Profilo storico e culturale della letteratura latina
Periodo: Alta e media Repubblica
Nascita e primi sviluppi della letteratura latina
I Romani collocavano l’inizio della loro storia letteraria nel 513 dalla fondazione di Roma, ovvero nel 240 A.C., anno in cui Livio Andronico aveva fatto rappresentare un testo scenico. Alle forme popolari non scritte e l’originario patrimonio folcloristico dovevano apparire inferiori rispetto alla tradizione gloriosa greca di Omero. Proprio lo stretto confronto con i modelli greci basato su quelle complesse operazioni culturali e linguistiche impose alla letteratura latina una precoce maturazione. Una categoria importante oltre le iscrizioni, che costituiscono i più antichi documenti, sono i fasti che all’inizio designava il calendario romano che ogni anno i pontefici stabilivano e divulgavano con i giorni fasti e nefasti. Nel tempo più spesso si ricorse alla tabula dealbata (tavola bianca) che il pontefice esponeva con i vari avvenimenti significativi per la collettività: trattati, dichiarazioni di guerra, cataclismi naturali.
Carmina
Antichi carmina sacrali o anche frammenti delle antiche leggi del XII. La forma è propria di rituali. Cicerone definisce il carmen come leggi, Tito Livio le definisce come formule magiche; in generale faranno sempre riferimento a giuramenti, profezie, precetti arcaici. Le più antiche forme di carmina riguardano una tradizione religiosa, le testimonianze appartengono al Carmen Saliare: è un canto del collegio sacerdotale dei Salii, gli scritti di questi sacerdoti erano oscuri e poco chiari. Il Carmen Arvale era formato sempre dal collegio dei frati arvali. Le testimonianze più consistenti fanno riferimento ai Fescennini che riguardano una produzione di motti, comicità, le sedi di questi sono le feste rurali. Una delle questioni che si istaura parte dal fatto che i più antichi componimenti utilizzavano un verso chiamato saturnio, la cui origine sembra indicare l’origine puramente italica, che è l’unico vero contributo dato dai Romani alla metrica.
Teatro arcaico
Tutti i poeti che ritroviamo in questo periodo scrivono per la scena, alternando vari generi teatrali. Le rappresentazioni impegnano la collettività. I caratteri del teatro latino arcaico vanno esaminati alla luce della provenienza storico-culturale dei generi che sono importati dalla Grecia, correlati anche nella denominazione: Palliata e Cothurnata, la prima di carattere comica deriva da Pallio: una veste tipicamente greca. La seconda di argomento tragico deve la sua definizione ai coturni, gli altissimi calzari degli attori tragici greci. Entrambe sono ambientate in Grecia, i personaggi hanno nomi greci e anche gli sfondi sono greci. Tutti i drammi hanno corrispettivi in opere teatrali greche, la cui funzione non è nascosta dagli autori latini. Presto si sviluppano anche una commedia e tragedia di origine romana chiamate: togata e praetexta. Queste ultime sono ispirate alla storia o alle leggende della fondazione di Roma.
La più antica ricorrenza teatrale è quella legata alla celebrazione dei ludi romani in onore di Giove, Livio Andronico in onore di questi mise in scena il primo testo drammatico nel 240. Il carattere ufficiale ha importanti condizioni sulla tragedia e sulla commedia, la prima fortemente condizionata dalla nobiltà con temi e argomenti. La seconda, nonostante il suo realismo, sembra rimanere lontana dall’attualità politica. Una data importante è sicuramente il 207 con la nascita del collegium scribarum histrionumque. Un aspetto fondamentale era costituito dall’uso delle maschere che erano fisse per determinare i tipi di personaggi e ricorrenti nelle varie trame comiche: il vecchio, il giovane innamorato, la matrona, la cortigiana, ecc. l’uso di questi tipi ebbe una forte influenza sulla poetica dei commediografi latini, aveva anche un utilizzo pratico, chi utilizzava la maschera poteva fare più di un personaggio. Infine, le differenze tra tragedie romane e i modelli greci sono le assenze dei gruppi di attori che in Grecia partecipavano come soggetto collettivo.
Infine, un sottogenere teatrale popolare che derivò il suo nome da Atella: Atellana, il suo intreccio veniva utilizzato come farsa finale dopo la rappresentazione delle tragedie. La caratteristica più importante è che nei suoi canovacci comparivano maschere fisse dai nomi uguali: Bucco, il farfarone, Dossennus, il gobbo, Pappus, il vecchio da beffare.
