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Elegia latina

Genere letterario

Come autori dell'elegia latina, Quintiliano riconosceva:

  • Gallo
  • Properzio
  • Ovidio
  • Tibullo

Stesso elenco stilato da Ovidio. Gli elegiaci stessi si sentono eredi di una più grande tradizione di poesia d'amore, in cui i neoterici e soprattutto Catullo occupavano un posto di grande rilievo. Le raccolte di elegie hanno l'estensione di un normale libro di poesie antico (circa 700 versi) e comprendono un numero variabile di componimenti in distici (è un esametro preceduto da un pentamentro = riduzione dell'esametro dattilico per caduta della tesi del terzo o sesto piede), tutti di rilevante ampiezza. Un'elegia breve può essere di 10-20 versi, una lunga supera i 100.

Nella raccolta elegiaca il poeta quasi sempre parla in prima persona, soprattutto di sé e della propria vita, riflessioni esistenziali e su questioni letterarie. Al centro della poesia elegiaca c'è il mondo privato dell'individuo, in contrapposizione alla sfera pubblica (come in Catullo), cioè col modello del civis romanus, impegnato nell'interesse della comunità.

L'amore come scelta di vita e di poesia

L'amore è una scelta di vita che ha assunto, come già in Catullo, una serietà mal con la superficiale galanteria del costume corrente. L'amore costituisce un mondo autosufficiente, un'ideologia opposta a quella della civitas, anche se ne assume alcuni valori fondamentali come pietas e fides. L'amore impedisce allo spirito del poeta ogni altra possibilità letteraria. Il poeta elegiaco ha esigenza di corrispondenza tra poesia e esperienza sentimentale (che verrà però quasi a decadere del tutto in Ovidio), per questo è respinta la possibilità di generi prestigiosi, anche socialmente gratificanti: su tutti epica e tragedia.

Rinnovano la scelta callimachea e neoterica per la poesia "minore", sentimentale e raffinata, con forte valore emotivo personale. Nota dominante il dolore e insoddisfazione. L'amore con la donna amata non trova via stabile, né tanto meno sfocia in un matrimonio: è un rapporto clandestino. L' "amica" elegiaca non è mai una donna "sposabile": liberta, straniera, o romana di misera condizione, che si è fatta professionista di un piacere erotico raffinato ed elegante e si fa mantenere da un uomo ricco di cui non è innamorata.

Il poeta, povero di mezzo, deve concorrere con questo e eventualmente con altri uomini per le attenzioni della donna. Il poeta ama con devozione esclusiva, ma non è ricambiato. Da questa disparità nasce una poesia sofferente, in ciò l'elegia sembra ritrovare le proprie origini nella poesia di lamento (flebile carmen) che ora diventa un lamento sul proprio amore flere amores. L'ambiente di questa poesia è quello della socialità dei ceti benestanti di Roma, in cui questi poeti sono inseriti, ma non è chiaro quanto raccontato dalle loro poesie sia realmente autobiografico.

Nomi delle donne amate chiaramente fittizi, letterari; sempre nomi greci di valenza simbolica. Sono un divertito gioco galante: i nomi fittizi sono degli equivalenti metrici del nome vero, così gli amici della cerchia consci della relazione clandestina potevano sostituire i due nomi nel componimento. Apuleio svela i veri nomi delle donne amate dai poeti:

  • Catullo → Clodia (Lesbia)
  • Ticida → Metella (Perilla)
  • Properzio → Hostia (Cinzia)
  • Tibullo → Plania (Delia)

I versi d'amore hanno come principale destinataria la donna amata, come vera forma di corteggiamento. All'infelicità amorosa il poeta elegiaco (non Ovidio) aggiunge un senso acuto di disagio ed emarginazione. La dedizione all'amore e alla poesia significava consapevole rifiuto al modello esistenziale socialmente approvato (cittadino dedito a famiglia e stato), e rinuncia alle superiori gratificazioni letterarie.

Così gli elegiaci non si sentivano parte del piano augusteo, col quale condividevano però molti contenuti dal punto di vista moralistico: ricomposizione delle basi etiche tradizionali e restaurazione ideologica. Da ciò deriva la contraddittorietà della poesia elegiaca: intreccio di valori moderni e antichi, orientamenti letterari diversi. Li aspettava insomma nequizia, una vita riprovevole e disagiata, oltre all'infedeltà della donna amata. Solo Ovidio, alla fine dell'esperienza elegiaca, si incaricherà di semplificare in senso "modernista" questa contraddittorietà, proponendo un ideale di vita coerentemente libertino.

Immaginario elegiaco

Una condizione così inappagante non poteva essere presentata come scelta razionale, dal poeta elegiaco. Era una schiavitù, follia, una malattia. Catturato dall'amore. Capisaldi dell'immaginario:

  • Schiavitù d'amore: relazione amorosa come rapporto tra schiavo e padrone. Con immagini già della poesia greca, nella quale servivano a descrivere la potenza d'Amore. Ora, nell'elegia romana, descrivono la condizione dell'innamorato di fronte alla amata. La metafora del servitium amoris: il poeta si umilia fino a perdere il grado di cittadino romano per la donna-padrona.
  • Milizia d'amore nell'esercito di Venere: la cosiddetta militia amoris. Assimilazione tra amore e guerra, con metafore del linguaggio militare, repertorio espressivo tradizione greca. Si collega, però, nell'elegia latina al rifiuto della guerra in nome dell'amore, anche, che è un assunto fondamentale dell'ideologia elegiaca: dirsi "soldato d'amore" diventa metafora polemica perché significa non dichiararsi soldato in senso proprio. Coerentemente con la scelta del poeta elegiaco di tenersi fuori dai valori dominanti in una cultura nazionalista e militarista.

