luce della

prima mattina

I colori che prevalgono sono il bianco e il nero, tranne il rosso della seta che anche al tatto

riproduce la sensazione della pelle umana, e l’unico tratto di colore è il rosso sangue del vestito

della donna -> erotismo.

L’essere umano è associato a un elemento della natura: la sera, le conchiglie -> c’è come una

compenetrazione della natura e dell’uomo che viene quasi confuso con la natura.

Malestar y noche (Canciones)

Abejaruco.

En tus árboles oscuros.

Noche de cielo balbuciente

y aire tartamudo.

Tres borrachos eternizan

sus gestos de vino y luto.

Los astros de plomo giran

sobre un pie.

Abejaruco.

En tus árboles oscuros.

Dolor de sien oprimida

con guirnalda de minutos.

¿Y tu silencio? Los tres

borrachos cantan desnudos.

Pespunte de seda virgen

tu canción.

Abejaruco.

Uco uco uco uco.

Abejaruco.

Lorca accoglie anche una sollecitazione che viene dalle avanguardie che è quella di usare la

uco, uco, uco, uco

ripetizione di alcune parole che hanno un certo effetto sul lettore: di

abejaruco, che è il gruccione, che è un uccello notturno. Gli elementi del paesaggio vengono

umanizzati: la notte del cielo è balbuziente (balbetta) e l’aria tartaglia (balbetta).

Piombo: è un simbolo usato da Lorca -> associazione di elementi umani o del paesaggio con

metalli

Ghirlanda di minuti: dolore immagine cristologica come Cristo che aveva la corona di spine sulla

testa -> Oggetto associato ad un elemento temporale

Cucitore sulla seta vergine: mai stata toccata -> potrebbe riferirsi a chi porta il vestito di seta

Siamo nel campo dell’immaginazione, concretizzata attraverso le metafore e le immagini

inaspettate.

Nel 1923 incontra Dalì che è diventato uno dei personaggi più in vista nella Residencia.

L’amicizia si rinforza nel 1924, e Dalì invita a passare con lui la semana santa del 1925 a

Cadaques, località di mare, nella quale la famiglia di Dalì aveva una bellissima casa. Lorca

conosce i personaggi che si muovono intorno a Dalì (Picasso) e in questa casa Lorca legge la

“Mariana Pineda”,

prima volta la sua opera teatrale che aveva iniziato a scrivere nel 1923, ma

che ancora non era stata rappresentata. È il secondo tentativo che Lorca fa per scrivere un’opera

Maleficio de la mariposa”

teatrale: il primo tentativo era stato quello del “ che aveva

rappresentato in un teatro a Granada nel 1920, che era stato molto criticato.

Mariana Pineta è un personaggio realmente esistito. È una giovane ragazza che viene uccisa

da Fernando VII nel 1831 quando comincia la decada ominosa, perché viene trovata a ricamare

una bandiera liberale (contro Fernando VII). Il teatro di Lorca è un teatro fortemente femminile.

Nello stesso tempo Lorca e Dalì cercano di organizzare la pubblicazione di un libro che si chiama

“Libro dei putrefatti” ed è una sorta di satira contro tutte le persone che loro considerano ormai

passate, ma il libro non arriverà mai alla stampa.

Tra il 1925 e il 1926 Lorca si innamora di Dalì, e i due sono accumunati da tanti interessi,

soprattutto dalla paura della morte. Di fatto la figura di Lorca è riconoscibile in molti dipinti di

Dalì di questo periodo (cadavere di Lorca, il quale faceva un gioco per esorcizzare la sua paura

della morte -> rimaneva immobile sdraiato su un letto facendo il morto per 5 giorni; la gente lo

veniva a trovare e all’improvviso si alzava).

Lorca visita Barcellona, e a un certo punto dirà che si sente catalanista. Conosce l’attrice

Margarita Xirgu che porterà in scena.

Scrive un’ode a Dalì.

Il 1927 è un anno cruciale perché è l’anno del 3 centenario di Gongora ed è l’occasione di questo

gruppo di incontrarsi e segnare un momento di svolta rispetto alla cultura dell’epoca.

In questo periodo Lorca va depurando il suo linguaggio poetico. Viene organizzata un’esposizione

di suoi disegni, perché Lorca era anche un pittore.

Nell’estate del 1928 esce “Romancero giano” rottura con Dalì e Bunuel, i quali pensano che

Lorca non è un vero surrealista. La pubblicazione del “Romancero gitano” conferma, soprattutto

in Dalì, del loro pensiero.

Questo libro porterà il successo a Lorca anche fuori dalla Spagna. È costituito da 18 romances, in

cui prevale il gitanismo lorchiano. Lorca commetterà che il nel 1931 che il vero protagonista

del “Romancero gitano” non sono i gitani, ma essi servono a Lorca su uno strumento per mettere

al centro del suo discorso poetico il dolore, la pena negra.

Romancero è una raccolta di romances; il romance è composto da ottosillabi con assonanza nei

versi pari. Il romance per quelle che sono le sue origini medievali è un canto narrativo e così è

stato interpretato anche da Machado che aveva scelto il romance sia per una forma ideologica

(rappresenta il canto popolare per eccellenza), ma anche perché è una poesia narrativa, cioè

consente di raccontare delle cose. Non è realista né una descrizione di una serie di eventi, ma è

piena di simboli, profezie, sogni. C’è la presenza dell’immaginazione.

Lorca nella sua scelta del romance fa riferimento a Gongora perché in una conferenza del 1927

sulla metafora di Gongora e sul suo mondo simbolico, dice che Gongora ha risolto il dilemma tra

romance narrativo e romance lirico (ha impronta poetica).

Il romance per Gongora: la narrazione funziona come uno scheletro per il poema, a volte però

nella carne magnifica delle immagini -> quindi ogni romance parte da uno spunto narrativo, ma

avvolge questa storia in immagini e metafore poetiche. Ciò consente a Lorca di ottenere un

componimento lirico pur raccontando una storia. Ed è alla ricerca del medio tono che lui dice nel

“Cante jondo” non esserci. Lorca dice che la sua volontà è quella di suggestionare il lettore

attraverso la menzione indiretta che si simbolizza in simboli o metafore.

18 romances in cui da una parte abbiamo un gruppo di romances che parlano del mondo

 umano in cui i protagonisti sono i gitani e gli antagonisti è la guardia civil.

Abbiamo un altro gruppo di romances che fanno riferimento al mondo celeste e sono di

 tema religioso dedicati a San Miguel, San Rafael e San Gabriel (ai 3 arcangeli, ognuno dei

quali è protettori di una città andalusa: Rafael di Cordoba, Gabriel di Granada).

Abbiamo un altro gruppo di romances è collegato alla creazione di un universo magico,

 mitico, predominato da forze oscure che l’uomo non può dominare; come ad esempio

“Romance de la luna – luna”, “Romance de la pena negra”.

Un ultimo gruppo è quello dei romances di matrice storico – letteraria, cioè che riprendono

 episodi di tipo storico – letterario, come ad esempio quello che chiude la raccolta “Thamar

y Amnon”, due personaggi biblici, figli del re Davide.

Romancero gitano inizia con due miti inventati da Lorca: “Romance de la luna luna” e “Preciosa y

el aire”.

Romance de la luna, luna (Romancero gitano)

La luna vino a la tragua

Con su polisòn de nargos.

El nino la mira mira.

El nino la està mirando.

En el aire conmovido

mueve la luna sus brazos

y enseña, lúbrica y pura,

sus senos de duro estaño.

– Huye luna, luna, luna.

Si vinieran los gitanos,

harían con tu corazón

collares y anillos blancos.

– Niño, déjame que baile.

Cuando vengan los gitanos,

te encontrarán sobre el yunque

con los ojillos cerrados.