Livio Andronico
Sono poche le notizie sulla vita, fu condotto come schiavo nel 272 dal nobile romano Livio Salinatore, fu attivo a Roma come grammaticus, cioè professore di greco e latino, come autore di testi scenici e come attore nella messa in scena di qualche suo lavoro. Al suo nome sono legati i ludi romani, la traduzione dell’Odissea di Omero. Dalla sua produzione teatrale, ispirata ai grandi poeti attici del V secolo, sono rimasti solo alcuni titoli e qualche frammento. Per i testi tragici ricordiamo l’Achilles, l’Aiax magistigophorus, l’Aegisthus. Per i testi comici possediamo un solo titolo, Gladiolus, incentrato sulla figura di un soldato fanfarone. Opera fondamentale è l’Odusia, di cui restano trentasei frammenti e che rappresenta a tutti gli effetti il primo gesto di argomento epico in lingua latina.
L’iniziativa di tradurre nella lingua romana e in saturni l’Odissea di Omero, nonostante Omero fosse accessibile all’élite aristocratica latina, ebbe una grande fortuna, divenne un testo fondamentale per tutta la cultura latina. Andronico dovette creare una lingua adatta a recepire lo stile dell’epica greca di cui tentò di restituire risonanza ed effetti. I frammenti scarsi dell’Odusia mostrano inoltre la ricerca di mediazione tra fedeltà all’originale e rispetto della mentalità romana: modifica il testo di partenza per rendere più accettabile il testo di partenza, il concetto o il personaggio. Tipica della poesia romana arcaica rispetto ai modelli greci è la ricerca del pathos, della forza e della forma drammatica. Bisogna infine riflettere sul fatto che Andronico sia stato influenzato dalla cultura contemporanea.
Gneo Nevio
Di origine campana, era un cittadino romano e combatté contro i cartaginesi nella prima guerra punica, attento alla politica non si appoggia a nessuna famiglia importante e questo è un caso più unico che raro. Il forte impegno traspare dai caratteri del Bellum Poenicum che adotta il saturnio come metro, restano 60 versi, racconta anche la fondazione di Roma dalla caduta di Troia. Non sappiamo come avvenisse la narrazione ma si pensa ad una giustapposizione dei due blocchi tematici. Nevio deve essere stato un profondo conoscitore della tradizione letteraria greca il cui peso nella poesia non deve essere sottovalutato. Altre caratteristiche nel poema sono riportabili alla tradizione della lingua poetica e sacrale latina arcaica, in particolare l’importanza che assumono le figure di suono: allitterazioni, assonanze che producono uno stile solenne. Appare nel generale caratterizzato da un forte sperimentalismo in cui le diverse componenti stilistiche trovano equilibrio non sempre perfetto. Nevio sarà dimenticato ma la sua epica verrà ripresa nell’Eneide.
Dai frammenti ritroviamo una colorita invettiva verbale che preannuncia Plauto. La produzione teatrale: le preteste Romulus e Clastidium, la produzione comica: Colax, Dolus, Corallaria.
Plauto
Gli antichi lo citano con Plautus, forma romanizzata di un cognome umbro, Plotus, dal significato incerto. I tria nomina venivano utilizzati per i cittadini romani e non sappiamo se abbia mai avuto la cittadinanza romana. Il nome completo tramandato è Titus Maccius Plautus, ma il secondo nome si pensa sia stato aggiunto da lui quasi come nome di battaglia, come se alludesse alla scena comica. Ebbe un enorme successo e furono attribuite una serie di opere che circolavano sotto il suo nome. La fase critica attribuì a Plauto ventuno commedie (Varrone) davvero scritte da lui: amphitruo, aulularia, captivi, curculio, casina, cistellaria, epidicus, bacchides, mostellaria, miles gloriosus, mercator, rudens, stichus, truculentus, trinummus. Dobbiamo perciò immaginare un’attività letteraria tra la seconda guerra punica e gli ultimi anni di vita del poeta.
