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Letteratura latina - il Pro Archia

Appunti di Letteratura latina dove viene analizzata l'opera Pro Archia dello scrittore latino Marco Tullio Cicerone. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la propositio, analisi delle varie parti dell'opera in cui si parla di Lucio Lucullo, del protagonista Archia.

Esame di Letteratura latina docente Prof. G. Rosati

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occasione, allora concedetemi che io possa usare un modo di parlare pressoché

nuovo per dire inusitato, se io percepirò che voi mi darete e concederete il vostro

consenso, certamente riuscirò a convincervi non solo che questo Aulo Licinio

non va segregato, escluso dal numero dei cittadini, ma anche se non lo fosse

stato avrebbe dovuto essere accolto(=Propositio).

III. Poiché (=perché) appena Archia uscì dalla fanciullezza e da quelle arti con cui ci

si suole dare i rudimenti(=informare) nell’età puerile, si rivolse a imparare a

leggere e scrivere ad Antiochia, perché qui nacque da famiglia nobile, una città

un tempo ricca, popolosa, piena di uomini coltissimi e di studi

liberalissimi(=eccellenti), cominciò a superare tutti per gloria di ingegno. L’Italia

era a quel tempo ricca di arti e discipline greche e questi studi erano coltivati

nel Lazio con un certo(=particolare) ardore maggiore di quanto oggi nelle stesse

città e qui a Roma per la pace di cui godeva lo stato non erano trascurate. E

così i Tarentini, i Locresi, i Reggini e i Napoletani conferirono a questo signore la

cittadinanza e tutte le altre onorificenze e tutti coloro che erano in grado di

giudicare il talento(=qualcosa dell’ingegno), lo ritennero degno di conoscenza e

di ospitalità. Dal momento che era conosciuto anche dove non si era mai visto

per questa diffusione grande della sua fama, venne a Roma durante il consolato

di Mario e Catulo. Venne a contatto anzitutto con i consoli, con quei consoli, di

cui uno era in grado di offrire imprese grandissime da celebrare, l’altro, oltre alle

imprese, anche la dedizione e l’orecchio. I Luculli, quando Archia indossava

ancora la toga pretesta, lo accolsero nella loro casa. Ed era questo non solo

dell’ingegno e delle lettere, ma anche della natura e del valore tanto che la casa,

che per prima si era aperta alla sua giovinezza, continuasse a dimostrare la più

grande familiarità alla vecchiaia. In quei tempi era gradito a Quinto Metello

Numidico e a suo figlio Pio; e aveva tra i suoi ascoltatori M. E. Scauro; e viveva

con Quinto Catulo padre e figlio; ed era oggetto di apprezzamento da parte di

Lucio Licinio Crasso: aveva stretto relazioni di amicizia con Luculli, Drusa,

Ottavio, Catone e tutta la famiglia degli Ortensi; riceveva grandissimi onori dal

momento che lo apprezzavano non soltanto quelli che desideravano intendere e

ascoltare qualcosa da lui, ma anche coloro che potevano simulare un tale

interesse.

IV. Nel frattempo, dopo un intervallo abbastanza lungo, partito per la Sicilia

insieme a M. Luculli e quando ritornava indietro da quella provincia sempre

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insieme a Luculli, arrivò a Eraclea. Dal momento che questa era una città

confederata con Roma secondo un patto di uguaglianza (Archia) volle essere

iscritto nei registri di quella città e questo perché lui era ritenuto dagli eraclesi

degno e anche per l’autorità e l’influenza di Luculli. Gli fu concessa la

cittadinanza in base alla legge di Silvano e Carbone, se ci fossero alcuni ascritti

nei registri dei cittadini delle città confederate con Roma, se avessero avuto

domicilio in Italia e se entro 60 giorni si fossero fatti registrare presso il pretore.

