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Traduzioni di alcuni passi scelti dal docente per l'esame di lingua e letteratura latino I

Approfondimenti su Cicerone, Virgilio e Seneca

Il documento contiene approfondimenti su: Cicerone, Virgilio e Seneca.

Traduzioni: Cicerone III Catilinaria (paragrafi 1-17); Virgilio VIII libro dell’Eneide (da vv. 407 a 731); Seneca De Tranquillitate Animi (capitolo 1 e 2 fino al paragrafo 10).

Facoltà di Lettere
Corso di Laurea: Lettere Moderne
Esame: Lingua e Letteratura latina I
Docente: Nicola Lanzarone
Anno: 2021/2022
Parole chiave: traduzioni, spiegazioni, latino I, esame, università, Salerno.

Aspetti significativi della letteratura latina

Tutte le letterature sono connesse al contesto storico, politico e sociale. La letteratura è un fenomeno artistico, una manifestazione della civiltà di un popolo ed è influenzata dal contesto. Questo vale per tutte le letterature, ma in particolar modo per la letteratura latina che risulta essere politicizzata (fortemente legata alla politica di Roma).

Tra le prime forme d’arte a Roma abbiamo la poesia epica. L'epica è definita la poesia che narra le gesta degli eroi (eroi diversi di popolo in popolo). La poesia epica è il primo genere letterario della nostra civiltà (occidentale) che inizia in Grecia con Omero, autore dell’Iliade. Questo ci fa ben capire come la letteratura latina sia nata per imitazione di quella greca. La prima opera dell’epica è, come abbiamo detto, l’Iliade di Omero, che narrava l’ira di Achille e le gesta della guerra di Troia. L’epica a Roma, sin dalle origini, narra ed esalta, invece, le gesta degli eroi del popolo romano.

Quando si parla di letteratura latina ci troviamo in un periodo da collocarsi preferibilmente nell’età repubblicana, più precisamente nel terzo secolo a.C. quando cadde la monarchia a Roma. Il cuore dello stato romano è rappresentato dal senato con la repubblica. Questa è la fase espansiva di Roma, sempre più proiettata verso la conquista del Mediterraneo. Un momento di cruciale importanza nella storia di Roma è rappresentato dalle guerre puniche, soprattutto la seconda, combattuta contro Annibale (capo dei cartaginesi). Cartagine si trovava sulla costa africana del Mediterraneo, nell’attuale Tunisia. L'epica di questo periodo, dunque, esalta le gesta e la missione storica del popolo romano, sotto la guida dei suoi capi.

Già dall’inizio abbiamo il fenomeno letterario strettamente connesso alla storia; questa letteratura va ben oltre i sentimenti personali. Poi ci sarà uno sviluppo della letteratura e si manifesteranno gli spazi più intimistici, come con Catullo nel primo secolo a.C.

Esempi di autori della letteratura latina legati alla politica

  • Cicerone era un avvocato impegnato nella vita politica e molte sue opere sono legate proprio a questo ambito, basti pensare alle sue Orazioni che possono essere definite una prosa d’arte. Altra opera importante di Cicerone sono le Catilinarie che sono 4, alcune pronunciate in senato e altre pronunciate davanti al popolo romano (come la terza catilinaria). Questi testi li studiamo non solo perché sono un importante documento storico, ma anche perché risultano essere un’opera d’arte. Una prosa artistica.
  • Altro genere letterario trattato è la storiografia, uno dei generi letterari più importanti coltivato da uomini politici come: Tacito, Tito Livio, Sallustio e molti altri ancora.
  • Un esempio è da ricercarsi in Seneca, il quale fu precettore di Nerone, guida e collaboratore di Nerone fino ad un certo periodo in cui si ritirò dedicandosi esclusivamente allo studio. Egli fu uno degli uomini politici più importanti del suo tempo, ma fu anche un importante autore di tragedie.

Letteratura greca e latina

Il rapporto tra la letteratura latina e la letteratura greca è molto stretto e unico; la letteratura latina nasce per imitazione di quella greca.

  • La letteratura greca (800 a.C) aveva avuto origine molti secoli prima che sorse la letteratura latina (terzo secolo a.C), quando a Roma iniziò a nascere l’attività letteraria, in Grecia fiorì la letteratura ellenistica, che si sviluppò dopo le conquiste di Alessandro Magno. L'ellenismo rappresentato da Teocrito e Callimaco influenzò la letteratura latina. La caratteristica saliente dell’ellenismo è la concezione elitaria della letteratura. L'opera letteraria era curata molto dal punto di vista stilistico, e la forma era più importante del contenuto stesso.