Le trame delle commedie plautine sono per la maggior parte riprese da esemplari greci, in particolare da Menandro uno dei più importanti comici greci della Commedia Nuova. Sappiamo però che scelse anche altri autori a cui ispirarsi come Defilo, Alessi, Demofilo. A differenza di quanto farà Terenzio, Plauto non presuppone un pubblico ellenizzato; uno stile vario e polifonico nonostante uno stile coerente e facilmente individuabile. Il tratto più caratteristico è la cantica, cioè una parte in metri lirici, con vivaci scene cantate e accompagnate dalla musica. Le azioni e gli intrecci invece, ricalcano i modelli greci: i personaggi si scontrano, litigano e si arrabbiano l’uno con l’altro e sono più o meno gli stessi delle commedie in Menandro, nonostante le somiglianze quest’ultimo tende a rendere profondi e autentici i suoi personaggi. Plauto si interessa a situazioni socio-antropologiche molto essenziali: la rivalità nelle gerarchie della famiglia che oppone padre e figlio per il possesso della donna, ecc. Lo spazio della commedia è astrazione fantastica, convenzione del mondo esotico in cui possono avvenire cose che nella normalità di Roma non avverrebbero. Mediatore e risolutore è il servo e la fortuna, capaci di produrre cambiamenti; il servo astuto ha la funzione di reggere le fila dell’intreccio, gioca con le parole, è creatore di immagini, di battute, li inventa l’azione scenica e produce aiutato dalla fortuna, la soluzione alla crisi comica, quello stato di tensione.
Le commedie plautine ebbero molto successo, furono copiate per tutto il medioevo, la lettura plautina rimase, tranne nel periodo a lui contemporaneo. Tra 500 e 600 tra Ariosto e Goldoni e Shakespeare, la sua fortuna porta a ricreare gli intrecci.
Ennio e l'epica fino a Cesare
Quinto Ennio nacque a Rudiae, una città nella parte meridionale della Puglia, lui non era latino, ma proveniva da un’area di cultura italica fortemente grecizzata. Portato a Roma da Catone dove svolge attività di insegnante e scrive soprattutto tragedie. Diviene protetto di Marco Fulvio Nobiliore che accompagna in Grecia nella campagna del 189-187, partecipa a questa campagna come poeta al seguito, così si va stabilendo sempre di più un legame tra letteratura e potere. All’ultima fase della vita appartengono gli Annales, il poema epico che gli darà onori e fama perpetua. È attestata la varietà di opere minori di cui rimane pochissimo, molte di queste abbiano avuto un seguito nella letteratura: gli Hedyphagetica, un’opera didascalica sulla gastronomia, ispirata a un poemetto del greco Archestrato di Gela; l’euhemerus, scritto in prosa, era una narrazione che divulgava il pensiero di Evemero da Messina autore della scrittura sacra, opera che narrava un viaggio nell’oceano Indiano.
Gli Annales sono il primo poema in esametri: narravano la storia di Roma fino ai tempi del poeta; concepiva la sua poesia come celebrazione delle gesta eroiche: si rifaceva ad Omero e alla recente tradizione dell’epica ellenistica di argomento storico e celebrativo. L’opera descrive gli avvenimenti in ordine cronologico senza salti temporali, la divisione in libri:
- I-III proemio, si narra la venuta di Enea in Italia e la fondazione di Roma.
- IV-VI guerre dei popoli italici e Pirro.
- VII-X trattazione di guerre puniche.
- X-XVI guerra della Grecia.
- XVI-XVIII anni più recenti.
Ennio utilizzò fonti storiografiche anche se molte restano per noi misteriose; l’unica opera sicura è quella di Fabio Pittore. Fondamentali sono i due proemi dell’opera: il primo aperto dalla tradizionale invocazione alle Muse, secondo una modalità espressiva callimachea per cui il poeta derivasse il suo canto da un incontro con queste divinità. Ennio raccontava di un sogno in cui Omero gli rivelava di essersi reincarnato proprio in lui secondo la dottrina della metempsicosi, la reincarnazione ciclica delle anime, così Ennio si presentava come il sostituto di colui che era il più grande poeta. Nel proemio al VII libro, Ennio dava più spazio alle divinità della poesia: le muse sottolineando che queste erano le grandi non le Camene dell’arcaico Livio Andronico. Lui era uno dei primi dicti studiosus, lui stesso si definisce così, come filologo, cultore della parola. Lo stile ci appare sperimentale, innovatore, accolse parole traslate greche e adoperò caratteristiche forme sintattiche estranee all’uso latino. Furono influenti, gli Annales, su Virgilio e su tutta la produzione successiva, è il cantore della virtus individuale, eroica.
