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SALLUSTIO

La vita

Nato nell’86 a.C. ad Amiterno, di famiglia benestante, Sallustio trascorse una giovinezza inquieta a Roma, e si

avvicinò all’esoterismo. Successivamente, intraprese la carriera politica, appoggiandosi ai populares. In qualità

di tribuno della plebe, condusse una campagna contro Milone e contro Cicerone. L’oligarchia lo espulse dal

senato con l’accusa di immoralità. Questo fatto lo portò a schierarsi in favore di Cesare nella guerra contro

Pompeo.

Successivamente, Sallustio venne riammesso nel senato. Dopo aver ottenuto il governo della Numidia e aver

accumulato ingenti ricchezze, fu però accusato di concussione. Vedendo ormai compromessa la propria

carriera politica, e su consiglio di Cesare, si ritirò a vita privata e si dedicò così all’attività di storiografo, fino

alla morte, avvenuta nel 35 a.C.

Il pensiero

La figura di Sallustio è segnata dalla crisi che pervade la sua epoca e che vede il passaggio dalla monarchia al

principato. Infatti, Sallustio visse in un periodo che pagava le conseguenze del regime di Silla, il quale mise in

atto una serie di misure che condizionarono drammaticamente gli ultimi decenni di vita della repubblica. Il

regime di Silla aveva solamente tamponato le falle del governo oligarchico, e aveva dato il via al processo

degenerativo dell’epoca.

Dal punto di vista della politica interna, Sallustio assistette alla congiura di Catilina, all’esilio di Cicerone, agli

scontri tra Clodio e Milone e la dittatura a vita di Cesare.

Degli avvenimenti successivi alla morte di Cesare, Sallustio fu semplice spettatore, in quanto si era ritirato

dalla vita politica.

Sallustio visse in un periodo di scarsa differenziazione ideologica tra le parti in lotta. La lotta tra optimates e

populares non è uno scontro tra due ideologie diverse: i primi volevano conservare i propri privilegi, i secondi

volevano ottenere il potere, un po’ come maggioranza e opposizione. Sallustio si schierò con i populares e con

Cesare, che vedeva come l’uomo giusto per risolvere la crisi. Ciononostante, è probabile che la dittatura di

Cesare lo abbia in parte deluso, soprattutto per l’eccessivo peso dato all’esercito, che Sallustio riteneva un

elemento di disturbo.

Ricordiamo che Sallustio scrisse due Epistulae ad Caesarem, ma non tutti sono convinti della loro autenticità,

poiché in una delle due Sallustio appare molto più freddo nei confronti di Cesare.

La lingua e lo stile

Elementi tipici dello stile di Sallustio sono la brevitas e la variatio, oltre a numerosi arcaismi e figure retoriche.

La brevitas è la rapidità espressiva, raggiunta grazie alle ellissi, agli asindeti e al frequente uso del discorso

indiretto.

La variatio consiste invece nel rompere la simmetria del periodo per scuotere l’attenzione del lettore; ciò

avveniva soprattutto grazie all’utilizzo di costrutti non comuni o arcaici.

Come storico, Sallustio non è privo di difetti: cronologie inesatte, nozioni geografiche scarse e imprecise,

pregiudizi moralistici e antiaristocratici; tuttavia, la sua prosa densa e vigorosa, modellata su quella di

Tucidide e di Catone il Censore, lo studio psicologico dei personaggi e la tensione morale lasciarono

un'impronta profonda nella storiografia latina.

La figura

Dal punto di vista politico, Sallustio può considerarsi, per certi versi, un fallito, poiché non ha mai avuto

l’acclamazione riservata a gente come Cesare. Il panorama politico era inoltre molto affollato, vista la

presenza di Pompeo, Cicerone, Clodio e Milone, oltre allo stesso Cesare.

Sallustio era senza dubbio un uomo molto intelligente, e la situazione di crisi della Repubblica costituiva per

lui un terreno di riflessione. Il processo degenerativo ipotizzato da Sallustio rientrava nel normale ciclo di

crescita e deperimento degli stati teorizzato da Polibio.

Sallustio vedeva nelle difficoltà incontrate da Roma nella guerra contro Giugurta i primi segni della crisi.

Riteneva inoltre che essa fosse aggravata dall’abbandono dei valori del mos maiorum.

De coniuratione Catilinae

La prima opera di Sallustio è una monografia storica dedicata alla congiura di Catilina, che aveva tentato di

approfittare dell’assenza di Pompeo per tentare un’insurrezione, ma fu scoperto da Cicerone. Lo stesso

Sallustio ne fu testimone oculare. La congiura è una delle più evidenti manifestazioni della crisi della

repubblica.

L’opera è stata probabilmente dettata dall’interesse politico per la realtà contemporanea, nella ricerca delle

cause del malessere della repubblica. Indotto a intraprendere la carriera politica dal disgusto per l’azione

politica, Sallustio si sentiva portato a ricercare le cause che ne avevan decretato il fallimento.

Sallustio non insegue il mito dello storico super partes. Anche nel suo ritiro egli si sente coinvolto nella crisi

della repubblica. Egli restò deluso dalla dittatura di Cesare, poiché egl non fu il moderatore e il difensore

dell’assetto repubblicano che Sallustio si sarebbe aspettato.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere classiche
SSD:
A.A.: 2010-2011

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze letterarie Prof.

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