– Huye luna, luna, luna,

que ya siento sus caballos.

– Niño déjame, no pises

mi blancor almidonado.

El jinete se acercaba

tocando el tambor del llano.

Dentro de la fragua el niño

tiene los ojos cerrados.

Por el olivar venían,

bronce y sueño, los gitanos.

Las cabezas levantadas

y los ojos entornados.

Cómo canta la zumaya,

¡ay, cómo canta en el árbol!

Por el cielo va la luna

con un niño de la mano.

Dentro de la fragua lloran,

dando gritos, los gitanos.

El aire la vela, vela.

El aire la está velando.

Il mito è quello di una luna che compie una danza di morte e che rappresenta l’Andalusia più

pura, quella religiosa.

Lorca racconta la morte di un bambino gitano nella forgia (dove si lavorano i metalli) in una notte

di luna piena. Questo spunto narrativo viene diluito nel corso della poesia attraverso l’uso delle

viene”.

metafore e di immagini. La luna ha un ruolo attivo perché “

Primo personaggio: La luna assume le caratteristiche di un simbolo negativo, è simbolo di

morte perché è bianca (bianco è per Lorca assenza di vita), è fredda (rispetto alla luce del sole),

è circolare (il cerchio per Lorca è simbolo di morte).

Polisòn: armatura che si mettevano le donne alla fine dell’800 per dare volume ai vestiti.

Usa preterito indefinito: è il tempo delle favole

venir:

Usa il verbo ir si va a un luogo dove il parlante non è presente, venir indica un punto di

vista interno: chi parla sta dentro a quel luogo

Nardi: fiori bianchi “la luna bianca”.

Immagine che utilizza Lorca per dire La luna viene implicitamente associata

all’immagine di una donna riccamente vestita.

Secondo personaggio: il bambino

Cambia il tempo verbale: presente indicativo -> è un presente storico

La ripetizione è un fenomeno lirico che dà lirismo alla poesia e richiama l’ingenuità infantile.

la mira mira

Durata temporale dello sguardo del bambino:

Il bambino ha un ruolo passivo perché guarda la luna.

L’aria è commossa

La luna sta ballando -> personificazione

Lubrica e pura: ossimoro, antitesi perché sono due termini opposti

I seni sono di duro stagno: porta il duro busto, sono le stecche utilizzate nei vestiti per tenere il

seno alto

Quindi è una luna seducente

Stagno: elemento metalli

È presente il dialogo. Questi dialoghi non sono mai introdotti, Lorca non interrompe mai il

dialogo, non c’è nessuno verbo o segno che indichi l’atto del parlare.

fuggi luna, luna, luna. Se venissero i gitani, farebbero col tuo cuore

Il bambino dice alla luna:

collane e anelli bianchi -> è un avvertimento che fa il bambino alla luna -> simbolo di morte per

la loro circolarità e il bianco

bambino, lasciami ballare. Quando arriveranno i gitani, tu giacerai sull’incudine

Risponde la luna: come fossi addormentato.

(strumento di lavoro per battere i metalli)

I due giocano a minacciarsi.

fuggi luna, luna, luna, sento già i loro cavalli

Risponde il bambino: (i cavalli – simbolo della

potenza sessuale maschile – dei gitani).

Risponde la luna: bimbo, attento, non pestarmi quest’albore inamidato -> la luna è vestita come

una donna con il vestito di nardi. Parla con un distacco aristocratico nei confronti del bambino.

jinete,

Terzo personaggio: che è uno, ma rappresenta la collettività

Il punto di vista si sposta sull’immagine preannunciata dal bambino: i gitani che si stanno

avvicinando a cavallo. Si sente da lontano il calpestare degli zoccoli sulla terra, che producono lo

stesso rumore di quando si suonano i tamburi -> metafora, dove il punto di unione è il rumore.

“ti troveranno con gli occhi chiusi” realizzata: dentro la

La minaccia che la luna aveva fatto si è

forgia il bambino ha gli occhietti chiusi -> è morto. bronzo

I gitani sono riconosciuti grazie al bronzo e al sogno: è un metallo e quest’immagine è

sogno

utilizzata perché i gitani hanno la pelle scura, e il perché probabilmente Lorca fa

riferimento alla capacità immaginativa dei gitani e alla loro condizione quasi magica.

Mette insieme qualcosa di materiale e qualcosa di immateriale -> crea un contrasto.

I gitani hanno le teste sollevate e gli occhi socchiusi

(indica il loro orgoglio) (simbolo della

enigmacità del popolo

Zumaya: gufo, il cui canto preannuncia la tragedia

L’albero canta: panteismo

La luna che era stata dipinta come un’immagine femminile seducente, è diventata una madre

perché prende il bambino per mano e lo porta via con sé al riposo eterno.

Un nino: il bambino diventa il simbolo di tutti i bambini che muoiono in questo modo.

Chiusura: si ritorna ai gitani

Grido di dolore el nino mira mira”

Gli ultimi due versi sono paralleli rispetto ai versi “

Aria personificata che si solidarizza con la tragedia dei gitani e si mette a vegliare il morto

sull’incudine.

Lorca attualizza la storia mitica di Endimione, il bel pastore che andava a trovare ogni notte la

Luna nella grotta del monte Latmos dove lui dormiva un sonno perpetuo. Il giovane Endimione

qui diventa un bambino, che una luna seduttrice porta via con sé in cielo, lasciandone sulla terra

il corpicino, forse addormentato o più probabilmente morto (lo si deduce dai lamenti e dalle

grida dei gitani). La sostituzione di Endimione con un bambino rende la storia più patetica e

tragica: mancando l’elemento sensuale del mito classico (che ricorda un amore reciproco) la

seduttività della luna (vv. 7-8) risulta fredda e unilaterale come quasi sempre è la bellezza

Lucia Martinez).

sensuale per Lorca (ricorda

Gli elementi cui ricorre Lorca per sfuggire al realismo verosimile sono:

L’allentamento, anzi la dissoluzione dei nessi logici nella concatenazione dei fatti narrati:

 siamo noi che dobbiamo intuire quale rapporto ci sia tra il bambino e i gitani, e perché i

gitani piangono una volta entrati nella fucina. Né sappiamo perché la luna decide di

scendere nella fucina. Né chi sia il bambino (possiamo notare che Lorca utilizza l’articolo

determinativo).

Utilizzo di ripetizioni che richiamano le nenie infantili: la prima è già presente nel titolo, e

 poi la ritroviamo nelle parole del bambino, che inizia le sue battute in modo identicoo.

Lorca introduce anche moduli espressivi tipici del canto gitano, anch’essi basati sulla

 ripetizione (vv. 29-30). In questo senso, infanzia, mito e mondo gitano vengono a

coincidere nell’universo poetico di Lorca, in quanto tutti e tre sono portatori di una visione

delle cose che si allontana radicalmente da quella ufficiale, razionale, realistica, contro cui

si scagliano i poeti spagnoli del 27. romancero jitano.

Introduce il tema della sensualità e dell’erotismo, che è una delle costanti del

È dedicato a Dámaso Alonso, esponente della Generazione del ‘27. Novelas Ejemplares

Il nome di Preciosa, nome di bambina gitana, è una citazione di una delle novela

(raccolta di 12 novelle scritte sul modello di Boccaccio-> da qui il titolo usa in senso

italiano) di Cervantes.

In uno di questi racconti brevi, intitolato la gitanilla (la zingarella) la protagonista è una

bellissima ragazza gitana, che canta e danza per guadagnarsi da vivere.

El aire: è il vento. È uno dei 4 elementi che costituiscono il mondo secondo gli antichi greci

(acqua, terra, fuoco, aria). Questi elementi li ritroviamo tutti in Lorca.