E siccome questo imputato aveva domicilio a Roma da molti anni, andò a farsi

registrare davanti al pretore Quinto Metello, suo stimatissimo amico. Se

nient’altro se non sulla sua cittadinanza e sulla legge non parliamo, allora non

dico più niente, la causa è già stata difesa. Infatti quale di questi casi Grazzio

puoi indicare? Tu dirai che a suo tempo non è stato registrato nella città di

Eraclea? Qui c’è un uomo molto autorevole e pieno di buona coscienza e degno

di fede, (ed è) Marco Luculli, che dice non di crederlo ma di saperlo, non di

averlo sentito, ma di averlo visto, non di aver assistito, ma di essere stato

l’attore. Sono presenti i delegati di Eraclea, persone nobilissime, sono venuti per

questo processo con l’incarico di essere pubblici testimoni. (E questi legati)

confermano che costui era iscritto nella città di Eraclea. E tu vieni adesso a

richiedere i registri anagrafici, (quei registri) che tutti sappiamo essere andati

perduti al tempo della guerra italica per l’incendio dell’archivio. È ridicolo non

aver nulla da dire su quanto vediamo coi nostri occhi e cercare prove che non

possiamo avere, tacere della memoria della gente e pretendere una

documentazione scritta, quando tu pure hai la solenne dichiarazione di un

uomo illustrissimo e l’assicurazione giurata di un municipio rispettabilissimo e

respingere quelle prove che non possono essere inquinate e richiedere registri

che tu stesso ritieni esser manomessi. O non aveva forse il domicilio a Roma lui

che molti anni prima della concessione della cittadinanza ha collocato a Roma

la sede delle sue attività e fortuna? Non si è fatto forse registrare? Anzi si è fatto

registrare su quelle liste che sole fra tutte le registrazioni fatte in quel collegio di

pretori ottengono l’autorità di registri ufficiali.

V. Poiché, dal momento che i registri di Appio si diceva che erano conservati con

grande negligenza, (e mentre) quelle di Gabinio, finchè fu illeso, la sua

leggerezza e dopo la condanna, la sua rovina aveva tolto ogni speranza, Metello,

uomo onestissimo e integerrimo, fu di così grande coscienziosità, che si recò dal

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pretore Lucio Lentulo e dai giudici e dichiarò di essere rimasto scosso dalla

litura di un solo nome. Ora voi pertanto non vedete in questi registri una sola

cancellatura dove vi è il nome di Aulo Licinio. (10) Se le cose stanno in questa

maniera, che motivo avete di dubitare della sua iscrizione al registro dei

cittadini tanto più che è stato scritto nelle liste di più città? Infatti, in un tempo

in cui nella Magna Grecia concedevano facilmente la cittadinanza a molte

persone mediocri o che fruivano di capacità professionali nelle arti più umili, io

devo pensare che i Reggini, i Locresi o i Napoletani o i Tarentini non abbiano

voluto concedere a questo, che pure è dotato di grande gloria d’ingegno, quello

che erano soliti concedere ai teatranti(=artisti di scena)! E che? Mentre tutti gli

altri si sono in qualche modo insinuati con i loro nomi nei registri di quei

municipi, non solo dopo la concessione della cittadinanza, ma anche dopo la

legge Papia, verrà respinto il mio cliente, che neppure si serve di quei registri in

cui è stato scritto, dal momento che ha sempre voluto essere cittadino di

Eraclea? Tu chiedi le nostre liste di censimento. È ovvio; è infatti un segreto che

il mio cliente al tempo degli ultimi censori sia stato nell’esercito al seguito

dell’illustrissimo generale Lucio Luculli, allora questore e che sotto i primi

censori Giulio e Crasso, non vi è stato nessun censimento. Ma dal momento che

l’iscrizione nelle liste di censimento, non conferma il diritto di cittadinanza, ma

si limita ad indicare che colui che è censito agiva fin da allora alla stregua di un

cittadino, a quei tempi colui che tu incolpi di aver goduto nemmeno a suo

parere del diritto dei cittadini romani, ha fatto testamento secondo le vostre

leggi e ha potuto assumere eredità dei cittadini romani, è stato segnalato

all’erario tra le gratificazioni del proconsole Lucullo.