La tragedia arcaica: Pacuvio e Accio
La tragedia continuò ad avere tanto successo e perdurò nella memoria letteraria, i ludi, ma la scarsezza dei frammenti che ci rimane del periodo arcaico ostacola la possibilità di fare distinzioni tra i vari poeti. Le modalità di trasmissione dei frammenti tragici tendono a favorire una visione distorta di questi testi. I tragici latini hanno aggiunto toni romanzeschi ai loro modelli greci di età post-classica con argomenti politici come la tirannide frequente nella tragedia attica di vivo interesse nella media età repubblicana, compaiono sulla scena politica le prime grandi personalità carismatiche: condottieri, demagoghi. Autore di sole tragedie è Marco Pacuvio, ci restano solo dodici titoli sicuri di Cothurnate per un totale di 365 frammenti: Iliona, Niptra, Dulorestes. Il secondo Lucio Accio la tradizione lo dipinge come vecchio orgoglioso, per il teatro Accio scrisse sia coturnate, sia preteste con restanti 700 frammenti: Epinasimache, Atreus, Aenaedae.
Catone e gli inizi della storiografia a Roma
La prima storiografia romana viene definita annalistica in quanto influenzata dalla struttura e dalle informazioni degli annales pontificum. I primi storiografi scrivono in greco Fabio Pittore, nella sua opera pare fosse prevalente l’interesse per le tradizioni religiose e le istituzioni giuridiche. Catone nacque a Tusculum da una famiglia di proprietari terrieri, percorse le tappe del cursus honorum, la carriera politica, fino ad essere eletto console per l’anno 195, censore nel 184, esercitò il suo potere favorendo le antiche virtù romane contro la degenerazione dei costumi e il dilagare di atteggiamenti individualistici e protagonisti incoraggiati dal pensiero greco. Si dedica alla composizione di un’opera le Origines di cui ci rimangono solo tre libri su un totale di sette, fu concepita per diffondere la sua azione politica che rappresenta la prima opera storica in latino. La dilagante corruzione dei costumi. La sua idea insisteva sulla formazione dello stato e delle sue istituzioni e partiva dalle origini di Roma ponendo molta attenzione però sugli eventi contemporanei.
Altre opere sono: il De Agri, consiste in una serie di precetti esposti in forma schematica e di grande efficacia, vuole dare una serie di precetti per il comportamento del proprietario terriero nelle vesti del pater familias. Si colgono in questo le virtù del mos maiorum: parsimonia, industria, duritia. Scrive anche i precepta ad filium, la prima enciclopedia latina di vari saperi. Il carmen de moribus e le orazioni di stile diverso dai trattati, vivace e ricco di movimenti, esempio di orazione era il De consolatu suo. L’appellativo di censore irrigidisce la figura di Catone nella sua funzione moralizzatrice e ne denuncia la trasformazione da personaggio a simbolo a custode della tradizione romana.
Lo sviluppo della commedia: Terenzio e Cecilio Stazio
Il teatro di Terenzio accettando la convenzionalità delle trame, è interessato ai significati, alla sostanza umana messa in gioco dagli intrecci della commedia. Il tentativo è quello di usare un genere popolare per comunicare una nuova sensibilità, maturata nel campo di una élite sociale e culturale. Sono il sintomo del declino del teatro popolare e il divaricarsi del gusto del pubblico di massa nutrito da una raffinata cultura greca interessato dall’approfondimento psicologico dei personaggi e perciò rinunci all’esuberanza fantastica. Terenzio: originario di Cartagine giunto a Roma come schiavo sotto la protezione di Scipione l’Emiliano e Lelio. La cronologia delle opere è attestata nelle didascalie nei manoscritti alle singole commedie: Andria, Heautontimenos, Eunuchus, Phormio, Adelphoe. Le commedie incentrate su intrighi d’amore, gli innamorati non si baciano e si parla poco di corpi, di mangiare e di bere, i personaggi non usano scambiarsi parole crude. La materia linguistica sembra essere selezionata e perfino censurata, lo stile è medio e pacato di Terenzio è più vicino alla realtà di quello plautino. Ciò non significa che Terenzio riproduce la parlata quotidiana dell’epoca: il suo parlato è una lingua settoriale. Il suo interesse per i contenuti morali e culturali è consapevole degli aspetti tecnici del proprio lavoro e uno dei primi a ritagliarsi uno spazio dove precisa la propria produzione. Il rapporto con la commedia nuova deve essere precisato: Menandro offriva sia un modello culturale, humanitas, sia un modello letterario, raffinato esempio di stile, di tecnica drammatica. Le commedie di Menandro erano state un modello importante anche per Plauto che era lontano dalla poetica menandrea della verosimiglianza. Una grande importanza viene data al prologo come istituzione letteraria, questo era uno spazio espositivo, d’informazione così che il pubblico fosse in una situazione panoramica.
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