Acqua e terra: rappresentano in Lorca l’elemento femminile, caratterizzato da una certa

passività (chi è fecondato)

Fuoco e aria: elemento maschile (chi feconda)

La visione della donna è una donna rinchiusa in una realtà estremamente stretta da una

mentalità contadina prevalente nell’Andalusia dell’epoca. Passività perché le donne subiscono il

volere maschile.

C’è anche la sovrapposizione di Lorca, omosessuale, quindi messo all’angolo, tra i personaggi

femminili che soffrono perché sono messe all’angolo e non possono essere sé stesse.

PRIMA PARTE

Su luna de pergamino

Preciosa tocando viene

por un anfibio sendero

de cristales y laureles.

El silencio sin estrellas,

huyendo del sonsonete,

cae donde el mar bate y canta

su noche llena de peces.

En los picos de la sierra

los carabineros duermen

guardando las blancas torres

donde viven los ingleses.

Y los gitanos del agua

levantan por distraerse,

glorietas de caracolas

y ramas de pino verde.

Nell’introduzione ci viene presentata la ragazza gitana, Preciosa, e l’ambiente in cui si muove.

La luna de pergamino è il tamburello, che viene associato alla luna per la sua forma (mezzaluna)

pergamino lo ricopre -> c’è la forma e l’elemento del bianco

bianco

Il è l’idea della tensione della pergamena sul tamburello è la tensione della pelle di

Preciosa (adolescente: pelle liscia).

Per un sentiero che è anfibio di cristalli È anfibio (anfibi animali si muovono tra terra e acqua) è

tra la spiaggia e il mare.

Cristales: trasparenza dell’acqua

Allori: rappresentano la spiaggia

È un ambiente notturno, silenzioso, dove c’è il mare, la spiaggia e Preciosa che suona il

tamburello.

Senza stelle: notte oscura. La notte così oscura fa sì che ci sia una continuità tra il cielo oscuro e

l’acqua del mare

La notte piena di pesci: i pesci che sono nell’acqua si riflettono nell’oscurità della notte. È come

se ci fosse la continuità tra il cielo e il mare

Pesce: collegato al mare, e quindi alla fecondità del mare (elemento femminile)

 Simbolo cristiano

 Indicare il sesso maschile: erotismo

 carabinieri

Entrano in gioco gli altri personaggi: i 1929-40 esisteva il corpo dei carabinieri, che

era destinato alla protezione della costa

Bianche torri dove vivono gli inglesi: inglesi sono una presenza importante nell’Andalusia. Molti

critici l’hanno interpretati come cimiteri: bianco colore associato alla morte.

Gitanos: altro personaggio. Parte dei gitani che vivono lungo la spiaggia

Glorietas: elemento architettonico collegato ai giardini.

Pino verde: verde simbolo o di morte o del colore della pelle dei gitani. Questi gitani sono il

gruppo dal quale si è staccata Preciosa.

SECONDA PARTE

Su luna de pergamino

Preciosa tocando viene.

Al verla se ha levantado

el viento que nunca duerme.

San Cristobalón desnudo,

lleno de lenguas celestes,

mira la niña tocando

una dulce gaita ausente.

Niña, deja que levante

tu vestido para verte.

Abre en mis dedos antiguos

la rosa azul de tu vientre.

Preciosa tira el pandero

y corre sin detenerse.

El viento-hombrón la persigue

con una espada caliente.

Frunce su rumor el mar.

Los olivos palidecen.

Cantan las flautas de umbría

y el liso gong de la nieve.

¡Preciosa, corre, Preciosa,

que te coge el viento verde!

¡Preciosa, corre, Preciosa!

¡Míralo por dónde viene!

Sátiro de estrellas bajas

con sus lenguas relucientes.

Lorca ripete i primi due versi dell’introduzione.

el viento que nunca duerme: Il vento della costa andalusa, che si alza generalmente al tramonto.

San Cristobalón: è il protettore dei viaggiatori e il portatore di Gesù sulle spalle. Viene proposta

la sua immagine (san cristobal grande) come personificazione del vento e come la figura del

gigante, che ha dentro di sé l’elemento di provenienza cristiana e di provenienza pagana (come

quelli del cante jondo). Nella tradizione andalusa esiste un burattino che si chiama don cristobal,

ed è una figura tradizionale delle fiere andaluse.

Il vento per gli antichi greci era il simbolo della violenza (perché nessuno può fermarlo) e del

sesso.

Desnudo: è completamente nudo -> vento nudo

Pieno di lingue celesti guarda la fanciulla che suona una dolce zampogna assente: i santi

vengono rappresentati con le lingue celesti in testa, che sono simbolo dello spirito santo. In

realtà l’aureola può essere interpretata in senso erotico, perché le lingue celesti possono essere

interpretate come simbolo del sesso maschile. Il vento si eccita nel guardare la ragazza.

Gaita: simbolo fallico

Sentiamo la voce del vento. È un apostrofe. Si rivolge a Preciosa.

Rosa azzurra del tuo ventre: metafora per riferirsi al sesso femminile

È il vento che alza le gonne per strada. Si diceva che quando soffiava il vento forte, le donne

rimanevano incinte.

Preciosa getta il tamburello e corre senza fermarsi: rifiuta ciò che le propone il vento,

il vento maschione spada calda

(antropomorfizzazione) incomincia a seguirla con una (sesso

maschile).

Ambiente: il mare ha onde perché c’è il vento, gli olivi impallidiscono. Tutta la natura intorno a

Preciosa è come se percepisse il pericolo, quindi in qualche modo si schiera con Preciosa ->

perché anche la natura è scossa dal vento.

¡Preciosa, corre, Preciosa,

que te coge el viento verde!

C’è un apostrofe. C’è un io lirico che dice a Preciosa di correre, perché altrimenti la prende il

vento verde (simbolo della perversione, dell’erotismo – allitterazione).

Sátiro : Prima era stato definito come un vento maschio, ed ora è diventato satiro. I satiri sono

per eccellenza il simbolo dell’erotismo.

Lenguas relucientes : sesso maschile

TERZA PARTE Epilogo.

Preciosa, llena de miedo,

entra en la casa que tiene,

más arriba de los pinos,

el cónsul de los ingleses.

Asustados por los gritos

tres carabineros vienen,

sus negras capas ceñidas

y los gorros en las sienes.

El inglés da a la gitana

un vaso de tibia leche,

y una copa de ginebra

que Preciosa no se bebe.

Y mientras cuenta, llorando,

su aventura a aquella gente,

en las tejas de pizarra

el viento, furioso, muerde.

Preciosa entra nella casa che possiede in cima della montagna. Cerca un’autorità dove rifiugiarsi.

Allarmati dalle grida di Preciosa, arrivano tre carabinieri

Negras capas: simbolo del lutto e della morto

Latte bianco: il latte è il primo alimento che viene dato ai bambini -> rappresenta la vita; il latte

bianco rappresenta la purezza di Preciosa

Bicchiere di gin: simbolo degli inglesi

Preciosa decide di non berlo: è pura, poiché rifiuta l’alcol, che simboleggia l’adulto.

L’unica salvezza è quella di rifugiarsi in casa.

ROMANCE SONÁMBULO

È la storia di una giovane gitana che aspetta il suo innamorato MOCITO al balcone della sua

casa. Lui è un contrabbandiere ed è al lavoro con il padre di lei. Durante una delle missione i due

vengono sorpresi dalla guardia civil, che ferisce a morte il fidanzato della gitana. Quest’ultima

aspettando, e presa dall’agitazione, decide di suicidarsi gettandosi nella cisterna di acqua della

casa. I due si sono salvati e quando tornano capiscono che la gitana è morta.