VI. Trovati delle prove, se ci riesci; mai infatti il mio cliente potrà essere smentito né

in base al suo giudizio, né a quello degli amici. (12) Mi chiederai, Grazzio,

perché io trovi così grande piacere in quest’uomo; ma perché mi offre il modo di

ricreare l’animo da questo strepito del foro e di far riposare le orecchie stanche

di tante invettive. O pensi che noi avremmo organi sufficienti per i nostri

discorsi o se non coltivassimo il nostro animo con la cultura o che l’animo

potesse rilassarsi con questa stessa cultura? Io confesso di essere dedito a

questi studi. Altri si vergognino se si sono così seppelliti nelle lettere da poterne

trarre nulla che serve alla comune utilità, e di cosa dovrei vergognarmi io che

per tanti anni vivo in guisa, o giudici, che non mi ha allontanato dall’Otium, né

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mi ha allontanato dal piacere(della vita intellettuale), né il piacere né il sonno mi

hanno impedito di essere utile a qualcuno. (13) E per questo motivo chi

potrebbe riprendermi? O che avrebbe buoni motivi di arrabbiarsi con me se per

riprendere in mano questi studi io mi lascio tanto tempo quanto alcuni lo

dedicano ai loro affari, o consacrare un giorno festivo di gioco e dedicarsi a loro

piacere. Tanto tempo quanto altri impiegano in banchetti, quanto finalmente ai

dadi, e infine il tempo che dedicano al gioco della palla. E questa cosa tanto più

mi si deve concedere perché grazie a questi studi cresce anche la mia

orazione(=capacità di parlare), che non è mai venuta meno nel momento in cui

gli amici sono stati sottoposti a giudizio. E se questa cosa può sembrare a

qualcuno di poca importanza, io so in ogni cosa e di sicuro da quale fonte io

attingo i principi che sono sommi. Perché se per merito degli insegnamenti di

molti e di molte letture io non mi fossi persuaso fin dall’adolescenza che nulla

dalla vita si deve ardentemente aspirare se non la gloria e l’onore, e che nel

perseguire questa si deve tenere in scarsa considerazione ogni rischio che si

corre e di esilio, mai io mi sarei esposto per la vostra salvezza a tanto e tanto

grandi battaglie e a questi quotidiani assalti di gente malintenzionata. Ma tutti i

libri sono pieni di esempi, piene sono le voci dei saggi, piena è l’antichità; cose

che giacerebbero tutte nelle tenebre, se non vi si accostasse la luce delle lettere.

Quante immagini non solo perché le guardassimo, ma perché le imitassimo, ci

hanno lasciato gli scrittori sia greci sia latini, (immagini) fedeli di uomini

valorosissimi. E io sempre nel governo dello stato, questa me la mettevo davanti

e modellavo il mio animo e la mia mente esattamente con la meditazione su

quegli uomini eccellenti.

VII. Uno potrebbe chiedere: “E che?” Quei grandissimi uomini, le cui virtù sono state

tramandate dalle opere letterarie, erano eruditi da quella dottrina che tu

celebri? È difficile confermare questo, ma tuttavia qualcosa ho di certo con cui

rispondere. Io confermo che ci sono stati molti uomini di eccellente ingegno e di

virtù privi di cultura, sia per una disposizione naturale quasi divina sono stati

di per sé moderati e autorevoli: e aggiungo anche questo, che per la gloria e la

virtù più spesso è stata rilevante la natura senza la dottrina piuttosto che la

dottrina senza la natura. Ma nello stesso tempo io sostengo questo, cioè quando

a una natura egregia e illustre si aggiunge una metodologia e una formazione

della dottrina, allora sostengo che suole esistere quel non so che di

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Rosati Gianpiero.

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