Come si manifesta il rapporto tra l’attività letteraria dei romani e dei greci?

I romani presero dai greci tutti i generi letterari tranne due; il primo è un genere romano tipico che non è derivato dalla letteratura greca ovvero la “satira”. Quintiliano nella sua opera “Institutio oratoria” afferma -> “satura tota nostra est” -> la satira è interamente nostra (dei romani), mentre tutti gli altri generi letterari sono derivati dai greci, come: l’epica, la tragedia, la commedia. Il secondo genere letterario è l’“elegia”, che non è stato preso dai greci e quindi è tipica romana, è di tipo soggettivo e veniva trattato dai poeti elegiaci in età augustea; principalmente caratterizzato da tematiche amorose. Al contrario dell’elegia romana, l'elegia ellenistica greca era, invece, oggettiva e cantava di argomenti mitologici.

In età arcaica due importanti commediografi, Plauto e Terenzio, riprendevano Menandro (greco). L'intreccio era preso dalle commedie greche.

  • Anche la filosofia è interamente presa dalla cultura greca; Cicerone, infatti, utilizzava le opere filosofiche per far conoscere a Roma la filosofia greca. Le due correnti filosofiche che influenzarono la letteratura latina furono: lo stoicismo e l’epicureismo. Per esempio, Lucrezio ha scritto un poema didascalico costituito da 6 libri, ovvero il “De Rerum Natura”, il cui intento era quello di trasmettere l’epicureismo -> la filosofia di Epicuro, un filosofo greco. Per capire questo poema, dunque, bisognerebbe conoscere anche la filosofia greca che vi è alla base.

Cicerone vuole far conoscere al pubblico romano la filosofia; vuole creare un lessico filosofico latino, con il quale esprimere le parole di Lucrezio in greco. L'origine del lessico filosofico occidentale lo abbiamo con Seneca, Cicerone e Lucrezio. Per esempio nei testi storici i latini, per esprimere la provvidenza degli dei, utilizzavano il termine “providentia”, termine che significava “uomo accorto e previgente”. O ancora, per restare nell’ambito della filosofia epicurea, la parola “atomo” (in greco atomos - indivisibile), in latino fu reso da Lucrezio con un neologismo (termini nuovi) ovvero “primordia rerum” o “semina” (seme delle cose).

Virgilio e la letteratura greca - L'arte allusiva

Virgilio è un autore latino, autore di tre opere: le “Bucoliche”, le “Georgiche” e l’“Eneide”.

  • Le Bucoliche fanno parte della poesia pastorale di Teocrito; le Georgiche trattano della coltivazione dell’ulivo e della vite nei campi, dell’allevamento del bestiame e delle api. Questi sono argomenti lontani dalla poesia, appartenenti al genere didascalico di Lucrezio. L’Eneide, invece, si confronta con Omero, in quanto fa parte del genere della poesia epica.

Il compito di Virgilio, dunque, era quello di imitare questi grandi modelli greci, ma imitandoli voleva anche misurare la sua abilità poetica entrando in competizione con essi. Nel mondo antico, il nuovo poeta vorrebbe programmaticamente imitare il modello greco. Egli sceglie un genere, e si proponeva un modello da imitare. Il significato di questa operazione, l’originalità e il pregio consistevano nel cosiddetti scarto del modello, cioè nella differenza che scattava nel modello. Virgilio imita Omero, addirittura in alcune parti delle sue opere riprende alla lettera intere frasi. Nonostante ciò, molto spesso, nelle sue opere scatta il fenomeno della varatio, distinguendosi da qualche dettaglio per lui significativo. Fa ciò per far vedere il modo in cui lui sa fare letteratura come Omero o addirittura meglio di Omero. Virgilio non vuole nascondere che il modello da lui ripreso è Omero, ma vuole che il lettore lo riconosca e che metta a confronto i due testi e noti la superiorità di Virgilio.

Il critico Giorgio Pasquali ha di “arte allusiva” -> il nuovo poeta vuole alludere al modello, vuole che il lettore dotto possa apprezzare Virgilio. Si parla anche di “ipertestualità” -> rapporto stretto tra testi diversi. Durante lo studio della letteratura latina, infatti, vi sarà sempre un rapporto tra l’autore e i suoi predecessori (modelli).