SONÁMBULO . ’ ,

CIOÈ DEL SONNO L ELEMENTO DEL SOGNO È IL TEMA CENTRALE CHE VIENE CITATO

6. È dedicato a Gloria Giner y Fernando de los Rios.

ESPLICITAMENTE NEL VERSO

Verde que te quiero verde.

Verde viento. Verdes ramas.

El barco sobre la mar

y el caballo en la montaña.

Aprono e chiudono il romance, quindi c’è una circolarità.

Verde: in questo romance è il simbolo della morte. C’è l’insistenza sul verde e sull’allitterazione.

C’è l’elemento quasi favolistico.

El barco sobre la mar

Y el caballo en la montaña.

Con la sombra en la cintura

ella sueña en su baranda,

verde carne, pelo verde,

con ojos de fría plata.

Verde que te quiero verde.

Bajo la luna gitana,

las cosas le están mirando

y ella no puede mirarlas.

Barca e mare rappresentano il contabbando.

ella

Il primo personaggio è rappresentato con ed è affacciata sul balcone, che guarda l’orizzonte,

aspettando che tornino il padre e il fidanzato.

L’ombra nella cintura: immagine di morte, che molti critici hanno associato all’immagine di

Eufelia, l’amata di Amleto che prima impazzisce e poi si suicida, perché viene sedotta da Amleto,

il quale finge di impazzire, mentre lei impazzirà realmente, e muore mentre tenta di raccogliere

da un ramo dei fiori, e il ramo si spezza e lei cade in acqua. Lorca conosceva molto bene

Shakespeare; lo cita esplicitamente in molte sue opere, in particolare Romeo e Giulietta.

Verde carne, capelli verdi: è trasportato all’immagine della gitana. Verde carne perché ha la pelle

olivastra, che poi anche i capelli diventano verdi.

Ojos de fria plata: associa un metallo alla persona. Gli occhi sono grigi, ma probabilmente fa

riferimento anche alla freddezza.

Le cose la stanno guardando: tutto guarda lei, ma lei non può rispondere perché probabilmente è

morta, per questo forse gli occhi sono freddi, e il colore verde potrebbe riferirsi al colore del

cadavere in acqua.

SECONDA PARTE

Verde que te quiero verde.

Grandes estrellas de escarcha,

vienen con el pez de sombra

que abre el camino del alba.

La higuera frota su viento

con la lija de sus ramas,

y el monte, gato garduño,

eriza sus pitas agrias.

¿Pero quién vendrá? ¿Y por dónde...?

Ella sigue en su baranda,

verde carne, pelo verde,

soñando en la mar amarga.

Descrive l’ambiente circostante.

Il pesce d’ombra: è il primo riflesso del sole del mattino -> quando il sole sorge ha la forma da

mezzaluna e per questo lo chiama pesce.

La higuera frota su viento con la lija de sus ramas: il vento percuote l’albero del fico.

Il monte: viene associata l’immagine della montagna a un gatto ladro. Il monte con le prime luci

dell’alba è come se si risvegliasse e il gatto quando si sveglia fa un movimento per cui i peli della

schiena sembrano rizzarsi.

Chi arriverà e da che parte?: l’immagine della donna affacciata è l’immagine di qualcuno che

aspetta. La ragazza è contemporaneamente affacciata e morta.

Mar amarga: mar amarga

allitterazione -> è ottenuta nell’aggettivo .

TERZA PARTE è un dialogo, che non viene preannunciato, tra il fidanzato e il padre.

Compadre, quiero cambiar

mi caballo por su casa,

mi montura por su espejo,

mi cuchillo por su manta.

Compadre, vengo sangrando,

desde los montes de Cabra.

Il fidanzato – secondo personaggio che entra in scena – vuole cambiare il suo ruolo di

contrabbandiere

Caballo, montura, cuchillo: 3 elementi associati al gitano contrabbandiere

Casa, espejo, manta: elementi che definiscono il suocero, sono 3 elementi domestici

Il fidanzato da del lei al suocero: c’è rispetto e distanza.

Cabra: piccolo paesino di campagna a sud di Cordoba.

Sangrando: è ferito

Si yo pudiera, mocito,

ese trato se cerraba.

Pero yo ya no soy yo,

ni mi casa es ya mi casa.

Il suocero – terzo personaggio che entra in scena – pensa di aver perso tutto, perché ormai i due

sono inseguiti dalla guardia civil.

Mocito: non è sposato, è celibe

Compadre, quiero morir

decentemente en mi cama.

De acero, si puede ser,

con las sábanas de holanda.

¿No ves la herida que tengo

desde el pecho a la garganta?

Il suo desiderio è quello di avere una morte decente.

Letto di acciaio: letto vero in una casa vera

Con le lezuola di tessuto così fino: vuole prima sposarsi

Herida desde el pecho a la garganta: è stato colpito a morte, non può sopravvivere.

Gli sta dando del voi.

Trescientas rosas morenas

lleva tu pechera blanca.

Tu sangre rezuma y huele

alrededor de tu faja.

Pero yo ya no soy yo,

ni mi casa es ya mi casa.

Pechera blanca: il bianco del petto della camicia trecento rose scure:

Lui non dice stai sanguinando molto, ma usa un’immagine favolosa

immagine del sangue

Dejadme subir al menos

hasta las altas barandas,

dejadme subir, dejadme,

hasta las verdes barandas.

Barandales de la luna

por donde retumba el agua. ringhiera

Il suo secondo desiderio è di andare a casa e morire insieme alla fidanzata (la è

associata alla gitana) verde

All’inizio del romance era la gitana, mentre ora è come se anche le ringhiere siano state

contagiate dal verde della gitana e sono diventate verdi anche loro.

Luna: simbolo di morte

Acqua che risuona: perché vicino alla casa c’è la cisterna

QUARTA PARTE continua il racconto.

Ya suben los dos compadres

hacia las altas barandas.

Dejando un rastro de sangre.

Dejando un rastro de lágrimas.

Temblaban en los tejados

farolillos de hojalata.

Mil panderos de cristal,

herían la madrugada.

I due stanno salendo verso le alte ringhiere.

Lacrime: dolore per la morte

Madrugada: inizia veramente a sorgere il sole -> è l’alba

Panderos de cristal herian la madrugada : ha sognato i cembali in mano agli angeli.

Verde que te quiero verde,

verde viento, verdes ramas.

Los dos compadres subieron.

El largo viento, dejaba

en la boca un raro gusto

de hiel, de menta y de albahaca.

¡Compadre! ¿Dónde está, dime?

¿Dónde está mi niña amarga?

¡Cuántas veces te esperó!

¡Cuántas veces te esperara,

cara fresca, negro pelo,

en esta verde baranda!

Menta e basilico: piante tipicamente andaluse

Fiele: gusto amaro del dolore che stanno provando i due. ragazza amara

Torna di nuovo il dialogo: il fidanzato chiede al padre dov’è la sua -> gli dà del tu.

Prima amarga era il mare invece ora lo è la figlia.

quante volte ti ha aspettato: perché lui è contrabbandiere

capelli neri: caratteristica dei gitani

verde baranda: è diventata verde come simbolo di morte

QUINTA PARTE La ragazza è morta.

Sobre el rostro del aljibe

se mecía la gitana.

Verde carne, pelo verde,

con ojos de fría plata.

Un carámbano de luna

la sostiene sobre el agua.

La noche su puso íntima

como una pequeña plaza.

Guardias civiles borrachos,

en la puerta golpeaban.

Verde que te quiero verde.

Verde viento. Verdes ramas.

El barco sobre la mar.

Y el caballo en la montaña.

Sul fondo della cisterna si dondolava la gitana: immagine di morte

Verde carne e pelo verde: perché la gitana è in acqua e il corpo si sta decomponendo.

