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Firenze e Guicciardini

Guicciardini nacque in una famiglia nobile e antica di Firenze. La famiglia ebbe un'importanza cruciale per lui, in particolar modo l'amatissimo padre. Appartennero alla famiglia Guicciardini ferventi sostenitori dei Medici che ricoprirono importanti posizioni. Il padre, Piero, preferì invece percorrere la vocazione agli studi, e fu proprio il suo moderatismo a permettere alla famiglia di mantenere il prestigio intatto nel passaggio dalla Firenze di Lorenzo e Piero de Medici a quella di Savonarola e poi al decennio soderiniano.

Piero lo avviò agli studi umanistici e nel mese di novembre del 1498 intraprese gli studi giuridici. Dal 1502 fino al 1505 studiò a Padova; rientrato a Firenze gli si profilò davanti un'interessante opportunità. Subentrando alla carica dello zio in qualità di arcidiacono di Firenze avrebbe potuto entrare in possesso di un'ingente ricchezza, ma il padre non volle che Francesco abbracciasse la carriera ecclesiastica per cupidigia. Seguirà il volere del padre ma non farà lo stesso nella scelta matrimoniale. Il 2 novembre 1508 sposò Maria Salviati, figlia di Alamanno Salviati (esponente dell'opposizione ottimatizia al gonfaloniere).

Ambasciatore e le esperienze in Spagna

Nell'ottobre del 1511 venne eletto ambasciatore alla corte di Ferdinando il Cattolico in Spagna. Compito di Francesco era quello di giustificare la persistente fedeltà di Firenze al maggiore nemico della Spagna, ossia la Francia. Dall'esperienza delle cose di Spagna, avviata nel 1512, ci sono pervenuti un diario di viaggio e una relazione sul genere di quelle che gli ambasciatori erano tenuti a redigere al loro rientro per fornire alle autorità un quadro delle istituzioni e delle società del paese visitato.

Durante la legazione spagnola fu tenuto spesso ai margini e cominciò a comprendere tardi che le armi spagnole avrebbero presto potuto imporre una svolta brutale alla politica fiorentina: fu proprio in Spagna a mettere in atto la decisione presa dai rappresentanti della Lega Santa nella Dieta di Mantova (agosto 1512) di rovesciare il reggimento popolare di Piero Soderini. Di qui il suo senso di frustrazione e la volontà di essere richiamato in patria. Furono redatte in Spagna le riflessioni che formano il nucleo generatore dei Ricordi.

Ritorno a Firenze e servizio ai Medici

Tornato a Firenze nel 1513 trova impiego presso i Medici. Il 4 maggio del 1519 muore Lorenzo De Medici e gli subentra il cardinale Giulio de Medici (futuro Clemente VII), il quale così diveniva il nuovo referente politico di Guicciardini.

Al 1521 risalgono le prime testimonianze di un suo contatto personale con Niccolò Machiavelli il quale era stato inviato a Carpi, presso i Frati Minori per chiedere il distacco dei conventi fiorentini da quelli toscani. Nello scambio epistolare tra i due emergono tonalità confidenziali e vivaci.

Il 12 luglio Guicciardini viene nominato commissario generale dell'esercito pontificio. Dopo la morte di Leone X (Giovanni De Medici) venne eletto papa Adriano Florent con il nome di Adriano VI e Guicciardini faticò a vedersi riconosciuti i propri meriti. Il pontificato durò poco poiché il 14 settembre del 1523 Adriano morì. Il 18 novembre del 1523 divenne papa Giulio de Medici col nome di Clemente VII e Guicciardini fu incaricato della reggenza della Romagna.

Crisi politica e diplomazia

Il 24 febbraio 1525 le truppe imperiali di Carlo V battono Pavia e fanno prigioniero il re di Francia. Clemente VII fu costretto a un poco vantaggioso accordo diplomatico: Chiesa e Impero si impegnavano a restaurare l'ultimo rampollo degli Sforza a Milano; l'Impero a difendere gli stati della chiesa e la medicea repubblica fiorentina e quest'ultima a pagare all'imperatore una forte taglia. In quello stesso anno Francesco venne chiamato a Roma in qualità di consigliere di Clemente VII il quale abbracciava il suo progetto antimperiale.

Nel 1526 si trasferì a Roma e scrisse uno zibaldone con istruzioni e appunti indirizzati alla costituzione di una grande lega internazionale che muovesse guerra a Carlo V. La trama diplomatica andò a buon fine e il 22 maggio 1526 fu conclusa a Cognac un'alleanza tra Chiesa, Francia, Inghilterra, Venezia e Svizzeri, con Guicciardini in qualità di commissario dell'esercito pontificio.