Sincerità e convenzionalità

Presentano la scelta letteraria come condizionata dalla vita, direttamente: un'esperienza d'amore di eccezionale intensità. Tutta la materia è così organizzata su una "retorica della sincerità", cioè tende a convincere il lettore che il poeta sta parlando di cose che veramente lo coinvolgono profondamente dal punto di vista personale-esistenziale. D'altra parte questi poeti seguono schemi costanti, presentano situazioni ripetitive, tendenzialmente fisse.

Convenzionalità tematica ed espressiva (per la quale si è parlato di "codice elegiaco") che Ovidio si divertirà a comporre e scomporre con ironica consapevolezza. È anche una convenzionalità del costume, che vuole evidenziare, nella vita dell'individuo, non ciò che è irripetibile e singolare, ma che è alla portata di tutti e ha ampia validità. Il vissuto del poeta elegiaco tende a farsi esperienza generale dell'eros, fino a proporne una teoria e una didattica.

Origini dell'elegia greca

La filologia antica vede l'origine dell'elegia (elegos = lamento funebre, termine usato al tempo di Euripide). Quindi esisteva probabilmente una produzione arcaica e classica di elegia funeraria.

  • Età arcaica: VII-VI sec. a.C. Tematiche civili, gnomiche, esistenziali. Alcune raccolte dedicate a donne, con tematiche esistenziali trattate e amore descritto con intimità pensosa.
  • Età ellenistica: elegia acquista un ruolo prestigioso: è il genere d'avanguardia. Programma di raffinata eleganza stilistica. Si usava in quest'età soprattutto trattare temi d'amore personali nell'epigramma. Breve, in distici, sentimentalità tenue o delicata ironia nel trattare i temi.

Elegia latina: ad oggi si ritiene importante per la nascita dell'elegia latina l'epigramma tardo-ellenistico di Meleagro di Gadara (II-I sec a.C.) con la sua intonazione patetico-soggettiva. Con una libera traduzione di un epigramma di Meleagro si apre l'elegia proemiale del I libro di Properzio. Forse influsso dell'elegia ellenistica coi suoi temi autobiografici ma risulta chiaro anche, ad oggi, che l'elegia è un prodotto originale di sintesi che combina liberamente antico e moderno, modelli arcaici ed ellenistici: gusto stilistico raffinato, decorazione mitologica (non come narrazione autonoma, ma exemplum della situazione personale), sensibilità delicata della poesia ellenistica.

Elegia e epigramma, dove ricorrevano situazioni galanti anche ricerca di significati etici ed umani al fondo della propria esperienza: tradizione dell'elegia e della lirica arcaica. Grande novità rispetto alla tradizione greca è proprio il personaggio del poeta elegiaco: coinvolto totalmente nella relazione erotica.

L'elegia latina ha un precursore in Catullo (rappresentazione della puella e dell'amante elegiaco; carme 68: sperimenta una poesia elegiaca in cui la situazione affettiva del poeta era legata alla rievocazione di un mito d'amore tragico e appassionato in un componimento ampio e complesso) e un fondatore in Cornelio Gallo.

Cornelio Gallo

Pochi resti della sua produzione, ma ne cogliamo il valore dalla testimonianza di Virgilio, che lo ha amato e imitato. Nato probabilmente nella Gallia Narbonense (Forum Iulii – Frejus) nel 69 a.C. Ebbe come compagno di studi Virgilio che lo presentò ad Augusto. Fece carriera sia in letteratura che in ambito politico-militare. Prestigio accanto ad Augusto nella guerra contro Antonio. Amico di Asinio Pollione. Nel 30 fu nominato prefetto dell'Egitto. Si suicidò nel 27-26 a.C caduto in disgrazia per il suo comportamento ambizioso presso il princeps, si trovò avverso anche il senato.

Gallo probabilmente fu l'anello di congiunzione tra i neoteroi e gli augustei. Fu amico, pare, di Valerio Catone e di Partenio di Nicea, mediatore della poetica ellenistica a Roma. Partenio gli dedicò gli Erotikà panthémata, una raccolta di sunti in prosa di miti rari tratti da poeti ellenistici, su amori tragici, come prontuario per le sue composizioni poetiche.

Gallo era considerato il fondatore dell'elegia latina in quanto autore di una raccolta elegiaca in 4 libri, Amores il titolo probabile, in cui cantava il suo tormentato amore per Licoride (da Licoreo, epiteto di Apollo, dio della poesia). Era un'attrice di mimo, Volumnia. Già Cornelio:

  • Rappresentava la sua donna come fonte di infelicità
  • Le rimproverava la nequizia, cioè un comportamento riprovevole e infedele
  • La definiva sua domina (servitium amoris)

Echi dei suoi versi in Properzio e Ovidio. Virgilio nell'egloga X. Dalla testimonianza di Virgilio possiamo conoscere elementi elegiaci già in Gallo quali:

  • Passione d'amore come furor (pazzia)
  • Invincibilità e immedicabilità dell'amore
  • Contrasto tra mondo dell'amore e della guerra
  • Tenerezza e preoccupazione per la donna infedele che segue un rivale nelle spedizioni militari
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ErikaErika di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Caldini Roberta.
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