Occhi freddi: perché è morta

luna

La è come se fosse un ghiacciolo fino, che si riflette sulla superficie dell’acqua della cisterna

ed è come se stesse sostenendo la gitana (romance de la luna, luna -> la luna prende per mano

il bambino).

acqua stagnante: simbolo di morte

acqua che scorre: simbolo di fecondità femminile -> positivo perché porta la vita

cisterna: è rotonda -> simbolo di morte

La notte è diventata intima: solitudine della gitana e dei due che arrivano.

I due sono seguiti dalla guardia civil – antagonista dei gitani – che sono ubriachi e cominciano a

dare i colpi sulla porta

Guardias civiles borrachos: danno l’ordine, ma sono indegne.

LA ESPOSA INFIEL

Romancero gitano

Nel nei primi romance (fino al 15) il protagonista è un personaggio femminile.

Il romance è circolare: si apre e si chiude con la stessa frase. La protagonista è una sposa

infedele. L’aneddoto del romance è il racconto di un incontro sessuale tra un gitano (che in

realtà è poi il vero protagonista del personaggio) e una giovane gitana, lungo il fiume senza dirgli

che lei è sposata: che l’uomo scoprirà in un secondo momento e non la perdonerà, perché si

sente tradito. È un romance dove l’erotismo e la sensualità giocano un ruolo fondamentale.

PRIMA PARTE

Y que yo me la llevé al río

creyendo que era mozuela,

pero tenía marido.

Lorca li riprende da una canzone popolare gitana, e da questi 3 versi costituisce l’intero

romance, in cui troviamo l’assonanza nei versi dispari. L’io lirico è il gitano. Inizia con una

congiunzione copulativa. L’esordio del gitano è di essere stato ingannato.

Fue la noche de Santiago

y casi por compromiso.

Se apagaron los faroles

y se encendieron los grillos.

En las últimas esquinas

toqué sus pechos dormidos,

y se me abrieron de pronto

como ramos de jacintos.

El almidón de su enagua

me sonaba en el oído,

como una pieza de seda

rasgada por diez cuchillos.

Sin luz de plata en sus copas

los árboles han crecido,

y un horizonte de perros

ladra muy lejos del río.

Accadde nella notte di San Giacomo(25 Luglio) -> Santiago è il santo protettore della Spagna, in

particolare è il santo festeggiato nel quartiere di Triana, uno dei quartieri di Siviglia, il quartiere

gitano per eccellenza.

La prima considerazione che il ragazzo fa della gitana è quasi per obbligo: la tratta con

indifferenza.

Se apagaron los faroles

y se encendieron los grillos.

I due versi sono paralleli, ma opposti (si spengono – si accendono).

Negli ultimi angoli del caseggiato, dove nessuno può vederli.

Giacinti: bianchi

Sensazione prima tattile: semi che si aprono al tocco dell’uomo

Sensazione uditiva data dal fruscio della gonna, che lui sta alzando. -> è personale perché

descrive le sensazioni ciò che questo incontro gli produce.

Passiamo dall’ambiente esterno

Luz de plata: luna -> è una notte buia perché è senza luna -> sensazione visiva

Cani che abbaiano: sensazione uditiva

SECONDA PARTE

Pasadas las zarzamoras,

los juncos y los espinos,

bajo su mata de pelo

hice un hoyo sobre el limo.

Yo me quité la corbata.

Ella se quitó el vestido.

Yo el cinturón con revólver.

Ella sus cuatro corpiños.

I due camminano lungo il fiume.

Sotto il cespuglio dei suoi capelli: comparazione con elementi naturali

Buco nel limo: il fango che si trova intorno al fiume

I due si stanno spogliando velocemente e parallelamente.

Ni nardos ni caracolas

tienen el cutis tan fino,

ni los cristales con luna

relumbran con ese brillo.

PAUSA -> È come se il gitano si fermasse improvvisamente a contemplare il corpo nudo della

donna, la quale ha la pelle fina come la conchiglia delle lumache e brilla come il vetro sotto la

luna -> descrizione dal punto di vista del gitano.

Sus muslos se me escapaban

como peces sorprendidos,

la mitad llenos de lumbre,

la mitad llenos de frío.

Pesce: cosce della donna, perché sfuggee alla presa del gitano

La metà esterna delle cosce è coperta dalla luce, mentre la parte interna è buia ed è fredda.

Aquella noche corrí

el mejor de los caminos,

montado en potra de nácar

sin bridas y sin estribos.

Potra de nacar: puledra di madreperla

La donna viene paragonata alla puledra: è una similitudine -> è la visione della giovinezza e alla

scoperta del sesso.

Qui riassume il godimento dell’atto amoroso.

No quiero decir, por hombre,

las cosas que ella me dijo.

La luz del entendimiento

me hace ser muy comedido.

Lui ha il suo codice d’onore nei confronti della donna e non riferisce ciò che lei gli ha detto

durante l’atto amoroso perché lui è una persona discreta.

Sucia de besos y arena

yo me la llevé del río.

Con el aire se batían

las espadas de los lirios.

Finito l’atto amoroso i due si separano.

TERZA PARTE

Me porté como quien soy.

Como un gitano legítimo.

Le regalé un costurero

grande de raso pajizo,

y no quise enamorarme

porque teniendo marido

me dijo que era mozuela

cuando la llevaba al río.

Si è comportato per colui che è, ovvero come un gitano legittimo. Perciò ha rispettato il suo

onore, e soprattutto quello della donna. Dopo l’atto amoroso, ignaro del suo matrimonio, le

regalai un cestino dove si mettono aghi e fili per cucire di colore giallognolo: è un regalo tipico

che si faceva all’epoca alle donne sposate. Con questo regalo da una parte le sta dicendo che sa

che è sposata, e dall’altra parte la ricompensa per l’incontro amoroso. Lui si sente ingannato, e

per castigare la sposa infedele le regala il cestino -> la tratta quasi come una prostituta.

ROMANCE DE LA PENA NEGRA

Nella conferenza sul Cante Jondo Lorca aveva sottolineato il carattere fondamentale dei gitani,

coloro che avevano portato a compimento il cante jondo unendo aspetti che provenivano

dall’india con cose che appartenevano alla penisola iberica. Il cante jondo era proprio

l’espressione della pena, cioè quella sofferenza interna che sentono i gitani di cui il cante jondo è

diretta espressione. I gitani sono così associati alla pena, al sentimento di solitudine, malinconia,

dolore.

Nel 7 romance abbiamo una protagonista femminile, Soledad Montoya, una gitana il cui nome

era conosciuto all’epoca di Lorca perché si riferiva a una gitana che viveva sulle montagne di

Jaén (provincia dell’Andalusia).

Essa diventa il simbolo della pena negra (nera perché è profondissima, oscura) di cui parla Lorca

nel romance.

Il romance viene definito da Lorca come un romance primitivo perché lorca considera la figura di

lei come una figura che è primitiva, una gitana per antonomasia. Primitiva perché

rappresentando questa pena rappresenta un’espressione più vera del popolo gitano.

È più vicino al neopopolarismo, di cui lorca è esponente all’interno della generazione del 27 ->

ricerca continua dell’elemento popolare, ma ovviamente interpretato alla luce della avanguardie.

Il romance finisce con un climax dove si passa dalla pena di soledad montoya, come dice il suo

nome, alla pena generale del popolo dei gitani. Il romance è dedicato a José Navarro Pardo, che

era un arabista dell’università di Granada con il quale lorca aveva fondato una rivista chiamata

“Gallo”.

Las piquetas de los gallos

cavan buscando la aurora,

cuando por el monte oscuro

baja Soledad Montoya.

Piquetas de los gallos: becchi, stanno cantando, annuncia l’alba, quando c sono le prime luci

dell’alba.