Virgilio e Catullo

Catullo visse nella prima metà del primo secolo d. C. e scrisse un “Liber Nugae” e altri componimenti come i “Carmine Docta”; tra questi il sessantesimo presenta una particolarità: è la traduzione della Chioma di Berenice di Callimaco. In questo componimento, tradotto in latino da Catullo abbiamo questo verso -> “invita o regina tuo be vertice cessi” -> “malvolentieri o regina io mi sono allontanata dal tuo capo”.

Nel sesto libro dell'Eneide, Enea, approdato in Italia alla fine delle sue pellegrinazioni a Cuma, dove aveva sede la sibilla cumana che Enea incontra, c’era il lago Averno, tramite il quale si accedeva alle porte del mondo infernale. La sibilla accompagna Enea in un viaggio nell’oltretomba; è importante perché qui Enea incontra (viaggio che ispira Dante) l’anima di Anchise, morto in Sicilia, spirito dell’inferno. Anchise ha piacere ad incontrare il figlio e gli mostra in una parata tutti i grandi che rendono onore alla città di Roma, come Cesare e Pompeo.

Prima di arrivare da Anchise, Enea incontra vari personaggi come Didone, la regina di Cartagine, la cui storia d’amore con Enea era stata raccontata nel libro 4. Didone si suicida perché Enea deve compiere la missione e deve abbandonarla. Giunto qui, egli vorrebbe parlarle ma Didone non lo degna di attenzione; Enea dice -> “o regina malvolentieri io mi sono allontanato dalla tua costa Litore”; costa, è una parola di tre sillabe come vertice. Virgilio riprende quindi il verso di Catullo; c’è una corrispondenza quasi perfetta tra i due versi.

Virgilio vuole rendere omaggio a Catullo e vuole che il lettore riconosca il modello; Virgilio presuppone un lettore dotto, che possa capire il verso di Catullo e capire Virgilio a chi si sta riferendo. La letteratura latina, quindi, è per un pubblico colto, non per la massa (le uniche destinate alla massa erano le commedie di Plauto e Terenzio; tanto quanto la letteratura italiana, come Foscolo che si rivolge ai poeti latini e greci). Il lettore deve essere dotto capace di capire a chi si sta riferendo l’autore.

L'allusione a volte può essere parodica, ma è principalmente una gara con il modello; tutta la nostra opera latina è rivolta a cercare reminiscenze e allusioni, che sono le fonti. Come Virgilio aveva modelli da seguire ed imitare, diventa poi egli stesso un modello classico da seguire. Un poema epico successivo all'Eneide è il “bellum civile” o “Pharsalia” di Lucano; egli era nipote di Seneca e scrisse un poema sulla guerra civile tra Cesare e Pompeo; questo poema si confronta sempre con l'Eneide. È stato definito un anti Eneide, perché vuole rovesciare l’elegia di Virgilio.

Lucano vuole far capire che con la nascita dell’impero, che prende il posto della repubblica con Cesare, Roma è andata verso la sua rovina. Nel secondo libro dell'Eneide, Enea che si trova alla corte di Didone, racconta l’ultima notte di Troia, in cui fu saccheggiata e data alle fiamme dai greci a seguito dell’espediente del cavallo. Enea viene svegliato da Ettore, cerca di combattere e difendere la patria e incontra un sacerdote troiano, Pantoo, il quale gli dice che tutto è perduto ormai. Il verso del secondo libro dell'Eneide -> “è giunto il giorno supremo” -> fa riferimento alla fine di Troia. Nel settimo libro del “bellum civile” di Lucano, racconta la battaglia di Farsalo, la battaglia decisiva tra Cesare e Pompeo. Nel settimo libro poco prima, Lucano immagina un sacerdote, che avesse capacità divinatorie, sui colli euganei (che si trovano vicino Padova). Immagina che questo sacerdote dicesse -> “veni summit dies geritu res maxima” -> “è giunto il giorno supremo si compie la massima impresa”.

Qui Lucano riprende Virgilio -> nel contesto virgiliano significa è giunta la fine di Troia; Lucano riprende questa frase e la colloca in un altro contesto in riferimento alla guerra tra Cesare e Pompeo; e riguarda la città di Roma. La frase, al contrario, viene utilizzata da Lucano per esprimere che è giunto il giorno della rovina di Roma. L'equazione che vuole stabilire Lucano è Roma = Troia. La guerra civile tra Cesare e Pompeo secondo Lucano indica la fine di Roma. Lucano imita Virgilio e ha un significato ideologico.

