Coordinate storico-linguistiche
Galizia e Portogallo
La Contea di Galizia fu assegnata nel 1088 a Raimondo, sposo di Urraca (figlia di Alfonso VI) in ricompensa della sua campagna contro gli Almoravidi. Il loro figlio, Afondo Raimundez, sarà re di Galizia nel 1111 e poi di Castiglia e Leon con il nome di Alfonso VII. Enrico di Borgogna sposato con Teresa, altra figlia di Alfonso VI, ricevette i territori portoghesi tra il Minho e il Douro ed a Coimbra, costruendosi il nucleo originario del futuro regno di Portogallo che nascerà come regno indipendente nel 1139-1140 con Afonso Henriques (figlio di Enrico e Teresa) che cominciò ad autodefinirsi re. Inizia il processo di "reconquista" verso il Sud lungo la fascia occidentale della penisola, che portò nel 1147 alla presa di Lisbona e si concluse il secolo dopo con la cacciata dei Mori dall'Algarve (1249) e con la risoluzione del conflitto di Castiglia che rivendicava il possesso della regione. Sotto i Borgogna, il nuovo regno portoghese d'inaugura e si rafforza. Processo di centralizzazione del potere e amministrativo che si protrae per il XIII secolo. Tale processo fu gestito con particolare energia da Alfonso III e da Don Denis che nel suo lungo regno svolse un'azione politica decisiva su tutti i fronti. Grande mobilità delle classi alte.
Il galego-portoghese lingua della lirica iberica
I dialetti della Galizia e della zona di Coimbra vennero esportati nel meridione durante le conquiste militari, costituendo la base della lingua portoghese. La lingua galego-portoghese fu la lingua della poesia lirica in quasi tutta la penisola iberica. Esaltato il ruolo del centro prestigioso di Santiago de Compostela, meta di un pellegrinaggio di primaria importanza nel Medioevo con carattere di internazionalità e quindi propizio a contatti e scambi anche letterari. Spicca l'attività dell'arcivescovo Diego Gelmirez, appoggiato dai Borgogna. Non accertate presenze di trovatori provenzali a Santiago, ma presenti in Leon, Castiglia e Aragona. La permeabilità della plurilingue corte di Castiglia, può aver propiziato l'accoglimento di un altro volgare iberico come lingua della lirica in contemporanea con l'affermazione del castigliano come lingua della prosa e della poesia epica. Indubbio il ruolo di sostegno alla poesia galego-portoghese esercitato al massimo grado da Alfonso X dal 1252.
Il corpus poetico galego-portoghese
La letteratura portoghese medievale si apre con una considerevole produzione di poesia lirica documentata per tutto il secolo XII e metà XIV che trova il suo veicolo espressivo nella varietà linguistica della Galizia e del Nord-Ovest portoghese, coincidente con la fase arcaica del portoghese, e detta quindi galego-portoghese, a prescindere dalle regioni iberiche di provenienza dei singoli autori. È quindi una lingua di genere della poesia lirica sia profana che religiosa accompagnata dalla musica. È la più originalmente caratterizzata e ricca di soluzioni diverse rispetto alla grande matrice occitanica e alle contemporanee produzioni liriche romanze. Ingente produzione lirico-narrativa a tematica mariana, analogamente destinata all'esecuzione musicale, responsabile dell'apporto alla creazione della lingua portoghese. Corpus di grande ampiezza.
Il trovatore provenzale Raimbaut de Vaqueiras ci dà l'indizio più consistente della possibile esistenza di una poesia galego-portoghese verso la fine del XII secolo.
La tradizione manoscritta e le sue modalità di formazione e trasmissione
La lirica profana galego-portoghese è tramandata con modalità comuni a quella medievale, cioè in raccolte collettive in cui la produzione di uno stesso poeta si trova ripartita nei generi lirici. Il numero di testimoni è ristretto. Esistono tre grandi sillogi che la conservano, di cui solo una rappresentazione insieme ad altre cinque testimonianze. La tradizione autoctona è la più antica, mentre le altre due sono copie cartacee eseguite su esemplare iberico. 1. Canzoniere della biblioteca del palazzo dell'Ajuda, 88 fogli, acefalo e incompleto, senza notazione musicale negli spazi previsti, decorazioni. Vignette con musici e figure goticheggianti, marcano l'inizio di ogni gruppo di testi che il confronto con gli altri due manoscritti mostrerà appartenere allo stesso autore. 2. Canzoniere della biblioteca nazionale di Lisbona. 355 fogli, fatto copiare a diversi copisti da un esemplare iberico portato a Roma. 1561 testi rubricati sotto i rispettivi autori, su due colonne in diversa modalità di gotica bastarda a inchiostro nero. In tre sezioni: Cantigas d'amor, Cantigas d'amigo, Cantigas d'escarnho e de maldizer, dentro i quali si segue un certo ordine cronologico. È il più ricco delle rubriche che forniscono anzitutto i nomi dei poeti e in un limitato numero di casi dove si vuole dar conto della circostanza che ne motivò la composizione. Si trovano anche indicazioni di carattere codicologico relative ai rotuli utilizzati.