In questo momento di chiaro – scuro, quando ci sono le prime luci dell’alba, ma ancora non è

giorno (tutti i romances sono ambientati di notte o al massimo alle prime luci dell’alba) scende

soledad dal monte oscuro, perché la leggenda narra che era andava sulla motnagnas.

Soledad: solitudine

Montoya: cognome frequente tra i gitani

Allitterazione: monte – montoya

È il chiaro scuro dell’incertezza, della mancanza di tranquillità, del turbamento di cui soledad

diventa il simbolo.

Essa è in attesa da tutta la notte di qualcosa.

Cobre amarillo, su carne,

huele a caballo y a sombra.

Yunques ahumados sus pechos,

gimen canciones redondas.

La descrizione fisica di Soledad. La sua carne è giallo rame, ha un colore ormai slavato. Cavallo:

simbolo dell’impeto sessuasule, della forza

Il chiaro scuro dell’ambiente lo ritroviamo anche nel corpo di soledad.

Incudine: i gitani lavorano i ferri ahumados: rovinati dal fumo

Redondas: ipallage, è collegato a canciones: si riferisce a los pechos (i segni).

Ci sono elementi esteriori sempre associati a elementi di sensazioni interne che vive la gitana,

ma che ha anche chi la sta guardando.

Soledad, ¿por quién preguntas

sin compaña y a estas horas?

Pregunte por quien pregunte,

dime: ¿a ti qué se te importa?

Vengo a buscar lo que busco,

mi alegría y mi persona.

Inizia un dialogo senza essere introdotto, in cui probabilmente il poeta pone una serie di

domande a soledad, piene di rimprovero, ma anche di compassione per questo personaggio così

sofferente.

A te cosa importa: è una risposta piena di orgoglio, tipica dei gitani

Mi persona: la mia identità

Soledad de mis pesares,

caballo que se desboca,

al fin encuentra la mar

y se lo tragan las olas.

Cavallo che si imbizzarrisce: immagine della passione che non ha freni -> simbolo dell’istinto

primario delle persone, soprattutto istinto vitale ma anche sensuale, che non si riesce a fermare

Mare: delle lacrime -> istinto è destinato ad annegare nella sofferenza che lo stesso istinto

provoca, perché non può essere soddisfatto -> cerca di essere compassionevole con lei e di

consolarla

No me recuerdes el mar,

que la pena negra, brota

en las tierras de aceituna

bajo el rumor de las hojas.

Terre dell’uliva: terre andaluse -> un tratto quasi realistico

1 interpretazione: Non è necessario ricordare il mare, perché la pena nera mi accompagna -> già

sta annegando

2 interpretazione: non mi ricordare il mare, il quale è interpretato come passione -> non mi

ricordare che la mia passione può avere un buon fine, arrivando al mare, perché comunque io

questa passione non la posso consumare e l’unica cosa che mi rimane è la pena negra.

¡Soledad, qué pena tienes!

¡Qué pena tan lastimosa!

Lloras zumo de limón

agrio de espera y de boca.

Piangi succo di limone: non dice lacrime, ma dice limone perché è amaro di attesa (è tutta la

notte che aspetta per vedere coronata la sua necessità di passione) e di bocca (è una passione

sensuale -> lei vorrebbe un amore).

¡Qué pena tan grande! Corro

mi casa como una loca,

mis dos trenzas por el suelo,

de la cocina a la alcoba.

Immagine del flamenco, che è molto fisico -> è l’immagine di lei che balla da sola con le treccie

sciolte. L’attesa e la necessità di soddisfare il suo desiderio sessuale e la sua vitalità, se non

viene soddisfatta porta alla follia, che lei sta descrivendo.

¡Qué pena! Me estoy poniendo

de azabache carne y ropa.

E come se stesse appassendo o scomponendo. Lorca crede che se gli istinti dell’uomo non

vengono soddisfatti, provocano la morte dell’uomo stesso (è fortemente autobiografico). Le

donne dei suoi romances non possono soddisfare i loro istinti perché non accettate dalla società,

e anche per Lorca era così. Yerma).

Quindi l’istinto non soddisfatto provoca distruzione ( Lorca dice che è necessario

ascoltare noi stessi per vivere bene noi e gli altri.

¡Ay, mis camisas de hilo!

¡Ay, mis muslos de amapola!

E come se la morte stesse contagiando anche i suoi vestiti e il suo corpo.

Camicie di filo: camicie bianche che indicano la giovinezza

Le cosce di papavero: le cosce fresche della giovinezza

Soledad: lava tu cuerpo

con agua de las alondras,

y deja tu corazón

en paz, Soledad Montoya.

alondras: uccelli del mattino

trova la pace a quest’istinto che ti sta bruciando dentro.

EPILOGO

Por abajo canta el río:

volante de cielo y hojas.

Con flores de calabaza,

la nueva luz se corona.

¡Oh pena de los gitanos!

Pena limpia y siempre sola.

¡Oh pena de cauce oculto

y madrugada remota!

Passa alla descrizione del paesaggio.

Climax: soledad diventa il simbolo di tutti i gitani. La sua pena è di tutti i gitani.

Pena di questo fiume, che è quello degli istinti, e di una alba remota (l’alba dell’india).

C’è la descrizione della pena di Soledad, ma non sono descritte le cause della sua pena.

Romance de la pena negra

Dopo il abbiamo un trittico di romances dedicato al mondo celeste:

sono tre romances dedicati a tre città -> 3 arcangeli ognuno associato a una città andalusa:

San Miguel a Granada

 San Rafael a Cordoba

 San Gabriel a Siviglia

Segue un dittico costituito dai romances 11 e 12 dove abbiamo come protagonista Antonino El

Camborio: Pentimiento de Antonino El Camborio (romance 11) e Muerte de Antonito El

Camborio (romance 12), un gitano famoso della zona di Granada che è passato alla leggenda

perché morì cadendo sul suo stesso coltello. In realtà Lorca fa del personaggio un simbolo, che

però è contradditorio: nel 11 romance esce l’immagine negativa del gitano: Camborio viene

preso mentre sta rubando dei limoni e invece di reagire con violenza all’arresto, abbassa la testa

-> Lorca lo interpreta come tradimento dell’etica gitana secondo la quale doveva reagire con

violenza.

ROMANCE DE LA GUARDIA CIVIL ESPANOLA

Racconto di uno dei rastrellamenti notturni fatti dalla guardia civil: parla di ciò che comporta il

rastrellamento morti di bambini e donne, incendi di casi, ferite negli uomini. Le vittime sono i

gitani, riuniti nella città di Jerez de la Frontera, città andalusa, considerata la città culla del

flamenco e dei cavalli andalusi (cavalli che vengono allevati in questa città). Viene percorsa dalla

guardia civil a cavallo che semina morte e distruzione. Infatti il romance si apre con la

descrizione di queste guardie civiles che si avvicinano alla città dei gitani.

PRIMO FRAMMENTO

Los caballos negros son.

Las herraduras son negras.

Sobre las capas relucen

manchas de tinta y de cera.

Tienen, por eso no lloran,

de plomo las calaveras.

Con el alma de charol

vienen por la carretera.

Jorobados y nocturnos,

por donde animan ordenan

silencios de goma oscura

y miedos de fina arena.

Pasan, si quieren pasar,

y ocultan en la cabeza

una vaga astronomía

de pistolas inconcretas.

Herraduras : i ferri che portano i cavalli

Il nero: della notte e del mantello della guardia civil

La cappa e le macchie di inchiostro nero: tricornio -> capello particolare della guardia civil, che è

nero lucido.

Portano sotto il tricornio l’elmetto (teschio) che li proteggono.