Dopo i primi successi ottenuti l'iniziativa si arenò a causa dei dissidi nati tra Guicciardini e il duca d'Urbino Francesco Maria della Rovere, capitano di fatto della lega. L'impresa perse slancio poiché il duca agì con lentezza e Clemente VII firmò una tregua di quattro mesi. Tra 1526 e 1527 vi fu l'avanzata di un esercito di Lanzichenecchi che non fu ostacolata dalla lega santissima e che raggiunse l'altro esercito imperiale sotto il comando di Carlo di Borbone.

Il 26 aprile 1527 vi fu un tumulto contro il reggimento mediceo che era nelle mani del cardinale Silvio Passerini, tutore dei discendenti illegittimi dei Medici, Alessandro e Ippolito. Guicciardini si fece mediatore del tumulto procurandosi però ostilità da entrambi i fronti. I Lanzichenecchi intanto misero a sacco Roma il 7 maggio e il papa fu costretto a rifugiarsi a Castel Sant'Angelo. Questa amara esperienza sarà poi alla base della Storia d'Italia.

Ultimi anni e ritiro dalla vita pubblica

Dopo la capitolazione del papa, Guicciardini rientra a Firenze dove va incontro ad avversità pubbliche e private; viene accusato degli esiti catastrofici della campagna antimperiale. Confinato nella villa di Finocchieto si dedica in questo periodo a una storia fiorentina e a una revisione dei ricordi.

Il 29 giugno papa Clemente VII, che era stato liberato, firmò, a Barcellona, con Carlo V, un trattato che prevedeva la reintegrazione dei Medici in Firenze. La successiva pace tra Francia e Impero, conclusa a Cambrai, gettava la repubblica fiorentina nel più completo isolamento diplomatico.

Guicciardini lasciò Firenze e trovò rifugio prima presso Ramberto Malatesta, poi presso Clemente VII a Rimini. Il governo popolare presto accusò Guicciardini di aver congiurato contro lo stato.

Il governo di Firenze nel 1530 fu portato a capitolare a causa della pestilenza e di altre questioni. Per dare nuovo assetto alle cose pubbliche venne inviato da Roma proprio Guicciardini. Con l'investitura di Alessandro de Medici venne segnata la fine delle istituzioni repubblicane.

I nuovi principi Medici e il ritiro dalla vita pubblica

Nel settembre del 1534 la morte di Clemente VII e la successiva elezione del cardinale Alessandro Farnese posero fine al suo governatorato bolognese. Il 24 novembre rientrò a Firenze e si ritirò in vita privata nella villa di S. Margherita a Montici. Presto venne chiamato da Alessandro de Medici ottenendo una privilegiata posizione che però venne meno il 6 gennaio del 1537, quando il duca fu assassinato dal cugino Lorenzo di Pier Francesco.

Guicciardini usò tutto il suo peso politico per favorire la continuità dell'assolutismo mediceo. Fu dunque lui l'artefice della proclamazione del diciassettenne Cosimo de Medici, figlio di Giovanni dalle Bande Nere. Dopo le prime settimane di governo Cosimo mostrò di volersi affrancare dalla tutela del Guicciardini il quale, nel 1537, si eclissava definitivamente dalla scena politica. Da allora si dedicò intensamente alla Storia d'Italia; l'unica opera che fu scritta per essere pubblicata ma che in punto di morte richiese di bruciare. Morì il 22 maggio 1540 e fu sepolto nella cappella di famiglia in Santa Felicita.

Il problema del reggimento fiorentino, modelli ideali e realtà storica

Gli scritti politici

Il Discorso di Logrogno fu composto durante la legazione presso Ferdinando I il Cattolico. L'opera si apre su uno scenario di crisi (il dominio straniero pone fine allo stato libero) nel quale Guicciardini applica il suo disegno riformatore. Aspetto fondamentale e affrontato in via preliminare è quello delle armi. Vi è un esplicito riconoscimento della riforma della milizia propugnata da Machiavelli. La necessità delle "armi proprie" appare dettata da un'esigenza di efficace difesa nei confronti di pericoli che dall'esterno incombono sulla città e dalla necessità di un saldo possesso del territorio sottoposto al suo dominio.

Passa poi a parlare dell'ordinamento interno della città ricollegandosi al pensiero savonaroliano secondo cui il governo popolare per Firenze è il fondamento stesso della libertà, poiché l'unico in grado di garantire l'imparziale osservanza della legge. Propone inoltre il ripristino del Consiglio Grande. Questo organo garantirebbe l'eguaglianza ma allo stesso tempo non è idoneo per governare perciò Guicciardini al suo fianco propone la figura di un gonfaloniere a vita; questa figura consente di offrire uno sbocco all'ambizione di quei pochi che sempre esistono in ogni città. Tra il Consiglio Grande e il gonfaloniere pone un organo, che Guicciardini...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher velody di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi della Tuscia o del prof Grazzini Filippo.
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