Testi mariani raccolti in tre collezioni organiche nello scriptorium reale alfonsino nell'ultimo quarto del secolo XIII sono tramandati da quattro grandi codici di pregio, di cui due rappresentano un unico progetto editoriale in due volumi. Nessun testo poetico di carattere religioso è stato accolto nelle sillogi collettive di poesia galego-portoghese. La polarizzazione primaria nella produzione in questo volgare iberico riguarda dunque l'opposizione profano-religioso. La poesia profana che contempla anche l'abbondante produzione del re Don Denis è raccolta e tramandata alla corte portoghese, quella religioso-mariana assunta in prima persona dallo stesso Alfonso X viene organizzata in raccolta individuale alla corte di Castiglia.
Don Pedro crea la più grande silloge lirica. Risalire all'esemplare fatto copiare due volte da Colocci. Rubriche discorsive, che sono frequenti, soprattutto nella sezione satirica, lasciano intravedere specifiche competenze cronologiche e storiche-genealogiche che presumono anche la conoscenza delle circostanze che avrebbero occasionato i singoli testi ma anche competenza nell'arte del comportare con giudizi di merito come in una rubrica relativa a Martim Soarez che è l'unica relativa al modo di vita provenzale. La qualifica di trovatore, ritenuta evidentemente di prestigio, caratterizza un piccolo gruppo di personaggi di rango in quel già ricordato prezioso dossier sulla nobiltà iberica rappresentato dai livros de linhagens.
Diversi livelli di formazione dei canzonieri in rapporto alle componenti sociali rappresentate. Ad un nucleo più antico formato da un canzoniere dei cavalieri, si aggiungerebbero poi un secondo canzoniere aristocratico, un canzoniere di giullari galeghi, una compilazione di chierici e una di re e magnati. In questa fase si avrebbe anche l'inserzione di raccolte individuali. Il nucleo è formato da poesie di autori appartenenti alle classi alte della nobiltà e del clero, che si allarga fino ad includere prodotti di giullari, registrati dal loro soprannome. Erano per lo più compositori di cantigas d'amigo a locutore femminile, le quali ricevono così una promozione unica in tutta la tradizione romanza. La cifra tematica-stilistica di queste piacevano ai trovadores, poeti di rango che hanno firmato e autorizzato il genere d'amigo con quelli provenzaleggianti. Accanto al giullare, la soldadeira, la donna integrata nel mondo nel ruolo di aiutante, ricompensata in denaro come cantante e ballerina ma ricordata come prostituta nel genere d'escarnho e mal dizer in cui come il giullare diventa comodo e frequente idolo polemico. L'immagine della corte iberica filtrata attraverso l'oculata scelta dei materiali testuali raccolti nei canzonieri appare comunque più variegata e ricca di quella che rimandano a noi altri complessi lirici romanzi. Immagine che nel XIV secolo in cui Dom Pedro organizza la sua raccolta aveva ormai assunto i malinconici colori del ricordo: si ha l'impressione che nella sua meritoria impresa di creare un archivio poetico vi sia la consapevolezza di celebrare un mondo che è stato e che non si ripeterà.
Ragguardevoli dimensioni del corpus mariano, sono sorti dubbi sull'effettiva paternità alfonsina di tutti i testi. Sappiamo con certezza che per altri suoi grandi progetti in prosa castigliana Alfonso X si è servito di diversi collaboratori intervenendo sia nel soggetto che nel guidare la ricerca delle fonti, nella revisione della scrittura. Ipotesi su possibili compositori di cobra e soes (strofe e melodie) dei testi mariani non sono mancate, il più indiziato è un noto trovatore, Airas Nunes, il cui nome appare in due note. Il problema rimane aperto ma sarà da tener conto sia del concetto di autoria nel senso di responsabilità di progetto, sia la particolarissima e assidua cura dimostrata da Alfonso nell'affidare a questa raccolta l'immagine di sé come poeta. Volontà emersa all'interno dei molti miracoli in cui beneficiato dalla Madonna è lui stesso o qualche altro membro della famiglia reale e sottolineata a livello figurativo. Nel testamento esprime il desiderio che il libro delle Cantigas da Santa Maria venga depositato presso la chiesa in cui verrà seppellito in quanto lo accompagnerà nel suo viaggio dopo la morte. Carattere di redazione autonoma che assume ciascun testimone. Date più probabili sono 1264-1277 per la prima e 1274-1277 per la seconda, 1277-1283 per la terza e più ampia di tutte. Comune a tutte e tre il carattere di raccolta organizzata sempre aperta e chiusa dagli stessi testi. Criteri di raccolta numerici.
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