Charol: vernice dei loro cappelli e degli stivali della guardia civil

Vienen: punto di vista di chi sta parlando è nella città dei gitani: la guardia civil si sta

avvicinando

Quando passano loro si sentono i silenzi della gomma scura della classica dei loro tricorni e degli

stivali: il loro avvicinarsi è fatto di silenzio e morte

Arena: sabbia della sepoltura

La guardia civil pensa continuamente alle pistole: sono di grilletto facile

SECONDO FRAMMENTO - RITORNELLO

¡Oh ciudad de los gitanos!

En las esquinas, banderas.

La luna y la calabaza

con las guindas en conserva.

¡Oh ciudad de los gitanos!

¿Quién te vio y no te recuerda?

Ciudad de dolor y almizcle,

con las torres de canela.

L’attenzione si sposta sulla città dei gitani, che è addobbata per le festività natalizie.

Torri di cannella: camini perché è inverno

TERZO FRAMMENTO

Cuando llegaba la noche,

noche que noche nochera,

los gitanos en sus fraguas

forjaban soles y flechas.

Un caballo malherido

llamaba a todas las puertas.

Gallos de vidrio cantaban

por Jerez de la Frontera.

El viento vuelve desnudo

la esquina de la sorpresa,

en la noche platinoche,

noche que noche nochera.

Descrizione della notte.

Cambia il tono perché riprende alcune cose del “Romance de la luna luna”, cioè il gioco di parole.

Sole e fleccie : lavorano il ferro

Il cavallo malherido: è il simbolo del popolo gitano che verrà gravemente colpiti. È stato

associato al quadro Guernica, dove al centro c’è il cavallo che apre la bocca come un gesto di

disperazione e come simbolo delle cause delle guerre -> vengono colpiti gli innocenti (donne e

bambini).

Galli di vetro: bottiglie di vino

Platinoche: neologismo di Lorca -> notte pienamnete notte

QUARTO FRAMMENTO

La virgen y San José

perdieron sus castañuelas,

y buscan a los gitanos

para ver si las encuentran.

La virgen viene vestida

con un traje de alcaldesa,

de papel de chocolate

con los collares de almendras.

San José mueve los brazos

bajo una capa de seda.

Detrás va Pedro Domecq

con tes sultanes de Persia.

La media luna soñaba

un éxtasis de cigüeña.

Estandartes y faroles

invaden las azoteas.

Por los espejos sollozan

bailarinas sin caderas.

Agua y sombra, sombra y agua

por Jerez de la Frontera.

Inizia la descrizione delle festività natalizie; una descrizione che ha due caratteristiche: una è

quella della gitanizzazione del natale (la Vergine e San José vestiti come i gitani). Tutto viene

vissuto dai gitani come se fosse proprio. E c’è un richiamo alle canzoni natalizie con una serie di

elementi tra il sogno e la veglia.

Carta di cioccolata: carta dorata

Il vestito della vergine: è il vestito che portavano le gitane durante le feste natalizie

San giuseppe sta ballando il cante jondo con la musica gitana

Pedro Domecq è viticultore, che ha i suoi vigneti in questa zona

Tre sultani della Persia: i re magi

Cicogne: fanno parte del paesaggio andaluso

Acqua: elemento vitale che caratterizza la scena

RITORNELLO

¡Oh, ciudad de los gitanos!

En las esquinas, banderas.

Apaga tus verdes luces

que viene la benemérita.

¡Oh ciudad de los gitanos!

¿Quién te vio y no te recuerda?

Dejadla lejos del mar,

sin peines para sus crenchas.

Si preannuncia la tragedia.

Verde : asccoaito alla morte

Benemerita: titolo con il quale chiamiamo la guardia civil

Lasciatela lontano da questo mare (di passioni).

Pettini: li usano i gitani per fermare i loro capelli

QUINTO FRAMMENTO

Avanzan de dos en fondo

a la ciudad de la fiesta.

Un rumor de siemprevivas

invade las cartucheras.

Avanzan de dos on fondo.

Doble nocturno de tela.

El cielo se les antoja

una vitrina de espuelas.

Si sposta l’attenzione sulla guardia civil.

Un rumore di semprevivi: presagio della morte che si avvicina. Semprevivi è una pianta che si

trova nei cimiteri.

Le cartuccere: le loro pistole -> la guardia civil ha la pistola sempre carica, è pronta ad uccidere.

Doble nocturno: i due che avanzano e la notte oscura.

Nel cielo invece di esserci le stelle, c’è una vetrina di speroni, che luccicano e sembrano delle

stelle.

La ciudad, libre de miedo,

multiplicaba sus puertas.

Cuarenta guardias civiles

entran a saco por ellas.

Los relojes se pararon,

y el coñac de las botellas

se disfrazó de noviembre

para no infundir sospechas.

Inizia il saccheggio della guardia civil.

Siamo passati da due gardie civiles a 40.

Novembre è il mese dei morti -> si ferma l’orologio e il conac si veste a lutto perché sa già cosa

sta per accadere : anche gli oggetti partecipano alla descrizione della storia

Un vuelo de gritos largos

se levantó en las veletas.

Los sables cortan las brisas

que los cascos atropellan.

Por las calles de penumbra

buyen las gitanas viejas

con los caballos dormidos

y las orzas de monedas.

Por las calles empinadas

suben las capas siniestras,

dejando detrás fugaces

remolinos de tijeras.

Le grida sono così forti che arrivano al cielo.

Le vecchie gitane sono costrette a svegliare i loro cavalli addormentati (perché siamo in piena

notte) e a fuggire con il loro denaro per potersi salvare.

Strade in penombra – Strade in salita: parallelismo

I mantelli sinistri: sineddoche -> salgono le guardie civiles per le strade in salita

Forbici: i colpi

En el portal de Belén

los gitanos se congregan.

San José, lleno de heridas,

amortaja a una doncella.

Tercos fusiles agudos

por toda la noche suenan.

La Virgen cura a los niños

con salivilla de estrella.

Pero la Guardia Civil

avanza sembrando hogueras,

donde joven y desnuda

la imaginación se quema.

Rosa la de los Camborois

gime sentada en su puerta

con sus dos pechos cortados

puestos en una bandeja.

Y otras muchachas corrían

perseguidas por sus trenzas,

en, un aire donde estallan

rosas de pólvora negra.

Cuando todos los tejados

eran surcos en la tierra.

el alba meció sus hombros

en largo perfil de piedra.

I gitani cercano di salvarsi nell’elemento religioso.

Belén: Betlemme

San Giuseppe copre una fanciulla mentre degli testardi fucili acuti risuonano nella notte.

La Vergine cura i bambini, che sono morti.

donde joven y desnuda

la imaginación se quema

L’assalto della guardia civil non solo uccide le persone, ma uccide anche l’immaginazione: cioè la

purezza, l’innocenza che rappresentano i gitani.

Rosa de los Camborois viene martilizzata come Sant’Agata.

Rose di polvere nera: gli spari

Arriva l’alba, che si rassegna.

Illumina le campagne che sono di pietra.

RITORNELLO

¡Oh, ciudad de los gitanos!

La Guardia Civil se aleja

por un túnel de silencio

mientras las llamas te cercan.

¡Oh, ciudad de los gitanos!

¿Quien te vio y no te recuerda?

Que te busquen en mi frente.

Juego de luna y arena.

Finisce il romance con i versi che fanno da ritornello: con la contemplazione da parte del poeta

della desolazione che lascia dietro di sé l’assalto della guardia civil.

Luna: simbolo della morte

Sabbia: orologio di sabbia che scandisce le fasi lunari -> tempo

La città dei gitani, distrutta dalla guardia civil, sopravvive soltanto grazie alla memoria che della

città fa Lorca in questa poesia.