L'influenza del moralismo e della crisi nella letteratura latina

Vari generi della letteratura latina sono caratterizzati da una notevolissima componente moralistica. Il moralismo fa riferimento al culto dei mores, e deriva dalla parola latina mos- Moris (costumi e tradizioni degli antichi). In ambito romano, sin dall’età arcaica, è forte il culto dei costumi tradizionali, del cosiddetto mos maiorum, (dei costumi degli antenati). Nonostante ciò, si notano minacce all’osservanza del costume tradizionale o addirittura un allontanamento da esso.

A questo studio si collega un particolare evento storico, cioè la vittoria su Roma sulla città di Cartagine, grazie alla Seconda Guerra Punica, che rappresenta uno spartiacque. Infatti, finché Roma doveva confrontarsi con i Cartaginesi, non poteva rilassarsi circa il suo modo di vivere, e sul piano dei comportamenti; successivamente però, dopo aver vinto, a Roma affluirono ricchezze elevatissime dal Mediterraneo, che portano la diffusione della luxuria (lusso sfrenato), nelle costruzioni e nei modi di vivere. La diffusione del lusso provoca un allontanamento dal mos maiorum (costumi semplici e austeri, Paupertas: povertà che non deve essere intesa come la povertà di chi non possiede nulla, ma deve essere intesta come una “parvi possesso” ovvero possesso di poco).

Ciò, dunque, generò una crisi nella civiltà romana evidenziata già nel primo secolo a.C., quando a Roma si manifestarono delle turbolenze particolari, che culmineranno con la formazione di fazioni, come quella legata alla vicenda dei Gracchi, o semplicemente, in linea più generale, alle varie guerre civili che si manifestarono a Roma, come quella tra Mario e Silla, quella tra Cesare e Pompeo e quella tra Antonio e Ottaviano (successivamente denominato Ottaviano Augusto fondatore dell’Impero. Le guerre civili saranno importantissime per l'evoluzione della letteratura latina). Tutti questi fenomeni segnarono una crisi della società molto profonda, tant’è che intorno alla metà del I secolo a.C. la Libertas repubblicana (la Repubblica romana) crollò, proprio in seguito alla guerra civile tra Cesare e Pompeo, lasciando spazio esclusivamente all’impero che era un regime autocratico (a capo dell’Impero vi era princeps). I letterati che notavano questa crisi dello Stato, non essendo realmente consapevoli dei motivi alla sua base, attribuivano questi problemi a motivi moralistici, o meglio, ad una sorta di rilassamento avuto dopo la sconfitta del nemico più grande, cioè Cartagine (un interpretazione avuta anche da autori come Sallustio, Lucrezio, Virgilio e soprattutto Seneca, uno degli autori moralisti per eccellenza). Veniva criticato il lusso in ogni ambito, e gli uomini venivano accusati di corruzione spirituale e fisica, con l’emergere quindi di una società depravata e corrotta.

Le cause della crisi della Repubblica romana

Dopo la conquista del Mediterraneo da parte di Roma, sul piano economico in Italia si diffuse il latifondo, cioè la coltivazione di terreni, che apparteneva a pochi proprietari detentori di ricchezza. I latifondi erano coltivati dagli schiavi, che potevano essere impiegati per la coltivazione ad un prezzo bassissimo. Ricordiamo che prima dei latifondi la struttura romana si presentava con piccoli appezzamenti di terreno che appartenevano direttamente agli agricoltori, che erano attivi alla partecipazione dell’esercito in un'eventuale guerra, in quanto non esisteva un esercito professionale ma venivano reclutati i cittadini all’occorrenza. La diffusione del latifondo divenne negativa poiché gli agricoltori, tolti dal lavoro nei campi dagli schiavi, affluivano a Roma da nullatenenti, senza nessuna fonte essenziale di reddito (da questo nacque poi la riforma dei Gracchi, con la quale si voleva assegnare a queste masse di persone i terreni dell’ager publicus, i terreni pubblici. Questa riforma non fu mai attuata).

Mario, protagonista della storia di Roma, nei primi decenni attuò quindi una riforma militare molto importante, ovvero l’introduzione dell’esercito professionale, assoldando proprio gli agricoltori rimasti senza nessun tipo di reddito. Questa riforma, se da un lato risolveva il problema, dall'altro fu la causa principale della crisi interna romana. Questo poiché, con la milizia professionale, i soldati non si sentivano più legati alla patria e stabilivano romana un rapporto diretto con il generale che dava loro da vivere (il bottino). Si creano quindi eserciti formalmente al servizio di Roma, ma implicitamente eserciti privati, dipendenti dai vari generali.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rit02 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Lanzarone Nicola.
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