THAMAR Y AMNÓN (Romances Históricos) ultimo romance di Romancero gitano

Para Alfonso García-Valdecasas

Lorca racconta che aveva un’idea di questo romance nasce quando passando al Albaesin,

quartiere gitano di Granada, insieme Ramon, scortano una canzone dedicata al personaggio di

Thamar. Gitani di Alta-mares: thamar -> pensavano che ci fosse una relazione come se la loro

progenitrice fosse thamar. La storia biblica avesse cosi tanto successo nell’ambito dei canti

popolari gitani. Ricorrono tanti simboli, e soprattutto è un roamnce dove sono al centro la

sensualità e l’erotismo.

PRIMA PARTE

La luna gira en el cielo

sobre las sierras sin agua

mientras el verano siembra

rumores de tigre y llama.

Por encima de los techos

nervios de metal sonaban.

Aire rizado venía

con los balidos de lana.

La sierra se ofrece llena

de heridas cicatrizadas,

o estremecida de agudos

cauterios de luces blancas.

Il romance inizia con una descrizione dedicata al paesaggio, che è desertico, del medio oriente.

Non è descritto in maniera realistica, ma stilizzata.

Il primo elemento è la luna che è di cattivi presagi.

Acqua: simbolo di fertilità -> qui la terra è senz’acqua.

Tigri: con questo caldo così forte come lo descrive Lorca, la tigre rappresenta l’aggressività

Fiamma: che viene dall’intenso calore del deserto

Nervi di metallo: le corde dell’arpa

Aria arricciata: riccioli della lana delle pecore

Belati di lana: pecore

Cicatici: i solchi ormai secchi sembrano cicatrici

Acute bruciature di luce bianca: la luce del sole ha bruciato la terra. Bianca anche perché c’è la

luna.

SECONDA PARTE

Thamar estaba soñando

pájaros en su garganta

al son de panderos fríos

y cítaras enlunadas.

Su desnudo en el alero,

agudo norte de palma,

pide copos a su vientre

y granizo a sus espaldas.

Uccelli nella gola : sta cantando in piena notte

Cembali freddi: contrasta con l’ambiente caldo, sono freddi perché sono l’immagine della luna

che è fredda

Cetre con la forma della luna: immagine della mezzaluna

Thamar è nuda per resistere al caldo e cerca di rinfrescarsi salendo sul tetto della sua casa.

Siamo passati da immagini di estremo calore, a immagini fresche. Lei è associata all’immagine

lunare.

Thamar estaba cantando

desnuda por la terraza.

Alrededor de sus pies,

cinco palomas heladas.

Amnón, delgado y concreto,

en la torre la miraba,

llenas las ingles de espuma

y oscilaciones la barba.

Paloma : simbolo della purezza e dell’innocenza

5 colombe : 5 sensi del fratello, che entra in gioco nel verso successivo, perchè la sta guardando

e quindi i suoi sensi vengono come feriti dalla bellezza della sorellastra, ed gli si accende il

desiderio sessuale.

Su desnudo iluminado

se tendía en la terraza,

con un rumor entre dientes

de flecha recién clavada.

Amnón estaba mirando

la luna redonda y baja,

y vio en la luna los pechos

durísimos de su hermana.

Anche lui è nudo alla ricerca del fresco, ed è illuminato dalla luna.

Freccia: freccia di cupido, che ha appena fatto nascere il desiderio sessuale nei confronti della

sorellastra.

La luna rotonda è associata all’immagine del seno della donna, che è duro perché è molto

giovane.

TERZA PARTE

Si racconta l’aggressione di Amnon. Passiamo dal paesaggio notturno e lunare alle 3.30 del

pomeriggio. Amnon è disteso nel suo letto e soffre

Occhi pieni diali : occhi di desiderio

Ciò che racconta Lorca lo troviamo anche nella Bibbia: lui vuole ingannare la sorella per potersi

incontrare segretamente con lei e decide di fingersi malato e le chiede assistenza. Lei va a

trovarlo e lui la aggredisce e la violenta.

Poi si passa alla descrizione delle sensazioni.

Amnón a las tres y media

se tendió sobre la cama.

Toda la alcoba sufría

con sus ojos llenos de alas.

Alcoba : diventa il luogo di desiderio che non ha via d’uscita perché contrario alle norme di

convivenza sociale.

La luz, maciza, sepulta

pueblos en la arena parda,

o descubre transitorio

coral de rosas y dalias.

Si passa all’esterno: parla della luce delle 3 del pomeriggio nel deserto (morte) e si contrappone

il transitorio corallo di rose e dalie (elemento vitale caratterizzato dal rosso).

Linfa de pozo oprimida

brota silencio en las jarras.

En el musgo de los troncos

la cobra tendida canta.

È l’acqua che non esce fuori. È acqua silente perché non scorre -> simbolo di morte

È un’immagine che unisce il deserto e il letto -> il cobra

Amnón gime por la tela

fresquísima de la cama.

Yedra del escalofrío

cubre su carne quemada.

L’attenzione si sposta su Amnon. È quasi come se persino le lenzuola che si mette addosso gli

pesassero: la carne non vuole essere coperta. Sono immagini che suggeriscono nervosismo da

parte di Amnon. Caldo esterno e dentro freddo

Edera del brivido: l’edera è rampicante come il brivido, perché parte da una parte e si irradia

sulla schiena.

Ha la carne bruciata dal desiderio.

Thamar entró silenciosa

en la alcoba silenciada,

color de vena y Danubio,

turbia de huellas lejanas.

Arriva Thamar che lo trova sofferente. La scena è dominata dall’assenza di dolore, mentre la

scena notturna era dominata dal canto e dalla musica di Thamar.

Vena e Danubio: colore blu, vena -> simbolo dell’erotismo

Impronte lontane: della notte

Thamar, bórrame los ojos

con tu fija madrugada.

Mis hilos de sangre tejen

volantes sobre tu falda.

Inizia il dialogo senza introduzioni.

Occhi cancellali con la tua luce e con il tuo frescore -> soddisfa il mio desiderio

I miei fili di sangue: immagine della vena, del sangue che batte

Déjame tranquila, hermano.

Son tus besos en mi espalda

avispas y vientecillos

en doble enjambre de flautas.

Immagini negative : vespe che pungono le spalle e il vento molesto

Flauto: simbolo sessuale

Thamar, en tus pechos altos

hay dos peces que me llaman,

y en las yemas de tus dedos

rumor de rosa encerrada.

Pesce : desiderio sessuale

È una sinestesia : polpastrelli (tatto) e il rumore della rosa chiusa (udito) in un fiume di

sensazioni di Amnon

Rosa chiusa: il sesso di Thamar

QUARTA PARTE

Los cien caballos del rey

en el patio relinchaban.

Sol en cubos resistía

la delgadez de la parra.

Ya la coge del cabello,

ya la camisa le rasga.

Corales tibios dibujan

arroyos en rubio mapa.

C’è la descrizione della violenza.

Il cavallo : simbolo della passione, elemento maschino

Re: Davide

Immagine dell’assenza d’acqua -> assenza di fertilità. Ciò che sta accadendo tra i due non porta

fertilità.

La prende per i capelli e le straccia la camicia -> la aggredisce

La penetrazione da parte di Amnon produce fiumi di sangue, che disegnano immagini di coralli e

tibie.

Rubio mapa: mappa del corpo della donna violentata

QUINTA PARTE

¡Oh, qué gritos se sentían

por encima de las casas!

Qué espesura de puñales

y túnicas desgarradas.

Por las escaleras tristes

esclavos suben y bajan.

Émbolos y muslos juegan

bajo las nubes paradas.

Alrededor de Thamar


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AUTORE

jessne

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6 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue, culture, letterature, traduzione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessne di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura spagnola e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Vaccari Debora.

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